I Viaggi in SARDEGNA tra il 1881 e il 1885 dello scienziato naturalista
ACHILLE COSTA
NOTIZIE ED OSSERVAZIONI SULLA GEO-FAUNA SARDA
di ACHILLE COSTA →
ATTI DELLA R. ACCADEMIA DELLE SCIENZE FISICHE E MATEMATICHE
Napoli, Tipografia dell’Accademia Reale delle Scienze
INDICE
ELENCO COMPLETO DEI VIAGGI E DELLE RELAZIONI DI ACHILLE COSTA
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MEMORIA PRIMA – 2 settembre – 6 ottobre 1881
MEMORIA SECONDA – 15 aprile – 29 giugno 1882
MEMORIA TERZA – 7 luglio – 14 settembre 1883
MEMORIA QUARTA – 1884 (ma non a seguito di viaggio, causa colera)
MEMORIA QUINTA – 10 maggio – 4 giugno 1885
MEMORIA SESTA – 2 luglio – 21 agosto 1885
Risultamento di ricerche fatte in Sardegna nel settembre 1881, pel Socio Ordinario ACHILLE COSTA (presentata nell’adunanza del di 4 febbraio 1882)
SUI VIAGGI DI ACHILLE COSTA IN SARDEGNA SI VEDA
Roberto A. Pantaleoni e Stefania Bagella, Achille Costa (1823-1898) entomologo naturalista esploratore, ed i suoi viaggi in Sardegna, in «INSULA. Quaderno di cultura sarda», n. 9, dicembre 2010 →
MEMORIA PRIMA – 2 settembre – 6 ottobre 1881
Uso a trar profitto in ogni anno del periodo che le occupazioni Universitarie lasciano libero, onde impiegarlo in ricerche zoologiche, nell’anno ora spirato, scelsi a campo delle mie investigazioni la Sardegna. Non perchè quest’isola fosse stata finora poco esplorata, chè anzi basterebbe menzionare le ricerche del Genè, il quale vi dimorò non una, ma diverse intere stagioni per incarico del Governo del Piemonte, per convincersi del contrario. Le raccolte fattevi da questo distinto Zoologo, che ho osservate nel Museo della Università di Torino, furono copiose oltremodo, e sarebbero state sufficienti per un Prodromo di Fauna Sarda. Però, non ostante avesse molto raccolto, poco giunse ad illustrare egli stesso. Infatti, oltre la monografia de’ Rettili e due fascicoli sopra Coleotteri nuovi o poco conosciuti, null’altro pubblicò. Molti insetti inviò ad Entomologi specialisti, che ne pubblicarono le novità nelle rispettive opere. Anche fino ad epoca molto recente giacevano in quel Museo nella collezione Entomologica Sarda molte specie inedite, che ho pubblicate io medesimo, soprattutto di Emitteri ed Imenotteri.
Dopo del Genè, vari Naturalisti stranieri ed italiani hanno fatto ricerche in quell’isola, e ciascuno vi ha avuto la sua quota di bottino scientifico. Tutto ciò non mi dissuadeva dal visitare la Sardegna; sia perchè era in me vivo il desiderio di conoscere un’isola, che offre tanto interesse pel Naturalista, sia perchè persuaso che nessuna contrada può dirsi esplorata abbastanza, e che qualche spigolatura poteva ancora esservi a raccogliere.
La stagione nella quale ho eseguito le mie ricerche non è stata certo la più propizia, considerando che in Sardegna, indipendentemente dalla posizione meridionale, a causa della abituale scarsezza di acque piovane, durante la state ogni vegetazione spontanea scompare. Ma la stagione non era scelta da me, sibbene imposta dalle circostanze. Però, se ciò poteva rendere il frutto delle mie ricerche proporzionalmente scarso, avevo il convincimento che queste non avrebbero mancato di offrire la loro parte di importanza per la ragione stessa che, avendola i Naturalisti ordinariamente visitata nei mesi più favorevoli, le notizie e le osservazioni che avrei raccolte in questa stagione, non trovando riscontro in quelle di altri, avrebbero potuto avere il loro speciale interesse.
I risultamenti hanno corrisposto alle previsioni. Infatti, per citare un esempio tra i molti che potrei qui addurre, il Genè parlando del suo Philax nivalis, dice che sciolte le nevi pare che muoia, avendolo trovato dopo quell’epoca abbondante sì, ma sempre morto. E pure nella metà del Settembre quell’insetto trovavasi vivente sulle maggiori alture del Gennargento, delle quali è quasi esclusivamente abitatore, unitamente ad altri coleotteri speciali di quelle vette, che il Genè trovò soltanto in fine di primavera e cominciamento di estate. Oltre a ciò, vi ha un’altra considerazione. Talune specie di Ortotteri e di Emitteri raggiungono soltanto assai tardi il loro completo sviluppo, sicchè nel mese di Settembre era più facile che in altra stagione trovarle allo stato di immagini.
Concludendo posso affermare che le mie indagini, non ostante la stagione tardiva, non sono rimaste senza vantaggioso frutto, siccome risulterà dalla esposizione che farò delle cose raccolte. Chè anzi il risultamento è stato per me tanto soddisfacente, d’avermi lasciato nell’animo un vivo desiderio di ritornarvi in stagione più opportuna, e dimorarvi ancora un tempo più lungo, a fine di poter riunire gli elementi necessarî per un Prodromo della GeoFauna Sarda. Nel presente lavoro, pertanto, darò in una prima parte il ragguaglio de’ luoghi percorsi e de’ mezzi a ciò adoperati, potendo siffatte indicazioni, soprattutto per le regioni montuose nelle quali s’incontrano le difficoltà maggiori, riuscire utili ad altri naturalisti che volessero battere i medesimi sentieri, siccome ho fatto pel viaggio in Calabria. Ed indicando in ciascun luogo le specie più interessanti rinvenutevi, l’insieme di tali notizie può somministrare utili elementi per la geografia zoologica. In una seconda parte esporrò sistematicamente tutto quello che nelle diverse contrade ho raccolto. Una terza conterrà le note illustrative o la descrizione succinta di specie che lo meritassero. La descrizione minuta e la figura di queste ultime sarà data in lavoro più esteso, che ho in animo pubblicare qualora possa realizzare il progetto di più estese ricerche in quell’isola. In contrario le darò come supplemento al presente lavoro, quando avrò potuto ancora completare lo studio delle molte specie che attualmente rimangono tuttora indeterminate.
Debbo pertanto avvertire occuparmi in tale lavoro esclusivamente della Fauna terrestre: la fauna marina avrebbe bisogno di residenza assai prolungata ne’ principali punti della costa dell’isola, e dell’aiuto di abili pescatori. Le quali cose non poteva io effettusre. Finalmente mi occorre esternare la mia gratitudine verso i molti Signori che mi sono stati generosi di cortesie e di agevolazioni nelle mie ricerche, e de’ quali troveransi segnati i nomi nella relazione del viaggio che succede. Essi han dato una prova luminosa che la Sardegna, lungi dall’essere un’isola tuttavia semiselvaggia, sta innanzi nella civiltà, non meno che nella coltura intellettuale, assai più di quello che nel continente generalmente si pensa.
PARTE PRIMA
Relazione del viaggio
[i numeretti all’inizio dei paragrafi fanno riferimento al giorno]
SETTEMBRE.
Col piroscafo postale A. Volta, che salpò dal nostro porto alle ore 2 p.m. lasciai Napoli. Il mare, dapprima leggermente agitato, andò man mano imperversando, e la notte divenne quasi burrascoso: sicchè il dì seguente, anzichè nell’orario normale, non si gittò l’ancora nel porto di CAGLIARI prima delle nove della sera.
L’albergo che in questa città gode fama di meglio tenuto è intitolato la Scala di Ferro: a quello quindi mi diressi. Debbo però confessare che rimasi deluso nell’aspettativa. La sala da pranzo e l’altra da caffè che vi sono annesse farebbero ottima mostra in qualunque città di prim’ordine; l’albergo però non è al livello della civiltà di CAGLIARI, e rimane pure inferiore a taluni che trovansi in altre città dell’isola medesima, le quali non sono a lei superiori nel resto. Ed è a desiderare che Municipio e cittadini s’impegnassero perchè uno migliore ne sorga, che possa più convenientemente accogliere i forestieri[1]).
- ― Il primo ad essermi largo di cortesie fu il dott. Angelo Falcone, che nelle prime ore del mattino mi fu di guida per conoscere le parti principali della città per me nuova. Non volendo però che quella prima giornata passasse senza iniziare le mie ricerche scientifiche, profittando di una visita a fare all’ottimo e distinto collega Prof. Patrizio Gennari, mi diressi all’Orto Botanico, che è tutto fondazione del nominato professore; e dopo aver col medesimo curiosato l’Orto, mi recai alla parte tuttora incolta limitrofa a quella già messa in coltura, nonchè alle praterie naturali che son presso l’antico Anfiteatro. Le indagini non riuscirono infruttuose. Furono infatti per me interessanti l’Ephippigera rugosicollis incompletamente descritta dal Serville ed il Gryllus Cerysii nella sua forma tipica. Non voglio tralasciare di notare la grande abbondanza dell’Helix candidissima.
Nelle ore pomeridiane, condottovi dal sopra lodato Dottor Falcone, visito l’Ospizio marino sardo, destinato a dare ricovero e far fruire dei bagni di mare a ragazzi poveri d’ambo i sessi, affetti da malattie scrofolose: stabilimento mantenuto da contribuzioni private, e che fa molto onore ai cittadini che vi concorrono con le loro largizioni, ed ai Professori che affratellati ne assumono la cura per la parte sanitaria. Presso l’Ospizio rivedo, ed in grande abbondanza, un Ligeideo da me trovato nel Settembre dell’anno precedente presso Palermo, e che ho denominato Eumicropterus aradoides.
- ― L’aridità delle asciutte campagne mi consigliarono a cominciare le ricerche dalle vicinanze delle acque. E però percorsi buona parte della striscia di terra che separa il littorale del golfo dal vastissimo Stagno di CAGLIARI, estendendomi fino alla contrada detta Giorgino. Le ricerche furono inaugurate con auspicii felici. Tra le Salsole e Salicornie che vi vegetano in abbondanza, e che sono le sole piante che ricoprono quasi tutto quel suolo, mi si offrirono tre interessanti specie d’Emitteri, tutte tre mancanti nel continente, cioè:
1) l’Ophthalmicus già descritto da me col nome di O. Genei sopra individui della stessa Sardegna ricevuti nel 1862 dal Museo di Torino[2];
2) la graziosa Pentatoma dal corpo verde oliva col torace e gli elitri orlati d’un bel roseo porporino, onde il Rambur, trovatala nella Spagna la denominò purpureo marginata, senza conoscere che era stata già descritta da Fabricio col nome di cincta, dandole per patria l’oriente;
3) un Isso che denominerò Issus camelus.
D’Imenotteri poi raccolsi un bellissimo Oxybelus, che credo pure nuova specie. Nella parte nuda sabbiosa erano abbondanti le due Cicindele che il Genè descrisse con speciali nomi, imperialis e sardoa. Le quali due specie, sebbene vivessero a poca distanza, pure mostrano la tendenza ad una ubicazione diversa: cosa che ho potuto posteriormente confermare con altre osservazioni. La Cicindela sardoa ha maggior tendenza verso il littorale, mentre la imperialis preferisce la sabbia prossima allo stagno. Non mancarono altre specie poco comuni, delle quali si troverà fatta menzione nel catalogo finale.
In quanto alle acque dello stagno, essendo miste di dolce e marina, poco si prestano alla vita degl’insetti; e se vi ha Crostacei, questi rientrano tra le specie della fauna marina. Vi si poteva soltanto raccogliere di molluschi polmonati il Carychium myosotis, che non è raro presso le sponde, e sempre, come notò il Cantraine[3] in compagnia delle Truncatelle (Truncatella truncatula, Drap.) che vi si possono raccogliere a branchi. Ne’ lembi dell’acqua che s’inoltravano tra le piante vegetanti sulla sponda era oltremodo abbondante uno Sphaeroma, che dapprincipio dubitai fosse il comune Sph. serratum del Mediterraneo. Come in quello, se ne aveano di tutte le varietà di colorazione. Ciò non ostante, quasi a semplice memoria, ne raccolsi taluni, ed esaminatili da vicino ebbi a convincermi, senza esitare un istante, essere specie da quella nominata molto diversa per la forma del grande semmento terminale dell’addome.
- ― Il mattino rimango in città a lavorare e per visitare il Gabinetto Zoologico della Università, che invero trovo molto inferiore al livello dovuto ad una Università, anche tenendo conto dell’essere Università di seconda classe. Il Prof. Parona, che ne è il Direttore, pone ogni cura ad aumentarlo, soprattutto di animali propri dell’isola, ma egli vi era soltanto da otto mesi, e la sua operosità e buon volere non ancora avean potuto dare frutti apprezzabili.
Nelle ore pomeridiane ritorno, in compagnia dello stesso Prof. Parona, a fare ricerca nelle adiacenze dell’Anfiteatro, e ne venni abbastanza compensato dal rinvenimento di una interessante Scutellera del genere Stiraspis ben distinta dall’unica specie conosciuta di europa (S. flavolineata), che chiamerò Stiraspis sardoa. Era proprio l’epoca in cui raggiungeva il completo sviluppo: dappoichè, mentre una sola potetti trovarne allo stato di immagine, parecchie ve ne erano in quello di ninfa.
- ― Visito la collina di S. Elia, ascendendo fino all’ultima punta (lo che non è certo malagevole), e di là estendendomi sino al Faro e poi scendendo alla sottoposta spiaggia del mare. Sulla roccia calcarea candidissima e del tutto nuda rinvengo parecchi individui dell’Elice, descritta per la prima volta da Cantraine col nome di Helix Magnettii, e che sebbene i Conchigliologi considerino come varietà della serpentina, pure offre sempre una fisonomia tutta sua particolare.
E noterò ancora relativamente a quest’Elice, vedere con sorpresa che la Paulucci le assegni per patria la Corsica[4], senza citar la Sardegna, mentre il Cantraine la descrisse precisamente sopra individui raccolti presso Cagliari. Fuori questa Elice, non posso ricordare alcuna cosa che avesse compensata la peregrinazione di quel giorno.
Considerando che le campagne circostanti sarebbero state ingrate egualmente, mi determinai abbandonare Cagliari, per cercare luoghi migliori.
[1] Nella mia relazione di un viaggio per le Calabrie pubblicata negli Atti di questa stessa Accademia, ho fatto notare come uno dei termometri che annunziano la civilizzazione dei paesi, stasse nella esistenza e nella tenuta degli alberghi. La città di Cagliari offre una eccezione a questa regola.
[2] Annuario del Museo zoolog. II, p. 107.
[3] Malacologie Mediterraneenne, p. 172
[4] Faune Malacologique Terrestre de l’Italie.
8. ― Col primo treno della ferrovia mi reco ad IGLESIAS, giungendovi alle
Cominciando dal campo pisano e girando per varii luoghi, terminai alla collina di Monteponi, ov’è il più vasto Stabilimento minerario che esista nella Sardegna per la estrazione dell’argento dalla galena, e dello zinco dalla calamina. In assenza del Direttore, il sig. Battista Segheto ebbe la cortesia di farmene visitare le principali officine. Una parte della campagna percorsa, e soprattutto un campo di finocchio in fioritura promettevano una qualche raccolta in insetti; ma nel fatto rimasi deluso. Invece, in un campo arido di stoppia erano parecchi Ortotteri Acridiidei e qualche Locustideo non ovvio. Nessun rivolo d’acqua vi scorre: però con le acque di rifiuto dello stesso Stabilimento trovai costituito un piccolissimo pantano, nel quale erano già installate alcune specie d’insetti acquatici, come qualche Hydroporus ed una piccola Corisa.
9. ― Il sito che nelle vicinanze di Iglesias può dirsi più importante pel naturalista è
Dalle poche ore rimastovi, per quanto avessi potuto riconoscere la importanza del luogo, altrettanto le indagini ebbero scarso risultamento. Ricorderò aver rinvenuto presso una rupe sotto i muschi l’Helix hispida, Lin., entro il terreno un bel Rhizotrogus, che è il cicatricosus, Muls. Vidi due volte passar sotto i miei occhi il Giasone (Charaxes jasius), ma non potetti chiapparlo. Era pertanto quella la prima specie non comune di Lepidotteri diurni che osservavo nell’isola. Raccolsi altri insetti, ma nessuno che meritasse speciale menzione.
10. ― Altro luogo che avea curiosità di conoscere era l’isola di San Pietro, e per potervi accedere ritornando la sera in IGLESIAS fu mestieri adoperare mezzi speciali, che in generale in Sardegna costano molto.
Con piccolo legno a due cavalli, preso espressamente per mio conto, parto alle
Il mare era tranquillo e l’aria calma, sicchè, essendo inutile la vela, dovette navigarsi a remi. Dopo un’ora e quarto sono al paese CARLO FORTE, che presentasi con ampia fronte costituita da decenti edifizi, e che risvegliavami alla mente la nostra isola di Procida.
Recatomi dal Sindaco, cav. Paolo Segni, in seguito a molte gentili esibizioni, mi destinò un inserviente dello stesso municipio, perchè mi avesse tenuto compagnia. Per tal modo potetti, senza sciupo di tempo, percorrere alcuna parte della campagna e del littorale attigui al paese.
Scopo principale della mia andata in quell’isola era stato quello di cercarvi
Feci quindi ritorno a Porto Scuso, ove potetti conoscere il dott. Stanislao Bruera, e sperimentarne la squisita cortesia. La giornata sarebbe per tal modo rimasta assolutamente vuota di raccolta. Però nello andare da Iglesias a Porto Scuso eromi avveduto che i contorni di GONNESA, per la quale si passa, ricchi di acqua, avrebbero meritato accurata esplorazione. Sicchè nel ripassarvi, essendovi ancora qualche ora disponibile, mi fermai presso uno de’ rivoli di acqua che scorreva in prossimità della via. E per avventura m’imbattei in uno di quei siti molto interessanti per l’entomologo, che in piccolo spazio possono racchiudere molte e buone cose, nascoste presso le radici dei giunchi ed altre svariate piante palustri che vegetano presso le acque. Ivi infatti eranvi molti minuti Coleotteri, sia Carabicini, sia Stafilini, sia del g. Anthicus. Di Emitteri eranvi l’Acanthothorax siculus, allo stato d’immagine e di ninfa[3], lo Ctenocnemis femoratus in tutte le età, ecc.
11. ― Le ore antimeridiane di questo giorno, nel quale eromi proposto far ritorno a CAGLIARI, le passai in una piccola valle molto vicina al paese, detta valle canonica, nella quale scorre un fiumicello che prende il nome stesso della valle.
Cominciando la esplorazione dalle acque, alla loro superficie vedeansi camminare due specie di Hydrometra, la najus e la lacustris, la prima assai più abbondante della seconda; e là dove le acque formavano piccoli seni, rimanendo meno fluenti, si aggiravano i due Gyrinus urinator e striatus e l’Orectochilus Bellieri. Entro poi le acque trovai qualche Hydroporus: potendo dirsi non ricche di coleotteri, almeno ne’ punti da me esplorati. Di molluschi eravi abbondantissima
12. ― Nel pomeriggio me ne ritornai a CAGLIARI, ove passai la giornata del 12, senza far peregrinazione, dovendo disporre l’occorrente per partire peʼ monti.
[1] Albergo del Leon d’Oro.
[2] Ins. sard. I, p. 5.
[3] Una di queste si trasformò il dì seguente entro lo stesso tubo di cristallo, nel quale l’avevo riposta per esaminarla.
[4] Il Prof. Parona me ne aveva in fatti offerti due individui raccolti presso Cagliari in tale epoca. Posteriormente ne ho ricevuti da Melone individui raccolti in novembre.
[5] Fauna di Aspromonte, p. 166, t. IV, f. 1.
- ― La catena di monti che mettono al GENNARGENTO, il colosso della intera isola, la cui punta più culminante secondo le più recenti valutazioni si eleva sul mare poco men che due mila metri non è facile a percorrersi senza abile guida. E però in questa gita pensai di associare a me Stefano Melone, preparatore tassidermico il quale alla esatta conoscenza di queʼ monti, come di molti altri luoghi dell’isola, unisce ancora sufficiente perizia nella ricerca e raccolta di animali.
Delle diverse vie per le quali alla vetta del Gennargento si può giungere fu prescelta quella di Lanusei. Sicchè la mattina del 13 alle 8 a.m. partii da CAGLIARI sopra un piccolo piroscafo, il quale alle 6 p.m. mi lasciò sul littorale di TORTOLÌ, donde in vettura passai a Lanusei, giungendovi alle 10 della sera.
Sebbene svariatissimi siano gli abbigliamenti de’ popolani di diversi paesi della Sardegna, pure debbo dire che nessuno mi ha tanto colpito quanto quello degli abitanti di Tortolì. Si direbbe il Pulcinella napoletano cui fosse aggiunto un corto gonnellino di panno nerastro a grosse pieghe, che dalla cintura scende appena fino alla base dei femori.
LANUSEI, quantunque città capodistretto e sede di sottoprefettura, non offre alcuno albergo possibile. Però grazie alle cortesie del giovane ingegnere sig. Edmondo Sanjust di Teuleda, che per caso avevo avuto a compagno di viaggio da Cagliari, fui albergato nella casa destinata agl’Ingegneri del Genio Civile.
- ― Per avviarmi al Gennargento era prima necessità provvedermi di animali e pedoni che mi avessero servito per tutto il giro di quella intrigata catena di monti. Nel che trovavami certamente imbarazzato. Ma il Sindaco di quella città, sig. Agostino Gaviano, persona colta ed oltremodo cortese, si compiacque gentilmente di togliere a sè il difficile incarico, soprattutto di trovare uomini di sua piena fiducia; mentre d’altra parte il mio uomo di compagnia pensava alle provvisioni necessarie per lo stomaco.
Adempiuto per tal modo ad ogni bisogna, alle 10 a.m. potetti mettermi in cammino. Percorsa buona parte della via carrozzabile che conduce a Villanova Strisaili [corrige Straziale] (volgarmente Strasalis), s’incontra a sinistra una piccola valle, in fondo alla quale scorre un torrente intitolato Rio campo. Qui mi arresto alcune ore per fare ricerche, sia nelle acque del torrente stesso, sia presso le sponde.
Nelle acque era abbondantissima la Physa contorta, e meno abbondante una Limnea, che con dubbio riferisco alla lagotis, Sch., e della quale incontrasi una forma assai distinta, che se non quale specie, dee certamente considerarsi come una buona varietà.
D’insetti eranvi parecchi Idrocantari e taluni Emitteri Idrocorisi. Il Tropidonotus viperinus vedevasi qua e là un poco abbondante. Degl’insetti raccolti presso le sponde citerò un Percus di cui avevo in collezione individui ricevuti dal Genè col nome di Feronia sardoa. Le molte altre specie si rileveranno dall’elenco nella parte seconda.
Alle 3½ mi rimetto in cammino, ed alle 6 giunsi a VILLANOVA STRISAILI [corrige Straziale]. Questo paese, che un tempo fu ricco di case e contava circa duemila abitanti, ora non possiede che pochi abituri, ove sono ricoverati una cinquantina d’individui, da’ quali non è possibile ricevere ospitalità di qualunque sorta. Nondimeno potetti trovare ricovero in una stanzuccia destinata a qualche ingegnere del genio civile che giri per ragion di servizio, ed in quella passai alla men triste la notte, soddisfacendo al vitto con le provvigioni che meco stesso portava.
- ― La mattina di buon’ora lascio quella infelice residenza per inoltrarmi nella regione montuosa. Poco oltre il paese s’incontra una piccola pianura con modesto corso di acqua denominato Rio de Nurtis. Rimanendo qualche ora in quella pianura potetti raccogliere poche ma buone specie d’insetti, precisamente di Lepidotteri notturni, fra quali nominerò la bellissima Geometra, Eubolia proximaria, descritta da Rambur come propria della Corsica. Di Nevrotteri vi fu quello elegante Friganeideo ad ali nerastre con due fasce ed una macchia di peli argentini, che è la Mystacida Genei, Ramb.
Più oltre s’incontra una fonte di purissima acqua, detta Sorziada. Convinto che ovunque si ha in regione boschiva acqua e vegetazione svariata ivi è posto interessante per l’Entomologo, mi arrestai ancora in questo punto: e non m’ingannai. Mi sorprese dapprima il trovare de’ Lepidotteri la Libythea celtis, sia per la stagione, poichè presso Napoli l’ho incontrata nel mezzo dell’inverno, sia perchè specie ordinariamente rara. L’ordine poi che mi somministrò maggior numero di specie interessanti fu quello degli Imenotteri. E ricorderò con piacere avervi trovata la Bembex geneana da me descritta sopra unico individuo trovato nella collezione degli insetti sardi del Museo di Torino, e la Tachytes rufiventris descritta primamente da Spinola come propria della Corsica. Era inoltre notevole in quel sito la frequenza della Sphex anthracina.
Proseguendo si passa per un posto denominato Murulongo; ed infine passando da monte a monte ne’ quali era facile vedere qua e là saltellare il Muflone, si giunge al piede del Gennargento. Qui ci fermiamo in una capanna ad uso di ovile detto Sururriddu, che per fortuna era disabitata, per modo che potetti installarmivi da assoluto padrone insieme alla mia guida e i due pedoni. Avanzando ancora qualche ora dị luce non volli farla passare inutilmente, ed aggirandomi per quelle vicinanze fino al sottoposto fiume, ne venni compensato da varie specie non ordinarie d’insetti. Nel fiume poi vedevo abbondanti l’Euproctus platycephalus Rusconii (Gen.) ed il Discoglossus pictus (Pseudis sardoa, Gen.). La notte, come è facile intendere, la passai sdraiato sul nudo ed umido suolo, formandomi semplicemente con mia manta sostrato e copertura.
- ― Non appena i raggi del sole cominciarono a diradare le tenebre, abbandono quel bugigattolo. Mentre fino alla sera precedente eravi stata temperatura elevata ed aria calma, sicchè non ostante l’altezza in cui mi trovavo avevo potuto passare qualche ora a cielo scoverto, il mattino mi trovai con un vento impetuoso ed assiderante cominciato durante la notte. Mi metto in cammino per raggiungere le parti culminanti del Gennargento. Lungo la via, ricercando sotto le pietre, poichè all’aria libera il vento non permettea ad alcun entomato svolazzare, vidi per la prima volta in natura il Notopholis Fitzingeri, il quale comunque trovisi in varie parti dell’isola, pure non è molto facile incontrarlo: di che è prova il non averlo più veduto in tutti gli svariati luoghi percorsi per l’intero mese. Nelle medesime condizioni trovai un Leptopus boopis, specie poco frequente, che possedevo già della Sicilia.
Raggiungo la sommità di quella catena di monti nel sito detto Punta Orisa. Da questa scendo al così detto arco di Punta Paolino. Il vento divenendo sempre più molesto rendeva inutile ogni ricerca, che non fosse stata diretta sotto sassi, di cui per ventura quella sommità non scarseggiava. Ivi infatti potetti raccogliere de’ coleotteri, non in gran numero di specie, ma quasi tutti caratteristici ed esclusivi di quella montuosa regione e tutti descritti dal Genè, che ve li scoprì per la prima volta. Tali sono il Cymindis mormorae, l’Asida glacialis, il Philax nivalis. Anche degli Imenotteri eravi una specie ben rara, qual’è la Psammophila ebenina, Spin., di cui parecchi individui trovavansi parimenti ricoverati sotto grosso macigno, sia che fossero da poco schiusi dal loro sotterraneo nido, come inclino a credere, sia perchè ricoverati a causa dell’impetuoso vento. Sotto i muschi che tappezzavano la nuda roccia eranvi alcuni individui della Chrysomela fucata. Non mancarono altre specie, sia d’insetti, che di aracnidi, delle quali si troverà la indicazione in seguito. Molto cercai per quelle nude rocce per vedere se vi esistesse qualcuna di quelle conchiglie terrestri solite a vivere in simili condizioni; ma nulla rinvenni. Solo sotto i muschi trovavasi qualche individuo della Clausilia Kusteri.
Esaurite le ricerche in quelle culminanti creste ove non fu lasciato pietra o sasso al suo posto, cominciai la discesa; e traversando monti e valli alle 3 p.m., cioè dopo nove ore di continuo cammino, si giunse ad un fiume che è uno dei confluenti della Flumendosa proveniente dal Monte Nuovo. Dopo breve sosta per fare qualche ricerca sulle sponde, mi rimetto a cavallo, diretto allo stabilimento delle miniere di argento di Correboi, ove solo avrei potuto trovar ricovero per passare la notte. Vi giungo alle cinque e quarto e sono accolto con affettuosi modi dal sig. Giovanni Rozzetti genovese, contabile dello stabilimento stesso, il quale fu sollecito ancora farmi apparecchiare un sufficiente pranzo, di che invero sentivo bisogno, assai più che del riposo.
- ― Le ore del mattino rimango a far ricerche nelle adiacenze dello stabilimento, tutte boscose; ma con poco profitto. Vi notai solo che una Noctua rinvenuta già presso Villanova Strisaili [Strisaili corregge Straziale] doveva esservi molto abbondante, giudicandone dai numerosi cadaveri che galleggiavano sopra l’acqua d’un piccolo rivolo che scorre presso lo stabilimento. Non volli pertanto lasciare quel sito senza visitare una di quelle gallerie che penetrano nelle visceri [sic] del monte, dalle quali vien fuori l’argento metallico sotto forme diverse.
Alle 2 p.m. dopo lauta colazione favoritami dal lodato sig. Rozzetti, mi rimetto a cavallo, e per ottima via rotabile mi dirigo a FONNI, ove giungo poco oltre le 5.
FONNI è un paese posto in regione tuttavia montuosa e quindi freddo, di un migliaio e qualche centinaio di abitanti, quasi tutti contadini: e però prevedevo che sarebbe stato malagevole il trovar un alloggio qualunque. Ma per buona fortuna m’ingannai. Presso una tale Maria Rosa Tolu, che mena negozio di commestibili, trovai una ottima e spaziosa stanza non solo, ma un trattamento per vitto, che nulla lasciavami desiderare. D’altronde non dovevo rimanervi che una notte sola.
Dovendo il giorno ripartire non potetti consacrare che qualche ora soltanto in ricerche, che eseguii in prossimità del paese nelle siepi presso un rivolo. Vi si notava abbondanza di un Tineideo del genere Depressaria, estrema frequenza di un Psycoda ecc. Nelle acque piccoli Discoglossi.
- ― Alle 2 parto per Nuoro. La via che dovea percorrere rientra nel territorio di tale distretto, che è il solo in tutta l’isola in cui si trovino malviventi e grassatori; sicchè fui consigliato a prendere con me una scorta di Carabinieri, di che avea facoltà in virtù di una circolare del colonnello di Cagliari, della quale eromi provveduto. Non potendo conoscere fino a qual punto la insicurezza si estendesse, non volli disprezzare il consiglio. Partii quindi accompagnato da due Carabinieri a cavallo, e così proseguii fino a NUORO, ove giunsi alle 8½, della sera. Mi fermai nel piccolo e modesto albergo del progresso, che trovavasi sulla prima piazza; poichè di là il dimani dovevo ripartire di buonissima ora.
- ― DA NUORO PASSO AD ORISTANO. Partito alle 5¼ con la corriera postale, alle 2 p.m. sono alla stazione di Macomer. Di qui riparto in ferrovia alle 3, ed alle 5 giungo al destino.
Benchè ORISTANO sia città di second’ordine relativamente all’isola, pure l’albergo Eleonora offre un alloggio sufficientemente decente.
La quantità di vastissimi stagni sparsi in tutta la pianura oristanese rendono l’aria più pregna di miasmi che qualunque altra parte della Sardegna; e però non senza ragione è la contrada più temuta da coloro che non sono del paese. Soprattutto poi rendesi quell’aria micidiale nel mese di settembre dopo esser cadute le prime acque successive alla prolungata siccita estiva, quali erano appunto le condizioni nelle quali io vi giungevo. Per lo che gli amici di Cagliari mi avevano sconsigliato di venirci. Ed in vero sono ben frequenti i casi di febbri intermittenti, semplici od anche perniciose, che sviluppano a’ forestieri, ancorchè vi restino una giornata soltanto. Però quella circostanza stessa della grande abbondanza di acque rendea in me più vivo il desiderio di ricercarle con alquanta posatezza. Per la qual cosa mi vi trattenni ben cinque giorni, aggirandomi precisamente intorno a’ diversi stagni, e trascurando molte di quelle regole igieniche che generalmente soglio osservare in luoghi d’aria malsana: una sola ne osservavo, quella della vittitazione eccitante e dell’uso di vini generosi, de’ quali la Sardegna offre sufficiente dovizia.
Trovai in Oristano il sig. Fortunato Tolu Orrù, stato mio alunno nella Scuola Superiore di Agricoltura di Portici, il quale, sia per l’amore che ha serbato per le scienze naturali, sia per una speciale affettuosa deferenza, volle accompagnarmi in tutte le mie peregrinazioni, agevolando così di molto le mie ricerche.
- ― Il primo stagno che visitai fu quello posto presso il villaggio di CABRAS (volgarmente Cavras) e che particolarmente vien denominato Peschiera di Pontis. Il cav. Efisio Carta, Presidente di quel Comizio Agrario, che ne è il proprietario, ebbe la estrema cortesia di condurmici egli stesso non solo, ma di bandire ancora un lauto pranzo, nel quale si potette avere un saggio della squisitezza de’ pesci che in quello stagno si pescano, e tra gl’intingoli quella speciale preparazione delle uova di muggini che va col nome di buttariga.
Le acque degli stagni in generale, come più sopra si è notato, non dànno albergo ad insetti acquatici. Nelle vicinanze però vi ha il fiume Tanoi, il quale, specialmente in taluni punti, contiene una quantità di Coleotteri e di Emitteri, sì da poterne fare ricca collezione. Anzi posso dire che in nessuno de’ molti corsi di acqua dolce da me visitati ho trovato riunito in un sol punto tante specie, quante me ne offrì quel tratto del Tanoi nel quale ebbi la ventura d’imbattermi. Il primo pensiero nel ricercare in quelle acque fu quello di rinvenire quel Cybister che il Genè descrisse col nome di Trochalus meridionalis, e che egli dice aver trovato appunto nel fiume Tanoi ed una sola volta, senza indicare se ne trovò pure un individuo solo, ovvero parecchi. Però, per quanto avessi estesa la pesca, mentre abbondante veniva il comune Cybister virens o Roeselii, nessuno potetti ottenerne riferibile al meridionalis. Delle molte specie d’Idrocantari di Idrofilidei e d’Idrocorisi raccolti si troveranno i nomi nella seconda parte di questo lavoro, senza andarli qui enumerando. Noterò soltanto che tra gli Emitteri Idrocorisi il genere Naucoris vi è rappresentato dalla piccola N. maculata, che trovasi pure in Sicilia, mentre nel continente trovasi invece la cimicoides. Ricercando poi nell’attigua pianura non mancarono specie d’entomati più o meno interessanti. Sotto le pietre erano abbondanti il Percus Oberleitneri speciale della Sardegna ed il Licinus brevicollis, che questa ha comune con la Sicilia, mancando nel continente.
Vagando poi per gli aridi campi rinvenni due specie di mia somma soddisfazione, ambedue di carattere africano. L’una fu l’Ortottero Acridiideo del genere Opomala, che è quello cui il Serville per non si sa quale bizzarria applicò il nome specifico sicula; mentre, come bene osserva il Fischer, avrebbe dovuto intitolarla sardoa: ma che non è diversa dalla cylindrica. L’altra fu un Imenottero, il bello Priocnemis croceicornis descritto da Klug sopra individui africani, e che in Italia erasi trovata soltanto nella Sicilia. Essa è quindi una delle molte specie che sono comuni alle due isole, e mancano nell’Italia continentale, almeno per quel che finora si sa. Di Aracnidi era notevole la frequenza della Epeira Cajetana, O. Cost. (opuntiae, L. Duf.).
- ― In questo giorno mi reco col signor Tolu all’altro stagno denominato le Piscaredde. Anche le ricerche si aggirarono non nello stagno, bensì in un fiumicello che vi corre a poca distanza, e che dal vicino paese viene intitolato RIOLA, e nella campagna circostante.
Nelle acque del fiume, di cui percorriamo buon tratto in piccolo battello, non potetti rinvenire alcuna specie di Coleotteri. Invece feci buona provvista del Tropidonotus viperinus in tutte le età, essendovi più che in qualunque altro corso di acqua oltremodo abbondante. Nella adiacente campagna incontravo per la prima volta la graziosa Tentyria Floresii, Gen., errante per le campagne, e scavando nella sabbia trovai insieme a varii Anthicus e Cydnus, lo Scarites arenarius. Tra’ prati di salsole rinvenni quel singolare Imenottero dalle antenne di una strana forma, da me non prima veduto in natura, quale è il Cerapterocerus. Specificamente, sebbene molto simigli all’unica specie conosciuta, C. mirabilis, pure presenta differenze, come farò a suo luogo avvertire. Nel sito stesso rinvenni una piccola cicadaria, che pare debba riferirsi al genere Haplacha nella famiglia de’ Fulgoridei.
- ― Altro stagno della pianura Oristanese è denominato dal paese cui è vicino Stagno di Santa Giusta, e vi consagro un altro giorno. I piccoli canali di acqua dolce che vi sono in comunicazione aveano un letto di nera e puzzolentissima melma: sicchè in quelle acque non vi trovai la consueta dovizia d’insetti. Una sola specie vi si rinveniva, il Berosus luridus.
Invece, in prossimità vi è un corso d’acqua generato da limpida sorgente, ed in essa trovavansi molte buone specie d’Idrocantari e d’Idrocorisi. De’ primi era fra l’altro abbondantissimo il minuto Ochthebius margipallens. De’ secondi era pure abbondante, insieme alla Naucoris minuta, una specie di Corisa. Nella campagna poi mi si offrirono parecchi Pompilidei, fra’ quali ricorderò un piccolo Priocnemis dal corpo interamente nero con lo scutello soltanto di un bianco perlaceo, carattere che vedevo per la prima volta in Imenotteri di tal genere. Giudico la specie del tutto nuova, e la denomino Pr. perligerus. Dello stesso genere eranvi altre specie non ordinarie. Di Sfecidei era frequente il Pelopoeus tubifex. Fu anche buona specie la Leucospis clavata descritta da Westwood con individui della Sicilia, dove l’avevo anch’io precedentemente rinvenuta. Anche di Ditteri potetti raccogliere alcune specie, nessuna però di grande importanza.
- ― La notte era caduta acqua abbondante, e la mattina il cielo si mostrava ancor minaccioso. Ciò non ostante non volli desistere dal progetto già fatto di recarmi ad altro luogo detto TORRE DI S. GIOVANNI, ove avrei potuto visitare ancora una piccola parte del littorale occidentale. Sicchè alle 7, il mio amico Tolu viene a rilevarmi con un biroccino [piccola carrozza con due cavalli] e si parte per quella volta. L’acqua ci sorprende per la via, ma non ce ne facciamo imporre.
Dopo due ore di cammino si giunge al santuario intitolato parimente a S. Giovanni: di dove cominciarono le perlustrazioni, profittando della tregua che l’acqua di tratto in tratto faceva. Le ricerche si agirarono principalmente nella fina e candida sabbia, simile quasi a quella del deserto, alla radice di giunchi, che qua e là vegetano a poca distanza dalla spiaggia. Ivi si annidavano molti piccoli coleotteri arenicoli, fra’ quali l’Anemia sardoa, che vi era abbastanza abbondante. Fra gli Emitteri non era rara una graziosissima specie di Ligeideo, qual’è la Macropterna convexa. Vaganti erano la Tentyria Floresii, la piccola Pachychila Servillei, la Pimelia sardoa, il Thorectes geminatus. In un piccolo pantano formato con acqua piovana eravi una graziosa specie di Hydroporus non raccolto in altre acque, una Corisa diversa ancora da quelle di Monteponi, e di S. Giusta. Salendo poi a curiosare la Torre, si rinvenne tra i macigni di cui quel declivio è coperto una bella varietà del Tropidonotus viperinus, che non aspettavo trovare in quell’arido luogo, distante a bastanza da’ canali di acqua dolce, nella quale quella specie ha la sua ordinaria dimora.
La sera il sig. Fisinnio Falqui e la signora Bruera Ribotti vollero offrirmi un pranzo, che mi procurò il bene di passare due ore lontano dalle occupazioni scientifiche, ed in molto brio.
- ― Essendomi proposto lasciare il dì seguente ORISTANO, e però dovendo mettere in assetto e collezioni e bagagli, non potetti destinare a peregrinazione, che una parte soltanto della giornata. Mi limitai quindi a fare ricerche nel fiume Tirso, che scorre a breve distanza dalla città.
Quelle acque, in quella stagione assai basse, ne’ diversi seni in cui restano quasi immutate offrirono ancora parecchi coleotteri acquatici, fra’ quali vari non prima rinvenuti. Ed era singolare il vedere, che in punti diversi e poco discosti trovavansi specie differenti. Anche tra gli Emitteri Idrocorisi trovai il genere Sigara che giungeva nuovo per le raccolte fatte in tutte le acque dell’Oristanese. I molti finocchi in fioritura che vegetavano in quelle sponde richiamavano pur varii Imenotteri e Ditteri, ma nessuna specie vi fu che avesse fissata la mia attenzione.
- ― Da Oristano passo a SASSARI per ferrovia. Partito alle otto e venti, vi giungo alle tre ed un quarto. Prendo alloggio nell’Albergo d’Italia, tenuto per bene. Il primo che conobbi in questa città fu il prof. cav. Antonio Crispo, Presidente del Comizio Agrario, il quale mi fu generoso di cortesie. I professori dell’Università erano tutti assenti.
26. ― Col prof. Crispo visito l’Ospedale, ove sono le Cliniche universitarie, e che è tenuto assai decentemente. Mi conduce all’Università, ove posso vedere soltanto la Biblioteca; i gabinetti, tra’ quali il zoologico che più m’interessava, erano chiusi.
All’una e mezzo p.m. parto con carrozza per ALGHERO, ove giungo alle sei, e mi reco all’Albergo d’Italia, il solo che in quel paese offra un alloggio possibile.
