L’OPERA DELLA “CAMERA DEL FORESTIERE” IN SARDEGNA
di
Antonio Taramelli
in
LE VIE D’ITALIA
Rivista mensile del TOURING CLUB ITALIANO
Organo Ufficiale dell’ente nazionale per le industrie turistiche
n. 5 – Maggio 1919
(pp. 277 – 284)
Ill.mo Sig. Comm. L. V. Bertarelli,
NON so dirle quanto mi abbia fatto piacere la notizia che Ella mi ha dato intorno alla buona accoglienza fatta dal pubblico turistico alla mia affettuosa chiacchierata sulla Sardegna ed il turismo, pubblicata ne Le Vie d’Italia del febbraio. Non so però l’accoglienza che si aspetta in Sardegna; non vorrei che i buoni Sardi mettessero in pratica troppo caldamente l’invito “batti ma ascolta!”
Le ho accennato in quel mio articolo alla progettata istituzione dell’opera della camera del forestiero, quale mezzo per favorire la circolazione del sangue forestiero nella bella terra di Sardegna, quale mezzo per assicurare anzi che questa circolazione divenga una forza novella, una base sicura sulla quale si dovrà fondare l’edificio del benessere economico dell’isola eroica ed austera.
La Sardegna ha avuto in questi ultimi mesi molte belle, commoventi parole di plauso, molti inni, e moltissime lodi, ha avuto un incremento notevole di letteratura filosarda che, se ha veduto elevarsi, e giustamente, il livello della considerazione in cui noi dobbiamo tenere la patria degli intrepidi, ha elevato anche le pretese giustissime dei sardi ad un più equo trattamento per parte del Governo. Ma la letteratura è la letteratura… Occorre introdurre nella trattazione del problema sardo, a mio giudizio, un poco meno di letteratura, di archeologia, di filosofia, di… imprecisione ed un pochino più di esattezza e di cifre. Occorre che sardi e non sardi, parlando della Sardegna, dei suoi bisogni, dei suoi diritti, delle sue aspirazioni, impieghino un pochino di quell’aurea virtù di misura e di discrezione che, disposata all’italico buonsenso, deve pro durre eccellenti frutti.
Può immaginare se io non ho sentito, in tanti anni di Sardegna, discorsi politici o… semi politici; ebbene, prima ancora che un buon candidato o un migliore grande elettore apra, diremo cosi, il rubinetto, io mi sento la pelle accapponarsi, pensando che sentirò per la centesima volta le parole di Cenerentola, di povera terra generosa, di Governo immemore, di sangue inutilmente versato, di terra dell’oblio. Ma quando poi si prendono sette sardi di sette paesi diversi, non riesco, neppure in dieci ore, a capire cosa vogliano, quali bisogni abbiano, su quali punti si siano messi pienamente d’accordo, nei varii preliminari e conferenze intercomunali e interprovinciali che hanno tenuto nei venti ultimi anni. Anzi, vorrei di re che dopo una riunione il confusionismo è maggiore di prima, e sono maggiori i dissidii, le inimicizie, le gare, che salgono ad un diapason sempre più vivo. Su di un punto solo si è d’accordo: la Sardegna è la Cenerentola della Patria, il governo è un vampito, i governanti sono una massa di incapaci; ed il Governo, ed i governanti, che sono abituati a questi titoli onorifici della consulta araldica paesana, si guardano in faccia, per la ventesima volta, e… dando ragione agli onorevoli preopinanti, passano all’ordine del giorno, aspettando che i buoni sardi si mettano d’accordo, e che l’acqua torbida e spumosa passi sotto i pochi ponti di Sardegna e vada a finire nel mare dell’oblio. Tutt’al più il Governo forma una commissione e li… giù spese e giù carta e giù volumi; tutt’al più, quando proprio fa sul serio, inalbera un ufficio speciale, che applichi le leggi speciali per la Sardegna, e l’Ufficio si mette al lavoro, e gira e scrive, e scrive e gira, e propone ed inizia, finché viene l’obliosa estate, e le cicale friniscono e il mare sussurra… e l’ufficio va in campagna, si squaglia, si volatilizza.
E con tutto questo quei grandi ingenui che sono i buoni sardi, sono lì, pronti a cascare nella medesima rete, sono li a dire sempre le medesime storie, gli stessi lagni, le stesse dissonanti querele, con le stesse frasi, le stesse parole, e lo stesso inutile risultato.
