1857 – LA GALLURA

NEL DIZIONARIO COROGRAFICO-UNIVERSALE DELL’ITALIA

SISTEMATICAMENTE SUDDIVISO SECONDO

L’ATTUALE PARTIZIONE POLITICA D’OGNI SINGOLO STATO ITALIANO

COMPILATO DA PARECCHI DOTTI ITALIANI

 PER CURA DEL DOTT. GUGLIELMO STEFANI

VOLUME QUARTO

Parte Seconda

 ISOLA DI SARDEGNA ⇒

 MILANO, STABILIMENTO DI CIVELLI GIUSEPPE E COMP., 1857

AGGIUS. Comune, capoluogo di mandamento, nella provincia di Tempio (Tribunale di prima cognizione e diocesi di Tempio).
Il villaggio ha una popolazione di 614 abitanti, case 182, famiglie 162; nelle cussorgie la popolazione è di 1838 abitanti, case 449, famiglie 498.
È situato alla falda meridionale di un alto colle.
Il clima tende al freddo, l’aria però è salubre anzi che no. La generale professione degli abitanti è l’agricoltura. Il suolo produce in quantità grano, orzo, lino e canape.
Fra le cose notevoli che si rinvengono, notasi il pozzo chiamato volgarmente la Sorgente dei banditi.
Come capoluogo di mandamento ha sotto di sè il comune di Bortigiadas.

BORTIGIADAS. Comune nel mandamento di Aggius, provincia di Tempio (Tribunale di prima cognizione e diocesi di Tempio).
Dista chilometri 7 dal capoluogo del mandamento.
Ha una popolazione di 489 abitanti; il numero delle case è di 128 e quello delle famiglie 133.
Resta questo paese nascosto fra i monti, e non è visibile che dalla strada reale: tutte le case sono ricoperte di sugheri invece d’altre tegole; le strade irregolari. Il territorio, per la più gran parte montuoso, ha un’estensione superficiale di 30 miglia quadrate.
Più della metà di esso è occupato da selve, nelle quali si fa buona caccia di cervi, cinghiali, daini ecc.
I due soli nuraghi che veggonsi in questo territorio sono mezzo disfatti.

CALANGIANUS. Comune, capoluogo di mandamento, nella provincia di Tempio (Tribunale di prima cognizione e diocesi di Tempio).
Dista chilometri 12 dal capoluogo della provincia.
Ha una popolazione di 1106 abitanti; il numero delle case è di 206, e quello delle famiglie 274.
Giace al piè di un colle, in esposizione a tramontana ed a ponente.
Il clima è piuttosto temperato; ma l’aria non molto salubre.
Una parte della popolazione è raccolta nel paese, e l’altra dispersa nelle varie cussorgie, come si chiamano le frazioni del comune.
Gli abitanti fanno traffico di tessuti di lino e di lana.
Grande è la superficie del territorio attribuito a questo comune dopo essersi in esso concentrate le altre popolazioni che lo coltivavano. L’abitato è posto in una delle sue estremità.
L’ordinaria fruttificazione dei seminati arriva al decuplo.
I prodotti principali consistono in vino, grano ed orzo.
Presso la chiesa semidiroccata di Santa Margherita esistono vestigia di antiche abitazioni.
Sussistono parecchi nuraghi: e veggensi qua e là diverse spelonche.
I comuni che fanno parte del mandamento sono: Luras e Nughes [Nuchis].

LURAS. Comune nel mandamento di Calangianus, provincia di Tempio (Tribunale di prima cognizione e diocesi di Tempio).
Dista chilometri 4 dal capoluogo del mandamento.
Ha una popolazione di 1280 abitanti; il numero delle case è di 307, e quello delle famiglie di 329.
È situato sull’altipiano di Tempio, ai gradi 400 88″ 50″ di latitudine, e 00 3′ di longitudine orientale da Cagliari.
Il clima è generalmente freddo; piove spesso, e la neve dura lungamente: l’aria di ordinario è salubre.
Il territorio è assai esteso, e nella massima parte montuoso.
Le roccie montuose sono composte di graniti di molte varietà.
I prodotti principali del territorio consistono in frutta, olivi, legname, bestiame e selvaggiume.
Molte selve ricoprono parte del territorio: tra le quali predomina l’olivastro ed il pero.
Scorre in questo comune il fiume Carana, assai pescoso di trote ed anguille, da cui ritraggono gli abitanti un considerevole lucro.
I fruttiferi più comuni consistono in peri, susini, pini e fichi.
La vite prospera meravigliosamente, ed offre molte varietà d’uve; gran parte del vino si vende e si brucia per acquavite.
Notevole, siccome una delle più belle della Gallura, è la chiesa parrocchiale del paese dedicata alla Vergine.
Sussistono sei nuraghi, e veggonsi in molti luoghi di quei monumenti chiamati sepolture di giganti.