- ― Sebbene ignaro del tutto della campagna di Alghero, pure per semplice intuizione mi determino perlustrare la parte del littorale che si estende dal lato settentrionale, ed ebbi a trovarmene assai soddisfatto. Ivi per buon tratto vegetano abbondanti Tamarici giovani ed altre svariate piante tuttavia in fiore, intorno le quali venivano a svolazzare parecchi Imenotteri e Ditteri, fra cui non mancò qualche specie non spregevole. Più in là incontrasi terreno del tutto sabbioso, in parte completamente arido, in parte cosperso qua e là di giunchi ed altre piante. Nelle aie nude, gremite di aridi gusci di Elici e di Ciclostomi, era frequente la Cicindela sardoa, che mi confermava nel concetto che tale coleottero preferisce i luoghi vicini alla spiaggia del mare.
Eravi poi ancora una specie di Muscide che per le sue abitudini richiamò la mia attenzione. Dopo aver svolazzato per qualche minuto a poca altezza dal suolo, e senza molto allontanarsi, s’internava nella sabbia per buchi che in essa vedevansi, alla maniera di molti Imenotteri scavatori. Da che deducevasi che essa andava appunto nel nido di quelli per deporre le uova nelle loro larve, come fanno molti Tachinarii.
Quella sabbia somiglia di molto all’altra del littorale di ORISTANO, e come quella racchiude varî Coleotteri arenicoli, non che la Macropterna convexa. Vi rinvenni poi l’Ophthalmicus lineola; e, ciò che più m’interessò, fu un piccolo Imenottero attero, femmina di specie di Dycondila, forse nuova. Per su la sabbia erano vaganti il Thorectes sardous e la Tentyria ligurica.
- ― Nelle ore antimeridiane rimango in paese. Fo conoscenza dell’Avvocato Michele Ugo, Presidente di quel Comizio Agrario, uomo molto impegnato pel bene del suo paese, per quanto riguarda agricoltura. All’una riparto per SASSARI.
- ― Accompagnato da una guida, percorro una parte della via che mena a Sorso e proprio la contrada detta loculento, lungo la quale s’incontravano qua e là aie incolte, in cui era frequente il finocchio in fiore.
A causa delle acque cadute la notte precedente, i molluschi terrestri vedevansi venir fuori. Ne’ muri laterali della pubblica via era abbondantissima l’Helix Carae, Cantr.; ne’ prati, anche più abbondante in taluni punti il Cyclostoma sulcatum insieme al comune elegans. Sopra i finocchi erano notevole la frequenza dell’Ophonus incisus. Sotto le pietre non mancavano i due Carabidei, che dir si possono più caratteristici, il Percus Oberleitneri, ed il Licinus brevicollis. Di Ditteri vidi per la prima volta la Echinomya atra. Errante sulla via raccolgo un Brachycerus plicatus.
La sera, per istanza del Ministro dell’Agricoltura, feci nella grande aula del Palazzo Municipale una conferenza sulla Filossera.
- ― Mi reco a Porto Torres in ferrovia, partendo alle 6. a.m., e giungendo alle sette e tre quarti. Da Sassari fino alla stazione di S. Giovanni è un seguito di belli vigneti ed oliveti. Da quel punto in avanti il terreno è molto accidentato qua a prati naturali, là macchioso, ed in molti punti vi ha nuda roccia calcarea.
PORTO TORRES è un meschino paese, nel quale volendo pernottare, troverebbesi appena un mediocrissimo alloggio nel piccolo Albergo del popolo. Io però non dovevo rimanervi che il giorno soltanto.
Il luogo più interessante a ricercare sono le sponde del fiume che scorre assai presso il paese, e sul quale vedesi l’antico ponte a sette archi, avanzo di opera romana. La caccia fu discretamente soddisfacente in rapporto alle poche ore consacratevi, e soprattutto tenendo conto che il tempo fu pessimo, sempre ventoso e di tratto in tratto piovoso. Di molluschi non mancò qualche buona specie, sia terrestre, sia acquatica. De’ primi era molto abbondante la piccola Helix apicina al piede delle svariate piante che vegetano presso le sponde, e de’ secondi la Succinea megalonyxia, che presentavasi con individui giganteschi. Di coleotteri acquatici non vi era gran copia.
Sulle piante delle sponde raccolgo una coppia del Malachius sanguinolentus; la quale specie io menziono non perchè rara, ma per essere una delle pochissime specie di Malacodermi che si protraggono a stagione molto inoltrata. Infatti, come si rileverà dall’elenco delle cose raccolte, non più che quattro furono le specie del cennato gruppo che mi venne dato rinvenire nelle ricerche dell’intero mese. Di Aracnidi era abbondante la Linyphia pratensis.
Nelle ore p.m., ritorno a SASSARI. Nella stazione di S. Orsola, per una avaria della macchina non rara a verificarsi nella Sardegna, ove il servizio ferroviario dicesi generalmente che lascia molto a desiderare, si dovette rimanere sulla via una intiera ora. Profittando di tale incidente, mi occupai a svoltare taluni sassi nell’attigua campagna, e fui compiaciuto dal trovarvi tra vari coleotteri il Carabus morbillosus, di cui conoscevo la esistenza nell’isola, senza averlo mai prima incontrato.
OTTOBRE
- ― Una regione molto importante della Sardegna è quella denominata la Gallura, regione quasi tutta montuosa, e nella quale trovasi il Monte Limbara, che dopo il Gennargento occupa il primo posto. Il tempo però prefisso pel mio viaggio era spirato, e non avrei potuto sacrificarvi i giorni necessari a perlustrarlo. Nondimeno non volli lasciare l’isola senza fare a quella contrada una fugace visita, che direbbesi visita di ricognizione. E tanto maggiormente ero spinto a soddisfare tal mio desiderio, in quanto che in TEMPIO, che è la principale città posta in mezzo a quella regione, trovavasi l’affettuoso giovane Antonio Cabela [Antonio Giuseppe Cabella], stato mio alunno Universitario, dal quale erami già stata offerta ospitalità.
La distanza che separa SASSARI da TEMPIO è grandissima: nulladimeno i mezzi di comunicazione e di viabilità, di cui in generale oggi l’isola non scarseggia, sono ordinati in guisa da potervi andare nella giornata. Alle 10 a.m. parto per ferrovia per Chilivani, ove si giunge alle 12. Qui si resta un’ora: e non ostante la pioggia fo qualche ricerca nelle adiacenze della stazione, e con piacere rinvengo sotto i sassi la Siagona europaea e due individui del Leptopus sardous da me descritto nel 1864[1] sopra individuo dell’isola stessa ricevuto dal Ghiliani.
All’una p.m. riparto per ferrovia, e dopo un’ora sono alla stazione di Oschiri. Qui lascio il treno e trovo la vettura corriera postale, la quale mi conduce a TEMPIO (partendo alle due e mezzo) dopo sei ore di ben cattivo cammino, risalendo sempre da monte a monte, e fiancheggiando a mezza costa il versante della catena del Limbara, che finisce nella lunghissima valle Curadori.
Giunto a TEMPIO la famiglia tutta del Cabella mi accoglie con cordialità sincera ed espansiva, che mi richiamava alla mente il carattere de’ nostri abruzzesi. Un lauto pranzo [in realtà cena] era già apparecchiato, che in vero giungeva molto opportuno, nel quale prendevano parte sia l’altro Cabella presidente di quel Comizio Agrario, sia il loro cognato Sig. Cordella, Capo dell’Ufficio Tecnico in SASSARI.
- ― Non potendo ascendere sul Limbara a causa del tempo equivoco e minaccioso di pioggia, mi limito a girare una parte delle campagne circostanti alla città: e proprio tra la gobba detta le muraglie ed un attiguo bosco di querce. Sulla prima m’interessò raccogliere una buona specie di Ortotteri che non conoscevo: più un Brachycerus siculus. Nel bosco parecchie cose raccolsi le quali valevano a dimostrarmi quanto in stagione migliore quel luogo debba offrire all’entomologo. Di Aracnidi era frequente il grazioso Phrupolithus hamatus, Koch.
- ― Da TEMPIO passo a CAGLIARI. Anche tra queste due città la distanza è considerevole: e pure la si percorre in solo tredici ore. La corriera postale partendo da Tempio alle ore sei e mezzo del mattino, giunge ad Oschiri alle undici. Dopo venti minuti parto per ferrovia, ed alle sette e mezzo p.m. sono a CAGLIARI.
- ― Rimango in città per mettere insieme le raccolte e riaccomodare il bagaglio e congedarmi dagli amici. Il prof. Gennari volle gentilmente accompagnare il congedo con cordiale banchetto, al quale prese parte l’intera sua gentile famiglia, ed il prof. Parona.
- ― Alle 3 p.m. partii da Cagliari, ed in grazia della tranquillità del mare, alle 5 p.m. del dì seguente rientrai in mia casa.
[1] Ann. del Museo Zool. II, p. 106.
NOTIZIE ED OSSERVAZIONI SULLA GEOFAUNA SARDA
MEMORIA SECONDA
Risultamento di ricerche fatte in Sardegna nella primavera del 1882 del Socio Ordinario ACHILLE COSTA presentata nell’Adunanza del di 10 aprile 1883
NAPOLI TIPOGRAFIA DELLA REALE ACCADEMIA DELLE SCIENZE DIRETTA DA MICHELE DE ROBERTIS – 1883
Nello esporre il risultamento delle ricerche zoologiche fatte nella Sardegna nel settembre dell’anno 1881, dichiaravo che sebbene, non ostante la stagione molto inoltrata, io fossi rimasto più che soddisfatto del frutto ottenuto dalle mie indagini, pure per questa ragione medesima mi era nato vivo il desiderio di perlustrare quell’isola in stagione più propizia, sia per la certezza di trovare innanzi di me un campo assai più ubertoso, sia per poter istituire un esteso confronto tra le cose offertemi da que’ luoghi in due stagioni molto tra loro distanti.
Il concorso dell’onorevole Ministro della Istruzione Pubblica, Baccelli, che seppe come sempre apprezzare l’importanza di siffatti studii, non che l’altro di questa Accademia mi misero al caso di poter effettuare completamente il progetto che avevo concepito. Dappoichè ho potuto passare in Sardegna ben due mesi e mezzo, cioè dalla metà di aprile al termine di giugno: e vi avrei ancora passato il luglio, se la sessione degli esami universitarii non mi avesse costretto a trovarmi al mio posto nella cennata epoca.
Durante que’ due mesi e mezzo non solo ho riveduto in condizioni ben diverse la maggior parte de’ luoghi già visitati in settembre, ma ho potuto perlustrarne molti altri, che allora per brevità di tempo non potetti vedere.
Come nel settembre, così ora sono rimasto ben soddisfatto del frutto ottenuto dalle mie ricerche, circoscritte sempre alla Fauna terrestre. E pria di entrare a dire di queste, piacemi notare come da esse sia rimasto pienamente dimostrato quel che la prima volta avevo preveduto, che cioè le ricerche del settembre, sebbene fatte in generale in stagione troppo inoltrata, per questa ragione stessa avrebbero potuto riuscire interessanti. In fatti, molte cose rinvenute in quell’epoca, non le ho vedute nell’altra, non ostante avessi ricercati i medesimi luoghi. Nè intendo parlare di quelle specie rarissime, il cui rinvenimento può dirsi eventuale: come ad esempio il Dicondylus dromedarius, il Cerapterocerus latevittatus e simili, ma di specie che vi eran comuni, e la cui mancanza debbesi attribuire unicamente alla stagione.
Un’altra circostanza ha molto influito su’ risultamenti delle ricerche per gli animali di talune classi. Con le piogge invernali si formano qua e là piccoli pantani, i quali poi nella primavera prosciugansi completamente. Pertanto nelle acque di tali pantani albergano miriadi di minuti Crostacei, che nella primavera inoltrata, e più ancora nella state, col disseccamento delle acque muoiono o rimangono nel fango consolidato in vita latente. Sicchè l’investigatore che percorre la Sardegna in queste stagioni non trova alcun indizio della loro esistenza. Ed in questo anno le piogge essendo cadute soltanto dal mese di marzo in poi, io ho avuto la ventura di trovarli tuttavia colmi, e quindi di poter fare buona raccolta di tali animaletti.
Dal sommario rapporto lettovi nell’adunanza del 14 ottobre dello scorso anno avete già una idea delle cose principali che le ricerche della primavera mi hanno fruttato. Ma lo studio posteriore più minuto fatto del materiale raccolto, molte altre cose di non poca importanza mi ha rivelate. Sul qual proposito dirò che a dileguare molti dubbii che dallo studio su’ libri mi avanzavano, mi recai espressamente nel settembre in parecchie città d’Italia onde consultar collezioni e riscontrare qualche opera qui mancante. Così in Firenze ho potuto con molto vantaggio consultare la collezione di Ditteri del Rondani, che il prof. Targioni mise gentilmente a mia disposizione, oltre ad altre collezioni di quel Museo.
In Torino conferendo col distinto Coleotterologo Conte Baudi di Selve, che si è pure occupato de’ Coleotteri della Sardegna, ho colmate varie lacune relative a determinazione di specie. E nella stessa città ho riveduto ancora una volta le collezioni della Sardegna fatte dal Genè, siccome con molto vantaggio d’osservata la collezione d’Imenotteri dell’ingegnere prof. Giovanni Gribodo. Da ultimo, in Milano ho potuto vedere le belle collezioni di Lepidotteri de’ fratelli Turati e l’altra d’Imenotteri del signor Paolo Magretti. Tali mezzi àn contribuito non poco a che il lavoro che oggi presento sia risultato meno imperfetto. Con tutto ciò non posso dire che il materiale raccolto sia stato tutto definito. Sopratutto per talune famiglie molte cose rimangono indeterminate. Ma non potendo per ora superare le difficoltà che si frappongono, anzi che ritardare indefinitamente la pubblicazione del lavoro, preferisco presentarlo con le indicate lacune, che potranno essere colmate in appresso, siccome ora in un’appendice colmerò una parte di quelle rimaste nella prima memoria.
Non ostante queste nuove ricerche molto sono lontano dalla condizione di scrivere il Prodromo della GeoFauna Sarda. Nulladimeno per qualche classe credo che manchi assai poco, e per le altre, se non verrò contrariato ne’ miei proponimenti, mi auguro, ripetendo ancora le ricerche, poterlo per lo meno abbozzare.
In questa seconda memoria terrò il metodo stesso tenuto nella prima. Però nel ragguaglio del viaggio sarò brevissimo lorquando si tratta dei luoghi de’ quali si è già fatto parola nel primo lavoro, diffondendomi soltanto negli altri per la prima volta visitati.
Terminerò col dire che anche questa volta è avuto a rimanere oltremodo soddisfatto della ospitalità e cortesia de’ Sardi. Nel corso della relazione del viaggio si troveranno indicati i nomi di que’signori i quali o con la ospitalità, ovvero con agevolazioni di notizie, guide e cose simili anno contribuito a rendere più facile il mio cómpito. Se ne abbiano qui i miei ringraziamenti. Ed una parola di riconoscenza debbo esprimere pure ai Reali Carabinieri, i quali mi sono stati gentilissimi in que’paesi in cui ho dovuto ricorrere ad essi sia per personale sicurezza, sia per alloggio.
PARTE PRIMA
Relazione del viaggio Mese di Aprile
- ― Partito da Napoli alle ore 2 pom., il dì seguente alle 6 e mezzo p.m. discesi in CAGLIARI, dirigendomi all’albergo stesso della Scala di Ferro.
- ― Mi propongo fare qualche ricerca nelle adiacenze dell’Anfiteatro. Il cielo, lorchè mi misi in cammino, era appena nuvoloso: però non ancora ero giunto sul posto, che la pioggia cominciò a cadere, e crescendo sempre mi costrinse a cercare un ricovero. Ciò non ostante, diminuita appena, trassi innanzi, sì che la giornata non andasse del tutto perduta.
Cominciando da presso le mura della città vedevasi oltremodo abbondante la Chrysomyia formosa. Su’ fiori del Chrysanthemum coronarium erano apparsi ed in buon numero varii minuti Malacodermi, fra quali molte specie più o meno particolari della Sardegna, quali sono il Dasytes algiricus, i Dolichosoma protensum e filum, l’Haplocnemus pectinicornis, la Danacaea piceicornis e l’ambigua, l’Attalus erythroderus, il Charopus saginatus, il Troglops brevis, ecc. Su’ fiori dello Smyrnium olus atrum che cominciava a fiorire si agiravano taluni Imenotteri, ma di specie ordinarie. Sotto le pietre non era raro il Porcellio spatulatus, del quale nel settembre avevo rinvenuto un individuo solo, mache non mi giungeva sconosciuto, poichè lo possedevo già di Sicilia.
- ― Ricerco in altra parte delle adiacenze della città, posta in collina, e detta acconciamente Bellaria, nella quale vi rimanevano estese aje incolte rivestite di prato naturale. Sebbene il cielo fosse in gran parte sereno, pure il vento impetuoso oltre a recare molestia, rendeva la caccia difficile, sopratutto quella degl’Imenotteri e de’ Ditteri. Dei primi era abbondante in taluni siti l’Andrena holomelana. Di Ortotteri trovavansi qua e là individui adulti d’ambo i sessi di una specie di Odontura, la più precoce di tutte le Locuste, che non avevo incontrata nel settembre e sulla cui determinazione specifica ritornerò nella terza parte.
- ― Fiancheggiando a sinistra la ferrovia che mena ad Elmas, rimanendo cioè tra questa e lo Stagno di CAGLIARI, giungo al luogo detto Fangario. Pochi passi oltre la stazione era abbondantissima, quanto in nessun altro posto rividi, sopra la Betula vulgaris, la Cassida vittata.
Presso le sponde dello stagno non era rara tra canneti la Opomala cylindrica, che pare in quella stagione cominciasse a raggiungere lo stato perfetto, poichè poche immagini si alternavano con molte ninfe e larve. Tra le radici delle canne stesse od altre piante palustri era abbondantissima la Myrmica scabrinodis; però soli neutri. Nelle medesime condizioni non mancavano minuti Carabicini e Stafilini, tra i primi dei quali il meno frequente era la Drypta dentata.
Nella ricca prateria naturale che ricopriva il lungo fossato predominanti, sempre sopra i Crisantemi, erano i Malacodermi superiormente cennati, ai quali però si aggiunsero ancora specie meno comuni o rare, come il Telephorus praecox, di cui può dirsi che erano gli ultimi individui superstiti, poichè è specie che comincia ad apparire nella prima metà di marzo, nè in seguito ne rinvenni alcun altro; la Ragonycha chlorotica, il Malacogaster Passerini. Non mancarono buone specie di Imenotteri e Ditteri.
- ― Percorro la pianura del Campidano, giungendo allo Stagno di QUARTO, detto altrimenti Molentargius; sulle cui sponde avrei voluto trattenermi a fare ricerche, ma il vento fortissimo e freddo assiderava in guisa, da non permettere il restare.
Tra le specie interessanti raccolte noterò un microlepidottero non ancora potuto determinare. Nelle mura di cinta della via formate di terra battuta erano frequentissimi i nidi della Migale, detta da quei naturali Argia.
- ― Tra le contrade che mi ero proposto visitare eravi quella di Pula. E quantunque le condizioni atmosferiche proseguissero a mostrarsi avverse, pure mi decido a recarmivi. Noleggio quindi una vettura da tenere a mia disposizione, e mi dirigo a quella volta.
Mi fermo a far le prime ricerche nella pianura detta Giorgino. Presso la spiaggia erano frequenti l’Erodius siculus e la Pimelia grossa, ed entro la sabbia a piè degli giunchi ed altre piante i soliti coleotteri arenicoli, come l’Ammobius rufus, l’Anemia sardoa, ecc. In un attiguo campo sabbioso ma popolato di Cystus potetti raccogliere varii buoni Imenotteri, fra quali m’interessa principalmente una piccola e graziosa Osmia, che ave va il suo nido entro quella sabbia, sicchè con un po’ di fermata potetti raccoglierne parecchi individui. Esso presentava un abito che accennava a carattere africano, e concepii fin da quel momento il dubbio che fosse specie non ancora descritta, dubbio che confermai in seguito a riscontro delle diverse opere che posseggo. Trovandomi a Torino vidi nella collezione del Gribodo la stessa specie pervenutagli dall’Algeria, parimente indeterminata: sicchè in seguito a nuove ed infruttuose indagini fatte mi decisi a darle un nome (Osmia igneopurpurea) coi caratteri più distintivi, ai quali farò ora seguire la descrizione più estesa.
Proseguendo il cammino, passo alla contrada detta Piano di mezzo, ove scorre ancora un rivolo di acqua. E qui ricercando mi si presentò per la prima volta quella minutissima Blatta, la più piccola di quante se ne conoscono di Europa, e che è stata descritta dal Serville col nome di Bl. sardoa. Varie altre specie interessanti rinvenni, che si rileveranno dal catalogo che segue.
Desideravo vedere la collina di Santa Barbara, indicatami come buona località entomologica. La carrozza giunge fino ad un sito denominato S. Geronimo e volgarmente San Girone. Di là ascendo a piedi la piccola collina fino al 5° gruppo di case, spettanti a famiglie di CAGLIARI, che vanno là a passare la stagione estiva onde evitare le influenze miasmatiche della città. Le condizioni di vegetazione son tali, da far giudicare realmente quel luogo assai interessante per le ricerche entomologiche. E forse tale sarà in altra stagione: essendovi Cisti, Lentischi, giovani Corbezzoli e qua e là torreggiante la Ferula nodiflora, che trovavasi allora appunto in fiore. Io però rimasi deluso, non avendovi rinvenuto cosa alcuna d’importante.
Non voglio pertanto lasciare senza ricordo un tratto di cortesia ricevuto dal sig. Angelo Imeroni, il quale trovandosi appunto in una di quelle case e vedendomi giungere grondante sudore, m’invitò a riposare un pochino, offrendomi del vino squisito e facendomi gentili esibizioni.
L’ora essendo inoltrata e Pula ancora distante, mi determinai di approfittare della ospitalità, statami indicata in CAGLIARI, della famiglia del Marchese di Nizza, che trovavasi per ventura in una sua vastissima tenuta in contrada detta Orri. Mi diressi quindi a quella volta, e debbo dire che l’accoglienza ricevuta fu superiore alla prevenzione che me se n’era data, non ostante nessuna commendatizia avessi loro recata. Essendovi ancor luce, si girò per l’attigua campagna.
- ― Levatomi di buon’ora mi occupo a far caccia d’Imenotteri Apiarii, che venivano agirandosi intorno ai fiori di svariate piante da ornamento del giardino posto innanzi la casa. Di là passai quindi alla adiacente campagna coperta in buona parte da’ Cistus sopramenzionati, e ad un piccolo pantano che è nella stessa. Nella prima vi raccolgo svariate specie non spregevoli di varii ordini. Fra Coleotteri notavasi l’abbondanza del Baritychius squamosus. La raccolta migliore fu in Imenotteri, fra quali vi rinvenni una buona specie di Osmia, probabilmente nuova, non ritrovata più in seguito. In quanto al pantano, le acque erano talmente putride, che appena vi albergavano il Berosus luridus e la Corisa lugubris. Era poi notevole la frequenza della Eucheliajacobaeae, che ho poi trovata ancora in altri luoghi.
All’una p.m. lascio Orri e proseguo il cammino in carrozza, giungendo alle 2 a PULA. L’è questo un piccolo paese vicino al mare, che non offre alcuno albergo, nè avevo cercato commendatizie per ospitalità privata, sapendo che il botteghiere Giovanni Melis avea una stanzuccia nella quale avrei potuto trovare il necessario ricovero. Di questa in fatti mi accontentai, comunque non offrisse altro che un letticciuolo, un rozzo tavolo e due sedie.
Mi avviai immediatamente al fiume che scorre a poca distanza dal paese. Sulle sponde vedevansi frequenti i Chlaenius auricollis e spoliatus. Più presso le acque e sotto i piccoli sassi o tra le erbicciuole era oltremodo comune l’Anisodactylus heros. Di molluschi fluviatili poteansi raccogliere degli Ancylus attaccati alla parte immersa de’ sassi. Sulle acque era abbondante l’Hydrometra Costae. Nelle praterie adiacenti molte specie di piccoli Coleotteri. Fra gl’Imenotteri i Cephus tabidus e pygmaeus erano frequenti. Verso l’imbrunire potetti ancora raccogliere alcune specie di Microlepidotteri, che giacciono tuttavia indeterminati.
- ― Ritorno alle acque e precisamente mi dirigo ad un piccolo pantano detto Fosci, ove dicevasi abbondare le mamme d’anguille ossia grossi coleotteri acquatici, con la lusinga di trovarvi il Cybister africanus. Eravi infatti copia di Cybister, ma era sempre il comune Roeselii. Sulle sponde fra i detriti vegetali non era raro un Pselafideo de’ più minuti della famiglia, che è probabilmente la Bryaxis sardoa. Sulla via ronzava frequente l’Odynerus reniformis. Nelle praterie rinvengo la Baris viridisericea, frequente l’Anthrenus pimpinellae, ecc.
All’una ritorno in paese, e presa una refezione alle 21½, riparto, tirando diritto per CAGLIARI, ove giungo alle 5½.
- ― Giornata di lavoro per mettere in ordine gli oggetti raccolti nella descritta peregrinazione.
- ― Destino questo giorno per visitare DECIMOPUTZU, luogo interessante anch’esso pel fiume Rio Manno [Flumini Mannu] che vi scorre da presso. Sebbene vi si potesse accedere per ferrovia, pure preferii andarvi con carrozza, a fine di poter profittare de’ luoghi che per avventura lungo il cammino si fossero mostrati meritevoli di ricerche ed ebbi a trovarmene contento.
Una prima sosta la feci in luogo detto Bausteri, ove in ampio campo pratoso potetti raccogliere varie buone specie. Era notevole tra l’altro l’abbondanza della Trypeta syllibi, che viveva su’ cardi nel modo stesso con cui l’avevo trovata in Calabria in consimile stagione.
Avvicinandomi ad Assemini, innanzi di entrare nel paese scorgo uno di quei pantani temporanei, non rari in Sardegna de’ quali è fatto parola nella prefazione, e fermatomi a perlustrarlo, rimasi soddisfatto dal rinvenirvi i diversi generi di Entomostraci de’ quali nessuno esempio eramisi presentato nel settembre; sebbene rappresentati dalle rispettive specie comuni. Sotto la superficie poi di taluni sassi immersi erano raggruppati centinaia d’individui di una Cythere. Non vi mancavano Coleotteri. Il più abbondante era l’Hydrobius oblongus. Eravi ancora l’Hydr. fuscipes, il quale sembra assai poco diffuso in quell’isola, non avendolo trovato in alcuna altra acqua.
In Assemini mi fermo a far colazione presso un botteghiere, certo Giovanni Dessì, che appresi esser un già esercente la Chirurgia, e che abbandonata la professione erasi dedicato al negozio, sopratutto per lo smercio de’ vini de’ proprii fondi, tra quali fecemi gustare uno bianco di una rara squisitezza ed il migliore, dopo la vernaccia, che abbia bevuto in Sardegna.
Proseguendo il cammino, alle 12 fui a DECIMOPUTZU. Qui ripartii le mie ricerche tra le praterie della pianura e le acque del Rio Manno che la traversa. Nelle prime sotto foglie cadute a piedi di piccoli Tamarici fui contento trovare parecchi individui del Cossyphus insularis, che in seguito non più rividi. E nelle stesse condizioni erano varie altre specie non spregevoli di Coleotteri, come l’Asida Genei, gli Sphenophorus parumpunctatus e meridionalis. Qualche cosa di più interessante rinvenni ne’ prati, l’Auletes pubescens, che non ancora figurava tra le specie italiane. Nelle acque poi rinvenni varii Coleotteri che m’interessarono, come il Cybister africanus, l’Hydrophilus pistaceus, specie ambedue che raccoglievo la prima volta. In fine, mediante l’opera di appositi pescatori potetti riconoscere gli altri animali abitatori di quel fiume, cioè l’Atherina fluviatilis, la Lebia calaritana, il Gasterosteus aculeatus, la Caridina Desmarestii, l’Unio Capigliolo. Fra i quali mi tenne alcun poco occupato la Caridina, onde segnarne dal vivo i colori, sapendo come essi si cangino facilmente dopo la morte e divengano del tutto irriconoscibili dopo la immersione nell’alcool. E me ne son trovato contento; dappoichè, riscontrando le opere carcinologiche ho visto non esser con molta precisione descritti.
- ― Altra contrada che m’interessava visitare era quella di MURAVERA con tutte le sue adiacenze. A raggiungere bene lo scopo mi determinai adottare il mezzo stesso usato per Pula e del quale erami trovato perfettamente contento; quello cioè di farlo con carrozza tenuta a mia disposizione.
La mattina quindi di buon’ora lascio CAGLIARI. Traversando il territorio di Signa, visto un piccolo corso di acqua e molti sassi nella campagna adiacente, mi determinai fermarmi per fare qualche ricerca. Al primo sasso sollevato mi si presentò un bellissimo individuo della Testacella Gestroi, che stavasene col corpo spianato sì da simigliare ad una di quelle Doridi a corpo ampio e depresso, come l’argus. Svoltai quanti altri sassi erano in que’ dintorni, ma nessun’altra ne rinvenni, nè in seguito l’ò più riveduta in altri luoghi. Le acque non mi offrirono specie notevoli.
Breve sosta si fece pure in luogo detto S. Leonardo; e qui vidi per la prima volta quel bellissimo dittero che è il Chalcochiton holosericeus speciale della Sardegna e che da quel momento incontrai in molti altri luoghi, in modo da poterlo dire diffuso per quasi tutta l’isola, sebbene non comunissimo. Con soddisfazione ancora raccolsi la mia Sapyga rufipes descritta già da molti anni sopra individui del Piemonte ricevuti da Ghiliani.
All’una p.m. si giunge alla cantoniera Campuomu (о Саmpiomu), ove i vetturini che fanno quel transito usano fermare due ore onde far riposare i cavalli. Profittando di quell’intervallo, mi occupai a fare ricerche presso le sponde di un piccolo fiume.
Dapprima rovistando tra sassi e macerie trovo una forma di Oniscideo che mi giunse del tutto nuova e che presentavasi con fattezze non solite a vedersi negli ordinarii Oniscidei; e dallo studio fattone è risultato appartenere in fatti ad un genere distinto, che è chiamato Syntomagaster, dandole lo specifico dasypus[1]. Esso vi era abbondante, sicchè potetti farne buona provigione d’individui. In fatto d’insetti non mancò qualche buona specie. Tra l’altro notavasi l’abbondanza di un Emittero, lo Scolopostethus cognatus, che nel continente non pare sia stato ancora trovato, e che nella stessa Sardegna non è facile incontrare. Nelle acque eranvi Ancili, Limnei, Fise, e varii Idrocantari.
Alle 3 si riprende cammino, ed alle 6½, giungo a MURAVERA. Come a Pula, così a Muravera non vi ha un vero albergo. Però un tal Bartolomeo Maina, piemontese, che fa il botteghiere, tiene due stanzucce superiori con letti, per qualche commerciante che volesse ivi pernottare. In una di quelle quindi mi accomodai, venendomi da lui stesso preparato il vitto.
- ― Levatomi di buonissima ora mi avvedo essere di rincontro alla casa che abitava un pantano che sembravami analogo a quello delle vicinanze d’Assemini, e però ne seguiva l’idea che avesse potuto anche questo contenere Crostacei. Fui quindi sollecito ad andarvi: e non rimasi deluso. Le grosse specie, come Apus e Branchipus, non vi erano: queste amano acque più pure, e quelle invece erano putride e fetide. Per compenso perd vi erano a milioni i Crostacei minuti dei generi Cythere, Daphne, ecc.
Esaurita questa prima indagine, mi reco a GIBBAS, distante circa un’ora di cammino in carrozza: luogo ove è uno de’ tanti stabilimenti minerarii della Sardegna per lo scavo della galena, che là trovasi in strati sottoposti al suolo. A poca distanza dallo stabilimento vi è un pantano, intorno al quale fissai le mie ricerche; e ben presto riconobbi esser quello un posto di grande importanza, e che forse nessuno degli entomologi che han percorsa prima di me la Sardegna avea conosciuto. Infatti la prima specie che mi si presentò fu un carabicino, tutt’altro che piccolo, e che ignoravasi abitasse in Sardegna, qual’è il Brachinus humeralis, che non era neppur molto raro. E con esso erano il Brac. exhalans abbondantissimo, lo psophia e lo sclopeta, il Chlaenius chrysocephalus. Piacquemi ancora tra carabicini l’Amara fervida, che nel continente italiano pare non ancora siasi trovata.
Lasciato Gibbas, passo al Porto Corallo: ma le indagini in questo posto furono quasi interamente infruttuose; solo in un punto della spiaggia alquanto remoto ritrovo là nella sabbia la Macropterna convexa, l’Ophthalmicus lineola, qualche Anthicus e, vagante, la Mutilla quadripunctata che più m’interessò e che in seguito non è più trovata.
- ― Non ostante tempo piovoso, visito altra località ove esiste stabilimento minerario, il Monte Narba. Qui erano molte Ferule (Ferula nodiflora) già in fiore, le quali non erano deserte come le avevo trovate nella collina di Santa Barbara, ma invece popolate da parecchie specie d’insetti. Di Coleotteri predominavano la Clythra ferulae di Genè, che prediligeva i fiori, ed il Lixus umbellatarum, che se ne stava attaccato ai fusti: ambedue frequenti. Di Emitteri trovavasi anche abbondante un Phytocoris, che non vidi sopra altre piante. Quelli che contro la mia aspettativa, vidi difettare furono gl’Imenotteri ed i Ditteri: lo attribuii alla stagione non abbastanza inoltrata. Sopra i Cardi non era raro il Larinus Genei. Due altri Emitteri m’interessarono moltissimo perchè giungevanmi del tutto nuovi: il Microtoma leucoderma, discoperto primamente nella Spagna dal Rambur, che lo descrisse col nome di Pachymerus carbonarius; ed un piccolissimo Harpactor, di cui potetti raccogliere due soli individui adulti, altri essendo tuttavia allo stato di larva. Tale Harpactor pare sia nuova specie, affine all’H. lividigaster, M. R. della Francia meridionale e della Corsica. Non meno importante fu una Cicadaria Fulguridea che vivea tra prati e non rarissima, avendo potuto in breve tempo raccogliere quattro individui. Non mancò qualche individuo della Aphlebia sardoa, la Porthetis marmorata. Sotto i sassi trovavasi qualche Scolopendra a corpo violaceo livido con le mandibole aranciate quale suol’essere nell’età giovanile la Scol. dalmatica.
Alle 2 p.m., sopravvenuta di nuovo una pioggia impetuosa, dovetti desistere e restituirmi a MURAVERA. Però nelle ore più tarde esco di nuovo a piedi. In una pianura sparsa di piccoli pantani rividi il Brachinus humeralis insieme ad altri carabicini; e nelle acque abbondante l’Agabus bipunctatus. Mi estesi fino alle sponde sabbiose del Flumendosa, ma nulla vi rinvenni fuori qualche Sisyra fuscata. Il vento freddo assiderante mi costrinse a ritornare in paese.
- ― Eromi proposto perlustrare un’altra di quelle adiacenze, Castiadas; ma la perfidia delle intemperie mi obbligò a deporne il pensiero, e fare invece ritorno in CAGLIARI.
- ― Il bisogno di dare assetto agli oggetti raccolti durante la descritta peregrinazione mi costringe a rimanere in città. Passo soltanto qualche ora nel Gabinetto Zoologico dell’Università, nel quale avverto un miglioramento sensibile in rapporto a quel ch’era nel precedente settembre quanto all’ordinamento delle collezioni, il quale dimostrava chiaramente lo zelo ed attività del prof. Parona.
- ― Continuo il lavoro, ed esco soltanto alcune ore per ritornare all’Anfiteatro. Di Lepidotteri posso raccogliere più individui della Metoptria monogramma, che non era punto rara. D’lmenotteri predominava l’Anthidium septemdentatum. Cominciai a vedere qualche individuo adulto della Porthetis marmorata.
[1] Vedi: Rapporto preliminare e la parte terza.
MESE DI MAGGIO.
- ― Nel mattino dovetti ancora rimanere in CAGLIARI per soddisfare ad un incarico del Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio prendendo parte ad una riunione presso la Prefettura destinata a proporre i mezzi pratici per impedire che la Fillossera penetrasse nell’Isola. Nelle ore pomeridiane passai ad IGLESIAS.
2. ― La prima località che volli ripercorrere fu la valle Canonica. M’interessava sopratutto rinvenire altri individui dello Pseudoniscus neglectus, a fine di meglio illustrarlo, ma non fu possibile. Più fortunato fui nella ricerca di Miriapodi, avendo rinvenuto più individui di quel Glomeris che nella prima memoria accennai senza poterne declinare la specie, perchè ne avevo un individuo solo trovato morto ed alterato. Ho potuto così riconoscere essere una specie assai elegante, che nel rapporto preliminare ho denominato Gl. lunatosignata. Anche qui ritrovai in identiche condizioni, ma meno abbondante, il Syntomagaster.
Nelle praterie rinvenni un individuo di una specie di Blennocampa. Era questo il primo Tentredineo che trovavo dopo le due specie di Athalia già trovate nel precedente settembre e comuni in tutta l’isola dalla primavera all’autunno. Il quale fatto vuol essere ricordato in quanto l’è ora constatata la grande scarsezza degl’Imenotteri di tale famiglia nella Sardegna. Dalla mia prima memoria rilevasi che in tutto il mese di settembre io non avevo trovato che le Atalie. Il signor Magretti nel dare un ragguaglio di taluni Imenotteri raccolti in quell’isola avvertiva siffatta scarsezza, facendo nondimeno notare poter essa addebitarsi alla brevità delle sue ricerche. Ora posso aggiungere che in due mesi e mezzo perlustrando luoghi moltissimi io non ho trovato che sei sole specie, ed anche in numero scarsissimo d’individui. La Blennocampa citata pertanto à pure l’importanza di essere specie nuova, che ho chiamata formosella.
Presso le sponde del fiume era sempre abbondantissima la Lispe tentaculata. Le acque nulla mi offrirono che non avessi già trovato nel settembre.
- ― Mi determino visitare una contrada non ancora conosciuta, DOMUSNOVAS. Una vettura mi conduce al paese in un’ora. Essendo ancora presto per la colazione, mi trattengo un pezzo in un campo di Crisantemi, intorno a’ cui fiori venivano a succhiare il nettare parecchi Apiarii. Erano più frequenti l’Osmia tricornis, l’Anthophora senescens, l’Andrena umbellatarum.
Rifucillato lo stomaco presso un bettoliere, mi avvio alla grotta di S. Giovanni o della Duchessa, che percorro, rischiarato da un fanale portato dalla guida, in dieci minuti; tunnel naturale imponente, che ben meritava di essere veduto, incontrandosene ben raramente de’ simili: scavato nella roccia calcarea, ed ampio abbastanza per dar passaggio a carri. Uscito dalla grotta si trova un’angusta valle a spalliere boscose.
Abbondantissimo era l’Attagenus fallax, che da quell’epoca continuai a vedere in quasi tutti i luoghi percorsi. Non era rara la Monosteira unicostata; piuttosto rara la Xanthogramma ornata. Sotto le pietre qualche individuo dell’Oncocephalus notatus.
- ― Il cielo era coperto di dense nubi e minaccioso. Ciò non ostante mi avvio a Monteponi. Non tardò molto e l’acqua cominciò a cadere, proseguendo or più copiosa, ora meno. Non ostante, continuo fino allo stabilimento minerario. La caccia fu però scarsissima. Ricorderò la Niphona picticornis rinvenuta battendo le siepi di rovere, ed il minuto e grazioso Cryptocephalus blandulus sopra i lentischi.
- ― Mi levo innanzi il far del giorno: osservo il cielo, era sereno. Col treno ferroviario delle 4,35 parto per Siliqua, distante venticinque chilometri, che si percorrono in meno di un’ora. Essendo ancor presto per la caccia degl’insetti, comincio dalle ricerche nelle acque del fiume Rio Manno che scorre prossimamente alla stazione. Eranvi le solite specie di conchiglie, fra le quali notavasi per grandezza d’individui la Cyclas lacustris. Così pure nulla d’importante vi fu in coleotteri acquatici. Assai più fruttuose furono le ricerche presso le sponde sulla direzione del castello. Di coleotteri era estremamente abbondante la Clytra centromaculata. M’interessò moltissimo attrappare il maschio del Gomphus di cui raccolsi soltanto femmine nel settembre. Dallo esame ò potuto convincermi essere una specie molto distinta. Non rara era di Friganeidei una bella specie, che vedevo per la primavolta.
Abbondante sulle piante palustri era la Serenthia atricapilla. E senza andar qui enumerando tutte le specie più o meno interessanti, dirò che in mezzo a’ canneti rinvenni un Emittero Ligeideo che considerai come l’oggetto più interessante della giornata: e non m’ingannai. Esso di fatti appartiene al genere Holocranum, del quale si hauna sola specie descritta dal Kolenati col nome di Cymus satureiae sopra individui della Russia meridionale, fuori della quale regione solo il Puton dice averne veduto un individuo raccolto in Avignone. In quanto alla specie è probabile sia la stessa che quella di Russia: nondimeno, non avendo potuto consultare l’opera originale nella quale quella specie è descritta e figurata, mi riserbo su di essa il giudizio definitivo. In tutti i modi essa costituisce una novità per la Fauna della Sardegna e dell’Italia intera. Ricercando entro terra vi rinvenni il genere Tropisoma de’ Miriapodi, che neppure era stato innanzi indicato esistente in quell’isola.
Entro le acque e tra le piante delle sponde era abbondantissima una Succinea che presentavasi con forma diversa da quella della S. megalonyxia trovata in altri fiumi. E dallo esame comparativo fattone con altre specie nella collezione della Marchesa Paulucci è risultato che in realtà esso è intermedia tra la megalonyxia e la elegans.
La sera ritornai ad IGLESIAS.
- ― Era nel mio programma recarmi di nuovo al bosco di Marganai, di cui nel settembre avevo riconosciuta tutta l’importanza. Però le condizioni atmosferiche continuando ad essere avverse, mi decisi mio malgrado rinunziare a questa gita. Invece passai ad ORISTANO.
- ― La mattina continuava la pioggia: essendo però quasi cessata verso le undici, in compagnia del sig. Fortunato Tolu, che anche in questa mia dimora volle cortesemente esser con me in tutte le piccole escursioni, mi diressi alle sponde del Tirso. Non potetti però rimanervi più d’un’ora, chè l’acqua ritornò copiosa. Impiegai quel po’ di tempo a fare qualche ricerca nell’acqua. La Caridina Desmarestii era ancora abbondantissima ed anche con femmine cariche di uova; però presentavasi con aspetto molto diverso da quello con cui l’aveva vista nel Rio Manno, sì che si sarebbe detta tutt’altra specie, non ostante nel fondo non fosse diversa.
