Lingua e dialetto

di Vittorio Angius – a cura di Guido Rombi

Dialetti. In questa provincia si sentono diversi dialetti. I terranovesi (olbiesi), i lurisinchi (luresi), e i bortigiadesi parlano il sardo; i tempiesi, aggesi, calangianesi e nuchisini il gallurese; i longonesi (santateresini) una lingua mista; gli isolani il corso mescolato di gallurese e genovese.

Il linguaggio gallurese è regolare nella grammatica, armonioso nella poesia, amabile nella prosa, soave nella pronunzia, perché non soffre alcuna asprezza di suono. Gli altri sardi lo parlerebbero bene e facilmente se non stentassero a imitare il giusto suono del chji e gji che non è né italiano né francese, a dare il quale si deve strisciare la lingua dolcemente sul palato. Al fondo, il dialetto dei galluresi è lo stesso che parlano i sassaresi, solo che non si sente la gorgia, che è fastidiosa da udire. Il gallurese pronunzia chistu (questo), il sassarese chiltu.

La lingua gallurese deriva dalla corsa, e a parte alcune piccole particolarità si assomiglia in tutto a quella dei sartenesi, tra i quali un gallurese non sembra straniero. Ne daremo un saggio dove si parlerà del carminatoio.

Le differenze di pronunzia tra gli stessi galluresi sono le seguenti: l’aggese parla spedito e vibrato, il nuchisino lento, il calangianese più allungato, il tempiese sta nel mezzo e però la sua pronuncia è assai elegante.

Il sardo che parlano i bortigiadesi, i lurisinchi (luresi) e i terranovesi (olbiesi) non è identico in tutto. Quello dei primi è storpiato e mal pronunciato; quello dei secondi è più pulito; quello degli ultimi è il migliore.

Quale sarà invece la lingua dei longonesi (santateresini), che sono un miscuglio di uomini di dialetto diverso? Corsi, napoletani, genovesi e sardi furono i principali elementi di questa popolazione. Però il fondo è vero corso, perché gli oriundi della Corsica sono in maggior numero, e crescono giornalmente, la maggior parte dei quali sono banditi.

Nella lingua gallurese sono stampate alcune canzoni, che potrai leggere sotto la narrazione del Viaggio in Sardegna del Valery. Quelli che trattarono meglio in poesia questa lingua sono Don Salvatore Sanna il maggiore, Don Gavino Pes soprannominato lu Denticciu, e Don Gavino Pes-Pes, che lo ha perfezionato nelle sue composizioni erotiche, come Don Bernardino Pes-Sardo nelle sue burlesche. Le composizioni che abbiamo di costoro furono meditate; ma non sono meno considerate dal punto di vista linguistico le canzoni improvvisate di alcuni illetterati. Tra questi il più celebre fu Pietro Murtineddu di Tempio, uomo di estro meraviglioso e di ricchissima vena, la fama del quale sarebbe stata maggiore se alla natura si fosse unita l’arte.

Fare rimando a Valery Gallura – Viaggiatori

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Li stivigni (soprannomi). In tutta la Gallura è così diffuso l’uso di soprannomi che rarissimi sono quelli che si sentono chiamati con la parola del proprio casato. Il soprannome del padre si adatta ai figli se questi non ne ottengono uno loro particolare. Siffatti appellativi, la cui causa è in qualche fatto, proprietà, difetto o abitudine, sono per lo più acquisiti da bambini, e dall’uso dei fanciulli passano poi nell’uso comune.