LA GALLURA

NEL

DIZIONARIO COROGRAFICO DELL’ITALIA ⇒

COMPILATO PER CURA DEL 

PROF. AMATO AMATI ⇒

Col concorso dei sindaci, delle rappresentanze provinciali

e di insigni geografi e storici

i nomi dei quali sono indicati in fine dei relativi articoli

Opera illustrata

da circa 1000 armi comunali colorate

e da parecchie centinaia di incisioni intercalate nel testo rappresentanti i principali monumenti d’Italia

Milano, Francesco Vallardi

[8 v., 1867 – : datazione incerta in tutti i cataloghi bibliotecari d’Italia]

AGIUS AGGIUS. VOLUME PRIMO: A – B

Mandamento della provincia di Sassari, circondario di Tempio, in Sardegna.

Ha una popolazione di 3753 abitanti, ripartiti nei due comuni d’Agius con Cussorgie d’Agius e Bortigiadas con Cussorgie di Bortigiadas.

AGIUS AGGIUS con CUSSORGIE D’AGIUS.

Comune in Sardegna, provincia di Sassari, circondario di Tempio, mandamento di Agius. Ha una superficie perficie di 28,747.05 ettari.

La sua popolazione nel 1858 era di 2300 abitanti, dei quali 1180 maschi, e 1120 femmine. Nel 1862 (ultimo censimento) contava 2222 abitanti; e quindi 7. 72 per chilometro quadrato. La sua guardia nazionale consta di una compagnia con 150 militi attivi, e 78 di riserva: totale 223 militi. La guardia mobilizzabile è di 50 militi.

Gli elettori politici sono inscritti nelle liste elettorali del collegio di Ozieri; nel 1863 erano 62.

Ha ufficio postale proprio, ed è sede di giudicatura di mandamento compresa nella giurisdizione del tribunale di circondario di Tempio. Il territorio comunitativo è montuoso, fertile, ma poco coltivato, coperto di vasti boschi e di copiosi pascoli: ha clima freddo ed aria non cattiva. In varie parti vi si mostrano sorgenti di acque minerali. Tra le cose notevoli vi ha un pozzo chiamato volgarmente la sorgente dei banditi. E per verità fu già questo un luogo infestato da ladri e da banditi, che dopo aver commesso i loro delitti trovavano scampo nelle vicine selve. Ora il paese è restituito in piena sicurezza, ed i suoi abitanti sono buoni ed ospitalieri: gli uomini si dedicano alla pastorizia ed all’agricoltura, le donne alla tessitura.

CALANGIANUS. VOLUME SECONDO: C – CI

Mandamento in Sardegna, provincia di Sassari, circondario di Tempio Pausania.

Ha una popolazione di 4963 abitanti, divisi nei tre comuni seguenti. Calangianus, Luras con Cussorgie di Luras, Nuches con Cussorgie di Nuches. Comune in Sardegna, provincia di Sassari, circondario di Tempio Pausania, mandamento di Calangianus.

Comprende le frazioni di San Paolo e S. Bachisio e le sue cussorgie, denominate Ultana e Zighinone.

Ha una superficie di 27,577 ettari.

La sua popolazione nel 1858 era di 2188 abitanti (1119 maschi e 1069 femmine). Secondo l’ultimo censimento (1862) contava abitanti 2194 (maschi 1142 e femmine 1052), e quindi 7. 95 per chilometro quadrato.

La sua guardia nazionale consta di una compagnia con 243 militi, dei quali 163 attivi e 80 di riserva. La mobilizzabile è di 99 militi.

Gli elettori politici sono inscritti nelle liste elettorali del collegio di Ozieri; nel 1863 erano 72: attualmente (1865) sono 70.

Ha ufficio postale proprio, è sede di una giudicatura di mandamento dipendente dal tribunale di circondario di Tempio Pausania, e forma sezione elettorale del collegio d’Ozieri, che conta 116 elettori.

Pel dazio consumo è comune di quinta classe.

Il suo territorio, rapporto alla sua vasta estensione e fertilità, è assai poco abitato. I suoi principali prodotti consistono in vino, grano, orzo, legumi, sughero e bestiame; vi prosperano anche molti alberi da frutta. Il clima vi è temperato e l’aria salubre, se si eccettuino piccoli luoghi nelle lontane cussorgie, dove si trovano molte paludi, che nell’estate disseccandosi, tramandano esalazioni miasmatiche.

Il capoluogo è un piccolo borgo, esposto a ponente ed alquanto a tramontana, situato alle falde di un colle, a cui stendesi innanzi una fertile valle coronata da alti monti. Dista 9 chilometri a greco da Tempio Pausania, a cui mena la strada nazionale recentemente costruita. Un terzo e più della sua popolazione è sparsa nelle così dette cussorgie, nelle quali vanno comprese le due frazioni, di San Paolo e di San Bachisio, che gli sono aggregate.

Oltre all’agricoltura, principale industria de’ suoi abitanti, molti di essi si dedicano al traffico di tessuti di lino e di lana ed altri a quello del bestiame, principalmente bovino. Possedeva un monte frumentario di soccorso, destinato a sovvenire la classe agricola nel tempo dei lavori campestri, ma fu abolito perchè più non corrispondeva allo scopo della sua istituzione.

Nelle sue vicinanze, presso la chiesa di Santa Margherita, che ora è quasi diroccata, si trovano alcuni notevoli avanzi di antichi edifizii, e in diversi luoghi si incontrano parecchi nuraghi (vedi Abbasanta), nonchè diverse spelonche.

Alcune delle surriferite notizie debbonsi alla cortesia dell’onorevole Municipio di questo comune.

CAPRERA. VOLUME SECONDO: C – CI

Frazione del com. di Maddalena, in Sardegna, prov. di Sassari, circond. di Tempio, mand. di Maddalena.

L’ufficio postale à a Maddalena.

Questa frazione è costituita dall’isola omonima.

L’isola di Caprera, rimasta sino a’ nostri giorni quasi sconosciuta, oggidì ha acquistato celebrità, siccome la terra che forma il soggiorno del generale Giuseppe Garibaldi, il quale ne è anche il principale proprietario.

Essa è situata in vicinanza dell’isola della Maddalena, dista poco più d’un chilometro dall’ultimo scoglio di quell’isola, e circa 5 dal villaggio detto della Maddalena. Ha una circonferenza di circa 28 chilometri e più di 9 in lunghezza; guarda a levante l’isola della Maddalena, a ponente la medesima e l’isoletta di Santo Stefano, frazione dell’isola della Maddalena, a mezzodì il capo dell’Orso, spettante all’isola della Sardegna, e a settentrione ha l’aperto Mediterraneo.