- ― Mi reco con Tolu al vicino paese RIOLA, presso il quale scorre anche il Tirso. Le ricerche nelle acque nulla mi offrirono, che non avessi già trovato in altri fiumi. Presso le sponde erano abbondanti la Cicindela littoralis e la sardoa, non che i consueti Chlaenius auricollis, Agonum marginatum, ecc. Sulla via incontravansi molti individui del Geotrupes hiostius, però quasi tutti già morti. Di Imenotteri m’interessò l’Anthophora ferruginea, che non pare sia stata innanzi trovata in Italia.
Mi si era parlato in ORISTANO da taluni proprietari essere nelle vigne di quel tenimento apparsa una specie di scarafaggio a devastare le viti, da essi non mai osservata in altri anni. Trovandomi quindi in vicinanza di vigneti, volli perlustrarli per vedere se vi si trovasse. Ed in effetto vi era la Labidostomis taxicornis, la quale divorava le foglie dalle piccole e tenere alle più grandi. La quale specie anch’io vedevo per la prima volta danneggiare le viti.
- ― Le sponde del Tirso vennero in questo giorno esplorate per parecchie ore e non percorrendone più che pochi metri di lunghezza.
Là dove le sponde sono erbose, entro terra tra le radici delle stesse erbe annidavasi tal numero di forme svariate di Carabidei e Stafilinidei, che vi si avrebbero potuto passare anche più giorni con occupazione sempre proficua. E primo tra carabidei nominerò l’Omophron variegatus, originario della Spagna, di cui Genè il primo ottenne un individuo solo trovato presso Cabras, vuol dire poco lungi da ORISTANO[1] e che da nessuno de’ recenti entomologi era stato più visto. Anch’io per quanto avessi frugato, non potetti rinvenirne che un individuo solo, sicchè in quel momento giudicai essere realmente un insetto estremamente raro, opinione che modificai più tardi, come sarà detto in appresso. Fra gli Stafilinidei poi mi rallegrò moltissimo il rinvenimento di un Pinophilus, di cui avevo preveduta già la esistenza nell’isola per talune larve rinvenute in altri luoghi, le quali non lasciavano dubbio alla diagnosi essendo abbastanza caratteristiche. Il nominato genere in Europa era stato trovato soltanto in Sicilia. Però il sig. Ragusa mi assicurava che il Pinophilus della Sicilia non differisce punto da quello dell’Egitto. Se così fosse questo di Sardegna sarebbe assolutamente nuovo; dappoichè confrontato col Pinoph. aegyptius, di cui esistono nel Museo zoologico di questa. Università individui raccolti da me stesso in Egitto, trovo differirne per la statura assai minore, per la forma e scultura del capo, e per altri caratteri. In tal caso la specie sarda andrebbe denominata Pinoph. erythrostomus.
Delle specie poi non comuni delle due cennate famiglie possono citarsi il Diachromus germanus, che vi era abbondantissimo, il Panagaeus cruxmaior, raro per la Sardegna, il Lionychus Sturmii, l’Olisthopus anomalus non prima trovato in Sardegna, ma solo nella vicina Corsica, il Lathrobium dividuum, il Bledius tricornis, ecc. ecc.
Innanzi di fare ritorno in città il sig. Tolu m’indicò un piccolissimo pantano poco discosto dal sito in cui ci trovavamo; ed in esso alla prima retata trovai con sorpresa il Cybister africanus e l’Hydrous flavipes. Sul Populus alba che è lungo la via era oltremodo abbondante la Monosteira unicostata. Non posso por termine al ragguaglio della giornata senza menzionare di aver nel bel mattino osservata poggiata sopra una cima di rovero tra folto spineto una Sesia che giudicai il Trochilium apiforme. Fui fortunato a chiapparla, ma dispiaciuto a vederla fuggire per un’ampia laceratura causata dalle spine al velo.
- ― Il sig. Sisinnio Falqui, di cui nella prima memoria ho già notato le gentilezze usatemi, aveami fin dal precedente settembre invogliato a recarmi a SAN LUSSURGIO (volg. SANTU LUSSURGIU) come località che sarebbe stata interessante per le mie investigazioni.
Non avendo potuto recarmivi allora per la ristrettezza del tempo, mi determinai eseguire ora tale gita, resa possibile in quanto, non offrendo quel paese alloggio di sorta, lo stesso sig. Falqui mi procurava ospitalità presso il suo figlio Salvatore colà domiciliato.
Alle 12 p.m. parto con carrozza. Si fa breve sosta a Tramatza e poi a Milis, il paese dei giardini e boschetti di aranci. Dopo Bonarcado, cominciando la salita di S. LUSSURGIO ne fo buona parte a piedi, e raccolgo il Saropogon axillaris, che cominciava allora a comparire, e la Anthrax tripunctata, che non è molto frequente in Sardegna.
Alle 5 giungo in paese, ove, come ho detto, vengo cordialmente ospitato dalla famiglia Falqui.
- ― Il giorno innanzi nello andare al paese aveva osservata sulla destra una piccola valle percorsa nel fondo da un fiumicello (Rio de Bau de mela) che anima alcuni mulini, onde va denominata valle dei mulini, ricca di ombrellifere in fiore, che sembrata erami buon sito entomologico. A questa quindi destinai la prima giornata della mia dimora in S. Lussurgio, e non ne rimasi scontento.
Quelle ombrellifere erano il richiamo di molti Imenotteri e Ditteri. Di questi ultimi erano oltremodo abbondanti il Merodon clavipes ed il Tabanus ater. La quale seconda specie io noto perchè legasi con una osservazione da me consacrata nella prima memoria relativa a’ Tabani. Ivi è notato come questi ditteri non li avessi mai veduti nel settembre attaccare il bestiame, come è loro costumanza. E siccome poteva ciò dipendere dalla stagione troppo inoltrata, ho cercato nell’ultimo viaggio ripetere le osservazioni: dalle quali è risultato che la specie più comune è il citato T. ater, e ciò non ostante non un solo ne ho visto aggirarsi intorno a grossi quadrupedi domestici. Trovansi pure altre specie, ma meno frequenti, e sempre nelle campagne. Nei prati erano frequenti lo Stenus oculatus e la Rhagonycha chlorotica; ma quel che più m’interessò fu un piccolo Cephus, che giungevami nuovo e che tale è pur risultato in seguito ad accurato esame. Di Lepidotteri merita di essere ricordata quella bellissima Geometra che è la Rumia crataegata. Presso le sponde del rivolo raccolgo la Salda geminata. Entro le acque erano abbondanti una specie di Gammarus, tutti individui in copula, e varie delle comuni specie di molluschi fluviali.
- ― Ignaro del tutto della natura del territorio di S. LUSSURGIO cercai attingere notizie da quei del paese, onde determinare le altre mie peregrinazioni. Mi venne tra gli altri indicata la sorgente del Rio Manno, distante circa sei chilometri, di cui mi si fece una descrizione che m’invogliò a recarmivi. Uscii quindi di buon’ora in compagnia di una guida e mi diressi a quella volta. Ma grande fu la mia sorpresa quando, giunto sul posto detto Baulia, mi trovai in un piccolo ripiano, nudo quasi del tutto, dal quale veniva fuori la polla di acqua che dicevasi Sorgente del Rio Manno, del quale sarà forse soltanto uno dei contribuenti. Non sponde erbose che avessero dato ricovero ad insetti, non insetti o molluschi entro l’acqua. Però lungo la via, che percorsi tutta a piedi, potetti fare una caccia discretamente interessante, sopratutto in Imenotteri. Nominerò ad esempio: l’Andrena sardoa, una distinta specie di Stelis, la Chrysis angulata non prima trovata in Italia, la Chrysis sulcata, i Cephus nigripennis, idolon ed haemorrhoidalis, dei quali il primo assai raro, gli altri due non molto, la Chalcis pectinicornis. Erano poi notevoli per la loro abbondanza due specie di Dioxys che fanno il loro nido nei piccoli cavi di roccia basaltica, detta dai naturali pietra morta, con la quale son costruite le mura a secco che cingono la strada. In quanto alle specie dirò che mentre una si riferisce perfettamente alla D. pyrenaica, un’altra ad addome interamente nero, non è potuto riconoscerla in quelle descritte, e mi pare dovesse considerarsi come specie nuova.
- ― Visito un altro sito distante ancora circa sette chilometri, detto Bosco di S. Leonardo, ove mi reco anche a piedi. Dell’antico bosco non rimanevano che poche querce sparse qua e là e molti tronchi prostrati al suolo e già decorticati, in guisa da non essere più ricovero d’insetti.
Appena sotto le cortecce di qualcuna di esse rinvenni una specie di Helops non ancor definita e la Trogosita mauritanica. Sopra taluni Vitex agnus castus arborei era abbondantissima la Monosteira unicostata, lo che faceami riconoscere esser questa una specie polifaga, avendola già incontrata parimente abbondante sopra il Populus alba, come più sopra si è detto, e posteriormente ancora sopra altre piante. Lungo la via incontransi selve cedue di castagni. Trattenutomi un pezzo in esse, rinvengo due specie di Tentredinidei, cioè la Selandria stramineipes e l’Emphytus calceatus, che per le ragioni dette di sopra avevano una speciale importanza.
- ― In mancanza di vetture, non volendo dimorare ulteriormente in S. Lussurgio, ritorno ad ORISTANO a cavallo.
A Milis mi fermo alcune ore, le quali furono assai bene spese. In prossimità del paese trovo una piccola aia piantata a boraggine allora in fiore. In quel sito era un continuo andare e venire di Imenotteri Apiarii attirativi da quei fiori di cui sono assai avidi. Sicchè senza molta fatica potei fare abbondante raccolta di buone specie, sopratutto dei generi Megachile ed Osmia. M’interessò pure non poco il raccogliere un secondo individuo del Pompilus meticulosus da me descritto nella prima memoria; dappoichè con esso veniva a rafforzarsi la validità della specie riconoscendone la costanza dei caratteri. Anche di Icneumonidei vi fu qualche specie non ordinaria. Sulla nuda via non erano rari fra Ditteri il Chalcochiton holosericeus ed il Saropogon axillaris.
- ― In compagnia del sig. Tolu vado a CABRAS da me già conosciuto.
Sopra giovani tamarici trovo molto abbondante l’Omottero di cui nel settembre aveva potuto rinvenire due soli individui nei prati della medesima contrada, e che nella prima memoria ho indicato col nome di Haplacha irrorata. Sulla stessa pianta non era raro quel grazioso Eterottero denominato dal Mulsant Capsus Forelii, oltre il consueto Nabis viridulus: e di Coleotteri era comune lo Stylosomus tamaricis, e diversi Nanophyes. Nei prati presso lo stagno potetti raccogliere buoni individui del Baris Talbum e qualche Ophthalmicus Genei, che allora cominciava a raggiungere lo stato perfetto, essendovi molte larve e ninfe, pochissime immagini. Di Imenotteri ricorderò una distinta specie di Campoplex. Sulla via ritrovo la Mutilla capitata. Eranvi varie Ferula nodiflora; ma quasi tutte coi frutti già maturi.
- ― Il Tirso, come molti altri fiumi, è tanto svariato nella natura delle sue sponde, che meriterebbe esso solo parecchi giorni di esplorazioni. Non potendo però tutto percorrerlo, mi accontentai di perlustrarne altra porzione più lungi dalla città. Eravi in quella parte ampia sponda sabbiosa di recente rimasta a nudo per l’abbassarsi delle acque.
Cominciando a ricercare mi venne innanzi un individuo dell’Omophron variegatus, della cui rarità ho già discorso superiormente. Conoscendo qual è la ordinaria ubicazione di tali carabicini previdi che doveva quella sabbia essere il vero nido di tale specie. Cominciando infatti a scavare, sbucavano individui da ogni punto. E ne era tale l’abbondanza, che in breve tempo avrebbe potuto riempirsene una cesta. Sicchè da coleottero rarissimo, adesso può dirsi comunissimo, soltanto per ora assai circoscritto nella sua ubicazione. È possibile che in prosieguo si trovino altri nidi; io però debbo dire che da quel momento ne ho fatto particolare ricerca nelle sponde sabbiose di tutti gli altri fiumi perlustrati: ma in nessun posto ne ho rinvenuti.
La presenza degli Omophron mi richiamò alla mente un altro fatto. Nella provincia di Napoli in compagnia dell’Omophron limbatus ho trovato costantemente vivere il Bledius verres. Volli quindi vedere se anche con questa altra specie di Omophron convivesse il nominato piccolo Stafilino, che fu pure la prima volta discoperto in Sardegna da Genè. E dopo pochi istanti di ricerche anche il Bledius verres comparve in mezzo a quella sabbia. Indipendentemente da altri buoni carabicini e Stafilini rinvenuti là dove le sponde cessavano di essere sabbiose e divenivano erbose, raccolsi in quel giorno l’Anthicus venustus Vill. non segnato qual inquilino della Sardegna, l’Asilus siculus, che compariva per la prima volta. E pare che le due specie più grandi di Assilli che rinvengonsi nell’isola, barbarus e siculus sieno meno precoci di altre. Infatti, anche il barbarus, che nel settembre avevo trovato frequente ovunque, in questa stagione non ancora vedevasi, e cominciai a trovarlo soltanto nel giugno. Di Imenotteri ricorderò la Dryudella Spinolae.
Le ore pomeridiane uscii dalla monotonia della scienza, passandole con l’amabilissima famiglia del Tolu, che gentilmente volle tenermi a pranzo.
- ― Tra i paesi che sono intorno Oristano vi ha FORDONGIANUS, rinomato per varie sorgive di acque termominerali. Essendovi buona strada rotabile, noleggio un piccolo legno per accedervi in compagnia di Tolu. Parto alle 7½ del mattino.
Innanzi di giungere a Simaxis scorgo un campo incolto sparso della piccola Thapsia garganica, che trovavasi allora in piena fioritura, essendo pianta meno precoce della affine Ferula nodiflora, cui del resto, meno la statura molto minore, apparentemente simiglia per gli ombrelli da’ fiori gialli. In quel campo mi fermo, ed ebbi buona occupazione per un paio di ore. Que’ fiori erano il richiamo di parecchi Imenotteri e Ditteri. Citerò fra i primi due belle e grandi specie di Cryptus, che mi giungevano nuove, e che non ancora ho potuto determinare. Rinvenni ancora con grande soddisfazione alcuni individui della Astata da me descritta col nome di picea[2] sopra uno trovatone tra gl’Imenotteri sardi avuti in comunicazione dal Museo di Torino. Ed i novelli individui mi fecero avvertito che il color piceo del corpo era dovuto alla lunga azione della luce, mentre nel vivo esso è d’un nero intenso splendente, sicchè lo specifico nome impostole diviene un poco inesatto. Nondimeno lo conserverò, sia per non perder la data, sia per evitar confusione: solo ne modificherò la frase diagnostica, rendendola più esatta. Di Ditteri eranvi bellissimi individui delle Stratiomys chamaeleon e longicornis. Abbondantissimo era, de’ Coleotteri, il Mycterus pulverulentus con individui giganteschi.
Ripreso cammino, poco oltre il Ponte S. Elena, andiamo nella vasta tenuta del Marchese D’Arcais, detta Casina Floresiana, nella quale ci fermiamo a consumare una lauta colazione, che il Tolu avea avuto il pensiero di portare da sua casa. Il qual sito faceami risovvenire esser appunto il proprietario quegli cui il Genè intitolava uno de’ Coleotteri discoperti in Sardegna, la Tentyria Floresii.
All’una pomeridiana ci rimettiamo in via.
Terminata la pianura del Campidano di Oristano, comincia la collina, traversata la quale si scende a FORDONGIANUS (ove giungiamo alle 3½): piccolo paese posto in mezzo a vasta conca tutta messa a coltura, e fiancheggiato da un fiume che è sempre il Tirso.
Proprio sulle sponde di questo stanno le varie sorgenti di acque termominerali, per profittar delle quali, in mancanza di camere apposite, essendo distrutto l’antico stabilimento di cui osservansi tuttora i ruderi, si sono scavate nel suolo alcune vasche, ove i contadini cui quelle possono esser giovevoli vanno nella state a bagnarsi.
Presso le sponde del fiume erano buone specie di Friganidei. Potetti raccogliere individui tipici della Mystacida bifasciata, identici ad altri che nel precedente settembre avevo rinvenuta tra i monti attigui al Gennargento. Eravi ancora oltremodo abbondante una Hydropsyche di cui avevo trovato un individuo presso Oristano. Più abbondante poi delle due specie citate era altra Hidropsyche che non avevo ancora trovato precedentemente. Di Ditteri compariva per la prima volta una Thereva, che verrà illustrata nella parte terza.
[1] Anche Villa registra questa specie tra quelle trovate in Sardegna nel 1836, senza però indicare dove ed in quali condizioni.
[2] Prospetto degli’Imenettori italiani
- ― Avrei volentieri visitato altri luoghi intorno Oristano, e sopratutto la contrada di San Giovanni, ma il tempo scorreva e molte eran le contrade che mi restavano a percorrere. Sicchè fu forza partire, recandomi per ferrovia a SASSARI.
- ― Impiego questo giorno a percorrere la valle di Logulentu, di cui nel settembre avevo battuta una piccola porzione soltanto.
A poca distanza dalla città [SASSARI] svolazzava abbondante la Zygaena corsica, di cui pareva quella l’epoca della prima schiusa. Intorno la quale è a dire che per uno di que’ fatti singolari della Fauna Sarda la corsica è la sola Zigena che viva in tutta l’isola. Notavasi ancora, di Lepidotteri, frequenza della Myeolis cribrella. Cercai l’Ophonus incisus, che nel settembre aveva in quelle adiacenze trovato abbondante sopra i finocchi, ma non uno solo ne vidi: è probabile che nella primavera se ne rimanga interrato, per venir fuori più tardi quando vi è attirato dalla pianta da esso prediletta.
Inoltrandomi nella valle vi trovo non rara la Psammophila ebenina, che nell’altra peregrinazione avevo rinvenuta soltanto sulla vetta del Gennargento, ed il Priocnemis infumatus, che conoscevasi soltanto della Sicilia. Lungo la via era frequente la Thereva superiormente menzionata e non mancava il Chalcochiton holosericeus. Cominciavano a vedersi le Phasia sopra i fiori di ombrellifere, sui quali era pure qualche Deilus fugaxх.
- Unitamente al prof. Filippo Fanzago si fa una piccola escursione ne’ contorni della città [SASSARI]; escursione che fu disturbata dalla frequenza della pioggia. Si giunge in un posto detto Rizzeddu. La raccolta fu molto scarsa. Non potrei ricordare che due Stafilini non comuni. Di Miriapodi rividi i Tropisoma, che dopo Siliqua non aveva più trovato: però non vi erano in quell’abbondanza. Si ebbe poi la ventura di constatare con bellissimi esempii il fatto già innanzi osservato dal Fanzago, cioè il bozzolo che i Geofili costruisconsi con terra impastata con sostanza serica, quasi sferici, con la interna faccia scavata a spirale per potervi adattare il loro corpo.
- ― Essendo giorno festivo parecchi professori di quella università eransi dato convegno di passar la giornata in una villa di uno di essi, il prof. Simula. E sapendo della mia dimora in SASSARI, ebbero il gentile pensiero d’invitarmi a far parte di quella brigata universitaria, composta de’ professori, oltre del Simula, Silvestrini, Corona, Fanzago, Valente. E fu veramente una giornata di svago che si passò assai allegramente, contribuendovi ancora un cielo sereno ed una temperatura piacevole. La scienza non venne del tutto messa in disparte: chè nelle ore abbisognate per allestirsi il banchetto esplorai i prati che si alternavano con la parte coltivata, e tra le cose raccolte (in vero non molte) ricordo una bella varietà dell’Epeolus variegatus.
- ― OSILO è uno de’ pochi paesi della Sardegna decantati per la bellezza delle contadine e per l’eleganza del loro abbigliamento. Sicchè, indipendentemente dal fare ricerche scientifiche in una località non visitata nel settembre, la curiosità mi spingeva a recarmi al nominato paese.
Noleggiata quindi una carrozza, alle 8 a.m. mi dirigo a quella volta in compagnia del prof. Fanzago. Giunti alla cantoniera che è quasi a mezza strada, ci fermiamo un poco per qualche perlustrazione; e fui lieto di rinvenire sotto i sassi un bellissimo minuto Araneideo del genere Formicina non prima stato trovato in Sardegna, e che era rappresentato da specie diversa dalle due innanzi conosciute, cui è imposto il nome di F. Eleonorae.
Alle 8 [sic, ma errore] si giunge ad OSILO, ove a stento troviamo a far colazione presso un pizzicagnolo. Indi per fare un po’ di caccia saliamo verso l’antico castello, trovandosi soltanto intorno ad esso piccole aje incolte e rivestite di spontanea vegetazione. Non ne ebbi, come non poteva attendermi, raccolta copiosa. Nondimeno vi fu di molto interessante un Oxybelus che presenta un fatto singolare, che non saprei in vero dire se normale e teratologico, quello di mancare del mucrone del metatorace[1]. Nè ciò per sofferta mutilazione, osservandosi una speciale scultura nel posto in cui il mucrone avrebbe dovuto stare impiantato.
Non essendovi altro a fare, all’una ripartiamo per restituirci a SASSARI.
[1] Vedi le osservazioni nella parte terza.
- ― Tra le molte isolette che disseminate stanno attorno la Sardegna vi è quella dell’Asinara, che ne è la maggiore; e che per quanto mi sappia non era ancora stata visitata da alcun Entomologo. Unitamente quindi al lodato prof. Fanzago deliberammo di andare ad esplorarla.
Col primo treno partiamo per PORTO TORRES. Qui noleggiammo una barca da rimanere a nostra disposizione.
Quando per mancanza di vento o per vento non propizio deve andarsi a remi, a percorrere il tratto di mare che separa l’Isola dell’Asinara da Porto Torres vi abbisognano parecchie ore, fino ad una quindicina: lo che ci avrebbe data molta noia, e forse ci avrebbe fatto rinunciare al proponimento, poichè ci trovavamo appunto con un tempo che non permetteva avvantaggiarsi della vela. Per buona ventura in quella mattina sarpava un piroscafo francese, il quale essendo diretto per la Corsica, passar doveva assai da presso l’isola del nostro obiettivo. Mediante i valevoli ufficii del sig. Giuseppe Anzani, direttore di quella dogana, ottenemmo che la nostra barca venisse rimorchiata dal piroscafo.
Per tal modo, partiti da Porto Torres alle ore dieci e tre quarti, alle dodici e mezzo fummo lasciati in vicinanza dell’Asinara, e proseguendo a vela, dopo altri quaranta minuti giungemmo al paesello unico che è nell’isola detto CALA DI OLIVO. Il sig. Chirico Marginesu, continentale ivi stabilito da parecchi anni, l’unica persona colta che si trovi in tutta l’isola, ci accolse con modi assai urbani e familiari.
La collina che domina il piccolo paese è incolta e rivestita da’ soliti suffrutici, Lentischi, Cisti, piccoli Tamarici. Vi sono sparse le Ferule, de’ cui fusti gl’indigeni fanno uso per costruire seggiole e sgabelli. Ivi dirigemmo i nostri passi.
Quella specie di vegetazione l’ò sempre trovata di poca utilità. Al che si aggiungeva che le Ferule, come altrove, erano già fruttificate. Sicchè prevedeva che la caccia non avrebbe dato risultamenti molto importanti. Svolazzava abbondante un Ascalafo che cominciavo allora a vedere e che ho trovato posteriormente del pari abbondante in tutta la Sardegna, per modo da essermi convinto essere specie comune ovunque, che schiude in sul declinare del maggio e si protrae per tutta la primavera e forse anche nella state. È l’Ascalaphus corsicus, cioè una delle tante specie che la Sardegna à di comune con la vicina Corsica. E pare sia la sola specie del genere che vi vive: almeno io non ve ne ho trovata altra. Di Imenotteri scavatori anche per la prima volta compariva l’Ammophila rubriventris da me descritta primamente sopra individui provenienti pure dalla Corsica. Anche in Emitteri rinvenni una buona specie che si aggiunge alle molte che dimostrano l’affinità tra le due vicine isole, cioè il Rhyparochromus nitidicollis descritto da Puton sopra individui di Corsica ove lo dice pure assai raro. In fatto di Microlepidotteri raccolsi con piacere una minuta e graziosissima specie che giungevami nuova e nella quale è poi riconosciuta la Choreutis pretiosana.
- ― Vedendo l’aridità di quella campagna e quindi la poca utilità di rimanervi una altra giornata, risolvemmo passare ad altra località. Per trovare pertanto un alloggio ci conveniva raggiungere l’estremo opposto dell’isola, distante da quello in cui ci trovavamo poco men che trenta chilometri. Avremmo potuto accedervi in barca, ma sia perchè il mare era molto agitato, sia perchè in tal modo avremmo perduta senza alcun profitto una giornata, rimanendo nella ignoranza della intera isola, determinammo farcela a gambe.
Alle 7 a.m. partimmo da Cala di ulivo, e percorrendo una campagna più o meno accidentata, ora rasentando la spiaggia, ora scavalcando qualche umile collina, sempre in mezzo ad una vegetazione monotana, alle 12 siamo ad un sito detto Trabbuccato, ove sono poche case coloniche. Qui facciamo sosta per provvedere allo stomaco, accolti cordialmente dalla famiglia Diana.
Alle due p.m. ci rimettiamo in cammino, e tirando senza interruzione, alle sette giungiamo al luogo detto Fornelli, abitato da diverse famiglie di Pastori, che sono rustici, ma più o meno agiati proprietarii di case, terre e bestiame. Il Pastore Gavino Madau, cui eravamo diretti, e che era stato prevenuto del nostro arrivo, scortici da lungi, ci viene incontro e ci accompagna alla sua casa, presentandoci alla sua numerosa famiglia, che era là ad attenderci. E debbo confessare, che non fu poca la mia sorpresa nel vedere che mentre i figli non smettevano il carattere più rustico, le due giovani nuore del Madau, sebbene anch’esse di quell’isola, per avvenenza, per abbigliamento e per gentilezza di modi potevano benissimo stare a fronte di persone della non comune società del continente. Il nostro arrivo pertanto fu per la intera famiglia una vera festa. Ci furono destinate le migliori stanze, tenute per bene, ed a testimonianza di giubilo si fece immediatamente scannare un agnello, il quale unitamente ad altre provvisioni portate da noi, servì per un lauto banchetto, cui presero parte gl’individui tutti della casa, e che si protrasse per oltre un’ora, passata assai giulivamente.
Durante le due ore di fermata a Trabuccato non mancai di eseguire qualche indagine, e sebbene il prodotto non fosse stato molto abbondante, pure varie buone specie vi furono, sopratutto di Imenotteri, che si rileveranno dal catalogo che segue.
- ― Alle 7 a.m. ci congediamo e scendiamo alla spiaggia poco lontana dal caseggiato. Il vento essendo favorevole ci rimettiamo nella nostra barca e, facendo uso della vela, in mezz’ora siamo all’altra piccola isola che dalla mancanza di qualunque altura è detta acconciamente Isola piana. Presa terra, sdraiati al suolo, mancandovi ogni abitazione, si fa colazione, e di poi ci diamo all’opera.
Mi si presenta per la prima volta il Nephodes villiger var. metallescens speciale della Sardegna e che ho poi trovato in varii luoghi, e sempre più o meno abbondante. Sul Pancratium maritimum allora in piena fioritura era frequente l’Acentrus histrio. Fra i Cisti raccolgo la Coptocephala scopolina. Rinvenni un secondo individuo della Choreutis pretiosana. D’Imenotteri raccolsi di raro la Chysis sulcata. Ma quello che più di ogni altro m’interessò fu una specie di Lygaeus che mi giungeva nuova, e sembrommi di molta importanza, non ostante la sua grande simiglianza col Lyg. punctatoguttatus. In fatti, dall’esame comparativo fattone è risultato che essa ne è molto diversa, sopratutto per la fattezza del protorace, onde l’ho denominata Lyg. gibbicollis. Anche nell’ordine de’ Ditteri rinvenni una bellissima Chlorops assai probabilmente nuova. Sicchè in breve tempo quest’Isola in miniatura mi diede, per importanza, più che non aveami dato in due giorni la grande dell’Asinara.
Alle 12½, ci rimettiamo in barca, e sempre a vela gonfia dopo un’ora e mezzo approdiamo alla spiaggia attigua allo Stagno di Pilo, ove scendiamo, congedando la barca. Il mio collega Fanzago si occupa di caccia di uccelli, io di animali minori. Sulla spiaggia era notevole la frequenza di un ragno non ancor determinato. Eravi poi non rara la Tentyria ligurica che in generale in quella stagione ho vista meno spesso che nel settembre. Fra i giunchi eravi qualche buona Cicadaria.
Alle 5 mi metto in cammino per Porto Torres, ove con buon passo giungo alle 7½.
- ― Le sponde del fiume che scorre presso Porto Torres mi avevano lasciato nel settembre vivo desiderio di perlustrarle assai posatamente. Nondimeno neppure questa volta potetti soddisfare tutto il mio desiderio. Mi accontentai quindi di consacrarvi le ore del mattino, le quali furono tanto produttive, da farmi maggiormente rimanere dolente di non poter passare altri giorni ancora in quella ubertosa località. Le cose più interessanti le ebbi tra gl’Imenotteri. Citerò dapprima due buonissime specie del genere Priocnemis, una nuova che ho denominata Pr. leucocoelius, l’altra l’abdominalis. Della famiglia dei Tentredinidei, della cui somma scarsezza nella Sardegna ho già tenuto parola, rinvenni una che non solo mi è sembrata nuova specie, ma mi dà ragione di considerarla come distinto gruppo generico. Come specie non comuni eranvi la Chalcis pectinicornis, ecc. Di Emitteri raccolsi tra la base delle piante palustri un Capsideo che per me giunse nuovo. E sì pure non mancarono buone specie degli altri ordini, come si rileverà dal catalogo generale che segue.
Nelle ore pomeridiane facemmo ritorno a SASSARI.
- ― Rimango in città, sia per ordinare le cose raccolte nei tre giorni precedenti, sia perchè, come a CAGLIARI, dovevo anche qui per disposizione del Ministero di Agricoltura e Commercio prender parte ad una riunione presso la Prefettura, promossa onde avvisare su’ mezzi pratici più valevoli per impedire che la Fillossera venisse importata nell’Isola.
- ― Visito un’altra località denominata TISSI. Partito col treno delle 10 a.m. in trenta minuti sono sul posto. In vicinanza della stazione è un piccolo rivolo, intorno al quale mi arrestai.
In prima sollevando i sassi più o meno immersi in cerca di molluschi gasteropodi che han l’abitudine di vivere a quelli attaccati, come gli Ancili e le Neritine, che in fatti non mancavano, rimasi compiaciuto dal trovarvi la Spugna di acqua dolce, che vedevo per la prima volta nella Sardegna, non ostante in tutti i corsi di acqua visitati avessi praticato simili indagini: essa vi formava strati compatti di un bianco candidissimo, spessi fin oltre il centimetro. E tanto maggiormente ho considerato interessante quel fatto, in quanto neppure in seguito l’ho più riveduta ne’ tanti altri corsi di acqua perlustrati. Troppo lungo sarebbe lo intrattenermi ad enunciare le altre cose raccolte.
- ― Le vicinanze di ALGHERO non potevano andare del tutto trascurate: sicchè prima di lasciare Sassari volli rivederle. Partendo alle 2 p.m. con la consueta carrozza postale, alle 7½, sono in quella città, della quale ammiro i miglioramenti avvenuti entro il decorso di pochi mesi, nella parte esterna.
- ― La mattina esco di buon’ora, avviandomi per la via stessa del littorale battuta nel settembre, sulla quale però m’inoltro assai di più che non potetti far l’altra volta a causa della brevità della giornata. Lorchè fui in prossimità del breve canale che mette in comunicazione lo stagno col mare, avvertii un fetore pestilenziale intollerabile, che quasi spingevami a retrocedere. Ma il bisogno di raggiungere una sorgente d’acqua che la guida aveami anunnziato trovarsi poco più oltre onde dissetarmi essendo il caldo oltremodo estenuante, mi diede animo a vincere la ripugnanza. Traversando il ponte che è su quel canale ebbi ad accorgermi dei grossi mucchi di alghe sparsi qua e là in piena putrefazione, che erano i fattori di quelle micidiali emanazioni miasmatiche, e rimanere nel tempo stesso sorpreso come nè il governo, nè la provincia pensino ad espurgare quel canale e togliere la causa degli inevitabili morbi miasmatici.
La caccia fu piuttosto ubertosa. In fatto di Imenotteri rividi il Priocnemis perligerus che nel settembre avevo raccolto presso Oristano, e rinvenni altro individuo del Priocn. leucocoelius pochi giorni innanzi trovato a Porto Torres. Così pure vidi nuovamente il Pompilus meticulosus. Per la prima volta poi mi si presentò un’altra specie di Pompilus. Piacquemi ancora raccogliere ambedue i sessi della Myzine erythrura, di cui erami noto il maschio soltanto e poter riconoscere i caratteri pei quali anche la femmina distinguesi da quella della comune Myz. sexfasicata. Sul Pancratium maritimum era costante la presenza dell’Acentrus sopramenzionato, siccome sui piccoli Tamarici non mancava il Capsus Forelii. Abbondante era pure il Nephodes metallescens. Sulle Tapsie non era rara l’Agapanthia irrorata. Debbo poi notare un fatto negativo. Nel settembre incontravansi frequenti per su le aride e nude sabbie vicine al littorale la Tentyria ligurica e la Pachychila Servillei. Nella circostanza attuale di quei melasomi vedevasi appena qualche individuo. La qualcosa era in armonia con quello che avevo avvertito anche altrove.
- ― Ritorno a SASSARI.
MESE DI GIUGNO.
- ― Il giorno innanzi ritornando in vettura da Alghero a SASSARI, avevo osservato che nelle vicinanze di Tissi eravi un piccolo campo sparso di Thapsia garganica in fiore, ed un altro simile, ma ancora più vasto eravene vicino la fermata di Canèga. Non volli lasciarli inesplorati, sapendo per precedente esperienza come i fiori di quelle ombrellifere richiamassero a loro insetti di svariate geníe.
Parto, come l’altra volta, col treno delle 10 a.m. ed alle 10 e mezzo discendo alla stazione di Tissi. Risalgo fino alla via rotabile e raggiungo il piccolo campo incolto sparso di Tapsie, e che era assai presso al fiume che ivi corre.
Le mie previsioni non fallirono. Grande era la copia di Imenotteri e di Ditteri che intorno a quei fiori si aggiravano, senza mancare nuove specie di altri ordini. Sicchè ebbi a rimanere occupato in quel piccolo campo fino alle 3 p.m. Tra i primi rimasi compiaciuto trovare ambedue i sessi dell’Hoplisus sulcifrons, di cui conoscevo soltanto la femmina, la Lyssonota maculatoria, altra specie dello stesso genere probabilmente nuova, ec. Un’altra ora la passai presso le sponde del vicino fiume, ove raccolsi tra l’altro qualche bella specie di Thrips.
Alle 4 lasciai quel posto e, seguendo la via carrozzabile, mi avviai verso Canèga. Lungo la strada era frequente un Cleonus finora indeterminato, più raro l’Anisorhynchus costatus; e qua e là il Cydnus pilosus. Alle 5 giunsi all’altro campo di Tapsie, sulle quali rinvenni ancora varie specie non trovate nel primo.
Alle 6, non essendo più l’ora propizia, desisto dalla caccia. E poichè pel passaggio del treno mancava ancora oltre un’ora e mezzo, durante la quale avrei dovuto rimanere sulla nuda via, preferii continuare a piedi fino a SASSARI, ove giunsi alle ore sette.
- ― Rimango in casa per riordinare le raccolte e dispormi alla definitiva partenza da quella città.
[1] Vedi le osservazioni nella parte terza.
- ― Parto da SASSARI alle 10 a.m. per ferrovia. All’una e mezzo sono alla stazione di OZIERI cui ero diretto, sia per esplorare altra località, sia per conoscere personalmente il sig. Damry, entomologo francese colà stabilito, ed osservare la sua collezione di Coleotteri Sardi. Alla stazione trovai pronta una vettura, la quale in tre quarti d’ora mi condusse in paese, posto sopra ridente collina. Prendo stanza nell’unico ma tollerabile Albergo del Corso. Il sig. Damry, saputo del mio arrivo, ebbe la cortesia di venirmi a trovare, e condurmi in sua casa per cominciare ad osservare la sua collezione de’ Coleotteri della Sardegna, che è molto interessante. Con lo stesso si stabilisce fare il dì seguente una escursione nella vicina montagna.
4. ― Alle 6 a.m. usciamo a cavallo, andando così fino al villaggio Nughedu, ove siamo alle 7. Da qui, a piedi, prendiamo la via della valle, risalendo la quale giungiamo sul dorso della montagna che domina il nominato villaggio dal quale s’intitola.
Lungo la valle vi ha abbondante e svariata vegetazione: sulle alture sonvi querce da sughero. Siffatte condizioni rendono quella località assai buona per l’Entomologo. La serenità del cielo e la dolce temperatura faceano svolazzare in gran copia per quella valle i papilioni. E vi erano, tra gli altri, assai abbondanti i due speciali della Sardegna, quali sono l’Epinephele Nurag, ed il Pararge Tigelius che è una locale modifica del comune megaera del continente, onde a ragione vien considerato qual semplice varietà di questo. Non mancava il Charaxes lasius, siccome era assai frequente il Rhodocera Cleopatra. La Zigaena corsica era pure comune. Di Geometre eravi ancora abbondante una specie particolare della Sardegna, della Corsica e della Grecia, la Cidaria bistrigata, la quale nel fondo non è che una trasformazione della volgarissima C. bilineata, cui si sostituisce. Di Coleotteri vedevansi sopra i tronchi delle Elci la Chrysobothris affinis, il Lygistropterus sanguineus, l’Apate capucina. Sul ridosso del monte entro le grosse masse di sterco bovino che presentavano indurita appena la esterna superficie viveva in gran numero lo Staphylinus marginalis, anch’esso esclusivo della Sardegna: battendo leggermente alla superficie vedeansi sbucare con grandissima agilità, levandosi indi a volo od insinuandosi entro terra.
Alle 3 p.m. battiamo ritirata. La sera continuo la visita della collezione del Damry, il quale gentilmente mi offre parecchie specie che non ancora avevo trovate.
- ― Lascio Ozieri, e col treno dell’una e mezzo p.m. parto per OSCHIRI, ove giungo alle due. Il sig. Quirico Antonio Pischedda, cui era raccomandato, si occupa a trovarmi una stanza decente, mancando nel paese un albergo abitabile; e la rinviene presso un botteghiere!
Assicurato l’alloggio, alle tre, accompagnato da una guida, mi dirigo al fiume o Rio Coghinas, che raggiungo dopo tre buoni chilometri di strada.
Le sponde erano in gran parte sabbiose e popolate da Tamarici, Salici, ec. Sui primi era abbondante un Coniatus che sebbene nel fondo facesse scorgere il comune C. tamaricis, pure presentasi con tal diverso abito, che a primo sguardo si direbbe specie distinta. Sopra i salici trovavasi piuttosto abbondante la Galleruca calmariensis. Nelle sponde sabbiose erravano i consueti minuti carabicini, fra quali notavasi per straordinaria abbondanza il Lionychus Sturmii.
Rientrato in paese alle sette, rimaneva un altro problema a risolvere, quello di trovare un posto un tantino decente nel quale prendere un ristoro. Ma non ostante tutta la cura spiegata dal sig. Pischedda la soluzione del problema non fu possibile: dovetti accomodarmi ad una bettola qualunque, e mangiare circondato da tutti i campagnuoli, od operai i quali reduci dal lavoro entravano a bere il loro mezzo litro di vino.
6. ― Nelle ore del mattino mi reco ad altro fiume, il Rio di Ozieri. Sui fiori di poche Tapsie trovai in straordinaria copia il Bruchus longicornis, avendo così la opportunità di convincermi delle notevoli differenze che passano fra i due sessi. D’Imenotteri ne venivano parecchi e buoni. Ne menzionerò soltanto due che m’interessarono più di ogni altra cosa, cioè una bella specie di Oxybelus, che più specialmente pare debba ascriversi al genere Notoglossa di Dahlbom, ed un Tentredineo del genere Cryptocampus, che è nuova specie, denominata Cr. distinctus.
6. ― Alle ore due e mezzo p.m. parto con la corriera postale per TEMPIO, ove giungo alle sette. Sebbene da poco tempo fossesi istallato in quella città un discreto albergo nel quale avrei potuto stabilirmi, la famiglia Cabella che aveami ospitato nel settembre non permise che avessi disertato. Accettai quindi ancora questa volta la ospitalità offertami, convinto come ero che essa mi si dava con piena effusione di cuore.
- ― Mi trattengo varie ore in due boschi di querce poco discosti dalla città. Di Lepidotteri raccolsi alcune buone specie di Tortrici. Era poi oltremodo comune la Cidaria bistrigata superiormente menzionata: pareami di trovarmi nelle selve della nostra collina de’ Camaldoli ove nella medesima stagione vedesi con eguale abbondanza svolazzare l’affine Cid. bilineata. Di Ditteri raccolsi il Chrysotoxum bicinctum, che s’incontra assai raramente. Altro dittero ancora più raro fu la Clytia helvola.
8. ― La pioggia forte accompagnata da vento impetuoso, sì da sembrare una delle peggiori giornate d’inverno, mi costringe a rimanere in casa.
9. ― Sebbene il vento continuasse ad infuriare ed il cielo fosse nuvoloso, mi determinai recarmi a perlustrare la montagna che domina il piccolo paese di AGGIUS, distante circa quattro chilometri da Tempio. Per condiscendere alle premure de’ Cabella, uscii a cavallo.
Fatta però men che metà della via, riconobbi la necessità di proseguire a piedi. Mi trattengo dapprima in un campo a Cistus monspeliensis in parte tuttavia in fiore, e su questa pianta raccolgo il Trichius descritto da Genè col nome di fasciolatus, quantunque essenzialmente non sia diverso dal zonatus di Germar.
Circa mezzo chilometro prima di giungere al paese mi arresto innanzi ad uno stillicidio di acqua che scorrendo sulla superficie della roccia, produceva un piccolo rivolo sul margine della strada. Richiama in prima la mia attenzione una graziosissima Hydroptila che, come è suo ordinario costume, camminava in buon numero per su quella roccia bagnata. Ricercando poi tra l’umido tappeto di erbette che era a piè della strada con piacere vi rinvenni un covo di Nebria rubicunda [corrige ridibunda], di cui varii individui fra i molti non ancora maturi, mi facean comprendere esser quella l’epoca della schiusa di quel carabicino, che in seguito non ho più riveduto.
