LE SALINE DI CAGLIARI

di

Antonio Taramelli

in

LE VIE D’ITALIA

Rivista mensile del TOURING CLUB ITALIANO

Organo Ufficiale dell’ente nazionale per le industrie turistiche

Febbraio 1925

(pp. 115 – 122)

Antonio Taramelli, Le Saline di Cagliari, fot. F.lli Pes

Chi nel settembre affocato scende col treno delle Ferrovie complementari dalla regione collinosa del Parteolla, riarsa dal lungo periodo estivo, e raggiunge il piano campidanese, vede profilarsi dietro i vigneti di Monserrato e di Pirri, prima di giungere a Cagliari, una serie di bianchi cumoli, scintillanti di fresco candore nello sfondo d’intenso azzurro del Golfo di Quarto S. Elena. È il sale della grande salina di Cagliari, detta di Molentargius.

Essa è vecchia quanto la storia e forse più che la storia della Sardegna. L’inscrizione trilingue, punica, greca, romana di Pauli Gerrei, uno dei più antichi ed importanti documenti epigrafici della Sardegna, conserva il ricordo di una dedica del liberto Cleone, servo dei salinieri, alla divinità salutare di Sardegna Esculapio Merre, l’antica divinità protosarda che in tempo romano aveva assunto l’aspetto esteriore del Dio medico e solare Esculapio. Molti anni più tardi, verso il declinare dell’impero romano, tra il quarto ed il quinto secolo d.C., troviamo ricordati gli addetti alle saline, gli immunes salinarum, che in nome di Cristo fanno la consacrazione, probabilmente di un’area sepolcrale, per i salinieri, in vicinanza della chiesa di S. Saturnino di Cagliari, ora SS. Cosma e Damiano, in località ricca di avanzi sepolcrali ed epigrafici della prima epoca cristiana.

L’importanza delle saline di Cagliari è ricordata attraverso tutta la storia diritti regali e feudali, immunità comunali si alternano si intrecciano si contrastano attorno a queste saline, fonte di ricchezza incessante. Oggidì esse sono, come tutte le saline sarde, di proprietà demaniale e gestite dallo Stato, per il quale rappresentano un reddito imponente.

La descrizione breve che qui presento si riferisce alla grande salina di Molentargius, ad est di Cagliari; ma la città ha un’altra salina, assai meno importante ad ovest dell’abitato, alla Scafa, all’orlo dello stagno di S. Gilla. Questa salina, già comunale, è composta di pochi bacini e sembra minacciata dallo svolgimento non molto lontano dell’edilizia cagliaritana.

Il principio fondamentale della salina di Molentargius, come di tutte le saline mari ne, è semplicissimo e vecchio come la storia della civiltà umana, che si può dire si accompagna all’uso del sale marino. Al cocente sole del lungo estate meridionale è affidata l’evaporazione di un sottile strato di acqua marina; ma l’applicazione di questo principio si andò lentamente perfezionando con una serie di provvedimenti diretti soprattutto ad ottenere una maggiore purezza nel sale ed un risparmio della mano d’opera, specialmente quando, nel dopo guerra, per concezioni umanitarie e politiche bene spiegabili, si andò eliminando gradatamente l’impiego dei condannati.

La piccola piantina sopra riprodotta faciliterà al lettore la comprensione del semplice ma ingegnoso meccanismo della salina. L’acqua del mare aperto è condotta naturalmente entro il vasto specchio dello stagno di Molentargius, n. 5 della figura, situato un buon tratto entro terra e difeso per mezzo di canali collettori dalle acque piovane e di scolo delle circostanti campagne. In questo specchio d’acqua tranquillo e non molto profondo si inizia la evaporazione ed il concentramento dell’acqua marina, che si fa più satura, passando da uno scomparto all’altro dalla periferia al centro dello stagno. Dall’ultimo scomparto l’acqua, già molto condensata, è condotta a mezzo di pompe ai bacini litoranei, dove si spande, prima nella vasta distesa 1, poi in quelle allungate, 6, passando dall’una all’altra, sino a raggiungere le cosiddette caselle salanti, bacini regolari, dai margini netti e dal fondo costantemente curato, dove l’acqua sotto l’incessante sferza del sole passa dalla densità di 25º a quella di 30º gradi Beaumè, fra le quali precipita, in massima, il cloruro di sodio, il sale da cucina.

