IL TOURING CLUB E LA SARDEGNA

di

Cap. ALL RIGHT (Prof. Antonio Taramelli)

in

LE VIE D’ITALIA

Rivista mensile del TOURING CLUB ITALIANO

Organo Ufficiale dell’ente nazionale per le industrie turistiche

n. 2 – Febbraio 1919

(pp. 9[3?] – 105)

NOTA. L’articolo, consultato in due distinti siti online, è mancante delle prime pagine. La prima leggibile è la numero 97. Iniziamo il racconto da un incipit in questa contenuto che calza a pennello.

Antonio Taramelli, Le vie d'Italia

Come si viaggia, come si dorme, come si mangia in Sardegna? Oh, santi numi, ci viaggiano migliaia di persone, molte anche mangiano… e bene, moltissime dormono, forse troppo; su ciò non vi è questione; ma questo modo di mangiare, dormire, viaggiare non é quello che il mondo è abituato a seguire, e pur troppo ottocentomila sardi non possono imporre la loro mentalità speciale a un numero assai più grande di persone, tanto più quando si è sempre gridato, come fanno i sardi, aiuto, non abbandonateci!

Se si fa il confronto col modo con cui si vive negli alberghi di continente, dobbiamo dire che in Sardegna si mangia peggio in complesso. E la ragione è evidente. Non ci sono allevamenti di bestiame a scopo di macello, quindi la carne è buona, ma dura; lo stesso dicasi delle galline, che sono di eccellente razza, ma non sufficiente mente preparate alla loro fine gastronomica. Non ci sono allevamenti di tutto quel gaietto sciame di volatili che rendono svariata la mensa, manca poi, parlo di albergatori, quel senso di prevenzione, per cui sarebbe tanto facile in una terra fecondissima, come la Sardegna, offrire dei marrons glacés in luglio e delle ciliegie e delle albicocche e dell’uva per il pranzo di Natale! E si sa che «su Casteddaiu», il cittadino di Cagliari, è un fine buon gustaio, e la sua tavola, parlo anche dei più modesti operai, è sempre fornita di squisitissimi manicaretti innaffiati di buono, troppo buono, vino del Campidano, e sì che nelle vecchie case di Barbagia «sa meri manna», la padrona grande, vi sa allestire delle marmellate da fare impallidire le più ghiotte produzioni d’America e d’Inghilterra, e sì che mirabili dolci di delizioso ricordo escono dalle manine di fata di quelle fulgide ragazze di Aritzo, di Tonara, di tanti altri paesi, che hanno una dolcezza di favella latina e sguardi che…; è meglio non ridestare lontani ricordi!

Eppure, se voi domandate a quel paradiso di frittelle, che è il cameriere di Golfo Aranci, un po’ di marmellata dopo che, esaurito dal mal di mare, toccate il suolo di Sardegna, vi sentite guardato con uno sguardo così benevolmente compassionevole, come se aveste domandato a quell’onesto lavoratore della mensa una collezione di piramidi di Egitto!

Con una semplice parola d’ordine che il buon sardo ascolterà con simpatia e seguirà con quella sua mirabile prontezza e tenacia, il Touring Club Italiano otterrà una vera rivoluzione su questo punto di vista, perché l’ho detto e lo ripeto) il fiero sardo, il rude sardo, il testardo sardo, il ribelle, il brigante, e chi più ne ha più ne metta, è la più duttile, la più simpatica tempra d’italiano che ci sia sotto la cappa del cielo. Ma bisogna conoscerlo, bisogna conoscere la sua storia, le sue tristi storie di dolori suoi e di errori degli altri, bisogna vivere, come io ne ebbi l’onore altissimo, nella dolce intimità familiare di tante case da Teulada a Santa Teresa di Gallura, da Alghero a Siniscola, per comprendere, per apprezzare tutto ciò che è così caratteristico, così perspicuamente sardo e che prima d’essere sprezzato, deve essere spiegato e compreso. Io qui parlo quasi come figlio di Sardegna, pure sentendosi quanto mai lombardo, quindi credo che tutti mi crederanno sulla parola, perché per i sardi, come per i lombardi, la parola è sacra.

