Il bandito Pietro Mamìa di Aggius

di Vittorio Angius – a cura di Guido Rombi


Un bandito e contrabbandiere. Nel 1800 le cussorge di Aggius erano sconvolte dalle lotte tra le fazioni dei Mamia, e degli Addis, Malu e Biancu.

Pietro Mamia, temutissimo per il suo valore in combattimento e celebre per i suoi contrabbandi, era cercato a morte dai suoi avversari, forti non solo delle loro amicizie ma pure dell’appoggio del governo. Un giorno fu assediato nel suo ovile da circa 60 uomini delle fazioni avverse e da una compagnia di soldati venuti improvvisamente dal mare: tuttavia egli uscì fra loro e senza essere colpito da alcuno dei cento colpi che gli furono sparati, né patì altro danno che la perdita del suo bestiame sopra il quale si sfogò tutta la vendetta.

Si spedì allora nuovamente contro lui un’altra banda di soldati sotto gli ordini d’un animoso capitano il quale, quando vide calare giornalmente in Vignola il numero dei suoi soldati, andò ad accamparsi in Agultu, luogo frequentato dallo stesso Mamia e abitato dai suoi parenti. Qui quattordici suoi cugini guidati dal loro zio Andrea Tansu, uomo ottuagenario e non pertanto così robusto e coraggioso come un uomo di 35 anni, riuscirono ad uccidere in tre diversi assalti non pochi soldati, obbligando i superstiti a ritirarsi.

Sdegnato da questi fatti il principe Viceré comandò una forte spedizione, ma senza buon esito, non essendosi fatto altro che bruciare gli ovili e impadronirsi delle greggi.

Mamia fuggì in Corsica, da cui tornava spesso per prendere bestiame e di nuovo imbarcarsi per venderlo ai corsi, oppure quando si sentiva in pericolo.

Il bandito Mamia tra sovversivi e realisti. Nel 1801 approdarono in Corsica il Cilocco e il prete Sanna: mostrando supposte lettere del primo console di Francia chiamarono ad allearsi con loro Mamia sperando col suo aiuto di riuscire ad eccitare i popoli di Gallura alla ribellione.

Sbarcati in Sardegna avviarono l’opera di convincimento e riuscirono a portare dalla propria molti pastori facendo credere loro che di lì a non molto sarebbe approdata in Gallura una flotta con 5 mila uomini da sbarco.

Così il 7 maggio si radunò presso Noracu Polcu, a due ore da Tempio, un gran numero di armati; i quali però non erano molto convinti di marciare contro quella terra popolosa e fornita di armati.

Nel frattempo Mamia era stato assicurato dal cavaliere Giambattista Villamarina, comandante della piazza, della indulgenza del Re se avesse disperso quel gruppo di armati: ed egli accettò, ormai ben sapendo che la promessa degli aiuti della repubblica francese era una bugia.

E così fece sapere a Cilocco, che lo incitava a dar luogo all’impresa, che non si poteva perché rischiosissima in quanto a Tempio tutti erano sull’avviso e molti armati occupavano le entrate; d’altra parte Mamia pensava ormai essere un inganno anche la storia delle carte del console francese.

Da quel momento il raggruppamento si sciolse e tutti fecero ritorno alle proprie terre.


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