Oh, sardi, non sarebbe ora che cambiassimo metro, sistema e direttiva? Non sarebbero venuti i giorni di un più degno risveglio, quel tal momento di esser degni della serietà mirabile dei vostri intrepidi, e facessimo insieme quattro buone chiacchiere, senza astii e senza prevenzioni, senza metterci sul chi vive tra diffidenze e meschinità, indegne dell’ora nella quale viviamo, senza perdere di vista, una buona volta, che siamo qui tutti a farvi del bene?
Dov’è andata l’opera della camera del forestiere? Veda, egregio signor Commendatore: il preambolo bellico è necessario per qualsiasi applicazione di sardoterapia. Il sardo non vuole essere abbandonato, ed ha non una ma mille ragioni; il sardo non vuole essere frainteso e sta bene; ma il sardo, in genere, non ama troppo coloro che studiano i suoi problemi, che prospettano le sue necessità e le sue contingenze. I sardi sono facili pronti ad una critica severa e spesso un po’ acre, contro tutti i sistemi e le misure che si vanno escogitando in vantaggio dell’Isola, e negano a tutti gli altri la facoltà o la capacità di studiare, nonché di risolvere, il groviglio immane del problema sardo, ed intimidiscono con aria di mistero tutti coloro che in buona fede ed in migliore coscienza desiderano di studiare prima e di provvedere poi al bene di quella terra che è anzitutto sarda, ma è anche italiana.
Ne deriva che la miglior parte dei forestieri che vivono ed operano in Sardegna, disanimati dal peso morto di questa resistenza, lasciano che l’acqua vada per la sua china, e, dopo aver provato amarezze e sdegni, si trovano al bivio che attende il continentale in Sardegna: o fare da sé, senza tener conto dei sardi e farsi il… milione, oppure piantare sardi e Sardegna.
Ma oltre a queste due vie, già troppo battute, credo che ve ne sia un’altra, alquanto nuova ed atta, a mio giudizio, agli uomini di buona volontà e di cuore. E la via, egregio signor Commendatore, è la via dell’esempio, della persuasione energica e affascinante, la via di prendere, a costo di buscar legnate, il buon sardo per la manica della giacca, e tenerlo in amichevole ragionare, sino a che non sia persuaso di due cose: dell’effetto nostro e della serenità perfetta della nostra convinzione. L’ho detto: il sardo è un semplice ed un austero; i rapporti con i sardi, quando siano condotti con serietà scrupolosa e col dovuto rispetto, sono i rapporti più simpatici del mondo, e non esiste nel mare dell’«ethnos italiano collettività più duttile che le collettività sarde. Tenaci sì, ma in fondo deferenti, come nell’abito cortesi e dopo tutto, a ragione veduta, più agili che mai.
Lo sanno per esperienza tutti i veri amici di Sardegna che vennero a portare idee nuove, che dettero amore e lavoro, idealità serene e realtà positive, in cambio di amore, di riconoscenza, tutti i pionieri dell’ideale che lasciarono la Sardegna fra le lacrime e la rividero tra i sorrisi, e si sentivano rubare, e per sempre, il cuore.
Il problema sardo va affrontato da sardi, ecco la mia idea fondamentale; o per meglio dire va affrontato da chi sente l’anima sarda, nei suoi riflessi esteriori e pratici e nelle sue intimità più delicate; va affrontato con seria preparazione da chi ha la qualità de terminante e la veste necessaria per risolverla, da chi insomma ha il potere fondamentale che deriva dalla sua posizione e dalla sua funzione dinamica. Ma ci deve essere la rispondenza, assoluta, piena, integra tra l’anima sarda ed il suo esponente, tra il problema sardo ed il suo risolvente. Questa è a mio credere la necessità imprescindibile, della quale bisogna tenere conto, a rischio di non uscire mai da quel maledetto circolo vizioso in cui si aggira la vita pubblica di Sardegna, circolo doloroso che non riesciremo a spezzare se non ci applicheremo in modo energico a spaccarlo a colpi di ascia e di mazzapicchio.