Componesi dei tre monti, detto Monte Fico, Monte Bacca, Monte Teialone, separati tra loro da vaste pianure mirabilmente coltivate, ed ha tre porti, i quali sono Porto Palma, Porto Stagnale, Porto Taviano. Il monte Fico, denominato anche Ponterosso, presenta la figura di una forcella e termina col Porto Palma, atto per natura ad accogliere qualunque bastimento. Alla distanza di circa mezzo chilometro da questo monte sorge un’isoletta, chiamata l’isola del Porco, spettante pure al generale Garibaldi. Il monte Fico, essendo un ammasso di sassi e di pietre ordinarie, frastagliate di macchie di acacia e di lentisco che produce una specie di frutta buona a far olio, è il più sterile dei monti della Caprera, che in questa parte è affatto disabitata. Sotto un grosso macigno di questo monete sgorga una ragguardevole sorgente perenne di acqua fresca, leggiera a sana. Presso il porto Palma estendesi una vasta pianura lunga circa un’ora di cammino e larga altrettanto, ricca di ubertosi pascoli e di terreni coltivati e assai produttivi in uva, fichi, mele, prugne, erbe, grano turco, trifoglio ed ogni sorta di erbaggi. In questa spianata sorgono due casolari per uso di abitazione, in uno dei quali viveva l’inglese madama Chiara Collins, vedova del signor Riccardo Collins, già proprietario dei terreni ora posseduti da Garibaldi: avvi pure l’ovile delle capre e dei caproni e quello delle vacche o dei tori, che in questa parte dell’isola si allevano in considerevole numero.

Al monte Fico tien dietro il monte Baccà, a tramontana del quale apresi il porto Stagnale, atto solo alle piccole barche: esso dalla metà alla cima è un ammasso di pietre, ma nell’altra metà è coltivato assai diligentemente ed ogni anno aumenta i suoi prodotti. Alle falde di questo monte avvi un casolare con annesso una piccola vigna, che non sono di proprietà dell’illustre generale.

Il monte Tejalone è il più alto, ed è formato da al un ammasso di scogli, sui quali annidano numerosi caproni selvatici. Sul pendio di esso si trovasi il palazzo abitato da Garibaldi e dalla sua famiglia (vedi fig. 227), e ai piedi estendesi una pianura che mercè una faticosa coltivazione divenne produttiva d’ogni sorta di vegetali.

Tra il monte Tejalone e il palazzo avvi un’antica casa rustica, vicino alla quale trovasi un piccolo orto, una piccola vigna ed una fonte di eccellente acqua che non entra nei possessi del generale.

Discendendo trasversalmente dal suddetto monte verso l’abitazione di Garibaldi, dalla parte del mare e ove giace il porto Taviano, incontrasi un sentiero che comunica con una commoda strada, continuando sulla quale si giunge alla parte settentrionale dell’isola, ove in prospetto della Maddalena scorgonsi Arcaccio ed il ponte Gallera. Dal lato di levante l’isola Caprera non presenta che scogli ed alcune boscaglie.

La casa o palazzo, ove dimora attualmente il generale Garibaldi, trovasi in prospettiva al mare e si compone di due piani di otto locali ciascuno, avente ai quattro lati una specie di terrazza: presso la facciata principale del caseggiato, avvi inoltre un molino per macinar grani, mosso a vapore.

A destra e a sinistra stendonsi terreni montuosi, ridotti mirabilmente a diligente coltivazione. Il caseggiato venne costrutto in diverse epoche, coi nuovi fabbricati che si aggiunsero all’antico casolare; è di semplice ma romantico aspetto, sia per la sua costruzione irregolare come per la sua solitudine.

L’interno è chiuso all’ intorno dagli altri fabbricati, formanti il quadrato della corte, cioè da una casa civile ad un solo piano di otto locali, da un’altra a piano terreno di quattro stanze, costruita in ferro; da una grande stalla per uso di cavalli ed altre bestie da tiro, a cui sovrasta un ampio locale a guisa di solaio; da un grande magazzino con granaio; da un’altra casa di legno, che fu il primo casolare abitato dall’illustre generale, ora ridotta ad uso di pollaio; da una casetta ad un solo piano e formata di un solo locale.

Al disotto del palazzo vi sono tre altre piccole case ad un solo piano, e più in alto un’altra casetta di recente costruzione: sulla spiaggia del mare sorge finalmente un locale che serve di magazzino e di imbarcazione. Questi fabbricati appartengono tutti all’illustre abitatore dell’isola.

In tutta quella parte dell’isola che si estende dal pendio del monte Tejalone sino mare e tutto all’intorno al caseggiato di sopra descritto, i terreni sono fertilissimi. Vi fanno abbondanti raccolte di grano turco, frumento, patate, tartufi di squisito sapore legumi: vi cresce ogni sorta di verdura di frutta di ottima qualità, tra cui pere, pomi, fichi, specialmente quelli moreschi, prugne, ciriege, persiche ed uva squisitissima ed abbondanza, poichè vi prosperano meravigliosamente numerosi vigneti. Di qualche importanza è pure il bestiame che vi si alleva, proprietà dello stesso Garibaldi, specialmente bestie bovine, pecore, caproni, capretti molto pollame, oltre a non pochi quadrupedi da tiro e da soma.

Il clima dell’isola di Caprera è quasi lo stesso di quello della vicina Sardegna, ma più temperato, sebbene di frequente vi dominino forti venti che impediscono la coltivazione dei vegetali di alto fusto.

Si vuole che in tempi remoti Caprera abbia servito di luogo di difesa contro le scorrerie dei Mori che infestavano quei contorni. Ciò non è improbabile, poichè vi si veggono tuttora nei dintorni avanzi di castelli: così nella vicina isola della Maddalena si trova ancora qualche antica rocca che potrebbe servire anche oggidì. I Mori vi importarono la coltivazione dei fichi moreschi. Mancano affatto notizie storiche di questa isoletta, essendochè essa nel passato fu sempre deserta ed abitata solo da qualche pastore in tempo d’estate,

Oggidì gli occhi non solo dell’Italia ma dell’Europa tutta sono rivolti con venerazione a questo piccolo scoglio.

LA MADDALENA. VOLUME QUARTO: GA – MA

Mandamento in Sardegna, prov. di Sassari, circond. di Tempio Pausania.

Ha una popolazione di 5688 abitanti, divisi nei 3 seguenti comuni: La Maddalena, Santa Teresa Gallura e Terranova Pausania.

LA MADDALENA. Comune in Sardegna, prov. di Sassari, circond. di Tempio Pausania, mand. di La Maddalena.

