LA MADDALENA (1841) di Vittorio Angius

a cura di Guido Rombi

NOTA. Altre informazioni su La Maddalena e i suoi abitanti sono alla voce Gallura, cui si fa necessariamente rimando.

Per la versione originale:

MADDALENA, una delle isolette prossime alla Sardegna nelle bocche sardo-corse, che volgarmente dicono Stretto di Bonifacio.

Il suo punto centrale è nella latitudine 41°14′, e nella longitudine orientale dal meridiano di Cagliari 0°17’30”.

Topografia. La sua superficie, secondo i calcoli del generale La Marmora, è di metri quadrati 19.000,000, che equivalgono a miglia geografiche 5,54.

Al comune della Maddalena sono state assegnate come dipendenze territoriali le vicinissime isolette di Caprera, Santo Stefano, Spargi, e Santa Maria.

Caprera, secondo il sunnominato geografo, si estende per 4,08 miglia quadrate, Santo Stefano di può stimare averne uno solo, Spargi uno e mezzo, e il gruppo di Santa Maria ‒ nel quale sono Santa Maria, Budelli, e Razzoli ‒ sarà di altre due. Quindi la superficie complessiva di questa polinesia conta in tutto circa 14,12 miglia quadrate.

Le rocce componenti queste piccole terre sono granitiche e non senza ragione le si ritiene parte – con le isolette della Corsica, Lavezzi e Cavallo – di una montagna disintegratasi in mare. Questa montagna si stendeva nella linea di nord-ovest e sud-est.

Le acque sorgive sono poche e poco abbondanti, tuttavia le rare fonti bastano al bisogno della popolazione, e sono buone, per esempio nell’isola della Maddalena la fonte in paese e l’altra a Cala di Chiesa.

Piante e vegetazione. La macchia che copriva gran parte di queste terre si è diradata per dar luogo alle coltivazioni. Evidente la somiglianza di questo terreno a quello del vicino continente.
Gli animali consistono in pochi conigli e alcune specie di uccelli. I cacciatori non hanno molto da prendere.

Clima. È quello che hanno le isole, e maggiormente le più piccole poste nei canali. Esso è molto temperato nel freddo e nel caldo, perché ventilato in estate dall’influsso dell’aria marittima, che dicono imbatto, e dolcemente tepido d’inverno se non soffiano i venti boreali, con poca neve nei mesi di dicembre e di gennaio, poche tempeste, poca nebbia, ed una umidità non dannosa.

Popolazione. Nelle notizie storiche della Gallura abbiamo ricordato quando il Re di Sardegna mandò i suoi soldati a notificare ai pastori bonifacini che si erano stabiliti nella Maddalena, che essendo ora suo il territorio in cui si erano accasati, dovevano perciò sottoporsi alle sue leggi. Essi furono fortunati ad essere accolti sotto la sua protezione e – cessato il timore dei barbareschi e edificato un forte dove rifugiarsi in caso di improvvise aggressioni – cominciarono a radunarsi, costruirono una chiesetta sotto l’invocazione della Trinità e “si misero in società”. Molti sardi della Gallura si aggregarono ai coloni e molte pastorelle della vicina regione andarono spose ai medesimi coloni, e dalla mescolanza del sangue corso e sardo si formò un nuovo popolo.

Questo insediamento portò un gran cambiamento: il numero dei pastori andò diminuendo giornalmente, mentre crebbe quello degli agricoltori; ma i più si volsero al mare, alla pesca, alla navigazione, al commercio, e lasciata l’antica dimora andarono a stabilirsi sulla sponda del mare, dove ora vivono. Il frequentissimo contrabbando, che si esercitava nei tempi della guerra tra la Sardegna e la Corsica, arricchiva questi abitanti, e li arricchiva nella stessa epoca la frequentissima presenza della squadra di Nelson nel suo porto, dove quel capitano si teneva pronto a inseguire le flotte francesi se avessero osato uscire dai porti di Tolone o di Marsiglia.

