OLBIA

di Heinrich Von Maltzan

Viaggiare nell’isola della Sardegna

Lipsia 1869

 traduzione rivista di quella di Giuseppe Prunas Tola, Il Barone di Maltzan in Sardegna, Milano, Brigola, 1886


Poiché il Tortolì doveva sostare sei ore in questo paese, io ebbi abbastanza tempo libero per andare in cercar delle sue peculiarità. Non ne trovai però che una antica, dell’undicesimo secolo: la chiesa di S. Simplicio, un martire qui giustiziato, che fu restaurata nel dodicesimo secolo e forse ricostruita conservandone la pianta anteriore.

Come si può vedere nella figura, il suo aspetto è molto simile allo stile delle basiliche cristiane ed anche il suo interno presenta non falsata questa storica tipologia.

Olbia o Ulbia come la chiama l’itinerario di Antonio Augusto sembra aver goduto di una certa fioritura fin dalla più remota antichità. La sua origine è attribuita da Pausania al leggendario Iolao e – data la sua venerazione – da alcuni autori moderni ad una colonia greca, la cui esistenza è testimoniata dal ritrovamento di monete greche fatto qui nel XV secolo […].

Olbia sembra sia stata una delle prime città sarde a cadere nelle mani dei romani, sotto i quali sembra sia rimasta senza interruzione fin dal 254 aC. nel quale L. Cornelius Scipio vinse la battaglia navale sull’ammiraglio cartaginese Annone.

Nell’anno 57 aC. fu la residenza del fratello di Cicerone, da quest’ultimo avvertito del micidiale clima di questo posto.

La Marmora pone tra il 427 e il 468 d.C. la distruzione dell’Olbia romana e l’attribuisce ai vandali. Comunque sia, fatto sta che il nome di Olbia al principio del V secolo scompare e che più tardi nello stesso sito viene nominata un’altra città di nome Fausania, della quale nel 594 la storia della chiesa menziona un vescovo. Questo nome di Fausania è citato per l’ultima volta nell’anno 778 e più tardi se ne presenta in quest’area un altro, cioè Civita, di cui non è chiaro se designasse una città o l’intera regione.

Il luogo si presenta sotto il nome di Terranova per la prima volta nel 1023, come residenza del primo Giudice o Regolo di Gallura nominato da Pisa, Manfredi.

Anche il suo successore, il pisano Baldo, sembra aver vissuto qui finché non fu cacciato nel 1054 dal re Barisone o Paraso e il Giudicato fu di nuovo conferito ad un sardo. Ma se i giudici indigeni avessero qui anche la loro sede, prima e dopo l’usurpazione pisana, è una questione irrisolta.

Nel XIII secolo, tuttavia, una famiglia pisana entrò in possesso per matrimonio di questo Giudicato, e un membro di questa, Ugolino o Nino Visconti, risiedette pure lui a Terranova.

Questo Nino, che regnò dal 1277 al 1300, è lo stesso che Dante commemora e che si rallegra di non vedere tra i dannati (Purgat, Canto VIII):

Giudice Nin gentil quanto mi piacque
Quando te vidi non esser tra rei.

Fu anche l’ultimo Giudice della Gallura, poiché Marco Visconti di Milano, marito della sua unica figlia ed erede Giovanna, non riuscì a difendere i suoi diritti contro i genovesi, i pisani e molti piccoli signori feudali che si divisero la Gallura fino a che, alla fine del 14 ° secolo, cadde nelle mani di Aragona.

L’attuale villaggio di Terranova ha una popolazione molto scarsa e nulla di attraente per i coloni stranieri, essendo considerato uno dei luoghi più febbrili della malarica Sardegna, e l’avvertimento di Cicerone sull’aria malsana vale ancora oggi. La Marmora addirittura afferma che l’insalubrità della regione è aumentata dai tempi di Cicerone.

Ad ogni modo, le descrizioni fattemi dai non sardi sul clima di Terranova, che in quanto impiegati sono costretti a vivere qui, erano così terribili che mi sono quasi spaventato, timoroso di aver accolto nei miei pori l’aria cattiva durante le poche ore della mia permanenza.


FONTI DELLE ILLUSTRAZIONI

Cartoline e foto di fine ’800 e primi ’900

coll. Marella Giovannelli

www.paradisola.it

Foto di miss. Anna Giles, coll. Marella Giovannelli

Foto contemporanee

Testa di Eracle, II sec. – Museo archeologico di Olbia

San Simplicio, scavi archeologici, di www.gruppogedi.it

Aurelio Candido – Flickr


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