Quindi anche per questo lato della vita, non c’è nulla da creare, non c’è che da riordinare e come oggi si dice, tanto male, organizzare!

Non si pensi che il Touring debba o possa organizzare dei grandiosi alberghi uso Touring a Maloja o neppure a Brunate, di quegli alberghi che sarebbero delle oasi di raffinata modernità in quattro o cinque punti dell’Isola, alle quali si dovrebbero poi convogliare, in teorie polverose di autobus, turisti insardellati e incretiniti sotto l’insegna di una qualunque Agenzia. Lungi da noi questa deformativa e ridicola faccia del turismo che fu tanto cara a quei buoni borghesi di Pontarcy, che erano i tedeschi «ante bellum», e che presso di noi non s’incontrano più che nei ferragosti milanesi e nei treni troppi reduci dai Colli Albani. Il Touring incoraggerà certamente dei buoni alberghi a Cagliari, Sassari, Golfo Aranci o Terranova che sia, e Macomer, ma si guarderà bene dall’incoraggiare che si snaturi il simpatico carattere dell’ospitalità sarda che dovrà essere regolata saggiamente, ma mantenuta come si manterranno, a cura gelosa del Touring, tante cose che il sardo evoluto e cosciente non ama più e che pure sono la cosa più bella che ebbe la Sardegna.

Non sarà possibile, quando i vagabondi turisti saranno un centinaio o due di migliaio, e quando essi rappresenteranno per la Sardegna un utile netto di qualche dozzina di milioni, – cioè un’altra fonte di ricchezza come le miniere – non sarà possibile, dico, che si faccia ricuso a quella dolce ospitalità sarda che costituisce un ricordo incancellabile per qualunque visitatore della Sardegna. Si dovrà perciò, perché le cose vadano bene, nel migliore dei modi possibili, organizzare un semplice servizio, che io ho ideato anche nei suoi più minuti particolari funzionali, e che è quello che si dice la camera del forestiero, posto sotto il patrocinio ed il controllo supremo del Touring. Quindi, niente governo. Il governo, cari amici di Sardegna, abituatevi a lasciarlo stare; dovete esigerlo buono, o almeno un poco meno cattivo del solito, ma, quanto al resto, lasciatelo fare, non disturbatelo, come è vostro costume, ogni momento, con inezie, con lagni, con disdegni, e soprattutto non frignate, domandando un bottone, quando vi spetta un paio di pantaloni, o domandando un treno quando vi spetta una rinnovellata e saggia politica ferroviaria!

Ora è questione di insegnare ai buoni sardi che si può fare dell’eccellente formaggio, come quello sardo di Bortigali, di Sinnai, di Desulo… di tutta la Sardegna e trovare il modo di renderlo un poco meno puzzolente, come sanno fare tanto bene gli olandesi, gli inglesi ed i nostri lombardi, si deve anche insegnare che si può essere intrepidi e lavarsi per bene il corpo visibile ed invisibile; che si può essere eroici ed austeri e mantenere le proprie città e villaggi in condizioni più pulite di quanto ora avviene; che si può esser, infine, fieri come hidalghi o come patagoni, ma ascoltare il buon consiglio dell’amico che parla per il vostro bene. Anche per il turismo, come per tutti i lati della vita sarda, in questione si riduce a questa formula principale: risparmio di tempo, risparmio di tutto e nessun risparmio di scopa. Scopa, scopa e scopa in alto ed in basso, scopa negli uffici e nelle stalle, nelle ex-reggie e nelle capanne, scope materiali e morali, e orari precisi che mettano in moto i poltroni ed i gaudenti, squilli di diana che agitino le gambe, e facciano tremolare le pancie deformi dei panzoni, squilli di diana che rompano l’alto sonno delle teste, squilli di diana che ai dissneti orecchi gridino: Italia, Italia!

