INTORNO A TEMPIO

PAESI E LUOGHI DELLA GALLURA MONTANA E COSTIERA

di Alberto La Marmora

Itinerario dell’isola di Sardegna

 Torino 1860

traduzione e cura di Maria Grazia Longhi
Nuoro, Ilisso, 1997 (Bibliotheca sarda, 16)


Attorno a Tempio

Attorno a Tempio si vedono i villaggi di Aggius, Nuchis, Luras e Calangianus disposti in cerchio a una distanza più o meno regolare dalla città. Questi quattro villaggi, insieme a quelli di Bortigiadas, Olbia e Santa Teresa sono i soli nel vasto territorio della Gallura. A eccezione di quelle dell’isola della Maddalena e degli isolotti vicini, tutte le altre popolazioni sono sparse negli “stazzi”, specie di ovili isolati, raggruppati col nome di cussorgie.

Secondo il reverendo Vittorio Angius l’entità della popolazione sparsa gallurese consisterebbe in circa 188 cussorge suddivise in 1.560 “stazzi” o nuclei familiari. Le cussorge sono poi riunite in cappellanie, cioè parrocchie rurali ausiliarie, in numero di otto; la loro istituzione data dal ministero del celebre conte Bogino e allora ne esistevano cinque.

I preti officianti con il titolo di viceparroco vi risiedevano solo per una parte dell’anno; solo da pochissimo tempo vi hanno una fissa dimora, per disposizione del vicario generale della diocesi, il canonico cavalier Muzzetto, e dell’ultimo intendente della provincia, il cavalier Orrù, i quali imposero anche ai religiosi l’obbligo di tenere una scuola elementare per l’istruzione dei bambini delle cussorge. Il ministero della pubblica istruzione destinò al funzionamento delle scuole una somma che garantisce l’istruzione religiosa e civile di queste popolazioni finora abbandonate.

Bisogna sperare che tali buone disposizioni portino i loro frutti e che influiscano sulla condotta e sui costumi dei tanti individui sparsi su questo vasto territorio, dove le inimicizie e le vendette hanno spesso armato le famiglie le une contro le al tre, senza che la forza pubblica abbia potuto porvi un rimedio efficace; i Galluresi hanno avuto fino ad oggi fama d’essere indocili e addirittura sanguinari. Devo tuttavia aggiungere che questi abitanti hanno rinunciato alla ripulsa che un tempo suscitava in loro il servizio militare; da quando la legge sulla coscrizione militare è entrata in vigore nell’Isola – nel 1851, dunque solo da pochi anni – vi si sono sottoposti di buona grazia; i refrattari non sono più numerosi che fra gli altri sardi.

Da una quarantina d’anni, soprattutto dopo che i formaggi dell’Isola si vendono di meno all’estero, i pastori della Gallura a poco a poco si sono rivolti all’agricoltura; adesso attorno agli “stazzi” si vedono campi, anche molto estesi, coltivati a grano; in alcuni punti si è piantata con successo la patata, che rende molto in un suolo sabbioso come quello della Gallura, formato dalla disgregazione del granito; infine viene praticata con vantaggio la raccolta della corteccia della quercia da sughero che è l’albero tipico della regione.

Sfortunatamente gli speculatori stranieri hanno devastato completamente le foreste di questa specie arborea, acquistate dal Governo e dai privati a prezzo ridicolo, e dopo aver asportato il sughero hanno bruciato gli alberi per fabbricare potassa. Ci vorranno dei secoli per riparare tutto questo vandalismo dovuto all’incuria dell’amministrazione; c’è tuttavia ragione di sperare che l’importanza di questo prezioso albero sarà apprezzata di più e che d’ora innanzi se ne proteggeranno la piantagione e la manutenzione.

Quanto ho appena esposto sulla nuova fase nella quale entra questa regione, finora trascurata e abbandonata, mi induce a credere che la civiltà non tarderà a farvi registrare significativi progressi.

Luogosanto

Uscendo da Tempio per andare a Santa Teresa e all’isola della Maddalena, si segue prima una sola strada fino a Luogosanto, che si trova a cinque ore di marcia a cavallo dalla città. Questa località è chiamata così perché anticamente fu abitata da due eremiti, San Nicolò e San Trano, che, secondo quanto dicono gli storici dell’Isola, vi si sarebbero stabiliti nel V secolo.