Oltre l’isola omonima, comprende come frazioni, le isolette di Caprera, Santo Stefano e Spargi e le isole di Santa Maria (Santa Maria, Budelli e Razzoli).

Ha una superficie di 5000 ettari. La sua popolazione di fatto, secondo il censimento del 1861, contava abitanti 1721 (maschi 813, femmine 908); quella di diritto era di 1901 abitanti. Nel 1864 erano 1769.

La sua guardia nazionale consta di 28 militi.

Gli elettori politici sono inscritti nelle liste elettorali del collegio di Ozieri; nel 1863 erano 34.

Ha ufficio postale; pretura di mandamento dipendente dal tribunale civile e correzionale di Tempio Pausania; sotto-ispezione per le gabelle; dogana.

Appartiene alla diocesi di Tempio Pausania.

Nella circoscrizione elettorale è sezione con 194 elettori.

Il suo territorio componesi di quello delle varie isole di cui consta il comune.

Il capoluogo consiste nel borgo che ha nome Maddalena, avente una popolazione di circa 1600 abitanti, è situato sulla sponda meridionale dell’isola omonima, alla distanza di 60 chilometri da Tempio Pausania.

Per riguardo alla frazione Caprera vedi l’articolo speciale.

LA MADDALENA. Isola. È una delle piccole isole che trovansi nelle vicinanze della Sardegna, e precisamente nello stretto di Bonifacio. Giace al 41° 14′ di latitudine, ha una superficie di metri quadrati 19 mila e forma colle isole minori di Caprera, Santo Stefano, Spargi, Santa Maria, Budelli e Razzoli, la comunità che ha nome di La Maddalena.

Il territorio di quest’isola è per la massima parte sterile. I terreni arativi non consistono che in angustissimi tratti di terra fra le nude roccie, a cui vanno aggiunti altri piccoli tratti tenuti ad orti e a vigne. Fra i cereali si seminano specialmente frumento ed orzo; fra le piante ortensi si coltivano cavoli, lattuche, cipolle, melloni, cocomeri, pomidori.

Le piante fruttifére sono rare. Lungo le coste abbondano i pesci, di cui i pescatori fanno grosse prese.

Quest’isola ha clima temperato sia d’inverno che d’estate, ed è fornita di due buone fonti d’acqua. Lungo le sue coste si incontrano alcuni porti. Quello detto di Calagavetta è capace di contenere anche navigli da guerra e in esso possono riparare le navi al sicuro da ogni vento. Un altro buon porto è quello di levante nel seno di Mangiavolpe, riparato a levante, a greco e a mezzogiorno dall’isola di Caprera. Il principale però è il bacino di Mezzoschifo, formato dalle sponde della Sardegna nel Palao, dall’isoletta di Santo Stefano e dalla spiaggia australe della Maddalena: vi possono stare al sicuro legni di qualunque portata, flotte intere e sino a 200 navi.

La Maddalena forma parte del circondario marittimo di Alghero, di cui è uno de’ principali compartimenti. Il movimento navale nel 1863 per essa verificatosi fu il seguente: nella navigazione generale a vela e a vapore, entrarono per operazioni di commercio 133 bastimenti aventi un carico di 11,844 tonnellate e 1607 uomini di equipaggio e ne uscireno 149 con un carico di 18,880 tonnellate e 1697 uomini di equipaggio.

Per approdo forzato entrarono 4 bastimenti con 1884 tonnellate e 219 uomini di equipaggio e ne uscirono 6 bastimenti con 1971 tonnellate e 241 uomini di equipaggio.

Il movimento complessivo di entrata fu di 187 bastimenti, di cui 93 con bandiera nazionale e 44 con bandiera estera; quello di uscita fu di 155 bastimenti, di cui 112 con bandiera nazionale e 43 con bandiera estera.

Nella navigazione di cabotaggio il movimento di entrata fu di 313 bastimenti, carichi di 31,211 tonnellate e 5262 uomini di equipaggio: quello di uscita ascese a 287 bastimenti carichi di 28,860 tonnellate 5036 uomini di equipaggio. Il movimento complessivo di cabotaggio fu pertanto di 600 bastimenti e di 60,071 tonnellate di carico e 10,298 uomini di equipaggio. L’isola della Maddalena è abitata da circa 1600 abitanti, per la maggior parte marinai, pastori, pescatori e agricoltori. Le donne lavorano in telo, fanno reti e guanti di molto pregio.

Fra gli edifici dell’isola si notano i forti S. Vittorio, Balbiano, Santa Teresa, Sant’Andrea, Sant’Agostino e San Giorgio.

L’isola della Maddalena fu primamente abitata da pastori bonifacini e fece sempre parte della Gallura, di cui segui le sorti. Gli abitanti di quest’isola furono frequentemente molestati dalle scorrerie barbaresche. Nella invasione francese dell’ultimo secolo, questi isolani uniti a 150 Galluresi fecero valida resistenza agli invasori e ne ottennero vittoria. Nelle guerre successive tenne quivi stazione la squadra dell’ammiraglio Nelson, pronta per correre sulle flotte francesi, ove queste avessero osato uscire dai porti di Tolone o Marsiglia.

Fu di qui quell’ Emma Liona, amante del suddetto Nelson, dopo il suo ritorno da Abuckir.

LURAS. VOLUME QUARTO: GA – MA

Comune in Sardegna, prov. di Sassari, circond. di Tempio Pausania, mand. di Calangianus.

Ha una superficie di 9126 ettari.

La sua popolazione di fatto, secondo il censimento del 1861, contava abitanti 1812 (maschi 887 e femmine 925); quella di diritto era di 1841. Nel 1864 aveva 1851 abitanti.

La sua guardia nazionale consta di 2 compagnie con 87 militi attivi e 53 di riserva: totale 140 militi. La mobilizzabile è di 41 militi.

Gli elettori politici sono inscritti nelle liste elettorali del collegio di Ozieri; nel 1863 erano 36.

L’ufficio postale è a Tempio Pausania.

Appartiene alla diocesi di Tempio Pausania.

Il suo territorio è assai esteso e quasi tutto montuoso: ha selve e boschi di lecci, di roveri e di ulivastri, e abbonda di cereali, di alberi fruttiferi, di ulivi e di rigogliosi vigneti, dai cui prodotti si estrae anche buon’acquavite.

Vi si allevano bestie bovine, pecore, capre e porci in considerevole numero.

È bagnato da vari ruscelli e dal fiume Carana, che qui scorre tra amenissime sponde, ricco di pescagione, massime di trote ed anguille, di cui si fa un lucroso commercio.

Vi si fa pure ricca caccia di selvaggiume.

Il capoluogo è un villaggio situato sopra un altipiano esposto ai venti, per cui ha un clima alquanto freddo.

