DA ARZACHENA A TEMPIO

di William Henry Smyth

Relazione sull’isola di Sardegna

Londra 1828

A cura di Manlio Brigaglia, traduzione di Tiziana Cardone
Nuoro, Ilisso, 1998 (Bibliotheca Sarda, 33)


Dovendo recarmi a Tempio, che, sebbene fosse lontana più di venticinque miglia, era la città più vicina al punto dove avevamo gettato l’ancora, sbarcai sulla spiaggia che delimita la pianura di Liscia, e fui fortemente colpito dall’aspetto solitario del luogo.

Questi splendidi terreni sono attraversati da un ruscello serpeggiante che, sebbene quasi del tutto asciutto in agosto, in realtà non si secca mai: ci sono trote, pesci persici, anguille e nelle parti meno profonde brulicano le tartarughe. Nelle diverse stagioni si trovano anche tantissime pernici, quaglie, colombacci, beccafichi e molti altri uccelli, in special modo il bellissimo apiolu, cioè “mangiatore di api”, che costruisce il suo nido, in profonde gallerie orizzontali, sulle sponde del fiume.

Nei terreni più alti sono sparsi pochi stazzus [sic] isolati, cioè delle cascine, ma da Liscia a Tempio vidi pochissime case e quasi neanche un’anima, eccettuato qualche pastore. Lo spazio intermedio era o un deserto o un bosco: una volta attraversammo una foresta di bellissime querce, faggi, ontani e sughere e poi giungemmo ai terreni demaniali, in cui crescevano rigogliosi.

A metà strada, vicino a Luogosanto, ci sono degli enormi ammassi di granito caduti dalle vette più alte delle colline, attraverso la foresta, fino in fondo alla gola, trascinando ogni cosa con la loro furia distruttrice. Parecchie di queste rocce, a causa delle loro dimensioni e per il loro peso specifico, peseranno più di cinque o seimila tonnellate!

Avvicinandoci a Tempio, per un valico stretto e difficile, dove gli assassini e i briganti erano soliti aspettare le loro vittime, giungemmo ad un bellissimo nuraghe [Majore]. Solo tre mesi prima vi erano stati uccisi un luogotenente, un sergente ed un appuntato dei carabinieri ed erano state ferite due o tre persone.

Ad ovest di Tempio si trova Aggius, un villaggio situato proprio sotto i dirupi di un anfiteatro di montagne rocciose, con un accesso così difficile da aver dato origine al suo nome attuale, che deriva da Aigèios, cioè “capra”, poiché è un passo adatto solo alle capre. Fino ad uno o due anni fa tutti i nativi erano dei banditi; ma sia loro sia i vicini sono stati talmente battuti in recenti conflitti con i carabinieri, che ora la zona è sufficientemente tranquilla. […]

Alcuni scrittori sardi pensano che il nome Gallura sia collegato ai Galli, che vi passarono con Gàlato, ma è più probabile che derivi dai conti pisani che per tanto tempo governarono questa regione e introdussero un gallo nella loro arme.

Dante, parlando del matrimonio di Beatrice d’Este, vedova del giudice Ugolino, con Galeazzo Visconti, è spietato nella sua satira:

Non li farà sì bella sepoltura
La vipera che i Milanesi accampa
Com'avria fatto il Gallo di Gallura.

Si ringrazia la casa editrice Ilisso per la concessione dell’utilizzo della traduzione 


FONTI DELLE ILLUSTRAZIONI

Disegni, dipinti e litografie dell’800

Biddulph Michel Antony Shrapnel, La valle del Liscia, ca 1858, IN Thomas Forester, Rambles in the islands of Corsica and Sardinia, Londra 1858 = Come due vagabondi. Due ufficiali inglesi nella Sardegna dell’Ottocento, curato e tradotto da Maria Laura Argiolas, Cagliari, Condaghes, 1996.

Vecchio stemma di Tempio, di retecomuniitaliani.it

Cartoline e foto dell’800 e primi ’900

coll. di Erennio Pedroni

Foto contemporanee

di Alessandro Ravizza – Flickr, di Antonio Concas – Flickr, di Roberto Gamboni – Flickrf, foto propria – Flickr,  Stefanie Gehrig – Flickr.


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