Ottimo è il carattere di questi isolani: laboriosi, pacifici, docili, coraggiosi nelle tempeste e nelle battaglie, molto religiosi come i marinai, avversi ai tradimenti come i sardi, fedeli al sovrano.

Le donne sono tanto belle quanto generalmente sagge e di buoni costumi [si espunge un brano assolutamente erroneo su una presunta Emma Liona frutto della diceria paesana e pettegola: si veda qui].

Movimento della popolazione. Nel 1840 la popolazione della Maddalena contava 2115 abitanti, dei quali 1025 di sesso maschile e 1090 femminile, distribuiti in 425 famiglie.

La parte maschile appare troppo scarsa – soprattutto in rapporto all’età utile a metter su famiglia, essendo molti fuori dal borgo a lavorare nella marina – sicché in giusto numero sono solo le due età estreme, i fanciulli e i vecchi.

L’analisi dei numeri del decennio diede le seguenti medie annuali: nascite 65, morti 20, matrimoni 12. Molti vivono oltre i sessant’anni. Le malattie più frequenti sono infiammazioni, febbri gastriche e biliose; e non sono rari i casi di scorbuto. Attendono alla salute pubblica due medici ed alcuni flebotomi con un farmacista.

Professioni. Sono in quest’isola 280 famiglie di marinari, 30 di pescatori, 40 di negozianti, 35 di agricoltori e pastori, 30 di meccanici e altre 10 di altri uffici.

I marinai servono con molta lode nelle navi regie, o navigano su quelle mercantili; i pescatori

lavorano per approvvigionare il paese e la Gallura; gli agricoltori e i pastori spesso si occupano di fare l’uno e l’altro; gli artigiani provvedono ai soliti bisogni e al restauro delle navi; i negozianti forniscono il paese del necessario e fanno molti affari in Gallura e in Corsica, essendo gli intermediari o sensali delle due isole.

Le donne lavorano tele, reti, filano la gnacchera, e fanno guanti di gran pregio che vendono bene in Sardegna e altrove.

La foggia del vestire è la stessa che si usa in Italia.

Istruzione. La scuola primaria conta circa 100 tra fanciulli e ragazzini, ai quali si insegnano le prime lettere, poche regole dell’aritmetica ed i principi dell’agricoltura. Sarebbe molto utile se si aggiungessero gli elementi della geografia, della quale hanno bisogno uomini che si dovranno dedicare alla marina.

Governo ed amministrazioni. In quest’isola è un comandante militare, un presidio di circa 70 uomini della Regia marina, ed una prigione con un certo numero di guardie. Risiede nella medesima un giudice di mandamento con giurisdizione sopra le due popolazioni litoranee Longone e Terranova.

Il porto della Maddalena è ordinato tra quelli di terza classe ed ha un comandante apposito. Per l’amministrazione delle dogane vi è un ricevitore particolare; per la marina mercantile un viceconsole ed un ricevitore dei diritti di ancoraggio.

Le cose comunali sono governate da un consiglio di probi uomini in cui primeggia il sindaco.

Borgo. È situato sulla sponda meridionale dell’isoletta davanti a Palau che è a sud-ovest, a distanza di 3 miglia.

Vi sono 2 contrade principali senza pavimentazione o lastrico. Le case sono circa 320, tutte di costruzione ordinaria, nessuna che meriti essere indicata.

Fortificazioni. Nel promontorio della guardia vecchia è il forte di San Vittorio, stabilito come osservatorio sul mare e armato di 9 cannoni; presso la chiesa campestre è invece il forte della Trinità, dove si vedono i resti d’un vecchio castello e le rovine delle prime case che si erano fabbricate.

A questi si aggiungano i forti del Balbiano, di Santa Teresa, Sant’Andrea, Sant’Agostino, e quello di San Giorgio, che fu eretto nel 1809, i quali sono disposti in modo che possano incrociare i tiri.

