LUOGOSANTO

di John Warre Tyndale

L’isola di Sardegna

Londra 1849

Traduzione e cura di Lucio Artizzu
Nuoro, Ilisso, 2002 (Bibliotheca Sarda, 82)


Dopo aver attraversato la pianura di Gemini, sulla strada diretta a Palau (il porto d’imbarco per l’isola di La Maddalena che sta di fronte), il sentiero è ricavato per lungo tratto sul granito.

Per la decomposizione della roccia e la caduta di massi in caotica confusione, si sono formati antri e caverne di notevole grandezza ed i pastori, così come a Luras, non hanno mancato di attribuire ai giganti la loro creazione.

In alcuni casi si sono formate delle camere consecutive con questi massi enormi; alcune caverne misurano 80 piedi di lunghezza, 60 di larghezza ed altrettanto d’altezza.

Negli interstizi e nelle fenditure crescono lussureggianti cespugli e piante di vario genere e fra queste il Sedum Heptapedalum [sic?], il sedo, che per la sua particolare brillantezza ed il colore roseo crea un luminoso e stupendo contrasto con la superficie fredda sulla quale cresce. Sembrava appartenere ad una specie di pianta diversa da quelle che generalmente si trovano nelle montagne e viene impiegata dalle persone del luogo per curare le piaghe e la scrofola.

Di grande interesse sono la qualità e la varietà del granito: il quarzo trasparente e bianco, il feldspato rosso e giallo, l’orneblenda verde scuro, la mica nera cangiante nella sua magnifica lucentezza.

In un raggio di mezzo miglio si possono trovare graniti di diverso colore a seconda della sostanza che in essi predomina.

Monte Santu, che sovrasta il paese di Luogosanto, è la Mecca della Gallura.

A coloro i quali non possiedono la dovuta dose di devozione, la religio loci non offre il giusto richiamo per compiervi un pellegrinaggio, ma il viaggiatore che invece nutre ossequio per le opere della natura sarà ampiamente ripagato dal magnifico panorama che le montagne offrono di un immenso territorio e della felice posizione del paese.

In cima alla montagna si trova una chiesetta, appena visibile fra il verde cupo della foresta che la nasconde; la fatica della ripida salita viene largamente ripagata dal fascino della sua ubicazione.

Prima di entrare in paese, sarebbe opportuno conoscere qualche dettaglio sulla leggenda che ha fatto della chiesa meta di intensa devozione, e che rappresenta un riferimento non irrilevante nella fede popolare. Gli storici sardi ed i religiosi hanno trovato in proposito felice punto di discussione e d’indagine e, fra i tanti racconti contraddittori che circolano, è difficile individuare quello meno assurdo.

Senza entrare nel merito della autenticità di quanto si afferma ‒ e cioè che il nome di Luogosanto sia derivato dal fatto che san Paolo abbia predicato in quella zona ‒ si può risalire all’origine della questione grazie a un documento scritto in sardo ed indirizzato al clero dall’arcivescovo nel 1519.

Capitò che due monaci francescani si fossero recati a Gerusalemme e, mentre si trovavano in quella città, apparve loro in sogno la Vergine Maria che ordinò ai due religiosi di recarsi in Sardegna. La Vergine confidò che in un bosco isolato della Gallura avrebbero trovato i corpi dei santi Nicola e Trano, anacoreti e martiri nel 362. La Vergine, quindi, scomparve, e i monaci si recarono, successivamente, a Monte Santu e nel 1219 trovarono i corpi loro indicati; con il contributo dei devoti, costruirono tre chiese, una dedicata alla Vergine e due a ciascun Santo. Da allora, questo luogo è diventato sacro ed è stata riconosciuta l’autenticità delle reliquie.

In ricompensa per la rivelazione miracolosa, si celebrano tre feste che sono le più importanti della Gallura, in onore della Vergine e dei santi Nicola e Trano. Per l’occasione, le comunità delle zone vicine vi giungono in processione con i gonfaloni, l’accompagnamento musicale, i canonici e i dignitari della cattedrale di Tempio. Dopo le tradizionali cerimonie religiose, il digiuno e le preghiere, arriva finalmente il momento dei festini e del ballo.

Luogosanto, formato da una trentina o quarantina di casupole, è circondato da una muraglia ormai in rovina. Lo spazio recintato era anticamente considerato talmente sacro che nessun animale poteva entrarvi, “nemmeno un polastro”, come mi raccontò il cortese e ospitale curato, ma la santità del luogo fu profanata dall’empietà degli uccelli dell’aria e dalle bestie dei campi, molte delle quali vagavano sulla “terra santa” con assoluta impunità.

La chiesa parrocchiale, piccola ma pulita, si raccomanda per il portico, le colonnine e gli archi. La sua costruzione si può datare verso la metà del tredicesimo secolo ma è stata ampliata e modificata in tempi successivi.

Le altre due chiese dedicate a san Nicola e san Trano sono ormai un mucchio di rovine che non meritano che ci si soffermi; «meschinissime cappellucce», come giustamente vengono definite, ed il convento dei Francescani, una volta famoso per le donazioni che riceveva, è del tutto scomparso.

Pur senza condividere l’estasi del Gemelli, che definisce il paesello «locum, inquam, veresanctum, sanctitatemque undique redolentem», «un luogo che può essere in verità chiamato santo, e pregno di sacralità tutt’intorno», il viaggiatore rimarrà certamente affascinato dalle bellezze naturali e dal paesaggio.

Ad alcune miglia da Luras, situate in vetta al San Leonardo, si trovano le rovine del castello di Balaiana, della cui storia poco si conosce, ma il ricordo più antico risale al 1147, quando tutti i Giudici della Sardegna si radunarono a Bonarcado per sedare i conflitti allora esistenti fra Costantino, giudice di Gallura, e la nobile famiglia dei Comita Spano che ne rivendicava la proprietà.

I resti del castello sono ridotti al minimo in quanto il lato maggiore dell’edificio misura soltanto cinquanta piedi, sebbene le appendici e le fortificazioni siano di notevoli dimensioni, tanto che comprendono una chiesetta ed una cisterna.

Si ringrazia la casa editrice Ilisso per la concessione dell’utilizzo della traduzione


FONTI DELLE ILLUSTRAZIONI

Disegni, dipinti e litografie dell’800

Philippine de la Marmora, L’antica chiesa di N. Signora nei pressi del capoluogo di Gallura, ca 1854-1856, IN Luigi Piloni, Memorie sulla terra sarda: tempere inedite di Philippine de la Marmora (1854-1856), Cagliari, Fossataro, 1964.

Cartoline e foto di fine ’800 e primi ’900

collezione Mario Scampuddu, Vittorio Ruggero

Foto contemporanee

Antonio Concas – Flickr, Danilo Loriga – Flickr, Gianni Careddu – CC BY-SA 4.0, commons wikimedia, pixabay.com, Aurelio Candido – Flickr

Stefanie Gehrig – Flickr, Marianna Pilo – Flickr, Gianni GDO – Flickr, Riccardo Mura


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