Antonio Taramelli, Le Saline di Cagliari, fot. F.lli Pes

La scelta della località di Cagliari per lo scopo di una redditizia e stabile salina è sovra ogni altra opportuna, sia per la topografia della spiaggia, bassa, con retrostante stagno, lontana dai monti ed aperta ai venti secchi del nord, in clima di scarsa precipitazione acquea e di lunghe giornate serene di un lungo periodo di siccità, che spesso si stende da maggio ad ottobre. Queste favorevoli circostanze hanno fatto sì che la salina di Cagliari sia diventata la prima d’Italia, e, aggiunge con orgoglio il Direttore ing. Mazzoleni, una delle più importanti saline del mondo.

Dopo che il cloruro di sodio è depositato nelle ultime caselle salanti, convogliate al mare le acque residuali, ricche di altri sali, rimane sul fondo il sale, cristallizzato e quasi puro. Per il momento gli altri sali delle così dette acque madri non sono utilizzati che in minima parte, così mi assicura con un sospiro di rammarico l’egregio ingegnere, che non può nascondere la sua qualità di acuto osservatore ed innovatore. Per ora si limita l’opera della Direzione all’estrazione del solfato di magnesio per mezzo dei freddi invernali; ma sono già avanzati gli studi per la separazione dei composti potassici. In questi ultimi tempi si sono applicati i risultati di questi studi per l’estrazione del cloruro di magnesio, che viene impiegato da una ditta di Milano per le mattonelle Sorel, le Incenti e leggiere piastrelle smaltate, ottenute impastando di soluzione di questo sale la segatura di legno e la magnesite. Le cucine e le camere da bagno e le ritirate, specialmente delle navi moderne, avranno un largo impiego per questo elegante e sano rivestimento impermeabile.

Ma lo Stato non è industriale e lascia all’iniziativa privata lo sfruttamento di queste ricchezze ed è questo appunto il campo cui si dedicherà la Società per le Bonifiche della Sardegna, la quale ha ora avviato grandiosi lavori per il prosciugamento dello stagno di Santa Gilla, vale a dire per limitare l’attuale specchio della grande laguna cagliaritana e preparare estese saline razionalmente adattate, per la produzione di tutti i sali, in ispecie potassici, utilizzando in molteplici applicazioni redditizie l’inesausta ricchezza del mare, che sino ad ora ritornava infeconda in grembo al gran padre oceano.

Il prodotto sovrano della salina cagliaritana è quindi per ora il cloruro di sodio, che, raccolto dal fondo dei bacini salanti, è accumulato sui margini e poi riunito in grandi cumoli a sezione triangolare. Questi cumoli vengono formati in piccola parte ancora col vecchio metodo delle carriole che in lunghe teorie si distendono una dietro l’altra, salendo gradatamente lungo piani mobili in legno; ora però per mezzo di elevatori meccanici i cumoli si formano con grande velocità e regolarità, come è visibile dalla nostra figura. I cumoli possono resistere a lungo all’azione degli agenti atmosferici per la protezione di una crosta compatta che si forma alla superficie, sotto la quale il sale si conserva in tutto il suo candore. Al momento in cui sono richiesti i carichi dal continente, si spezzano le croste ed i cumoli vengono rapidamente demoliti; con i recenti mezzi dei nastri meccanici vengono caricate le barche con una media di 200 quintali ogni mezz’ora. All’antica trazione a braccia dei condannati oggi è sostituita la trattrice elettrica, che corre sul binario e trascina sino a sei barche per volta lungo l’acqua tranquilla del canale maestro che sbocca al mare. Il convoglio, non più triste, scende lento e sicuro sino alla foce dove è preso a rimorchio da un vaporino che in breve ora lo accompagna al porto. Di qui parte per tutte le destinazioni designate dalla direzione delle gabelle e si sparge per gran parte della penisola.

Antonio Taramelli, Le Saline di Cagliari, fot. F.lli Pes

Tutti questi mezzi meccanici hanno conferito una grande sveltezza nella raccolta e nella spedizione del sale, cosicché si potrebbe giungere a caricare a bordo, nei giorni di calma sino a 1000 tonnellate al giorno. In media la produzione annua delle saline di Cagliari è di 1.500.000 quintali all’anno, ma in questi ultimi anni essa fu notevolmente superata e furono perfino raggiunti i 2.200.000 q.li. I condannati che prima avevano tutti i lavori di spurgo dei canali, di estrazione, di traino, di caricamento del sale sulle barche e sulle navi, ora sono ridotti a poco più di un centinaio e non compiono che i lavori più leggieri, mentre il grosso dell’opera è affidato a liberi lavoratori, squadre di ex-combattenti del Campidano, che si specializzano nei vari lavori, precipuo fra questi il carica mento dalle barche alle navi, che è uno dei più curiosi spettacoli della tranquilla vita del porto di Cagliari.

