PER UNA SCUOLA PROFESSIONALE DEL SUGHERO A TEMPIO PAUSANIA

  1. Achille Sinigaglia (consigliere di prefettura) – La produzione e le industrie del sughero nella provincia di Sassari (1905)

  1. Giacomo Pala (di Luras, deputato al Parlamento) – Due interpellanze parlamentari (1909 – 1910) →

  1. Claudio Demartis (di Tempio, più volte consigliere provinciale di Sassari) – Occorre dare all’isola una scuola industriale del sughero (1926) →

La produzione e le industrie del sughero nella provincia di Sassari

di

Achille Sinigaglia (consigliere di prefettura)

Bollettino ufficiale del Ministero d’agricoltura, industria e commercio →

1905

La provincia di Sassari è il centro sugherifero più importante del Regno, contando circa 50,000 ettari con sugheri misti a leccio ed altre essenze, e 9,000 circa a sughereto puro. La superficie boscosa in cui predomina la quercia da sughero è di ettari 23,917 così ripartita:

Nel distretto forestale

di Sassari Ettari 225

di Bono 2,415

di Tempio 7,560

di Nuoro 3,137

di Bitti 3,100

di Ozieri 7,480

Totale Ettari 23,917

La quercia da sughero figura in ben 50 dei 107 comuni della provincia, ed in maggior quantità nei comuni di Tempio, Calangianus ed Aggius del circondario di Tempio; in quelli di Nuoro, Bitti ed Orune del circondario di Nuoro, ed in quelli di Buddusò, Pattada, Nughedu, Alà dei Sardi e Bultei nel circondario di Ozieri.

La produzione annuale del sughero commerciale, escluso il sughero ed il materiale di scarto, si fa ascendere in tutta la provincia a quintali 16,500, che trasformato in tavolette stagionate, raschiate e ritagliate, si riducono a quintali 14,100.

Una buona metà di questa produzione netta di sughero si esporta fuori d’Italia, circa 5600 quintali si esportano nel continente e rimangono così nella provincia soli circa 1,400 quintali per la lavorazione e per il consumo locale.

Il prof. Italo Giglioli in una pregevole sua pubblicazione (1: Lo Stato italiano e la coltura del sughero, specialmente nella Sardegna. Portici, 1902) calcola a meno di 100,000 ettari la superficie complessiva in Italia, coltivata a sughereti schietti e misti, e riferisce che la produzione annua di sughero commerciale, secondo i calcoli dei signori José Gich e Ferdinando Gil, nel 1888 in tutto il Regno sarebbe stata di quintali 61,600.

Secondo questi dati la superficie coltivata a sughero nella provincia di Sassari rappresenterebbe la metà di quella complessiva del Regno, mentre la produzione non sarebbe che un quarto circa della totale italiana. Da questi dati si desumono due circostanze ugualmente sfavorevoli per questa provincia: la prima che in una parte considerevole della superficie boschiva coltivata a sughero, la quercia da sughero figura in quantità assai limitata in confronto alle altre specie di piante alle quali è frammischiata, ciò che ne rende più difficile lo sfruttamento razionale; la seconda che anche dove predominano le quercie da sughero, queste non rendono quello che dovrebbero in terreni e in clima così adatti a simile coltura.

La scarsità della produzione di sughero commerciale che in questa provincia si ricava nella estesa superficie coltivata a quercia sugherifera, è da attribuirsi a parecchie cause di cui le principali sono:

la demaschiatura fatta con sistemi non razionali senza rispettare il periodo di tempo necessario per la formazione o maturazione del sughero, e senza seguire nello scortecciamento quelle norme che valgono a preservare la vigoria delle piante o ad impedirne il deperimento. Fra tutte le piante forestali la sughera è infatti quella che più richiede cure minute, non tanto nei lavori culturali, quanto durante lo scortecciamento degli alberi e la raccolta e la preparazione del sughero. Le cure minute di ogni singolo albero, nel periodo delle successive demaschiature, nel difendere le parti scoperte del tronco e nei successivi. raccolti dei sugheri riprodotti, hanno grande influenza non solo sulla lunga vitalità dell’albero, e sulla resa in sughero, ma sulla qualità e sul prezzo del sughero stesso.

Un’altra causa che concorre a deprimere la produttività dei sughereti è l’abitudine di scorzare senza alcun ritegno i sugheri per ricavare la corteccia da concia, sacrificando al breve guadagno d’un giorno il lungo ripetuto guadagno di molti anni avvenire. Tale barbara abitudine è ancora inveterata specialmente nel circondario di Nuoro, mentre a Tempio e ad Ozieri non si pratica che eccezionalmente avendo riconosciuto gli inconvenienti che ne derivano alle piante da sughero.

Danni gravi alla coltura del sughero provengono altresì dalla frequenza degli incendi, sia involontari che dolosi a scopo di vendetta, sia volontari per ricavare dai boschi incendiati carbone o potassa. Nei boschi di sughero gli incendi si verificano anche in questa provincia più che in altri boschi frequenti, specialmente perché si ha poca cura di ripulire il bosco dal cespuglio fitto comune a tutti i boschi dei climi caldi.

Pure sensibili sono i danni che ai boschi di sughero derivano dallo sfrondamento, che si pratica quasi dappertutto nella provincia per far mangime fresco ed alimentare così il bestiame. Tale sfrondamento si effettua per lo più senza alcuna cautela, troncando i rami, capitozzando le piante e cagionando così agli alberi ferite immarginabili dove poi si annidano dei parassiti che col tempo cagionano la morte della stessa pianta.

Minor danno arreca il pascolo, se le piante del bosco ove si effettua hanno oltrepassato l’altezza necessaria, fatta però eccezione per la capra, purtroppo ancora molto frequente in molti paesi della provincia, che per sua indole reca sempre grandissimi danni alle piante di specie latifoglia.

Concorre altresì a diminuire la produttività del bosco a sughero la nessuna cura che si ha per aiutare lo sviluppo delle piante e per difenderle dai parassiti. La quercia da sughero è certo fra gli alberi più sobri, e forse potrà continuare a produrre senza bisogno di concimazione: ma se si concimasse razionalmente essa darebbe sicuramente prodotto maggiore e migliore. Ugualmente vantaggioso sarebbe se si sapesse difenderla dai parassiti che la insidiano e che spesso ne abbreviano la vita e la rendono meno rigogliosa e proficua. Danneggiano la pianta da sughero, specialmente in Sardegna. Correbus bifusciatus e l’Ocneria dispar, coleottero il primo che in stato di larva si annida sui giovani germogli facendoli perfino diseccare, lepidottero il secondo assai diffuso, che distruggendo il fogliame. toglie alle piante ogni vigoria e ne impedisce l’efflorescenza.

Molti e non lievi danni ai prodotti della pianta da sughero cagionano infine le formiche si da rendere talvolta persino inservibili rilevanti partite di sughero. Ma purtroppo anziché pensare a distruggerle, molto spesso si rendono più nocive con le demaschiature irrazionali, lasciando cioè del sugherone nella parte inferiore del ceppo che offre facile e comodo asilo di propagazione alle formiche.

Non v’ha dubbio che questi sistemi irrazionali di sfruttamento dei boschi da sughero e la poca cura che si ha per la loro conservazione e per il loro sviluppo, si debbono unica mente al magro profitto che si ritrae da una simile cultura, essendo costretti a vendere gran parte dei prodotti allo stato greggio fuori dell’Isola per la pochezza dell’industria locale. Trattasi infatti di prodotti eminentemente ingombranti il cui valore intrinseco è piccolo in confronto delle spese che occorrono per trasportarli all’estero o nel continente, laonde il prezzo sul luogo di produzione di necessità non può essere che poco rimunerativo per compensare dette spese e quelle di mediazione e di commissione, inevitabili pei fabbricanti lontani.

La lavorazione del sughero si effettua in pochi comuni della provincia e cioè nei comuni di Tempio, Terranova, Calangianus, Aggius e Luras, nel circondario di Tempio: in quelli di Ozieri, Alà dei Sardi, Nughedu, San Nicolo ed Oschiri nel circondario di Ozieri e infine nel comune di Sassari nel circondario omonimo.

Buona parte della lavorazione consiste nella trasformazione del sughero greggio in plance. A tal uopo prima lo si fa bollire per renderlo soffice e pieghevole, poi così caldo lo si imballa per fargli prendere la forma piana, indi lo si raschia o ritaglia in qualche punto per metterne in mostra la qualità. Dalle plance, previa una più diligente raschiatura che appunto dicesi in bianco, si ricavano i quadretti, e dai quadretti i turaccioli. Solo il turacciolo può ritenersi prodotto finito, ma è appunto di questi che se ne produce la minore quantità nella provincia.

Quale sia l’importanza del lavoro che si impiega nella successiva trasformazione del sughero greggio in plance e quindi in quadretti ed in turaccioli lo si può desumere dal costo rispettivo del prodotto successivamente ottenuto. Un quintale di plance di sughero di buona qualità lo si valuta da lire 60 a lire 65; un quintale di quadretti della stessa qualità da lire 150 a lire 155 e finalmente un quintale di tappi da lire 180 a lire 190. Un operaio, che lavora solo quadretti tutta la giornata, può fare da 2800 a 3000 quadretti, mentre un operaio che trasforma i quadretti in tappi non può fare al giorno che da 1800 a 2000 tappi.

Nel circondario di Tempio, dov’è più attiva la lavorazione del sughero, ci sono trentacinque esercizi industriali, quasi tutti producono quadretti e tappi, alcuni soltanto le plance. Occupano in media, complessivamente, 170 operai e la loro produzione annua si valuta a circa lire 500,000.

