Carattere dei pastori

di Vittorio Angius – a cura di Guido Rombi

I pastori galluresi hanno sembianze marcatamente virili, le membra robuste, passo spedito. Le loro donne si distinguono per la spiccata vivacità e in alcune regioni per la bellezza. Che differenza tra l’avvenenza vigorosa delle pastorelle del Canahili e del Liscia, e la bruttezza e l’aspetto malato di quelle che sono vicino al Latrai e al Cucurenza presso le sponde del Termo (Coghinas)!

Oggi ormai poco o nulla si vede di quella fierezza legata anche alle caratteristiche dei luoghi dove abitano. Hanno assai care le ragioni dell’onore e per vendicarlo ricorrono facilmente a gesti estremi. Facili a odiare per qualche ingiuria, sono anche capaci di grande magnanimità, ed un nemico umiliato non solo trova asilo nella loro casa, ma può aver fiducia di godere della stessa protezione che darebbero ad un loro carissimo. I tradimenti sono detestati e memoria maledetta accompagna quelli che se ne macchiarono.

L’ospitalità è il più bell’aspetto del loro carattere. Ti presenti allo stazzo: ecco il padrone che felicissimo viene a salutarti e – fatte le più cortesi accoglienze – ti invita a entrare nella sua capanna. «Compiacetevi prendere alcun ristoro», era frase di rito da tutti usata, ma ora, ad eccezione degli aggesi, non è detta se non all’ora del pranzo.

Quanto sono cortesi verso i viaggiatori tanto sono caritatevoli verso poveri.

Nei pastori che commerciano con persone civili si ammira un certo garbo nei modi: la rozzezza non appare che in pochissimi, e specialmente in quelli che solo con pochi possono comunicare.

Sono soggetti ad alcune superstizioni e ciò, più che alla negligenza dei parroci campestri, è da attribuirsi alla difficoltà di poter con la loro famiglia partecipare i giorni festivi ad ascoltare il vangelo e il catechismo, essendo molti lontani dalla chiesa. Deriva da ciò che vi sia in molti una grande ignoranza delle principali verità del cristianesimo e che abbiano le più strane idee sui fondamentali oggetti della religione.

Di solito i pastori sono poco intraprendenti e dopo i piccoli lavori agrari si svagano nelle cacce e nelle feste, passano le giornate in parte a dormire e in parte a trastullarsi, o suonando la zampurra e facendo col coltello le punte agli stecchi: di qui l’abitudine che usano le mani quando si trovano nel paese a discutere coi padroni o con altre persone.

Nel lattificio la loro parte è la mungitura: poi restano a guardare le donne occupate nelle altre operazioni.