Palazzi e case; strade, passeggiate e piazze; le fonti

di Vittorio Angiusa cura di Guido Rombi


PALAZZI E CASE

Poiché la roccia che compone il terreno è granitica, tutte le case sono fabbricate di questo materiale, con cantoni prismatici, che si tagliano facilmente con coni e si regolarizzano appena con lo scalpello in modo che si possono assettare gli uni sugli altri.

Generalmente nella costruzione si adopera la semplice argilla, la calce invece – costando molto – si usa solo per l’intonaco interno ed esterno, sia perché le rocce calcaree e le fornaci sono lontane, sia perché il trasporto non si può fare che sul dorso di bestie da soma.

Tra gli edifici sacri spiccano la cattedrale, la chiesa e il convento dei minori osservanti, la chiesa con l’annesso collegio degli Scolopi, e la chiesa con la casa che fu già monastero delle monache cappuccine, ora deserto.

Tra gli edifici civili sono ragguardevoli per architettura e grandezza casa Verre, casa Zucconi, casa Biribiri del fu Don Gavino Misorro, la casa Baffigo, la casa Guglielmi, la casa dei Casabianca, la casa Giganti di Gio. Maria, la casa Valentino, quella di Don Gavino Pes ed alcune altre.

Si può tra queste indicare anche la casa Villamarina, poco appariscente, ma bella e comoda nell’interno, un cui appartamento fu lasciato per abitazione al vescovo.

Le altre case sono o sul piano strada, oppure hanno uno o due piani superiori.

Le case “terragne” (a piano terra) sono abitate dalle persone umili, e moltissime potrebbero appena servire come stalle. Sono circa un terzo del totale delle abitazioni.

Il pavimento è di terra battuta, le mura sono senza intonaco fuori e dentro, il tetto è formato di canne, sulle quali si passa un leggero strato di argilla, con sopra le tegole fermate da pietre perché non siano smosse dai venti. Esse però si smuovono comunque, l’argilla tra le canne si scioglie, cosicché vi passa la luce, il caldo, il freddo, la pioggia, la neve e la grandine. Alcune hanno un cortile, di solito quelle che sono ai confini dell’abitato.

In mezzo alla stanza, scavato nel pavimento, si vede il focolare, che sparge il fumo in tutta la casa e veste di fuliggine le pietre di granito di cui sono fatte.

In un lato vi è il letto, e se ci sono figli e figlie se ne trovano altri in altri punti. Si vede quindi qualche cassone e il forziere, mobile che nel matrimonio viene portato dalla donna per conservarvi le sue robe, fatto di castagno, in forma di cassone, con ornamenti ed intagli; poi la tavola, e gli utensili per custodirvi il frumento e l’orzo, le provviste, formaggi, prosciutti, salami, pelli secche, frutta appese, e nell’inverno ‒ quando i giumenti non si possono tenere in campagna ‒ alle famiglie si aggiungono o i tori, o il cavallo, o entrambe le specie insieme. Immagini il lettore l’immondezza del luogo, la puzza, la quale potrebbe asfissiare gli abitanti se non svaporasse dai molti spiragli del tetto. Così vivono almeno due centinaia di famiglie!

Le case di famiglie benestanti sono invece più comode e pulite, alcune con mobili eleganti come possono esserlo in altre città dello stesso livello in Sardegna e nel continente.

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STRADE, PIAZZE, PASSEGGIATE

Le strade principali di Tempio sono la Carrera-longa, il Runzatu, il Carmine, e quella dei Cavalieri.

La strada detta Carrera-longa, percorre la città nella sua longitudine, ma non proprio drittamente. Nella parte centrale è fiancheggiata da case di bell’aspetto e di due piani.

La strada del Runzatu si dipana dall’antico sopraddetto monastero delle cappuccine: è contornata anch’essa nel tratto medio di belle case, va più diritta dell’altra invece sin presso all’altro capo, dove diventa alquanto storta.

La strada del Carmine, meno lunga ma più diritta e larga delle precedenti, ha in sua continuazione il “passeggio” che termina alla fonte di Pàstini.

La strada così detta dei Cavalieri, perché in altri tempi vi era tutta concentrata come in una specie di ghetto l’aristocrazia del paese, è più breve della precedente, e termina nelle vecchie carceri e nell’annessa macelleria, che è, si può dire, una vera cloaca.

