II.7 – Credenze, superstizioni e proverbi circa la nascita e il battesimo

di Maria Azara

Le superstizioni che concernono il giorno della nascita sono molte e varie.

Chi nasce di lunedì si dice lunatico.

Chi nasce di venerdì va soggetto a rimanere vittima del fuoco; insomma è sfortunato.

Chi nasce in giorno festivo si ritiene più fortunato.

Chi nasce di domenica ha il privilegio d’essere di santi ed illibati costumi ma si ritiene anche “privo di sale” (di astuzia).

Chi nasce di domenica o la notte di Natale è un giovane fortunato e gode di grande stima.

Secondo altri chi nasce la notte di Natale porta fortuna a tutto il vicinato (60).

(60). Per un’altra interpretazione dell’uso cfr. DE GUBERNATIS A., «Storia comparata degli usi natalizi in Italia e presso gli altri popoli indo-europei», Milano, 1878, pag. 97, in cui si sostiene che chi nasce la notte di Natale libera dalle disgrazie sette case del vicinato.

Altri invece ritengono che a chi nasce la notte di Natale dopo la morte non si corromperanno le carni [61]

Infine alcuni credono che a chi nasce nella notte di Natale non si slegheranno mai le ossa, e il giorno del Giudizio ritroverà intatto il suo scheletro [62]

Chi nasce coi denti è fortunato, chi piange ha lunga vita.

Chi nasce in febbraio ha il potere di far scomparire la varicella facendo cadere sul varicelloso le scintille prodotte da una pietra focaia.

Se il bambino strilla durante la cerimonia del battesimo è segno che egli è di robusta costituzione e che vivrà superando felicemente le malattie infantili. Anche se il piccino è stato quieto, gli invitati, di ritorno dalla cerimonia, non mancano di dire alla madre una gentile bugia, rassicurandola che egli ha pianto con forte voce. Non mancano, poi, il padrino che lo tiene in braccio e la madrina che gli posa la mano sopra, di dare qualche scossetta al bimbo perché egli strilli almeno un poco.

I proverbi sul battesimo sono molti. Ho potuto averne, in forma precisa, soltanto alcuni che qui trascrivo:

a Luras dicono: Batisciadu intra e chida vida fiorida, batisciadu poi ’e mese vida ’e rese
Battezzato nella settimana vita fiorita, battezzato dopo un mese vita di bestie

a Telti: È natu in camiscia e lu battiscimu l’aggjuta
È nato in camicia e il battesimo l’aiuta

a Luogosanto: Natu è l’agnoni e lu battiscimu li dà pastura
È nato l’agnello e il battesimo gli dà pascolo

a Tempio: Battiscimu a lu buggju e senza sóli, esci tòntu lu stéddu e ha danni e mali
Battesimo al buio e senza sole, diventa tonto il bambino ed ha danni e mali

a Tempio: Nata la criatura nata la pastura
Nata la creatura, nato il pascolo

a Tempio e Olbia: Nasci undi ’oi e móri undi pói
Nasci dove vuoi e muori dove puoi

a Tempio e Olbia: Ca nasci tundu no pó morì quadru
Chi nasce tondo non può morire quadrato

Lu sassarésu è natu a lu ríessu, battisciatu a lu scuru e senza sali
Il sassarese è nato al rovescio, battezzato al buio e senza sale (63).

(63). Cfr. MARI G., «Per il folklore della Gallura. Ninne nanne, filastrocche, giochi, indovinelli, proverbi», ecc., Bergamo 1900, pag. 87.
Ca nasci asinu no móri russignólu – Chi nasce asino non muore usignolo, e pag. 92.

Dugnunu pa irrasgioni
Ognuno per ragione
Cilca lu statu e s’aggula
Cerca lo stato e vi si eguaglia

Lu chi nasci cu la pala
Chi nasce con la pala
Móri cu lu furriconi
                                                                      Muore col perticone [utensile che serve per spingere la legna nel forno].

Dugnunu pa lu só rangu
Ad ognuno secondo il proprio rango
La só nascita li piaci
La sua nascita gli piace

La ranòccja i’ l’èa faci
La ranocchia nell’acqua fa
La cria undi v’ha più fangu
Le uova dove c’è più fango

Altrove (zone presso l’Anglona) al bambino, la prima volta che è portato in casa di amici, si mette un pizzico di sale tra le fasce quale scongiuro contro il malocchio, e poi si consegnano anche qui oggettini bianchi.

Al compimento dei due anni si usa in Luogosanto e in Olbia, da parte dei padrini, regalare al bambino un vestitino con sandali e berrettino.

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[61] Cfr. FILIPPO VALLA, Medicine e credenze popolari sarde, in «Archivio per lo studio delle tradizioni popolari, 1895, XIV, pag. 43.

[62] Cfr. GRAZIA DELEDDA, Tradizioni popolari di Nuoro, in «Rivista delle tradizioni popolari italiane», 1895, anno II, pag. 336.

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