Ha alcune vie selciate, con piazze e case di decente aspetto. La sua chiesa parrocchiale è di moderna e bella costruzione a tre navate. Avvi una scuola elementare.

Vi si fa attivo traffico dei prodotti del territorio e di bestiami, formaggi, lane e pelli.

Nelle sue vicinanze esistono ancora sei nuraghi (vedi Abbasanta) e veggonsi in molti luoghi caverne e  piccole gallerie formate da due muri e coperte da enormi lapide.

Questo villaggio dista 10 chilometri a greco da Tempio Pausania.

NUCHES NUCHIS. VOLUME QUINTO: ME – PE

Comune in Sardegna, prov. di Sassari, circond. di Tempio Pausania, mand. di Calangianus. Ha una superficie di 10,530 ettari.

Comprende le tre frazioni seguenti: Arvaghina di S. Giovanni, Congianus e Melmejů.

La sua popolazione di fatto, secondo il censimento del 1861, contava abitanti 957 (maschi 461, femmine 496); quella di diritto era di 974.

La sua guardia nazionale consta di una compagnia con 104 militi attivi.

Gli elettori politici sono inscritti nel collegio di Ozieri; nel 1867 erano 14.

L’ufficio postale è a Tempio Pausania.

Appartiene alla diocesi di Tempio Pausania.

Il suo territorio, irrigato da tre fiumi, è assai fertile; esso viene coltivato a cereali, a viti, a piante fruttifere ed ortensi, e ad eccellenti pascoli. Produce squisiti carciofi che sono molto ricercati, ed ha abbondanza d’acque potabili.

Il villaggio giace su un piccolo declivio a 6 chilometri da Tempio Pausania.

La sua chiesa parrocchiale, dedicata allo Spirito Santo, ha vaga e pittoresca prospettiva.

Il clima vi è dolce e temperato, l’aria sanissima.

Gli abitanti sono deditı all’agricoltura e fanno commercio di sugheri, formaggio, vino, corteccie e carbone.

Nel lunedì dopo Pasqua d’ogni anno celebransi, nella chiesa dei Santi Cosma e Damiano, feste religiose che attirano molta gente.

Nuches ebbe il nome dalle selve di noci che lo circondano, e sotto la dominazione spagnuola era detto Nuges, Nuguez e Nughes.

Alcune delle surriferite notizie debbonsi alla cortesia dell’onorevole Sindaco di questo comune.

MONTI. Comune in Sardegna, prov. di Sassari, circond. di Ozieri, mand. di Oschiri. Comprende varie case sparse.

Ha una superficie di 13,102 ettari. La sua popolazione di fatto, secondo il censimento del 1861, era di abitanti 881 (maschi 450, femmine 431); quella di diritto ne contava 868.

La sua guardia nazionale consta di 50 militi attivi.

Gli elettori politici sono inscritti nel collegio di Ozieri; nel 1865 erano 11.

L’ufficio postale è ad Oschiri. Appartiene alla diocesi di Ozieri.

Il suo territorio è generalmente montuoso tenuto a pascoli. Vi si coltivano però anche granaglie, orzo e viti, e sui monti abbondano gli alberi ghiandiferi. In alcuni luoghi si trova argilla ottima per fare stoviglie.

Monti è un piccolo villaggio posto in una valle ai piedi di una catena di colline, che lo difendono dai venti meridionali, alla distanza di 46 chilometri da Ozieri. Nei suoi dintorni non vi sono meno di 10 nuraghi, in gran parte disfatti.

SANTA TERESA GALLURA – VOLUME SETTIMO: SA – SZ

già S. TERESA. Comune in Sardegna, prov. di Sassari, circond. di Tempio Pausania, mand. della Maddalena.

Ha una superficie di 10,055 ettari.

La sua popolazione di fatto, secondo il censimento del 1861, contava abitanti 1481 (maschi 800, femmine 681); quella di diritto era di 1522.

La sua guardia nazionale consta di una compagnia con 103 militi attivi.

Gli elettori amministrativi nel 1865 erano 40, e 68 i politici, inscritti nel collegio di Ozieri.

Ha ufficio postale, luogotenenza delle gabelle, e ufficio di sanità marittima di seconda classe. Vi tiene sede il rappresentante dell’Inghilterra.

Appartiene alla diocesi di Tempio Pausania.

Il suo territorio è vastissimo, ed è in parte situato sopra monti e colli ed in parte piano marittimo. È molto ferace e adatto specialmente alla coltura dei cereali. L’agricoltura però non vi ha fatto che pochi progressi, ed – oltre all’orzo ed al grano – non vi si coltivano che poche piante ortensi, pochi alberi fruttiferi e viti, ma ristrettamente anch’esse. Una parte del territorio è tenuta a pascoli, coi quali nutronsi vacche, pecore, capre e porci, donde cavansi prodotti animali in discreta quantità e specialmente buon formaggio.

Nella parte montuosa trovansi frequenti selve, nelle quali si fa buona caccia di cervi, cinghiali e lepri.

S. Teresa, capoluogo del comune, è una piccola terra situata sulla destra sponda del porto Longone, così chiamato perchè più lungo che largo, ed aperto al settentrione, e distante 30 chilometri dalla Maddalena e 59 da Tempio Pausania. Temperato è il suo clima in ogni stagione in causa dei venti periodici che vi soffiano dal mare.

Nel perimetro del territorio di questo comune vedesi l’antico castello di Longone, che un tempo dava nome alla terra, prima che si formasse l’abitato di S. Teresa, sorto sui primordii del presente secolo.

Questo luogo è provveduto di un porto sicurissimo per la sua posizione, ma di poco fondo.

Nel 1866 vi ebbe luogo per operazioni di commercio un movimento complessivo di navigazione, tra approdi e partenze, di 429 bastimenti, 19,025 tonnellate, 2471 uomini di equipaggio, e 324 passeggieri. I bastimenti entrati ed usciti per forza maggiore furono 98, della portata totale di 2346 tonnellate.

I bastimenti approdati per operazioni di commercio sommarono a 206, della portata di 8438 tonnellate e con 1167 uomini di equipaggio e 167 passeggieri; quelli partiti ascesero a 223, della portata di 10,587 tonnellate e con 1304 uomini di equipaggio e 157 passeggieri. Quanto al genere di navigazione, al carico, al tipo e alla bandiera questi bastimenti si distinguono come segue:

Approdi.

Navigazione generale. Bast. 97, di cui scaricarono 36; tonnell. 4420.

Navig. di cabotaggio. Bast. 109, tonnell. 4018.

Con carico. Bast. 885, tonnell. 1800.

In zavorra. Bast. 121, tonnell. 6638.