Non c’è altro da fare una sveglia da lire 3.95, una scopa di murdegu con manico di frassino, utile a più scopi, ed un po’ di buon umore, ambrosiano, trasteverino, zaneise, o casteddaiu che sia; e con questo il turismo ha risolto il problema che sembra così difficile.

Dimenticavo una cosa. Ci vuole anche la bestia… uomo, che monti la sveglia, che adoperi la scopa a più scopi, che abbia sempre del buon umore; ma il nostro Touring, la prima associazione della nazione, saprà trovare nella sua famiglia, fervida ed operosa, migliaia, diecine di migliaia d’uomini pronti a fare il cireneo per un breve periodo di tempo. Perché non sarà questione che di mesi. Se il Touring emette la sua parola d’ordine, io sono sicuro che l’agile mentalità sarda si metterà subito al corrente e per Calendimaggio l’opera della touringelubizzazione della Sardegna sarà un fatto compiuto.

In che cosa consiste quest’opera, questa panacea o cerotto per una parte di Sardigna?

La vasta Sardegna è un mondo complesso ci sono più Sardegne, che la natura ha poste una accanto all’altra, ma nessuna intima unione tra esse.

Il Gallurese se ne infischia dei Maureddus del Sulcis, quasi altrettanto come questi se ne infischiano dei fieri Algheresi, anzi, dirò meglio, se può far loro qualche dispetto è felice, perché sangue e storia, clima e prodotti sono affatto diversi. E in nessun luogo come in Sardegna è vero che la terra simili a sè, gli abitator produce: pocos locos y mal unidos, disse l’astuto monarca Carlo V, che bene conosceva i suoi sardi fedeli e buoni; ora noi dobbiamo anche, per mezzo del Touring, fare in modo che i sardi non siano più in pochi, non siano più incolti, e soprattutto non siano più disuniti. Strette di mano e pugni sulla cervice sarda faranno più che le solite leggi e i non meno inutili regolamenti, tanto cari ai forensi, per introdurre in Sardegna quella divina armonia che, dal brutale popolo di Cartagine unito col fiero etrusco obeso, venne 2400 anni or sono per la prima volta bandita.

Anche l’ordine, virtù italiana per eccellenza, insieme con l’armonia, darà vita alle dormienti cose, ed un’aura di felicità confidente tornerà ancora a risplendere sulla Sardegna, come ai bei tempi d’Olbia, la felice, come ai tempi di Traiano, come ai tempi di Pisa, come ai giorni di Bogino, quando la bella croce di Savoia, simbolo di fede e di sacrificio, fugava i segni nefasti della torva tirannide spagnuola, asservitrice dell’anima, dei corpi, del pensiero.

In tutti i villaggi sardi, anche nei più rudi e rupestri del Limbara, si può trovare alloggio e vitto ed accoglienza in qualche modo dice la Guida, cioè adattandosi, scappellandosi, sbottonandosi, ed aprendo, dopo la guerra, il borsellino in modo altrettanto inadeguato che insolito. I prezzi del viaggio in Sardegna, prima della guerra erano modesti, troppo modesti. Ricordo che siamo stati in due da una vecchietta di Fordongianus, nel 1903, che ci praticò una cura intensiva di poddighinos, galletti, con un contorno di cortesie, di marmellate e di frittelle tali che l’archeologia di Forum Traiani ne trasse un notevole augumento. Ebbene il conto della settimana, per due: Lire 47,25, compreso il disturbo e… iscusi si non d’appu cunteutant Santa vecchietta argenten! Ma occorre che questa ospitalità a pagamento, ricondotta al limite del giusto, sottratta dall’esoso strozzinaggio che è la più bella delizia sarda, venga ordinata manu militari affinché il servizio sia meno incompleto, meno sommario e in particolare meno diffidente e scontrose, è questione di tatto e di abitudini mentali, di pregiudizio, ma oggi col fremito d’ala della vittoria, i pregiudizi, le vecchie formole mentali debbono tirarsi fuori dai cervelli sardi.