NUCHIS [NUGHES]. Comune nel mandamento di Calangianus, provincia di Tempio (Tribunale di prima cognizione di Tempio, diocesi di Tempio).
Dista chilometri 5 dal capoluogo del Mandamento.
Popolazione del villaggio 361, case 92, famiglie 06.
Popolazione delle cussorgie 658, case 119, famiglie 129.
E situato ai gradi 40,88 di latitudine e 1, 3 di longitudine orientale dal meri diano di Cagliari.
Giace nel pianoro del Gemini; il clima è assai freddo d’inverno nonchè umido e malsano.
Le malattie predominanti sono le infiammazioni, le gastriche e le febbri periodiche. Il terreno non ha una grande estensione.
Vi scorrono alcuni rivoli di poca importanza. Poco è lo spazio occupato dalle selve.
Due terzi del suolo coltivato è compreso dal vigneto; l’altro terzo lo è a cereali. I prodotti del vino sono abbastanza lucrosi, e fra gli alberi fruttiferi sono i pini ed i castagni.
Sulle montagne si trovano pascoli copiosi pel bestiame; riescono eccellenti i formaggi, che formano col vino gran parte della ricchezza del paese.

TEMPIO (Provincia di). É compresa nella divisione di Sassari.
Confina a settentrione collo stretto di Bonifacio, a levante col mare Mediterraneo, ad ostro colla provincia di Ozieri, a ponente con quella di Sassari.
Ha una superficie di chilometri quadrati 2,138. 22.
Comprende quattro mandamenti, che sono: Aggius, Calangianus, la Maddalena e Tempio: e 9 comuni.
La condizione topografica del suolo è come segue: parte montuosa 0,792, marittima 0,208. I terreni demaniali coltivati, cioè resi a cultura sebbene rimangano a riposo per gran numero d’anni, salgono a 2.018 ettari; gl’ incolti a 28.229 ettari, dei quali 28.083 occupati da foreste e 146 da stagni. Di terreni demaniali coltivati ed incolti si hanno quindi ettari 30.234. I terreni comunali ascendono ad ettari 75.030 dei quali 601 coltivati e 74.399 incolti.
I terreni privati, coltivati ed incolti, compresa l’area dei fabbricati, delle strade e degli alvei dei fiumi che li attraversano, si computano a 64.031 ettari all’incirca.
Oltrecció vi sono ettari 44.497 di terreni contestati, tra coltivati ed incolti. Secondo la specie di cultura, si hanno i seguenti dati statistici: Terreni coltivati a soli cereali, ettari 8242; a vigne senza cereali, ettari 1687; a vigne con cereali, ettari 24; a lino, ettari 19; a mandorli, noci e castagni, ettari 4. Totale, non compresa la superficie dei giardini, orti e verzieri, ettari 6976.
Nell’anno agrario 1830-31 furono seminati di grano ettolitri 2,030, di orzo 1360, di fave 113, di fagiuoli 78,80 di ceci 1,23, di granone 2, di patate 142,80. Nel suddetto anno agrario furono raccolti di grano ettolitri 8,980, di orzo 8880, di fave 907, di fagiuoli 4844.30, di ceci 1,78, di granone 18, e finalmente di patate 772.
I prodotti minerali consistono in sabbia per vetri, cave di porfido e di granito. La popolazione nel 1838 ascendeva a 20,887 abitanti: nel 1848 a 23.600 abitanti, per cui si ebbe l’aumento di abitanti 10,23 per ogni 100. Nel suddetto anno 1848 dei 22.660 v’erano 11.878 maschi e 11.085 femmine. E contavansi abitanti 10,60 per ogni chilometro quadrato.
Le case, nella stessa epoca, erano 4827, le famiglie 8343.
Riguardo alla religione, appartengono tutti alla cattolica.
La leva militare nell’anno 1833 presenta i seguenti dati. Inscritti 341, contingente di 1 categoria 65, di 2 categoria 21: totale 84.
La Guardia nazionale si compone di militi inscritti in servizio ordinario 1096, nella riserva 498: in tutto militi 1394, I fucili ritenuti da essa ascendono appena a 234.
Riguardo alle strade reali, provinciali e comunali, veggasi il relativo articolo nella prefazione.
L’istruzione pubblica conta appena un istituto in cui s’insegna fino alla rettorica ed umanità, un collegio in Tempio, e 8 scuole elementari maschili. Il numero degli alunni per ogni 100 abitanti è di 0,96.
La statistica del 1848 presenta le seguenti cifre riguardo alla istruzione degli abitanti. Maschi che non sapevano ně leggere nè scrivere 10.059, che sapevano soltanto leggere 251, che sapevano leggere e scrivere 1263; femmine che non sapevano né leggere nè scrivere 10.751, che sapevano soltanto leggere 190, che sapevano leggere e scrivere 164.