A vela. Bast. 206, tonnell. 8438.

Bandiera nazionale. Bast. 155, tonnell. 8154.

Bandiera estera. Bast. 51, tonnell. 284.

Partenze.

Navigazione generale. Bast. 114, di cui caricarono 101; tonnell. 5869.

Navig. di cabotaggio. Bast. 109, tonnell, 4718.

Con carico. Bast. 189, tonnell. 10,352.

In zavorra. Bast. 34, tonnell. 235.

A vela. Bast. 223, tonnell. 10,587.

Bandiera nazionale. Bast. 167, tonnell. 10,164.

Bandiera estera. Bast. 56, tonnell. 428

TEMPIO PAUSANIA ⇒ VOLUME OTTAVO – PARTE I: TA – VE

Circondario della prov. di Sassari, in Sardegna. Ha una superficie di chilometri 2144.65.

La sua popolazione assoluta di diritto, secondo il censimento del 1861, era di 24,167 abitanti, dei quali 12,691 maschi, e 11,476 femmine; quella di fatto contava 24,764 abitanti (13,164 maschi, e 11,600 femmine, con 5531 famiglie, 4917 case abitate e 43 case vuote.

La sua popolazione relativa, secondo il censimento di fatto, era di abitanti 11,55 per chilometro quadrato.

TEMPIO PAUSANIA. Mandamento. Consta del solo comune omonimo.

TEMPIO PAUSANIA. Comune. Comprende diverse borgate e un gran numero di case sparse, abitate specialmente dai pastori.

Ha una superficie di 90,351 ettari.

La sua popolazione di fatto, secondo il censimento del 1861, contava abitanti 10,360 (maschi 5676, femmine 4684); quella di diritto era di 9600.

La sua guardia nazionale consta di quattro compagnie con 200 militi attivi, organizzate in battaglione.

Gli elettori amministrativi nel 1865 erano 264, e 430 i politici, inscritti nel collegio di Ozieri. Costituisce due sezioni elettorali

Ha ufficio postale di prima classe e stazione telegrafica: è sede del sotto-prefetto, dell’ispettore scolastico, del consiglio circondariale di sanità; ha ufficio del registro e bollo, agenzie delle tasse dirette e catasto; magazzeno dei generi di privativa; tribunale civile e correzionale, pretura di mandamento.

Nella circoscrizione ecclesiastica è una delle sedi vescovili delle due diocesi unite di Ampurias e Civita, che officialmente si denominano di Ampurias e Tempio. Il vescovo risiede una parte dell’anno a Castelsardo come vescovo di Ampurias, e l’altra parte a Tempio.

Il vasto suo territorio è montuoso, ma non vi mancano i piani, quali più e quali meno inclinati ed estesi: a libeccio, ad ostro ed a scirocco si adergono le imponenti masse dei monti di Limbara; alcune diramazioni di diverso ordine si distaccano da quella catena a greco-borea e maestro, e formano due valli principali; numerose appendici danno origine a molte vallate di poca considerazione.

Vi scorrono due fiumi-torrenti, il Termo cioè ed il Carano; e numerosi torrentelli e rivoli intersecano e frastagliano quest’agro in tutte le direzioni.

In considerevole quantità sono le fonti, tutte notevoli per la buona acqua ed alcune per copia: meritano d’essere particolarmente menzionate: la Funtana Noa, la Renargiu, la Costovargia, la Pastini e quella della Concezione.

La catena del Limbara è composta di granito con base di feldspato roseo, che in alcuni punti è rosso, e bianco in altri. Il quarzo suol essere di color bigio, la mica comunemente nera.

Il territorio è percorso dalla strada provinciale che, staccandosi dalla nazionale a Sassari, va fino alle Bocche di Bonifacio: le altre strade comunali e vicinali, meno qualche piccolo tratto in cui sono carreggiabili, vengono praticate solo da giumenti, e meglio che strade direbbonsi sentieri.

Il suolo è in generale fertile, e l’agricoltura in questo secolo si è notevolmente migliorata, e va sempre più informandosi ai saggi principi della scienza agraria.

Discretamente estese sono le vigne: le specie più facili a maturare sono la barriadorja, che è supposta essere la vite dello Sciampagna; la niedda (nera) d’acino ovale, color granata nella polpa e di cui si fa grand’uso per mangiare; il moscatello e la niedda manna.

Gli alberi fruttiferi sono di molte specie e varietà, ed eccedono forse le 40 migliaia: i più comuni sono i castagni, i noci, i sorbi, i cotogni, i pini, i fichi, i peri, i meli ed i peschi; vengono quindi i gelsi, i nespoli, i ciliegi ed i nocciuoli. Dietro gli esperimenti fatti da Paolo Altea vi allignano i mandorli; gli albicocchi mettono i fiori, ma abortiscono; e vi vegetano pochi melogranati.

Il prodotto del grano, quantunque dia in media il dodici per cento, non basta alla consumazione locale. Estesa è la coltivazione delle patate, e così quella dei fagioli; si fanno discrete raccolte di lenticchie, di veccie e di ceci; poco si coltivano i piselli e la meliga, e pochissimo le fave. L’orticoltura è estesa, specialmente nelle vicinanze di Tempio, ed è favorita dall’irrigazione o meglio dall’inaffiamento, a ciò raccogliendo e conservando le acque delle fonti in alcune vasche. Vi si semina pure un po’di lino, e vegeta bene; più vigorosa fu veduta la vegetazione della canapa, ma questa coltivazione è affatto trascurata. La robbia viene naturalmente e prospera massime nelle siepi: non se ne trae però profitto.

Vi hanno estese e fitte boscaglie: quasi ovunque sorgono i ghiandiferi delle tre specie; frequentissimi sono il lentisco ed il mirto, e numerosi i perastri; e sulle pendici dei monti, nelle valli a ponente verso il Termo, a levante verso Terranova e quindi in là della catena del Pulchiana si trovano gli olivastri. Pingui e vaste sono le pasture.

Vi si allevano circa 5000 vacche, 10,000 capre, 8000 pecore, 10,000 suini, 2000 asine e 1200 cavalle. Non molto buono è il metodo di confezionare il cacio ed il burro: i formaggi galluresi però sono ricercati per la loro squisitezza.

Vi si coltiva una considerevole quantità di alveari, ma l’apicoltura si pratica ancora coi metodi di molti secoli addietro.

Abbonda il selvaggiume. Nelle grandi tanche o nelle montagne si cacciano d’autunno i cervi, cinghiali ed i mufloni, ed il cinghiale si prende anche sulle vigne, quando matura il moscatello. Numerosissime sono le volpi e le donnole: le martore e le lepri si trovano in discreta copia; a stormi di centinaia e di migliaia vagano i palombi selvatici, e si fanno buone cacce di pernici, quaglie, beccaccie, beccaccini, tordi e merli.