Dato il modo in cui è concepito oggi il problema del tributo sardo, della congestionata e paradossale proprietà demaniale, proveniente da confische esattoriali, come si affrontano i problemi delle bonifiche, dei bacini fluviali e montani, della malaria, del tracoma, delle tubercolosi, dell’ignoranza? Come si provvede, o si pensa a provvedere, alla più saggia utilizzazione delle terre e della foresta, del pascolo e dell’acquitrino, alla grave questione della difesa contro lo sfruttatore straniero ed italiano, che devia per puro vantaggio personale o di collettività, le immense ricchezze del suolo, del sottosuolo, del mare della Sardegna? Come si pensa di provvedere, in un immediato avvenire, al problema fondamentale della Sardegna, che è il troppo grande squilibrio tra la terra e l’uomo, squilibrio che il sardo non avverte e che è invece la prima deficienza sarda? Come intendono di risolvere oggi gli uomini della ribalta il problema delle forze idrauliche e dell’idrologia insulare? Come sarà impostata la lotta contro le malattie del bestiame, la lotta per la conservazione del mirabile tipo equino sardo, o quella non meno dura contro l’irrazionale sfruttamento del prodotto più importante della Sardegna, il prodotto caseario, che sinora rimpinzò di oro quattro fortunati, scatenando in questi ultimissimi tempi una furiosa corsa al rincaro del latte e dei suoi derivati, senza dare solide basi a tutti gli sforzi di risanamento dell’industria-capitale? E ciò dicasi anche della produzione della lana, la quale va sempre più abbandonando la modesta conocchia ed il modesto telaio sardo e va a finire, come un fiume di ricchezza male applicata, in mani non sarde e non italiane? E l’olio, ed il vino? dove lasciamo questi due mirabili elementi di ricchezza che sono per lo più perduti dall’economia sarda generale, o non degnamente utilizzati? Ed i punti di interrogazione possono continuare all’infinito…
La Sardegna va presa sul serio, perché ha mali seri, che richiedono seri rimedi, ed immediati. Immediati soprattutto. In nessun luogo, come in Sardegna, si è trovato il mezzo di rendere complicato quello che è semplice, di rendere difficile quello che è facile, di rendere eterno quello che si può risolvere in un quarto d’ora di lavoro. Il male si è che in Sardegna e per la Sardegna si lavora assai spesso con altri organi che non il cervello e il cuore.
Il mare sardo è il più pescoso ed il più ricco di riserve stagnanti; ebbene, i sardi ignorano completamente l’industria peschereccia moderna e la pesca commerciale, come ignorano le vie ed i mezzi della conservazione. La pesca sarda, lasciata quasi del tutto a non sardi, non conosce assolutamente la libertà cosciente del pescatore, la poesia dell’uomo libero sul libero mare, non conosce la formidabile potenza dell’organizzazione poderosa e coraggiosa, della previdenza sapiente e tutrice dei diritti sacrosanti di chi vive tra i perigli del mare e vuol essere considerato come un fattore precipuo della ricchezza e della dignità isolana.
Sfruttamento feudale delle lagune litoranee, sfruttamento di cui il governo stesso è complice, inceppamenti di ogni genere da parte degli strozzini di ogni paese e dei pescatori ignoranti: ecco lo stato dell’industria peschereccia nel paese che dà il miglior pesce del Mediterraneo, le più ricche e costanti zone di pesca periodica ed i migliori nascondigli di pesca costante, ecco lo stato miserando del paese littoraneo della Sardegna, che oggi, in piena aura di vittoria, ci rappresenta lo squallido aspetto dei giorni dei pirati barbareschi e…. non barbareschi! Poche case avocano a sé le ricchezze del tonno sardo, pochi trafficanti spagnuoli e qualche raro imitatore semi-spagnuolo sfruttano la ricchezza della meravigliosa aragosta sarda, venduta a miglior mercato a Cette ed a Parigi che a Cagliari ed a Carloforte; e di questo denaro usufruiscono i pochi spagnuoli che seppero, con abili contratti, accaparrarsi un prodotto che doveva invece dare all’Italia un primato meraviglioso.
E cosi tutto sfugge al buon sardo; e ciò deve finire, a costo di una risoluzione economica, prima che egli, stufo d’esser sfruttato e deriso, impieghi a diritto ed a torto quei sistemi sbrigativi che gli valsero la vittoria e la gloria sui campi della guerra.