Per varie volte al giorno il lento traino delle barche a rimorchio del vaporetto dalla foce del canale delle saline doppia la punta del molo orientale e si accosta sotto bordo ai grandi vapori salinieri. Appena avvenuto l’attracco, ha principio il vertiginoso lavoro della catena di ceste che si riempiono sul ponte della barca e da mano a mano sono issate sul ponte del vapore e rovesciate entro il boccaporto; mentre un altro sollecito vertiginoso passamano restituisce alle barche le ceste vuote, che si riempiono di nuovo per risalire colme de! sale scintillante, gli stivatori stendono il carico nelle stive. Il mezzo è ancora l’antico, ma una disciplinata esperienza, passata in eredità dai galeotti ai lavoratori liberi ed attirati dal pagamento a cottimo, ottiene i risultati di una macchina a nastro, di non facile applicazione nel porto di Cagliari. I visi adusti dei bastagi sono in pochi minuti madidi di sudore, ma il lavoro prosegue in silenzio, incessante, reso accanito dall’emulazione con la barca e con la squadra vicina e più ancora dal miraggio del guadagno, e non cessa che quando tutto il carico della barca ha preso posto nel vasto ventre del saliniero che gradatamente affonda la sua chiglia nell’acqua cheta del porto. Ed allora il corteo delle imbarcazioni si ricompone, e riprende più leggiero la via della salina, per nuovi carichi, per nuovo lavoro.

Viene fatto di domandarsi dove va tanto sale? Anzitutto esso si dirige ad alimentare i grandi depositi statali di Savona, Genova, Livorno, Civitavecchia, Castellammare, Reggio Calabria e spesso anche Venezia; da questi depositi si spande nel relativo retroterra, che come si comprende è una buona parte del Regno.

Antonio Taramelli, Le Saline di Cagliari, fot. F.lli Pes
Antonio Taramelli, Le Saline di Cagliari, fot. F.lli Pes

Le saline di Cagliari non si limitano alla produzione del sale grezzo ed impuro, ma preparano anche il sale raffinato e depurato mediante un apparecchio speciale, perfezionato dell’ingegnere Mazzoleni, valente Direttore delle saline. A mezzo di esso il sale polverizzato dalla marina, viene immesso in the vasca dove è tenuta in agitazione una soluzione satura di cloruro di sodio. La corrente del sale polverizzato depurata completamente dal cloruro di magnesio, che è amaro e solubile anche nell’acqua satura di cloruro di sodio, mentre questo non può sciogliersi nell’ambiente già saturo ed esce dalla vasca candido come neve, depurato e pronto ad essere impacchettato e spedito in ogni parte del Regno. Ed è così che l’indispensabile alimento si diffonde in tutte le mense di tanta parte dell’Italia, e si sparge dovunque il prodotto del bel mare, del gran sole vivo della spiaggia cagliaritana, lindo, salubre e puro, meglio di ogni altro sale di qualsiasi miniera, vanto ed orgoglio di questa importante e benemerita Amministrazione statale.

Ma non alle sole cucine nostre è diretto questo prodotto del mare di Sardegna; esso alimenta numerose industrie si può dire anzi che le principali industrie siano debitrici alle saline di Cagliari di un loro indispensabile elemento.

Ricordiamo per primo l’enorme consumo fatto dalla pastorizia, sia per l’alimentazione del bestiame che per la confezione e maturazione del formaggio; non meno largo l’impiego del sale come refrigerante. Sono del pari tributari della salina le fabbriche del sapone, quelle dei prodotti della soda per le acque gazose e similari. Larghissimo uso è fatto dalle concerie per le prime lavorazioni dei cuoi e delle pelli; le grandi fabbriche di conserve vegetali e carnee non potrebbero funzionare senza questo indispensabile prodotto. I sali amari sono usati nella salagione delle budella ed entrano come ausiliari preziosi nella fabbricazione dei vetri e delle stoviglie in centinaia e centinaia di stabilimenti italiani.

Per quanti rivoli, come il sangue nelle arterie e nelle vene, fluisce in mezzo agli uomini, questo mirabile elemento, che dal seno del mare, come un dono divino, semplice e puro, modesto e di poco costo, si spande sulla terra, simbolo di sapienza, testimone sempre vivo di una delle più antiche e sempre utili conquiste dell’uomo!

Antonio Taramelli, Le Saline di Cagliari, fot. F.lli Pes
Antonio Taramelli, Le Saline di Cagliari, fot. F.lli Pes

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