Alle ore undici fui ad un pozzo, che mi si disse di buonissima acqua, posto fuori il paese. Ivi fo un po’di sosta per consumare la colazione, di cui la famiglia stessa che mi ospitava avea avuto la cura di provvedermi.
Alle dodici mi rimetto in cammino e risalendo per un’angusta valle giungo fin sotto una delle varie creste nelle quali superiormente il monte si ripartisce. La valle si presentava di una particolare importanza, sopratutto per la copia di ombrellifere in fiore, fra cui non mancavano le piccole Tapsie. Il vento però che continuava a soffiare impetuoso facea rimanere spopolati quegli ombrelli, sui quali solo a grandi intervalli vedeansi comparire Imenotteri e Ditteri. Fra questi ultimi potetti, tra l’altro, raccogliere buone specie della famiglia delle Fasie. Di Coleotteri apparve qualche Anthaxia cyanicornis.
Alle quattro [p.m], sconfortato dal vento che era molesto non solo per gl’insetti, ma anche per me, lascio la montagna e ridisceso al paese, a cavallo ritorno a TEMPIO.
- ― Il Rio Coghinas che avevo già visto presso Oschiri passa tra TEMPIO e PERFUGAS scorrendo per una valle che venivami indicata come meritevole di essere perlustrata; onde mi determinai ad andarvi. Il sito più vicino in cui il fiume s’incontra è denominato S. ROCCO, da una cappella ivi eretta in onore di quel Santo: e dista da Tempio circa venti chilometri. Sicchè andando a cavallo di buon passo ci vollero tre ore e mezzo, battendosi una strada buona e carrozzabile. Pria di avvicinarmi al fiume esplorai i lentischi e gli olivastri che vi erano in copia e raccolgo quattro diverse specie di Psylla, tra le quali la Ps. oleae, non diversa da quella che nell’ulivo coltivato suole spesso moltiplicarsi straordinariamente sopra i racemi fiorali producendovi speciale malattia.
Raggiunto il fiume mi occupo primamente alla ricerca di molluschi fluviali, vedendo presso le sponde abbondanti le erbe acquatiche entro le quali quelli sogliono abitare. Dopo tanti fiumi esplorati non mi lusingavo di trovar cose non viste di già, ma solo prender nota di ciò che vi esistesse. E pure non fu così; chè non una, ma più specie vi rinvenni non prima osservate. Del genère Physa, che può dirsi assai ben rappresentato in Sardegna rinvenni due specie che non conoscevo. Una di esse offriva tali caratteri, che non esitai un istante a giudicare che avevo fra le mani una specie del tutto nuova; ed il mio giudizio era esatto. Pertanto essendomi recato a Firenze e visitato la ricca collezione della Marchesa Paulucci, appresi che quella Physa sarebbe stata da lei descritta nella malacologia sarda che era già per le stampe col nome di Ph. saeprussana: nome che mi è convenuto rispettare, sebbene allora tuttavia inedito[1]. L’altra specie di Physa, della quale non trovai che individui assai piccoli, pare debba essere la obtusa. Anche del genere Limnaea eravi abbondante unapiccola specie che non avevo ancora trovata.
D’insetti acquatici poco vi fu d’interessante. Solo di Emitteri Amfibiicorisi trovai per la prima volta nell’isola l’Hydrometra argentata.
Ed in quanto ad insetti terrestri, la caccia fu troppo breve. Potrei citare, come specie che non trovasi assai facilmente, il Leichenum pulchellum, che come al solito vivea entro la sabbia prossima alla sponda.
- ― La catena estesissima di monti che va col nome di Limbara, in tutto il versante che guarda la valle di Curadori, è in gran parte coperta di boscaglia costituita da Erica arborea, Cistus monspeliensis, e giovani Arbutus unedo. A grandi intervalli trovansi folti boschi formati in massima parte dalla Quercus ilex. In alto vi sono qua e là sorgenti di limpide acque che scendono giù per angustissime vallecole in mezzo alle parti boschive.
In questo giorno ne visito l’estremo più prossimo a TEMPIO e che è rivestito di semplici suffrutici. In un ripiano che incontrasi nelle falde detto vuccaccia, m’imbattetti per caso in una carogna di volpe, la quale mi procurò la soddisfazione di raccogliere varii individui del Necrophorus corsicus (funereus Genè), che è altra specie particolare delle due vicine isole Corsica e Sardegna. Ed insieme ai Necrofori eravi gran copia di Silpha rugosa e granulata, di Creophilus maxillosus, Leistotrophus murinus, Philonthus, di Saprinus, di Dermestes sardous.
Ascendendo il monte mi elevo fino al sito denominato cannaresta, che rimane sotto una delle creste di nuda roccia detta Punta di Scalandari. La caccia non fu molto abbondante, chè, come altrove è notato, quella sorta di vegetazione non suol essere di grande importanza. Però vi rinvenni di molto interessante un bellissimo microlepidottero, che ancora non ho potuto determinare.
La sera ritorno a TEMPIO.
- ― Fin da quando nel settembre percorsi la prima volta in carrozza il Limbara, lungo la valle Curadori avevo notato che a fine di meglio perlustrare quei monti e sopratutto la regione boschiva con minor perdita di tempo, sarebbe stato opportuno piazzarmi in un sito detto Agnata, ove è un caseggiato destinato ad ingegneri, cantonieri e guardiani, attiguo alla strada ed in regione boschiva. Trovandomi quindi in SASSARI, profittando dell’amicizia del Cav. Domenico Cordella Ingegnere capo dell’ufficio Tecnico di quella provincia, e che alle maniere gentili associa l’apprezzamento delle scienze, eromi provveduto di lettera che mi procurava il vantaggio di avere ivi una stanza. Partii quindi di buon’ora a cavallo per quella volta.
Onde meglio assicurare il mio collocamento, il sig. Antonio Cabella volle accompagnarmi egli stesso. Ottenni in fatti una stanza, la quale in vero non era molto confortante; ma pure bisognava accontentarsi. Circondato da boschi, fu in questi che passai la intera giornata, elevandomi fino alla sorgente di acqua cui si dà il nome di fontana dell’ampulla. I tronchi di grosse Elci abbattuti e prostrati al suolo, su’ quali contavo trovare insetti corticicoli, mi fecero rimanere deluso. La maggior parte erano già oltremodo secchi, ovvero con la corteccia già asportata. I soli coleotteri che vi potetti trovare furono il bello Helops robustus e l’Endophloeus spinulosus. In pochissimi resi fradici dalle acque rinvenni sotto le cortecce e fra i detriti due specie di piccoli Julus, la solita Clausilia Kusteri, la Pupa umbilicata. Sopra le Elci vegete trovai parecchi individui del Caulostrophus Delarouzei, che non era stato ancora indicato come abitatore della Sardegna e qualche Balaninus tessellatus. Sui tronchi vedevasi sparsamente il Lygistropterus sanguineus e l’Apate capucina. Nelle parti più ombrose incontravasi frequentemente vagante il Calosoma sycophanta e sotto i sassi il Percus strictus. In un piccolo riposo che formavano le acque di uno dei rivoli che di tratto in tratto s’incontravano trovai poche specie di Coleotteri, fra i quali qualcuna che non ho rinvenuta in alcun altro posto, come l’Agabus brunneus e l’Hydrobius convexus.
- ― Prendendo la via di Gaddau e dello Stazzo dei salici, giungo ad altra sorgente di acqua detta Fontana Majuri [Majori], di dove mi elevo sulla dominante altura, dalla quale si scopre un orizzonte vastissimo.
Al ritorno ebbi occasione di sperimentare ancora una volta il carattere affettuoso dei buoni Pastori sardi. Imbattutomi con uno di essi, volle conoscere dalle mie guide chi io mi fossi e quale scopo mi menasse per quelle vie, per le quali avviene tanto di rado vedere passare un forestiere. Dapprincipio si mostrò diffidente delle notizie ricevute. Ma, poi che ebbe constatata la verità osservando gli oggetti raccolti, mi si mostrò ossequiosissimo, e m’invitò ad accedere in sua casa (Stazzo degli Arsi) che era a pochi passi dal punto in cui ci trovavamo, onde riposarmi. Volevo ringraziarnelo e proseguire il mio cammino; ma le guide mi suggeriscono di accogliere lo invito, chè il buon uomo avrebbe avuto a male il rifiuto, considerandolo come un disprezzo. Mi convenne quindi accettare. Come fummo in vicinanza della casa, la moglie ed una figlia, vedendo il loro capo giungere con un forestiere vennero fuori l’uscio, e nell’arrivare mi strinsero la mano quasi fossimo state antiche conoscenze, e mostrandosi liete e soddisfatte della visita che ricevevano, mi additarono a sedermi in un antico ed ampio divano, unico mobile che, oltre il letto e gli utensili di cucina, esistesse nell’unica stanza terranea destinata a dimora durante la calda stagione.
Mediante le guide, che faceano da interpreti, poichè del loro dialetto comprendevo appena qualche parola, si fece un po’di conversazione. Frattanto la figlia preparò il caffè, che mi venne esibito in tazza di fina terraglia, accomodata in una piccola cesta coperta da terso tovagliolo: caffè che trovai di buonissima qualità, quale non trovasi facilmente in molti paesi. Non soddisfatto di ciò, il pastore fece vive istanze perchè fossi rimasto ivi la notte; di che lo ringraziai, adducendo a giusto motivo la non grande distanza che mi separava da Agnata, ove io dimoravo. Tra le cose raccolte in questo giorno noterò alcune buone specie di minute Cicadarie.
- ― Mi ero proposto in questa terza giornata ascendere al Jugantinu, che è la punta più alta del Limbara; però il vento che continuava sempre impetuoso e molesto nella parte bassa, e che là su avrebbe dovuto essere intollerabile, mi costrinse a rinunziarvi, ed invece fare ritorno a TEMPIO. Nelle prime ore trattenendomi presso le siepi di roveri che fan cinta ad un orto attiguo al caseggiato, oltre a varii buoni Imenotteri, vi raccolsi un Locustideo del genere Odontura, nel quale, sebbene non avessi trovato che soli individui maschi, mi fu agevole riconoscere la mia Od. pulchripennis.
Di poi, giusta la presa determinazione, lascio Agnata, diretto a TEMPIO. Mi trattengo nel piano di vuccaccia, già visitato il giorno 11. Rivedo la volpe per osservare se altri Necrofori vi fossero accorsi, ma il breve tempo trascorso era stato sufficiente a far consumare tutte le parti molli, sicchè non rimanevano che la pelle e le ossa spolpate abbandonate da ogni vivente. Procedendo oltre, in alcuni salici osservo abbondanti le galle porporine che sulle foglie produce il Nematus Vallisnieri. Le galle erano mature, e le larve contenutevi già adulte e prossime a trasformarsi in ninfe. Daqueste argomentai che il cennato Tentredinideo non deve esservi raro, sebbene non ne avessi rinvenuto alcuno.
- ― Rimango in casa per dare assetto alle cose raccolte nei tre giorni passati sul Limbara [nove giorni in tutto – dal 6 sera – tra Tempio e dintorni] e dispormi alla partenza.
[1] Attualmente la detta opera è già venuta alla luce
- ― Da TEMPIO passo direttamente a TERRANOVA con speciale vettura: v’impiego cinque ore. Giunto presso al mezzo giorno, e presa stanza nell’albergo l’Avvenire, discretamente tollerabile, il sig. Antonio Putzu Bardanzellu con estrema cortesia mi procura un uomo che mi servisse di guida nelle mie peregrinazioni. Sicchè, mettendo a profitto le rimanenti ore del giorno, mi propongo visitare le sponde del fiume che scorre a circa tre chilometri di distanza dalla città. La campagna che si percorre è sterile e ricoperta qua e là da’ soliti lentischi e cisti. Il poco pascolo che vi rimaneva negl’intervalli era divorato dalle cavallette (Stauronotus cruciatus). Raggiungo il fiume ad una certa distanza dal suo sbocco nel mare. Le sponde sabbiose offrivano assai abbondante il Bembidium Kusteri, di cui per lo innanzi avevo trovato un individuo solo presso Muravera, altre piccole specie della stessa famiglia ed alcuni Antici.
17. ― Mi determino visitare il PORTO DEGLI ARANCI, assai rinomato nell’isola per la sua natural sicurezza, e che tra poco sarà congiunto a TERRANOVA mediante ferrovia. Delle due strade che là conducono prescelgo nello andare quella che scorre in vicinanza della spiaggia. La campagna che si percorre passando da colle a colle è tutta coperta di Lentischi sui quali la Cicala (Cicada cisticola), che può dirsi la specie dominante dell’isola, era oltremodo abbondante ed assordava con canto assai stridulo e meno ritmico della sua congenere maggiore (C. Fraxini) più comune tra noi.
Dall’alto della collina che domina il porto si presenta allo spettatore un panorama de’ più pittoreschi ed incantevoli che si possano immaginare e forse il più incantevole di tutto il littorale dell’isola. Non già nella spiaggia e contorni del porto, che, meno la sua importanza per la sicurezza alle navi, nulla offre di speciale; ma per lingue di terra costituite di nudi e bianchi sassi variati dal verde de’ Lentischi ed alternanti con zone di mare, succedendo dietro di esse colline interamente verdi, ed in fondo le creste merlettate interamente bianche dei monti più alti.
Curiosato il porto, ritorno in TERRANOVA per la via che scorre tra colline e monti.
L’aridità della campagna e la natura della vegetazione rendeva molto scarso il numero degl’insetti che rinvenivansi. Padrona del campo era come abbiamo detto la Cicala. Dei Lepidotteri diurni il più frequente era l’Epinephele Ida, che presentasi con colori ben più intensi di quelli che à nella nostra provincia. Di Coleotteri noterò l’abbondanza della Clytra cyanocephala.
Presso la spiaggia era frequente un Talitrus che facevasi marcare pel color latteo con due macchie dorsali scure: colore che à conservato immerso nell’alcool, mentre la comune specie immersa in questo liquido diviene ordinariamente rossa come i Gamberi. Lungo la via incontravasi di tratto in tratto vagante il Pachypus siculus, ma individui tutti egualmente piccoli, lunghi appena da’ dodici a’ tredici millimetri.
- ― Parto per ferrovia alle 9 a.m.; alle 2½ sono a MACOMER, di dove dovevo recarmi a NUORO. Non trovando però alcuna carrozza che volesse partire a quell’ora, mi convenne rimanere in questo paese fino alla sera, fermandomi nel modestissimo Albergo Murgia. Esco nella vicina campagna, ma la pioggia sopraggiunta mi obbliga a ritirarmi. Ciò non ostante aggiunsi varie specie a quelle innanzi raccolte.
Alle ore nove e mezzo [p.m] parto con buona carrozza per NUORO.
- ― All’una del mattino si fa sosta presso la cantoniera del Tirso per far riposare i cavalli. L’acqua cadeva a diluvio. Alle quattro ci rimettiamo in cammino, ed alle sette a.m. giungiamo a NUORO.
Prescelgo questa volta l’altro albergo che mi si diceva migliore di quello in cui alloggiai nel settembre, cioè quello del Cannon d’oro; ma in vero anche in questo trovai poco da rimaner soddisfatto. Non essendomi nel settembre trattenuto che una sola notte, questa città poteva dirsi nuova per me: nè alcuna conoscenza avevo avuto l’opportunità di fare. Però una lettera del sig. Putzu da Terranova mi procurò il vantaggio di far la conoscenza dell’avvocato sig. Giuseppe Pileri [corrige Pilari], il quale si mostrò verso di me tanto cortese, da non farmi sentire il bisogno di altre conoscenze.
Quello che principalmente mi occorreva era una guida fedele che mi avesse accompagnato nelle perlustrazioni che mi proponeva fare in taluni dei vicini paesi. Dappoichè, siccome è notato nella precedente memoria, il distretto di NUORO è il solo della Sardegna in cui il forestiere non possa azzardarsi a viaggiare con troppa sicurezza personale, attesa l’indole poco lodevole degli abitanti. E nell’epoca in cui io mi trovavo i dubbii erano tanto maggiormente fondati, in quanto da pochi giorni aveva avuto luogo una orribile grassazione con omicidio, per la quale parecchi individui si trovavano latitanti. Mi risovvenivo delle condizioni nelle quali mi ero trovato nella regione delle Sile nel mio ultimo viaggio per le Calabrie. Siffatte notizie però non mi fecero cangiar il piano propostomi. Solo credetti opportuno, come l’altra volta, avvalermi della facoltà della quale ero investito, chiedendo che due carabinieri mi facessero scorta durante il giro che volevo fare. Il tempo proseguendo ad essere perverso m’impedì di visitare le circostanti campagne, sicchè il resto della giornata dovetti passarlo in casa a lavorare.
- ― Accompagnato dalla mia guida e dai due carabinieri parto da Nuoro a cavallo, diretto ad OLIENA. Percorso appena un chilometro, mi trattengo in un’aia prativa con molte ombrellifere, facendovi discreta caccia di Imenotteri e Ditteri. Di Coleotteri vedevasi qua e là l’Anthaxia candens. Di Ortotteri trovavansi alcuni Locustidei per la prima volta completi, come la Ephippigera rugosicollis e la Platycleis tessellata.
Proseguendo a discendere, le guide m’indicano una piccola sorgente di acqua, presso la quale avrei potuto far sosta per la colazione, come in fatti eseguii. In quel frattempo osservando una piccola raccolta dell’acqua proveniente dalla sorgente, non ostante fosse inquinata dal sapone adoperato dalle contadine che andavano in quel rivolo ad imbiancare i panni, vi vidi molti minuti coleotteri. Fattane la pesca vi trovai buone specie d’Hydroporus, tra quali il Martinii conosciuto soltanto di Corsica, e che in conseguenza vedevasi per la prima volta nella Sardegna, il lepidus che non è incontrato in altre acque, non che il comune granularis. Il meno frequente era il Martinii.
Si discese fino ad incontrare il fiume Cedrino. La valle in fondo alla quale scorre questo fiume offriva un aspetto oltre modo ridente, sopratutto per la copia di giganteschi Oleandri vegetanti presso le sponde e che trovavansi in completa e lussureggiante fioritura. Anche qui mi trattengo un buon pezzo, non senza vantaggio.
Alle 5 p.m. son costretto lasciare quella valle, e risalendo nel versante opposto, dopo un’ora di cammino non interrotto a cavallo, giungo in OLIENA. L’è questo un piccolo paese ed uno dei poco sicuri per l’indole degli abitanti. Mi si era fatto credere che avrei trovato una stanza onde passarvi la notte presso un botteghiere napoletano ivi stabilito, ma rimasi deluso e nel tempo stesso imbarazzato. Ma il brigadiere dei R. Carabinieri, sig. Giovanni Morelli, penetrato della mia posizione, mi offrì gentilmente ospitalità nella caserma, mettendo a mia disposizione la stessa sua stanza. Nè contento di ciò, volle egli stesso provvedere al vitto.
- ― Scopo principale dell’andata ad OLIENA era stato quello di visitare la valle del Galagone e la sorgente del fiume, di cui mi era stata fatta da parecchi una descrizione seducente. Sicchè di buon’ora, insieme ai miei inseparabili compagni e custodi, mi dirigo a quella volta.
Dopo la regione coltivata, che rimane attorno al paese, incontro una parte incolta con prato naturale. Fermatomi in questo punto, mi fu di grande soddisfazione ritrovare varii individui della mia Stiraspis sardoa, i quali valsero a farmi constatare la validità di quella specie da me descritta nella prima memoria; dappoichè non avendone rinvenuto nel settembre che un individuo solo allo stato adulto, poteva rimaner qualche dubbio intorno alla costanza dei caratteri specifici che la distinguono dalla specie ordinaria. Oltre a che mi convinsi esservi di essa due generazioni nell’anno, la prima delle quali raggiunge il suo sviluppo completo nel giugno, la seconda in settembre, quando insieme all’unico individuo, e che forse era il primo che erasi convertito in immagine, trovavansi parecchie larve e ninfe.
Più oltre si traversa una regione boschiva costituita da giovani Elci e Corbezzoli, da’ soliti Lentischi e Cisti e da Mirti che in allora trovavansi in piena fioritura. In questo bosco molte buone cose raccolsi, e tra queste, sopra l’Elci, due bizzarre forme di Imenotteri Pteromalidei, sulle quali non posso per ora pronunziarmi. Scavalcando diverse alture si giunge in ampia valle adorna di Oleandri in fiore, e percorsa da un fiume che prende ivi stesso origine e conosciuto col nome di Galagone.
Le guide mi conducono al punto della sorgente, che è in uno de’ lati della valle, ove la roccia basaltica presenta ampia e profonda fenditura, che si protrae giù al disotto del livello del suolo adiacente, e dal fondo della quale vien su la massa di acqua che espandendosi nella valle dà origine al fiume. Innanzi quella fenditura, quasi a guarentigia, stanno molti massi della stessa roccia, i quali rendono un po’ malagevole lo accedere alla bocca. Al di fuori poi vi ha altra piccola sorgente di fredda e limpida acqua, della quale profittammo per la colazione. Indipendentemente da questo fatto geologico, per lo quale era stato stimolato da coloro che me ne avean data notizia, ebbi a convincermi esser quella valle un luogo di ricerche molto importante. La ricca vegetazione spontanea, la quantità di piante ombrellifere in vicinanza della sorgente, le sponde del fiume qua sabbiose, là erbose, son tali condizioni, che poche volte si trovan tutte riunite.
Sarebbe troppo lungo esporre tutte le cose raccoltevi: e però mi limiterò a ricordarne talune poche soltanto. Vidi allora per la prima volta il Lygaeus bisbipunctatus da me descritto sopra individui del Piemonte e sul quale ritornerò nella terza parte. Rinvenni una giovane Saga, femina come tutte quelle finora trovate nelle provincie napolitane. La colorazione che essa offriva, e che verrà descritta a suo luogo, è molto diversa da quella delle femine adulte della Saga italica del continente. Però non potrei dire se quei colori son persistenti, ovvero si cangino con l’età. Per lo che la determinazione della specie rimane dubbia fino a che non si avrà la ventura di trovarla adulta, ciò che deve aver luogo nel mezzo della state, ovvero fino a che non si saran trovate nel continente larve della Saga italica per osservarne la colorazione. Notevole era l’abbondanza della piccola Coniopteryx tineiformis, che vivendo sopra il mentastro ne ricopriva talmente la superficie delle foglie e de’ fusticini, da sembrare questa coperta da uno strato di calce; e lor quando queste piante venivano urtate, elevandosi tutti gl’individui in un istante a volo formavano una vera nuvola. In fatto di Coleotteri rinvenni la Mordellistena che ben venne denominata pulchella, non ancora veduta.
- ― Da OLIENA passo ad ORGOSOLO. Il Brigadiere Morelli volle accompagnarmi egli stesso. Andando tutti a cavallo ed a buon passo c’impiegammo due ore e mezzo. ORGOSOLO è un paese peggiore ancora di OLIENA, ed in fama d’esser abitato da gente più malvaggia. Ed in fatti vi si osservano ceffi che destano raccapriccio, ed altri simili del tutto agli zingari. L’Etnografo troverebbe ivi da fare studii davvero interessanti. Anche qui venni ospitato nella caserma della R. Arma, il cui Brigadiere Pietro Mossa si mostrò non meno cortese del suo collega.
Avendo manifestato il pensiero di andare a perlustrare le sponde di un fiume che scorre a’ piedi della collina su cui è piantato il paese, egli fece immantinenti approntare il pranzo. All’una potetti infatti discendere nella sottoposta valle, la quale lusingava molto a vederla, ma in vero mi offri molto poco. Una specie interessante conservo di quella peregrinazione ed è una grossa Megachile, che ho descritta come nuova col nome di carinulata. Piacquemi ancora di aver potuto predare una Aeschna Irene, specie che non saprei dire se sia molto rara in quell’isola, attesa la difficoltà di dar la caccia agli Escnidei tutti, ma che certo non pare vi sia abbondante. Traversando una parte boschiva vidi poggiata sopra Elci una Laphria, ma non fu possibile chiapparla. Da quanto potetti scorgere sembrommi la maroccana. Sulle sponde del fiume trovavansi i soliti carabicini, il Betarmon bisbimaculatus. Sulla via s’incontrava qualche Pachypus Petagnae.
Alle 4 risalgo in paese.
- ― Alle sette a.m. lascio ORGOSOLO, e tirando diritto sempre a cavallo, alle undici sono a NUORO.
- ― Era nel mio primitivo progetto da NUORO recarmi nuovamente al Gennargento, seguendo un cammino inverso a quello tenuto nel settembre. Ma l’obbligo di trovarmi in Napoli il 1º luglio per gli esami universitarii, mi costrinse a rinunciarvi. Sicchè alle 5 p.m. parto da NUORO con la corriera postale.
25. ― Alle 3 a.m. giungo a MACOMER, donde riparto alle 4 a.m., per ferrovia, giungendo alle 10 a.m. a CAGLIARI.
26. ― Rimango in massima parte in albergo a lavorare. Rivedo la collezione di Coleotteri sardi del Lostia, che trovo di molto accresciuta.
27. ― Sebbene il domani dovessi partire per restituirmi in Napoli, pure non volli lasciare CAGLIARI senza rivedere lo STAGNO DI QUARTO, sul quale nell’aprile, come si è detto, non potetti a causa del vento assiderante trattenermi.
Alle 6 a.m. parto in carrozza e passando per Selargius [corrige Solengianus] e Quartucciu in un’ora sono a QUARTO. Di qua a piedi m’avvio per lo Stagno.
Nelle praterie trovo estremamente abbondante la Probosca viridana. Nella sabbia del canale che congiunge lo stagno al mare potetti raccogliere parecchie buone specie di Coleotteri, fra i quali il Pogonus filiformis ed il Bledius taurus, ambedue speciali della Sardegna. Abbondante era poi la Tachys scutellaris.
Giunto al luogo detto la Palma, mi resto a far colazione nella bettola, che vi ha pe’ servi di pena del vicino Bagno di S. Bartolomeo. Di là m’incammino pel Capo S. Elia. Qui raccolgo varii buoni Imenotteri e Ditteri, fra quali ultimi la Exoprosopa vespertilio, che non è frequente in quell’isola. Presso la spiaggia del mare era abbondante la Cicindela trisignata, che non avevo ancora trovata, sebbene avessi veduta nella collezione Lostia. Sopra il Pancrazio non mancava l’Acentrus histrio, siccome non era raro in quelle adiacenze il graziosissimo Baris scripturatus.
Alle 3 p.m. desisto dalle ricerche e tirando diritto, alle quattro sono a CAGLIARI.
28. ― Alle 3 p.m. parto da CAGLIARI, ed in grazia di un mare calmo alle 5 p.m. del dì seguente sono in Napoli.
Notizie ed osservazioni sulla geofauna Sarda.
MEMORIA TERZA
Risultamento delle ricerche fatte in Sardegna nella estate del 1883.
Atti della Reale Accademia delle Scienze Fisiche e Matematiche. Napoli, 1884
I risultamenti oltremodo interessanti ottenuti dalle ricerche fatte nella Sardegna durante quasi la intera primavera del 1882, già consacrati nella seconda memoria intorno la GeoFauna Sarda venuta alla luce nello scorso giugno, mi determinarono a proseguire ancora con alacrità l’intrapreso lavoro, e quindi a recarmi per una terza volta in quell’Isola. E questa Accademia non solo trovò commendevole il mio proponimento, ma volle ancora generosamente concorrere perchè più ampiamente avessi potuto dare sviluppo alle mie perlustrazioni. Al quale attestato d’interesse, di cui ho apprezzata tulla la importanza, ho cercato corrispondere raddoppiando lo zelo ed esponendomi nel tempo stesso a disagi che potrebbero appena subirsi a venti anni.
Più che due mesi, cioè dal di 9 luglio al 12 settembre, ho passato in non interrotte investigazioni nell’isola. Del quale tempo buona parte è stata impiegata a perlustrare una regione montuosa da me non ancora conosciuta, quella che si aggira intorno al Gennargento. E dico non ancor conosciuta dappoichè, sebbene nel settembre del 1881 avessi valicato una delle vette di quel colosso della Sardegna, di tutta la catena di monti che vi si annodano non ne vidi che una piccolissima parte soltanto. Ed è per girare que’ monti che s’incontrano difficoltà ad ogni passo, dovendosi cercare ricovero in paesi in cui raramente vedesi giungere un forestiere, e ne’ quali in conseguenza assai malagevole riesce trovare l’alloggio e dirò anche il vitto. Nondimeno debbo per giustizia e riconoscenza dichiarare che in molti di tali luoghi, meglio che in altri, ho avuto la opportumita di constatare che quasi in ogni paese in cui vi ha persone che apprezzano le scienze, ho ricevuto da queste generosa ospitalità od almeno agevolazioni valevoli a poter raggiungere il mio scopo. I loro nomi si troveranno ricordati nella relazione del viaggio: qui mi limito ad esternare loro tutta la mia gratitudine.
Oltre alla regione del Gennargento, molte località ho percorse non visitate negli altri viaggi, come Monastir, Serrenti, Samassi, Laconi, varii stagni intorno ORISTANO e SASSARI, Ploaghe, Bosa, la penisola di S. Antioco, ecc.
In quanto a’ risultamenti ottenuti da questo terzo periodo di ricerche nel complesso non sono stati per importanza inferiori a quelli della primavera, ma in proporzioni diverse in rapporto alle diverse classi. La stagione del luglio ed agosto ó giá troppo inoltrata per la Sardegna. Anche per gli alti monti del Gennargento ho dovuto riconoscere che andarvi nel luglio è già troppo tardi, e che il mese più propizio a perlustrarli esser deve il giugno. Gli effetti della stagione si avvertono massimamente, come è naturale, per quelle genie di viventi che abitano i luoghi umidi, che durante i forti calori disseccandosi obbligano que’ minuti esseri a cercare asilo in profondità maggiori, se nou pure a cessare di vivere. Così per esempio una differenza notevole si avverte nelFabbondanza de’ Crostacei terrestri, de’ Miriapodi, de’ Coleotteri Carabidei, ecc. Mancano del tutto i Crostacei abitanti ne’ pantani temporanei, de’ quali è stato discorso nella me moria seconda. Per le altre classi, non ostante i copiosi materiali raccolti nella primavera, le aggiunte risultanti da questo terzo viaggio sono tanto numerose ed importanti, da farci sempre ritenere che sono tuttavia assai limitate le conoscenze che si hanno intorno alla GeoFauna Sarda.
Seguendo il sistema adottato nelle due precedenti memorie divideró questo lavoro in tre diverse parti, delle quali però le due prime saranno trattate con qualche modifica nella loro modalità, richiesta dalla necessità di evitare inutili ripetizioni, siccome sara detto in cadauna di esse.
PARTE PRIMA
Relazione del viaggio
[i numeretti all’inizio dei paragrafi fanno riferimento al giorno]
Dopo aver già pubblicata la relazione di altri due viaggi sembrerebbe pressoché inutile quella ancora di un terzo. Ed io me ne sarei volentieri astenuto se due ragioni non mi avessero fatto appigliare ad un partito diverso. La prima l’è che buona parte de’ luoghi percorsi non trovasi contemplata in quelle due precedenti relazioni; e tra questi trovansi precisamente quelli ne’ quali il viaggiatore incontra difficoltà maggiori, mentre sono nel tempo stesso di grande importanza pel naturalista. La seconda ragione l’è che anche ne’ luoghi già altra volta visitati, mutata la stagione, cangia altresi il prodotto. Per tanto, farò in modo da evitare tutto ciò che sarebbe ripetizione quanto a descrizione materiale del viaggio, senza tralasciare ciò che interessa nelle vedute scientifiche.
LUGLIO
- ― Alle 2 pom. del 7 lascio Napoli, ed avendo un mare perfettamente tranquillo alle 4 p.m. del di seguente si giunge al porto esterno di CAGLIARI. A causa della esistenza del Colèra in Egitto, non ostante il piroscafo provenisse direttamente da città del tutto immune, pure si fu costretti subire le consuete pratiche sanitarie innanzi di entrare nel porto interno: sicché non prima delle sei si potette scendere a terra. Benché mancassi soltanto da un anno da CAGLIARI, pure erano sensibili gl’immegliamenti che la città aveva subito in si breve intervallo.
Oltre a chè non posso tacere di un altro fatto che contribuisce al lustro di essa. Nella relazione del primo viaggio fattovi nel settembre 1881 io lamentai la mancanza di un albergo che fosse in armonia con la civiltà della città, e facevo voti perchè municipio e cittadini si fossero cooperati affinché un tale difetto fosse scomparso. Ora con somma soddisfazione trovai che que’ voti sono stati soddisfatti. L’Albergo della Speranza, posto presso la nuova Via Roma, è messo e tenuto per bene tanto, da potersi dire perfino superiore al bisogno.
- ― Percorrendo il sentiere battuto il 27 luglio 1882[1], mi reco per QUARTO al Capo S. Elia. Però, sia per la piccola diversità di tempo, sia per variazione nelle indagini, il risultamento ottenuto fu molto diverso.
Uscito appena dal paese di QUARTO, dirigendo lo sguardo ai Cacti che formano cinta a’ poderi, i cui fiori sogliono richiamare molti Imenotteri, vi vidi tra gli altri aggirarvisi in abbondanza il Pelopoeus violaceus, che ne’ due precedenti viaggi non avevo osservato in alcun sito. Tralascio le sponde dello Stagno, le quali era convinto mi avrebbero offerto le medesime specie raccoltevi altra volta, perché sedentanee, e mi dirigo diritto al Capo S. Elia. Ricercando tra erbe e suffruttici che vegetano tra lo stagno e la collina mi si presenta il bellissimo Cryptocephalus curvilinea, che da me non ancora era stato trovato in Sardegna, e che vi era molto abbondante. E pure quel sito stesso era stato da me esplorato con egual diligenza nel luglio dell’anno precedente. Anche la Criocerís campestris fu specie non rinvenuta innanzi. Ivi ancora trovai la Mordellistena pulchella, come l’avevo trovata l’altra volta[2] e che in tutta l’isola non ho vista in altro posto; del pari che l’Eupelmus albitarsis. Su’ cisti era frequente la ordinaria Tibicina cisticola, che però presentavasi con caratteri alquanto diversi dal tipo, soprattutto per la maggiore estensione del giallo ne’ nervi delle ali superiori.
- ― Visito le due contrade Giorgino ed Orri da me già conosciute. Arrestandomi presso le sponde dello Stagno di CAGLIARI, di cui rasento il lato orientale, trovo tra le Salsole piuttosto abbondante l’Henestaris descritto da Spinola col nome di Genei sopra individui sardi avuti da Gene, e che però nel fondo non è diverso dal laticeps di Curtis. Giunsemi poi nuova una specie di Nemotelus, che pure vi era abbondante, e che pare sia specie non conosciuta da’ Ditterologi, onde la descriverò col nome di Nem. leucorkynchus. Della Brachinema cincta trovatavi nel settembre eranvi soltanto larve. Dell’Histeropterum camelus nessun indizio.
Nulla di nuovo o d’interessante mi offre la contrada Giorgino. Però riveggo un Microlepidottero che sin dal settembre 1881 aveva trovato abbondantissimo nel Campidano di CAGLIARI e che erami riuscito impossibile determinare. Ora però avendolo comunicato al professore Staudinger, ho appreso essere la Staintonia medinella descritta da lui medesimo. Egli mi aggiunge che dopo l’Andalusia, ove la discoprì egli medesimo, non era più stata trovata[3].
Invece in Orri rinvengo una varietà dell’Agrilus cinctus, che non era registrato tra gli abitanti della Sardegna; l’Icosium tomentosum, specie di Longicorni rara e che dicesi esservi stała trovata soltanto dal Reymond; il Nanophyes centromaculatus, descritto da me tra gl’insetti della Calabria e posteriormente trovatosi ancora nell’Algeria. Di Ortotteri non era rara la Ameles Spallanzania. Però gl’individui adulti erano tutti femine: di maschi incontravasi qualche ninfa. Di Imenotteri non mancarono buone specie, ma più di ogni altra m’interessò rivedere la Notoglossa frondigera.
- ― Dovendomi disporre per la partenza, che avevo fissata pel giorno seguente, non potevo consacrare che poche ore alla campagna. E però mi aggirai intorno all’Anfiteatro; trovandovi poco d’interessante. Tra l’altro erano scomparsi completamente tutti que’ minuti Malacodermi, che nell’aprile ingombravano tutti i fiori.
12. ― Scopo principale di questo terzo viaggio era quello di perlustrare in stagione meno inoltrata il Gennargento e la catena di monti che a quello si ligano, soprattutto dalla sua parte occidentale da me non affatto conosciuta. Mi determinai quindi dirigermi a quella volta PER LA VIA DI LACONI. Anziché però raggiungere questo paese in un giorno, come avrei potuto, recandomi in ferrovia a Samassi e di la proseguendo con la vettura postale, divisai noleggiare a mio uso una carrozza, ripartendo il cammino in più giorni, a fine di aver agio di esplorare i diversi luoghi intermedii: sistema adottato in varii rincontri l’anno precedente e del quale mi trovai sempre soddisfatto. La mattina quindi alle sette parto in compagnia di Stefano Melone, che servir mi doveva di guida, d’interprete e di ajuto.
Dopo tre ore e mezzo di cammino si giunge a MONASTIR, ove fo la prima fermata onde esplorare il Rio Manno che vi scorre assai da presso. Le acque di questo fiume, uno dei principali dell’isola, erano state da me ricercate con certa posatezza nell’anno precedente in quel tratto che passa in vicinanza di Decimoputzu. Pure in questa novella investigazione vi rinvenni qualche specie non rinvenutavi l’altra volta, come l’Haliplus ferrugineus ed un Berosus, che sebbene nel fondo non sia altro che il B. affinis, pure ha qualche differenza notevole. Vi raccolsi ancora un individuo dell’Hydroporus pustulatus che, per quanto risulta dalle mie indagini, è specie che poco facilmente s’incontra. Non erano rari il Dytiscus pisanus ed il Gyrinus striatus, ece. M’interessò poi moltissimo il trovare alcune Naucoris minuta portanti un Acarideo parassita infisso col suo rostro non nelle membrane interzoonitiche, ma direttamente nel dermascheletro, rimanendo col suo corpo globoso penzolone. Nella vicina campagna vedevansi ancora in gran numero i Pelopocus violaceus aggirarsi intorno qualche casa rustica costruita di argilla cruda, entro la quale teneano il loro nido.
Alle 3 p.m. riparto, ed alle 4 giungo a SERRENTI, ove la mia guida mi consiglia passar la prima notte: consiglio che non avrei accettato se avessi conosciuto anticipatamente le tristi condizioni di quel paese. In fatti, per avere un ricovero dovetti accomodarmi ad una stanza per favore concedutami da un albergatore di carrettieri e mulattieri! A rendere maggiormente uggiosa la dimora in quel paese si aggiunse altro disappunto, la malattia di uno de’ cavalli, la quale m’impediva di proseguire il cammino a seconda del programma propostomi. E poiché in Serrenti non trovavansi mezzi di trasporto di qualsiasi natura, sarei rimasto quivi sequestrato, se non fosse venuto in mio aiuto il Cav. Callisto Musio, che per fortuna trovavasi in paese, ove ha sue possessioni. Questo distinto gentiluomo, saputo del mio arrivo e della imbarazzante posizione in cui rattrovavomi, non solo venne a sottrarmi dalla lurida stanza che occupavo, ma mi offrì pure il mezzo onde il dì seguente raggiungere Samassi. Passai quindi la notte in sua casa.
- ― Levatomi di buon’ora, fo qualche indagine in un podere dello stesso Cav. Musio, ove attorno le siepi di cinta raccolsi pochi Imenotteri. Alle otto un di lui legnetto messo a mia disposizione mi condusse a SAMASSI. Giungo alquanti minuti dopo le nove; la vettura postale per Laconi, di cui dovevo profittare, era già partita. Necessita quindi di rimanere la intera giornata in quest’altro infelice paese, e di cercarvi un alloggio. Mi venne indicata come unico rifugio la osteria d’un tale Francesco Olis, alla quale dovetti mio malgrado adattarmi. Sebbene l’ora fosse inoltrata, nondimeno volli profittare del novello domicilio coatto per uscire alla caccia. Il sole era scottante: spirava un vento caldo, e, ad intervalli fortunatamente non brevi, avvertivansi ondate infocate quasi correnti provenienti da vicine fornaci ardenti.
Le indagini pertanto non furono infruttuose. Vi raccolsi varie buone specie di Ditteri, come la Gonia atra, есc. m’imbattetti in un nido della Nomada Manni, che non ho trovata altrove. Le femmine erano molto abbondanti, i maschi assai scarsi.
[1] Vedi la relazione neila memoria seconda
[2] Per equivoco nella memoria seconda a questa specie trovasi assegnata per località la valle del Gologune.
[3] Ecco ciò che al proposito mi scrive il chiaro Lepidotterologo: Il m’a ett d’un grand interet qu’en Sardegne it browne Is Staintonin medinella, Stand, rapere que j’ai trouvé en 1858 en nombre sur les ombrelliferes prés de Cadis (Andalonair) et que juayra prenent n’a été trouve nul autre part.
- ― Alle 9 a.m. parto con la corriera postale per LACONI, ove giungo alle 4.45. L’albergo di Giuseppe Serra, sebbene abbastanza infelice, pure è il solo possibile in quel paese; e però in quello mi acconcio. Invero, la famiglia del Marchese di Laconi là dimorante, tutta composta di persone distinte e gentilissime, conosciuto il mio arrivo mi offrì ospitalità; ma non volli arrecarle disturbo.
15. ― Ottenutone il permesso dal predetto Marchese di Laconi, passai la giornata nella foresta di loro proprietà, molto vicina: foresta assai estesa e che essa sola avrebbe meritato esplorazione per più giorni. Molte furono le cose interessanti che vi trovai.
Di Coleotteri potetti raccogliere quattro individui del Clytus liciatus, che stavano aggrappati ad un grosso tronco abbattuto di pioppo, dal quale pareva fossero allora sbucati. Esso mi giungeva del tutto nuovo per quell’isola, nella quale era stato precedentemente trovato soltanto dal Baudi. Ivi presso ancora rinvenni un individuo dell’Acanthoderes varius, che dicesi trovato in Sardegna dal solo Ghiliani.
Di Nevrotteri ricorderó la Mantispa pagana, che è ovunque poco frequente. Di Imenotteri rinvenni il Silaon compeditus che fuori la Toscana, di dove lo descrisse il Piccioli, credo non sia stato trovato da alcuno.
