LA PESCA NELLE ACQUE INTERNE DELLA SARDEGNA

di

M. Menicucci

in

LE VIE D’ITALIA

Rivista mensile del TOURING CLUB ITALIANO

Organo Ufficiale dell’ente nazionale per le industrie turistiche

n. 9 – Settembre 1938

(pp. 1138 – 1144)

Pesca Sardegna

Mentre l’Agro Pontino, resa feconda la sua terra, si appresta a dare un ulteriore contributo all’autarchia economica nel campo della pesca, provvedendo a sistemare a questo fine i suoi quattro laghi, la Sardegna lavora anch’essa, come il Veneto, ad aumentare il rendimento ittico delle sue acque interne, dove crescono pesci di acqua dolce e pesci di mare, questi negli stagni costieri, quelli in molti corsi fluviali e specialmente nei bacini artificiali del Tirso, del Coghinas e di Bunnari, dove il pesce viene anche seminato con accorgimenti ignoti ai nostri padri.

L a pesca nelle acque interne, chiamata anche pesca valliva, ha una grande importanza per l’alimentazione ittica dei paesi non rivieraschi. Parecchio pesce squisito che si trova sui mercati è spesso il prodotto di peschiere, bacini, laghi artificiali, fiumi e stagni salsi. Nelle acque interne possono trovarsi pesci di mare e pesci di fiume, secondo la località e la stagione.

In Sardegna vi sono numerosissimi stagni costieri d’acqua salsa, parecchi rii di molta pescosità e tre grandi bacini artificiali: quelli del Tirso, del Coghinas e di Bunnari.

Il lago artificiale creato con lo sbarramento del fiume Tirso ha un’estensione di circa 2100 kmq. con 35 milioni di mc. d’acqua. L’altro grande bacino artificiale, il lago di Coghinas, ha una capacità di 25 milioni di me. d’acqua, e un’estensione di kmq. 2477. Il terzo lago artificiale, quello di Bunnari, contiene 600 mila mc. d’acqua. Oltre a questi, esistono altri bacini naturali di minore importanza, ma tutti adatti per un’intensa produttività ittica.

I corsi d’acqua pescherecci sono anch’essi numerosi, e mescolandosi con l’acqua salsa e lasciando un deposito alluvionale nelle zone costiere dell’Isola, formano i caratteristici stagni.

Ad occidente abbiamo quello di Santa Gilla, il più importante, e poi quelli di Is Brebeis, Maestrale, S. Caterina, Marceddi, Corru de s’ Ittiri, Sassu, Cabras, Mistras, Calich, Asinara; ad oriente: Saline, S. Teodoro, Cala S. Anna, Posada, Curcurica, Tortoli e Colostrai.

Nomi da leggenda e da fiaba, e paesaggi veramente fiabeschi sono quelli che si stendono a ridosso delle dune costiere, squallidi, silenziosi, deserti, popolati di folaghe bluastre, di fenicotteri rosa e di anatre loquaci. Eppure i pesci più pregiati (muggini, spigole, orate, anguille) sono pescati proprio in queste distese immobili, dove spesso regna la malaria.

Pesca in Sardegna
Pesca in Sardegna

Come procede la pesca in questi stagni salsi? Un bacino cintato la cosiddetta valle, luogo di pascolo, di coltura, di selezione del pesce, è attraversato da piccoli argini in fila, da canali artificiali, dighe di fango, sottili siepi di canne, chiusini e chiaviche, sbarramenti e trappole, e in fondo a tutto questo si trova la cosiddetta camera della morte.

Il pesce che vi si può catturare, viene in parte dal mare con le periodiche montate al tempo degli amori o della crescita, e in parte viene seminato. I raccoglitori, a primavera, si recano alle foci dei fiumi, muniti di fittissime reti con cui pescano il novellame e cioè le migliaia di pesciolini appena sgusciati dall’uovo. Riuniti in appositi recipienti, vengono trasportati in prossimità delle valli ed ivi lasciati in libertà. Il «novellame» non è però lanciato a casaccio, bensì contato accuratamente, spartito secondo le qualità e riunito entro speciali recinti, dove l’acqua ha densità e temperatura diverse.