Nello stesso circondario vi sono poi circa altri 60 operai che lavorano per proprio conto e producono annualmente un valore di circa lire 100,000. Non si adoperano macchine che in un solo stabilimento.

Nel circondario di Ozieri vi sono otto esercizi industriali che lavorano senza il sussidio di alcuna macchina in plance, quadretti e tappi; occupano in media 33 operai e producono per un valore di lire 75,000 all’anno.

Finalmente nel circondario di Sassari vi sono tre minuscoli esercizi industriali che impiegano 7 operai e producono, in quadretti e tappi, per circa lire 2500 all’anno.

In complesso, quindi, nella provincia, per la lavorazione del sughero in plance, quadretti e tappi si impiegano circa 270 operai che producono annualmente per un valore che può calcolarsi di circa lire 650,000.

Poche produzioni sono così adatte al clima ed alla indole dei terreni di questa provincia come quella del sughero, sì che nei pochi sughereti schietti, bene curati, la produzione annua per ettaro raggiunge i 150 ed anche i 200 chilogrammi.

La quercia da sughero, pianta essenzialmente rustica, non soffre né delle frequenti e lunghe siccità che qui sogliono manifestarsi; né dei forti calori estivi, mentre vegeta rigogliosa anche nei terreni sterili a base di silice, comunissimi in questa provincia. Anzi è nei terreni sterili che dà i migliori prodotti, mentre nei terreni fertili da sughero grosso e scadentissimo.

Nessun’altra pianta potrebbe in queste condizioni fornire maggior profitto: poiché, tenuto conto del poco che si spende per la coltura del sughero e del reddito che da questo si potrebbe ricavare, neppure l’olivo può riescire altrettanto rimunerativo. La quercia da sughero cresce benissimo e si sviluppa anche a bosco fitto, ed oltre al costare una spesa assai tenue per l’impianto del bosco, pochissima è pure la spesa che esige per la manutenzione, consistente nella semplice ripulitura del bosco dalle frasche e dai cespugli inutili, che è a dovizia compensata dall’erba, che così si può benissimo far crescere nella superficie libera; e dalla raccolta delle ghiande, ottimo mangime per l’allevamento dei maiali. Anche la spesa per la demaschiatura è a dovizia compensata dalla raccolta del sugherone che le piante stesse forniscono e che trova in commercio assai utile spaccio. Cio nulla meno come abbiamo visto buona parte dei boschi da sughero di questa provincia non sono tenuti come dovrebbero essere e di più nella maggior parte dei boschi la quercia da sughero vi è scarsa e frammischiata a molte altre piante meno proficue.

Nulla si è fatto per promuovere e migliorare la coltura di questa preziosissima pianta: anzi si è lasciata deperire in più modi, dimentichi della sua utilità, mentre tutte le nazioni civili spiegano ogni energia per svilupparla e per diffondere i migliori metodi di coltivazione. E mentre, ovunque la quercia da sughero può germogliare, se ne aiuta in più maniere la diffusione, per l’importanza speciale industriale sempre crescente dei prodotti del sughero (basti in proposito ricordare ciò che si è fatto e che si fa continuamente per promuovere in coltura del sughero in Algeria, in Tunisia ed in California), in Italia, e specie in Sardegna, si è lasciato devastare numerosi boschi di quercia: specialmente in seguito agli svincoli concessi dopo l’attuazione della legge forestale del 20 giugno 1877; e non v’ha forse bosco che abbia sofferto maggiori traversie di questo.

Dice il Giglioli che, a differenza delle altre colture industriali, quella del sughero, come tutte le altre colture forestali, ha bisogno per risorgere ed estendersi in Italia dell’intervento dello Stato. Ed invero se si riflette che i centri sugheriferi più importanti si trovano nei paesi più poveri del Regno e dove l’agricoltura è meno sviluppata, non può non riconoscersi la opportunità di tale intervento, specie per una pianta che non comincia a dare il suo profitto che dopo i 20 ed i 25 anni di età e che si presta così facilmente ad uno sfruttamento irrazionale e distruttivo.

Senza l’intervento dello Stato, scrive il Giglioli, inevitabilmente vedremo continuare a deperire ed infine estinguersi questa coltura, la quale se bene diretta e sorvegliata, potrebbe fruttare al paese una rendita annua di molti milioni di lire. E una questione che si impone a chi vuol far rifiorire assieme al benessere l’agricoltura stessa della Sardegna… Certo è doloroso ed umiliante per l’Italia, che già vantava estesi sughereti, veder oggi la industria del sughero fruttare alla Spagna un’esportazione di 34,000,000 di franchi all’anno, al Portogallo di 17,000,000, all’Algeria di 7,000,000, mentre che la esportazione complessiva italiana di sughero si aggira intorno a sole 900,000 lire annue. Anzi l’ammontare complessivo della nostra importazione di sughero grezzo e lavorato, supera la esportazione di modo che l’Italia viene effettivamente a pagare all’estero un tributo annuo di circa 400,000 lire nel commercio del sughero».

Il Giglioli lamenta acerbamente che in seguito all’attuazione della legge forestale del 1877 siasi largheggiato tanto negli svincoli forestali, si che nella Sardegna si liberarono da ogni vincolo ettari 337.688. Questo rapido svincolo di tante delle nostre foreste (poichè delle terre allora svincolate sotto alla zona del castagno, il 59.7 per cento erano a bosco) nelle regioni più propizie alle grandi industrie forestali del sughero e della resina, fu fatto senza tener conto delle condizioni e consuetudini locali e del grande difetto di capitale da impiegare nella coltura delle terre, laonde una grande superficie di terreno italiano fu esposto alla mercé di speculatori avidi del guadagno momentaneo e ciechi al danno permanente che avrebbero arrecato, non solo al terreno spogliato d’ogni vegetazione fruttifera, ma all’agricoltura ed al benessere di intere regioni.

Non si pensò allora che gli antichi vincoli forestali non erano frutto soltanto di vieti pregiudizi, ma in parte erano la conseguenza delle condizioni locali e preordinati a mantenere la incolumità e dei terreni e delle produzioni legnose, Agli antichi vincoli feudali che mantenevano privilegi ostacolanti ogni sviluppo agrario ed industriale, conveniva quindi di sostituire vincoli nuovi che rispondessero alle condizioni locali e mirassero a difendere il benessere generale e la produzione fondiaria contro l’anarchia di una proprietà senza mezzi, o dalle rovinose insidie di una proprietà avida di subiti guadagni.

Il Giglioli proporrebbe senz’altro che lo Stato assumesse l’amministrazione diretta delle terre vincolate della Sardegna, mirando non alla sola sistemazione silvana, ma a promuovere potentemente la industria del sughero,

Nelle condizioni della Sardegna egli scrive e d’altre parti d’Italia dove la proprietà è tanto divisa, frastagliata e rimescolata assieme e dove tanto precarie sono le condizioni dei proprietari, non è possibile aspettare da questi alcuna iniziativa agraria; e tanto meno si può aspettare da proprietari oppressi da una crescente rovina, invigilati da una rapace fiscalità, il compimento di lente trasformazioni forestali. Nell’incessante lotta fra la proprietà e le tendenze nomadi dei pastori, mai immemori degli antichi privilegi, solo lo Stato può proteggere le foreste, difendendole dagli armenti e dagli incendiari. preparando così sorte migliore anche ai nolenti ed agli inconsci

Verità indiscutibili, proposta indubbiamente seria ed efficace; ma come tornare indietro a sconfessare il rispetto alla proprietà privata anche dei boschi fin qui gelosamente mantenuto, per uno scopo eminentemente industriale, quale sarebbe quello di sviluppare le industrie forestali?

lo credo che mercè un organismo tutelare più consentaneo alla conservazione e ripopolamento delle selve che non siano gli attuali Comitati forestali, mercè un personale di vigilanza e di custodia assai più numeroso, meglio reclutato e disciplinato, assunto tutto e rimunerato dallo Stato, mercè speciali disposizioni, che regolino in modo efficace lo sfruttamento dei sughereti e mercè concorsi a premi pei migliori coltivatori, molto si possa ottenere in pro della conservazione e dello sviluppo anche di queste foreste. Tanto più se questi nuovi ordinamenti saranno accompagnati da efficaci provvedimenti diretti a incoraggiare e premiare le industrie forestali.

Non si contesta che trattandosi d’una industria com’è la forestale, in cui le iniziative private è facile che si arrestino innanzi alla necessità di attendere per degli anni prima di realizzare un profitto, l’industria privata può diventare devastatrice e consumatrice de! capitale tanto più rapidamente quanto più povero è il paese. Ma se accanto alle foreste sugherifere si fa crescere una rigogliosa industria trasformatrice dei prodotti naturali, esercitata con metodi razionali, che avrà bisogno di prodotti maturi e perfetti e di questi soli potrà servirsi e potrà anche pagarli generosamente; lo stesso tornaconto individuale non tarderà a suggerire lo sfruttamento e la conservazione razionale anche dei boschi, per poter realizzare maggiori profitti.

É questo incentivo che ora sopratutto manca, avendosi ancora una industria sporadica che non opera che imperfettamente sopra una minima parte dei prodotti, così che si è costretti a trasportarli in lontani paesi quasi allo stato greggio e quindi con una ingentissima spesa, sia di trasporto che di commissioni e mediazioni.