Fortunatamente, avendo trasferiti altrove i detenuti, non si respira l’aria malata di prima; ma la macelleria continua ad essere, soprattutto in estate, un laboratorio di pestilenza. Qui si ammazzano vacche, tori, becchi, porci, e il sangue fetido ristagna mescolato al letame e ai resti di viscere rifiutate dai cani. Uno che vedesse come si fa la macelleria a Tempio morrebbe di fame per non mangiar carne.

Strade da Tempio nelle principali direzioni in cui si può viaggiare. Sono in stato naturale, praticabili solo ai giumenti, e appena carreggiabili solo in qualche piccolo tratto: quindi si hanno rarissimi carri.

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Le piazze. Gli spazi più larghi, o piazze, dentro l’abitato sono:

La piazza di casa Villamarina, piuttosto grandetta, dove si fa mercato di granaglie e di molti altri generi.

La piazza del Carmine presso la chiesa omonima.

La piazza della cattedrale

– La piazza di San Francesco d’Assisi, dov’è quella chiesa.

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Passeggiate

La prima è quella della Fontana nuova, perché termina in questa fonte molto stimata. È lunga circa 1/4 di miglio;

La passeggiata di Pàstini che è in continuazione della Curiedda, e finisce alla fonte di tal nome;

La passeggiata di San Sebastiano più lunga e più amena delle predette per il bel orizzonte che offre;

La passeggiata della Concezione spesso frequentata, sebbene il suolo sia nello stato naturale. È riparata dai venti e offre piacevole vista.

In alcune di queste, come in quella della Fontana nuova e di San Sebastiano, si piantarono filari d’alberi, perché nelle ore estive i passeggianti avessero ombra; ma alcuni malandrini di genio devastatore le recisero o svelsero, e poi non si pensò più a rimettere le piante e farle rispettare.

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LE FONTI

Nel territorio di Tempio, dove è il gruppo maggiore dei monti della Gallura, le fonti sono più numerose che altrove, tutte ragguardevoli per la bontà delle acque e alcune per la copiosità.

Le acque che scendono verso nord-ovest/nord dal Limbara formano il torrente che scorre nella prima delle valli descritte.

Quelle che scendono verso nord (tramontana) dalla catena inferiore del Limbara formano i primi ruscelli del Carana, i quali prima si riuniscono in due rami e poi, verso maestro-tramontana (nord-ovest/nord) a un miglio da Nuchis, confluiscono uniti.

Le fonti più vicine a Tempio dalla parte di levante e di ponente formano altri due ruscelli, che vanno a vantaggio del Carana.

Tra le molte sorgenti del territorio di Tempio degne di essere nominate ricordiamo:

La Fonte Nuova (funtana noa) che dà acqua ottima e copiosa;

Renargiu, più copiosa e fresca della precedente;

Costovargia, della quale per la troppa freschezza si fa uso solamente nell’estate: essa sostituisce i gelati. È tanto abbondante che forma un ruscello che serve all’irrigazione degli orti della valle sottostante.

Pàstini, forse più copiosa della precedente, ma poco pregiata per la negligenza di chi fece i canali, sente di fango. Questa fonte scende in una vallata e irriga gli orti. A lato della fonte c’è una vasca per abbeverare il bestiame; quindi un’altra molto grande che serve da lavatoio a circa 40 donne, soprattutto d’inverno perché riparata da tutti i venti.

Dalla parte di levante ci sono altre fonti che potrebbero somministrare acqua eccellente ed abbondante alle famiglie più vicine; ma il municipio non ha pensato a raccogliere queste acque e formarvi delle fontane. Si deve perciò attingere dal pozzo di San Sebastiano, che è profondo.

La Fonte della Concezione dietro la chiesa omonima, buona, fresca, abbondante.

Infine, intorno, a diverse distanze, ci sono tante altre fonti.

Ci sarebbero fonti anche dentro la città, se non che vengono soppresse per evitare l’umidità; ci sono però circa 20 pozzi, della cui acqua si servono per abbeverare il bestiame e per la pulizia della cucina. Acqua molto potabile.

Nelle buone stagioni le donne vanno a fare il bucato e a lavare nei ruscelletti delle vicine valli.

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