Se il plancton (il cibo), è abbondante, se la valle è stata sistemata convenientemente, il pesce vi pascola in libertà fino a raggiungere dimensioni considerevoli, la quale cosa per le anguille avviene dopo sei o sette anni dalla semina. Ma l’anguilla è il pesce di più lenta crescita, come dicono i pescatori. Invece, per le altre qualità, un milione di novellame seminato può dare, dopo un anno, 40 mila kg. di pesce pregiato.

Studiando bene le abitudini dei pesci, l’uomo dispone le sue reti nei punti più propizi alla cattura. Un filo d’acqua dolce è lasciato cadere dal l’ultimo canale della peschiera, ed è questa l’esca più pericolosa. S’insinua nell’acqua salsa, gira per i canali, giunge nel bacino, addolcendo l’acqua e diminuendone la densità. Il pesce l’avverte subito, e poiché è il tempo in cui desidera l’acqua

dolce, si mette alla sua ricerca, nuotando controcorrente. Incontra gli sbarramenti in punta ai quali è disposto un passaggio obbligato più o meno grande, e in essi avviene una prima selezione, secondo la grossezza del pesce. Cosi le camere della morte si popolano. Il pesce sospetta l’insidia, si dibatte, nuota convulsamente lungo gli argini; ma, ahimè! gli argini non sono più deserti e silenziosi. Capanne di canne sono sorte sulle rive; i pescatori che vi si rifugiano sono pronti alla cattura. Si attende la notte: quando questa giunge, le zattere di canna navigano dolcemente lungo le siepi; qualche barca percorre le acque che i pescatori percuotono con i remi per spaventare il pesce il quale si dirige frettolosamente verso le trappole. Le reti affondano e tornano su cariche di preda. Il raccolto è abbondante, la stagione quasi sempre propizia.

Pesca in Sardegna
Pesca in Sardegna

Questa pesca delle acque interne non è affatto trascurabile. Nel Veneto, dove esiste un’attrezzatura perfetta, le valli da pesca, nel 1935, gettarono sul mercato ben quattro milioni e mezzo di chilogrammi di pesce squisito.

La Sardegna non può vantare certamente una attrezzatura simile a quella delle valli venete; ma è in netta ripresa, grazie ad una vera e propria bonifica peschereccia che si basa su studi precisi.

L’allevamento del pesce si deve fondare su esatte conoscenze biologiche e idrauliche. Non si creda che per popolare una distesa d’acqua basti seminarvi del pesce. Si rischia di perdere raccolto e seme, e ciò con non lieve danno finanziario, perché, ad esempio, le orate (novellame) raggiungono il prezzo di 230 lire al mille.

La mancanza di plancton, cioè del cibo di cui si nutre il novellame. come pure una temperatura o una densità non adatte, basterebbero a rendere deserte le acque.

Un tempo, questi bacini godevano di grande floridezza. Lo stagno di Calich era una volta chiamato delle peschiere. tanto il suo prodotto era abbondante.

Il più importante stagno è, come abbiamo detto, quello di S. Gilla, separato dal Golfo di Ca gliari per mezzo di un istmo lungo circa 10 chilometri, che comunica col mare per mezzo di tre aperture, attraverso cui sale il pesce in date stagioni.

In questo stagno la pesca si aggira intorno ai 700 quintali all’anno. e rifornisce giornalmente il mercato di Cagliari con abbondanza di muggini, anguille, ghiozzi, spigole e triglie. Questo stagno è anche importante per la grande produzione di sale che si ricava dalla parte di Macchiareddu e che annualmente ammonta a trecentomila tonnellate e viene esportato persino in Islanda.

La fama peschereccia della Sardegna giunge fin nei più lontani paesi e persino gl’Inglesi, pur avendo nella loro patria i bacini dell’Irlanda e della Scozia, vengono nella nostra isola non soltanto per cacciare la stupenda pernice turchesca e il raro muffone, ma anche per pescare il salmo macrostigma, che è una trota squisitissima.

Tra le bellezze e le ricchezze dell’isola anche questo è un prego da valorizzarsi come si merita.

Pesca in Sardegna
Pesca in Sardegna
Pesca in Sardegna

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