Una coltura com’è quella del sughero, che da prodotti ingombranti e di trasporto costoso, per conseguire prezzi remunerativi ha bisogno assolutamente di avere a lato una industria trasformatrice, rigogliosa e proficua. Sono quindi perfettamente d’accordo col prof. Giglioli allorchè scrive che: non basta promuovere la produzione del sughero, ma bisogna sistemare tutte le forme della industria di questa preziosa sostanza e fare profondamente radicare nella Sardegna quelle stesse varie attività industriali in rispetto alla lavorazione del sughero, che in meno di mezzo secolo presero così forte sviluppo nella penisola iberica; e che oggi, sotto nuove forme, lavorando con materiali in parte nostri, vanno prendendo piede nella Germania e nella Gran Bretagna.

Il malessere crescente della Sardegna si è troppo inoltrato perché possa vincersi da sforzi individuali, nè vi è da sperare che una emigrazione interna venga attratta nelle condizioni presenti verso questa parte d’Italia. Bisogna che lo Stato intervenga direttamente e miri a salvare la Sardegna collo sviluppo di una industria che è già sarda e che in Sardegna ha ogni probabilità di buona riuscita.

Basterebbe far arrivare in Sardegna solo metà dei guadagni che col sughero e colle sue industrie fa una piccola parte del Portogallo, per vedere tutta una nuova vita ed una nuova attività agraria ed industriale sorgere in quest’isola tanto lungamente negletta.

Per dare efficace impulso alla industria di trasformazione del sughero parrebbemi opportuno:

1º: Che il Ministero d’agricoltura, industria e commercio istituisse nel maggior centro della produzione suverifera, e cioè a Tempio, una Scuola professionale destinata a preparare degli operai esperti nella lavorazione del sughero, per tutte quante le industrie in cui il sughero si adopera come materia principale.

2º: Che lo stesso Ministero indicesse un concorso a premi, con premi adeguati allo scopo che si vuol conseguire, fra gl’industriali che entro breve periodo di tempo istituissero in questa provincia degli stabilimenti per la fabbricazione di prodotti finiti, in cui predomini come materia prima il sughero; seguendo sistemi di fabbricazione i più razionali e i più consentanei ad avere la produzione meglio apprezzata nel commercio mondiale e di piú facile e proficuo commercio.

3º: Che agli industriali che istituissero nella provincia stabilimenti per la lavorazione razionale del sughero, rispondente alle esigenze della moderna tecnologia e del commercio mondiale, si concedesse la esenzione dalla imposta di ricchezza mobile per quel periodo di tempo che può ritenersi necessario a dare stabile assetto agli stabilimenti e a procurar loro una buona e sicura clientela.

4°: Che si provvedesse ad agevolare lo smercio dei prodotti finiti della industria di lavorazione del sughero all’estero e nel continente mercè tariffe ferroviarie di favore e noli ridotti per il trasporto marittimo.

5°: Che si stabilissero dei premi a chi saprà introdurre, con buon esito, nella provincia la coltura del lino specialmente per ottenere i semi di lino, che potranno servire alla produzione dell’olio siccativo, necessario alla fabbricazione del linoleum; materia prima preziosissima di numerosi prodotti assai apprezzati in commercio (tappeti, tappezzerie, tavolette e mattonelle per impiantiti, involucri per caldaie e per tubulature, suole interne per scarpe, fodere per cappelli, ecc. ecc.) e che si ottiene utilizzando i cascami del sughero, nella proporzione del 50 ed anche del 70 per cento e combinandoli con varie sostanze minerali e con olio di lino.

Per questa produzione dei semi oleosi e di buoni olii siccativi sono particolarmente adatte le parti più meridionali d’Italia e le nostre grandi isole, poichè nei paesi caldi meglio prosperano le piante a semi oleosi e danno olii più abbondanti e più pregiati.

Il lino che forse meglio si potrebbe coltivare nelle regioni nordiche per averne tiglio delicato, darebbe nelle regioni calde d’Italia copiose messi di seme e d’olio.

mercè tali provvedimenti che certo non imporrebbero al Governo troppo gravi sacrifici, io credo che nel breve giro di pochi anni si potrebbe ottenere uno sviluppo assai soddisfacente delle varie industrie della lavorazione del sughero.

Numerosi stabilimenti potrebbero così sorgere col tempo tali da consumare la intera produzione sugherifera della provincia e da procurare anche ai produttori del sughero prezzi più rimunerativi, che certo li indurrebbero ad un più razionale sfruttamento e ad una più diligente conservazione della foresta.

Così si potrebbe con maggior sicurezza provvedere anche allo sviluppo della produzione suverifera, sia promuovendo una maggiore diffusione della quercia da sughero nei boschi ove trovasi frammischiata a moltissime altre piante meno proficue, sia con la formazione di nuovi sughereti nei terreni più adatti a tale coltivazione.

In armonia col programma così delineato, dovendosi provvedere a nuovi rimboschimenti per la sistemazione dei bacini idrografici della provincia, si potrebbe raccomandare all’Ispettorato forestale di preferire nella piantagione delle nuove foreste la quercia da sughero ovunque si presentino le circostanze favorevoli a questa coltivazione; e si otterrebbe così una notevole estensione di nuovi sughereti.

Giacché nel bacino del Coghinas sono particolarmente adatti alla coltura della quercia da sughero i perimetri:

Sarebbero quindi altri 3195 ettari di nuovi sughereti che potrebbero col tempo fornire utile materiale ad uno sviluppo anche maggiore delle industrie del sughero, le quali, non vi ha dubbio, nel breve periodo di pochi decenni, potrebbero costituire una fonte di abbondanti risorse per una classe numerosissima di operai, essere causa così di maggiori consumi e di più diffusa agiatezza e fomite efficacissimo ad un più prospero sviluppo anche dell’agricoltura.

Il lungo riflettere su questo delicato argomento mi ha persuaso che quella da me indicata sia la via maestra per una sicura e più sollecita soluzione del problema economico della provincia, tormentata da tante crisi da cui non riesce in alcun modo a sollevarsi, per quello sconforto che la penuria induce e che a torto forse è interpretato come indolenza ingenita e naturale di queste popolazioni.

Con lo sviluppo di una coltura così estesa che migliorerà indubbiamente e molto sensibilmente le sorti di numerosissimi proprietari e di una grande moltitudine di lavoratori, accompagnato da quello di una industria che potrà facilmente esplicarsi nelle più svariate forme, richiamare nell’isola abbondanti capitali e parecchi fabbricanti e promuovere un commercio assai più attivo, specialmente fra l’isola ed il continente; credo col tempo riescirà più facile di risolvere anche il problema della colonizzazione di queste lande sterminate, da cui dipendo il risorgimento agrario ed igienico del paese e la sicurezza delle sue campagne.

Sassari, maggio 1905.

Legislatura XXIII – 1ª sessione – Camera dei Deputati

Discussioni – tornata del 7 giugno 1909 →

INTERPELLANZA dell’On. GIACOMO PALA

[…] E vengo al motivo principale della mia interpellanza.

Onorevoli colleghi, vi è in Sardegna una crisi fortissima nella produzione ed esportazione dei sugheri. Ho detto che è questione che riguarda tutta l’isola. Difatti, l’isola è divisa da una catena di monti che va dal nord al sud, e questa catena e le sue diramazioni sono rivestite di una forte vegetazione di quercie in sughero, che fornisce uno dei principali redditi dell’isola. Posso anche aggiungere che non vi è zona che ne sia sfornita: in quasi tutti i collegi dell’isola vi sono parti rivestite più o meno di questa vegetazione; perciò, come già in molti altri casi, mi sono permesso di rappresentare o esplicitamente o implicitamente tutti gli altri collegi dell’isola per trattare lo argomento e, anche se il permesso non era esplicito o implicito, nell’interesse dell’isola mi sono permesso io stesso di parlare in rappresentanza degli interessi collettivi di tutta la regione sarda. Permettetemi ora qualche particolare.

La quercia-sughero ha qua e là rappresentanti della sua forte, robusta famiglia, anche in qualche zona dell’Italia peninsulare ed insulare. Chi percorra la linea maremmana ne vede esempi, ed esempi ve ne sono anche in Sicilia; ma dove veramente la produzione della quercia-sughero è fiorente è nella Sardegna.

Le caratteristiche principali di questa produzione sono queste sopratutto: che la quercia-sughero non ha bisogno di nessuna coltivazione: essa è un prodotto spontaneo del suolo, posso anzi dire che la quercia viene più robusta e fruttifera dove il terreno è meno adatto ad ogni altra specie di coltura.

La coltivazione della quercia-sughero è, per così dire, negativa: allontanare il fuoco dai suoi germogli dai suoi alberi e lasciarla stare, sebbene qualche autorevole competenza giustifichi in certi casi anche la potatura di piante annose.

Quando la pianta è arrivata a quindici o venti anni della sua vita ed anche meno, secondo il particolare sviluppo, si leva la scorza esterna. Questa è la sola coltura della quale ha bisogno la pianta.

Dopo otto o nove anni e, quando si voglia migliore la qualità, anche dopo dodici anni, si procede alla nuova asportazione della corteccia.

A questo si riduce precisamente la coltivazione del sughero. E la coltivazione e l’estrazione del sughero è una delle poche risorse locali sarde, insieme con l’allevamento del bestiame. I sugheri sono quasi indistintamente in possesso di coloro che hanno terreni montuosi o di collina alta, non adatti ad altre coltivazioni. E non si può dire che questo prodotto non frutti e non renda, appunto perchè costa poco ed attecchisse in terreni dove è refrattaria qualsiasi altra coltura, Più il terreno è sassoso e migliore è la scorza del sughero.