Mille volte m’è capitato, scendendo da cavallo, d’automobile, o a piedi dalla via rude e polverosa nella piazzetta del villaggio sardo, e dopo lunga peregrinazione ed infiniti preliminari, di riuscire a stanare la solita vedovella che riceve; o il non meno solito, ma assai meno simpatico brigadiere in pensione trasformato in bettoliere più o meno intelligente (propenderei per il meno!). La prima risposta è sempre stata questa: «Caro signore non ci ha nudda, non c’è niente!». Cosa desolante dopo varie ore di viaggio o sotto la straccia e maistrali, cioè la tormenta dei venti del nord, o dopo l’intera giornata de su coi piras (il cuocitore di pera), che è il buono, esuberante sole di Sardegna.

Ma occorre di non perdere la pazienza, calmare i nervi e rispondere bene, questo in per me, perché ho male di stomaco, ho preso la purga ed ho bisogno di assoluto digiuno! Con questo preambolo rassicurante i volti arcigni e sospettosi si spianano; il buon umore è contagioso e da lì a pochi minuti, nella cucina lucente di fuliggine, sul desco coperto di una tovaglia artistica e candida compaiono il fulgido, il divino pane di Sardegna, le uova, le salsiccie, il prosciutto, il miele sardo, e poi per compensare questo… nulla, ci scappa il galletto, che, nelle more della vostra prima battaglia, la lasciato, protestando come un buon Oronzo E. Margiuati, la sua libera vita, e vi viene innanzi mogio ma dorato, ad allietare col suo frale mortale e commestibile la vostra tappa barbaricina.

Ora il Touring dovrà regolare questa accoglienza, renderla un poco meno incompleta e diffidente; più previdente e vivace, e soprattutto più alacre, e, diciamo pure, più pulita. Purtroppo la pulizia in tutti i paesi d’Italia è ancora un mito. La nostra frequente sporcizia ci viene severamente ma giustamente rimproverata dagli stranieri.

Spesso si deve trovarsi a contatto nelle provincie meno evolute col contadino o il montanaro, sporchi e puzzolenti come tutti quelli che vivono in mezzo alle bestie non razionalmente tenute. E il resto della popolazione diventa pure più o meno sporca. Ma la Sardegna pastorale, che necessita di acqua e sapone ne’ suoi cumuli umani, nella libera natura é una delle terre più fragranti, più profumate del mondo.

Quindi ecco la funzione delle scope. Basterà che i vescovi, che i prefetti, che i provveditori, che i capi in genere diano ai loro dipendenti dei villaggi ordini severi e ben mantenuti di tenersi decenti, per il decoro personale e dell’impiego, destituendo senza remissione il primo medico sporcaccione, il primo sindaco lurido, il primo notaio w. c. che capiti per i piedi. L’esempio farà frutto e dopo pochi mesi i villaggi sardi saranno puliti come Capri, a patto che ogni villaggio sardo trovi un dott. Cerio per sindaco, e quattro arditi della Sassari per farne rispettare gli ordini, come sacre leggi dell’onore e della dignità sarda. E quello che dicesi di Orune, di Pattada, di Laerru, di Desulo, di Sardara, di Teulada, dicasi di quei grossi villaggi, con bella crosta decorativa civile, che sono le grandi città sarde, e la massima di tutte Casteddu mannu Cagliari, vera terra del sogno, paese incantato, stazione climatica invernale di prim’ordine, se avrà la fortuna di capitare in mano, per sei mesi, ad un buon scopatore, orologiaio e mattacchione che metta in pratica, per il suo bene, l’oraziano castigat ridendo mores. E qui i mores sono… anzitutto le mosche e le loro cause ed effetti!