Oltre alla chiesa principale, dedicata alla Natività della Vergine, ci sono due cappelle rurali intitolate ai due Santi; esistevano già ai tempi dello storico Fara. Vicino alle chiese ci sono alcuni “stazzi” ravvicinati a formare una specie di borgata, piuttosto un embrione di villaggio che tende a crescere e dove risiede una stazione di carabinieri.

Ci sono anche delle specie di casette simili a quelle che ho segnalato a San Leonardo di Santulussurgiu e in altre località; servono da bottega temporanea agli ambulanti in occasione della festa della patrona e di quelle dei santi menzionati; queste feste attirano sul posto sempre molta gente.

Isola Rossa e Vignola

Da Luogosanto partono due strade: quella di sinistra conduce al villaggio di Santa Teresa e quella di destra va verso La Maddalena. Entrambe attraversano una regione molto accidentata e boscosa con il suolo granitico. Nel corso dei due tragitti, per quattro ore di marcia a cavallo, non si vede niente che meriti di essere segnalato per cui passerò alla descrizione della costa della Gallura.

Questa costa comincia a ovest, dalla riva destra del fiume Coghinas, non lontano da Casteldoria. Da lì, seguendo il litorale, si trova dapprima un isolotto granitico sul quale sorge una torre detta “dell’Isola Rossa” per il colore della roccia.

Il luogo è conosciuto nella storia dell’Isola perché vi approdarono nel 1671 lo sfortunato marchese di Cea e i suoi compagni, attirati in un tranello da un falso amico; i soldati spagnoli appostati nei paraggi assalirono di sorpresa quegli imprudenti, molti dei quali perirono con le armi in pugno. Furono decapitati, la loro testa infilata in cima a una picca e portata in trionfo fino a Cagliari, attraverso tutta la Sardegna. In seguito questi macabri trofei rimasero esposti a lungo in una gabbia di ferro appesa sulla torre dell’Elefante.

Il marchese di Cea, meno fortunato degli altri, fu garrotato e condotto nella capitale, accompagnato dall’orribile spettacolo delle teste insanguinate dei suoi amici, che gli venivano mostrate in continuazione; questo tormento finì quando lui stesso fu decapitato sulla plazuela di Cagliari, e la sua testa esposta assieme alle altre.

Più a nord della torre dell’isola Rossa si trova quella di Vignola, che sembra marcare il sito dell’antica stazione di Viniola, indicata nell’Itinerario di Antonino come prima tappa, a partire da Tibula, sulla strada romana nella parte occidentale dell’Isola.

Si ringrazia la casa editrice Ilisso per la concessione dell’utilizzo della traduzione


FONTI DELLE ILLUSTRAZIONI

Disegni, dipinti e litografie dell’800

Alessio Pittaluga, “Pastore della Gallura“, ca 1826, IN Royaume de Sardaigne dessiné sur les lieux. Costumes par A. Pittaluga [litografia incisa da Philead Salvator Levilly], Paris – P. Marino, Firenze – Antonio Campani, 1826, rist. Carlo Delfino 2012.

Lorenzo Pedrone, Pastore della Gallura, ca 1841, IN Luciano Baldassarre, Cenni sulla Sardegna, illustrati da 60 litografie in colore, Torino, Botta, 1841; Torino, Schiepatti, 1843 (rist. Archivio fotografico sardo, 1986, 2003).

Philippine de La Marmora, Basilica di Nostra Signora di Luogosanto e di Gallura, ca 1854-1856, IN Luigi Piloni, Memorie sulla terra sarda: tempere inedite di Philippine de la Marmora (1854-1856), Cagliari, Fossataro, 1964.

Cartoline e foto dell’800 e primi ’900

collezione Oliviero Maccioni; Gianfranco Serafino; Vittorio Ruggero.

Foto contemporanee

Giacomo Sanna; Aurelio Candido – Flickr; Marianna Pilo – Flickr; Roberto Gamboni – Flickr; Michela Simoncini, CC BY 2.0 – Flickr; Rob 07 – Flickr; Evgeniy Ursalov – Flickr; Gianni GDO – Flickr


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