TAVOLARA

di Heinrich Von Maltzan

Viaggiare nell’isola della Sardegna

Lipsia 1869

 traduzione rivista di quella di Giuseppe Prunas Tola, Il Barone di Maltzan in Sardegna, Milano, Brigola, 1886


Tavolara, l’antica Insula Hermoea. Qui con stupore appresi che da poco tempo Tavolara aveva avuto un suo proprio re, anzi che esso era stato anche visitato e salutato col nome di re dallo stesso Carlo Alberto nel suo ultimo viaggio in Sardegna.

In questo saluto potrebbe benissimo esservi stato un po’ di ironia, ma il re di Tavolara l’accolse di buon animo dal suo supremo capo, e gli offrì perfino i suoi servigi come guida per la caccia.

Questo Re di Tavolara era un certo Giuseppino della Maddalena, che aveva abbandonato il suo luogo natio a causa di alcune piccole difficoltà che aveva avuto con la giustizia, poiché viveva in conclamato stato di biagamia; egli allora al principio di questo secolo era giunto nell’allora disabitata Tavolara, ne prese possesso e vi trasferì una della sue mogli, mentre l’altra fu portata nell’Isola Maria posta a nord di quella della Maddalena. Egli si alternava in entrambe le isole, che all’infuori di lui non avevano altro proprietario.

Siccome però Tavolara, che misura tre miglia e mezzo tedesche di dimensioni, era incomparabilmente più importante dell’isola Maria, così egli ricevette il titolo di Re di quell’isola, titolo che dapprima non gli fu dato che per scherno, ma più tardi adottato da lui con tutta serietà. Forse nell’antichità omerica o in quella biblica potrebbero trovarsi dei re che abbiano posseduta minor estensione di territorio di Giuseppino. Costui intanto divenne presto a modo suo un uomo ricco ed ora tutta l’isola appartiene ai suoi figli, che sono gente molto agiata.

L’isola di Tavolara consta di un’unica gran massa calcarea del periodo cretaceo, di cui la punta più alta misura 1400 piedi di altitudine. A parte i figli del “Re di Tavolara” nessun altro essere umano vive qui.

Sui monti vi si aggira un gregge di capre selvatiche, da molti ritenute veramente selvagge, ma non da Lamarmora.

Sebbene le capre s’inselvatichiscano molto presto, come tra l’altro si è ben visto in quelle lasciate libere a Caprera da Garibaldi non più di 14 anni or sono, tuttavia l’inselvatichimento di quelle di Tavolara deve essere di data molto anteriore giacché ebbe tempo di modificare in alcune particolarità persino l’apparenza esterna di questi animali, ciò che, evidentemente, non è opera di una generazione.

Tali particolarità sono la maggior lunghezza delle corna, la maggior vigoria e leggerezza del corpo, e il particolare color d’oro dei loro denti, che il francese Valery iperbolizzò come un paio di baffi dorati, e che Lamarmora con molta probabilità attribuisce alla influenza del pascolo agreste. La loro caccia presenta gran difficoltà tanto per la loro sveltezza, che compete con quella dei camosci, quanto per l’impraticabilità dei monti.

A sud dell’isola di Tavolara passammo dinanzi ad un’altra isola, adesso detta Molara e nell’antichità Bucciana per la sua somiglianza, come alcuni affermano, con una conchiglia.

Il litorale che ora si stendeva quasi a sud presentava un aspetto selvaggio, ma pittoresco. La vicina massa calcarea del Monte Albu non era che una ripetizione del monte dentellato di Tavolara.

Il gruppo granitico di Monte Nieddu (monte nero), che da lontano domina la costa, appariva coperto da un bosco di vigorose querce, nel quale purtroppo vi erano molti punti diradati.


FONTI DELLE ILLUSTRAZIONI

Disegni, dipinti e litografie dell’800

Giovanni Marghinotti, Re Carlo Alberto, 1842, IN Palazzo comunale di Tempio Pausania, foto di Franco Pampiro.

Nicola Benedetto Tiole, Abitanti di La Maddalena, 1819-1826, IN Nicola Tiole, Album di costumi sardi riprodotti dal vero (1819-1826), Nuoro, Isre 1990.

Foto contemporanee

Federico Gandolfi – Flickr, Mikołaj Kirschke – CC BY-SA 3.0 commons wikimedia, luoghi.italianbotanicaltrips.com, Tavolara e Molara, di alvise79 – CC BY-SA 3.0 wikimedia commons, Maurizio Arca – Flickr, Monte Nieddu, von Olive Titus – Flickr


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