Carattere fisico e morale dei galluresi

di Vittorio Angius – a cura di Guido Rombi

Carattere fisico. I galluresi hanno buon temperamento, mediocre statura, belle forme, assai aggraziate soprattutto nelle femmine; occhi vivaci ed espressivi, bel colore della pelle, snelle e insieme robuste le gambe e le braccia. […]

La loro intelligenza è ammirata non solo negli uomini eruditi ma pure in quelli che non lo sono e, tra questi, soprattutto nei pastori aggesi, capaci davvero di stupire per la forza e l’eloquio dei loro ragionamenti.

Educazione fisica. In altri tempi era dura nei paesi e durissima nelle cussorge per i frequenti disagi e le molte privazioni.

I corpi si abituavano con gran pazienza ai rigori atmosferici e si predisponevano alla agilità e allo sviluppo delle forze: ora, invece, quella durezza non si vede che in un terzo al più delle famiglie pastorali, sostituita da modi più aggraziati e gentili.

I più portano ancora lunghi i capelli ma si radono invece con più frequenza, cosicché la barba lunga la portano solo i banditi e quelli che sono in lutto per la morte di qualche parente.

Carattere morale. I galluresi sono ragionevoli e facilmente educabili; accorti, coraggiosi e anche temerari; irritabili, puntigliosi e pronti a vendicare le offese; spesso generosi con i più odiati nemici e benevoli verso i forestieri; superbi nella concezione della loro “naturale eguaglianza” e per niente rispettosi della supremazia altrui dovuta al solo favore della sorte; obbedienti ai magistrati imparziali quantunque severi e all’autorità di coloro che – delegati all’ordine pubblico – operano con moderazione; devotissimi al Sovrano.

Vero è anche che – abituati come erano alla più ampia libertà – finora hanno dimostrato grande avversione a far parte di una milizia e a vestire l’uniforme del Re, tuttavia quando furono chiamati a qualche grave bisogno corsero infervorati affrontando i più grandi rischi e si distinsero più che le truppe di ordinanza. (Si veda l’anno 1793 nella voce “Dal 1720 al 1837).

Hanno animo religioso e riveriscono i sacerdoti. Sono molto propensi alla galanteria e all’amore.

Ormai hanno dismesso la tipica feroce gelosia per cui erano assai temuti. Anzi, diversamente da altri sardi troppo legati alla loro terra d’origine, i galluresi a parte quelli di Aggius, vanno e abitano volentieri in altre regioni dove possano vivere più comodi. Là dove vi sono altri compaesani legano subito con essi prestandosi ogni opera a mutuo vantaggio. Negli antichi scismi municipali essi parteggiarono sempre per i cagliaritani e mai fecero alleanza coi sassaresi. Siffatte simpatie non sono spente ancora.

I tempiesi e lurisinchi sono industriosi e cercano di arricchirsi, solo che i primi sono amanti di godere dei comodi che possono riceverne, gli altri restano sempre parchi e non sdegnosi delle più dure privazioni; gli aggesi amano molto il loro luogo natìo, sono magnanimi e cortesi; il nuchisino è servizievole pur nella sua povertà; il calangianese si accontenta di poco ed è parco, ma sa largheggiare nelle occorrenze; i bortigiadesi sono così impegnati a fare che difficilmente si può dire quale sia il loro comune carattere; il terranovese (olbiese) è amante dell’ozio ed è un po’ libertino; l’isolano (della Maddalena) è di buona tempra; il longonese (santateresino) ha molto della natura dei corsi, sia perché molti provengono da quelli, sia per il frequentissimo commercio.

Educazione morale. È certamente ora più accurata che in passato e si vanno facendo ogni giorno progressi, sia perché il vescovo provvede sollecitando i parroci ad essere più assidui nell’istruzione religiosa e sia per la diffusione, grazie agli elementi migliori, di più valide conoscenze, cosicché cadono i vecchi pregiudizi e vengono meno certe antiche massime erronee. Sono ancora forti il sentimento dell’onore e l’odio e il disgusto contro le azioni degli ignavi.