Di Ditteri, anche assai poco comuni, eravi la graziosa Ortalidina Otites Lamed, che con sorpresa non trovasi menzionata nelle Ortalidine Italiane del Rondani, mentre è specie descritta e figurata dal Rossi col nome di Musca pulchella. In taluni punti umidi ed ombrosi era frequente il Syngastron dasypus, insieme ai due piccoli Julus simili a quelli raccolti su’ monti del Limbara nell’anno precedente. Il canto delle Cicale era oltremodo molesto: però veniva dalla Cicada orni, che in generale nell’isola è meno diffusa della cisticola, perchè meno frequenti sono gli alberi su cui essa vive.
- ― Dopo altra breve visita alla precitata foresta, espressi alla mia guida il desiderio di raggiungere il fiume che mi si era detto scorrere non molto lungi dal paese. Però, dopo poco men che un’ora di cammino, anziché presso le sponde di un liume, mi trovo innanzi ad un corso di acqua cui que’ naturali danno il nome di frumine [sic.: sta per flumine], e che in realtà non è che un ruscello. Nulladimeno quelle acque erano ricche di Coleotteri acquatici; però nessuna specie che non avessi gia incontrata. Notai soltanto che della Notonecta glauca eranvi tutte le diverse varietà, glauca p.d., farcata e marmorata, mentre ordinariamente è quest’ultima soltanto che ho trovato molto abbondante. Nella adiacente campagna raccolsi di meno comuni il Gomphus excelsus, Vichneumon luctuosus descritto da Gravenhorst sopra un individuo del Piemonte; la Limenitis sibilla, che può dirsi assai poco frequente nell’isola, e tra i prati prossimi alle sponde la Oxycera formosa.
La sera per poche ore mi dimenticai di trovarmi in piccolo ed infelice paese, passandole a pranzo presso la famiglia del Marchese di Laconi. La coltura de due fratelli e del cognato Marchese Leonelli, la squisita gentilezza delle signore, il lusso da cui ero circondato, tutto mi riconduceva a grande città.
- ― Mi reco alla montagna che sovrasta al paese formante parte del vasto Arcidano di Laconi. Per fino a che non si giunge all’altura incontrasi terreno incolto, nudo ovvero ricoperto da’ consueti suffrutici, come Eriche, Cisti già secchi, Lentischi, Corbezzoli; cui più in alto si aggiunge il Tasso. La raccolta fu copiosa e di una certa importanza.
Di Coleotteri citerò l’Acmacodera lanuginosa, l’Aphanisticus angustatus, che non è riportato tra i Coleotteri abitanti della Sardegna; l’Adimonia sardoa, che sebbene dal Genè dicasi frequente nell’isola durante la state, io l’ho incontrata assai raramente; il Pachybrachys anoguttatus, che è pur raro. Di Lepidotteri raccolsi la Protymia viridaría, che giunsemi nuova e la cui larva pare viva sull’Erica, l’Acidalia sericeata, la Buthalis acanthella non trovatasi innanzi in Sardegna, la Pseudophia tirrhaea, la Choreutis pretiosana, che pareva non rara. Di Emitteri ricorderó il Notochilus nervosus, la Psylla alaterni. Di Ditteri era notevole la frequenza dell’Asilus siculus. Lo sterco bovino era brulicante di stafilinidei e Coprofagi, tra cui il Leistotrophus marginalis, gli Oxytelus piceus e complanatus, abbondantissimi, l’Aphodius lugens, ecc. Sotto i sassi trovo qualche individuo del Ditomus rufipes e dell’Amara lucida, ambedue specie che non trovansi segnate tra gli abitanti della Sardegna, l’Othius fulvipennis, che vi era stato rinvenuto sol da Ghiliani. Sull’altura vi ha bosco di Elci. Su queste non rinvenivasi molto. Di Coleotteri non vi raccolsi che il Brachyderes cribricollis; che però bastava essa sola a compensare la pena, essendo specie che non è registrata ne’ cataloghi de’ Coleotteri Italiani. Di Emitteri il Phytocoris populi e la Monanthia cardui, che in prosieguo ho pure costantemente trovati sopra Elci. Lungo la via vedevasi svolazzare una buona specie di Bombilii che spiccava pel colore bianco argentino della folta peluria ond’è tutto rivestito il suo corpo. Era il Systoechus lucidus, che conoscevasi soltanto della Corsica. Pare che abiti in preferenza luoghi montuosi, avendolo in prosieguo incontrato anche sopra altri monti e non mai in basse pianure.
- ― A pochi chilometri da Laconi vi ha un piccolo paese denominato MEANA SARDO, uno di quelli ai quali è impossibile l’accesso al forestiere per la mancanza di qualunque alloggio. In esso però abita il Dottor Giovanni Mura Agus, giovane di bello ingegno e di vasta coltura scientifica: uno di coloro che è male restino quasi occultati in si oscuri cunicoli. Egli mi rese possibile la esplorazione di quella contrada, offrendomi cortesemente ospitalità in propria casa. Sicchè lasciando Laconi mi diressi a quella volta, partendo alle 8 a.m. con carrozza espressamente inviatami dallo stesso sig. Mura.
Uscito appena dal paese comincio ad osservare il Satyrus Circe, che non avevo visto nelle pianure, e che continuai ad incontrare in tutta la regione montuosa. A poca distanza da Laconi si traversa un foltissimo bosco di annose Elci, di cui rincrebbemi non aver conosciuta la esistenza, poiché avrebbe meritato una posata perlustrazione.
Alle 10 sono a Meana, ove mi ebbi le più cordiali accoglienze dal sullodato dott. Mura e fratello.
Alle 12 esco per la caccia, dirigendomi al sottoposto fiume denominato Araxcis. Sopra gli Alni (Alnus glutinosa) raccolgo per la prima volta la Triodonta alni. Nelle acque trovai non raro l’Hydroporus Martinii, che nell’anno precedente aveva rinvenuto soltanto in un rivolo presso Nuoro.
- ― Ritorno novellamente all’Araxcis; però, anziché battere la via nazionale o stradone, come i naturali la chiamano, m’immersi in terreni incolti posti alla destra di essa, e fu in questi che raccolsi svariate specie importanti, di cui ricorderò le principali. Dirò dapprima di un Dittero della famiglia degli Asilidei che mi giungeva del tutto nuovo, che descriverò col nome di Saropogon perlatum. Esso appariva di tratto in tratto sulla via, e pareva non dovesse esservi estremamente raro. Nelle condizioni medesime vedeansi il Pison Iurinei, la Tachytes procera.
Del genere Mutilla raccolsi tre interessanti specie, rappresentate tutte tre da individui maschi. L’una di esse è evidentemente la calcariventris, che pare sia stata la prima volta che si è trovata in Italia. La seconda sembra una semplice varietà della hispanica, anche nuova per l’Italia. La terza non è riferibile ad alcuna di quelle descritte nella monografia de’ sigg. Sichel e Radoszowsky. Altri Imenotteri scavatori, del pari che qualche Tachinaria sabulicola erravano per la via. Fra gl’Imenotteri de’ fiori merita esser menzionata la Hylotoma rosae, la quale, sebbene specie per se stessa comune, pure per la Sardegna acquista speciale importanza, dappoiché le ricerche di questi altri due mesi non hanno smentito la generale scarsezza di Tentredinidei in tutta l’isola. Le sponde del fiume, sebbene ricche di vegelazione, pure poco mi offrirono d’interessante: sicché menzioneró soltanto l’Odontarsus caudatus ne’ prati.
La sera, dietro mia raccomandazione, il sig. Mura mi reca alcune Lucciole femmine. Erano la Lampyris Lareynii.
- Lascio Meana per passare ad ARITZO. Nel venire da Laconi avevo avvertito che le adiacenze della cantoniera Fontana mela avrebbero meritato una perlustrazione. E poichè per andare da Meana ad Aritzo bisogna per buon tratto retrocedere sulla via stessa di Laconi, pensai raggiungere la detta cantoniera, per passarvi almeno qualche ora. Partito a cavallo alle 7 a.m., battendo sempre la via nazionale, vi giungo alle ore 10 e mezzo.
Esplorai un appezzamento palustre prossimo alla cantoniera, ma nulla vi trovai d’importante. Mi avvio pel bosco di Santa Sofía; ma l’ora essendosi inoltrata, fui costretto ad abbandonarlo. All’una p.m. mi rimetto a cavallo, e profittando qua e là delle scorciatoje, essendo la via carrozzabile assai lunga perché in regione montuosa, alle 4 e mezzo giungo ad Aritzo, ove in un modesto alberguccio tenuto da un continentale potetti avere una discreta stanza.
- ― Aritzo è situata nella regione del Castagno e quindi d’ogni parte circondato da boschi di tali alberi, co’quali alternano in varii siti altri simili di Avellane. Siffatti boschi mi occuparono la prima giornata di permanenza in detto paese. Ed a giudicare dalle cose rinvenute in poche ore di ricerche si debbe ritenere che avrebbero meritato esplorazioni molto più prolungate. Di Neurotteri vi rinvenni il Dilar parthenopacus, graziosa specie che anche nelle provincie napoletane è abbastanza rara, e trovasi pure costantemente nei castagneti. Nell’ordine degli Emitteri trovai per la prima volta il Malacocoris chlorizans, che vive sulle Avellane delle cui foglie riproduce la tinta. Esso vi è piuttosto frequente. Due bellissime specie del gruppo delle Tripete cioè la Philophylla onopordinis ed un’altra assai più interessante riferibile al genere Chaetostoma di Rondani e che chiamerò Ch. princeps, la vicinanza di un rivolo d’acqua era abbondantissimo un Friganeideo del genere Sericostoma, che dal Mac Lachlan è stato giudicato nuovo, onde l’ho descritto intitolandolo a lui, S. Maclachlanianum.
22. ― Visito il monte Chiesa (monte cresia de Arisza). Tutto il ridosso di questa non molto elevata montagna simiglia per vegetazione a quello della sopradescritta montagna di Laconi, comparendo in alto un bosco di Elci, rese oggi in taluni punti assai rare per la distruzione continua che se ne fa sia con la scure, sia col fuoco. Anche questa escursione mi fruttó molte buone specie da me o non affatto conosciute o non ancora trovate in Sardegna. Fra le prime va registrato il Macrocoleus aurantiacus, grazioso Capsideo che non era raro sopra l’Erica; la Bombyx franconica, di cui pareva proprio quella l’epoca della schiusa; un minuto ed elegante Phalangium. Tra le seconde l’Anisotoma calcarata, il Bacillus gallicus, che sembra raro. Fu parimente interessante trovare, non raro sotto le pietre, il Leistus fulvibarbis. In luogo sabbioso erano nidi di Bembeci, intorno a’ quali scorgevasi un continuo aggirarsi di individui, che carichi della preda cercavano immettersi nel foro che menava alle rispettive famiglie. Raccoltine varii, vi riconobbi la mia Bembex melanostoma, che vedeva per la prima volta vivente, avendola descritta ed effigiata sopra un vecchio individuo trovato nella collezione di Imenotteri sardi fatta dal Genè. Notai pertanto che tutti gl’individui predati erano maschi. Nella regione boschiva delle Elci rinvenni sotto le cortecce di annosi alberi un Apate varians e varii individui morti dell’Helops Genei.
23. ― Passo da Aritzo a Desulo, sempre a cavallo, mezzo di trasferta di cui mi avvalsi in prosieguo sino a NUORO. Parto alle 10 a.m.: si batte la via nazionale che mena a Tonara. Dopo mezz’ora si passa per Belvì, ove i boschi di soli Noccioli sono ancora più estesi che in Aritzo ed avrebbero meritata una perlustrazione.
Proseguendo, dopo altra mezz’ora s’incontra il vasto torrente denominato Bau Desulo, sul cui alveo, allora in gran parte scoperto, veggonsi qua e là torreggiare giganti alberi di noci. Quivi presso essendo una sorgente di fresca e limpida acqua, mi fermo per la colazione e per esplorare le sponde del torrente, le quali invero non mi offrirono molto. Ricorderò un individuo altro bellissimo della Pseudophia tirrhaea, che pareva essersi in quel momento liberato dallo inviluppo di pupa. Entro la sabbia del letto rimasto asciutto vedevasi penetrare qualcuna delle consuete Tachinarie.
Alle 2 p.m. mi rimetto in cammino. Da quel punto si lascia la via carrozzabile, che prosegue per Tonara, e si prendono sentieri spesso disastrosi, passando da monte a monte e traversando sovente folti boschi di Quercierovere.
Alle ore 4,30 giungo a Desulo, il paese dalle tettoje di legno, nel quale m’interessava fare dimora non breve, essendo il più vicino alle alture del Gennargento, dal quale avrei in conseguenza avuta la opportunità di perlustrare tutto il versante occidentale, senza esser costretto a passare alcuna notte sulla nuda terra, come mi tocco nel 1881. Desulo però è paese che non offre alloggi di alcuna natura, la qual cosa m’imbarazzava e m’impensieriva, dappoichè dal soggiorno in quel paese dipendeva l’effettuazione di una delle parti più importanti del programma di quel viaggio. Mi diressi dal Sindaco sig. Giuseppe Zanda, delle cui ottime qualitá ero già stato informato dal Marchese di Laconi. Ed il fatto corrispose perfettamente alla prevenzione. Egli, valente nelle Belle Arti e sopratutto nella scoltura che apprese a Roma, ed apprezzatore delle Lettere e delle Scienze, spiegò per me un vivissimo interesse. Ospitatomi provvisoriamente nella sua stessa casa, aderendo al mio desiderio mi procuró una stanza nella quale fossi stato libero ed indipendente, organizzando egli stesso l’occorrente pel vitto e quanto poteva abbisognarmi per guide e cavalli, rendendo per tal modo possibile il mio piano d’investigazioni.
- ― Ritorno in uno de’ boschi di quercie traversato il giorno innanzi e che erami sembrato non dovesse rimaner trascurato. Però rimasi deluso. D’interessante, perché non ancora rinvenuta, vi fu soltanto la Laphria dioctriaeformis.
- ― Il dubbio che le condizioni atmosferiche in allora buone, non si fossero mutate, mi fece determinare a recarmi subito alla vetta del Gennargento, rimandando ai giorni successivi la esplorazione de’ diversi monti che rimangono tra mezzo.
Parto alle 7 a.m. a cavallo. Superata la regione de’ castagni, de’ quali s’incontrano de’ colossali aventi tronchi che misurano fino a dieci metri in circonferenza, alle 8 sono in una contrada denominata Tascusi, ove comincia la regione quasi nuda. Ivi fo un’ora di sosta. Sotto le pietre sparse qua e lá rinvenni non raro il Pachymerus Douglasi, bellina specie, una di quelle che la Sardegna ha di comune con la Corsica, mentre nel continente d’Italia non si trova.
Traversando le altre diverse alture che si succedono le une alle altre successivamente più elevate, alle 12 sono a Bruncu spina, ove è il punto più alto del Gennargento e però dell’intera isola, nel quale trovasi tuttavia un mucchio di pietre, avanzo della piramide fattavi costruire dal generale La Marmora pe’ suoi lavori geodetici e che perció va denominato Torre di La Marmora: punto che può veramente dirsi il Belvedere della Sardegna. Presso quegli avanzi mi fermai a far colazione, propinando alla memoria delI’illustre e laborioso Geologo Italiano. Indi percorsi tutta la cresta che s’interpone tra Bruncu spina e Bruncu Paulina.
Tutta l’altura del Gennargento ha vegetazione assai limitata. Il piccolo Ginepro (Juniperus nana) protendendosi quasi sul suolo ne ricopre qua e là ampie superficie, aggiungendovisi la Berberis aetnensis. La Digitalis purpurea, allora in piena fioritura, vi è disseminata tutto intorno que’ monti più alti. Le specie di viventi animali che potevano dirsi più caratteristiche di quella elevata regione erano la Psammophila ebenina, la Vanessa urticae, l’Argynnis Elisa. Anche di altri Lepidotteri diurni vedevansi svolazzare individui, ma erano specie di regioni più basse, che si elevavano eventualmente. Di Ditteri svolazzava in certo numero il Syrphus corollae, sopratutto presso la Torre La Marmora, sulla cui ultima pietra vidi ancora poggiata una Cephalemyia ovis. Sollevando i sassi era notevole la copia d’individui insieme radunati della Coccinella punctata e della Carpocoris verbasci. La Aphlebia sardoa non vi era rara, mentre trovasi ancora in assoluta pianura al livello del mare. Da sotto altri macigni levavansi a volo varii individui della Depressaria badiella ivi rifugiati. La specie poi interessante che mi si offerse in quell’altura fu la graziosissima Buprestide Poecilonota festiva, che in Sardegna dicesi trovata soltanto dal Ghiliani. Pare che la larva di questa piccola Buprestide viva ne’ tronchi del Ginepro nano, sui rami del quale trovai pure l’immagine.
Giunto al Bruncu Paulina mi trovavo in luogo da me già conosciuto, essendo stata la sola altura del Gennargento calcata nel settembre 1881. E poichè ricordavo le specie importanti e caratteristiche rinvenutevi in quell’epoca, ne feci speciale ricerca per constatare se costante fosse la loro ubicazione in quel sito. Esse erano il Cymindis Marmorae, l’Opatrum nivale e l’Asida glacialis. Tutte tre le trovai: la prima e la terza in piccol numero, la seconda assai abbondante. Oltre a queste, piacquemi trovare, ancor sotto macigni, due buone specie di Araneidei, un giovane Eresus, forse il ruficapillus ed il Lithyphantes corollatus.
Alle 4 fu forza desistere da ogni ricerca, poichè ben lunga era la via per giungere di ritorno a Desulo. In fatti, battendo un sentiere più corto e perciò più disastroso, e che fu mestieri percorrere in massima parte a piedi, dopo tre ore si giunse in paese.
- ― Esploro un bosco di Castagni in un rialto detto Sedda de su laccu, distante circa due chilometri dall’abitato. Al piede degli alberi eranvi varii Carabidei, tra quali il Carabus Genei e la Nebria rubicunda, che dopo Aggius (nell’anno precedente) non avevo più incontrata, siccome neppure nel viaggio presente ho vista altrove. In adiacente prateria mista a’ consueti suffruttici raccolgo la Chrysobothris affinis, l’Anthaxia scutellaris, la Sesia uroceriformis. Era poi abbondante la Tibicina luctuosa, si da confermarmi nella mia primitiva idea, che cioè delle diverse specie di Cicale che abitano l’isola, questa viva in preferenza ne’ luoghi montuosi assai elevati.
27. ― Una delle valli più interessanti sottoposte immediatamente al Gennargento è quella che s’intitola da una sorgente di acqua conosciuta col nome di sa minda (la minda) o fontana minda. La visitai in questo quarto giorno di dimora in Desulo. Mossi dal paese, a cavallo, alle 7 del mattino. Il sig. Zedda [corrige Zadda] volle tenermi compagnia. Superata la regione de’ castagni si è in una spianata denominata lattalè, ove v’ha una fonte nella quale è usanza di tutti coloro che vi transitano con cavalli fermarsi per farli abbeverare. Profitto di questo brevissimo riposo per ricercare qualche cosa; ed in fatti mi si presenta quella graziosa Piralide che è la Botys limbopunctalis. Proseguendo il cammino entrasi nella regione dell’Elci, si passa per un luogo detto Gudetergiu, si traversa un burrone in fondo al quale scorre il rivolo setida e, passando da monte a monte, alle ore undici e mezzo siamo nella valle di sa minda, percorsa da piccolo torrente originato dalla sorgente dello stesso nome, e sulle cui sponde sono numerosi alberi di Alnus glutinosa.
Ci fermiamo qui presso per far colazione: dopo di che mi occupo ad esplorare ciò che i detti Alni mi avrebbero potuto offrire: e fu una caccia veramente interessante, avendo tra l’altro rinvenuta una bella specie di Cryptocephalus non trovato in alcun altro posto e che sembra specie non descritta. Eranvi la Triodonta alni con qualche varietà, l’Helodes Genei, la Psylla Foersteri, il Nematus septentrionalis, che costituiva novella aggiunta a’ pochi Tentredinidei di tutta l’isola, varie minute specie di Capsidei e di Cicadarie, un secondo individuo della Chaetostoma trovata già ne’ boschi di Aritzo; la Selis aurata, friganeideo conosciuto solo di Corsica e Sicilia. Nella campagna adiacente e quasi nuda non era raro il Cymindis lineata, e nel tempo stesso trovai un individuo di Cym. humeralis. Di Miriapodi potevasi raccogliere la consueta Scolopendra e qualche Cryptops. Innanzi di abbandonare la valle ascendiamo sino all’ovile, ove que’ buoni pastori vollero farci gustare la quagliata allora confezionata.
Alle 3 p.m. ci rimettiamo in ritirata, e tirando giú per un sentiere più breve ma bastanza disastroso e quindi percorso in buona parte a piede, alle ore sette siamo in paese.
- ― Quando da Gudutergiu si va a sa minda si presenta sempre allo sguardo sulla destra un monticello che si eleva isolato in forma di ottuso cono rivestito di folto bosco di Elci, denominato Girgini. Nel vederlo da lungi il giorno innanzi mi proposi di visitarlo, sopratutto per fare indagini nel bosco. Ripassando per la contrada lattalé, che aveami lasciato desiderio di più posata perlustrazione, mi vi trattenni alcune ore. Lungo un esile rivolo che si genera dalla fonte già indicata rinvenni tra piante umide la Livia juncorum. In altro punto sabbioso scorgo numerose Bembex aggirantisi in vicinanza dei loro nidi, con volo basso e meno rapido delle altre congeneri; sicché riusciva men disagevole dar loro la caccia. Era la Bembex melanostoma. Notai intanto che anche questi erano individui tutti maschi. Tra i molti però eranvi alcuni che si appartenevano alla Bembex Geneana descritta pure da me come propria della Sardegna, e questi erano tutti femmine. Siffatta circostanza fecemi nascere il dubbio che le due Bembex menzionate fossero soltanto i due sessi di una specie sola.
Alle 12 mi rimetto in cammino e dopo altra ora e mezzo sono nel Bosco di Girgini. Le indagini sopra le Elci poco fruttarono. Eranvi abbondanti il Brachyderes cribricollis già trovato su quelle della montagna di Laconi, il Phytocoris populi, la Monanthia cardui. Vi furono di nuovo soltanto le Psille, di cui in tante elci perlustrate in isvariate regioni dell’isola non mai una sola eramisi presentata. E fui meravigliato dal trovarvi, oltre alla Arytaina genistae che può dirsi la specie meno eventuale, anche alcuni individui della Homotoma ficus, che non sembravano esservi capitati per caso, poiché per quanto avessi indagato, di fichi non ve ne era alcuno in quelle vicinanze, nè coltivato, nè salvatico. Alla base del cono vi ha terreno bagnato da un rigagnolo, e nella prateria umida circostante trovavansi il Pithanus Maerkelii, e varii Iassidei. La sera il sig. Zadda mi fa trovare varie lucciole femmine, nelle quali riconosco la stessa Lampyris Lareynii già trovata a Meana. E tra i diversi individui eravene qualcuno notevole per gli elitri assai prolungatiin dietro nel margine esterno.
- ― Fin dalle prime ore del mattino il cielo mostravasi coperto di nubi dense e minacciose: per lo che stimai prudente attendere, anziché avventurarmi nella campagna, che ovunque manca di ogni ricovero. Alle ore dieci in fatti una forte pioggia cominció a cadere, la quale cessó soltanto nelle ore pomeridiane. Passai quindi la giornata in lavoro camerale.
30. ― La serenità era ritornata perfetta, e destino la giornata per visitare il vicino paese Tonara. Il terreno che si percorre è in gran parte incolto, ora a suffruttici, ora a bosco. Sopra l’Erica non era rara la Crepidodera lineata. Sopra le giovani Elci rinvenni quel grazioso Pteromalino che è il Comys scutellaris, di cui altro individuo avevo trovato, anche su giovani Elci, nell’anno precedente nella valle del Gologone[1]. Di Lepidotteri notavasi un’abbondante schiusa della Porthesia auriflua e qualche Catocala nymphaea.
Tonara è situato quasi all’altezza stessa di Desulo, ma in posizione assai più ridente, avendo innanzi di sè una estesissima ed ampia valle. Benchè poche ore avessi potuto trattenermivi, pure potetti in quelle adiacenze raccogliere specie non comuni, come il Priocnemis abdominalis che sembra a bastanza raro, ed una specie di Harpactes, della quale parlerò nella parte terza.
- ― Ritorno sulla via del Gennargento battuta il giorno 25, giungendo però soltanto sino alla fontana di Sagerinasė, a fine di meglio perlustrare que’ luoghi, che nel citato giorno avevo traversati a cavallo. In tratto di terreno sabbioso incontro nuovamente nidi delle Bembex melanostoma e geneana, e mi confermo nella idea che la seconda è la femmina della prima. Ivi stesso non erano rari l’Ammophila rubriventris, la Dryudella Spinolae. Le indagini sopra le annose Quercierovere che trovansi sparse qua e là mi diedero buone specie. Tra i Microlepidotteri vi raccolsi la Trachonitis cristella. Di Ditteri era piuttosto abbondante l’Oycodes gibbosus, solo rappresentante della famiglia dei Cirtidei che finora conosco dell’isola. Anche su queste quercie eravi la Arytaina genistae trovata a Girgini sopra le Elci.
La sera, ultima della mia dimora in Desulo, una grata sorpresa mi vien recata dal Sig. Zedda [corrige Zadda] con un bellissimo individuo vivente del Plutonium Zwierleini che era stato rinvenuto da una contadina entro lo stesso abitato tra macerie. Assicuravasi ancora non essere stata quella la prima volta che s’imbattevano in siffatto animale.
[1] Non trovasi menzionato nella memoria seconda, perché in allora non l’avevo ancora studiato.
AGOSTO
- ― Sebbene i fatti mi avessero dimostrato di quanta importanza fossero per la Fauna le ricerche in quella catena di monti posti tra Desulo ed il Gennargento e risultasse evidente la utilità di una lunga dimora, pure fu forza lasciarla e passare oltre, volendo rivedere una località ancor essa interessante, la valle di Correboi, ove è lo stabilimento minerario da me già visitato nel settembre 1881. La distanza che separa Correboi da Desulo è considerevole, e la via a bastanza disastrosa, dovendosi scavalcare il Gennargento. Nulladimeno, non essendovi alcun posto intermedio nel quale poter passare la notte, era necessità fare una sola tirata.
Partito a cavallo di buon’ora, batto la via stessa che a quel monte conduce e già fatta il di 25. Però, un poco prima di salire a Bruncu Spina, divergendo a sinistra, raggiungiamo la fontana di campu aláse, ove si fa sosta per circa un’ora, sia per la colazione, sia per dare un po’di riposo ai cavalli. Nel rimontare a piedi per toccare l’altura di Bruncu Spina, percorrendo un sentiere scavato tra macigni, trovo abbondanti Geometre riferibili alla Pseudoterpna coronillaria ed alla Cidaria coraciata. Costeggiando sempre la cresta del Gennargento da Bruncu Spina si va sino a Bruncu Paulina. Di qua si comincia a discendere a piedi per via ripida e disastrosa, passando per la contrada detta troncone si raggiunge il fiume Perdas de cuaddu. Il medesimo cammino avevo fatto nel settembre 1881, e ricordavo che in vicinanza del troncone avevo raccolta la bella e rara geometra Acidalia proximaria. Ne feci quindi speciale ricerca, sia per l’interesse di procurarne altri individui, sia per riconoscere se vivesse pure in quella stagione; ma fu opera vana.
Anche presso le sponde di questo fiume mi trattengo un’ora, interessandomi ricercare alcune specie rinvenutevi nel 1881. In fatti vi trovai il Pachybrachys riguus, che vive sopra i Tamarici[1]. Sulle piante stesse raccolsi l’Apion vernale, specie che quantunque in generale sia molto diffusa, nella Sardegna per quanto a me consta è rara a bastanza.
Rimessomi a cavallo, alle cinque, dopo poco men che altre due ore di cammino giungo allo stabilimento minerario di Correboi. Il sig. Giovanni Rozzetti, del quale già nel settembre 1881 avevo sperimentata la squisita gentilezza, mi accoglie con eguale cordialità. E poichè lo stabilimento erasi accresciuto di altro fabbricato, potette assegnarmi una stanza ch’io non avrei saputo desiderare migliore. Inutile il parlare del trattamento pel vitto: dirò soltanto esser somma ventura pe’ naturalisti che viaggiano per la Sardegna che in un posto tanto interessante si trovi una ospitalità di tal genere.
- ― Passo la giornata nella valle stessa di Correboi. Poco lungi dallo stabilimento vi ha buon numero di Taxus baccata: comincio dal dirigere su queste piante le mie esplorazioni. Con piacere vi trovo il Ciphostethus tristriatus, che non era stato ancora indicato come abitante la Sardegna. Le larve e ninfe erano più numerose delle immagini; prova evidente ch’era appunto quella la stagione in cui cominciava a raggiungere lo sviluppo completo. Abbondantissima eravi pure una Livia per me dubbia, che in seguito trovai pur costantemente sopra Tassi e non mai sopra altra pianta.
Di molto interesse furono ancora due individui (un maschio ed una femmina) di una Ephippigera che giungeami nuova. Essa però non era, come le altre menzionate, esclusiva de’ Tassi, avendo più tardi trovato un terzo individuo sopra Tamarici. Sembra però abbastanza rara; dappoichè avendone in tutta la giornata fatta ricerca ovunque, non più che le tre cennate potetti rinvenire né in seguito l’ho più riveduta. La parte maggiore della valle è popolata da Elci, con le quali si alternano i suffruttici e le praterie naturali. Parecchie furono le specie buone raccoltevi. Ricorderò tra esse l’Anobium costatum, l’Arocatus melanocephalus e propriamente quella varietà che il Puton indica come avuta da Corsica, la Oxycera formosa, una Zophodia affine alla tephrinella, la Cassida hemisphaerica non registrata tra i Coleotteri sardi, ecc.
- ― Visito un’altura che domina quella valle, denominata Monte nuovo, scendendo nel versante occidentale di esso, ove vi ha esteso, ma non folto bosco di quercie. Su queste erano piuttosto abbondanti alcuni minuti e non ordinarii capsidei, come lo Sthenarus pusillus. Nei prati raccolsi la Aphalara exilis.
4. ― Non ostante le cordiali istanze del Sig. Rozzetti perchè avessi prolungata ancora di qualche altro giorno la mia dimora, e la importanza del luogo, fui costretto lasciarla e procedere oltre. Da quel punto si entra nel Distretto di NUORO, le cui campagne, come nelle altre mie precedenti relazioni ho notato, sono tutt’altro che sicure; ed in quell’anno lo erano ancor meno che ne’ precedenti. Cominciai quindi a far uso della scorta di Carabinieri, i quali ricambiandosi dall’una all’altra stazione non mi lasciarono che a NUORO.
Alle ore sei e mezzo del mattino lascio Correboi. Dopo due ore di cammino si giunge ad una cantoniera, ove mi fermo mezz’ora per frugare in certe annose quercie sparse nel vicinato. Nulla d’importante, meno i minuti Capsidei trovati già a Monte nuovo.
Alle ore dieci sono a Fonni, il paese più elevato della Sardegna, stando mille metri sul livello del mare, poggiato quasi per intero sopra bellissimo granito. Avendo trovala occupata la stanza da me tenuta nel 1881, sulla quale facevo assegnamento, ci volle tutta l’attività della mia guida Melone per trovarne un’altra, che fu presso una Rosolia Palmas Carboni, della quale non ebbi a rimanere scontento.
Onde profittare del rimanente della giornata esco a far caccia in una prateria poco discosta dal paese. E fui fortunato; ché in poche ore e senza far molto cammino rinvenni parecchie specie interessanti non prima trovate e che neppure in prosieguo ho riveduto in altri posti. Ricorderó tra Coleotteri l’Agrilus biguttatus, che non figurava tra i Coleotteri della Sardegna, tra gli Emitteri l’Oncotylus nigricornis e la Monanthia eryngii; tra gl’Imenotteri una Leucospis di cui sarà detto nella parte terza.
- ― Alle ore 6 del mattino sono svegliato da forti e ripetuti tuoni, i quali echeggiando tra quelle estese valli si moltiplicavano oltre modo. Una dirotta pioggia succede. Non appena questa si fu rallentata esco per l’attigua campagna in cerca de Cebrio, che pareami non avessero dovuto mancare; ma neppur uno ne incontrai. Probabilmente non si elevano sino a quell’altezza, ma si mantengono in regioni più basse. Più tardi, cessata del tutto la pioggia, ritorno alla caccia, dirigendomi, a piedi, per la via che mena a Gavoi. Tra le cose raccolte ricorderó la Emenadia bimaculata e la Calymnia trapezina.
6. ― Parto alle 7 a.m. e tirando diritto, a cavallo, alle dieci sono a GAVOI. Avendo bisogno di far riposare i cavalli nelle ore canicolari e di rifucillare anche un tantino lo stomaco, si cerca di qualche osteria, e ne venne presto indicata quella di Giovanni Zedda alla quale si va. E che osteria! Ad ogni modo, poiché il paese non offriva di meglio, chiudendo non un solo degli occhi, ma mezzo ancora dell’altro, vi presi un ristoro ed uscii immediatamente in campagna; ma in vero assai poco potetti raccogliere, a causa che le campagne circostanti al paese, non ostante in sito abbastanza elevato, sono completamente messe a coltura.
E qui mi cade in acconcio il notare come sia molto ingiusta ed erronea l’opinione generalmente dominante nel continente che i Sardi siano poco curanti della coltura della terra. Con moltissimi esempii ho potuto invece convincermi che ovunque vi ha un filo di acqua e pochi centimetri di spessezza di terreno in cui può penetrare la zappa, l’industre sardo vi apporta l’opera sua e lo mette a coltura. Soltanto quando non basta il capitale lavoro, ma deve concorrere il capitale moneta, allora l’operaio si arresta.
Alle 2 pom. lascio Gavoi ed alle sei giungo ad ORANI. Questo paese sebbene non sia degli ultimi della Sardegna, e non manchi di famiglie distinte, pure l’è uno di quelli poco accessibili per mancanza di alloggio. Ed io mi sarei trovato assai imbarazzato, se il sig. Giovanni Cossu Carboni, maestro elementare municipale non mi avesse, con inattesa cortesia, data ospitalità nella propria casa.
- ― Non volendo rimanere la intera giornata in Orani, ma invece passare la sera a NUORO, destinai le ore del mattino per perlustrare un bosco di quercie distante circa due chilometri dal paese, e che io avevo osservato il giorno innanzi essendo sulla via battuta. Non mancavano buone specie, di cui si troveranno i nomi nel catalogo che farà seguito a questa relazione. Voglio notare la frequenza del Pison Jurinei. Essendovi in un punto del bosco piccola scaturiggine di acqua, i Pison vedevansi andare e ritornare sui sassolini subimmersi a fine di abbeverarsi, come ha luogo per molti altri Imenotteri e Ditteri.
Alle 2 pom. parto da Orani ed alle 7 sono a NUORO, ponendo termine ad una maniera di viaggiare che defatiga oltremodo, e che soltanto una cieca ed incondizionata passione può far tollerare. NUORO era città da me ben conosciuta. E poiché erami giá trovato poco soddisfatto di due alberghi, volli sperimentarne un terzo, l’Albergo degli Amici, posto sulla via principale, e che mi veniva additato come molto migliore degli altri: superiorità che riconobbi discutibile.
- ― La copia di materiali raccolti in tutto il periodo del viaggio a cavallo m’impose di sistemarli e sbarazzarmene, e quindi rimanere in casa la intera giornata.
9. ― Sarebbe stato mio desiderio recarmi ancor questa volta ad OLIENA a fine di perlustrare nuovamente la valle del Gologone, che tanti oggetti interessanti aveami offerto nel giugno dell’anno precedente; ma per la ristrettezza del tempo dovetti rinunziarvi. Mi limitai quindi a percorrere una parte soltanto della via che mena a quel paese col proponimento di raggiungere il rivolo di acqua, che aveami date buone specie di Coleotteri. La campagna percorsa, ricca di svariate piante in piena fioritura, fecemi arricchire di varii interessanti Imenotteri e Ditteri la collezione. Tra i primi ricorderó uno che giunsemi nuovo del tutto. Tra i secondi vidi per la prima volta nell’isola l’Exoprosopa grandis, che parea non vi fosse molto rara, quantunque per la estrema rapidità del suo volo due soli individui avessi potuto chiapparne. Raggiunsi una sorgente di acqua dalla quale si genera un rivolo che scorre tra massi granitici; ed in un riposo di essa eravi tra gli altri l’Hydroporus pubescens non prima trovato, né segnato tra gl’inquilini della Sardegna. Interessante fu pure il rinvenimento di una specie di Cypris diversa da quella nell’aprile dell’anno precedente raccolta presso Assemini (C. sardoa) per essere più piccola e di color verdastro quando l’animale è vivente.
[1] Anche questa specie non trovasi menzionata nella prima memoria perché mi avanzano dubbi intorno alla determinazione di essa.
- ― A pochi minuti del mattino parto con la solita corriera postale. Alle ore dieci sono a MACOMER, di dove col treno ferroviario delle undici meno un quarto mi reco ad ORISTANO, giungendovi alle ore due pomeridiane.
In ambedue le mie precedenti peregrinazioni ORISTANO è stata la città nella quale ho fatto più lunga dimora. Quelle condizioni medesime che rendono l’aria poco salubre, per cui ORISTANO vien detta la tomba de’ forestieri, a causa del facile svilupparsi delle febbri miasmatiche pe’ molteplici stagni onde è circondata, dánno a quelle campagne una straordinaria importanza pel zoologo. Ancor questa volta mi vi son fermato otto giorni, sia per rivedere luoghi già conosciuti, sia per esplorarne qualcuno non visitato ne’ due anni precedenti.
11-12-13. ― Cominciai le mie esplorazioni dalle sponde del Tirso. La via che dalla città mena al grande ponte posto a cavaliere del fiume è fiancheggiata da più o meno annosi Populus alba. Su’ tronchi di taluni di tali alberi erano grossi funghi del comune Agarico da esca, intorno ai quali vidi aggirarsi molti individui di un grazioso dittero, nel quale con soddisfazione riconobbi la Myennis fasciata, che non conoscevo in natura. In altri era poggiata qualche Psecadia bipunctella, di recente schiusa. Da un altro sbucava allora una Dircaca aenea. Sul fogliame era costante l’abbondanza della Monosteira unicostata.
Le sponde del Tirso erano in condizioni ben diverse da quelle in cui le aveva trovate l’anno innanzi nel maggio. Ritiratesi le acque, il letto sabbioso era rimasto per buona parte nudo ed asciutto e le sponde aridissime. Da che si rileva agevolmente che non poteasi più vedere la copia di Carabicini e Brachelitri. In vece in quelle sabbie rimaste a scoperto ed asciutte aveano il loro cove varii Imenotteri scavatori, Ditteri Tachinarii e minuti Asilidei. La campagna adiacente, sebbene ricoperta di piante gia secche, rimanendovi in fiore soltanto alcune ombrellifere, non manco di darmi delle specie interessanti. E dapprima notai la frequenza del Gomphus excelsus, quale non ho vista altrove. Di Imenotteri scavatori era notevole l’abbondanza della Notoglossa frondigera rappresentata da individui di ambo i sessi, si da far svanire completamente ogni sospetto intorno ai suoi rapporti con la N. diphylla. Interessantissimo poi fu una singolare specie di Crossocerus. Incontrai per la prima volta il Vipio algiricus descritto da Lucas tra gl’Insetti dell’Algeria, ove dice averlo trovato in giugno sopra la Thapsia garganica. Da che si rileva che nell’Algeria le Tapsie si mantengono in flore in stagione più inoltrata che nella Sardegna, nella cui parte meridionale sono già completamente secche al termine di maggio, solo nella settentrionale e sopra i monti avanzandone poche nei primi di giugno. Anche fra Ditteri fu interessantissima la Sphaerophoria flavicauda, che è specie nuova per l’Italia. Lo Ctenodecticus costulatus non era raro. Tra gli Emitteri rinvenni una bellissima varietà della Nezara viridula,
- ― Oltre ai diversi stagni nel senso sardo, ossia vasti seni di mare, disseminati nel Campidano di ORISTANO, ve n’ha uno chiamato Stagno di Palmas dal piccolo paese cui è attiguo, che l’è un pantano di acqua dolce, non mai da me visitato. Un piccolo veicolo mi conduce al nominato paese distante pochi chilometri. Da esso a piedi raggiungo lo stagno. La campagna percorsa era incolta ed arida, Vedeasi qua e lá svolazzare qualche Priocnemis croceicornis, specie sempre rara e ele finora in tutta l’isola non ho incontrata che nel Campidano di ORISTANO, non che il Priocnemis infumatus, che sembra ancora più raro. Rinvengo il Gastrichelius nubeculipeunis da me descritto tra gl’Insetti della Calabria. Sopra qualche Tamarice rinvenni la Aphalara tamaricis, che pare sia assai poco diffusa, dappoichè in centinaja di Tamarici fino allora esplorati non mi si era mai presentata. Le acque dello Stagno ritiratesi di molto per la inoltrata stagione lasciavano ampii margini maremmosi irti di canne ed esalanti ingratissimo odore i quali non permetterono punto di avvicinarvisi. Mi fu quindi impossibile fare alcuna ricerca nelle acque stesse.
15. ― Nella peregrinazione della primavera del 1882 Milis occupa un posto importante per le molte buone specie d’Imenotteri soprattutto apiarii che vi raccolsi; ma nella circostanza attuale tutto era cangiato. Mutate le condizioni della vegetazione, il richiamo di que’ Melitofili era sparito, e però non un solo se ne vedea. Mi trattenni invece lungo un piccolo torrente fiancheggiato d’ambo i lati dalle cinte de’ poderi, ed il cui letto in parte a nudo permettea di traversarlo qua e là passando dall’una all’altra sponda, Sulle cinte de poderi eranvi Quercie e frequenti Allori. Sebbene non fosse stata abbondante la caccia, pure specie interessanti e non trovate in altro sito ve ne furono. Ed in prima menzioneró una specie di Sisyra diversa dalla comune fuscata e che ho già descritta col nome di iridipennis[1]. Del genere Chrysopa, di cui fino allora non aveva visto che la volgarissima perla, rinvenni altra specie, la Chr. neglecta. Scuotendo le quercie ne venivano fuori individui di una bella Catocala, che non ancora ho potuto determinare. Sopra il Laurus nobilis eravi una Psilla che è andata sperduta. Sulle acque si aggiravano i Gyrinus bicolor ed angustatus.
