IL VIAGGIO DI WILLIAM LIGHT IN GALLURA nel 1829
prima di fondare la città di Adelaide in Australia (nel 1836)
Nel suo Taccuino del “viaggio sardo” nascosta l’accusa alla moglie Mary Bennet di adulterio
tratto da
• Sketches – Artwork
• Notebooks and sketchbooks – Manuscript
di WILLIAM LIGHT
Ottobre – Novembre 1829
Presentazione di Guido Rombi
Tra il 1829 e il 1830 William Light, colonnello inglese di ascendenze nobili della Marina britannica di 43 anni, naviga su e giù per il Mediterraneo, in un tour che lo porterà a visitare tutti gli Stati e le terre che gli fanno cornice, in particolare modo quelle costiere francesi e italiane, ma anche di Grecia e Turchia, e poi Malta e l’Egitto, e tra queste inevitabilmente la Sardegna. Non è da solo. A fargli compagnia è la giovane e bella seconda moglie Mary Bennet (1804-1878), anche lei di ascendenze nobiliari, che sposò nel 1824, portandogli in dote una piccola fortuna che permise alla coppia di finanziare i loro viaggi. (Si separarono nel 1832, dopo che lei iniziò una relazione con un altro ufficiale).
Diversamente dal capitano Smyth autore del celebre Sketch of the present state of the Island of Sardinia di dieci anni prima (1828), Light non ha intenzione di visitare in modo organizzato e approfondito l’Isola, non ha pretese di farsi scrittore-narratore, di scrivere insomma un libro di viaggio sulla Sardegna ad uso dei suoi connazionali inglesi.
Sappiamo che il 5 maggio 1829 è a Cagliari dove, con la moglie partecipa ad un ballo di gala in cui conosce il viceré Carlo Alberto. È la signora Bennet-Light a raccontare l’incontro nei suoi taccuini di memorie: «Fummo presentati al principe che si invaghì molto di mio marito e parlò con lui quasi tutta la sera, rivolgendo a malapena la parola a chiunque altro. Parlò principalmente della situazione politica del paese, che definì pessima, e che sembrava sottintendere di voler correggere una volta salito al trono. Disse che c’erano molti abusi da correggere. Ora siede» (come re Carlo Alberto) «sul trono di Sardegna, ma non ho sentito dire che abbia realizzato alcuno dei suoi buoni progetti. L’isola di Sardegna è per il resto del regno ciò che la povera Irlanda è per la Gran Bretagna».
Sebbene fosse solito tenere un taccuino, un po’ promemoria di carattere logistico e organizzativo (inclusi le vettovaglie e gli indumenti di cui rifornirsi), un po’ diario tipico di viaggio, la peculiarità del contributo di William Light alla letteratura di viaggio in Sardegna è principalmente di carattere iconografico o figurativo grazie ai suoi acquerelli e disegni a carboncino. Ed è un contributo spazialmente limitato, circoscritto sostanzialmente ad una sola area della Sardegna, la Gallura.
Non è improbabile che vi fosse dell’altro sulla Sardegna, ma che – come si legge nelle note illustrative degli acquerelli – sia andato perduto nell’incendio che nel gennaio del 1839 divampò nella sua casa di Adelaide distruggendo «molti dei documenti personali e dei quaderni di schizzi». E che proprio quelli sulla Gallura siano fra quelli che fortunatamente si salvarono («molti degli schizzi sopravvissuti recano i segni dell’incendio, con i bordi carbonizzati»).
Inoltre – doppia fortuna per la Gallura – proprio collegato agli acquerelli galluresi come singole unità è il fortunato salvataggio di uno degli Notebooks and sketchbooks – Manuscript che non solo riportano un altro paio di acquerelli di Luogosanto e Baldo, ma anche dei disegni, o meglio degli schizzi, che il colonnello viaggiatore successivamente riprendeva – scrive David Elder uno dei principali studiosi di Light, in Art of William Light – 1987, per “acquerellarli”.
E’ infatti negli Notebooks and sketchbooks – Manuscript che sono conservati scarni quanto preziosi elementi di supporto storico al viaggio in Gallura:
«31 ottobre 1829. Lasciai la Maddalena alle 11:30 diretto a Tempio, in compagnia del signor Craig [* William Sanderson Craig, che accompagnò anche il capitano Smyth nel suo famoso viaggio in Sardegna]. Ci imbarcammo sulla sua barca e navigammo verso la sponda opposta, favoriti da una fresca brezza proveniente da Nord-Ovest. Al momento dello sbarco, i cavalli ci stavano già aspettando.