Antonio Taramelli, Le vie d'Italia
Antonio Taramelli, Le vie d'Italia

Come si viaggia in Sardegna? Bene, benissimo, idealmente, da cane, un orrore, una vergogna, un’indecenza, una porcheria, un insulto alla gloriosa Brigata Sassari, una novella prova della malafede del Governo… Niente paura, caro lettore, sono frasi che tolgo di mezzo a 60.445 lettere di risposta ad un «referendum» internazionale da me compiuto in proposito. Noto che le prime risposte hanno firma nord-americana, le ultime, si comprende, sono di autentica firma sarda, anzi casteddaia. Effettivamente non è facile orizzontarci, con quella buona dose di pazienza e di abilità adattatrice, che, ho detto, e necessaria al traveller to Sardinia.

Fatto sta che per chi vuole andare a spasso a vedere la Sardegna, le ferrovie sarde in genere, le Reali in ispecie, sono fatte apposta per dare tutto l’agio ad una contemplazione. È noto che in Sardegna esistono tre reti ferroviarie. Quella maggiore, detta delle Reali, sa ferrovia manna, a scartamento ordinario, quella delle Secondarie, sa ferrovia pittìcca, e poi un altro organismo nuovo, che promette di crescere, le Complementari, su trenu buidu, come dicono quelle schine dei Marmillesi. Le Reali hanno avuto la precedenza, costrutte da una coraggiosa compagnia, in gran parte inglese, che ha accaparra to le comunicazioni più importanti interne, allacciando tutte le capitali più illustri Cagliari, Sassarı, Oristano, Macomer, Iglesias, Porto Torres, ed assicurando, fino a quando il mare lo rende possibile, le comunicazioni giornaliere più rapide tra la Sardegna ed il continente italiano, cioè tra Golfo Aranci e Civitavecchia. Non posso dire tutto il bene e tutto il male di questa ferrovia e di questa società per motivi personali: lo scrivente ha avuto tanta ospitalità e cortesia in tutti i vagoni, in tutte le stazioni, in tutti i caselli di questa ferrovia, che devo dire francamente io mi astengo. Debbo però dire altrettanto francamente una cosa. In nessuna linea ferroviaria del mondo il viaggiatore troverà personale tanto cortese, tanto rigidamente attaccato al suo dovere, tanto che in tempi eccezionali, come questi che abbiamo passati, col movimento dei treni, colle folle di intrepidi da portare in giro, non si ebbero che pochi disastri con vittime umane, e gli inconvenienti lamentati sono più dipendenti dalla forza delle cose, che dal malvolere del personale, che per il 99% è composto di «eroi».

Il materiale però di armamento, di trazione, il sistema informativo dell’esercizio sono vetusti, appartengono ad un periodo già superato della tecnica ferroviaria: la Società delle Ferrovie Reali Sarde, essendo, o dicendosi incerta del suo destino, si lascio cogliere dalla guerra di Libia e dall’attuale in mo stato veramente inadatto ai gravi compiti che doveva affrontare. Si trovò senza rotaie, senza locomotive e senza carbone, direi anche senza uomini. E così è che andò peggiorando sempre, per fatalità di rose, tanto che fu definita da un amico carissimo, una grande tirannide della Sardegna. Le macchine, in gran parte rifiuto di altre linee, i vagoni tutti esuli o condannati a domicilio coatto, non consenton velocità rilevanti; anche il tracciato, non sempre felice, in un terreno accidentato, porta seco che la linea Cagliari-Golfo Aranci di 305 chilometri, oggi richiede, senza i ritardi abituali, 13 ore, dico tredici, in quell’unico treno che fa tutto il percorso. E che percorso! Attraverso le più solitarie contrade della Sardegna, dove il viaggiatore cerca indarno l’uomo ed i suoi segni tanto che ci sentiamo stringere il cuore e diciamo che per la Sardegna non è affatto vero che la vaporiera col suo fischio abbia svegliato la bella dormiente. Questo servizio ferroviario, che nel 1918 è peggio che nel 1884, che non ha seguìto, non dico i progressi americani, ma neppur quelli delle altre reti di Sardegna, è uno stridente contrasto col fervore solenne ed austero con cui la gente sarda ha risposto alla grande madre Eccomi pronta!».

