IV.1 – Nomi e incontri dei giovani e delle ragazze da marito

di Maria Azara

Il giovane e la ragazza da marito sono chiamati nella maggior parte dei paesi della Gallura, vaggjanu e vaggjana (154); ma non manca qualche variante nelle zone terminali. Verso l’Anglona, per es., si chiamano bajanu e bajana.

(154). La parola sembra che derivi dal latino «vacaneus».

 

Si usano anche spesso, a seconda dell’età, le indicazioni di più larga accezione: a Tempio: cióanu, cióana, piccinnu, piccinna (giovane) steddóni (ragazzone) steddóna; piccinnéddu, piccinneédda; a Luras e verso l’Anglona zóvanu, zóvana (giovane); piséddu, pisédda (ragazzo).

Ho già indicato, dicendo delle feste dei giovani, quante occasioni hanno questi di avvicinarsi, di studiarsi e di conoscersi bene prima di fidanzarsi.

Gli amori e i fidanzamenti in Gallura, in genere, durano molto a lungo. Qualche volta i due giovani hanno cominciato a sentire reciproca simpatia fin dall’adolescenza, ma serbano sempre contegno corretto e riguardoso per parecchi anni scambiandosi soltanto qualche frase gentile, e spesso qualche innocente frizzo, durante i balli o le feste, oppure facendo lunghe chiacchierate inconcludenti mentre la ragazza sta sulla porta di casa o affacciata a una finestra del pianterreno, e il giovane a uno o due passi di distanza. Ad essi è allora riconosciuta, quasi ufficialmente, la qualità di innamurati; ma questi amori non sono impegnativi (155) finché non interviene il fidanzamento vero e proprio. Allora le cose cambiano e la rottura della promessa porta spesso gravissime conseguenze, di cui parlerò appresso.

(155). Data la correttezza con cui i colloqui si svolgono, si può dire sotto gli occhi di tutti, nessun danno deriva alla ragazza se è lasciata dall’innamorato o se ella stessa lo lascia. Si dice che, conoscendosi, si sono accorti «chi non erani fatti l’una pa l’altu (non erano fatti l’una per l’altro).

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