Attraversammo sentieri selvaggi e solitari di un territorio bellissimo fino a Baldo, per circa 12 miglia. Nessuna strada: solo un sentiero, e, in certi punti, nemmno quello. Il carattere della Sardegna comincia presto a rivelarsi: si vedono poche persone, e quelle poche restano generalmente in disparte.»
Gli acquerelli e gli schizzi contrassegnano le tappe di un viaggio da La Maddalena a Tempio secondo il consueto itinerario dei viaggiatori di quegli anni: da La Maddalena (o Corsica) a Palau, poi fermata dalle parti di Porto Pollo e quindi l’inoltro nella magnifica Gallura montana seguendo il fiume Liscia a ritroso, passando per Baldu, Luogosanto, Lu Sfussatu, Pulchiana, e infine l’arrivo a Tempio. Tutte tappe impresse nelle immagini.
Due sole immagini restano al di fuori dell’itinerario sommariamente descritto da Light: e sono quelle di Terranova/Olbia e di Arzachena. Una ipotesi, di più non si può formulare, è che dopo Tempio Light e Craig siano tornati indietro alla volta di Arzachena e infine da lì ultima tappa ad Olbia.
E poi nel taccuino è conservata la straordinaria storia di don Gavino Pes di Tempio. Straordinaria in tutti i sensi per quel che ora si verrà a spiegare.
La moglie infedele di don Gavino Pes e la sua clemenza. Una storia inverosimile.
«Don Gavino Pes (Cavaliere) di Tempio, ora defunto lo scorso anno – 1830 – [** segno che il racconto fu scritto nel 1831, cioè circa due anni dopo il viaggio in Gallura] aveva sposato una bella giovane donna nella quale riponeva la massima fiducia; dopo circa sei anni di matrimonio, lei si innamorò di un altro Cavaliere dello stesso luogo e ne seguì una tresca.
La sua serva, che nutriva grande stima per il suo padrone, gli disse che sospettava che la sua padrona lo tradisse.
Don Gavino non si lasciò persuadere facilmente; tuttavia, furono presi accordi in merito. Egli finse di dover far visita a uno dei suoi pastori e sua moglie gli preparò le provviste necessarie.
Come d’accordo con la serva, fece invece ritorno a casa dopo mezzanotte. La ragazza gli aprì: trovarono la moglie infedele insieme all’amante; erano a letto insieme.
Presa una candela, Don Gavino entrò silenziosamente nella stanza e li trovò immersi in un sonno profondo. Distese il suo Mantello sopra entrambi e vi appoggiò sopra la sua Spada. Poi se ne andò. La mattina seguente tornò da sua moglie all’ora in cui aveva detto che sarebbe tornato. Lei era in totale confusione.
Lui disse – Hai trovato il mio mantello e la Spada?
Lei non riuscì a rispondere.
– Sono stato io, disse lui, a metterli lì. Avrei potuto credere che il mondo intero potesse essere rivoltato sotto sopra [scritto proprio in italiano] ma non avrei mai potuto crederti infedele nei miei confronti. Desidero agire con benevolenza: ho messo la mia Spada sul letto per provare che ero io; qualunque [altro] uomo ti avrebbe uccisa, ma ti chiedo di riprenderti la dote che mi hai portato e di lasciarmi per sempre.
Lei si ritirò in un Convento e morì dopo 3 anni. In [seguito?] Lui divenne un Sacerdote e morì un anno fa.»
NOTA. Il brano in questione è di difficile lettura e decifrazione nel taccuino originale. Mi sono avvalso allo scopo delle intelligenze artificiali (in modo particolare Google Gemini), che ho interrogato reiteratamente per giorni, verificando qua e là personalmente le corrispondenze. La storia che ne emerge è quella riportata. Sarebbe tuttavia bene che qualche studioso (magari australiano) trascrivesse in inglese odierno il manoscritto.
erché si tratta di una storia inventata? Di una fiction?