TEMPIO. Città vescovile, capoluogo della provincia del suo nome, sede di un tribunale di prima cognizione.
Dista da Cagliari chilometri 289, da Alghero 167, da Cuglieri 143, da Iglesias 296, da Isili 210, da Lanusei 198, da Nuoro 116, da Oristano 167 e da Sassari 73.
Nel 1838 aveva una popolazione di 3466 abitanti, nel 1848 di abitanti 4473. In quest’ultima epoca si contavano case 836, famiglie 945.
È situata alle falde del monte Limbara, bagnato dal fiume Termo.
Giace ai gradi 41.88′ di latitudine e 0.18 di longitudine occidentale dal me ridiano di Cagliari.
Il termometro nella state si eleva a 28 di Réaumur, e nell’ inverno non scende mai sotto ai 8 al disotto dello zero. Le nebbie non sono rare, ma quasi innocue. L’abitato occupa una superficie di un quarto di miglio.
Le case sono fabbricate di pezzi di roccie granitiche, che abbondano. Tra gli edificii sacri sono notevoli la Cattedrale, la chiesa, ed il convento dei Minori Osservanti, la chiesa con l’annesso collegio degli Scolopi. Tra gli edificii privati distinguonsi le case Verri, Zucconi, Biribori, Pes di Villamarina ed altre.
Le persone della classe povera abitano case terragne.
Nei dintorni abbondano le fonti. Le terre sono fertili, l’orzo fruttifica il 20 per uno, ma la cultura dei cereali è ancora ristretta. Gli oggetti di maggior traffico sono il miele, la cera, le lane, le pelli, i cuoi, i formaggi, i soveri per turaccioli ecc., oltre molti tessuti, tele e panno forese.
Il guadagno della vendita dei soveri ammonta a 50 mila lire annue. L’introito complessivo ascende a non meno di lire 180 mila.
Fra le case più notevoli nella città è una fontana di granito. Di nuraghi non resta vestigio.

[…]. Finalmente il Tribunale di Tempio, di quarta classe, componesi del seguente personale: un presidente, quattro giudici, due giudici aggregati, un avvocato fiscale, un sostituto, un avvocato dei poveri, un procuratore dei poveri, un segretario, un sostituto-segretario, ed un sollecitatore del fisco. Il seguente quadro presenta i mandamenti.

SANTA TERESA. Popolazione 696, case 146, famiglie 179.
È situato questo villaggio ai gradi 41,18′ di latitudine e 0.4′ 30″ di longitudine orientale da Cagliari.
Giace sulla sponda destra del porto denominato Longone, per essere più lungo che largo, ed aperte al settentrione.
Il clima è temperato quasi in ogni stagione in causa dei venti periodici che vi soffiano dal mare.
Il territorio è in parte piano e marittimo e in parte montuoso. Nella parte piana, essendo il terreno arido e sabbioso, si seminano e si raccolgono pochi cereali. Nella parte montuosa trovansi frequenti selve, nelle quali si fa buona caccia di cervi, cinghiali e lepri. Abbondano i pascoli e si alleva numeroso bestiame. Le specie più comuni sono vacche, pecore e capre. Non trovansi nuraghi: ma sussiste tuttora l’antico castello di Longone. Questo villaggio fu fondato soltanto nel principio del presente secolo.