Se non che in questi ultimi anni, l’industria del sughero, diciamola così, ha sofferto una gravissima crisi: mentre i prezzi prima erano rimunerativi, in questi ultimi anni gradatamente si è prodotto un tale ristagno nella vendita e nella esportazione (perchè per noi questo è articolo di esportazione) che questo commercio non rappresenta più nemmeno la metà di quello che rappresentava quattro o cinque anni fa, fenomeno allarmante data la scarsa consistenza economica dell’isola.

Lo studio del fenomeno si impone, la spiegazione si ha presto: ve la dà la statistica della importazione ed esportazione del commercio speciale, compilata dal Ministero. delle finanze per l’anno 1909; aprite questa statistica e vedrete qual’è la ragione di questo ristagno del prodotto sardo, prima ricercatissimo e di un valore rilevante ed oggi quasi paralizzato.

Nel riassunto delle importazioni, e precisamente a pagina 86 del volume di statistica, pubblicato dal Ministero delle finanze, è riportata una tabella della importazione in Italia del sughero grezzo o lavorato dagli Stati finitimi.

Da questa statistica si rileva che nel 1906 la Francia ha importato dalla Tunisia, che è una regione che da molto sughero, per 778 quintali di sughero; nel 1907 ne ha importato 1737 quintali e nel 1908, 1155.

Passiamo alla Spagna. Questa nel 1906 ne ha importato 2750 quintali; nel 1907, 6031, e nel 1908, 8855, sempre di sughero grezzo. Veniamo ora alla categoria dei sugheri lavorati.

La Francia ne ha importato, nel 1906, 198 quintali; nel 1907, 196 quintali, e nel 1908, 193 quintali,

La Spagna, invece, nel 1905 ne ha importato 4584 quintali, nel 1907, 4341 quintali e nel 1908, 5562 quintali.

La crisi del prodotto sardo è dunque spiegata con la grande introduzione di sughero che fa la Spagna, con la quale non abbiamo trattato di commercio. Piene dei suoi prodotti sono tutte le fabbriche della Liguria orientale ed occidentale, e la Spagna esercita una formidabile concorrenza al nostro prodotto. Essa fa una cernita delle qualità superiori, che sono utili alla produzione dei turaccioli pei vini di Bordeaux e di Champagne; e la produzione secondaria e di scarto, della quale essa ha bisogno di disfarsi a qualunque costo, piglia la via delle fabbriche italiane, e delle case italiane che ne fanno commercio.

E la via è larga ed aperta e senza impedimenti. Aprite la tariffa dei dazi doganali italiani, alla voce sughero, e troverete che il sughero greggio è, per la tariffa italiana, esente assolutamente da dazio, ed il sughero lavorato è solamente gravato d’un dazio di lire quindici appena a quintale.

Ma questi dazi, sebbene già di per sè eloquenti, non vi danno ancora la spiegazione. precisa dell’entità e delle cause del ristagno della nostra produzione sugheri fera. La spiegazione precisa è nel fatto che, mentre la Spagna (e potrei dire anche il Portogallo, perchè molto sughero viene anche di la produce una ingente quantità di sughero di cui ha bisogno di disfarsi a qualunque costo, ha in suo vantaggio l’aggio sull’oro, oggi dell’11 per cento, sicchè anche vendendo in Italia a prezzo bassissimo la sua merce, se ne ha oggi di un premio di esportazione a suo favore di 11 lire per cento.

Cumulate queste due circostanze di fatto e troverete la ragione dello allarmante aumento della importazione iberica fra noi; e vedrete in quali condizioni rovinose si trovino la produzione e l’esportazione sarda. Questo spiega come i magazzini dei produttori sardi siano pieni zeppi dei prodotti greggi o lavorati, da due o tre anni, e come i sugheri non valgano più nemmeno la metà di quel che valessero tre anni fa.

Così la valanga di produzione spagnuola cui tiene dietro quella africana non solo danneggia ma minaccia fra breve di soffocare il prodotto nostro.

Ora, posti in evidenza la causa e l’effetto, occorre pensare a provvidi rimedii. Dico pertanto al ministro delle finanze, statista e patriota: è possibile che lo Stato italiano non si renda conto del suo dovere di porre un riparo a questo stato di cose?

Onorevole ministro, le barriere doganali, il dazio e la protezione non sono cose che abbiamo inventate noi sardi; noi siamo gli ultimi, purtroppo, arrivati nella famiglia di coloro che chiedono allo Stato protezione e dazi doganali d’ogni specie, per tutelare l’agricoltura e l’industria.

Alcuni di questi dazi introdotti per tutelare altre industrie, altre regioni, danneggiano in modo speciale la Sardegna; e noi non ce ne siamo lagnati, e per patriottismo, e perchè la nostra voce è molto ma molto fioca nel consesso delle regioni sorelle; ma ora è necessario che voi facciate uso d’una discreta equità ed eleviate una barriera a quest’invasione del prodotto estero che c’impedisce di vivere. Anche noi abbiamo diritto alla tutela collettiva come tutte le altre regioni italiane; anche noi sopportiamo i carichi, con la dignità di chi sente di dover concorrere al bene della nazione; abbiamo anzi maggior merito in quanto i carichi sono più gravi per chi ha la disgrazia di avere le spalle meno forti degli altri. Fate quindi qualche cosa anche per noi.

Il farlo è atto di giustizia e non offende i diritti di nessuno. Che cosa difatti v’impedisce d’assoggettare i sugheri della Spagna, che è quella che più ei danneggia, ad un dazio d’introduzione. E non solo sui sugheri greggi, ma anche sui sugheri lavorati. Niente ve l’impedisce: perchè noi siamo, rispetto alla Spagna, sul piede della tariffa doganale pura e semplice.

Facendolo, siete nel vostro diritto e compite il vostro dovere. E notate, onorevole ministro delle finanze, che non è già una innovazione questa del dazio sui sugheri inventata da noi: perchè i sugheri sardi hanno cercato, come cercano tutti i prodotti, di avere qualche shocco all’estero e ne hanno avuto qualcuno, abbastanza modesto in Russia, in Bulgaria, negli Stati Uniti, un poco qua e un poco là, ma piccolo da per tutto, perchè dappertutto hanno trovato l’uscio semichiuso,

Sapere, onorevole ministro, e lo sapete certo, che cosa pagano i nostri sugheri ad andare fin là Pagano 60 lire al quintale, per lire 15 che noi pigliamo sui sugheri esteri.

Difendiamoci dunque con quale lle barriera razionale, non eccessiva. Già l’esenzione del dazio sul sughero greggio deve assolutamente cessare, perchè essa soffoca la nostra produzione. E poi, onorevole ministro, il dazio che noi imponiamo è troppo debole, anche di fronte a quello di cui beneficia la produzione spagnuola, mentre noi dobbiamo vendere i nostri prodotti anche ad un prezzo irrisorio. Ora noi ci dobbiamo difendere come ci siamo difesi per l’introduzione dei grani esteri, come ei difendiamo nella introduzione dei prodotti manufatti nocivi alla nostra industria.

Credo di avere così come m’ero proposto, delineato la parte principale del contenuto della mia interpellanza di competenza del ministro delle finanze.

Ma la mia interpellanza ha un’altra parte che riguarda più specialmente il ministro di agricoltura, industria e commercio. E cosa nota che nei paesi dove c’è la produzione del sughero, qua quantità notevole del prodotto va perduta nella lavorazione, nell’imballaggio ed in tutte quelle manipolazioni che valgono a portare la merce dal luogo di produzione al luogo di smercio: ed è rilevante la quantità di sughero che si perde; però a queste inevitabili perdite vi è un rimedio, perchè anche i residui, i cascami del sughero possono essere proficuamente utilizzati in molti usi industriali.

Così, a mo’ di esempio, il sughero è adoperato in commercio nella confezione dei cappelli, delle scarpe, per formare delle mattonelle, le quali sono molto apprezzate per la loro qualità igienica per la preparazione del linoleum, ecc.: chi naviga sa che si adopera anche nella confezione di mezzi di salvataggio.

La Svizzera, che non ha la minima produzione di sughero, ne acquista in grande quantità; essa trova modo di introdurre le mattonelle di sughero dall’Italia, con una protezione che francamente mi pare al di sotto di quella che viene fatta in Italiani suoi prodotti.

In passato é stato ventilato il proposito di istituire per la utilizzazione dei cascami una scuola in Sardegna e nel suo centro principale della produzione sugherifera a Tempio, ove esistono varie fabbriche per la lavorazione del sughero.

Il comune di Tempio e cospicui cittadini si occuparono della questione ed iniziarono anche delle trattative con il ministro di agricoltura, il quale rispose che ben volentieri darebbe il suo aiuto: ma la risposta fu di semplice convenienza, la risposta di fatto non si è avuta ancora. Si richiedeva da quel Dicastero il concorso nella spesa del comune, della provincia e degli enti minori, e questo concorso, come promessa e serio impegno, non era mancato. Ma, cosa singolare, della convenienza di attuare le promesse, l’onorevole ministro di agricoltura e commercio ha sentita l’urgenza soltanto quando si sono avvicinate le elezioni politiche del 1909, (Si ride). Allora il ministro di agricoltura, ministro sardo, deputato sardo, volle far comprendere a noi galluresi che la questione della scuola era una questione importantissima, alla quale anche egli si interessava moltissimo; e in prova di ciò mandò nel circondario di Tempio un missus dominicus il quale aveva il grandissimo incarico di svegliare le genti, di far concorrere i comuni, il municipio di Tempio, nelle spese necessarie per l’istituzione di questa scuola per la lavorazione del sughero, come se la peregrina idea fosse cosa nuova o nuova concessione dei ministro di agricoltura!

Naturalmente per tale propaganda improvvisa ed imprevista, il ministro mandò in Gallura persona autorevole munita di pieni poteri.