La storia del tempiese don Gavino Pes è molto, troppo inattendibile e fa abbastanza sorridere nella mentalità dei sardi e galluresi del tempo. Il Pes tradito dalla moglie che addirittura perdona è proprio da romanzo. Un gallurese (e così un barbaricino e non solo) in quegli anni dell’Ottocento avrebbe ammazzato sul momento lei e l’amante. Se c’era un punto – è letteratura, è storia – in cui non si transigeva era l’onore coniugale. (Uccidevano talvolta anche le donne in Gallura, per salvaguardare il proprio onore, come la tempiese Maddalena Demuro. Che fu anche assolta: si veda Lena. Una storia corsa).
Una storia troppo lontana insomma dagli usi e costumi della Gallura e della Sardegna. Dal codice di onore. Non che qualche rarissima scappatella non potesse scapparci anche al tempo, ma non in quel modo, a conoscenza della serva poi. Ma quando mai, sarebbe stupido anche oggi.
E poi… Don Gavino Pes che di notte torna a casa e mette sul letto (il proprio letto) dove la moglie dorme con l’amante il suo mantello e la sua spada e va via. Ma quando mai! Bellissimo, ma una fiction. Fiction ottocentesca ambientata in Gallura in salsa nobiliare britannica.
*** NOTA SU DON GAVINO PES di Tempio. Non è facile dire al momento quale Don Gavino Pes potesse essere il cavaliere tempiese menzionato da Light.
Viveva ed era ben conosciuto a Tempio e in Gallura in quegli stessi anni un cavaliere don Gavino Pes. Si trattava del fratello del vescovo di Ozieri Domenico Pes. E, come il fratello, morto nel 1831, anche egli si fece donatore di una discreta somma ai frati Scolopi di Tempio. Ne scrive Tomaso Panu in Gli Scolopi a Tempio. Due secoli di storia gallurese (1665-1866), Sassari, 2015, pp. 98-99). Non è chiaro però dal testo se il lascito fu fatto egli ancora vivente (come il vescovo, che lo fece nel 1829) oppure se il testamento fu reso noto dopo la morte (che in tal caso potrebbe anche coincidere con gli anni 1829-1830). Sua – e non del poeta omonimo – potrebbe essere la bella palazzina in via monsignor Capece (QUI).
E poi sappiamo di un «giovanissimo Cavalier Don Gavino Pes» (ma dei Pes che ormai dai primi dell’800 vivevano a Cagliari), che era stato nominato nel dicembre 1823 – su pressione dei potenzi zii (era nipote del marchese Giacomo Pes che sarebbe stato viceré di Sardegna – unico sardo – dal 1816 al 1818, e di don Diego Pes, giudice della Reale Udienza a Cagliari) – cadetto nel corpo per la repressione del brigantaggio in Gallura, agli ordini di Bonifacio di Sanfrost, così da sottrarlo alla vita gaudente e dissipata che conduceva nel capoluogo (si veda Paolo Cugurra, Il bandito di Luogosanto. Storia vera dell’anno 1823, Carlo Delfino, pp. 34-35). Supponendo che avesse venti anni nel 1823, ne aveva quindi circa 27 nel 1830.
DON GAVINO PES = WILLIAM LIGHT. Trasposizione narrativa di un doloroso fatto personale e autobiografico.
Nella storia attribuita al cavaliere tempiese don Gavino Pes si riscontrano una incredibile serie di coincidenze oggettive e vere riguardanti la vita di William Light.
La moglie – di lontane origini nobili – lo lasciò per un altro ufficiale. Si separarono nel 1832.
(E si abbia ben presente che questo brevissimo racconto fu scritto nel 1831, due anni dopo il viaggio in Gallura: i tempi cronologici si incastrano perfettamente).
Nel brano si dice che lei era giovane (e in effetti quando la sposò, Mary Bennet, 1804–1878, aveva 20 anni);
e che era bella (e in un libro vi è addirittura il titolo di un paragrafo a lei dedicato che informa che era bellissima: «A beautiful wife»);
e che al momento del tradimento erano sposati «da circa 6 anni» (Light si era sposato con la Bennet il 16 ottobre 1824),
e collegato alla durata e fine del matrimonio c’è anche un altro elemento fortemente allusivo: che «don Gavino [ossia “quel” William Light] era morto nel 1830»;
e che lei «provò affetto per un altro Cavaliere dello stesso luogo» (e in effetti il nuovo fidanzato della moglie era anche lui un ufficiale inglese);
e infine che lei si riprendesse la dote che gli aveva portato (e anche questa informazione sulla dote economica che gli portò la moglie è nelle biografie di Light).