Tempio è in una regione alquanto fredda nell’inverno, poco tepida nella primavera e nell’autunno, e calda assai nell’estate, quando non sia temperata dalla ventilazione: il termometro centigrado nell’inverno non scende mai al disotto di 6º, e nell’estate si eleva anche a 36°. La neve copre quasi sempre la catena del Limbara dall’ottobre all’aprile. La nebbia non è rara, ma innocua; frequenti sono le tempeste, ma la grandine è una meteora rara. L’aria di Tempio sarebbe pura di miasmi, qualora meglio si badasse a non produrre o a togliere certe cause di infezione.

La città di Tempio Pausania, capoluogo della Gallura, siede contro tramontana sulla falda del Limbara, ed è circondata da montagne, più o meno distanti. Così a borea ed a greco ha i monti di Pulchiana, a maestro l’eminenza di Bortigiadas, a ponente-maestro quella di Monte Spina, ad ostro-libeccio e ad ostro-scirocco la accennata mole del Limbara, a scirocco-levante il monte Bandiera ed a levante quello di Ultana. Sta a greco ed a 73 chilometri da Sassari, ed è compresa fra il 41° e 55’di latitudine boreale ed il 27º e 16’di longitudine orientale dal meridiano del Ferro. La sua popolazione accentrata ascese nel 1861 a 4672 abitanti. Vi si aprono quattro piazze, cioè quella di casa Villamarina, ove si tengono i mercati, quelle del Carmine, della cattedrale e di S. Francesco d’Assisi. Le quattro strade principali prendono il nome di Carrera-longa, Runsatu, Carmine e dei Cavalieri.

La Carrera-longa percorre la città in tutta la sua lunghezza, ma non con linea diritta. Nelle parti medio è fiancheggiata da case di bell’aspetto e di due piani superiori. La strada del Runsatu corre più dritta dell’altra, e nel tratto medio è pure fiancheggiata da edifici di bell’aspetto. La strada del Carmine è meno lunga, ma più dritta e larga delle precedenti, ed ha in continuazione il passeggio che termina alla fonte di Pàstini. Quella dei Cavalieri, detta così perché vi era concentrata tutta l’aristocrazia tempiese, termina nelle vecchie carceri, e nell’annessa beccheria.

Gli edifici sono tutti fabbricati in granito, a massi prismatici commessi coll’argilla, e solo per l’intonaco esterno ed interno è adoperata la calce, che è molto costosa.

Tra gli edifici sacri sono notevoli la cattedrale, la chiesa e l’ex convento dei Minori Osservanti, la chiesa con l’annesso collegio ch’era diretto dagli Scolopi, e la chiesa colla casa che fu già monastero di monache cappuccine.

Fra gli edifici civili sono ragguardevoli per architettura e grandezza casa Verre, casa Zucconi, casa Biribiri, la casa Baffigo, la casa Guglielmi, quelle dei Casabianca, dei Giganti, dei Valentino, dei Pes, dei Villamarina ed alcune altre.

Ma le abitazioni delle persone di bassa condizione sono così male costrutte e tenute, che appena potrebbero servire per stalle. Il loro pavimento è di terra battuta; le mura sono senza intonaco, così fuori come dentro; il tetto formato di canne, sulle quali è posto un leggero strato di argilla con tegole su cui pongonsi pietre: e tuttavia le tegole sono di leggeri smosse dai venti, l’argilla tra lo canne si scioglie, e v’entrano la luce, il caldo, il freddo, la pioggia, la neve e la grandine. In mezzo alla stanza, che per molte famiglie è l’unica, scavato nel pavimento, si vede il focolare, che sparge il fumo in tutta la casa, e veste di fuliggine le nude pietre di granito. La mobiglia consiste nei letti, in qualche cassone, nel forziere in castagno portato dalla donna nel maritaggio per conservarvi le sue robe, in una tavola, e in un ripostiglio per custodirvi le provviste. D’inverno vi coabitano o i tori, o il cavallo, o ambedue le specie; e vi si sviluppa una mefite che potrebbe asfissiare i ricoverati se non evaporasse dai mille spiragli del tetto. Il Casalis dice che ben duecento famiglie vivono in tali condizioni.

Vi ha tuttavia ragione di credere che in questi ultimi anni sia la coltura progredita di non poco in questa importante città della Sardegna.

La cattedrale ha per titolare e patrono l’apostolo san Pietro. È di architettura semplice e ad una sola ma grande navata. La facciata è semplicissima, e costrutta a grandi massi di granito nereggiante. Vi è un altro ingresso da un muro laterale, architettato con più arte. Non vi ha molta copia di marmi, che si vedono soltanto nell’altare maggiore, nella balaustrata del presbiterio, nel pulpito e nel pavimento, dove è mescolato coll’ardesia. Vi sono diverse sculture, sei o sette statue in marmo, fra le quali è più lodata quella del titolare posta nella cappella maggiore, quindi quella di s. Michele, ed il gruppo che si ammira nel nuovo battistero. Vi sono alcuni dipinti, ma nessuno che torni a lode dell’artista. Il campanile è di forma quadrilatera ed è notevole per la sua altezza. Per comodo dei canonici che volessero occuparsi di studii serii, vi è una biblioteca di opere teologiche, legali e storiche, donate da monsignor Michele Pes vescovo di Ampurias e Civita, e dal vicario Biancareddu.

Della chiesa di S. Francesco d’Assisi pregevole è la sacristia coperta di una cupola. Nella Madonna del Carmine, due dipinti e il simulacro del Calasanzio. Nell’oratorio di Santa Croce un crocefisso bene scolpito. In Sant’Antonio, fuori di città, si ammira la scultura che rappresenta l’eremita s. Paolo.

Presso la Curiedda sorge un teatrino, fatto costruire da Pietro Giganti tra il 1838-39. È sufficientemente spazioso, ed ha due ordini di logge. Vi è un gabinetto di lettura, ed una società filarmonica. Stabilimenti d’istruzione sono quivi da nominarsi un ginnasio, le scuole tecniche, le scuole elementari maschili e femminili, un seminario.

Il commercio di esportazione è calcolato dal Casalis per una somma superiore a 180,000 lire annue; ma oggi giorno dev’essere di molto aumentata. Fra gli articoli esportati tengono il primo posto le produzioni pastorali, miele, cera, lane, pelli, cuoi salati e conciati, capi vivi di bestiame, formaggi, lardo e salami,  poi i soveri per turaccioli; indi i legumi, gran copia di patate e agli, e certa quantità di frutta, vini ed acquavite. Di considerevole importanza è anche l’esportazione dei tessuti in lino, canape e lana.