Sapete quale è l’uomo autorevole che il ministro d’agricoltura mandò in Sardegna a questo scopo?

Voi tutti supporreste che, trattandosi di una questione così grave, avesse mandato un ispettore centrale del Ministero, o comunque una persona dotta e pratica di questi studi, o un capo divisione; no, signori, egli scelse un individuo estraneo al Ministero, un individuo che io rispetto come rispetto tutti, un individuo qualunque, da un gabinetto qualunque, e lo mandò in Sardegna per ravvivare la questione della scuola giá sollevata dai galluresi, e lasciato dormire dal Ministero; e dopo che questa persona rispettabile ebbe fatto un giro di un mese a spese, come è legittimo, del Ministero di agricoltura e commercio, di punto in bianco si cambiò in candidato politico del collegio di Tempio. (Si ride), La mossa era abile, data la usata abilità del ministro, e parecchi, ma non tutti, la presero sul serio.

Ecco la spiegazione della missione straordinaria e di molte altre cose, Perchè la sorte di molti deputati dell’isola che alzano la voce per la Sardegna è questa: essi turbano con le loro importune richieste la quiete e la pace di qualche eccellenza: e questo è male, ed ha le sue conseguenze… Parrebbe che la richiesta non dovesse esser postergata se giusta; invece la soluzione più spiccia è un’altra, non è quella di dar ascolto a quei deputati che additano la necessità di fare qualche cosa, ma quella di combattere puramente e semplicemente il deputato, la cui voce si è rivelata tanto molesta!

Questo è il sistema, onorevole sottosegretario di Stato, ed amico personale, che prevale in erti Ministeri del Regno d’Italia e questo spiega le assenze diplomatiche di certi ministri di fronte a certi interpellanti, che chiamano le cose col loro nome. Onorevole sottosegretario per l’agricoltura, quando si hanno le arie dittatoriali che si assumono, si deve avere il coraggio di andare in fondo e di ascoltare le doglianze giuste che da troppo tempo si manifestano, altrimenti la popolazione ha il diritto di dolersi che i suoi reclami non arrivino mai a fine. Non si nominano i deputati ed i ministri per dar loro un comodo ed alto seggio; ed alla Sardegna, checchè si dica in contrario, poco importa che sia ministro io, o sia ministro lei. Quello che importa è che ad essa si pensi; tutto il resto non è che lustra.

La Sardegna non ha interesse a tenere nessuno in alto; essa ha soltanto interesse a vedere esauditi i suoi secolari reclami. Questo dico, a nome mio e a nome di altri. (Vive approvazioni).

PRESIDENTE. L’onorevole sottosegretario di Stato per l’agricoltura ha facoltà di parlare.

SANARELLI, sottosegretario di Stato, per l’agricoltura, industria e commercio. Già nel 1 06 l’onorevole Pala aveva rivolto, in sede d’interrogazione, ai ministri degli esteri, delle finanze e dell’agricoltura una interrogazione sull’argomento, che forma oggi oggetto della sua interpellanza; cioè sulla industria dei sugheri in Sardegna.

Io debbo prima di tutto rilevare all’onorevole Pala che l’importazione del sughero sia grezzo che lavorato, negli anni 1907-908 è bensì aumentata, ma non in modo allarmante. Viceversa l’esportazione del sughero crebbe nel 1907 di fronte al 1906 ed è cresciuta ancora maggiormente nel 1908, ed analogamente si è avuto negli ultimi anni un aumento nell’esportazione dei sugheri lavorati, consistenti appunto in mattonelle di sughero compresso.

Ora da una statistica fatta recentemente intorno alla produzione del sughero nazio-nale nell’ultimo decennio, risulta che effettivamente nel decennio scorso si è avuta. in Italia una produzione media annua di 47 mila quintali di sughero, ed a questa media annua concorre per 30 mila quintali la sola isola di Sardegna. Nel decennio precedente si aveva avuta la produzione di 43 mila quintali in media all’anno. Tutto questo fa credere che questo aumento di produzione dell’ultimo decennio debba continuare non soltanto per la intensificazione della enitura della quercia sugherifera che si fa nei boschi comunali e dei privati, ma perchè il Ministero d’agricoltura e commercio ha date, da tempo, opportune disposizioni perchè questa intensificazione di cultura abbia ad effettuarsi anche nei boschi demaniali specialmente della Sardegna e soprattutto nella regione del Goceano, che pare propizia in modo speciale alla cultura di questa pianta.

Oltre a ciò il Ministero, mediante trattative condotte a buon termine col Ministero del tesoro, ha concesso recentemente un aumento di 30 mila lire da destinarsi al miglioramento dei sughereti demaniali inalienabili; sicchè tutto fa sperare che da questa intensificazione di coltura, che per disposizione del Ministero di agricoltura, d’accordo col Ministero del tesoro, avrà effetto nell’isola di Sardegna, si possa aumentare di gran lunga la produzione. della quercia sugherifera. Dunque mentre tutto questo dimostra uno sviluppo sempre maggiore nell’industria e nella esportazione del sughero, viceversa (come l’onorevole Pala faceva osservare) noi ci troviamo di fronte ad una vera e propria crisi la quale involge, non solo l’industria del sughero in tutto il Regno, ma ferisce specialmente la Sardegna la quale contribuisce in così larga misura all’industria nazionale.

Le cause di questa crisi, che l’onorevole Pala ha accennato in base alle statistiche del Ministero delle finanze sono molteplici, e consistono non soltanto nella concorrenza che ci fanno la Spagna, il Portogallo, l’Algeria, che insieme all’Italia rappresentano paesi di esclusiva produzione di tutto il sughero che è fornito giornalmente al mercato, ma consiste anche in una deficienza nella lavorazione del sughero che si verifica nel nostro paese.

Infatti, da noi, i sugheri grezzi vengono in gran parte esportati per essere poi reimportati in Italia ed in Sardegna come sugheri lavorati. La lavorazione è infatti praticata in Germania, in Austria, in Ungheria, dovunque, fuorchè nel nostro paese.

Questo stato di cose, come ripeto, onorevole Pala, non si verifica solo in Italia, ma in Francia, in Ispagna, in tutti i paesi latini che hanno il monopolio della produzione del sughero greggio. E si comprende bene come questo stato di cose crei un disagio dal punto di vista industriale, perchè siamo costretti ad esportare semplicemente materia greggia di basso prezzo reimportando materia lavorata e pagandola ad un prezzo assai elevato. Ciò è tanto vero che fino da due anni or sono il presidente della Camera spagnuola di commercio a Parigi, il signor Cama, denunziava al sindacato dei fabbricanti di sughero francese un fenomeno presso a poco analogo a quello che si verifica in Italia, ossia di una ree ssiva esportazione di sughero che si è verificata dalla Spagna verso i paesi tedeschi e slavi, esportazione di materia prima che ridondava a tutto carico dei lavoratori spagnuoli. E il presidente della Camera spagnuola di commercio a Parigi domandò se non fosse il caso di addivenire a qualche intesa con gli altri paesi latini produttori di sughero, per evitare questo grave danno che viene a col-pire le classi lavoratrici e le industrie dei paesi suddetti.

E non più tardi dell’anno scorso il presidente del Consiglio francese, il signor Clémenceau, recandosi nei paesi del Varo, dove pure si ha una grande produzione, si trovὸ di fronte a deputazioni di produttori e fabbricanti di sughero, i quali esposero al presidente del Consiglio francese le stesse lagnanze invocando opportuni provvedimenti.

Il Ministero di agricoltura, industria e commercio, che ha seguito sempre colla maggiore cura colla maggiore attenzione lo svolgersi di questi avvenimenti e che era bene al corrente di questo movimento franco-spagnuolo diretto alla tutela della produzione e della industria sugherifera, ha appreso infatti con grande soddisfazione dal Ministero degli esteri, due mesi or sono, come si fosse pensato ad attuare una maggiore tutela della industria del sughero; domandando all’Austria, alla Germania, alla Russia, agli Stati Uniti l’entrata in franchigia dei turaccioli di sughero. Il ministro di agri. coltura, industria e commercio rispose al ministro degli affari esteri che da parte sua sarebbe stato ben lieto di aderire a questa domanda di franchigia.

Ed infatti il ministro di agricoltura, industria e commercio sta appunto trattando insieme al suo collega degli affari esteri, per condurre a buon fine queste trattative che torneranno certamente a vantaggio dell’industria del sughero nazionale e specialmente della Sardegna.

Come dunque comprende l’onorevole Pala, il Ministero di agricoltura, industria e commercio si è preoccupato a tempo delle questioni che riguardano una industria così importante e che sta tanto a cuore non solo dell’onorevole Pala, ma di quanti si interessano dello sviluppo dell’industria nazionale. Ma per comprendere le ragioni per le quali nei parsi tedeschi e slavi si è verificato in questi ultimi anni un grande sviluppo nella lavorazione del sughero, bisogna riflettere che in questi paesi nei quali l’organizzazione industriale è molto più perfezionata che non lo sia da noi, specialmente in Germania ed in Austria, l’approvvigionamento del sughero si fa acquistando volta per volta quelle qualità che sono necessari per la confezione di determinati prodotti.