Tutto corrisponde perfettamente.
Sembra incredibile che Wlilliam Light – il quale alcuni anni dopo, nel 1836, si trapiantò nel Sud Australia inviatovi dal governo inglese per coadiuvare l’inserimento dei nuovi coloni inglesi divenendo celebre ai posteri come fondatore della città di Adelaide (che conta oggi circa 1 milione e mezzo di abitanti), che gli ha sempre tributato grandi onori (si veda QUI e QUI) – abbia trasposto e nascosto un fatto così intimo, così personale, in un breve brano di uno dei tanti taccuini di viaggio (scampato per giunta all’incendio del suo casolare) concernenti uno dei moltissimi luoghi da lui visitati nei suoi viaggi per il mondo, addirittura in quello nella lontana e sconosciuta Gallura di circa duecento anni fa, assumendo le sembianze di tale don Gavino Pes di Tempio Pausania.
Sì sembra incredibile, eppure l’analisi e l’interpretazione storica complessiva ben portano a questo esito: il don Gavino Pes del racconto dei taccuini di William Light è proprio lo stesso William Light; la storia di don Gavino Pes è la storia personale di William Light.
Sotto William Light e la moglie Mary Bennet
Fonti e Bibliografia:
1) https://collections.slsa.sa.gov.au/resource/PRG+1/5
2) https://collections.slsa.sa.gov.au/resource/PRG+1/4/174/55-56
3) https://sahistoryhub.history.sa.gov.au/people/colonel-william-light/
4) https://archive.org/details/ashortsketchliv00steugoog/page/n16/mode/2up?q=Mary+Bennet
5) https://it.wikipedia.org/wiki/William_Light
RINGRAZIAMENTI. Si deve al Sig. Aurelio Spano di Olbia, appassionato cultore di storie della Gallura, il merito di aver scoperto dapprima le immagini e recentemente il taccuino di William Light presso la Biblioteca del Sud Australia che li offre alla consultazione pubblica in formato digitale. Di questi ritrovamenti ne hanno dato notizia alcuni siti di notizie locali on-line. Senza questo contributo, il sottoscritto non avrebbe avuto l’idea di studiare più approfonditamente il viaggio di Light in Gallura, e di dare infine alla luce questa pagina inedita alla storia della Gallura/Sardegna, dell’Inghilterra, e dell’Australia.
IL VIAGGIO DI WILLIAM LIGHT IN GALLURA
tratto da
• Sketches – Artwork
• Notebooks and sketchbooks – Manuscript
Ottobre – Novembre 1829
«31 ottobre 1829. Lasciai la Maddalena alle 11:30 diretto a Tempio, in compagnia del signor Craig. Ci imbarcammo sulla sua barca e navigammo verso la sponda opposta, favoriti da una fresca brezza proveniente da Nord-Ovest. Al momento dello sbarco, i cavalli ci stavano già aspettando.
Attraversammo sentieri selvaggi e solitari di un territorio bellissimo fino a Baldu, per circa 12 miglia. Nessuna strada: solo un sentiero, e, in certi punti, nemmno quello.
Il carattere della Sardegna comincia presto a rivelarsi: si vedono poche persone, e quelle poche restano generalmente in disparte.»
WILLIAM LIGHT A CAGLIARI E QUARTU SANT’ELENA
Nell’immagine:
Poesia e Canti: In alto a destra leggiamo i primi versi di una celebre canzone marinaresca di Allan Cunningham: “A wet sheet and a flowing sea / And a wind [that] follows fast”. (Curiosamente, chi scrive sembra aver trascritto i versi a memoria o con varianti personali).
Inventario e Liste: Sotto la poesia troviamo una lista della spesa o un inventario di vestiario (forse per una sosta a terra): 1/2 dozzina di camicie; 3 gilet (waistcoats); 6 paia di calze; 1 seta nera.
Calcoli Matematici: Sulla destra sono presenti delle moltiplicazioni (es. $176 \times 8 = 1408$), che suggeriscono la gestione di pagamenti, distanze o razioni.
© Tutti i diritti sono riservati