E così il sardo deve provvedere anche al movimento del forestiero, che deve essere acuito e diretto non ad un inutile sfogo di ambizione e di civetteria ospitale, ma alla vera applicazione di quei concetti di cementazione reciproca delle varie terre nazionali che sono la base, la ragione, la finalità dell’opera del Touring. E non solo di questo. Può essere che secchi alquanto al sardo di vedersi attorno un’ondata di forestieri che mescoli la frivola e gaia vita continentale con l’austero ambiente dell’altipiano centrale di Bitti, di Orune, di Abbasanta; può essere che la serena pace dei dolci buenos retiros di Desulo e di Aritzo, di Fonni o di Limbara o di Teulada perda un po’ della sua fragranza silvestre e caratteristica, quando alle vivacissime forosette rusticane, dai rutilanti costumi di reginette, si frammischieranno i nostri giovanotti continentali, le nostre figliuole d’oltremare, alquanto più leggermente vestite e me no severamente austere; può es sere che il vecchio sardo, berrettato e barbuto, brontoli un minuto e frema, sentendo invaso il suo bosco solitario, la sua bella tanca sonante di greggi, dalla frequenza indiscreta e rumorosa dei foristeris. Ma niente paura. Ziu Bachis brontola e freme per dovere, come il suo cane, ma dieci minuti dopo si rassegna, si convince, vi offre il suo vino ed il suo migiurada, il meraviglioso yogurt sardo, ma un yogurt che sta a quello di Jugoslavia come Dante sta a Trumbic, come i diritti dell’uomo stanno a quelli del pidocchio. Caro Ziu Bachis! sapete come si difende da quell’indiavolato giro di femminas foristeras e di picciocus conca levias de continente?, a colpi di berrettone ed a brocche del suo moscato, che si deve consumare lì, sul posto, senza colpo ferire, a brocche di quel moscato sardo, profumato e sensuale, che accende gli estri delicati del trovadore e del musico; che risveglia il desiderio, coi materni echi di Xeres e di Alicante e di Xatira, delle placide sere sivigliane e madrilene, e addolcisce in languido oblioso sospiro le vivaci acrimonie politiche ed amministrative; che concilia i nemici; che prepara al perdono; che suggerisce le amicizie e gli amori.
E ziu Bachis se ne intende e degli amori e del vino; anch’egli è stato in Continente a vendere le sue vacche ed il suo formaggio; anche ziu Bachis mostro il suo nero costume e la sua lunga berretta a Roma e persino a Genova ed a Milano e, dopo maturo consiglio, e le spinte di ziu Angeledda, è persino diventato socio del Touring! Ed è ziu Ваchis che ricevette serio ed impettito come un confessionale, le mie confidenze ed il mio piano della camera del forestiero, per quanto le sue idee sieno rimaste ferme in proposito e per quanto egli sia duro da convincere.
L’opera della camera del forestiero dovrebbe esser fatta d’accordo tra Touring Sardegna, con l’intervento delle autorità costituite, con quell’armonia mirabile che è appunto la base dell’ordine sociale, sotto qualsiasi forma.
Se a Cagliari e a Sassari noi dobbiamo esigere che sorgano buoni alberghi, tali da essere delle belle scuole di modernità nelle concezioni igieniche e dilettose della vita, se dobbiamo esigere, dico, che vi si abbiano case per tutta la gente come si deve, che siano non inospitali depilatorii sistematici, ma l’hospitium moderno, che siano l’Ostello amicale e bon enfant, che si ricorda con amoroso desio, invece non possiamo assolutamente esigere che ciò avvenga anche in tutte le cittadine minori di Sardegna, come in Iglesias e Alghero e Nuoro, ecc.
Ma per conoscere bene le belle case di Sardegna che il Touring ha additato nella sua Guida noi dobbiamo uscire da questi punti centrali, dobbiamo permeare per la bella Barbagia, per la Gallura, per la solitaria Baronia e per Teulada, dobbiamo poter trovare lungo tutti i percorsi di tutte le vie di Sardegna, nei cento e cento villaggi, fieri e dignitosi come reggie o come nidi di falchi, circondati dai cupi misteri delle selve montane o sorridenti di chiarità luminosa innanzi alle placide marine, dobbiamo trovare, e sul monte e sul piano e sul colle e sul lido, una casa amica e pulita, dove la cortesia sarda si associ alla previdenza ed alla dignità, dove la bontà e la bellezza della meri de domo, della padrona di casa, concorrano a lasciare nell’animo del discreto e rispettoso viandante quel ricordo profumato e gradito che anch’egli deve lasciare nell’ospite di un giorno.