Il Touring non ha l’onnipotenza dell’azione, ma a quella delle proteste aggiunge la sua, e solenne, a quella di tutti gli 800.000 sardi, di tutti i 58.000 continentali di Sardegna, i quali han detto ad una voce: Basta! (1: Quando correggo le bozze di questo articolo ho avuto una cara notizia: lo Stato ha dato la diffida alla Società delle Ferrovie Reali, la cui rete sarà nel prossimo gennaio assunta dallo Stato. Purché non vada peggio! Ad ogni modo, il Governo ha fatto un bel gesto e da buon… americano, levo il cappello al reggitore della pubblica cosa, che ha così appagato i desiderii ed i diritti dei Sardi. All right!)

Le Secondarie son le ferrovie di allacciamento; hanno una rete assai grande, più di 1000 chilometri, ma sono per lo più ferrovie di montagna, con tracciati bellissimi, in terreni assai mossi, con livellette che s’aggirano attorno al 700 metri in moltissimi punti.

Date queste condizioni, dato anche il carattere pastorale della gente servita da queste linee, potremo immaginare nu servizio ancora più… deficiente di quell’altro; invece, m’affretto a dirlo, la Società Italiana delle Ferrovie Secondarie, non diede troppe ragioni di lagno. Il materiale di macchine e di vetture è moderno e ben tenuto, le Pullmann dei grandi diretti per Tortolì e per Sorgono, come quelle da Bosa a Nuoro non hanno nulla da invidiare alle Pullmann più vere e maggiori dei grandi express Roma-Parigi o Roma-Trento. Il personale è paterno. Potrei citare centinaia di esempi in cui si farebbe tutta la nobilitate di questi poveri casellanti, frenatori, capistazione, capi servizio, che hanno avuto in questi anni due sole preoccupazioni fare onore al nome di Società Italiana, rispettare l’orario. Vada a tutti il plauso riconoscente del Touring.

Le Complementari passeggiano da Villacidro a Isili, con diramazione da Villamar ad Ales dicono che siano due linee di grande avvenire e che debbano ridestare le giacenti terre di Marmilla, Trexenta e Sarcidano. Vedremo se saranno rose fioriranno; per ora hanno fatto del bene ai pochi azionisti e costruttori, sorretti da molto coraggio e dalle… tasche di Pantalone.

I servizi automobilistici erano in buono sviluppo, prima della guerra oltre alle linee da Sassari al Palao e da Terranova a Nuoro, ed alle altre importanti da Cagliari a Muravera-S. Vito, da Cagliari a Senorbì a Ballao, e da Cagliari a Teulada-Siliqua-Santadi, altre linee erano in maturazione, pure di grande importanza economica e turistica, quali la Sorgono-Abbasanta-Santu Lussurgiu, con diramazione Neoneli-Oristano, la Rosa-Cuglieri-Santa Caterina Cornense-Oristano e la linea dei banditi quella da Nuoro per Orane, Bitti, Buddusò, Alà dei Sardi, Monti, destinate ad avvicinare al mondo le più belle, le più fervide, le più simpatiche terre di questa Sardegna. Anche qui speriamo che il buon sole della vittoria faccia il suo effetto e scardini, schiodi, schianti ostacoli e lentezze, discordie e bassezze, faccia la sua funzione di purificatore, come il fuoco, suo figlio; insomma, anche nella politica del moto possa la nostra età, così meravigliosamente favorita dal destino, dire alla vecchia e sempre giovane Sardegna quello che disse il Grande a Roma:

Questa del Foro tuo solitudine

Ogni rumore vince, ogni gloria

E tutto che al mondo é civile

Grande, augusto egli è «sardignol» ancora.

E il buon sardignoletto piccolino si vedrà venire incontro i fratelli invocati, quelli delle scuole e delle officine, quelli conosciuti, umati, salvati talora, nelle vigilie della grande guerra e gli accoglierà «che frades!»