TERRANOVA. Comune della provincia
di Tempio, mandamento della Maddalena (Tribunale di prima cognizione e diocesi di Tempio). Dista chilometri 47 dal capoluogo del mandamento.
Ha una popolazione di 1112 abitanti, case 285, famiglie 500. Giace ai gradi 40.88′ di latitudine e 0. 21′ 30″ di longitudine orientale dal meridiano di Cagliari.
È situata in riva al mare, con porto largo poco più di un miglio, che s’addentra per miglia 3 112.
Gli abitanti attendono all’agricoltura ed alla pastorizia.
Il suolo è assai atto alla coltura dei cereali ed ai vigneti.
La fruttificazione ordinaria è del 40 pel grano, del 12 per l’orzo, dell’8 per le fave.
Terranova è porto di quarta classe, sotto l’ispezione di un capitano.
Non vi approdano che piccoli legni provenienti dalla Maddalena o da Napoli per caricarvi granaglie, vini, formaggi, pelli, lane ecc.
Altra fonte di guadagno deriva ai Terranovesi dalla vendita del legname per costruzione e della calce, che è molto stimata.
Terranova sorge sulla rovina dell’antica città di Olbia.
Sorge tuttora l’antico castello di Testi.

LA MADDALENAIsola adjacente alla Sardegna, nelle fauci Sardo-corse, che volgarmente diconsi Bocche di Bonifacio. Trovasi al levante dell’Isola Spargi, da cui dista meno di un miglio.
É lunga miglia 4 circa, e larga, dove più, miglia 3. La sua configurazione si approssima al triangolo.
Nella sua lunghezza è percorsa da una collina mediocremente alta che s’incurva incontro all’austro.
La roccia granitica è più spesso scoperta ond’è poco coltivabile.
La sua circonferenza è calcolata di poco più di tredici miglia.
Le sponde sono sinuose, ma seni piccoli dove frequentano soltanto i pescatori. Notevole è la così detta Cala di Chiesa.
nel lato meridionale; è poi degno di menzione il seno della Moneta, difeso dal greco per l’Isoletta Moneta.
Quest’Isola forma un mandamento della provincia di Tempio (Tribunale di prima cognizione e Diocesi di Tempio).
La popolazione è di 2028 abitanti; il numero delle case e delle famiglie di 429.
Al comune della Maddalena appartengono le prossime isolette Caprera, S. Stefano, Spargi e S. Maria.
Il clima è temperato tanto nell’inverno come nell’estate.
Il borgo è situato sulla sponda meridionale dell’Isola rimpetto al promontorio del Pelao [di Palau] da cui dista tre miglia. Gli abitanti attendono per la massima. parte alla marineria.
Il suolo è affatto sterile; alligna però bene la vite e produce vini eccellenti.
Alcuni conigli e poche specie di uccelli sono i soli animali che vi si trovino.
L’lsola è difesa da alcuni forti, l’uno dei quali sul promontorio della Guardia vecchia chiamato di S. Vittorio.
Il porto denominato della Maddalena è capace di circa 180 legni mercantili, ed il suo fondo permette che vi si ancorino dei brich da guerra. Il porto principale però è il bacino denominato Mezzoschifo, dove possono stare legni da guerra di qualunque portata, e persino flotte intere. Le acque abbondano di pesci di moltissime specie, e ogni anno vi concorrono gondole coralliere sarde o napoletane.
Un’industria particolare delle donne è la fabbricazione di guanti che smerciano non pure in tutta l’isola, ma anche in altre parti lontane.
L’isola fu primamente abitata da pastori Corsi e Sardi che vi si rifugiarono al tempo delle incursioni barbaresche.
Nell’occasione che la squadra dell’ammiraglio Nelson si fermò lungamente nel suo porto, arrichirono questi paesani assai. All’epoca dell’invasione Francese i Maddelenesi, assistiti da 180 bravi Galluresi, opposero una validissima resistenza.
Nativo di quest’isola fu un certo Asmart che si distinse in quel tempo per coraggio straordinario, e sventando una vendetta che il giovane Bonaparte voleva fare dei Sardi in cui fu sospinto in una precipitosa fuga. Fra le isolette adiacenti, Caprera ha una superficie di 4 miglia quadrate circa, S. Stefano di un miglio quadrato, Spargi di un miglio e mezzo, e il gruppo di S. Maria, composto dalle Isole di S. Maria, Budelli, e Razzoli, ne ha due.

Luogosanto, coll. Mario Scampuddu

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