In ogni villaggio, da tempo immemorabile, anche a prescindere dai rapporti simpatici ma talora opprimenti dell’ospitalità isolana, si trovano persone che si danno al lucroso mestiere di ricevere il visitatore, sa gente angena o su foresteri: ma queste persone sono per lo più qualche vedovella o qualche maresciallo o brigadiere della Benemerita che cerca di arrotondare la sua pensione coll’esercizio di una funzione bettoliera che fa a pugni col suo rigido passato, o qualche continentale che terminò il suo soggiorno più o meno volontario ed a piede libero in Sardegna e che dedica i suoi giorni ad una vendetta metodica contro i suoi simili, avvelenandoli con prodotti più o meno alterati della fantasia liquorista del continente, o con rifiuti delle cantine padronali della Romandia, dell’Ogliastra o Campidano.
Le bettole del villaggio sono per lo più «taverne» da carrettieri o da sfaccendati ubbriaconi di cattiva lega; le casette ospitali sono invece nella massima parte dei casi delle care oasi di gentilezza e di ospitalità, dove si trova una discrezione ed una virtù che indarno cercheremmo in ambienti più evoluti di terraferma. È spesso una virtù un po’ agreste e permalosa, una virtù che sa rispondere con fiero cipiglio e con un lampo sdegnoso di cupi occhi corruscanti di altezzosa regalità di razza, ma è sempre un’educata e garbata forma di cortesia senza servilismo che può essere la base di una sana e radicale riforma o meglio organizzazione dell’accoglienza dell’ospite, che noi dobbiamo intraprendere per la Sardegna. Nei paesi che il Touring segnalò per interessanti qualità e per motivi di attrazione turistica, artistica e commerciale, e che possono essere tappe obbligatorie per il ritorno a sedie preferite, l’opera per la camera del forestiero deve subito entrare in azione e sopratutto dare i frutti immediati, e darli in modo che essa sia esempio a tutti gli altri centri di Sardegna, non solo, ma anche di zone esterne di Sicilia e d’Italia. Quindi questa istituzione della Camera del forestiero deve essere il primo anello, la prima opera che il Touring, pratico amico della Sardegna, dovrebbe attuare nella terra amica.
Quando in paese di Sardegna avrà il Touring segnalato qualche bellezza degna di trattenere il forestiere, il primo passo sarà quello di riunire in armonia tutti i soci locali del Touring e fare una pro villa o pro loco. In quale si associ il sindaco, il capo stazione se c’è, il Comandante dei Reali Carabinieri, il maestro, il pretore e possibilmente anche il parroco; specialmente in quelle diocesi in cui, per giovanile spirito del Vescovo, anche i parroci siano pronti a sentire le voci nuove, ad accostarsi alla vita e a togliere di dosso a se stessi ed alle loro pecorelle quella crosta di superstizione, di feticismi inferiori che sono indegni di educatori serii e degni. A costoro deve essere aggregato il titolare dell’ufficio postale, che è una delle forze più grandi della Sardegna; spesso è un arcigno tutore delle norme postali affliggenti la patria, spesso è un formidabile seccatore petulante e ficcanaso, talora un soave e poetico amico, risvegliante nei carmi l’agreste musa! Il titolare postale, a mio credere, deve essere avvertito, con mezzi persuasivi, che egli serve il pubblico e non lo domina; lo illumina con cortesia e non lo vessa, e deve tenere l’ufficio in forma ed aspetto garbati e pulito, non come una stalla: e l’esempio però deve parlare dall’alto, da Cagliari, dove l’ufficio postale è un insulto alla vista, all’udito, all’olfatto.