Cenno storico. Di Tempio trovasi menzione in una carta del 1358, che ha per titolo Castella, villae, sylvae, saltus, terrae et jura totius Judicatus Gallurae. Ivi, nella curatoría Gemini, divisa in superiore ed inferiore, sono notati i luoghi dell’una e dell’altra parte, e quanto gli abitanti di ciascuna pagavano di feudo, cioè: nel Gemini superiore Agios che pagava L. 17, Villa Templi L. 15, Villa Latinano L. 8, Guortiglassa (Bortigiadas) L. 32; Villa Lauras L. 10, Villa campo di vigne L. 12, Calanyanus L. 3. Da ciò si può dedurre che la villa di Tempio in quell’epoca non era né la prima né la seconda per importanza, e che aveva minor popolazione di Agios e di Guortiglassa. Certo non vi risiedeva il curato, magistrato del dipartimento, che forse era stabilito invece in Agios.

In seguito, per la posizione migliore, la popolazione crebbe in Tempio, e questo incremento pare non sia stato molto lontano dall’epoca citata, perché sappiamo da alcune memorie che indi a poco i popoli delle marine si concentrarono nell’interno, e sempre più si avvicinarono al Limbara, lasciando deserte le spiagge ed altre regioni interne.

Queste regioni sono quelle stesse che ora appartengono a Tempio Pausania, e trovansi in vari distretti pastorali della Gallura settentrionale e nel Montenero della Gallura meridionale.

TERRANOVA PAUSANIA. VOLUME OTTAVO – PARTE I: TA – VE

– Comune in Sardegna, prov. di Sassari, circond. di Tempio Pausania, mand. della Maddalena,

Comprende diverse borgate e alcune case sparse.

Ha una superficie di 24,534 ettari.

La sua popolazione di fatto, secondo il censimento del 1861, contava abitanti 2486 (maschi 1438, femmine 1048); quella di diritto era di 2187.

La sua guardia nazionale consta di due compagnie con 108 militi attivi.

e Gli elettori amministrativi nel 1865 erano 59, 52 i politici, inseritti nel collegio di Ozieri.

Ha ufficio postale e di sanità marittima, ambi di seconda classe, e ufficio di dogana. Appartiene alla diocesi di Tempio Pausania.

L’estesissimo suo territorio è per gran parte montuoso. Le elevazioni principali sono il monte Pino, che è una continuazione della catena dell’Ultana, ma non ha più che pochi i quali altre volte vi formavano una selva; il monte Plebi, che è una continuazione dell’altro e copre il paese da maestrale; il monte Santa Maria, che procede dal Plebi, e dopo circa 18 chilometri finisce nel capo Figari; la catena dei colli Testi, che è una dipendenza della falda sciroccale del monte Pino, si prolunga verso ostro-scirocco, e poi si volge verso greco; i monti del Ceraso, che sono una propagine del Montenero, come pure lo è il monte che termina nel capo di Codacavallo; i monti che si diramano nel nodo del monte Ittia. In tutte queste eminenze, dove più, dove meno, rare vegetano piante di diverse specie, e sono frequentissime le ghiandifere.

Nelle loro falde abbondano le fonti, e alcune sono notevoli. Tra queste è da indicare la fonte di Cabuabbas, che trovasi alla falda del monte di Santa Maria, ed è così copiosa, che per un condotto vien portata sin quasi al capoluogo del comune per fornire l’acqua necessaria al bisogno degli abitanti.

La parte piana del territorio si stende a maestro e ponente, a libeccio, ostro e scirocco, ed è solcata da alcuni rivi, il maggiore dei quali è detto fiume Olbiano.

Il rivo di monte Plebi riunisce i rigagnoli di quelle pendici sciroccali, scende verso ostro, ed ha foce nel porto di Terranova, a settentrione dell’abitato. Il rio Pasana raccoglie le acque delle pendici tra i monti Pino e Plebi, e dalle colline di Testi scorre verso levante, e si getta in mare nel porto suddetto a mezzodì dell’abitato. Il fiume Olbiano vi sbocca con due foci, e poco sopra del suo biforcamento vi confluiscono i principali suoi rami, che gli portano le acque del Limbara orientale e dell’Ultana meridionale con le acque delle valli del Montenero. Il rio Chisca nasce a maestro-tramontana del Pedale, e sbocca nel porto della Taverna, formandovi una palude. Diverse paludi e stagni aggravano le condizioni igieniche ed economiche del paese.

A mezzodì di Terranova si forma la palude di Corcò in figura elittica, lunga metri 800 e larga 500. Tra la foce dell’Olbiano e il colle del promontorio Ceraso, si trovano cinque piccoli stagni. Sul litorale che dalla punta del Figlio va fino al golfo degli Aranci, si rinvengono altri piccoli stagni, ed uno notevole, detto le Saline vecchie.

Nel larghissimo piano terranovese sono ottime terre per i cereali e per le altre diverse colture. Le ortaglie prosperano nei pochi siti dove vengono allevate.

La vigna vegeta assai prosperamente e vi dà vino in abbondanza, ma non molto stimato. Gli alberi fruttiferi sono poco curati, e in generale l’agricoltura é in tristi condizioni per i pregiudizii e per lo scarsissimo numero degli agricoltori. Oltre i tenimenti prossimi al paese, vi sono molte tanche, o terre chiuse, che in piccola porzione vengono coltivate, mentre il resto lo si lascia alla pastura del bestiame manso e anche del rude. In tutto il territorio si trovano 87 stazioni nelle nove cussorgie, o distretti pastorali, in cui, coi greggi e cogli armenti, vivono i pastori, che sono chiamati cussorgiali; le cussorgie sono denominate Conrajedda, Rutargia, Cattali, Unchili, Montilitu, Castello, Maladromire, Su Lizu, Loiri.

Il selvaggiume non è scarso nel piano, dove sono daini, cervi, volpi, lepri, cinghiali; ma è più numeroso nei monti, dove, nelle più notevoli altezze, si trovano anche i mufloni. Gli uccelli delle specie maggiori sono frequentissimi, e in grandissimo numero. Abbondano pure le specie acquatiche. Le condizioni climatologiche ed atmosferiche non sono buone, poichè l’inverno è rigido, l’aria molto umida, e nella state pregna dei mefitici miasmi emanati dalle paludi e dagli stagni.

Il borgo di Terranova Pausania sorge sopra uno sporgimento di suolo che si forma nella parte più interna del porto che da esso ha il nome; occupa una superficie lunga circa 400 metri e larga 350, che è compresa nella linea delle antiche mura, che nel medio evo cingevano il castello detto pure di Terranova. Dista 46 chilometri da Tempio Pausania.