16. ― Anche Fordongianus era località che conobbi nel precedente anno; però non vi passai che qualche ora soltanto. In questa seconda visita vi rimasi un tempo più lungo; e se avessi anticipatamente saputo ch’eravi opportunità di pernottare presso un contadino Giovanni Crispajo, da cui ebbi cordiale accoglienza per far la colazione, vi sarei rimasto un pajo di giorni.
Le sponde del Tirso erano quelle che richiamano l’attenzione. Esse, come in altri punti del lungo corso di quel fiume, erano aride e nude per le acque assai basse e ristrette. Il tratto di viarella che dal ponte mena alle terme[2] è sabbioso, e tra essa e la sponda del fiume vi ha Tamarici. Intorno a quel terreno sabbioso, che a guardarlo pareva non dovesse offrire alcuna cosa, rimasi ben cinque ore, essendomi ben presto avveduto aggirarvisi parecchie specie di Imenotteri e di Ditteri che aveano in quella sabbia i loro nidi. Non starò qui a menzionare tutte le specie raccolte, ma mi limiterò ad accennarne le più importanti. Tra gl’Imenotteri scavatori per la prima volta vidi il Miscophus bicolor. Di Ditteri erano frequenti i piccoli Stichopogon inaequalis; ma tra i molti individui taluni ve ne erano che dagli ordinarii si differivano e che in realtà debbono essere considerati specie distinta. Ciò che peró costitui il frutto più interessante della giornata fu il rinvenimento di un Midas che può considerarsi come un fatto di molta importanza per la geografia entomologica in generale. E per vero, di un tal genere, ricco di specie esotiche, in Europa se ne son trovati soltanto nel Portogallo e nella Spagna. In quanto all’Italia, il Westwood ne ha descritto uno cui dà per patria la Sicilia, però anche con dubbio. Il Midas di Sardegna pare debba specificamente essere assai affine a quello descritto dal chiaro entomologo di Oxford, ma non si confà completamente alla descrizione datane. Laonde lo denomineró Midas sardous. Esso venne sorpreso nel momento in cui s’interrava nella sabbia. Per quanto avessi prolungate le indagini, non fu possibile vederne un secondo individuo.
- ― Sebbene lo Stagno di Cabras fosse stato varie volte da me esplorato, pure il suo perimetro è si vasto e le condizioni della campagna circostante tanto svariate, da offrir sempre campo nuovo alle indagini. Questa volta mi trattenni in preferenza intorno a quella parte che più si avvicina alla sponda del mare. Il terreno nel brevissimo tratto che separa i lembi delle acque é sabbioso ed in gran parte nudo. Sotto i detriti vegetali presso la sponda vi trovai per la prima volta il Pogonus chalceus. D’Imenotteri scavatori raccolsi, tra gli altri, un individuo bellissimo della Notoglossa diphylla ed il Miscophus bicolor. Non mancavano le Tachinarie sabulicole, e la varietà candida dello Sphingonotus coerulans.
18. ― Uno degli Stagni più estesi del Campidano di ORISTANO è quello denominato Stagno di Sassu, distante circa nove chilometri dalla città di ORISTANO, esteso in lunghezza da oriente ad occidente assai più che in ampiezza. Non l’avevo mai visitato.
Partendo alle 7 a.m. con piccola carrozza, passando pel paese Santa Giusta, costeggiando per lungo tratto lo Stagno dello stesso nome, battendo un sentiere sabbioso tracciato interamente tra campagne in buona parte incolte e destinate a pascolo, alle ore nove giungo presso la sponda dello stagno, fermandomi alla Peschiera, proprietà del Cavaliere Pasquale Cao, ricco negoziante di Cagliari: unico fabbricato che sia in quella contrada.
Le adiacenze dello stagno nel lato in cui io mi trovavo erano in gran parte rivestite di salsole, cui si aggiungevano qua e là giunchi ed in qualche punto della sponda canne e giovani Tamarici: condizioni promettitrici di buona messe.
Le perlustrazioni durarono dal momento dell’arrivo sino alle ore tre del giorno, interrotte solo dalla colazione, per la quale il fattore molto gentilmente non solo mise a mia disposizione una stanza superiore dell’edifizio che il proprietario tiene riserbato per sé, ma volle farmi gustare gli squisiti muggini che nello Stagno si pescano.
Le specie più interessanti furono in Emitteri. Tra le Salsole, come presso lo stagno di CAGLIARI nel settembre 1881, eranvi il Brachynema cinctum, rappresentato da pochi individui, e l’Histeropterum camelus abbondante. Sulle Salsole ancora ed altre piante trovavasi quel grazioso Tingitideo che è la Piesma quadrata, che vedevo per la prima volta. Di Aracnidi non era rara la Cyclosa insulana. Di Coleotteri rinvenni il Licus lateralis, che non è segnato della Sardegna.
Prima di lasciare quel posto volli vedere la spiaggia del mare, là dove è la foce dello Stagno. Movendo dalla peschiera a piedi, ed andando diritto, vi impiegai appena mezz’ora. Non avendomi peró offerto alcuna cosa, l’abbandonai ben presto.
[1] Nota sopra i Nevrotteri della Sardegna.
[2] Veggasi la relazione che fa parte della Memoria seconda.
- ― Da ORISTANO passo a SASSARI per ferrovia, partendo alle ore 10,10 a.m. e giungendo alle 5,25 p.m.
- ― Nel mattino visito il Gabinetto zoologico della Università, della cui povertà non rimasi meravigliato, sapendo come esso fosse soltanto da pochi anni iniziato dal prof. Fanzago. Nondimeno sono pregevoli varii uccelli sardi rappresentati da individui bellissimi e molto ben preparati dal Bonomi.
Già da varii mesi era stata constatata la presenza della Fillossera nel Sassarese, e le esplorazioni cominciate nel giugno proseguivano attive a fine di determinare la estensione e la intensità della infezione. Il prof. Freda, Ispettore del Ministero di Agricoltura e Commercio, che trovavasi appunto in SASSARI per sopraintendere a quelle esplorazioni, volle egli stesso accompagnarmi in un giro per quelle campagne, nelle quali faceva davvero pena il vedere vigneti già floridissimi trovarsi attaccati e quasi distrutti dal micidiale parassito. Mentre però osservavo con soddisfazione la grande attività con cui l’amministrazione faceva eseguire quelle esplorazioni, mi addolorava il fatto che la Fillossera si riconosceva e intanto si lasciava tranquillamente a moltiplicarsi e diffondersi.
21 e 22. ― Le sponde del fiume che si versa nel mare nelle vicinanze di Porto Torres ogni qualvolta le ho perlustrate in prossimità dello stesso paese mi avevano offerto oggetti interessanti. Neppure in questo viaggio volli mancare di esplorarle; anzi vi destinai due giorni consecutivi, passando la notte intermedia in paese. Le investigazioni si circoscrissero principalmente intorno le Canne, Tife ed altre piante palustri che vegetano rigogliose sulle sponde. Rividi l’Holcocranum saturejae, di cui nell’anno precedente avevo trovato un individuo in identiche condizioni di ubicazione presso le sponde del Rio Sixerri a Siliqua. Anche questa volta non più che un individuo fu possibile ritrovarne. Dal che debbo conchiudere che sia realmente specie assai rara. Del resto, quando si considera che dopo la Russia, ove fu discoperto, non se ne è avuto che un individuo trovato in Avignone; l’è giá qualche cosa averne per ora rinvenuti due individui in Sardegna. Altro Emittero neppure comune fu il Teratocoris notatus, non ancora trovatosi in tutta Italia. Nell’ordine stesso, ma tra le Cicadarie, mi si offrirono varie specie che non avevo prima rinvenute. E più di tutte fu interessante una del genere Ke lisia che descriverò col nome di K. Putonii. Di Coleotteri eravi qualche Donacia typhae, ed abbondante il Telmatophilus typhae. Di Lepidotteri, oltre la caratteristica Hydrocampa potamogalis, svolazzava frequente la candidissima Scirpophaga praelata. Nelle vicine praterie a svariate piante in fiore raccolsi un secondo individuo di due specie di Imenotteri da me descritte nella memoria seconda, la Megachile carinulata e l’Ametastegia fulvipes, più il Rhopalum gracile descritto da Wesmael sopra un individuo femmina avuto da Ginevra. E poiché il nostro è maschio, sono al caso di completare la conoscenza di questa specie, che a quanto pare nessuno avea più trovata. Anche di Ditteri ne trovai uno abbastanza raro, il Trigonometopus frontalis.
- ― Nel precedente anno avevo esplorate le sponde di un rivolo che scorre nella piccola valle di Tissi. Nel venire però in ferrovia a SASSARI avevo notato che nel luogo detto Scala di Giocca eranvi condizioni di suolo e di acque analoghe: e però volli recarmivi, e ne rimasi contento. Ricercando presso le radici delle piante alle sponde dei rigagnoli vidi apparire per la prima volta il genere Podops, e quel che più importa, con una specie diversa dalle tre che sinora si conoscono d’Italia. Nel posto medesimo rinvenni una varietà della Chrysomela Schottii, la quale per grandezza e per colorito si allontana notevolmente dal tipo, si che senza la considerazione della identità di scultura si direbbe specie diversa, come sembra al primo vederla. Alla ristretta serie di Tentredinidei un’altra specie si aggiuse, il Cladius difformis.
- ― Ploaghe l’è un paese assai decantato nella Sardegna per l’avvenenza delle donne e per la eleganza del loro abbigliamento di gala. Ne avevo già viste in SASSARI e riconosciuto che la loro rinomanza era ben meritata. Mi decisi quindi visitar quel paese; però, non per la curiosità delle donne, bensi per vedere se con l’avvenenza del femineo sesso della specie umana si associasse ancor qualche bella forma nella serie dei piccoli bruti: e la trovai, come sarà detto.
Mossi da SASSARI col treno delle 2,25 p.m. Nella carrozza ebbi la ventura d’incontrarmi col dottor Michele Cubeddu, in allora sindaco di Ploaghe, dal quale potetti attingere informazioni intorno al possibile alloggio, mancando un albergo.
Alle 3,30 si giunge alla stazione, dalla quale una vettura postale in venti minuti ci conduce al paese posto in collina e distante oltre due chilometri. In grazia delle notizie avute dal signor Cubeddu riuscii ad avere una stanza presso un tal Salvatore Pipía.
Essendo già la giornata al suo declinare non potevo fare una vera escursione; ma per non rimanere in ozio, con una guida, che non fu agevole ottenere, uscii in campagna giungendo ad un boschetto di giovani querceroveri poco discosto dal paese. Vi raccolgo una bellina Macrocera, che per la macchiatura delle ali simiglia alla maculipennis di Macquart, non però per la colorazione dell’addome. Del genere Chrysopa eravi la prasina.
- ― Conoscevo per informazioni prese fin dall’anno innanzi che nel tenimento di Ploaghe eranvi estesi boschi di querce da sughero, di cui ivi si fa gran commercio. Attinte notizie più precise appresi che il più vicino distava dal paese otto chilometri circa. Uscito alle 6 a.m. mi avviai a piedi a quella volta, e camminando difilato senza punto intrattenermi per via, dopo due ore giunsi alla meta. Il bosco era imponente non per la stivatezza degli alberi, ma per estensione, si che a perlustrarlo ci abbisognava per lo meno una intera giornata. Mi limitai quindi ad una piccola zona. Il suolo era arido e con prato naturale già secco. Qui era abbondante una specie di Crambideo che non ho visto altrove, cioè l’Ancylolomia tentaculella. In quanto alle querce, sebbene molte altre ne avessi altrove esplorate, pure a confermare la massima che ogni luogo può avere le sue specialità, vi rinvenni abbondante la graziosa Tephritis postica, che non vidi più in altri siti. Allo scuoter de’ rami, usciva fuori qua e là la Catocala nymphaea. Il Satyrus circe non era raro.
- ― A pochi chilometri da SASSARI vi ha lo Stagno di Sorso, denominato così dal vicino paese che gli sovrasta, molto temuto dai paesani per le sue emanazioni miasmatiche. Non avendolo mai visitato, mi determinai a colmare tale lacuna. Vennero con me il sig. Pietro Bonomi, preparatore del gabinetto zoologico di quella Università, ed il giovane Luigi Minna studente di medicina ed assistente per la Botanica nella Università medesima. Si partì alle sei del mattino in piccolo carrozzino, e dopo due ore di cammino, una parte del quale per via tutt’altro che rotabile, si giunse presso le sponde dello Stagno. Al primo vederlo mi convinsi che avrei ignorato uno de’ luoghi più interessanti delle adiacenze di SASSARI.
La ricchezza e varietà di vegetazione, che trovavasi in quei terreni umidi della prossimità delle acque, facea prevedere ancora una vita rigogliosa ne’ minuti esseri animali. E tale la sperimentai di fatto. Fui dapprima rallegrato dal trovare un secondo individuo del Midas rinvenuto a Fordongianus. Tra gli Emitteri non erano molto rari il Sehirus maculipes, che nelle provincie napoletane ho trovato soltanto una volta nelle attinenze del Vesuvio, la Tropidocephala elegans, specie anch’essa poco diffusa in Italia, e l’Arcopus pulchellus. Di Imenotteri vidi per la prima volta nell’isola lo Stizus terminalis, come pure v’era l’Hoplisus concinnus trovato solo a Fonni. Sopra i Tassi che qua e là sorgevano era anche abbondante la Livia trovata a Correboi; da che rilevavasi che essa accompagna la pianta sia in luoghi elevati sia in piani. La breve distanza che separa lo Stagno dal mare è sabbiosa e nuda; e qui non mancavano la varietá dell’Acridium coerulans, che pare viva ovunque si hanno simili condizioni, le Tachinarie sabulicole, il piccolo Stichopogon inaequalis. Di Imenotteri scavatori rinvenni il maschio del Pompilus meticulosus, di cui possedevo soltanto la femina.
- ― Rimango in stanza per porre in ordine gli oggetti da spedire, essendomi determinato a lasciare SASSARI nel di seguente.
- ― Una località che pur da più tempo avevo desiderio di conoscere era la valle di Bosa. E non volendo rimandare ulteriormente tale conoscenza, mi avviai a quella volta. Partii per ferrovia col treno delle 6,40 del mattino: fui a MACOMER alle 11,30, e di qua mossi alle due e mezzo p.m. con la corriera postale. La campagna che si percorre fin presso Sillia, primo paese che s’incontra, è quasi tutta rocciosa e però insuscettiva di esser posta a coltura; è quindi ricoperta di prato naturale destinato a pascolo: prato in quella stagione secco, ma che nella primavera esser deve il richiamo di miriadi di insetti. Fra Sillia e Suni la coltura, principalmente a vigneti, comincia.
La valle di Bosa poi può dirsi un giardino per la intensa e florida vegetazione di seminatorii e di alberi da frutto di ogni sorta. Il Temo che la percorre è il solo fiume navigabile della Sardegna, mantenendo le sue acque elevate anche nella più calda stagione. La città posta all’estremo della valle, divisa in due parti dal fiume, offre un aspetto pittoresco al forestiere che vi si appressa. A tanta bellezza di natura non corrispondono le condizioni sociali: con una popolazione di ottomila anime e con un attivo commercio non vi ha un albergo, fosse anche mediocre. Sicchè giuntovi alle ore sei, unitamente ad altri due viaggiatori, non si penò poco per trovar dove passar la notte e chi ci preparasse un vitto qualsiasi.
- ― Il mare è distante men che due chilometri dalla citta; onde, non potendo visitar la parte montuosa pel poco tempo che volevo trattenermi, mi diressi a quello. Costeggiando le sponde del Temo raccolgo altro individuo del Pogonus chalceus trovato solo a Cabras. Tra le piante palustri eravi qualche Teratocoris notatus ed abbondantissimo il Paramecus nervosus. Raggiunto il mare, osservo la sponda costituita da roccia tutta vajuolata formandosi qua e là piccole conche che rimanevano colme della stessa acqua marina. Su questa varii moscherini venivano a poggiarsi di specie svariate, di cui potetti raccogliere tre della famiglia de’ Dolicopidei ed una degli Agromizidei Efidriini. Sul rialto che domina la spiaggia svolazzava frequente il Systoechus stenopterus e saltellava il Pachytylus nigrofasciatus, acridio, che sebbene sia generalmente comune, pure non mi pare sia molto diffuso nella Sardegna: per lo meno io l’incontravo la prima volta.
Nelle ore tarde del giorno risalgo in barca il fiume fino ad oltre un chilometro per godere del bel panorama che mi ricordava taluni luoghi della Svizzera.
- Alle 5,20 del mattino lascio Bosa: alle 10 sono a MACOMER, e di qua ritorno nuovamente ad ORISTANO.
- ― Sebbene le adiacenze di questa città fossero state già esplorate abbastanza, pure volli trattenermi ancora un giorno onde visitare il golfo, ove non ero mai stato. L’ottimo amico Fortunato Tolu, che durante la mia precedente permanenza non era in ORISTANO, ora trovandovisi non mancó di tenermi compagnia.
Percorrendo il viale che mena al ponte, non trascurai di dirigere la mia attenzione sopra i tronchi di pioppi. Della Myennis fasciata vedevansi appena pochi individui, siccome erano quasi disfatti i funghi, intorno ai quali soltanto si aggiravano. Parea quindi che l’epoca della sua comparsa declinasse: ed in ciò trovava ancor la ragione del non averla incontrata in alcuna delle molte altre perlustrazioni, ch’erano state in maggio ed in settembre, quindi o troppo presto, o troppo tardi. Interessantissima fu una Noctua, che, freschissima, era poggiata sopra uno di que’ tronchi. L’è una Catephia, sulla cui determinazione specifica mi avanzano ancora de’ dubbii. Sopra i medesimi tronchi erano molte Psecadia bipunctella, tutte appiattate ed immobili, quali esser sogliono le farfalle notturne non appena schiuse.
Passando per sentiere ombroso osservo a qualche distanza un fenomeno che fissò la mia attenzione: un mucchio considerevole di animaletti di un nero splendente, moventisi e rotolantisi gli uni sugli altri in quel modo che ha luogo delle larve di mosche quando sono in grande numero agglomerate. Ed avrei pensato che si trattasse veramente di esse, se avessi conosciuto che vi esistono larve di mosche di quel colore. Avvicinatomi riconobbi essere individui dello Stenus oculatus così straordinariamente moltiplicato. Non mai erami occorso vedere un fatto simile, nè per quella né per altre specie di coleotteri. Non era certamente possibile numerarli, ma da un calcolo approssimativo co’metodi che in simili casi si adoperano, valutai che non erano meno di un diecimila individui accatastati gli uni sugli altri. Trovatici in un orto pensai di far sosta un poco onde temperare l’arsura coi peponi, di cui v’erano de’ molti buoni. E mentre a ció attendavamo, il conduttore dell’orto mi parla d’una malattia arrecata ai pomidoro da una specie d’insetto.
Ebbi premura di verificare e riconoscere quale fosse l’insetto malefico. Era la Pentatoma (Nezara) viridula, moltiplicatasi oltre modo, e che nudrivasi del sugo de’ frutti ancor verdi. I pomidoro attaccati cominciavano ad ingiallire, indi si rammollivano e finivano col disfarsi quasi per cangrena umida. Egli pertanto poneva tra le piante di pomidoro piccoli rami di Tamarici, assicurando che la presenza di questi (forse per l’odore) allontanava le Pentatome. Quanto fosse efficace realmente tale preservativo non saprei dirlo; ma ove lo fosse davvero, poichè non era la prima volta che l’infortunio si manifestava, non mi persuadevo come egli si decidesse ad adoperare il rimedio quando giá una buona dose di danno era stato prodotto, e non al primo apparire del nocivo insetto. Lorché fummo in vicinanza della spiaggia del porto, là dove è una antica torre detta Turri manna, il Tolu diceami che in quella contrada era abbondantissima una speciale mosca, molto diversa dalle comuni mosche cavalline o Tabani, la quale attaccava tutti i cavalli che per colá transitavano, producendo, alla maniera di quelle, forti salassi. Non tardai a riconoscere quale si fosse la specie, dappoichè in mancanza di cavalli, in un istante parecchi individui invasero il cane che ci facea compagnia. Era il Chrysops italicus. Due buone ore di cammino ci vollero per ritornare in città.
Di specie non ordinarie raccolte ricorderò il Notaris bimaculatus non segnato tra coleotteri della Sardegna. In un piccolo pantano di acqua melmosa, incontrato lungo la via poco innanzi di raggiungere la spiaggia, trovai la Corisa Geoffroyi, che in tante altre acque stagnanti esplorate non avevo mai vista.
SETTEMBRE
- ― Da ORISTANO passo per ferrovia ad IGLESIAS: partendo alle 2 p.m. e giungendo alle 6,30.
2. ― Ogni qualvolta sono stato in questa città non ho mancato di visitare la valle Canonica, che in realtà è la miglior località pel Naturalista che vi abbia in quelle adiacenze. Fu quindi quella che pria di ogni altro luogo attiró i miei passi. Però per la protratta siccita regnata tutto era arido. La sola pianta che trovavasi in fiore era la Euphorbia Cupani: ed intorno ai liori di questa si aggruppavano i pochi Imenotteri e Ditteri che la contrada offriva. E de’ primi trovai varii individui della mia Leucospis torquata, i quali han dimostrato la costanza dei caratteri specifici.
3. ― Nel settembre 1881 recandomi da IGLESIAS a PORTOSCUSO avevo avvertito le condizioni favorevoli del territorio di Gonnesa. Volli quindi conoscere più da vicino questa altra località. Per accedervi profitto della vettura corriera che va a S. Antioco. Sia peró effetto della secchezza, sia di estensione di coltivazione molti di quei siti che io ricordavo, e sui quali calcolavo per rinvenir qualcosa di buono, erano del tutto trasformati. Ciò non ostante la caccia non fu inutile. Di Coleotteri rinvenni un Hesperophanes cinereus, che nella Sardegna era stato trovato soltanto dal Baudi; d’Imenotteri non comuni menzionerò l’Astata picea.
Esaurite le esplorazioni, non essendovi alcun mezzo di trasporto, me ne ritorno a piedi ad IGLESIAS.
- ― Anche a Portoscuso, nell’epoca or menzionata, ero stato sol di passaggio, principalmente per la mancanza di alloggio. Ricordavo però molto bene le cordiali offerte di ospitalità fattemi in quella circortanza dal Dott. Stanislao Bruera. Queste rendevano possibile l’effettuazione del mio desiderio di fare delle ricerche anche in quella contrada, cui senza tale opportunità avrei dovuto rinunziare.
La vettura corriera postale in venticinque minuti mi conduce da IGLESIAS a MONTEPONI. Da qui parto alle ore 10,30 col treno ferroviario che fa il servizio del trasporto del minerale proveniente da quelle cave, e dopo un’ora sono a PORTO VESME.
Non trovandosi ivi nè carrozze né cavalli mi dirigo a piedi a PORTOSCUSO; e battendo un sentiero tracciato su finissima e bianca sabbia, che pareami quella de’ deserti dell’Egitto, in sedici minuti fui al paese. L’accoglienza avuta dal Dottor Bruera fu quella che caratterizza gli uomini di elevata coltura ed estimatori delle scienze e di coloro che le coltivano.
Nelle ore pomerediane in compagnia del mio amico, che oltre alla vasta coltura in cose mediche ha pure gusto e conoscenze in scienze naturali, percorsi una parte del littorale sulla direzione di PORTO VESME: littorale in parte roccioso, in parte sabbioso con mucchi di alghe. Mi occupai principalmente a cercare la Nebria complanata, che da altri vi è stata trovata, ma non potetti vederne una sola.
- ― Passando da PORTO VESME a PORTOSCUSO avevo osservato che quella pianura poco accidentata, sebbene nel fondo sabbiosa, era ricca di vegetazione. Eranvi Tamarici e Tassi, abbondantissima e lussureggiante la Euphorbia Cupani in piena fiorescenza; e nelle parti più basse, che durante l’inverno divengon maremmose, erano giunchi ed altre piante affini. Destinai quindi alla esplorazione di questa località la prima giornata. Il dottor Bruera volle accompagnarmi, occupandosi alla sua volta di caccia di animali più grossi. Il cielo era in parte coperto di nubi vaganti ed un vento forte e continuo turbava il libero volo degl’insetti. Le indagini tra giunchi mi fruttarono una Cicadaria da me non conosciuta, qual’è la Kelisia Brucki. Nelle praterie umide era piuttosto abbondante un Antomiino, che non ancora ho potuto determinare. Sopra i Tassi non mancava la Livia. Tra gl’Imenotteri che svolazzavano intorno ai fiori dell’Euforbia raccolgo una Leucospis, che pei suoi caratteri essenziali, fra quali la lunghezza dell’oviscapto (essendo una femmina) che raggiunge la base dello scutello, esser deve ritenuta affine alla intermedia, differendone per importanti note di macchiatura.
Nelle ore pomeridiane percorro l’altro lato del littorale sino a Porto Paglietta, in parte roccioso, in parte sabbioso. In quest’ultima trovo sotto i sassi alcuni individui del Phylax sardous, che vedevo per la prima volta.
- ― Fin dal primo mattino il cielo mostravasi coperto da nubi dense e minaccio se. Più tardi apparve una pioggia dirotta, che si continuò con brevi interruzioni sino a sera. Occupai quindi la giornata in lavoro e studio camerale.
7. ― Benché nubi non mancassero, pure non faceano temere di pioggia, sicché non impedirono la consueta peregrinazione. Rifatta la via di PORTO VESME si passò oltre, e costeggiando alcuni vasti stagni denominati in dialetto volgare Stangioni, raggiungiamo il fiume Paringianus. Le condizioni generali del suolo e della vegetazione non cangiano al di là di PORTO VESME. E però anche la fauna mostravasi presso a poco la stessa. Raccolgo alcuni Locustidei non comuni, come la Pterolepis pedata e lo Ctenodecticus costulatus. Fra i rami di Cisti vedeansi numerosi individui della Argyope lobata e tra giunchi la Cyclosa insulana. Sulle sponde sabbiose del fiume due sole specie di Bembidium dominavano.
Nelle ore pomeridiane fo un giro per le adiacenze del paese e vi raccolsi una buona e rara specie di Carabicino, l’Harpalus fulvus, proprio di Egitto, e che per l’Italia pare sia stato rinvenuto soltanto in Sicilia. Non lasciai sasso piccolo o grosso al suo posto per averne altri individui, ma fu vano. Nel tempo stesso rinvenni due piccoli Rhizotrogus rugifrons.
In tutti i terreni sabbiosi di PORTOSCUSO era oltremodo frequente il Geotrupes sardous, non rara la Tentyria grossa.
- ― Il tempo era ritornato allo stato normale cielo sereno, aria calma, temperatura calda. Mi proposi passare all’isola di S. Pietro, non per farvi ricerche, poiché ricordava assai bene quanto esse in stagione analoga del 1881 fossero state improduttive, ma perché volendo fare una visita di ricognizione in una parte della Sardegna da me del tutto ignorata detta (impropriamente) isola di S. Antioco; era quello il miglior modo di pervenirvi. Ed ho detto visita di ricognizione perché in realtà, sia per la stagione inoltrata, sia perché era giunto il tempo di ritornare a Napoli, non intendevo farvi alcuna ricerca, ma solo conoscere i luoghi ed acquistar relazioni pel caso in altra occasione volessi trattenermici, qualora avessi giudicato che ne valesse la pena.
Alle 11 a.m. mi avvio al PORTO VESME, accompagnato dall’amico Bruera. Alle 12 mi imbarco sopra un vaporino Tabarka che facea giornalmente quel transito, e dopo un’ora sono a CARLOFORTE, unico paese dell’Isola di S. Pietro. Dopo varie indagini mi riuscì ottenere una stanza onde passarvi la notte, non potendo ripartire che il dimani.
Nelle ore pomeridiane conobbi il Dottor Gaetano Costa Ramo, giovane colto ed amante delle scienze naturali. Egli mi condusse a vedere l’Ospedale destinato agli operai di una miniera esistente nell’isola ed affidato alle sue cure, e quivi fecemi osservare una piccola raccolta d’Insetti fatta da lui medesimo in quelle campagne, dalla quale potetti rilevare la frequenza del Charaxes Jasius. Eravi ancora di non comune la Lasiocampa quercifolia ed un individuo gigantesco della Imocellia crassicornis.
- ― Alle 8 a.m. riparto col vaporino Tabarka, che in mezz’ora mi conduce a CALASETTA, piccolo paese dell’isola di S. ANTIOCO, posto sopra una spiaggia arenosa, ma nondimeno abbastanza pulito. Non vi ha alcun albergo: però, onde far colazione sono accolto da un tal Rosario Biggio, il quale mi assicurò che avrebbe potuto offrirmi ancora una stanza qualora avessi voluto passarvi la notte.
Per andare da CALASETTA a S. ANTIOCO vi ha la via di terra, da farsi a cavallo, e quella di mare. Essendo il mare tranquillo ed il vento favorevole, mi decido per la seconda. Noleggiata una barca per mio conto parto alle undici, ed andando sempre a vela gonfia, dopo due ore approdo in S. ANTIOCO. Non ostante questa fosse città di qualche importanza, neppur vi ha alcun albergo. Dovetti quindi mendicare per trovare chi mi offrisse ricovero e vitto. Fui però fortunato nel trovare una stanza assai più decente di quel che mi attendevo, posta gentilmente a mia disposizione del sig. Francesco Senis.
Una passeggiata per la circostante campagna mi fece riconoscere che sebbene questa fosse in gran parte messa a coltura, pure in vicinanza della spiaggia vi ha luoghi che in stagione più propizia potrebbero essere esplorati con vantaggio.
- ― Alle 7,30 parto con corriera postale che mi riconduce ad IGLESIAS, ove giungo alle 2,30 p.m. Lasciando S. Antioco, là dove la così detta isola si congiunge all’isola principale, osservai la pianura posta fra le due spiagge del mare, una delle quali spettante al golfo di Palmas, tutta coperta di vegetazione spontanea. Lì dovrebbero farsi ricerche accurate.
Nelle ore del mattino fo una breve escursione sopra Monteponi, ma con risultato assai scarso. Alle 3,30 p.m. riparto per CAGLIARI, ove giungo alle 5,30.
Misi per tal modo termine al viaggio, durato più di quello che mi era proposto. Il giorno 13 m’imbarcai per Napoli.
Notizie ed osservazioni sulla geofauna Sarda.
MEMORIA QUARTA
Atti della Reale Accademia delle Scienze Fisiche e Matematiche. Napoli, 1885
Non volendo desistere dallo studio della Geo-Fauna Sarda erami proposto nella decorsa estate recarmi ancora per una quarta volta in Sardegna a fine di esplorarne qualche altra parte non visitata ne’ viaggi precedenti. Mentre però tutto teneva pronto per la partenza, fissata pe primi giorni di luglio, la manifestazione di casi di cholera, già esistente a Tolone e Marsiglia, in taluni paesi della costa mediterranea d’Italia, spinse ragionevolmente gli abitanti delle due maggiori nostre isole, Sicilia e Sardegna, a reclamare dal Governo disposizioni energiche valevoli a garentirli dalla importazione del morbo. Di qui la disposizione di una quarantena di dieci giorni, che per coloro che avessero voluto recarsi alla seconda delle enunciate isole passar si dovevano presso l’isola di S. Stefano. Siffatta misura proclamata tre giorni innanzi quello da me fissato per la partenza turbò evidentemente il mio progetto. E ciò non tanto pel noioso disagio cui avrei dovuto sottostare; chè, l’ansietà di appagare il desiderio delle nuove ricerche mi avrebbe forse fatto subire il sacrificio. Quello che principalmente mi fece senza alcuna esitanza deporre diffinitivamente il pensiere del viaggio fu il convinci-mento acquistato per propria esperienza che in tempi di guerre interne o vicine, come in quelli di ricorrenze epidemiche di cholera, sia un esporsi ad indubbio pericolo il viaggiare da naturalista esploratore, a causa della sinistra interpretazione che dal volgo ignorante può darsi allo scopo di quelle innocenti esplorazioni[1].
Costretto per tali ragioni a rimanere in Napoli, pensai che senza deviare dal la-voro che da quattro anni mi occupa, avrei potuto ancora utilmente proseguirlo impiegando quel tempo, che doveva consagrare a far nuove raccolte, nello studio di tutto il materiale de’ viaggi precedenti, che sia per la premura di pubblicare anno per anno i principali risultamenti ottenuti, sia per la mancanza di talune opere speciali era stato lasciato in dietro. In fatti, riscontrando le tre memorie già date alla luce si rileva quante cose vi siano rimaste o dubbie, o del tutto non definite. Ora un novello e più posato studio fatto di quel materiale mi ha messo nel caso di ben accertare parecchie delle specie dubbie e di determinare molte di quelle che giacevano non definite. Dal che è derivata una novella e non indifferente contribuzione alla Geo-Fauna Sarda, la quale forma il soggetto della presente memoria. Non debbo pertanto tacere che, oltre allo studio che direttamente ho potuto fare, anche questa volta mi sono stati di grande utilità gli schiarimenti avuti da varii distinti colleghi specialisti, quali sono il conte Baudi di Selve ed Edm. Reitter (Coleotteri); Dott. Gius. Kriechbaumer (Imen. Icneumonidei); Dott. Otto Schmiedeknecht (Imen. Apidei); prof. Rob. Latzel (Miriapodi); Eug. Simon (Araneidi); Dott. Ant. Berlese (Acaridei); Marchesa Paulucci (conchiglie). Mancando in questa memoria la relazione del viaggio, essa sarà divisa in due sole parti, la prima delle quali registrerà le specie da aggiungere a quelle già nominate nelle tre precedenti memorie, la seconda conterrà la descrizione delle specie che stimo nuove.
[1] Potendo riuscire vantaggioso a’ naturalisti esploratori, stimo non inutile il riferire brevemente i fatti pe’ quali ho detto aver acquistato per propria esperienza il convincimento che in tempi di guerre interne o vicine, come in quelli di epidemia colerica è pericoloso eseguire ricerche.
Nel 1859 percorsi buona parte delle Calabrie, e fra le altre volli visitare le Sile, che innanzi quell’anno nessun Naturalista aveva ancora perlustrate. Onde poter rimanere alcuni giorni nel vastissimo altipiano che trovasi al disopra de’ monti mi provvidi in Cosenza di lettere di diversi proprietarii che tengono li sopra le loro terre e case per poter avere ospitalità dai loro amministratori. Tra le altre ne ebbi una da’ signori Lupinacci. In fatti, rimasi tre giorni nella loro tenuta. Ritornato in Cosenza fui a ringraziare que’ signori per l’ospitalità procuratami. Ed allora ebbi ad apprendere che per somma fortuna avevo campata la vita. Que’ villani, non potendo persuadersi che uno si esponesse a recarsi sulle Sile allora infestate da una comitiva di briganti sol per raccogliere insetti, poichè in quell’epoca i francesi erano discesi in Italia per combattere con gl’italiani contro gli austriaci, concepiron l’idea ch’io fossi un emissario de’ francesi, che sotto l’aspetto di Naturalista avessi per vero scopo quello di rilevare le posizioni strategiche. Per lo che, non essendo in essi spenta l’avversione per i francesi, avevan deliberato fucilarmi. E lo avrebbero senz’altro eseguito se il fattore in capo non avesse pensato conveniente attingere prima dagli stessi padroni notizie precise sul mio conto. E non fu senza fatica che i signori Lupinacci potettero rassicurarlo sulla realità del mio scopo, ingiungendogli i massimi riguardi per me.
Nel 1866 vagava il cholera per le provincie napoletane. Ciò non ostante mi proposi fare un viaggio di esplorazioni nella parte littoranea della provincia di Terra d’Otranto. Capitato in Galatone, ove era allora un mio fratello, la combinazione volle che nel giorno stesso del mio arrivo si manifestasse un primo caso di cholera, Ció bastò perché nel piccolo paese si cominciassero a fare de’ comenti sulla coincidenza dell’arrivo di uno sconosciuto con la manifestazione di un primo caso di cholera. Benchè tali comenti non mi fossero rimasti occulti, essendone stato informato dalla domestica che raccoglieva le voci della piazza, non ne feci alcun caso. Per varii giorni, in compagnia di mio fratello, eseguii peregrinazioni in luoghi più o meno distanti dal paese. In quello precedente alla mia definitiva partenza, avendo poche ore disponibili per la caccia, le passai percorrendo un viale a qualche chilometro dal paese, lungo il quale come in altri cresce una specie di Cicoria commestibile, della quale si fa molto uso da quegli abitanti. Mentre era cosi intento alla mia caccia passa un villano a cavallo con fucile, il quale nel vedermi si ferma, e con viso accigliato mi chiede lo scopo di quelle mie operazioni. Avendo io compreso ben presto a che tendessero quelle interrogazioni, cercai in bei modi accontentarlo; ma non ne rimase soddisfatto. Chiamo contadini dei vicini poderi per sapere se mi conoscessero, e taluni di questi lo assicurarono del vero ed innocente scopo di quelle mie indagini. Neppure con ciò si mostró convinto; nondimeno riprese il suo cammino, lasciandomi in pace. Il di seguente ripartii per Napoli. Poche ore dopo il mio arrivo una lettera di mio fratello mi comunicava che era vivo per miracolo. Quel villano, dopo avermi lasciato, si appiattò dietro una siepe lungo la via che doveva battere per tornare al paese, ed al mio passaggio due volte cerco di tirarmi, ma tutte le due volte il fucile non prese fuoco!
Notizie ed osservazioni sulla geofauna Sarda.
MEMORIA QUINTA
Atti della Reale Accademia delle Scienze Fisiche e Matematiche. Napoli, 1886
Nel viaggio fatto in Sardegna nel 1882, che si protrasse dall’aprile al giugno, ebbi opportunità di avvertire che non vi ha pianta i cui fiori richiamino tanto gl’insetti, sopratutto Imenotteri e Ditteri, quanto la Thapsia garganica; e dalla relazione di detto viaggio rilevasi che fu appunto intorno le Tapsie in piena fioritura che potetti raccogliere nelle campagne di Simaxis, oltre a molte buone specie, due bellissimi Cryptus, che sono stati descritti co’ nomi di haematorius e leucozonatus. Un tal fatto mi lasciò vivo il desiderio di trovarmi ancora altra volta in quell’isola nella stagione della fioritura di detta ombrellifera. E non volendo di troppo protrarre il soddisfacimento di tal desiderio, non potendo sempre contare sulla facile resistenza ai disagi cui in tali viaggi si è sottoposti, ottenutone il permesso, ho realizzato il mio proponimento nel decorso maggio.
Da ciò si rileva che l’attuale viaggio ha avuto un obbiettivo tutto speciale. Per la qual cosa, sebbene non avessi trascurato del tutto altri generi di ricerche, pure la mia attenzione si è portata principalmente sopra quelle piante; ed i luoghi visitati sono stati in preferenza quelli ne’ quali conoscevo già, ovvero apprendevo essere più abbondanti quelle ferulacee. Né tutti ho potuti visitarli, dappoichè per ciò fare sarebbe stato necessario rimanere ancora un altro mese. In fatti, su’ monti della Limbara, ove pur le Tapsie crescono in buon numero, esse non cominciano a fiorire prima del mese di giugno. E pure sarebbe assai interessante esplorarle, perchè gli abitatori che esse richiamano potrebbero essere ben diversi da quelli de’ luoghi piani e più caldi. Aggiungasi a ciò, che in questo anno, messo in rapporto col 1882, ho trovato lo sviluppo animale e vegetale ritardato quasi di un mese.
Quanto ad insetti, per esempio, i piccoli Malacodermi, la cui vita ha una durata più limitata, in altri anni sul cadere del maggio erano quasi scomparsi, in questo invece fino a’ primi giorni di giugno che ho passati nell’isola erano tuttavia molto abbondanti. La qual cosa faceva ritenere che fossero ancora apparsi più tardi.
Ed in quanto al regno vegetale, senza uscire dal gruppo delle Ferulacee, dirò che nel 1882 trovai la Ferula nodiflora (volgarmente Feurra) giá fiorita negli ultimi giorni di aprile nella regione meridionale e media, e nella seconda metà di maggio era fruttificata: in quest’anno l’ho trovata quasi ovunque in piena fioritura sino agli ultimi giorni del maggio. Invece, la Thapsia garganica (volgarmente Feurredda o Feurricedda), la quale fiorisce circa un mese dopo la Ferula, mentre nella parte meridionale era non sempre in piena fioritura, in taluni luoghi della settentrionale, come nei contorni di Tissi, non erano ancora sbucciati gli ombrelli nella seconda metà del maggio.
Siffatta circostanza di aver trovato contemporaneamente in fiore le Ferule e le Tapsie, non che l’altra ferulacea Magydalis tomentosa, di cui s’incontrano qua e là degli individui, mi ha permesso di fare una osservazione che negli altri anni, per la ragione detta di sopra, non avevo potuto ben fermare. Sebbene le Ferule e le Tapsie siano piante sotto ogni rapporto affinissime, pure si vede una notevole differenza nel richiamo de’ loro fiori per gl’insetti. Le prime sono costantemente abitate dalle tre specie di Coleotteri che vi hanno pur vita allo stato di larva, e che vennero descritte dal Gené con lo stesso nome specifico, Anthaxia ferulae, Lixus ferulae, Clytra (ora Gynandrophthalma) ferulae; anche gli Apiarii che vanno a farvi provigione di polline, come Andrene ed Alicti, vi accorrono in abbondanza, sebbene siano ordinariamente specie comuni. Ma, quanto ad insetti che vanno esclusivamente a succhiarne il nettare, vi sono sempre in assai minor numero che sulle Tapsie. Nė debba credersi che ciò dipenda dal perchè là dove vegetano le prime non si trovino tante specie, quante dove son le seconde. Dappoiché, essendomi trovato in campi ne’ quali erano contemporaneamente Ferule e Tapsie, le une e le altre in piena fioritura, ho potuto constatar sempre la indicata differenza. In quanto poi all’altra ferulacea dagli ampii ombrelli bianchi, essa è anche di molto meno attraente delle altre due, per modo che quando trovasi in compagnia di queste, rimane quasi deserta. Solo quando è in luoghi in cui mancano e Ferule e Tapsie, può divenire il richiamo d’un certo numero d’insetti.
Il risultamento ottenuto dalle ricerche sulle Tapsie ha corrisposto alla mia aspettativa, sopratutto per quel che si attiene ad Imenotteri. Non solo ho aggiunto buon numero di specie a quelle che fino allora avevo rinvenute, ma molte fra esse sono nuove, e talune di una straordinaria importanza e che presentano un abito non usuale per la Fauna europea.