Quando l’ufficio pubblico sarà pulito, dovremo anche dare una capatina al Comune ed alla Pretura, con buoni colpi di scopa e buone multe; e allora tanto meglio potremo esigere che tutti quelli che hanno delle camere o dei letti a disposizione dell’errante forestiero le mettano in condizioni volute. Meno abbondanza di fiori artificiali, di santi tutelari e di tende, meno candelabri e specchi deformanti, meno anche, se volete, ritratti personali, meno crosta e più sostanza; cioè letto comodo, in ferro, e pulito scrupolosamente, senza ditteri ed altri insetti irritanti, senza tende e con qualche zanzariera, e soprattutto con tavolini notturni puliti, con un lavamano un po’ capace e un tavolo da scrivere, che assai raramente il sardo ritiene necessario per la vita giornaliera.
Alla manutenzione delle camere in queste condizioni, con i vetri in ordine, deve provvedere la pro loco, con intervento del vicino magistrato del comune e del brigadiere, intervento che non deve limitarsi al consueto interrogatorio, tra doveroso ed ozioso, intorno all’ospite sopraggiunto, ma che deve vigilare, per il buon nome dell’isola, sui rapporti anche economici tra il forestiero e l’ospitante. Dal momento che quello paga, ha il diritto di esigere le comodità elementari e di non essere seccato a fondo con interrogatorii fracassanti, che se servono a rompere la monotonia della vita del villaggio sardo, mettono a dura prova i nervi del viaggiatore, che ha i suoi pensieri per la testa e non è sempre disposto di raccontare a chi gli somministra il vitto e l’alloggio i propri affari di famiglia e di cuore, le sue condizioni, le sue professioni i suoi gusti, i suoi propositi, le sue idee sulla Sardegna, sull’Italia, sulla guerra, su Wilson e su tutto quello che l’ospite vuol conoscere da chi viene… dal mondo!
Chi ha le camere libere ed è pronto a dare ospitalità a pagamento deve avere una visita dall’Autorità competente, politica e medica, ed in base a tale visita egli ha il libretto, come le guide, con l’autorizzazione di gestire l’ufficio di hospitium e con l’indicazione del prezzo che egli può esigere. La guerra ha portato un incremento spaventoso nelle pretese di questi così detti ospiti del villaggio. Ultimamente sono stato letteralmente saccheggiato, in alcuni villaggi sardi, in case orrende, prive di ogni più elementare comodità, ed alle mie rimostranze tanto l’ospite che l’invocato brigadiere risposero: «Cosa vuole, sono i tempi, e del resto quanto paga Ella a Padova o a Parigi?». Ora questi atti debbono essere repressi senza pietà, perché disonorano e scoraggiano, e per reprimerli bisogna denunziarli; così soltanto manterremo il buon nome della Sardegna, e le lasceremo la sua onorevole fama di terra simpatica, onesta e discreta.
Quindi, libretto di esercizio e prezzi fissi, di comune accordo fra l’albergatore e la pro loco, rappresentante del Touring, e nel libretto le pagine dei benserviti.
Coloro che avranno un maggior numero di benserviti di buone parole lasciate dal traveler o dal pellegrino dovrebbero ricevere un segno di benemerenza dalla Direzione del Touring un premio d’incoraggiamento che li distingua, li stimoli a seguitare.
Ma di tutti questi individui albergato in qualche modo deve essere fatto l’elenco e dato in nota ai Capiconsoli del Touring, a Cagliari, a Sassari ed all’ufficio di Golfo Aranci, presso la Stazione Ferroviaria, in modo che, quando sia possibile, visitatore, massime l’automobilista, possa prevenire la sua gita anche per telegramma. Il resto verrà da sé ed il resto sarà un miglioramento della camera del forestiero, nella sua esteriorità confortatrice, sarà un’elevazione nella forma che non altererà la sostanza ma sarà un mirabile e degno completamento di quella finezza, di quel quella simpatia, fascino di ignote e più grate cose che sveglia in tutti i buoni e veri turisti intelligenti la bella e verginea Sardegna.
Un capo console o un ispettore generale del Touring dovrebbe vigilare quest’opera, con frequenti visite, con plausi e con buone strigliate, con opportuni premi e con multe, dovrebbe fare tutto quanto è possibile perché la istituzione da lui rappresentava divenga, qual’è nelle sue vere direttive, un fattor di bene per la Sardegna.
l’esempio di questo bene fruttificherà largamente, e la naturale disposizione del sardo alla pulizia di sé e della casa avrà u notevole incremento; le belle camere si faranno più numerose col rapido crescere delle visite turistiche, e si cesserà così da quel l’ignoto terrore che tiene lontano, non dico il continentale, ma anche lo stesso cagliaritano e sassarese dalla gita nell’interno dell’Isola.
