SANTA TERESA

di John Warre Tyndale

L’isola di Sardegna

Londra 1849

Traduzione e cura di Lucio Artizzu
Nuoro, Ilisso, 2002 (Bibliotheca Sarda, 82)


Il piccolo e malandato porto di Longone ha perduto il suo antico interesse ed importanza. La popolazione, che si conta in circa 900 abitanti, è per lo più composta da “viandanti” e pescatori e questi hanno scoperto che col contrabbando si lucra più denaro che non con le reti.

Agli inizi del quattordicesimo secolo, gli Aragonesi vi insediarono una colonia e costruirono il castello di Longone, ad un lato del porto, sul limite occidentale estremo del Monte Caresi. Le rovine mostrano un’irregolarità nella costruzione in quanto la maggior parte dei lati, lunghi circa 200 piedi, sono stati costruiti seguendo l’inclinazione naturale del terreno mentre la parte che dà verso il porto ha la forma di un arco di circa 75°.

La più antica testimonianza dell’esistenza di questo castello risale al 1388, quando ne rivendicò il possesso la giudicessa Eleonora dopo la vittoria, con gli alleati galluresi, sugli Aragonesi. Si afferma che sia rimasto proprietà del re di Aragona sebbene i Longonesi sostengano che nel castello esistesse anticamente una pietra nella quale era inciso il nome di Eleonora e che gli abitanti di Ula portarono a La Maddalena.

Nel 1391 giunse a Longone una nuova colonia aragonese e l’occupò fino al 1410, per quanto sottoposto continuamente ad assedi e per quanto luogo di molte battaglie. Quell’anno, Cassiano Doria, allora signore di Castel Genovese, si alleò con Artaldo di Alagon per stringerlo d’assedio ed alla fine costrinse gli abitanti a capitolare. Gli Aragonesi, preoccupati per le perdite subite ‒ ma consapevoli del fatto che in quell’epoca Longone era una roccaforte molto importante e centro di commercio ‒ decisero di riconquistarlo e, sebbene nel 1420 Alfonso riuscì a riaverne il possesso, due anni dopo Longone fu riconquistato da Francesco Spinola il quale lo saccheggiò e portò a Genova un ingente bottino.

Successivamente riconquistato da Alfonso, al fine di impedire il ripetersi di tali incursioni, questi fece demolire il castello e le fortificazioni. Ciò si verificò nel 1433 e della cittadella rimase soltanto quel che oggi si può vedere.

Longone fu coraggiosamente difeso, contro le scorrerie dei corsari, nel 1657 da un certo Giovanni Gallurese ed il viceré di Sardegna, per ricompensarlo del coraggio e dell’abilità coi quali aveva ucciso di propria mano più di cinquanta nemici, lo nominò alcalde o governatore della torre ma, a seguito di lotte e successivi omicidi e vendette, fu costretto a darsi alla macchia dove organizzò una grossa banda che, non soltanto mise in fuga ed annientò le truppe governative, ma invase la città di Sassari e spaventò talmente i cittadini che questi non osavano avventurarsi oltre le mura.

La sua vita fu ossessionata dalla gelosia e dalla vendetta che avevano origine da una relazione amorosa con la figlia di un mugnaio di Osilo. Tutti i suoi movimenti erano attentamente spiati e, venutosi a sapere che una certa sera doveva recarsi dalla donna, durante la notte la casa fu circondata dai suoi nemici al comando del rivale ed all’alba, quando andò via, gli spararono una tremenda gragnuola di colpi. Il suo corpo, completamente crivellato, fu preso e dopo essere stato vilipeso dal rivale, fu decapitato e la testa portata a Sassari ed infissa ad un palo.

Nel 1810 fu inviata a Longone una colonia piemontese e, per commemorare l’evento, il nome del porto e della città mutò in Villa Teresa, in onore di Maria Teresa, moglie di Vittorio Emanuele, allora re di Sardegna. Il cambiamento non fu gradito e i paesani ancora lo chiamano col nome di Longone, preferendolo a quello di Longo Sardo o Villa Teresa.

La colonia fu molto attiva sotto il nuovo governatore finché una modifica nell’uso delle terre pubbliche del distretto destinate a pascolo, che colpiva gli antichi privilegi dei pastori, fu la scintilla di una sommossa contro lo stesso governatore il quale, alla fine, rimase vittima della loro vendetta.

Si ritiene che l’antica Tibula si trovasse nei pressi del promontorio del porto di Longone, un sito che corrisponde alle indicazioni fornite da Tolomeo. Molti reperti sepolcrali e numismatici dissotterrati da queste parti hanno dimostrato l’esistenza di un insediamento romano, in quanto le monete recano date che risalgono alla Repubblica e all’imperatore Probo, all’incirca verso il 276 d.C. […]

I Capi della Testa, del Falcone e della Marmorata sono luoghi dai quali i Romani hanno estratto molte colonne di granito che tutt’oggi si trovano in alcuni magnifici monumenti della Città Eterna.

Si dice che le colonne del Pantheon siano state ricavate nei pressi di Longone, tanto che blocchi grezzi dello stesso materiale si possono rintracciare nelle cave di Capo Testa, sul promontorio di Santa Reparata, nelle cui vicinanze sono state anche trovate le rovine di alcune ville romane.

In tempi successivi, sappiamo con certezza quanto il valore del granito della Gallura fosse apprezzato dai Pisani. Il loro Duomo, costruito da Buschetto nel 1063, subito dopo la conquista della Sardegna, mette in mostra la bellezza delle rocce della Marmorata; gli enormi blocchi usati per la costruzione furono sollevati da una macchina potente e così semplice che «azionandola, dieci ragazze potevano tirar su facilmente ciò che i vascelli potevano trasportare a fatica e ciò che 1000 buoi potevano trainare con difficoltà». Questo fatto viene tramandato in un’iscrizione epigrammatica nel Duomo di Pisa […]

Il battistero pisano, realizzato nel 1152 da Diotisalvi, è stato costruito in gran parte con pietra di Gallura.


FONTI DELLE ILLUSTRAZIONI

Carte, disegni, dipinti e litografie dell’800

Philippine La Marmora, Santa Teresa, 1854-1856, IN Luigi Piloni, Memorie sulla terra sarda: tempere inedite di Philippine de la Marmora (1854-1856), Cagliari, Fossataro, 1964

Archivio di Stato di Torino, Pianta della fondazione del paese disegnata dal re Vittorio Emanuele I, 1807.

Cartoline e foto di fine ’800 e primi ’900

Collezione Archivio storico comunale di Santa Teresa.

Dipinto e foto contemporanee

Castello di Longone, di Gigi Camedda, coll. archivio storico comune di Santa Teresa.

Rosanna Guspini, Gianfranco Galleri, wikimapia CC-BY-SA, Romano Stangherlin.


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