Superiormente ho indicato che, sebbene la caccia sulle Tapsie avesse costituito il principale obbiettivo del viaggio di cui discorro, non sono poi state trascurate del tutto le ricerche di altra natura. Ora dirò che anche da queste ho ottenuto specie interessanti d’insetti. Nella classe degli Aracnidi qualche specie pure ho aggiunto alle già possedute. Per le altre classi nulla ho avuto da aggiungere.
PARTE PRIMA
Notizie del viaggio
[11 maggio – 3 giugno]
Le regioni esplorate durante i ventiquattro giorni passati nell’isola, dall’11 maggio al 3 giugno, sono state in gran parte quelle stesse già più volte visitate, cioè il Campidano di CAGLIARI, quello di ORISTANO e le adiacenze di SASSARI. Pochi paesi ho visti non ancor conosciuti, come Sinnai e Maracalagonis con l’attiguo stagno, Uta, San Sperate nel CAGLIARItano; Solarussa e Donigalla presso ORISTANO; Paulilatino. Epperò non m’intratterró a riferirne i particolari.
Una regione sola è stata per me del tutto nuova, ed ha colmata una delle non poche lacune che tuttavia avverto e che mi propongo un po’ per volta colmare: l’é quella che fa parte del Circondario di IGLESIAS e che comprende Monte Vecchio, Guspini, GonnosFanadiga e Villacidro. Sicchè credo utile trarre dal mio giornale quel che si riferisce a siffatte località; tanto maggiormente, in quanto da esse ho ottenuto per importanza e rarità più di quel che mi ha dato tutto il rimanente del viaggio.
Innanzi di passare a siffatta relazione stimo necessario ripetere ancora una volta quel che già nelle diverse memorie fin qui pubblicate ho in varii rincontri detto assai chiaramente, che cioè il programma prefissomi l’è quello di esporre fedelmente il risultamento che dalle proprie indagini ottengo, senza da ciò trarre corollarii di sorta alcuna; e tanto meno dedurne apprezzamenti d’indole generale intorno alla importanza o meno delle contrade esplorate. La qual ripetizione mi vien suggerita dal vedere come non sia stato ciò da tutti ben compreso[1].
Era gia da molto tempo che avevo desiderio di visitare Monte vecchio, ove è uno de’ principali stabilimenti minerarii della Sardegna, sapendo per precedenti osservazioni che tutti i luoghi ne’ quali trovansi simili stabilimenti sono ancora di non dubbia importanza pel zoologo. Onde però potervi fare qualche esplorazione, era indispensabile assicurarsi la ospitalità non solo, ma ancora il permesso di accedervi col treno ferroviario, che è di assoluta proprietà della Società della Miniera. A tal fine scrissi anticipatamente al Direttore generale Sig. Alberto Castoldi. La risposta fu quale non me l’aspettavo diversa, conoscendo non pure la sua gentilezza, che la di lui coltura scientifica.
[26 maggio]. Trovandomi a MACOMER, di ritorno da SASSARI, il giorno 26 partii col treno che di là muove alle quattro e mezzo del mattino e mi arrestai alla stazione di San Gavino, presso la quale sta pure la stazione della ferrovia privata di Montevecchio. Si parte alle nove e cinque minuti: si ferma poco in una stazione intermedia detta di Nuraxi ed alle dieci e venti minuti si giunge alla stazione di Sciria, ove la ferrovia si arresta. Un piccolo legno mi conduce in alto, alla Janna Serapis, ove sono i diversi fabbricati destinati agli uffizii dell’Amministrazione, a residenza del Direttore, all’abitazione degl’impiegati, all’Ospedale, ecc.
Il signor Castoldi mi destinó un quartierino, e per colmo di cortesia volle che avessi preso parte alla mensa di famiglia, avendo così opportunità di apprezzare non solo i modi gentili della sua signora, ma ancora la di lei estesa coltura, non che il trasporto alle scienze naturali, che infonde altresi ad una carina sua bimba.
La stazione di Janna Serapis non ha la medesima importanza per le esplorazioni del Naturalista che quella di Correboi, sia perchè in sito meno elevato, sia perchè più meridionale, sia perchè i boschi che la circondano sono relativamente meno imponenti. Ciò non pertanto la riconobbi per una posizione assai interessante, che avrebbe meritato la dimora di alcuni giorni per esplorarne la sottoposta valle e le diverse alture che la dominano, sopratutto il Monte vecchio propriamente detto. Però, sia per non abusare della assai cortese ospitalità, sia perchè io stesso non avevo molto tempo a mia disposizione, non vi rimasi che il resto della giornata di arrivo ed il giorno seguente.
Nelle ore pomeridiane del 26 (dall’una alle sei) mi trattenni in una piccola zona poco distante dallo Stabilimento, rivestita di prato naturale, sul quale si elevano molte Ferule, che nella maggior parte erano tuttavia in fiore, e qua e là qualche Elce non molto annosa. Intorno agli ombrelli delle Ferule eranvi, come d’ordinario, parecchi Imenotteri e Ditteri, di specie piuttosto comuni. Vi fu però una specie d’Ichneumon che vedevo per la prima volta, e che, sebbene affine al semirufus, pure ne è ben distinta, sicchè viene qui descritta col nome di I. Castoldii. Ne’ prati raccolgo una specie di Cicadaria non trovata ne’ viaggi precedenti. Sopra le Elci era abbondante lo Ptinus Aubei, il piccolo Auletes politus.
[27. ―] Il giorno 27 esploro altra altura posta alle spalle dello Stabilimento, nella quale in basso crescono abbondanti le Ferule, ed in alto vi ha foltissima boscaglia costituita da Elci e giovani Corbezzoli, frammisti a’ soliti Cisti e Lentischi. Anche qui mi trattengo in preferenza intorno le Ferule, col medesimo risultato del giorno innanzi. Vi fu peró un oggetto della massima importanza, che va registrato tra i più interessanti ottenuti dall’attuale viaggio. L’è un singolare Trogus, avente tutto l’aspetto d’insetto estraeuropeo. Esso pel colore e scoltura del corpo simiglia al T. lapidator, differendone immensamente per diversa colorazione de’ piedi e delle ali. Sui Corbezzoli era frequente il Graphopsochus cruciatus. Ne’ prati raccolgo una specie di Bruchus, l’albolineatus, non notato da altri come abitante la Sardegna. Rivedo la Chlorops fuscipennis, che dopo l’Isola Piana, ove la discoprii nel 1882, non l’avevo più trovata. Però non vi era punto abbondante come nella nominata isoletta.
[28. ―] Nel passare da San Gavino a Montevecchio avevo osservato innanzi di giungere alla stazione intermedia di Nuraxi varii appezzamenti incolti con veri boschetti di Tapsie fiorite. Non volevo lasciarle inesplorate. Sicché la mattina del 28 tornai in ferrovia fino al punto ove è la Pompa dove attingono acqua le macchine, e quindi a piedi retrocedetti fino alla detta stazione di Nuraxi. Il frutto delle esplorazioni fu molto soddisfacente; dappoichè vi rinvenni un secondo individuo di un bellissimo Ophion del tutto nuovo trovato pochi giorni innanzi nelle pianure che stanno tra Porto Torres e Sorso, più, due individui dell’Exochilum circumflexum notevoli per vantaggiosa statura: ed oltre a queste, parecchie buone cose raccolsi, delle quali si troverà la notizia nel catalogo che segue. A parte dalle specie che si aggiravano intorno alle Tapsie, era frequente in quel campo la Colletes niveofasciata, la cui presenza in Italia non pare sia stata da alcuno notata.
Era prossimo il mezzo giorno quando fui di ritorno alla stazione di Nuraxi. Di qui proseguendo sempre a piedi mi reco al vicino paese GUSPINI, che raggiungo dopo venti minuti. Tenevo lettere commendatizie pel Sindaco dottor Raimondo Lampis e pel signor Giuseppe Maria Piras. Però, sapendo che un tale teneva una stanza disponibile ad uso di alloggio, mi diressi da lui a fin di evitare di dar disturbo ad alcuno. Ma non potetti ottenere l’intento, quell’unica stanza trovavasi occupata. Fu forza quindi dirigermi al Sindaco, il quale non indugiò a provvedere, conducendomi presso il sopralodato Sig. Piras, dal quale mi sono avuta ospitalità cordialissima. Guspini trovasi pure in posizione importante pel zoologo. Nelle basse montagne che lo dominano vi ha boschi di Querce da sughero, vi ha piccole valli con sorgenti di limpida e fredda acqua, vi ha appezzamenti palustri.
[29. ―] Una piccola porzione potetti percorrerne nel giorno 29; e senza numerare le cose più o meno buone dirò, che m’interessó moltissimo un piccolo Longicorne fino allora a me sconosciuto e che pochi han trovato nella Sardegna, il Callimus abdominalis. Nominerò pure un minuto Icneumonideo del g. Orthocentrus, che è nuovo, sicché l’ho intitolato Ort. Pirasii.
[30. ―] Il giorno trenta passo di buon mattino in vettura da GUSPINI a VILLACIDRO. Il territorio che si percorre, quasi del tutto piano, tranne la parte coltivata nelle prossimità dei paesi, sopratutto tra GonnosFanadiga e Villacidro, è coperto di Cisti e Lentischi per estensioni vastissime, con piccoli tratti di boschi di sugheri nella parte che si avvicina alle montagne. Da poco tempo in qua alcune pezze sono dissodate e messe a vigna, che vi sta molto bene.
VILLACIDRO è posta in collina, in posizione ridente, con aria purissima; quindi è prescelta da molte famiglie di Cagliari per passarvi la stagione più calda. E però vi ha belli caseggiati, sì da offrire un aspetto assai superiore a quello di molti altri paesi a lui eguali od anche un po’ superiori. Questa circostanza però fa sì che quel poco che vi ha disponibile per alloggio viene occupato da villeggianti. Sicchè volendo ad ogni costo rimanervi per qualche esplorazione, dovetti accontentarmi di una stanzetta subsotterranea.
Non debbo tacere però che tanto il dottor Sardo, Vicario del paese, quanto il prof. Todde dell’Università di Cagliari, allora ivi dimorante, conosciuta la mia presenza in Villacidro mi offrirono ospitalità, che dovetti ricusare per non offendere la suscettività di chi già mi albergava. Aggiungerò che le cortesie ricevute dal lodato prof. Todde, la cui casa la sera era il convegno di quante famiglie erano ivi a villeggiare, contribuirono a rendere men sofferente la breve dimora fatta in quel paese.
Non appena istallatomi, con un saltafossi mi reco ad osservare una sorgente di acqua minerale conosciuta col nome di acqua cotta, che trovasi tra Villacidro e Villasor. Vi giungo dopo un’ora e mezzo di cammino di buon cavallo. Sorge quell’acqua in terreno piano e si fa scorrere in canale scavato nella terra e coperto da pagliaja, senza alcun comodo o vasca, fosse anche rustica, per potervisi bagnare. Le si attribuisce la temperatura di 40° R., ma dalla sensazione ricevutane mi sembrò che molto più elevata di questo esser deve la temperatura. Scopo di questa visita non era semplicemente quello di osservare da vicino la detta sorgente di acqua termale, ma di vedere se in essa vivesse qualche specie di Termhydrobia; ma né presso la sorgente, né lungo il canale che la raccoglie ve ne trovai. Pertanto da’ fiori di ombrellifere che vegetano in gran numero lì intorno potetti raccogliere alcune buone specie di Braconidei.
[31. ―] Avendo lungo quel cammino osservato varii campi con Tapsie tuttavia in fiore, il giorno seguente volli rifare la stessa via a piedi; ma in vero nulla d’importante aggiunsi a quel che già possedevo. Ebbi a notare soltanto ne’ margini dello stradone che il Chalcochiton holosericeus vi era di una straordinaria abbondanza. Al ritorno percorsi un breve tratto delle sponde del Rio Leni, e con molta soddisfazione trovai per la prima volta una specie della famiglia de’ Perlidei, rappresentata dalla più minuta del genere Isopteryx, qual è la Is. apicalis.
Alle 6 p.m. col prof. Todde ed altri suoi amici si va ad un di lui podere, ed in un prato ebbi ad osservare la grande abbondanza di due farfalline del genere Rhinosia, la flavella e la formosella.
1 GIUGNO. ― La mattina del 1 giugno la vettura corriera mi porta a San Gavino, ove mi rimetto sulla ferrovia che mi restituisce a CAGLIARI.
[CHIUDE COSÌ, senza indicare il giorno della ripartenza e l’arrivo a Napoli].
[1] Nella Relazione delle ricerche fatte in settembre del 1881, parlando dell’Isola di S. Pietro, ove mi trattenni soltanto due ore e mezzo, ho detto che in quel brevissimo tempo non trovai cosa alcuna che avesse meritato di essere menzionata. Ebbene, siffatta affermazione è stata da qualcuno definita proposizione inesatta, anzi erronea!! Lo che vorrebbe dire che io vi trovai cose importanti e ne ho taciuto.
Notizie ed osservazioni sulla geofauna Sarda.
MEMORIA SESTA
Risultamento delle ricerche fatte in Sardegna nella state del 1885
Atti della Reale Accademia delle Scienze Fisiche e Matematiche. Napoli, 1886
Già nelle precedenti memorie ho dato ragguaglio di quattro viaggi fatti nella Sardegna, de’ quali i più brevi della durata d’un mese o presso a poco, il più lungo di ben tre mesi. Da ciò si potrebbe inferire che avessi potuto quasi tutta esplorare quell’Isola. E certamente che con essi ne ho conosciuta una grande parte. Ma la Sardegna è estesa abbastanza per poter dire di tutta conoscerla. Non meno di dieci anni, girandovi un paja dı mesi l’anno, sarebbero necessarii.
Una delle regioni di cui mi rimaneva molto di sconosciuto era sopratutto il versante orientale, del quale solo qualche punto avevo visitato nel primo viaggio, cioè nel settembre 1881. A questo versante quindi ho cercato nel viaggio attuale consacrare la parte maggiore de’ due altri mesi destinativi. E per andar più direttamente allo scopo, per la prima volta ho prescelta la via di Roma Civitavecchia Porto Figari: via che, sebbene sia più tortuosa e meno comoda per chi deve da Napoli recarsi in Sardegna, pure nel modo come è coordinata la linea ferroviaria e quella di mare si compie in sole ventun’ore, vuol dire in tempo minore di quello che i piroscafi impiegano andando direttamente da Napoli a Cagliari. È evidente però che l’una e l’altra delle due linee può essere a sua volta più conveniente a norma della parte dell’isola cui si è diretto.
Prendendo adunque le mosse da Porto Figari, son passato a Terranova. Di là a Siniscola, estendendomi ne’ due vicini paesi minori Posada e Torpè; indi ad Orosei spaziandomi su tutta la così detta Baronia, visitando Onifai, Irgòli e Galtellì; e finalmente a Dorgali, del cui territorio, a causa di sopravvenuta indisposizione, nulla potetti osservare.
Ad eccezione di Terranova, che giá conosceva e che si appartiene alla Gallura, i rimanenti paesi, ossia quelli appunto che per me erano nuovi, fan tutti parte del distretto di Nuoro che, come è risaputo ed io stesso ho notato in altre precedenti memorie, è quello in cui trovasi la gente più triste dell’Isola, Sicché, quando misi piede nel primo paese venendo da Terranova ossia a Siniscola, cominciai a stare con certa circospezione.
Nulladimeno debbo dichiarare che in tutti sono stato circondato da amici, i quali non mi han quasi fatto avvertire che mi trovavo in paesi difficili. Anzi, ne’ paesi più meschini e più conosciuti per la cattiva indole degli abitanti ho trovata ospitalità presso persone cordialissime. Così a Posada sono stato ospitato dal Cav. Francesco Giovanni de Giorgio, in allora Sindaco; in Torpè dall’agiato ed affettuosissimo Pastore Giovanni Pilosa; in Galtellì dal Rev. Sisinnio Palo Campus, Vicario Parrocchiale, e che unisce alla non ordinaria coltura letteraria, una squisita gentilezza. Oltre a ciò, molte cortesie ed agevolazioni mi hanno usato i signori Antonio Putzu Bardanzellu [corrige Bardanzeddu] in Terranova; Antonio Fenu, Pietro Coronas, Emmanuele Pibiri, Brigadiere de’ R. Carabinieri, ed il nostro compatriota sig. Michele Martinelli ViceIspettore di P.S., in Siniscola; il Cav. Giovanni Guiso in Orosei; il Dott. Gavino Putzu ed il Sindaco Raimondo Serra, in Dorgali, e la famiglia del sig. Francesco Napoleone Nunziante, Tenente delle Guardie di Finanza, in Gonone.
PARTE PRIMA
Relazione del viaggio
MEMORIA SESTA – ESTATE 1885
[2 luglio – 21 agosto 1885]
LUGLIO
- ― Parto da Napoli col treno delle 7,42 a.m.; sono a Roma alle 2,00 p.m. Alle 2,35 riparto per Civitavecchia, ove giungo alle 4,25. Una vettura da nolo mi conduce dapprima all’Amministrazione dei Piroscafi postali italiani, onde prevvedermi del biglietto, e quindi al porto, di dove una barca mi porta al battello (era il Moncalieri) che fa il servizio giornaliero da Civitavecchia a Porto Figari od Olbianova.
Alle 5,25 (cioè con venticinque minuti di ritardo causato dalla posta) il piroscafo salpa. Il mare era placido, l’aria rinfrescata da un vento di maestrale. Si progrediva con sufficiente celerità senza che si avvertisse alcun movimento; sicché un solo de’ passeggieri mancò al pranzo che fu servito sopra coperta e che, cominciato alle ore 6 p. m., si protrasse fino alle sette; ed al the che si servì alle dieci.
- ― Alle 4 del mattino eravamo già nel denominato Golfo degli Aranci, quantunque non una sola di tali piante attualmente vi esista; forse ve ne furono in altri tempi. Alle 4½, si scende a PORTO FIGARI.
Avevo visitato questo punto nel giugno 1882, quando cioè la ferrovia che doveva congiungerlo a Terranova era appena nel suo cominciamento.
In allora, solo qualche meschina casetta colonica vedevasi in quella campagna. Attualmente vi ha un vasto edifizio per la stazione, nel quale, oltre all’abitazione degl’impiegati, la Società delle Ferrovie sarde, con provvido divisamento, ha destinate alcune stanze sufficientemente decenti ad uso di Albergo[1]. Pensai quindi profittare di tale opportunità per trattenermi qualche giorno, onde fare una perlustrazione in quelle campagne. Sicchè mi collocai in una di quelle stanze.
Alle ore sette esco per la caccia, diretto al Capo Figari. Pria però di prendere l’altura, mi trattengo a cercare in vicinanza della stazione stessa, in un sito ove erano piante svariate già secche, frugando il terreno sabbioso da queste ricoperto, e qui ebbi la ventura di iniziare la mia campagna con una interessante specie d’Emittero Cidnideo, da me non ancora conosciuta in natura, la quale mi dava luminosa prova del fatto, che assai spesso il zoologo, sopratutto l’entomologo si defatiga e suda in località peregrine, mentre tiene i giojelli vicini a’ suoi piedi. È il Crocistethus Valtlii generalmente raro, e del quale il Garbiglietti nel Catalogo degli Emitteri Eterotteri Italiani riporta la varietà basalis Fieb. come della Sicilia. Nel continente italiano pare non siasi ancora rinvenuto; siccome il Puton, contrariamente all’ affermazione di Mulsant, dice non essere stato trovato in Francia.
Erano poi non rari l’Engistus boops, che innanzi aveva sempre trovato in luoghi maremmosi; il Pachymerus Douglasii, che solo nel 1883 avevo rinvenuto sulle montagne di Desulo; la Macropterna convexa; il Lamprodema maurum, molto abbondante, sopratutto la forma macroptera.
Il promontorio che va denominato Capo Figari è completamente rivestito di Cisti e Lentischi, i primi de’ quali eran già quasi secchi. Nella zona meno elevata vi stan confusi Mirti, che trovavansi in fiore. Di qua e di là vi ha qualche olivo selvatico, poche piante di Ginepro. Vedevansi in oltre tuttavia in sito alcune Ferule già secche e fruttificate.
Siffatta vegetazione monotona non solo, ma in parte seccata, dar doveva naturalmente asilo poco attraente agl’insetti. Ed infatti molto poco vi rinvenni. Nondimeno in tanta scarsezza vi raccolsi la Mutilla carinata, descritta da’ signori Sichel e Radoszkovsky sopra individui della Corsica. Di Coleotteri poco comuni eranvi la Scraptia ophthalmica, che trovavasi piuttosto abbondante, mentre precedentemente ne avevo rinvenuto appena un individuo nelle montagne di Desulo; il Pachybrachys anoguttatus, che precedentemente aveva sempre trovato in regioni montuose. Degli Ortotteri erano abbondanti l’Aphlebia sardoa e la Ephippigera rugosicollis, di cui la femmina offriva due varietà molto diverse nel colorito, l’una d’un verde come il maschio, l’altra color foglia secca, con tre serie longitudinali di macchie rotonde più pallide sull’addome. Nelle parti elevate era frequente la Cicada orni, quantunque non vi fosse alcun frassino; e nelle più basse eravi anche più abbondante la Cicada cisticola. Di Ditteri rinvenni una specie non ancor conosciuta d’Italia, la Tephritis ramulosa, descritta da Löw sopra individui del Portogallo e posteriormente trovata in Dalmazia: sicchè il Rondani non ne fa menzione nelle Ortalidinae Italicae.
Anche di Aracnidi vi fu qualche specie che non possedevo di Sardegna
- ― Esploro altra parte del Capo Figari; e sebbene neppur molto abbondante fosse stato il prodotto, pure varie buone specie raccolgo non trovate il giorno precedente. Principalmente, di Coleotteri, rinvengo un Tropideres curtirostris, specie non segnata ancora della Sardegna, nè del resto d’Italia, conoscendosi soltanto della Francia e della Corsica; il Metholcus cylindricus, che vi era abbondante. Di Ortotteri raccolgo un Bacillus granulatus, che solo nel 1883 avevo trovato sul Monte Chiesa di Aritzo. Di Emitteri rivedo con piacere il mio Myrmecomimus paederoides. Di Imenotteri una buona specie di Epyris?
Lasciato il Capo Figari, raggiungo la spiaggia del golfo degli aranci. Qui, intorno a’ piccoli fiorellini violacei d’una specie di Statice, unica pianta in fiore che vi esisteva, si aggiravano molti Imenotteri Apiarii, tra quali dominavano in numero le Nomada fucata e furva. Presso la sabbia erano abbondanti l’Enodia albisecta e l’Ammophila rubriventris.
- ― Alle 5 a.m. sono già levato per la idea di profittare del treno che parte alle 5½, per Terranova ed ha una fermata alla Marinella, luogo che desideravo esplorare. Però il cielo era interamente coperto ed una leggiera pioggia cominciava a cadere. Stimai quindi miglior consiglio attendere per vedere cosa facesse il tempo.
Alle 7, essendo cessata la pioggia e le nubi cominciando a dissiparsi, mi avvio al sito stesso a piedi, costeggiando sempre il binario della ferrovia che di tratto in tratto è tagliata nel granito, misto qua e là con lo schisto. Lungo il cammino, fermandomi a frugare tra i soliti lentischi, cisti ecc. rinvengo un grazioso Eupelmus dalle ali brevissime linguiformi, nere con fascia bianca, specie che posteriormente ho raccolto pure a Terranova e più frequente ancora presso Siniscola, ovunque sopra la medesima pianta, e che non ancora ho potuto determinare. Anche di Lepidotteri raccolgo una specie non ancora trovata.
Nella marinella vi ha ampia spiaggia sabbiosa, nella quale vegetano in abbondanza ed erano in fiore molte Euforbie e poche altre piante. Chi fosse stato nuovo per la Fauna Sarda avrebbe potuto far ricca provvigione di buone specie d’Imenotteri che si agiravano intorno i fiori delle due cennate piante. Per me vi fu di buono qualche minuta specie di Pteromalini. Erano poi frequenti sulle dette Euforbie le larve della corrispondente Sfinge, Deilephila euphorbiae. Entro la sabbia alla radice delle piante eravi anche poco ed ordinario.
- ― Alle 5½ a.m. lascio il Golfo degli Aranci, ove la residenza è tanto acconcia pel Naturalista, ed in ferrovia mi reco a TERRANOVA, ove giungo alle 6. Questa città era da me già conosciuta, essendovi stato nel giugno del 1883. Però la mia dimora in allora non fu che di due soli giorni: uno de’ quali fu impiegato a curiosare il Golfo degli Aranci, cui in quello anno non ancora si accedeva in ferrovia.
Alle otto esco col proponimento di esplorare più posatamente che non avessi fatto l’altra volta le sponde del fiume Padrongianus. Però la guida, anzichè a quello, mi mena ad un rivolo che è assai più presso alla città. E non me ne venne mica male dallo scambio. Dappoichè in una delle vie percorse rinvenni una piccola Mutilla che giungevami del tutto nuova, non avendola mai trovata nè nella Sardegna, nè nelle provincie napoletane, E dessa costituì l’oggetto più interessante della giornata, Era la Mut. Perrisii, descritta da’ sig. Sichel e Radoszkovsky sopra un solo individuo di Corsica.
Le sponde del rivolo erano ricche di vegetazione svariata, sopratutto di ombrellifere; ma di importante vi raccolsi solo buoni individui della mia Megachile carinulata. Presso le radici delle piante raccolgo una Bryazis, che giace indeterminata. Era abbondante l’Ophonus puncticollis: e tra i molti individui raccolti, uno offre una singolare anomalia di colorito, della quale sarà detto nella parte terza.
- ― A circa venticinque chilometri da Terranova vi ha il denominato Stagno San Teodoro. E poichè in tutte le contrade percorse, là dove sono stagni ho avuto premura di visitarli, volli vedere ancor questo; tanto maggiormente, in quanto è il primo che s’incontra sul littorale orientale.
Per accedervi si batte la via nazionale che mena a Siniscola e che prosegue poi fino a Cagliari e solo quando si è in prossimità dello stagno, si lascia la via carrozzabile per mettersi in un sentiere che traversa la boscaglia, e che solo i veicoli detti saltafossi (di cui appunto mi avvalsi) possono percorrere.
Il tenimento di TERRANOVA, all’infuori di pochi vigneti e di qualche piccolo orto, è tutto terreno incolto e ricoperto della consueta boscaglia costituita di Cisti, Lentischi e giovani Corbezzoli. Sicchè a pochi passi dalla città non vi ha che questa boscaglia, sia nella parte piana, sia nella montuosa: e da sotto quelle macchie vedevansi frequentemente levare a volo individui parecchi delle rinomate Pernici sarde (Perdrix petrosa). Appena un poco prima di raggiungere lo stagno trovasi qualche ettaro di superficie coltivato a cereali. Quindi luoghi deserti. Non meno di tre ore e mezzo s’impiegano per giungere al posto.
Di tutti gli stagni della Sardegna che finora conosco (e son la massima parte), questo di San Teodoro più di ogni altro l’è un puro e semplice vastissimo seno di mare, dal quale lo separa semplicemente una linea di canne destinate a regolare l’entrata del pesce. Quindi sulle sponde non vedesi punto vegetazione palustre. In taluni tratti vi ha un’angustissima zona con Salsole, oltre la quale comincia immediatamente la boscaglia.
Le mie esplorazioni cominciarono tra le radici delle Salsole; e vi trovai taluni Coleotteri non rinvenuti innanzi, come il Pogonus flavipennis, che non era molto comune e l’Heterocerus hamifer, che invece vi era abbondante. Comunissimo era il Pogonus chalceus, che in altri luoghi avevo visto assai scarso. M’interessò poi moltissimo una minutissima specie di Imenotteri atteri del genere Diapria e proprio di quel gruppo di cui Jurin costituì il g. Psilus. Sopra le salsole vive anche abbondante la Cicadula salsolae che prende dalle stesse un bel color roseo.
I suffrutici mi offrirono di buono varii Micro-Imenotteri. Vagante sulla sabbia rinvengo una varietà del Lygacosoma reticulatum.
L’oggetto infine che può considerarsi come il più interessante della giornata fu una Exoprosopa che, a vederla, mi risvegliò alla mente qualche cosa di non europeo. Ed infatti essa è la Ex. rutila, Wiedm, descritta dapprima sopra un individuo acefalo proveniente dal deserto arabico e poscia trovata nell’Asia minore e nella Siria.
- ― Superiormente ho accennato il mio primo pensiero nel giungere in Terranova essere stato quello di esplorare le sponde del fiume Padrongianus, e non averlo effettuato per imperizia della guida. Non volli però rinunziare a quel proponimento. Conosciuto quindi il posto, per averlo traversato il giorno innanzi, mi ci recai a piedi, distando poco più d’un’ora dalla città. Lo raggiunsi in vicinanza del ponte crollato e quindi percorrendo la via nazionale.
Le sponde sono molto alberate da Salici e da Alni. Vi cresce in oltre abbondante la Typha palustris. Parecchie furono le cose buone raccolte; ma due sopratutto mi giunsero interamente nuove. L’una fu una specie per quanto piccola, altrettanto graziosa di Coleotteri del gruppo degli Elmis, la quale pare viva sopra la Tifa e che è il Limnius Dargelasii Latr. (tuberculatus, Mull.), che in Sardegna dicesi trovato soltanto dal Ghiliani; l’altro fu quel grazioso e singolare Friganeideo, Chimarrha marginata, che nelle provincie napoletane non avevo mai incontrato. Ancora fu interessante una specie di Ichneumon affine all’erythraeus Grav, ed al discrepator Wesm. senza potersi ad alcuno di essi riferire, e due specie di Salda, ambedue nuove per la Sardegna, cioè la S. cincta, generalmente piuttosto rara, e la S. opacula, i cui individui convengono più esattamente con la varietà nitidula indicata da Puton sopra individui della Corsica. In fine noterò di aver riveduta la Sisyra iridipennis, che precedentemente avevo raccolta presso Milis.
Poco fuori la città, verso la spiaggia, vi ha suoli ricoperti qua e là di acqua marina che rimane impantanata, e presso i quali cresce abbondante la salsola. In questa è frequente un Capsino l’Hadrophyes sulphurella, che tingesi in roseo, siccome in quelle dello Stagno San Teodoro vi era una Cicadula salsolae. E non è il solo caso in cui sopra una medesima pianta vanno congiunti un Capsideo ed una Cicadaria che assumono identica tinta. Altro bello esempio ce lo porgono i Tamarici con la Tuponia hippophaes e l’Athisanus stactogalus. Notai ancora lungo la via un’abbondanza del Chrysops marmoratus: tutti individui maschi.
[1] È inesatto il sig. Pais là dove, in un discorso fatto lo scorso anno nella Camera de’ Deputati sulle condizioni della Sardegna, dice esservi in Porto Figari un solo abituro denominato alberga. Sarebbe a desiderare che vi fosse in Terranova un albergo con stanze decenti o con servizio di ristoratore come quello di Porto Figari, Evidentemente il sig. Pais l’ha veduto da lontano, senza visitarlo.
- ― TEMPIO non era nel programma dell’attuale viaggio, avendone discretamente esplorate varie parti del suo territorio nel giugno 1882. Però due cose m’interessavano; l’una, di poter trovare esemplari completi del Friganeideo, Thremma sardoum, da me descritto sopra uno malconcio e mutilato ricevuto dal sig. Antonio Giuseppe Cabella; l’altra, di raccogliere altri individui dell’Amnicola physaeformis del Rio Coghinas, possedendone due solamente. A tale scopo pensai fare una piccola diversione, la quale riusciva molto agevole da Terranova. Mi vi recò quindi in vettura.
10. ― Perlustro un bosco di Querce-sughero in un sito detto Monte di Corte, in fondo al quale scorre un rivolo di acqua, sulle cui sponde vi ha parecchi Alni. Ne percorro un lungo tratto, come quello che mi offriva la possibilità di trovarvi il Thremma, ma fu opera vana. V’erano altri friganeidei, come il Limnophilus vittatus, ma non quello. Oltre a ciò la caccia fu in generale scarsa, sebbene non priva di qualche specie interessante di Imenotteri, come la Glypta flavolineata ed un Cryptus affine al viduatorius. Sopra l’Elci trovai alcuni individui del Cyrtopsochus irroratus, ed assai abbondante l’Oribates humeralis. Noterò ancora aver riveduta la Chaetostoma princeps; un individuo solo. Presso il rivolo raccolgo alcune buone specie di Microlepidotteri, fra quali l’Argyrestia albistria; e di Cicadarie la Eupteryæ corsica.
11. ― Mi rimaneva l’altro desiderio, quello di ritrovare l’Amnicola. A tale scopo in questo secondo giorno di dimora in Tempio mi reco al Rio Coghinas e proprio in quella parte che è in vicinanza della Cappella di S. Rocco, la stessa cioè che esplorai nel giugno 1882. E per aver maggior tempo per le mie ricerche, anziché di cavallo, mi avvalsi di una vettura, sicchè partito da Tempio alle 5½, alle 7 fui sul posto indicato.
Pescai quante piante aquatiche vegetavano nelle sponde del fiume per una estensione assai maggiore di quella in cui ricordavo molto bene aver trovato quella nominata specie; vi rinvenni, oltre le comuni, buoni individui della Physa truncata, ma nè dell’Amnicola physaeformis, nè della Physa saeprussana, che erano le specie più interessanti, potetti trovare un individuo solo. Questa simultanea mancanza delle due indicate specie, le quali avean comune il vivere là dove le piante fluviali eran maggiormente alterate o vicine alla putrefazione, mi fece comprendere che col ritirarsi delle acque per la stagione più inoltrata avean dovuto rimanere a secco e quindi distrutte.
Mancato lo scopo principale, mi detti a ricerche entomologiche. A poca distanza dalle sponde, là dove non vi sono Cisti e Lentischi, vegeta in abbondanza una specie di Equisetum, e sopra questo trovavasi in grande abbondanza una graziosa specie di Cryptocephalus che non avevo ancora veduta, e che sembrami non descritta, onde l’ho nominata Cr. equiseti. Altra specie dello stesso genere, anche assai piccola e nuova, era sopra i Salici che crescono in numero sulle sponde. Ancora sui Salici era abbondante il Pediopsis virescens. E sopra di questi ancora rinvenni due Tentredinidei del genere Nematus, i quali, per la grande rarità degl’Imenotteri di tale famiglia nella Sardegna avevano uno speciale interesse, facendo elevare ancora il numero totale delle specie finora rinvenutevi. Aggiungi a questo, che uno di essi, maschio, è molto affine al Nematus cebrionicornis da me descritto tra quelli della Fauna Napoletana, e che io stesso dopo l’unico individuo che mi servi alla descrizione non ho più veduto. L’altro è femmina, e probabilmente della specie stessa. Ed in conferma sempre della poca frequenza di siffatti Imenotteri, di cadauno non potetti trovare che un individuo solo.
Poco distante dal sito in cui mi trovavo vi ha il paese PERFUGAS, che non conoscevo, e nel cui tenimento trovansi acque termali assai rinomate nella Sardegna, che avevo premura di visitare. Per lo che mi ero determinato andare a pernottare nel nominato paese.
Esaurite quindi le indagini, mi rimisi in vettura e vi fui in un’ora. Perfugas è uno dei paesi più infelici della Sardegna, sicchè sarebbe stato impossibile trovare un alloggio qualunque. Ma una lettera dell’ingegnere Francesco Maria Cabella di Tempio mi fece aver adito presso il sig. Salvatore Tortu-Mùrino, dal quale fui accolto assai cordialmente, del pari che da suo figlio Giacomo, giovane colto, educato negli studii tecnici prima in Sassari e poi in Napoli.
- ― Esco alle 5½, a cavallo, con pedone ben esperto de’ luoghi, essendo la via da percorrere per raggiungere le Terme del Castel Doria lunga e intrigata. Si traversa una vasta pianura leggermente accidentata, in massima parte coltivata a cereali, e quindi si scavalcano varii monti, l’ultimo dei quali va denominato Serra Barula. Da questo si domina una vastissima pianura, che si termina nel mare, e nella quale serpeggia l’ultimo tratto del Coghinas il quale, avendo un letto assai poco profondo e mancando di ogni sorta di argine, spessissimo straripa ed invade tutta intera quella pianura, che si converte in ampia palude.
Discendendo da quel monte si tiene a destra un’altura su cui siede l’antico Castello Doria, dal quale han preso nome le acque termali. Circuendo i piedi di questa altura, dopo poco men che quattr’ore di non interrotto cammino, da Perfugas, si giunge alla meta.
Il fiume in tal sito a destra (considerata la corsa del fiume) bagna la nuda roccia che vi discende a picco, ed a sinistra ha angusta spiaggia arenosa. Dal fondo del fiume sprigionasi l’acqua termale, il cui calore è di tale potenza, che per l’intera ampiezza del fiume e per una lunghezza d’una quarantina di metri l’acqua è scottante tanto, da non potervi tenere la mano neppure un secondo. La temperatura nel punto in cui son le sorgenti è stata calcolata a 73 R. Certamente è l’acqua termo-minerale più calda della Sardegna.
Molti infermi di malattie per le quali quelle acque sono indicate, vi si recano a fare i bagni. Però, non essendovi ricovero di sorta alcuna, coloro che ottengono dal Municipio la concessione delle acque, e quindi assumono la direzione dei bagni, lungo quel tratto del fiume in cui l’acqua è scottante costruiscono bagnarole temporanee, Per cadaun infermo scavano nella sabbia un fosso capiente della persona a qualche metro distante dal margine del fiume, ed in quello mediante un canale, che poi si ricolma, fanno passare l’acqua, di cui temperano il calore con acqua fresca. Una tenda costituita da lenzuoli sostenuti da rami secchi di alberi copre ogni cosa. Altra tenda simile è destinata a far riposare l’infermo che esce dal bagno.
Di caccia non v’era tempo da occuparmene, nè il luogo si sarebbe prestato. L’unico ricordo che ne riportai fu il Tachytrechus ripicola, che vive in gran numero sulla sponda sabbiosa del fiume, là dove l’acqua comincia a divenir tiepida.
A mezzo giorno mi rimetto in cammino prendendo altra via, che mi menò alla cantoniera di Coghinas, ove avevo disposto si trovasse la carrozza che mi ricondusse in Tempio.
- ― Da Tempio ritorno a Terranova, onde riprendere il corso del Littorale orientale, secondo il programma propostomi.
14. ― Non volli lasciare questa città senza esplorare nuovamente le sponde del fiume Padrongianus. Però nulla mi si offerse che non avessi già trovato nell’altra visita. Anzi noterò un fatto che dimostra sempre quanto sia eventuale il rinvenimento di talune specie. Del Limnius Dargelasii trovatovi in allora in abbondanza non ne vidi uno solo, non ostante avessi ripetute le indagini proprio sul medesimo luogo.
Nella vasta pianura incolta e destinata a pascolo, che precede il fiume, era frequente la Spheæ paludosa, che si aggiungeva alle specie trovate precedentemente nell’isola.
- ― Proseguendo la linea littoranea, il primo paese di una certa importanza che s’incontra è SINISCOLA. Da Terranova vi si può accedere in carrozza, essendovi la strada nazionale. Le carrozze però son quelle di cui vi ha grande penuria. D’altronde una porzione l’avevo già conosciuta nello andare allo Stagno San Teodoro. E però mi decido recarmivi per mare. M’imbarco sul piroscafo che viene da Genova per fermarsi a Cagliari toccando i principali scali della costa orientale dell’isola. Si parte all’una e quarto pomeridiana. Alle 4 il piroscafo si arresta a sufficiente distanza dalla marina di Siniscola. L’unica barcaccia che viene deve caricare dapprima le mercanzie e poi imbarcare i passeggieri. Sicchè non prima delle cinque sono a terra. Qui si trova una spiaggia arenosa deserta, l’unico edifizio che si vede essendo quello destinato alle guardie di finanza. Quindi nessun mezzo di trasporto per accedere al paese, il quale dista dalla marina circa sei chilometri. Per fortuna un bovaro, che aveva un piccolo carro destinato al trasporto di merci venute col piroscafo, condiscese a mettere sopra di esso il mio bagaglio, lo seguii a piedi, e dovendo accomodarmi al lento passo de’ bovi, s’impiegarono non meno di due ore e quarto. Lungo la via ebbi a notare la grande frequenza di Mutille, sia in individui, sia per numero di specie, tra quali talune che in altri luoghi avevo sperimentate rare, come la Spinolae e la Chiesii, le altre essendo la brutia, la coronata, la rufipes e la capitata: poteva davvero dirsi la via delle Mutille.
Siniscola è paese che non offre alcun albergo propriamente detto, e non potendo per l’ora avanzata far uso delle mie relazioni, dovetti adattarmi all’unica stanza che mi si assicurò esistere; stanza, o meglio ammezzato, cui si accedeva per una botola che per decenza non descriverò, che però abbandonai dopo due notti, trasferendomi in una stanza in famiglia procuratami dal Brigadiere de’ rr. Carabinieri sig. Pibiri, e nella quale mi trovai molto bene.
- ― Il giorno precedente, nel percorrere la vasta pianura che segue alla marina, mi avvidi che, mentre in generale era rivestita de’ consueti suffrutici, in taluni siti eranvi vasti campi con Euphorbia Cupani in fiore. La prima perlustrazione quindi volli farla in questi. All’opposto di Terranova, Siniscola ha un territorio coltivato estesissimo. E però, per qualunque direzione si esca, ci è da fare lungo cammino noioso innanzi di trovarsi nella parte incolta. Il posto pertanto prescelto fu veramente importante. Vi raccolsi molti buoni Imenotteri, tra quali un secondo individuo dell’Apacleticus sardous da me descritto nella memoria quarta; l’Anthidium nanum Mocs., che pare sia conosciuto soltanto di Ungheria; non rara la Nomia aureofasciata. Di Coleotteri segnerò l’Ochthenomus unifasciatus, non registrato tra gli abitanti dell’isola.
17. ― Visito il bosco del Monte Graziano, per accedere al quale si cammina circa due ore. Il bosco è formato di Elci, Corbezzoli, Eriche veramente arboree, Olivi selvatici, Tassi. Qua e là vi ha campicelli con Euforbie. Hanvi due fonti di acqua, l’una assai in alto, detta fonte graziano, l’altra più giù detta fonte cantaru; dalle quali fonti si originano due rivoli che si disperdono pel bosco. L’è questo un insieme di condizioni che farebbe augurare una caccia copiosa ed importante. Nondimeno poche furono le specie che m’interessarono perchè non ancora ritrovate nell’isola. Ma tra le poche vi fu la Leptidea brevipennis, che in Sardegna dicesi trovata soltanto da Ghiliani. Trovai una Chalcis non ancor definita. Era notevole la frequenza della Acmacodera lanuginosa sopra i fiori del Cardo scardasso. Sopra i Lentischi una varietà più piccola dell’Aspidocoris cyaneus. In vicinanza delle acque la Oxycera trilineata, sopra un grosso macigno si aggiravano varii individui un di Salticus non ancora definito. Intorno le acque era abbondante uno Psilopus, di cui non potetti trovare un solo maschio. Intorno ai fiori di Euforbie moltissimi apiarii, sopratutto del genere Halictus; e tra le diverse specie, talune non comuni.