Questo costituisce il grande vantaggio di queste fabbriche di fronte alle nostre le quali, come si verifica anche in Spagna ed in Portogallo, non intendono elaborare se non prodotti indigeni mentre questi prodotti non sempre rispondono alle esigenze dei consumatori e alle domande dei mercati. Infatti se il sughero sardo è relativamente buono, vi sono altri sugheri, per esempio quello che è richiesto per laboratori di chimici per chiudere i matracci, che sono finissimi e non si possono ottenere se non dal Portogallo; forse ne produrrà anche la Sardegna, ma certamente non in quantità tale che sia sufficiente ai bisogni del mercato internazionale,

Ma siamo noi in grado, mantenendo la industria allo stato in cui ora si trova in Italia, di poter resistere alla concorrenza che ci fanno le fabbriche estere in materia di lavorazione del sughero Francamente credo che ciò non sia possibile ed è perciò che se, come desidera l’onorevole Pala, si vuole limitare l’importazione all’estero del sughero lavorato, i nostri industriali debbono adattarsi a fare quello che fanno gli industriali tedeschi ed austriaci, vale a dire debbono cercare di procurarsi all’estero quelle qualità di sughero che sono necessarie per confezionare quei determinati articoli che sono richiesti dai mercati dove i sugheri lavorati hanno maggiore richiesta.

Il Governo dunque, come l’onorevole Pala ben comprende, non può prendere provvedimenti a questo riguardo, non рuò indurre gli industriali ad orientarsi in un senso piuttosto che in un altro; gli industriali conoscono le leggi economiche della produzione e sono i soli competenti in materia. Il Governo però ha inteso ed intende di porgere aiuto all’industria del sughero in Italia e più specialmente in Sardegna, ciò mediante istruzioni e scuole destinate ad insegnare la migliore utilizzazione del sughero e dei suoi detriti e cascami.

L’onorevole Pala ha accennato, alla proposta di fondazione di una scuola per i sugherai nel suo collegio e precisamente a Tempio: ed io confermo che per iniziativa. del Ministero di agricoltura, industria commercio si sta studiando il modo migliore per istituire una simile scuola Tempio, località specialmente indicata al fiorire di una scuola simile, perchè è noto che la regione del Gallurese è quella, che dà larga copia di persone competenti nella lavorazione e nella coltivazione delle quercie sugherifere.

L’onorevole Pala lamenta che questa scuola non sia ancora un fatto compiuto. Ebbene, non può di ciò farsi colpa al Ministero di agricoltura, che ha fatto tutto il possibile per poter farla sorgere nel più. breve tempo. Gli è che per costituire una scuola professionale occorre seguire tassativamente le disposizioni della legge sulle scuole professionali del 1007. Occorre cioè che vi siano le deliberazioni degli enti locali, che queste deliberazioni siano debitamente approvate e che tutti gli atti siano in perfetta regola perchè altrimenti il Ministero non può promuovere il decreto reale, il quale deve essere registrato dalla Corte dei conti, che alla sua volta non registra nulla se tutti gli atti non sono in perfettissima regola.

Ora gli enti locali, che debbono contribuire alla costituzione ed al funzionamento della scuola di Tempio, per quanto sollecitati a mettersi in regola, ancora non vi si sono messi. L’onorevole Pala ha lamentato che il Ministero abbia inviato colà persona per sollecitare questi enti locali, ed ha attribuito a questa persona intenti anche di carattere politico. Io non discuto se questa persona, che è meritevole di ogni rispetto ed appartiene alla sua regione, abbia manifestato recentemente delle aspirazioni politiche, ma sta in fatto che questa persona fu inviata in Sardegna non solo per occuparsi della scuola di Tempio, ma anche di tante altre scuole di carattere industriale, e per sollecitare quelle amministrazioni, che non sembrano molto pratiche nel condurre a termine gli atti, necessari alla costituzione delle scuole, che il ministro ha creduto di fondare nell’interesse della sua isola. L’indugio dunque nella costituzione della scuola non dipende da trascuratezza del Ministero, il quale è sempre sollecito nell’assecondare tutte le iniziative locali, specialmente nel campo della coltura professionale. L’onorevole Pala ha anche accennato ad altre forme di utilizzazione del sughero, che il Ministero di agricoltura dovrebbe aiutare.

Il Ministero di agricoltura sa benissimo che i cascami di sughero, opportunamente macinati, servono mirabilmente da mate riale di imballaggio per la esportazione delle uve da tavola, esportazione, che si fa su larga scala dalla Spagna, e che si potrebbe fare ugualmente da noi, qualora i cascami di sughero, che non hanno valore e che vanno dispersi, potessero marinarsi ed adoperarsi in tali imballaggi.

Io assicuro l’onorevole Pala che il Ministero ha raccolto tutti gli elementi tecnici, necessari per addivenire alla istituzione in Sardegna di vari molini per la macinazione dei cascami di sughero.

Io confido dunque che tra breve potranno necorrere a questi mulini gli industriali e i produttori di sughero con grande vantaggio anche degli agricoltori perché, mediante questa nuova industria del sughero, potrà svilupparsi la industria della esportazione delle uve da tavola.

Un’altra forma di utilizzazione del sughero, che è largamente sviluppata in Germania, ma che comincia anche da noi a prendere piede, è quella che consiste nella fabbricazione di materiali isolauti per i tubi di caldaie a vapore.

La macinazione del sughero potrà dar luogo anche ad un’altra industria, che attualmente è rappresentata largamente nei paesi del Nord.

Parlo della fabbricazione del linoleum, che è un tessuto impermeabile, che si ottiene dall’impasto di polvere di sughero con sostanze agglutinanti, tessuto largamente usato come materia per tappezzeria in Austria ed in Germania, e qual che poco anche da noi, dove però le tele incerate fanno ancora una vittoriosa concorrenza a questo prodotto.

Si spera però che anche questa fabbricazione, che reclama un largo impiego di materiali macinati, possa svilupparsi tra noi e dare indirettamente aiuto notevole all’industria del sughero, di cui giustamente tanto si preoccupa la Sardegna.

Credo superfluo accennare alla parte che riguarda la questione della protezione doganale, su cui parlerà con l’alta sua autorità e competenza il ministro delle finanze.

Debbo però insistere nel dichiarare all’onorevole Pala che il ministro di agricoltura, come appare evidente da quanto ho avuto l’onore di esporre, non si è affatto disinteressato da un problema così grave come questo che tiene in apprensione l’isola di Sardegna, e che il Ministero di agricoltura intende di perseverare negli intendimenti che ho esposti per venire in soccorso, non solo dell’industria del sughero, ma anche per contribuire nel modo più efficace all’incremento dell’industria nazionale. (Benissimo!)

[…]

Si riprende lo svolgimento delle interpellanze.

PRESIDENTE. L’onorevole ministro delle finanze ha facoltà di rispondere.

LACAVA, ministro delle finanze.

– Risponderò brevemente al mio amico semipolitico. ma molto personale, onorevole Pala. (Si ride).

Innanzi tutto mi permetto di rilevare alla Camera una questione costituzionale. Noi siamo in un governo di Gabinetto, e perciò basta un solo ministro per rispondere a qualunque deputato, non ostante che non diriga quello speciale Ministero che ha competenza nella sollevata questione. Essendoci io, potevo benissimo rispondere per il collega Cocco-Ortu, che si trova in condizioni di salute tali da non poter intervenire personalmente, tanto più che egli è sempre ben rappresentato dal suo sottosegretario di Stato,

Detto questo, ricordo all’onorevole Pala quei giorni che abbiamo passati insieme in Sardegna, quando, percorrendo varie contrade di quella nobil regione, egli mi indicava spesse volte delle selve di quercie sugherifere, rammento che allora varie volte insieme abbiamo pensato alle due regioni, la Sardegna e la Basilicata, che si accomunano per tante condizioni, specialmente per la non lieta fortuna.

E debbo rammentare anche all’onorevole Pala che il Governo ha avuto cura speciale di queste due regioni, tanto che abbiamo leggi particolari e importantissime per la Sardegna e la Basilicata.

Detto questo io ho da aggiungere, dopo quanto ha detto l’onorevole sottosegretario di Stato, brevi cose che riguardano la protezione dell’industria sugherifera in Sardegna; e voglio augurarmi che l’onorevole Pala se ne dichiari soddisfatto.

Il mio collega dell’agricoltura, industria е commercio, l’onorevole Cocco-Ortu, richiamò la mia attenzione sulla questione dell’importazione ed esportazione dei sugheri; e infatti, io che ho voluto studiarla, ho trovato che l’importazione dei sugheri lavorati è tale da determinare una grande concorrenza all’industria sugherifera e da mettere noi in una condizione molto diversa e molto al di sotto delle altre nazioni produttrici di sughero lavorato. Quindi la mia attenzione si è rivolta a vedere se era il caso di limitare l’esportazione del sughero greggio o di diminuire l’importazione del sughero lavorato; sono lieto di poter annunziare all’onorevole Palu che da parte del Ministero delle finanze si proporrà una maggiore protezione non ritoccando il regime della esportazione la quale deve essere libera, anche pei patti dei trattati internazionali; ma sull’ importazione, aumentando il dazio da 15 lire ad una somma, che sarà tale da mettere in condizione l’industria italiana del sughero lavorato di potersi sostenere,

Ecco quanto posso dire all’onorevole Pala; onde egli può star sicuro che nel progetto che sarà da me presentato concernente le tariffe doganali verrà, come dicevo, aumentato il dazio d’importazione del sughero lavorato.

PRESIDENTE. L’onorevole Pala ha facoltà di dichiarare se sia sodisfatto.

PALA. Poche parole di risposta all’onorevole ministro delle finanze e all’onorevole ministro di agricoltura, (veramente ho detto ministro di agricoltura con l’augurio che con la vice titolarità la titolarità venga). Ringrazio l’onorevol ministro delle finanze anzitutto per le sue cortesi parole e pei suoi cortesi ricordi; e debbo ringraziarlo, se io non ho inteso male la portata delle sue dichiarazioni, anche per la promessa che ha fatto…

LACAVA, ministro delle finanze.

