TEMPIO

di Emanuel Domenech

Pastori e banditi

Parigi 1867

Cagliari, Zonza, 2008


Tempio, capoluogo della regione, è una cittadina assai malridotta, costruita con del bel granito.

Le sue case, ben costruite, non mancano d’una cert’aria di grandezza; alcune, anzi, possono considerarsi come dei veri e propri palazzi, ma palazzi italiani, ed è noto che in Italia la parola “palazzo” è abusata quanto quella di “eccellenza”.

La cattedrale, dedicata a San Pie­tro, è l’unica delle tredici chiese di Tempio che merita di essere visitata.

Situata a metà del piano del Gemini ‒ altipiano che si eleva per seicentosessanta metri sul livello del mare ‒ la città si estende su un poggio, guar­dando da una parte la magnifica catena del Limbara, le cui cime seghettate si innalzano fino a 1265 metri d’altezza, e dall’altro lato le montagne di un aspetto non meno selvaggio che si allungano in direzione della valle del Li­scia.

La Sardegna offre pochi panorami così belli come quelli che si possono ammirare di fronte a Tempio.

I Tempiesi sono arditi, coraggiosi, ospitali, ottimi agricoltori, tiratori provetti; fabbricano i migliori fucili dell’isola e altrettanto al meglio se ne servono; molti si dedicano alla vita pastorale, principale occupazione degli abitanti della Gallura.

Poco tempo prima della soppressione della carica di viceré a Cagliari, mentre mi trovavo ancora in Sardegna, l’Intendente o governatore di Tempio, essendosi compromesso con atti d’ingiustizia, ricevette il “segnale della morte”.

Quando un uomo vuole eseguire una vendetta di morte, deve, secondo il costume del paese, avvertire il suo nemico per dargli il tempo di pentirsi, di prepararsi a morire o di fare una immediata riparazione. Questo segnale consiste generalmente in una palla tirata attraverso una finestra o alla porta di casa. Nonostante le precauzioni prese per il governatore, dopo l’avvertimento, fu assassinato una sera, sulla piazza pubblica.

L’acqua fresca e pura scorre abbondante a Tempio e nei dintorni. Ho visto solo una fonte, presso il palazzo del governatore, ed è molto apprezzata dai Tempiesi. L’acqua scaturisce da una roccia naturale, ombreggiata da salici.

Durante il giorno, ma soprattutto la sera, le giovani vengono a riempirvi le brocche. […]


FONTI DELLE ILLUSTRAZIONI

Disegni, dipinti e litografie dell’800

Henri Louis Avelot, Tempio, ca 1894-1902, IN Marius Bernard, Autour de la Mediterranée. L’Italie. (De Ventimille à Venise), Paris, ed. Henri Laurens, 1894-1902

Alessio Pittaluga, “Pastore della Gallura”, ca 1826, IN Royaume de Sardaigne dessiné sur les lieux. Costumes par A. Pittaluga [litografia incisa da Philead Salvator Levilly], Paris – P. Marino, Firenze – Antonio Campani, 1826, rist. Carlo Delfino 2012

Alessio Pittaluga, “Coltivatore tempiese”, ca 1826, IN Royaume de Sardaigne op. cit.

Giuseppe Cominotti, Saluto tempiese, 1825, IN Francesco Alziator, La raccolta Cominotti: raccolta di costumi sardi della Biblioteca Universitaria di Cagliari, ed. De Luca 1963 e Zonza 1990

Cartoline e foto di fine ’800 e primi ’900

collezione Erennio Pedroni, Gianfranco Serafino, Vittorio Ruggero.

Foto contemporanee

Vittorio Ruggero – Flickr; Antonio Concas – Flickr