Nascita

di Francesco De Rosa

Quando una donna entra nel quinto mese di gravidanza, pensa a preparare il corredo che sarà necessario al dolce frutto del suo grembo non appena verrà alla luce, tagliando camicine, cuffiettine e giubboncelli, che a Terranova vengono distribuiti per cucirli alle fanciulle che si vogliono invitare alla cerimonia battesimale, e che altrove cuce essa stessa, aiutata da quelli di casa o dalle più strette parenti. Le fanciulle di Terranova vi aggiungono, a loro spese, il pizzo ed il nastro di seta che deve adornare l’orlo e lo sparato del collo.

Al parto, oltre la levatrice, vi assistono la madre, la suocera, le sorelle, le cognate e le amiche del vicinato, purché non siano nubili. Nessun uomo, all’infuori del marito e del medico, occorrendovi, può prendervi parte.

Una volta alla luce, ne viene dato annuncio (ben s’intende nel caso di nascite legittime) ai parenti, agli amici e alle fanciulle che collaborarono alla preparazione del corredo. Le donne che ricevettero l’annunzio si recano a far visita alla puerpera, che così complimentano:

A cent’anni di lu fiddólu mascju o di la fiddóla fèmina

– a seconda del sesso del neonato.

Poi toccando la mano al padre, se costui è presente, dicono:

– Babbu dicciósu!

 Sedutisi sulla sedia che viene loro offerta, domandano alla puerpera se ha avuto un felice parto e come si sente, se è affetta da febbri, se ha latte abbondante, se i flussi si succedono regolarmente, e tante altre cose che hanno rapporto col suo stato di ammalata [sic.]; quindi passano ad altri piacevoli argomenti, per mettere in buon umore, ove non lo sia, la puerpera. Intanto il padre e le nonne del neonato invitano a bere una tazza di caffè e un bicchierino di rosolio le visitatrici: dopo il quale invito esse si ritirano dicendo:

A videllu bucat’a luci.

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