18. ― In vicinanza di Siniscola scorre un modesto fiume, il quale poco innanzi di versarsi nel mare si dilata in cul di sacco. Le sponde del fiume sono in buona parte alberate. Quelle dello stagno nella state si disseccano più o meno col marcimento delle rispettive erbe, producendo l’aria miasmatica, per la quale sono spesso sofferenti gli abitanti e del paese e delle campagne. Nelle parti che rimangono asciutte vi vegetano in copia, come all’ordinario, la Salsola e la Salicornia. Quantunque già sapessi che non aveva il carattere de’ veri stagni, pure volli visitarlo, facendo un cammino di sei chilometri circa per raggiungerlo. Nulla di speciale potetti rinvenirvi, meno una varietà dell’Engistus boops. Lungo le sponde del fiume non era rara la Serenthia atricapilla.
19. ― Dicesi di nostro Signore che septimo autem die requievit. E così feci io in questo giorno, ch’era Domenica. Però non fu desiderio o bisogno di riposo che mi fece astenere dall’uscire in campagna, bensì l’assoluta necessità che avvertivo di riordinare le collezioni già fatte e le note del viaggio.
20.― A pochi chilometri da Siniscola (sei o sette) trovansi due piccoli paesi di men che un migliajo di abitanti ciascuno, che volevo visitare. E poichè non poteva farsi a meno dell’ospitalità privata, già per mezzo di amici eromi per entrambi procurato un asilo.
Esco da Siniscola alle 5½, ed a piedi mi dirigo a POSADA. Ne’ campi ad Euforbie che s’incontrano frequenti per via mi trattengo varie ore, avendone sperimentata la importanza. Erano soprattutto gl’Imenotteri Scavatori quelli che richiamavano l’attenzione. E parecchie specie vi rinvenni che non avevo ancor viste nell’Isola. Predominava il più vistoso Pompilideo di Europa, il Priocnemis annulatus, che spiccasi a voli si lunghi, ora quasi diritti, ora ad arco di cerchio, ch’egli è ben malagevole dargli la caccia. E non fu senza fatica che de’ molti potetti chiapparne due soli maschi e due femmine. Dello stesso genere Priocnemis rinvenni il variabilis ed una terza specie che mi giungeva nuova, e nella quale ho riconosciuto il Pr. (Calicurgus) egregius descritto da Lepeletier sopra individui di Corsica. Parimenti fo per me interessante il trovare un secondo individuo della Mutilla Agusii, poichè mi dimostrava la costanza de’ suoi caratteri specifici. Del genere Enodia, oltre alla ordinaria albisecta, eravi assai abbondante la lividocincta. D’Icneumonidei trovavasi il bello Ichneumon fusorius. Sopra i Lentischi raccolgo buone specie di Microimenotteri.
Alle 12 giungo a POSADA, paese edificato al ridosso di una rocca calcarea, sulla cima della quale si eleva l’antico castello baronale, che vedesi anche da mare nella traversata da TERRANOVA a Siniscola. Sono ospitato dal Cav. Francesco Giovanni De Giorgio, Sindaco del paese.
Il giorno salgo a visitare gli avanzi dell’antico castello, meno per curiosità, che per vedere se sotto le pietre che sogliono stare sparse intorno a siffatti antichi fabbricati si rinvenisse qualcosa, ma nulla vi trovo d’interessante. La notte, a causa dello straordinario numero di zanzare, non fu possibile dormire un minuto solo.
- ― Mi reco ad uno Stagno che dista circa due chilometri dal paese. Le sponde di esso in varii tratti divengono vere puzzanghere fetide in modo, che l’olfatto vi soffre non poco rimanendovi dappresso. Per la qual cosa non è a meravigliare che Posada sia paese in cui dominano le febbri miasmatiche e l’abito cachettico negli abitanti. Aggiungesi ancora che l’acqua della quale debbono far uso è tutt’altro che buona,
L’esplorazione eseguita tra le radici delle Salsole, che son le sole piante che vi vegetano, mi fece riconoscere come anche gl’insetti rifuggissero da quelle condizioni mefitiche. Non vi erano che pochi minuti Carabicini e Stafilini. La sola cosa che m’interessò fu un minutissimo Pteromalino attero, di color rossiccio uniforme, che credo non conosciuto. Nella campagna percorsa erano frequenti la Cerceris specularis e la Leucospis sardoa.
Non accomodandomi di passare una seconda notte in veglia assoluta, il giorno lascio Posada per recarmi all’altro vicino paese Torpè. Parto alle 6, e camminando a giusto passo vi giungo alle 7½. Torpè è paese anche più meschino di Posada, messo in pianura ed a case quasi tutte terranee. Ero indirizzato ad uno dei più agiati proprietarii del paese, Giovanni Pilosa, Questi mi accoglie con quella effusione di cuore che è propria de’ Pastori della Gallura, sicchè faceami dimenticare di trovarmi nel Distretto di NUORO. La sera, dubitando che mi annoiassi, volle che uscissi con lui e mi condusse dal Sindaco Michele Bona, e poi dal sig. Francesco Ilari piemontese, Direttore di una miniera che è presso Torpè, quindi da un botteghiere per prendere qualche bibita non contento che nelle visite fatte ci si era servito caffè, vino, cognac. Infine dovetti pregarlo perchè si persuadesse a farmi rientrare in casa per riposare.
- ― A poca distanza dal paese scorre un modesto fiumicello che forma qua e là de’ seni, ne’ quali l’acqua rimane quasi stagnante e putrida, rendendo anche l’aria malsana. Impiego la giornata nella esplorazione delle sponde di un tratto del fiume e di varii seni, le quali son tutte alberate e fornite di piante palustri. Sopra i Salici trovo abbondante il Cryptocephalus sulphureus, che non trovasi registrato nel Catalogo dei Coleotteri della Sardegna pubblicato dal Bargagli; nè nella Monografia de’ Criptocefali dell’antico continente di De Marseul[1] trovasi menzionata la Sardegna tra le patrie di detta specie; oltre l’altro piccolo già raccolto sugli alberi stessi presso il Coghinas. Ne’ prati umidi sparsi in varie parti raccolgo un Rhopalum gracile, di cui altro individuo avevo trovato nel 1883. Rinvengo un Pompilus nel quale non esito a riconoscere lo spissus, Schdt., non ostante sia specie trovata sinora solo nel settentrione di europa. Il rinvenimento di questo Pompilo ha pure grande importanza, pel fatto che in Sardegna la sezione de’ Pompili con addome rosso alla base, che nel continente europeo è largamente rappresentata, in Sardegna è oltremodo scarsa.
Nel 1882 trovai due maschi di specie assai piccola che rimase allora indeterminata, e nella quale ho potuto posteriormente riconoscere il Pompilus trivialis[2]. Questo quindi è il secondo esempio di un gruppo di cui si hanno parecchie specie europee. Nelle praterie eravi il Melithreptus flavicauda, di cui un individuo solo avevo trovato presso ORISTANO nell’Agosto 1883. Qui sembrava non molto raro. Ne’ luoghi aridi trovo un secondo individuo della Ecoprosopa rutila, raccolta presso lo Stagno San Teodoro.
Eran le nove di sera: Giovanni ed io facevamo una frugale cena, quando un amico di lui lo chiama in disparte e gli dice qualche cosa sotto voce. Ritorna turbato e pensieroso, sì che fui spinto a dimandargli di che si trattasse. Allora mi disse avergli il suo amico comunicato essere penetrata nel vicino paese Posada una banda armata di crassatori; tutti gli uomini del paese che avean fucili essersi armati, ed una porzione capitanata da un carabiniere che trovavasi in perlustrazione (non essendovi in paese stazione) essersi diretta a Posada, altra essere rimasta alla custodia del paese. Io, soggiunse, non vado per non lasciar te; non aver paura, perchè dovranno prima ammazzare me e poi toccare un tuo capello: intanto bisogna prendere delle precauzioni.
Si arma fino a’ denti, chiude la casa, manda innanzi la famiglia e presomi per la mano mi dice: vieni con me e sta tranquillo. Invero io non era punto palpitante, per la semplicissima ragione che i crassatori dopo aver commessi reati in un paese, anzichè andare a commetterne altri in paese vicino, che comprendono trovarlo in difesa, cercano guadagnar la campagna per sottrarsi alle investigazioni della forza. Nondimeno feci il voler suo, apprezzando immensamente l’affettuosa premura che spiegava per me.
Si andette in una casa la quale per la umile condizione degl’inquilini non avrebbe in alcun caso richiamata l’attenzione de’ crassatori. Lì ci trovammo riuniti in unica stanza dodici persone; donne coricate, ragazzi dormienti sdraiati a terra, madri con bimbi irrequieti. Gli uomini s’intrattenevano a fare i loro comenti sul fatto, l’uno raccontando le simili crassazioni avvenute nello stesso Posada, un altro narrando quelle avvenute nel paese proprio. Io pensavo ad una cosa sola, cioè che, posta la esistenza di questa banda di crassatori, mi conveniva abbandonare il distretto di NUORO e quindi tutto il proseguimento del mio itinerario e prendere regioni sicure.
Mentre così passavano le ore, si sente picchiare alla porta; Giovanni, impugnando sempre il fucile, dimanda chi vive. Assicuratosi essere il proprio fratello, apre; e dopo pochi istanti rientra annunziando essersi avuto l’accertamento ch’era stato un falso allarme, e che nessuna banda esisteva nè a Posada, nè altrove. Tranquillizzati da tale non equivoca rassicurazione si ritorna alla propria casa. Si seppe poi l’allarme essere nato dal fatto che parecchi contadini di Posada, venuto il bujo, si erano divertiti in prossimità del paese a sparare numerose fucilate: divertimento che costò caro anche a loro, poichè dovettero risponderne alla giustizia.
- ― Da Torpè ritorno a piedi a Siniscola. Vista la importanza de’ campi ad Euforbie, che mi avevano dato sempre buone cose, non volli neppur ora percorrerli senza farvi delle ricerche. Ed in fatti, vi raccolsi, appunto sopra le Euforbie, un bellissimo individuo della Mordella Gacognii, la quale non solo non era stata prima trovata in Sardegna, ma anche in Francia, di dove si conosceva, è generalmente rara. Oltre a ciò vi raccolsi un secondo individuo del Priocnemis egregius. Eranvi individui maschi della Mutilla brutia.
E più a tutti fu di molta importanza l’Eristalis quinquelineatus, non conosciuto dal Rondani, e che citasi soltando della Spagna e dell’Africa.
- ― Esploro le sponde del fiume che scorre in vicinanza del paese, che finisce nello stagno visitato già il giorno 18, e che per la ricca vegetazione sia di Salici, sia di piante palustri, faceano presagire ancora abbondanza di entomati caratteristici di simili luoghi, ma ivi nulla vi trovo che meritasse esser ricordato. Noterò soltanto avervi rinvenuto quel singolare Friganeideo raccolto presso le sponde del Padrongianus a Terranova. Invece, qualche buona specie rinvenni in una vicina aia incolta con Euforbia Cupani ed Asclepias fruticosa. E sopratutto vi fu un’Icneumonideo del genere Pimpla del tutto nuovo, una specie di Anthidium da me non conosciuta, ed un Crabro non prima trovato nell’isola e che neppur possedevo delle provincie napoletane. Anche in Imenotteri citerò lo Sphecodes hispanicus e due altri individui del Rhopalum gracile. Di Lepidotteri era notevole l’abbondanza della Sesia uroceriformis. La sera, passando in casa per una stanza buia, richiamò la mia attenzione una fiammella di luce fosforescente attaccata alla parete. Proveniva da una Zygia oblonga.
25. ― Fra i due tenimenti di Siniscola e di Lula vi ha un esteso monte, la cui maggiore altezza si eleva circa 800 metri sul mare, e che dalle creste di calcarea nuda e bianca va acconciamente denominato Montalbo. Esso però è troppo distante da Siniscola per poterne in un giorno stesso ascendere la vetta e fare ritorno in paese. Sapevo che proprio a’ piedi della maggiore altura vi ha una cantoniera costruitavi dalla Società di uno Stabilimento minerario che è in quelle adiacenze, ed ora di proprietà provinciale, nella quale avrei potuto rimanere al coperto la notte, stante che per gentile cura del sig. Domenico Cordella, Ingegnere in capo della provincia di Sassari, ero munito di lettera che mi autorizzava a pernottare in qualsiasi dalle cantoniere provinciali. Sicchè mi propongo profittarne e quindi vi destino due giorni.
Parto alle 4 a.m. a cavallo. Alle 6 sono alla fonte Graziano che già conoscevo (vedi giorno 17). Qui mi fermo per fare qualche ricerca. E quantunque fosse località dı già esplorata, pure vi raccolgo la Megachile maritima, Apiario che sebbene non sia raro nel continente, pure vedevo per la prima volta, e qualche altro Imenottero di specie non ordinaria. Fo colazione all’ombra d’una vetusta Elce. Alle nove mi rimetto in cammino. Costeggiando l’un dopo l’altro diversi monti coperti di boscaglia e sempre sulla via di Lula, si traversa un bosco di Elci detto sa janna de sa mela, nel quale parimenti mi fermo. Vi raccolgo una Friganea nuova per la Sardegna, il Grammotaulius atomarius. Era notevole la straordinaria abbondanza della Tephritis formosa.
All’una p.m. giungo alla indicata casa cantoniera. Resto sorpreso dello stato cadente ed oltremodo lurido in cui questa si trovava, mentre le case cantoniere edificate dalla Provincia sono generalmente edifizii aventi, per lo meno esternamente, l’aspetto molto decente. Certo l’ingegnere sig. Cordella deve non averla mai veduta; in contrario non avrebbe esitato un giorno solo a renderla abitazione accomodata per uomini, anzichè per maiali. Pertanto, non potendo più retrocedere, nè rimanere a cielo scoperto, dovetti accontentarmi di una delle stanze di quel tugurio.
Ho già detto che la cantoniera trovasi proprio in prossimità della maggiore altura di Montalbo. Un dolce declivio rivestito di Eriche, Cisti e Corbezzoli conduce alla cresta di nuda roccia. Siffatto pendio mi occupo a ricercare nelle ore pomeridiane. Vi trovo due Coleotteri che non ancor conoscevo: un bel Cleonus, che mi destò l’idea di specie molto interessante e probabilmente nuova, quale in effetti la credo anche ora in seguito allo studio fattone, sicchè la chiamerò C. montalbicus; ed il Cryptobrachys cinctus, che è una delle molte specie che, per quanto finora si sa, sono esclusive della Corsica e della Sardegna. Di specie non ordinarie eranvi abbondanti l’Hysteropterum areolatum, il Systoechus lucidus, men frequente un Peritelus (indeterminato). Di Lepidotteri notturni eravi la Porthesia auriflua, la Cidaria coraciata, trovata già nel Gennargento e l’altra piccola Geometra, Acidalia bisetata. Non era rara la Tibicina luctuosa, confermandosi essere questa Cicala propria di luoghi montuosi.
Sul tramonto vedevansi levati a volo moltissimi individui di quel minuto Bostrichideo che è lo Xyleborus suxeseni.
- ― Volendo risalire sulla vetta, formata di roccia nuda che scende quasi a picco, oltre alla guida che portavo con me da Siniscola, prendo in mia compagnia uno dei cantonieri che molto meglio conoscea la montagna. Ci mettiamo in cammino alle 4½ a.m. Superiamo il declivio da me giá esplorato nel precedente pomeriggio, e per un sentiere erto e disastroso si scavalca la nuda cresta, giungendo in alto dopo tre quarti d’ora di totale cammino.
Superata la cresta trovasi un vasto altipiano coperto principalmente di Elychrysum, Ononis, Teucrium. Ne’ lembi soltanto sorgevano due giovani Ginepri ed un Tasso.
Fin da che comincia la nuda roccia e nell’altipiano incontravasi frequente la varietà della Clausilia Kusteri che la Paulucci ha chiamata sancta[3] e qualche Hyalina, Sotto i numerosi sassi dell’altipiano null’altro rinvenni che l’Ophonus rotundatus. Svolazzava in questa pianura oltremodo abbondante la Cledeobia angustalis e qualche individuo della Phorodesma smaragdaria. Sopra il maggiore de’ due Ginepri trovo un Ciphostethus tristriatus, che nell’agosto 1883 avevo rinvenuto in numero sul Tasso nella valle di Correboi, ed un Gonocerus juniperi.
Esaurita l’esplorazione dell’altipiano, ne discendo pel versante opposto, coperto di folto bosco di Elci denominato boscu María de Janu, il quale si continna sino ad incontrare la via carrozzabile, e prosegue giù fino al fondo del vallone. In questo bosco raccolgo per la prima volta, de’ Locustidei, la Cyrtaspis scutata. Erano frequenti due specie di Chrysopa. Raccolsi ancora buone specie di Braconidei e Pteromalini non trovate in altri boschi simili. Vedevansi svolazzare individui di Catocala, ma mi fu impossibile chiapparne alcuna. Di Coleotteri uno solo fu interessante, l’Hylesinus vestitus. Muls, che nè il Bargagli registra tra i Coleotteri sardi, nè il Bertolini tra quelli di tutta Italia.
Alle 9 fo colazione presso la sorgiva di freddissima acqua che è nel bosco stesso poco al disotto della strada, la fonte de Maria de gianu, durante la quale raccolgo anche quivi la Mutilla Chiesi. Quindi ritorno alla cantoniera, ove mi rimetto a cavallo alle 10½, e facendo soltanto un po’di sosta alla fonte Graziano, all’una p.m. giungo a Siniscola,
- ― Avevo appreso che a pochi passi dal paese eravi una grotta che internasi sensibilmente nelle viscere di un masso calcareo, conosciuta col nome di grotta gannagortòe e più corrottamente gane-gortòe, Nella lusinga che potesse albergare insetti cavernicoli, ebbi premura di visitarla. Vollero tenermi compagnia il Sindaco Avv. Luigi Sanna ed altri galantuomini e signore.
Il vano esterno, per lo quale si penetra, è ampio appena da passarvi un individuo che non fosse di smodata grossezza, e basso in modo da doversi entrare a capo chino.
Superato il vano, si scende giù scivolando sopra macigni per circa due metri, e trovasi una vasta ed alta galleria. Qui ciascuno de visitatori ci accendiamo una candela stearica. Procedendo oltre, non è più possibile caminar ritto, ma ora a capo chino, ora assolutamente carponi. Tanto il suolo, quanto la volta sono estremamente irregolari.
Molto innanzi incontrasi una galleria dalla cui volta pende uno stalattite enorme quasi cilindraceo, lungo circa tre metri, col maggior diametro di quasi un metro. Vicino a questo vedesi la base di altro simile, che è stato asportato. E ciò senza parlare de’ molteplici e svariati stalattiti di secondo e terzo ordine.
Andando ancora innanzi, cominciasi a trovare il suolo coperto di acqua, ed in ultimo si raggiunge abbondante scaturiggine di acqua limpida e di sapore leggermente minerale, la quale s’insinua in meati sotterranei per quindi venir fuori. Nello inverno poi il volume d’acqua di siffatta scaturiggine cresce in guisa, da inondare tutta intera la grotta, e venir fuori dal vano pel quale nella state si entra. Osservai in oltre un fatto che non mi si era presentato giammai in altre grotte analoghe visitate, e che richiamò tutta la mia attenzione.
Da uno de’ macigni, sul quale non corrispondeva alcuno stillicidio di acqua, si elevavano verticalmente due fasci di fili bianchissimi come serici, impiantati in mucchi di terra ed immersi in vapore aqueo. Il maggiore di tali fasci aveva l’altezza di 75 millimetri, con un diametro di 28 m.; il minore era alto la metà, ma simile al primo per diametro. Non sapevo in quel momento riconoscere se si trattasse di produzioni vegetali analoghe alle muffe, ovvero di efflorescenze minerali. Pertanto pensai raccogliere il più grande, conservandolo tra carta: e lo aver que’ fili conservata la loro rigidità, prendendo, dopo disseccati, uno splendore argentino, mi fecero convincere trattarsi di sostanze minerali. Avendone pregato il chiaro collega prof. A. Scacchi, perchè voglia esaminarla, riserbo per ora il giudizio definitivo intorno alla natura di tale sostanza.
L’andamento totale e le accidentalità della grotta gannagortòe mi facevano risovvenire della grotta de’ Coccodrilli, di Egitto. La somiglianza è grande, stando però una enorme diversità in ciò, che quella di Egitto, scavata in colline del deserto, è asciutta e quindi senza alcu na traccia di stalattiti, mentre in questa si hanno le condizioni perfettamente opposte.
In quanto alla vita animale dirò dapprima che nessuno indizio vi si trova d’insetti cavernicoli. Di che s’intende facilmente la cagione pel fatto già riferito, che durante l’inverno essa è completamente ricolma di acqua. Per modo che di Coleotteri non vedevansi neppure le Blaps e le Akis, che per lo meno nella prima galleria avrebbero trovato nella state le condizioni che esse ben spesso prediligono. L’ordine meglio rappresentato era quello de’ Lepidotteri. Oltre alla consueta Hypaena obsitalis, vi erano parecchi individui della Amphipyra effusa ed una Depressaria thapsiella. E queste ultime due specie non erano già nella prima galleria, bensì nelle interne. Di Ditteri era abbondante un Tipulario.
- ― Vado ad un’altro piccolo bosco, ove è una sorgente di acqua assai rinomata in paese per la sua ottima qualità, detta fonte de Luittu. Il bosco nulla mi offre che meriti di esser menzionato. Soltanto lungo il cammino raccolgo alcune specie poco comuni, fra quali mi giunge interessante la Chrysopa Genei, che non vi era rara. La osservazione di essa mi ha fatto constatare che la mia Chrysopa bifidilinea, sebbene molto affine a questa, rimane sempre specie molto distinta. Raccolsi ancora una buona Altichella; l’Hoplisus concinnus, ecc.
[1] L’Abeille, vol. XIII, 1875
[2] Vedi Memoria 5, pag. 12.
[3] Risulta da ció non essere costante il fatto notato dalla Marchesa Paulucci, che questa varietà, a differenza delle altre e del tipo, vive sotto le cortecce degli alberi.
- ― Con la vettura postale passo da Siniscola ad Orosei, che a quello succede sulla linea littoranea. Si parte alle ore sette e mezzo del mattino e si giunge presso all’una pomeridiana. Si percorrono quarantasei chilometri, ed in si lunga estensione, tranne nelle adiacenze de’ due paesi, non altro si vede che terra incolta coperta di boscaglia, senza alcuna casa, fuori le tre cantoniere provinciali. L’è veramente sconfortante. D’altro lato, quando si pon mente alla natura geologica del luogo e vedesi essere tutta calcarea e schisto, lungi dallo addebitarne la poco premura de Sardi per l’agricoltura, ci è da meravigliare come vi vegetino rigogliosi que Lentischi, Cisti e Mirti.
OROSEI è paese di poco men che due mila abitanti, messo in pianura, con parecchie strade ampie e con alcuni edifizii che farebbero buona figura anche in città. Vi ha una discreta locanda, tenuta da un piemontese Baldassarre Ardito, nella quale mi colloco. Nelle ore pomeridiane il Cav. Giovanni Guiso, che spiegò per me molta premura, mi conduce in taluni giardini di agrumi, di cui vi ha abbondanza ne’ contorni del paese. Gli aranci se non giungono alla bontà di quelli di Milis da me ben conosciuti, di poco restano inferiori.
- ― Due chilometri circa separano il paese dal mare, col quale è in comunicazione mediante buonissima strada. Quasi parallelo alla spiaggia ed in taluni punti distante soltanto pochi metri da essa, vi ha lo Stagno Petroso, lungo ed angusto, il quale non è uno stagno nel senso ordinario, ma una vasta palude non avente alcuna comunicazione col mare, non ostante gli stasse a tanto poca distanza. Le sue sponde sono fittamente coperte di Canne e Tife: ed è superfluo il dire come siffatta palude sia quella che contribuisce maggiormente a rendere l’aria d’Orosei malsana. Fu questo stagno cui prima mi diressi. Ed a parte da ciò che può considerarsi comune con altri simili, vi erano talune specie che potevano considerarsi come quelle che gli davano una caratteristica speciale. Di esse la dominante era la Ceroxys urticae, non prima conosciuta di Sardegna; il Teratocoris notatus, con una varietà ad elitre complemente nere, che vedevo per la prima volta. Per eventualità vi raccolsi un Dicondylus, che sinora tengo indefinito.
A sinistra incontrasi lo stagno Santa Maria, che è pur esso una palude, la cui estremità si cerca mettere in comunicazione col mare, cui è vicinissima, mercè un canale scavato nella sabbia. Sulla sponda di questo sotto i detriti vegetali trovo abbondante un piccolo malachiideo che non ancor possedevo.
- ― In prossimità del paese ha pure il suo termine il Fiume Cedrino, il quale scorre per buon tratto per una lunga e flessuosa valle che da esso prende il nome di Valle del Cedrino. Io l’avevo traversata nel 1882 quando da NUORO mi recai ad OLIENA, e ne avevo riconosciuta tutta l’importanza.
In questo giorno cominciai ad esplorare le sponde, e dico cominciai, dappoichè convinto che parecchi giorni sarebbero stati a destinare per esse. In fatti, in questa prima visita potetti percorrere meno di un chilometro di una delle sponde, la destra, dappoichè la importanza della caccia mi costringeva a progredire a lunghe pause. Non istarò a riferire ogni cosa, ma mi limiterò a dire delle specie che presso nessun altro fiume avevo trovato. Esse si riferiscono principalmente ad Imenotteri e Ditteri. Fra i primi citerò varii Pteromalini da me non conosciuti e che non ho potuto ancora definire; il Nematus fulvipes non ancora conosciuto d’Italia e la Nomia diversipes. Fra i secondi la Ceroœys hortulana, assai affine all’altra raccolta il giorno innanzi presso lo Stagno Petroso, la Curticae. E da’ molti individui raccolti, poichè non era rara, potetti rilevare la poca validità della specie distinta da Rondani col nome di pomariana. Dappoichè le due macchie apicali, se ne’ più restano ben separate tra loro, in taluni confluiscono e riunisconsi lungo la costa. Di Coleotteri eravi il Litargus coloratus. Come specie interessanti, ma estranee alle sponde del fiume, sono da menzionare il Bombylius quadrifarius, che citasi soltanto del mezzogiorno della Russia e l’Ogcodes pallipes, che è la seconda specie del genere e nel tempo stesso della ristretta famiglia de’ Cirtidei, che si rinviene in Sardegna.
AGOSTO
- ― Nel passare da Siniscola ad Orosei avevo osservato che le condizioni del luogo in cui è piazzata la Cantoniera di Bèrchida, messa nel mezzo del cammino, sono alquanto diverse e più variate che non tutto il resto; e che in conseguenza quel posto meritava essere esplorato. Mi ero in oltre assicurato che nel piano superiore di detta cantoniera eravi una stanza decente, quella riservata agl’ingegneri, nella quale avrei ben potuto passare qualche notte. Pensai quindi fare un passo in dietro e recarmi colà, anche perchè per tal modo sarebbe diminuita la grande distanza che rimaneva inesplorata. Fatta quindi provvigione di quanto potea abbisognarmi per vitto di due giorni, la mattina alle sette partii col legnetto postale e vi giunsi alle dieci.
La Cantoniera di cui è parola è stata intitolata di Bèrchida dal nome di un villaggio che un tempo fu in quelle adiacenze e del quale oggi vedesi tuttavia qualche rudero. Essa è situata in una vasta pianura leggermente accidentata, di pochi metri superiore al livello del mare, cinta da una corona di umili e disuguali monticelli, di cui il maggiore, che le sta quasi di fronte, è il Monte Labellino elevato in acuta punta, mentre da dietro i monticoli che le restano alle spalle scorgesi una parte delle nude creste del Montalbo di cui si è già parlato. È poi traversata da un corso di acqua assai umile, nella parte bassa disseccato durante la state, mentre all’inverno ingrossando invade anche l’attigua campagna. La pianura l’è in parte ricoperta dalla caratteristica boscaglia, in parte adorna di Euforbie, in parte tappezzata di Menta e Timo. La sponda del fiumicello è adorna di grossi e numerosi Vitex Agnus castus, ch’erano in fiore.
Non appena preso posto nella cantoniera mi occupai ad esplorare quanto potetti di questa pianura. Nella boscaglia raccolsi il Conosimus corsicus e la Tettigometra Damryii, per me nuove in Sardegna, non ostante di simili macchie ne avessi esplorate estensioni immense a cominciare da Capo Figari, senza parlare de’ viaggi precedenti. Parimenti giungeami nuova una Noctua, la Tococampa ephialtes, che non conoscevasi ancora esistesse in Sardegna, sapendosi solo di Spagna e Sicilia. Trovai poi esser frequente la Exoprosopa rutila, della quale potetti raccoglier la femmina, assai più brillante del maschio. Sul letto asciutto del fumicello vagavano l’Apristus Sturmii e qualche Anthicus.
- ― Raggiungo la spiaggia del mare che è distante, nel sito più vicino, tre in quattro chilometri. Percorsa la parte corrispondente della pianura in cui sta la cantoniera, si traversa la corona di monticelli per una gola che tiene a destra (a mezzogiorno) il Monte Labellino, ed a sinistra altra piccola altura. In fondo a questa gola trovasi una fonte di mediocre acqua denominata da remoto tempo fonte di Re Vittorio, presso la quale fo colazione, tanto per profittare di un’acqua men cattiva; quella della cantoniera essendo pessima. Varcata questa gola si esce in altra ampia pianura che finisce nel mare, per una piccola parte seminata a grano.
In questa pianura trovasi una palude, i cui contorni sono quasi ovunque irti di giunchi, ed un ampio canale alimentato dalla fonte di Re Vittorio e che, quando le acque son gonfie, raggiunge il mare, mentre nella state si arresta a cul di sacco un poco prima della sponda. I suoi margini sono riccamente alberati di vetusti Tamarici. Le ricerche ne’ campi di Euforbie, che dovetti traversare, mi dettero ancora varie specie che non avevo trovate prima. Non era rara una distinta varietà della Nezara Heegeri, specie non ancora trovata nelle Sardegna. Essa vive esclusivamente sopra le euforbie. Svolazzanti su fiori raccolsi la bella Callicera Macquartii e l’Eristatis frutetorum. Interessanti mi riuscirono ancora un secondo individuo della Mutilla Perrisii, trovata a TERRANOVA, e del Pompilus spissus. Fra le macchie svolazzava sovente la Myelois crudella, Piralideo da Staudinger non segnato d’Italia. Le sponde della palude e del canale non mi offrirono alcuna cosa degna di nota. In fine potetti constatare che l’abbondanza della Exoprosopa rutila raggiunge il suo massimo presso quella spiaggia.
- ― Alle 10 il carrozzino postale viene a rilevarmi per ricondurmi in Orosei, ove giungo alla mezza pomeridiana: ora in cui non era possibile uscire novellamente per la caccia: in vece mi occupo a riordinare le cose raccolte.
4. ― Esploro la sponda sinistra del fiume Cedrino. Raccolgo alcune specie non comuni e non trovate nella sponda destra, come il Pompilus spissus, altro piccolo Pompilus che giudico specie non conosciuta, cui ho dato il nome di rubiginicollis e la Laphria fimbriata. Ciò però non mi produceva alcuna meraviglia. Sono specie di cui trovansi eventualmente degl’individui, e che non sono caratteristiche. Quel che mi sorprese fu il non trovare un individuo solo della Ortalidina che nella parte opposta avevo rinvenuta se non comune, per lo meno discretamente frequente. Del resto varie specie erano le stesse.
5. ― A pochi chilometri da Orosei vi ha quattro paesi, i quali insieme formano la così detta Baronia di Orosei, tutta cospersa di piccoli paludi putridi, sì da essere ritenuta come la contrada più micidiale di tutta la parte littoranea orientale. Volendo pertanto espletare la esplorazione di tutta intera la Baronia, mi determinai di recarmivi, anche perchè per accedere ad essi avrei percorso un tratto interessante della valle del Cedrino.
Alle 5 a.m. esco a piedi con la mia guida. Si prende lo stradone che mena a NUORO. Fatti pochi passi dal paese vedeva svolazzare per aria una quantità d’insettolini aventi l’apparenza di moscherini e che dubitai dapprima si trattasse in realtà di qualcuno di quei minutissimi e comuni Chironomus che sogliono appunto col loro numero formare nubecole. Pensai però prenderne alcuni, e con sorpresa ebbi a vedere che trattavasi di un’Efemerideo, il più piccolo di quanti si conoscano, avendo un corpo lungo appena due millimetri e mezzo e con due sole ali amplissime, nel quale ho potuto in seguito riconoscere una specie di Caenis affine alla lactea, ma nondimeno distinta per la grandezza molto minore.
Dopo aver percorsi circa due chilometri sullo stradone, m’immetto nella valle del Cedrino, che da quel punto diviene più angusta. Essa si presenta qual ridente giardino animato dai fiori di Oleandro e Agnocasto, di cui tutta la sponda del fiume, e sopratutto la destra nella quale io mi trovava, era abbondantemente coperta, e che trovavansi in piena fioritura.
Gran differenza però passa tra i fiori di Oleandro e quelli dell’Agnocasto in rapporto agl’Insetti. Su quelli del primo non un solo se ne vedeva di qualsiasi ordine, mentre intorno a’ secondi era un via vai di Imenotteri e di Ditteri incessante. Bensì eran l’Ape da miele e la Eumenes gallica che col loro sterminato numero facean girar gli occhi in guisa da lasciare appena distinguere tutt’altro che vi capitasse; ma pure molte erano le buone specie che vi si potevano raccogliere. Per me vi trovai d’interessante l’Ichneumon calabrarius da me stesso descritto nel 1863 in una memoria sulla Entomologia della Calabria Ulteriore sopra unico individuo, e che dopo quell’epoca non avevo più incontrato.
Terminata questa valle angusta si esce in una vastissima pianura, tulla coltivata, quella in cui sono disseminati varii piccoli paludi ed intorno la quale stanno distribuiti i quattro paesi, Onifài, Irgòli, Lòculi e Galtellì, de’ quali i tre primi posti dalla sinistra del fiume che in conseguenza traversai a piedi e gambe nudi, essendo appunto quelli cui in precedenza dovevo essere.
Il primo e nel tempo stesso più infelice che s’incontra è Onifài, ove mi arresto un quarto d’ora onde rifucillarmi con ova da bere ed un po’di vino, essendosi giunti alle dieci.
Dopo altri tre quarti d’ora giungo ad IRGOLI, ove mi conveniva pernottare. E poichè è piccolo paese che non offre nè alloggio, nè persone accessibili, per la prima volta feci uso d’una lettera gentilmente fornitami dal Colonnello de’ RR. Carabinieri in CAGLIARI, Cav. Raimondo Allasia, la quale mi facoltava ad avere non solo scorte, ma anche alloggio in qualunque stazione ne avessi desiderato. Vi trovai Brigadiere un gentile giovane fiorentino, sig. Alfredo Lelli, il quale con squisita cortesia mise la stessa sua stanza a mia disposizione.
- ― Mi determino recarmi a Lòculi. Innanzi però di lasciare il paese (ore 6 a.m.), per condiscendere alle affettuose istanze del sig. Giovanni Luche, giovane che studia medicina in CAGLIARI, mi recai in sua casa a bere un bicchiere di vernaccia giusta l’uso sardo.
Lungo la via, tra le aje coltivate vi ha campi di Euforbie e varii paludi intorno ai quali mi agiro, con scarso risultato. La sola cosa importante fu la Odontomya annulata, che è una delle specie rare del genere.
LÒCULI è uno de’ paesi ben rinomati del distretto di NUORO per abbondanza di crassatori, Ed io volli entrarvi e fermarmi un tantino per farvi una frugalissima colazione, ed ebbi a notare il predominio de’ visi truci, i quali quasi evitano che il loro sguardo s’incontri con quello di gente dabbene.
Alle 6 p.m. lascio Irgòli ed a cavallo mi reco a GALTELLÌ, giungendo attorno le sette. Quest’ultimo paese di poco è superiore agli altri tre già nominati, e quindi sarebbe pazzia lo aspettarsi di trovarvi un alberguccio qualunque; e neppure vi ha stazione di Carabinieri. Però sapevo già per fama che vi abitava una persona distinta per coltura e per cortesia, il sig. Sisinnio Pala Campus, Vicario Parrocchiale. A questi dunque, dietro prevenzione fattale, mi diressi, e l’accoglienza corrispose perfettamente al concetto che per le avute informazioni me ne avevo formato.
- ― Mi dirigo alla montagna che soprasta immediatamente il paese, detta montagna tuttavista. Mi tiene compagnia il sig. Francesco Corrias [corrige Currias], giovane che studia legale nell’Università di CAGLIARI. La montagna è coperta de’ soliti suffrutici, ed a mezza altezza soltanto vi ha un certo numero di Elci. Nè i primi, nè le seconde mi offrono cosa alcuna. Si discende pel versante opposto onde raggiungere un’angusta valle, nella quale era una sorgente d’acqua discretamente buona a bevere. Qui un pastore ci reca del latte premuto poco innanzi dalle capre, del quale ci abbeveriamo. Nella pianura nella quale eranvi campi incolti con Euforbie trovai la Spheæ paludosa, qualche Chalcis (Sirpes) biguttata. Annojato per l’assoluta mancanza di qualche oggetto importante ritorno al paese.
Avevo determinato nelle ore p.m. restituirmi ad Orosei, lo che potevo effettuare sia profittando della vettura postale che passava alle 2 p.m. proveniente da NUORO, sia recandomici a cavallo nelle ore fresche del giorno, Però una colica viscerale sopravvenuta, e che io attribuii [corrige attrubuì] al latte, il quale suol cagionare tali malori quando gli animali han mangiato qualche pianta virosa, mi costrinse a guardare il letto.
- ― Riavutomi abbastanza, alle 6 a.m. parto a cavallo ed alle 7½, sono ad Orosei. Avendone già molto di questa micidiale contrada, mi determino passare innanzi andando a Dorgali. I mezzi che il paese offriva erano sempre gli stessi, i saltafossi dei fattorini postali, a cavallo abbisognandovi sei in sette ore per contrade deserte e quindi insicure, sicchè alle 5½, p.m. parto con uno di siffatti veicoli. Non si era ancora fatta la metà della strada, ed eran le ore sette, che la ruota sinistra, quella cioè corrispondente al lato che io occupavo, fuoresce dall’asse. Nessun danno nella persona, ma gravissimo danno per la posizione imbarazzante nella quale mi trovavo.
Per fortuna era poco lontana una casa cantoniera. Mi dirigo quindi a piedi a questa, inviando i due cantonieri in aiuto del fattorino per portare il legno sino alla cantoniera. Questa però non era di quelle che hanno stanze superiori. Pulite ed eleganti al di fuori, internamente sono luridi tugurii: si componea di tre stanze, una mediana che serve di vestibolo, ed una da cadaun lato per le famiglie de’ due cantonieri, che erano miserabili, e composta ognuna di sei e sette individui. Per la qual cosa mi convenne passar la notte sdraiato a terra, senza poter chiuder occhi per la quantità di pulci che m’invasero il corpo d’ogni parte, e tenendo a poca distanza un pantano, le cui esalazioni giungevano sino alla cantoniera!
- ― Non mi parve vero quando vidi penetrare nella stanza i primi albori per uscire a respirare aria libera, nonostante non sana. Il fattorino pertanto mi assicurava che la ruota erasi aggiustata in guisa da poter tirare innanzi fino a DORGALI. Sebbene non persuaso, pure per la smania di uscir da quella triste posizione, cedetti. Alle cinque parto, ma dopo altra ora di cammino la ruota fuoresce novellamente. Presi allora l’ultimo partito che mi rimaneva, quello di andarmene a piedi a Dorgali, ove giunsi dopo altra ora e quarto di cammino, seguíto dal fattorino col bagaglio sul cavallo.
Trovai una stanza abbastanza decente presso un piccolo albergo. Però avvertivo di essere febbricitante, sicchè fui costretto prender letto, e vi rimasi tre giorni, assistito da affettuose cure dell’ottimo amico Dott. Gavino Putzu e dal Sindaco sig. Raimondo Serra.
[15. ―] Ristabilitomi, non volli più saperne di ricerche scientifiche. Il giorno 15 scesi alla marina detta GONONE, ove alle 2 p.m. m’imbarcai sul Vaporino che fa il servizio della costa orientale, il quale mi ricondusse in CAGLIARI.
Durante la breve dimora fatta in questa città, visitando, come ho sempre fatto, il Museo Zoologico dell’Università, vidi con piacere che il prof. Lepori avea cominciato con molto zelo a riunire materiali per una collezione entomologica sarda.
[20. ―] Il giorno 20 m’imbarco per Napoli.
INDICE
ELENCO COMPLETO DEI VIAGGI E DELLE RELAZIONI DI ACHILLE COSTA
cliccare sui titoli
MEMORIA PRIMA – 2 settembre – 6 ottobre 1881
https://www.google.it/books/edition/Atti/d75BAQAAMAAJ?hl=it&gbpv=0
MEMORIA SECONDA – 15 aprile – 29 giugno 1882
https://digitalcommons.usu.edu/bee_lab_co/477/
MEMORIA TERZA – 7 luglio – 14 settembre 1883
https://digitalcommons.usu.edu/bee_lab_co/478/
MEMORIA QUARTA – 1884 (ma non a seguito di viaggio, causa colera)
https://digitalcommons.usu.edu/bee_lab_co/479/
MEMORIA QUINTA – 10 maggio – 4 giugno 1885
https://digitalcommons.usu.edu/bee_lab_co/480/
MEMORIA SESTA – 2 luglio – 21 agosto 1885
Risultamento di ricerche fatte in Sardegna nel settembre 1881, pel Socio Ordinario ACHILLE COSTA (presentata nell’adunanza del di 4 febbraio 1882)
SUI VIAGGI DI ACHILLE COSTA IN SARDEGNA SI VEDA
Roberto A. Pantaleoni e Stefania Bagella, Achille Costa (1823-1898) entomologo naturalista esploratore, ed i suoi viaggi in Sardegna, in «INSULA. Quaderno di cultura sarda», n. 9, dicembre 2010 →
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