– La manterrò!…

PALA. Sta bene; ma veda, onorevole ministro, la soluzione che ella promette (e che certo sarà accolta con sodisfazione nell’Isola di Sardegna) non è che una soluzione parziale di un problema molto grave. Non è solamente il sughero lavorato che s’importa in Italia che produce danno alla nostra industria; è anche e più il sughero grezzo.

Secondo la statistica rilevata dalle vostre pubblicazioni, si tratterebbe nientemeno di circa ottomila tonnellate di sughero grezzo che entra dalla Spagna; ed è questo che produce il ristagno.

E ben vero che il sughero lavorato entra in Italia con un dazio di sole 15 lire al quintale, ma al ristagno contribuisce in modo assai grave l’introduzione del sughero grezzo.

Pensi che è il sughero grezzo spagnuolo, onorevole ministro, che fa una concorrenza spietata al nostro; e por la sua abbondanza, e perchè gode del vantaggio grandissimo della differenza dell’aggio sull’oro; ho già accennato che la Spagna oggi ha il vantaggio, povero vantaggio, di avere una carta che ha sull’oro una perdita dell’undici e più per conto, che si risolve in un maggior guadagno, in confronto di quello nostro, per quello che dalla penisola iberica si importa ora in Italia,

In ciò sta lo svantaggio nostro, sia pel sughero lavorato, sia per quello grezzo. Ad una cosa e all’altra deve badare, onorevole ministro, se ella desidera, come ha dichiarato e credo, di provvedere al gran ristagno che affligge la produzione sarda. Ella deve pensare non solo al sughero lavorato, la cui importazione non è poi così importante per quantità, ma anche al sughero grezzo, anche per un’altra considerazione, che aggrava la nostra inferiorità rispetto alla produzione spagnuola. Il sughero grezzo che entra libero in Italia, ha a sua disposizione la vela che gli consente di pagare un soldo si può dire a tonnellata nel tragitto da Barcellona a Genova. E un viaggio di merce che non teme le tempeste, che non ha fretta, e che quindi può essere trasportata a condizioni addiritura minime. Questa merce, che se ne infischia del mare cattivo e delle avarie, che non costa che pochi centesimi a tonnellata per il trasporto da Barcellona a Genova: e che per di più gode del vantaggio dell’11 per cento, differenza dell’aggio sull’oro, che è di tale quantità e qualità, da rendere necessario lo smercio a qualunque costo, che la Spagna può dare ad un prezzo assolutamente irrisorio, insostenibile per la produzione nostra, non può essere ammessa liberamente da noi, se non si vuole che la nostra similare o migliore mareisca invenduta.

Spero che l’onorevole ministro nella sua lealtà e nel suo patriottismo provato, vorrà tener conto di questa condizione di cose, e ricordarsi che siamo di fronte ad un paese col quale siamo in guerra aperta di tariffe, E lo ringrazio!

Adesso due parole all’onorevole ministro di agricoltura. L’augurio è già fatto (Si ride).

Per fortuna, le sue asserzioni, onorevole sottosegretario di Stato, qua e là inesatte, sono state corrette dalle dichiarazioni dell’onorevole ministro delle finanze.

Prima di tutto, ella se ne è lasciata scappare una grossa quando ha detto che l’importazione del sughero è in diminuzione.

No, onorevole sottosegretario di Stato, guardi i bollettini ufficiali del suo Ministero, e troverà che l’anno passato l’introduzione fu di ottomila quintali e più di sughero grezzo, e di cinquemila e più lavorato, in aumento notevole su quello delle annate precedenti: e se il Governo continuerà a tenere la porta aperta, finiremo con non smerciare più una plancia di sughero nostro, che servirà solo per ardere.

SANARELLI, sottosegretario di Stato per l’agricoltura, industria e commercio.

– Sono altre qualità!

PALA. No, onorevole sottosegretario di Stato, ella è male informato. Ormai gli spagnuoli fanno molto bene i loro affari. Il sughero buono se lo fanno pagare bene in Francia, e quello che non possono esitare

presso i nostri vicini, lo portano da noi, e possono venderlo a qualunque prezzo.

E il sughero di seconda qualità che essi devono vendere assolutamente, lo vendono, con questi enormi vantaggi: il vantaggio del costo o del valore minimo della merce, del trasporto e dell’aggio sull’oro, Questa, si persuada, onorevole sottosegretario di Stato, è la qualità della merce!

Queste considerazioni costituiscono per noi una condizione di cose insostenibile.

Ella ha voluto fare un’altra considerazione tratta dallo stato dell’industria del sughero in Germania, in Austria, ma era fuori di carreggiata. Cosa importa a noi del modo come la Germania e l’Austria manipolano i cascami? E cosa che riguarda loro. Noi dobbiamo preoccuparci della Spagna che mette a mal partito il nostro commercio la nostra produzione.

I tedeschi, che hanno spalle, ed attività inesauribile, e lo sanno bene gli inglesi, fanno sempre bene i loro affari, Siamo noi che dobbiamo fare i nostri, se non voglia imo essere schiacciati in questa lotta terribile, nella quale dobbiamo, come fanno gli altri paesi, prender solo consiglio dai nostri interessi.

SANARELLI, sottosegretario di Stato per l’agricoltura, industria e commercio.

– L’ho detto per spiegare le ragioni…

PALA, Onorevole sottosegretario di Sanarelli, già mio amico politico in questi banchi, è uomo pieno d’ingegno e di abilità, ed ha saputo abilmente evitare gli scogli di qualche mio appunto personale, che l’argomento imponeva; ma non dica che il Ministero di agricoltura ha messo tutto il suo buon volere nella soluzione dell’impianto della scuola.

La verità è questa: tutte le manifestazioni di buona volontà del Ministero si sono esplicate in quel famoso periodo mensile delle elezioni.

Del resto, il Ministero non ha fatto niente. Il municipio di Tempio è due anni che aspetta. Ha stabilito una dotazione alla futura scuola insieme con la Giunta provinciale di Sassari, e sussidi hanno votato altri comuni: ma se pretendete che anche i piccoli comuni della provincia di Sassari contribuiscano per questo scopo, allora come venne e passò il 7 marzo del 1909, senza risultato, così temo passerà il 7 marzo del 1913 o del 1918.

In sostanza finchè durerà il maestro di cappella si avrà sempre un pretesto per non far niente. E quello che temo, e insieme con me molti miei concittadini della provincia di Sassari. È il sistema!

In ogni modo niente di più facile che smentire la mia profezia. Agit! Avete il comune e la provincia che hanno offerto una somma, nella forma legale… ma se a spettate un’altra elezione politica (Commenti) per decidere, allora francamente gli abitanti della provincia di Sassari hanno il diritto di non credervi.

SANARELLI, sottosegretario di Stato per l’agricoltura, industria e commercio. Io ignoro quanti e quali siano gli cuti che hanno contribuito alla manutenzione della scuola. Quello che posso assicurare è che non tutti hanno contribuito.

PALA. Ho finito. Aggiungo solo che si dovrebbe capire che è il caso di agire da uomini di spirito poichè, stavolta la lotta è finita, come doveva.

Il collegio di Tempio, raffigurato giustamente per forte e gagliardo, ha capito la mossa e la manovra ed ha allungato un piede, la cui punta sarà andata a finire in un certo sito (Mormorio-Commenti) e qualche individuo l’avrà sentita,

Ma ora che il fiasco è fatto, si agisca una buona volta, e sul serio, poiché altrimenti la cosa parrebbe un puerile dispetto!

Legislatura XXIII – 1ª sessione – Camera dei Deputati

Discussioni – tornata del 11 maggio 1910 →

INTERVENTO dell’On. GIACOMO PALA

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l’onorevole Pala.

PALA. Onorevoli colleghi, se dovessi proporzionare le parole, che dirò, alle molte speranze, che l’agricoltura sarda ripone nell’amministrazione attuale dell’onorevole ministro Raineri, probabilmente andrei assai più in là di quanto mi è consentito dalla brevità che mi sono imposta. Mi limiterò per conseguenza a poche osservazioni su qualche punto dell’azienda Ministero di agricoltura per quanto si riferisce alla Sardegna.

Prima di tutto sento il dovere di ringraziare il ministro, con lui il presidente del Consiglio, per l’opera benefica e di giustizia, spiegata in pro di una parte della produzione agricola sarda, con i recenti provvedimenti in ordine al dazio sulla introduzione dei sugheri esteri. Era questa una questione, che si agitava da molto tempo, con molte promesse e pochi fatti, e si deve alla vostra lealtà e alla vostra virtù se la Sardegna gode oggi di questo piccolo riparo alle ingiustizie del passato. La vostra non è virtù di semplici amministratori, ma è anche atto coraggioso di uomini politici, di uomini di Stato. Giustizia vuole che ve ne renda merito pubblicamente, perchè pur troppo in un paese come il nostro, diviso da profonde tradizioni storiche, da molti elementi dissimili in fatto di produzione, è quasi impossibile che non vi sia qualche urto fra interessi ed interessi, quando si tratta di proteggere, rispetto all’estero, una parte della sua produzione.

E qualche piccolo contrasto non è mancato alla Sardegna per il sughero. La Sardegna, lo si sa, è una regione economicamente assai ammalata; da anni vedeva sempre rinvilita una parte così notevole della sua produzione, perchè la produzione estera era strapotente, il prodotto sardo non poteva vincere le condizioni specialmente favorevoli di quella.

Probabilmente non sarebbe mancato in passato il buon volere in qualcuno di aiutarci con qualche provvedimento, che però non si ebbe il coraggio di adottare perché sorsero opposizioni di carattere regionale, troppo esclusive.