Ma conviene che questa fraternità sia un poco moderata, e diremo bene, organizzata: libertade io chieggio, dice il turista; quella libertà per cui io, mio figlio, mio padre, abbiamo pagato di persona, perciò il buon sardo e la buonissima sardetta, debbono essere, in poche parole, posti al corrente dei veri doveri della ospitalità turistica, lasciare libero il viaggiatore di vivere a sua posta, nei termini di convenienza, s’intende, senza vessarlo con domande, con profferte, con imposizioni, con mascherate e teatrini. Rimanete, o fratelli, quello che siete, dei cari, dei buoni, dei venerandi amici, della gente, la quale ha tutto il diritto al rispetto, all’ammirazione, all’affetto di tutto il mondo, non della Madre sola. Chi scrive ha sempre difeso a viso aperto l’onor vostro nel mondo ed ha quindi il diritto di dirvi: «Oh su sardu… molenti, Tocca ainnanti!».

Ed ecco il decalogo dell’amico podista.

1° Insegna sempre le strade a su foresteri e non fargli troppe domande; rispondi invece cortese e sta a sentirlo; qualche volta è un pazzo, qualche volta è un imbroglione, qualche volta è… Alberto La Marmora!

2° Non fracassarlo con la troppa cortesia. Ogni troppo stroppia quand’uno è stanco, cotto dal sole, eccitato dal vento e dall’appetito, non domandargli subito chi è e chi non è, chi «fur li maggior sui»: sе nò corri il rischio di seccarlo e talora di farti mandare al diavolo, mentre tu, povero sardignoletto, hai tutta la miglior volontà del mondo di fargli cortesia.

3º Non ti meravigliare di niente. Su foresteri novantanove volte su cento è un pochino, come si dice in sardo, conca levia, è uno stanco, che viene qui a riposare, a svagarsi, a cercare emozioni, a sentire l’anima sarda. A questi «filistei» del turismo, a questi solenni imbecilli non potete dare migliore lezione che fingere di non vederli: le signorine, poco vestite, fumino in mezzo alla strada, o flirtino liberamente con i loro amici o con i nostri bei «picciocchi», non vi interessi: oh, se passano i limiti, se dimenticano le norme scritte nella prefazione della Guida o in quell’aureo libretto italiano detto «il galateo», allora…. allora… scopa con manico di frassino.

4º Non abbiate l’aria di zulù o di abitanti delle Molucche. Tutte le volte che io arrivo in macchina a Nuoro o a Villanova Monteleone, a Teulada o a Santa Teresa di Gallura, dopo una volata sulle magnifiche e ben tenute strade di Sardegna, ho sempre un fitto circolo di popolo in cui prevalgono ragazzi dall’occhio vivo, dalle fattezze regolari, spesso bellissimi, ma sporchi, lerci, stracciati. Perché esibire al forestiere questo spettacolo di miseria morale e materiale? Anche qui preti e maestri e madri all’opera: scopa… e pettine e acqua, per dio, acqua sopra e sotto, dentro e fuori, acqua sul muso e oltre, acqua dovunque!

5° Acqua e scope nelle strade, nei cortili, nella periferia dei villaggi. E qui, sotto, i cattedratici ambulanti, a spiegare il valore del concime stradale; sotto, i maestri, le maestre, i preti, i carabinieri, i funzionari e per ultimo il pretore, con buone multe per contravvenzione alle leggi igieniche e sanitarie! E guerra, guerra alle mosche, prima che alle zanzare, guerra spietata e senza quartiere da Porto Torres Capo Sperone!