Le sue strade non sono molto irregolari.

Il porto di Terranova ha l’imboccatura di 300 metri, che da uno scoglietto prossimo alla sponda settentrionale è ridotta a 250. Si insena per una lunghezza di oltre 5 chilometri, allargandosi a poco a poco fino a misurare un massimo di 2 chilometri. E aperto, e senza esserne molto offeso, soltanto ai venti di levante, ma viene ingombrato da tre distinti gruppi di scogli. Fino al 1850 non era accessibile pei bassi fondi che a piccole barchette.

I lavori che vi si fecero in questi ultimi anni, lo hanno reso frequentabile da bastimenti di considerevole portata.

Durante l’anno 1868, secondo le statistiche ufficiali, vi si ebbe pel commercio marittimo il seguente movimento di navigazione generale e di cabotaggio.

Approdi.

Numero 408 bastim., di 43,338 tonnell.: bast. 52, di tonnell. 5183, appartenevano alla navigazione generale, e 7 di essi scaricarono merci, mentre appartenevano alla navigazione di cabotaggio 356 bast., di 38,155 tonnell.; bast. 189, di tonnell. 11,282, erano a vela, bast. 245, di tonnell. 30,763, approdarono con carico; bast. 376, di tonnell. 40,823, portavano la bandiera nazionale.

Partenze.

Numero 417 bast., di 43,925 tonnell.: bast. 63, di tonnell. 6421, appartenevano alla navigazione generale, e tutti caricarono merci, e bast. 354, di tonnell. 37,504, appartenevano alla navigazione di cabotaggio; bast. 198, di tonnell. 11,869, erano a vela; bast. 360, di tonnell. 36,405, partirono con carico; bast. 374, di tonnell. 40,439, portavano la bandiera nazionale.

Il totale degli approdi e delle partenze per operazioni di commercio, fa di 825 bastimenti della portata complessiva di 87,263 tonnellate, i quali sbarcarono od imbarcarono 1447 passeggieri. Non si ebbe alcun movimento di navigazione per forza maggiore.

Il movimento di navigazione per operazioni di commercio durante il quadriennio 1865-68 è riassunto dai seguenti prospetti.

Terranova Pausania sorge nel sito dell’antichissima ed illustre città di Olbia. Era capoluogo della prima fra le otto curatorie in cui si divideva la Gallura superiore, e nel 1350, epoca in cui le sue popolazioni erano già di tanto diminuite e in parte scomparse, comprendeva le ville di Verri, Puzzolo, Caressu, Testi, Villa o Campo maggiore, Talaniana, Larassanus. Era la regione meglio fortificata della Gallura, perchè oltre il castello stesso di Terranova, si avevano prossime altre due rocche e altri punti fortificati.

Il castello Detrès, che nella storia è detto Pedrès, sorgeva ad ostro di Terranova, sopra una collina che elevasi a piramide, ed era veramente inespugnabile, perchè accessibile soltanto per un sentiero ripidissimo, che si poteva difendere da pochi uomini contro un esercito numeroso. Di esso è frequente menzione nella storia del medio evo, massime nel tempo che l’Arborea guerreggiava contro il re d’Aragona.

Il castello di Testi, che volgarmente dicono di Telti, esiste ancora in gran parte, a ponente-libeccio da Terranova, sopra l’estrema delle colline Tedi; di esso è parimente fatta frequente menzione nel medio evo. La costruzione di queste rocche e di altre di minor importanza, fu posteriore allo stabilimento del castello di Terranova, il quale fu edificato nei primi lustri del secolo undecimo, poco dopo che la Sardegna fu liberata dalla dominazione dei Saraceni. È probabilissimo che nelle susseguite invasioni di Muza o Musatto questo castello non sia stato occupato dai Musulmani, perchè, oltre che era forte per la sua posizione, poteva essere prontamente soccorso dai Pisani. Ed è probabilissimo anche che tutta la Gallura superiore abbia respinto quelle ultime invasioni.

Sulla spiaggia terranovese si formano poi altri porti e seni, dei quali diamo un breve cenno.

Il Capo Figari, notissimo ai naviganti, inclinando verso scirocco, forma un gran seno detto Golfo degli Aranci, dove si propose di formare un porto e di stabilire una popolazione. Le navi vi sarebbero sicure dalla traversia di ogni vento, perchè egregiamente difeso dal promontorio, dall’isola di Tavolara e dalla conformazione del litorale. Contiguo al collo del promontorio Ceraso dalla parte di maestro si trova il Porto Vitello, Il porto Secco è un altro seno parimente contiguo allo stesso promontorio e aperto al levante. Ad ostro-scirocco del precedente, e aperto a greco, si forma il porto Taverna.

I Terranovesi parlano l’idioma sardo, come nella Gallura i Bortigiadesi e Lurisinchi, ma più puro e corretto. Hanno molto del carattere morale dei Galluresi della montagna: animosi altrettanto nelle vendette, ostinati e feroci nelle lunghe inimicizie. I borghigiani, come i cussorgiali, sono un po’ infingardi, quindi comunemente mancano d’industria, e non sanno profittare dei vantaggi che loro offre la natura.

Nella commozione politica del 1848 la gioventù terranovese si mostrò molto vivace, e quando si appellarono i volontarii alle armi, una banda dei medesimi, preceduta dal vessillo tricolore, si mosse per imbarcarsi. Traversando Tempio Pausania, eccitarono quella gioventù a seguirli; ma perchè in Tempio erano in quell’epoca, come nel tempo della guerra della successione, partigiani d’Austria, e influenti nemici de’ nuovi ordinamenti politici, costoro riuscirono a trattenere i Tempiesi che ambivano di prender parte alla guerra nazionale, e quei di Terranova dovettero partire soli per il continente.

TAVOLARA. VOLUME OTTAVO: SA – SZ

Isoletta adiacente all’isola di Sardegna, che sorge a poco più di 5 chilometri dal Capo Ceraso. La sua circonferenza è di circa 22 chilometri; è accessibile solo da due località e vi si trovano capre selvatiche.

Dalla parte che corrisponde al golfo di Terranuova Pausania, sgorga un’acqua dotata di proprietà purgativa.

È così denominata dalla posizione dei suoi strati. Al tempo dei Romani vi si pescava all’intorno una quantità di conchiglie, le quali davano un colore porporino ricercatissimo, per cui l’isola era chiamata da essi Bucina.

Nell’anno 235 vi cessò di vivere in mezzo ai tormenti il pontefice Ponziano.

Nel 1005 l’emiro Muset vi stabilì una poderosa colonia di corsari.

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