Mi ricordo che ho visto varii miei amici di Cagliari arretrare innorriditi all’invito di partire con me per Bitti o per Lula o per Urzulei nella Baronia. Eppure posso dire che anche in questi paesi ho trovato eccellente ospitalità, in case pulite, linde e niente niente esigenti; ma debbo pur dire che in tutti questi posti, ed in altri centri, ho dovuto perlustrare, parlamentare per un’ora, prima che dalla cerchia importuna dei soliti curiosi uscissero i soliti cortesi che mi guidassero all’ambito ostello.
E lì, giù l’interrogatorio…
Concludendo questa lunga tirata, egregio e paziente signor Commendatore, eccole lo schema delle direttive dell’opera del forestiero per la Sardegna, che ha tanta parte nel piano della circolazione del forestiero nell’isola del sogno.
1) Il Touring incoraggi l’istituzione di tutte le pro Abbasanta o pro Isili o pro Villacidro della Sardegna, ecc. есc.
2) I Ministeri dei Culti, delle Poste, dell’Istruzione e dell’Interno devono essere invitati a dare disposizioni precise ai di pendenti perché cooperino all’iniziativa che il Touring ha intrapresa per il bene della Sardegna. L’arma dei Carabinieri ed il medico, il presidente delle pro villa, il parroco, il maestro elementare, il pretore devono, insisto sul devono, catechizzare coloro che aspirano a tale esercizio di ospitalità compensata a tenere la loro cameга o le loro camere in condizioni di decenza di salubrità, di dignità, compatibili anche con la sobrietà lieta e simpatica del costume locale; il titolare dell’ufficio postale è tenuto a sapere tutti i giorni quali e dove siano le dimore libere ed accessibili ed a segnalarle al sopraggiunto forestiere.
3) La previdenza del Touring, premiando i benemeriti, li incoraggerà a tenere quelle riserve e quelle provviste che rendano possibile una discreta e passabile accoglienza dell’impreveduto randagio turista. Il «non vi ha nulla» non deve essere possibile, in nessun modo, nel paese più ricco d’Italia, dove pesci e galline, uova e frutta, cacciagione ed armenti, sono largamente disponibili, dove si possono avere le salsiccie più profumate, le più svariate qualità di prosciutti, di lingue affumicate, di formaggi, di latticini in genere; dove con un poco di buona volontà, accanto al pesce che è una festa degli occhi e del palato, si può allestire delle composte di frutta, delle marmellate, dei dolci memorabili come i detti di Socrate; dove un po’ di risparmio ed un po’ di intelligenza possono apprestare all’ospite continentale frutta fresca d’inverno, rinfreschi d’estate, possono insomma fare in modo che quella festa del cuore, degli occhi, del pensiero che è il villaggio intelligente in Sardegna, sia anche festa del gusto e del senso, nel più alto e nobile senso delle parole.
4) Siano indicati i benemeriti delle camere del forestiero, tra i benemeriti della Sardegna; vale più l’allestitore di un buon pranzo, ammannito a tempo e con buona discrezione, che cento chiacchiere stupide rifritte e stomachevoli dei soliti parolai dei circoli civili e rusticani sardegnoli.
5) Si raccomanda la buona pazienza reciproca degli ospitanti e degli ospitati, ma anzitutto quella generosa intelligenza che fa comprender ad entrambi che la cortesia e la discrezione sono due grandi virtù italiane e che la nostra Italia si è congiunta, e meglio si dovrà congiungere, con il fiero e valido cemento della virtù. Ma virtù in senso operoso, attivo e persuasivo, che è appunto la grande dinamica, la grande molla che agita noi del Touring, nella convinzione felice di correre, di volare anzi, in una strada dove non forme né tradizioni, non infingimenti né riguardi, non sospetti né diffidenze inceppano il libero corso di questa nostra famiglia, che solo sogna, che solo vuole, che solo esige, da tutti e magari contro tutti, il bene della Patria.
Nel desiderio del quale bene, egregio signor Commendatore, le stringo la mano devotamente.
SI VEDA QUI la prima parte della dissertazione sul turismo di Antonio Taramelli
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