6° Cerca di fare in modo che il forestiere si trovi a casa sua, anche quand’è in Sardegna. Non opprimerlo con inviti non cercati; lascialo mangiare alla sua ora ed a suo grado. Quante volte ho dovuto aspettare, dopo una giornata di cavallo, tre ore perché mi dessero un pranzo di venti portate, mentre io desideravo, dopo cinque minuti, una crosta di pane ed un po’ di formaggio! Storico questo. Quante volte il povero turista poco-in-gamba, si vede costretto ad arretrare inorridito, lui, il fiero ingoiatore di aspri veleni farmaceutici, dinanzi a un menù pastorale, in cui con un minaccioso: Ih pappidi! (suvvia, mangi!) gli viene offerto un intiero porchetto, o con un non meno brutale Ih, baffidi! (suvvia, beva!) gli viene imposto, a lui dispeptico ed astemio, un tale bicchiere, dinanzi al quale deve dire col poeta e naufragar m’è dolce in questo mare!».

7º Curate il letto del forestiere. Voi, sardi, dormite benissimo sul duro granito, o sul ventre delle vostre pecore; ma il continentale sfiaccolato ha bisogno del letto decente, molle ed in genere non abitato da altri esseri di razza diversa. Quante volte. Poco in gamba, dovette inorridire dinanzi ad un imperioso: Ih, si crocchidi! impostogli dalla guida; e dover pensare a dormire accanto ai suoi compagni, russanti impavidi come pietre, mentre lui, meschino, ha il breve sonno febbrile, funestato da larve, che sono il duro cibo sullo stomaco, e da una varia e bella famiglia di animali!

8° Non credere che ogni forestiero sia un birbante, o un principe in permesso; spesso non è che un commesso viaggiatore, qualche volta un ingegnere, talora persino un farabutto, spesso un imbecille quindi trattali tutti con la stessa cortesia e bonarietà, ascoltali prima di giudicarli e non far tu l’imbecille. Su sardu non esti tontu.

9° Questo per le donne. Non pensate che il forestiero sin sempre una canaglia o un Don Giovanni; è spesso uno stanco della vita e dell’amore; spesso è un curioso…. ed anche le donne sono curiose….

10° Quest’é per tutti. Lasciate a casa le prevenzioni, voi che venite e voi che riceve te; a posto gli occhi, voi giovinotti, perché le donne di Sardegna sono assai belle ed assai fiere, e, dicono, amano di fare i confronti tra su continentali maccu ed il fiero e fedele sardo… ed i confronti non sono sempre odiosi! Tutto questo è una gran bella cosa, ma pericolosa; del resto, dice l’amico continentale, che male ci sarebbe se il turista facesse degli esperimenti in proposito? E che male ci sarebbe, dico io, se la corrente del Touring traesse anche questo effetto di fare nascere l’amore tra le sponde del Tirreno mare?

E facciamo anzi che sia possibile sempre ripetere il detto sardo in Sardigna già bis beni suspirendi, ma tindi partis piangendi. Che male ci sarebbe se, ritornato in patria, tra le tue terre affaccendate e rumorose, con il ricordo di una terra strana, di un cielo meraviglioso, di clima così diverso, col ricordo soprattutto di tante belle cose, di tante buone caccie, e di così dilettevoli corse, di accoglienze così semplici e schiettamente omeriche, che made ci sarebbe, dico. se si insinuasse anche il ricordo di qualche sarda Nausicaa, dalle mani di regina, che guardandoti coi grandi occhioni, raggianti, pieni di intellettual luce d’amore, ti disse al partire: A si biri, aquitta a torrai! Arrivederci, affrettati a tornare!). E se tu tornerai a far tua quella dolce, quella soave creatura di Sardegna, che male c’è? Guarda questo campionario prodotti d’incrocio, sardo-milanesi, toscani, romani, ecc. … che ne dici, ineffabile amico lettore?

La predica è finita, e la paga al predicatore? Manico di frassino alla conca.

Giuseppe Biasi, Festa solenne
Giuseppe Biasi, Processione a Nule
Giuseppe Biasi, Quartetto
Giuseppe Biasi, mattinata fresca

Come un secondo “capitolo”, collegato a questo, si veda di Antonio Taramelli:

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