Porto della Maddalena. Si chiama Cala Gavetta, ha fondo perché vi possano stare all’ancora delle navi da guerra e tanta capacità da contenere 150 navi mercantili. Vi si sta con sicurezza in ogni tempo perché riparato da tutte le parti. Poi anche nel porto di levante, nel seno che dicono Mangia Volpe, una nave può trovare riparo dalle tempeste, poiché Caprera lo copre a sud, est e nord-est, e un grande scoglio a settentrione.

Però il porto principale è il bacino di Mezzo Schifo, dell’area di circa 2 miglia quadrate, formato dalle coste di Palàu, dall’isoletta di Santo Stefano e dalla spiaggia sud della Maddalena. Qui possono stare navi da guerra di qualunque portata, flotte intere, anche 200 navi, e quando ci sono tempeste con quella stessa sicurezza che si può avere in una darsena, che non riceve direttamente il mar esterno. Gli inglesi nel tempo della guerra ne conobbero tutto il vantaggio, visto che meglio che altrove preferivano stare in questo porto da cui dominavano il mar Tirreno e il mare sardo, perché al segnale delle navi esploratrici potevano facilmente veleggiare sul nemico.

Marineria. Di quelli che sono addetti al mare la maggior parte sono coscritti nella marina regia, gli altri o servono in navi di commercio, o nelle barche del loro porto. Questi battelli non saranno più di 20. Essi importano dalla Sardegna e dal continente grano, vini, legumi, olio, ferro, zucchero, caffè, manifatture, e molti altri articoli per il bisogno degli abitanti e per i popoli della Gallura, e a volte da navi nazionali o francesi (della Corsica).

Un piccolo battello fa tutti i giorni la corrispondenza tra quest’isola e la Sardegna trasportando merci e passeggeri. Dalla Maddalena a Palàu sono tre miglia.

Pesca. Le barche per la pesca sono circa 25. Abbondano in queste acque pesci di moltissime specie, e sono una grande fonte di guadagno per i pescatori, poiché servono tutta la Gallura. A dire però il vero essi guadagnano assai più dalla illegale industria del contrabbando, che esercitano con molta accortezza.

Tutti gli anni vengono in queste acque da 20 a 40 gondole coralliere con bandiera napoletana o sarda, e fanno una pesca a volte copiosa altre volte scarsa secondo che prevalga il levante o il ponente. Si spera che il grande guadagno dei corallieri possa persuadere questi isolani ad applicarsi a questa pesca.

Agricoltura. L’aridità del luogo avrebbe dovuto stimolare i coloni a superare questo difetto trasportando terra dalla Sardegna e formando con i muretti diversi spazi piani per estendere dove possibile il suolo produttivo, perché si avesse il necessario frumento e legumi e vino ed olio per sè e per dare rinfreschi alle navi che nei lunghi viaggi si fermano a riposare e a ripristinare le vettovaglie: tuttavia si è fatto ben poco vedendo quanta poca sia la terra coltivata.

L’ordinaria semina non sopravanza i 36 starelli di frumento e i 34 di orzo, e non fruttifica solitamente più che il sette per cento. Essa suol farsi in tutte le isole già nominate, alternando l’aratura ed il maggese. Da questo può dedursi che tutte le terre arative della Maddalena, Caprera, Santo Stefano, Spargi, Santa Maria, Razzoli e Budelli, sono angustissimi tratti di terra fra le nude rocce che in totale non oltrepassano i 140 starelli di superficie. E se a questo numero si addiziona quello che indica la superficie totale degli orti e delle vigne, che non è di molto maggiore, si vedrà che neppure un miglio quadrato è ancora coltivato e che restano in stato selvatico forse più che le restanti tredici parti del territorio.

Le piante da orto che sono solite coltivarsi sono cavoli, lattughe, cipolle, meloni, cocomeri, pomodori e diverse erbette che si mangiano insalate.

