TAVOLARA

di John Warre Tyndale

L’isola di Sardegna

Londra 1849

Traduzione e cura di Lucio Artizzu
Nuoro, Ilisso, 2002 (Bibliotheca Sarda, 82)


L’isola di Tavolara, l’antica Hermoea, si trova a sud-est del porto di Terranova ed è un’immensa roccia calcarea le cui superfici piatte e gli altipiani hanno dato origine al nome attuale.

Pittoresca per le gole e le creste, dispone anche di diverse e sicure piccole rade, molto ricercate e frequentate dai naviganti.

Si dice che nella zona settentrionale a volte si sprigioni una gran fiammata che si giustificherebbe con la combustione spontanea di gas idrogeno, allo stesso modo di quel che avviene a Yarnar, secondo la descrizione fattane dal capitano Beaufort nella sua relazione sulla Karamania.

Un pastore e la sua famiglia, di costumi primordiali e semplici, sono da molti anni gli unici abitanti dell’isola. Quando il re visitò di recente Tavolara e Terranova, il pastore offrì in dono a Sua Maestà pecore e capre selvatiche, di cui l’isola abbonda, ritenendo che potesse averne bisogno per la sua dispensa itinerante.

Di fronte a questi doni offerti con gran spontaneità e ingenuità, il re lo ringraziò assicurando che se ne avesse avuto necessità, ben volentieri li avrebbe accettati e quindi volle sapere se il pastore avesse bisogno di qualcosa, promettendo di concedergliela se si fosse trattato di cosa ragionevole e nelle sue possibilità. L’uomo rimase a pensare a lungo sulle sue attuali e future esigenze, e in conclave con la famiglia, compilò un lungo elenco di articoli casalinghi il cui costo globale non avrebbe raggiunto i venti scellini ed infine rinunciò ritenendoli lussi superflui.

Dopo un’ulteriore consultazione, la sua acuta mente aveva individuato la soluzione e rispose che davvero non aveva bisogno di niente ma non gli sarebbe dispiaciuto «se il re gli avesse regalato una libbra di polvere da sparo». Poiché il messaggero regio gli suggerì che avrebbe potuto chiedere qualcosa di più, il dilemma divenne ancor più angoscioso per cui, dopo essere andato avanti e indietro torturandosi il cervello per alcuni minuti, alla fine proruppe: «Dite al Re di Terraferma che mi piacerebbe essere re di Tavolara e che se qualcuno dovesse venire a vivere nell’isola, mi dovrebbe obbedire come obbediscono a lui in Terraferma».

Sarebbe arduo garantire l’autenticità di tutta la storia, ma è probabile che buona parte sia vera per il fatto che il re di Terraferma concesse al pastore alcuni privilegi da godere fin quando avesse vissuto ed abitato il suo scoglio circondato dal mare; un compromesso fra una libbra di polvere ed un diadema regale.

A sud di Tavolara si trova l’isoletta di Molara, detta anche Buccinaria, da buccinum, la conchiglia che si attacca in gran numero ai fianchi degli scogli. La famosa tintura rossa alla quale gli antichi scrittori fanno spesso riferimento veniva ricavata da queste ed ancora è nota col nome di “pelagio”.

Si ringrazia la casa editrice Ilisso per la concessione dell’utilizzo della traduzione


FONTI DELLE ILLUSTRAZIONI

Dipinti e immagini dell’800

Giovanni Marghinotti, Re Carlo Alberto, 1842, IN Palazzo comunale di Tempio Pausania, foto di Franco Pampiro.

Foto contemporanee

Patrick Nouhailler CC BY-SA 2.0 – Flickr, Federico Gandolfi – Flickr, Mikołaj Kirschke – CC BY-SA 3.0 commons wikimedia.


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