La vigna prospera. Le uve bianche forniscono le varietà cosiddette brustiana, vermentina, moscatello; le nere le varietà denominate girò, muristellu, cardarellu, carcangiola. La vendemmia spesso produce più di 100 botti di 500 pinte: il vino formato dalla mescolanza di tante uve è considerato molto buono. Siccome però questa quantità è molto minore del bisogno, non se ne può distllare per ottenerne acquavite.

I fruttiferi sono poche specie e in piccolo numero.

Nel 1836 si annotarono 250 alberi di fico, 154 peri, 170 pomi [meli], 113 susini, 60 peschi, 237 ulivi (in un solo sito). I prodotti sono deliziosi.

In queste piccole terre sono molto rari i grandi arbusti. Le piante più frequenti sono il lentisco, il mirto, l’arbito come essi dicono il corbezzolo, pochi olivastri, ed è dovunque e in larghe macchie la pianta che dicono muchiu.

I terreni chiusi per pascolo e semina sono circa 50 ed occupano poco meno che la terza parte dell’isola, cioè 1,84 miglia quadrate.

Pastorizia. Anche la pastorizia è più scarsa rispetto alle caratteristiche del territorio. A La Maddalena, Santo Stefano, Caprera, Santa Maria, vi sono dei pastori fissi che abitano nelle cussorge.

Nel 1836 si contavano 204 vacche tra grandi e piccole, 577 pecore, 996 capre, 25 maiali, 45 giumenti.

Quasi tutti gli anni il bestiame viene colpito dal morbo che dicono de “sa ferula”, e muoiono senza possibilità di rimedio quanti ne sono attaccati.

I formaggi sono ottimi e molto pregiati; ma non se ne vende perché sono in piccola quantità. La ricotta che fanno i pastori dell’isola gode non minore reputazione di quella che sanno fare i pastori romani.

Religione. La parrocchia della Maddalena è compresa nella diocesi di Civita, o Tempio ed è governata da un parroco che ha il titolo di vicario, assistito nella cura delle anime da un altro sacerdote.

La chiesa oggi campestre della Trinità, distante mezzora, fu la prima parrocchia fabbricata quando quei pastori passarono sotto la protezione del Re di Sardegna.

Dopo queste ci sono solo la cappella del Camposanto situato a mezzo miglio dal paese e le rovine di un’antica chiesa nella così detta Cala di Chiesa, dove non si sa in quali tempi sia esistita la popolazione che certi indizi indicherebbero esservi stata.

Nelle altre isole non c’è alcun edificio religioso, fuorché in quella di Santa Maria di sei miglia di circonferenza, nella quale era la chiesa omonima.

Non si ha però alcuna notizia riguardo ad essa.

Notizie storiche. Si rimanda alla storia annessa all’articolo della Gallura. In quella si sono narrati i casi dell’invasione francese, nella quale questi popolani assistiti da 150 bravi galluresi fecero una valida resistenza e riportarono la vittoria. Non si è omessa alcuna cosa degna di memoria, fuorché l’atto generoso di un certo Asmard soldato del reggimento Courten, il quale corse a togliere una miccia accesa che era sul punto di dar fuoco alla polvere che doveva far saltare la torre di Santo Stefano: vendetta che il giovane Bonaparte voleva prendersi contro i sardi dai quali veniva sospinto in una precipitosa fuga.

A questo valoroso fu proposto il grado di sottotenente; però egli si contentò dell’alta paga e del distintivo onorifico della medaglia d’argento avente l’effigie di Vittorio Amedeo III.

Si sarebbe dovuto parlare dei combattimenti di questi isolani con i barbareschi, che spesso venivano per predare e invadere, quando potevano, la popolazione; ma poiché di quelle azioni di valore, che pur erano grandi, non si tenne il dovuto conto, non si può proporre alcuna particolarità.

Il fatto certo è che tutti gli anni i barbareschi furono sempre sconfitti dai maddalenini e, o spinti in una vergognosa fuga, oppure fatti prigionieri.