Voi, onorevole ministro, avete avuto la virtù di contemperare le giuste esigenze degli uni, con le eccessive pretese degli altri. Qualche cosa avete concesso, ed io mi auguro che il vostro atto, politicamente lodevole, porti il frutto, che da esso si può sperare.

E un periodo di esperimento, e in queste cose si va un poco a tastoni. Speriamo che il domani renda a voi ragione ed a noi giustizia del vostro provvedimento, con la tu tela di un nostro interesse vitale.

E poichè sono in qu sto argomento, mi consenta l’onorevole ministro che ricordi al suo spirito d’iniziativa, ed alla sua competenza nel Dicastero a cui con molta fortuna nostra fu chiamato, che ricordi un altro problema che ci interessa e che si connette in modo abbastanza diretto alle condizioni dell’industria sugherifera sarda. Voglio accennare alla istituzione di una scuola per la lavorazione dei sugheri in Sardegna e più precisamente a Tempio.

Non sono mancate in passato delle buone promesse, degli affidamenti, e credo che in una delle ultime conferenze tenute al suo Ministero, fra i rappresentanti più interessati in questa questione, si sia, almeno alla larga, stabilita qualche intesa di massima in ordine alla istituzione di questa scuola, la quale ha certamente la sua parte, dirò così incerta, nell’attuazione; ma il concetto è ottimo e trovò plauso nel vostro illustre predecessore onorevole Luzzatti; ed io confido che, come egli ebbe la giusta, la meritoria fortuna di porre un argine alla strapotente importazione estera dei sugheri, così avrà anche la virtù di stabilire quella scuola dei sugheri in Tempio, dalla quale la nostra produzione molto si aspetta, forse di più, con l’andare del tempo, di quello che non possa conseguirsi colla diminuzione della introduzione dei sugheri stranieri.

OCCORRE DARE ALL’ISOLA UNA SCUOLA INDUSTRIALE DEL SUGHERO

di Claudio Demartis 

Annuario generale della Sardegna

1926

La coltura del sughero e lo Stato

La scorza sughero si ricava esclusivamente dalla quercus suber appartenente alla famiglia delle quercuacee, pianta che può raggiungere i 10 metri di altezza e vivere anche 150 anni.

Ha tronco relativamente corto e ramifica non oltre i tre metri da terra, è un’essenza mediterranea, che prospera fra 16 e 1 30 km. dal mare; si adatta ai terreni differenti, ma richiedendo molta potassa vegeta rigogliosamente nelle zone vulcaniche, granitiche, schistose, argillo-sabbiose. Si trova principalmente in Algeria, in Tunisia, nella penisola Iberica, nel mezzogiorno della Francia, in Corsica, in Sardegna, in Sicilia, nel litorale Tirreno, nell’Istria, in Dalmazia, in Albania man mano degradante nella Grecia ed in Asia Minore.

Secondo il Barris, la produzione mondiale che al ricava dalla quercus suber ascende a ql. 1.300.000 di sughero annuo, ripartita nel modo seguente: Francia, quintali 120.000; Algeria, ql. 319.000; Tunisia, ql. 50.000; Italia, ql. 40.000 (cifra inferiore al vero); Spagna, ql. 375.000; Portogallo, ql. 375.000. Marocco sconosciuto.

Non è il caso di discutere le cifre, chè, dato lo sviluppo delle culture specialmente praticate nei boschi vergini dell’Algeria е Магоссо il prodotto tende a raddoppiarsi.

A noi preme constatare che l’Italia, per i suoi abbondanti ed ottimi sughereti di Sicilia e Sardegna specialmente, ha una privilegiata condizione in Europa, per incoraggiare, promuovere le molteplici industrie che dal sughero hanno origine.

Si calcola che in Italia, isole comprese, siano 120.000 ettari di terreno boschivo misto ed in parte specializzato a sughereto; ma, se si dovesse tener conto dello sviluppo che in breve tempo potrebbe darsi alla coltivazione del sughero, tale cifra sarebbe appena compresa in Sardegna. Oggi sono qui 76.000 ettari di bosco misto, con sugheri, con possibilità di estendersi facilmente, e proficuamente la coltivazione ad oltre 100.000 ettari di cui 50.000 ettari in Provincia di Cagliari, ed altrettante in quella di Sassari.

Considerando per ogni ettaro 150 piante in piena efficenza con media decennale di 20 kg. per albero, si potrebbe raggiungere nell’Isola, in meno di un cinquantennio, una produzione superiore al 100.000 quintali.

Non è azzardato pertanto affermare che una savia legislazione boschiva in merito alla coltivazione, ed allevamento dei sugheri che in Italia manca assolutamente, in breve tempo metterebbe la Nazione in condizione di battere in concorrenza la Spagna od il Portogallo.

Specialmente la Sardegna, situata nel cuore del Mediterraneo, colle sue colline vulcanico-granitiche, ricche di potassa, offre terre magnifiche alla coltivazione della quercus suber».

Essa ama climi non troppo caldi nè troppo freddi, per quanto resista a -5.0, terreni asciutti e quasi sterili, per cui migliaia e migliaia di ettari delle nostre montagne fino a 700 m. d’altezza, oggi squallide, bruciate, potrebbero in breve volger d’anni ricoprirsi del più rigoglioso e prezioso bosco chiomato.

Lo Stato, che oggi intende rimboschire i bacini montani, con savio e pratico criterio, potrebbe in meno di un cinquantennio costituirsi un invidiabile patrimonio sugherifero.

Così la media produzione del sughero Italiano che il Giglioli fissa in 55.000 ql. dovrebbe raddoppiarsi, triplicarsi, dando a noi la possibilità non solo di emancipare, ma di farci decisamente esportatori.

E la concorrenza sarebbe decisa a nostro favore, poichè non la quantità, ma la qualità dei sugheri, prodotti in alcune zone della Sardegna come la Gallura, la Montagna di Alà e di Buddusò, quella del Gennargentu, Sorgono, Neoneli, Ortueri, ed altri centri che incontestabilmente producono oggi il miglior sughero del mondo si imporrebbe su tutti i mercati, come attualmente si impone nelle modeste quantità di sughero «extra», che i Tedeschi acquistano nel centro sugherifero di Tempio, a prezzi che non si praticano in altri mercati.

Tralasciando di elencare e spiegare i sistemi di allevamento e di demaschiatura del sughero, veniamo ora ad enumerare i molteplici usi, ai quali viene adibita la scorza sughero.

Di questa, nelle svariate industrie sugheriere, si può dire che non se ne perde la centesima parte. La stessa acqua di bollitura, riuscendo fortemente tannizzata (per il tannino e l’acido gallico contenuti), ha applicazioni nelle concie, nelle tintorie, negli inchiostri.

La polvere residua ottenuta dalla smerigliatura dei tappi, e dalla macinazione, ha estese applicazioni nella fabbricazione del linoleum, nella conservazione e commercio delle frutta, costituendo il più perfetto e antisettico imballo che si può desiderare, accoppiando alla leggerezza forte potere idrofugo. La prima scorza legnosa che per 1/10 circa in peso, viene raschiata dal sughero bollito, è utilizzata con discreto rendimento di calorie, in mattoni impastati con catrame e silice.

Il Sugheraccio carbonizzato, dà un eccellente nerofumo finissimo, che serve alla fabbricazione degli inchiostri di China e da stampa. Produce gas infiammabile, che fu adoperato per l’illuminazione, con buon rendimento per la luce candida; e per la sua leggerezza e stabilită può venire usato per i dirigibili, senza alcun pericolo, in sostituzione dell’idrogeno.

Sugheroni, Sugheracei, cascami (residui della lavorazione del tappo), sono poi adoperati (dopo la granulazione) in molteplici Industrie, dal tappo al tubo isolante, alle mattonelle per pavimentazione, ai diaframmi leggeri per le navi, cabine telefoniche, lastre per solai e per coperture di stabilimenti industriali, cantine celle frigorifere, costruzioni leggerissime, idrofughe, che servono, in climi molto freddi o caldi (Sughero cattivo conduttore del calore, del suono, dell’elettricità).

Le paste degli agglomerati, ci dà inoltre tutta la più completa attrezzatura marinara: dal salvagente al gavitello, ai rivestimenti di caldaie e tubi, e presto agli agglomerati Sughero sarà rivolto lo studio (mercè il suo peso specifico 0.200 per m. cubo) per rendere insommergibili le navi, il «Linoleum», che è una pasta laminata di polveri di Sughero con olio di lino, costituisce il tappeto ideale, igienico, di cui si servono tutti i pubblici edifici, ferrovie, marina, ospedali, in quantità tale che la sola Scozia può smerciarne tanto da alimentare una cinquantina di fabbriche.

Queste ed altre industrie similari sono originate dai detriti di Sughero, dai sugheri, o sugheroni inservibili alle lavorazioni del tappo, che forniscono anche i galleggianti per la pesca.

Se si tien conto che il consumo medio dei tappi in tutto il mondo è calcolato in base a 18 per individuo, ognuno di noi potrà farsi un’idea del sughero che viene oggi usato nell’imbottigliamento. Si è tentato specialmente In Germania di sostituire li tappo di sughero con altre composizioni gommose-elastiche, ma la bontà del nostro prodotto, che non dà alcun sapore ai liquidi col quali è messo a contatto, anche per anni, ed il suo buon prezzo, gli hanno dato facile vittoria.

Scarseggiando però la materia prima, e volendo utilizzare con miglior fortuna gli stessi cascami, ci è venuto dalla Germania il tappo agglomerato, che, specialmente nello stabilimento chimico, è adoperato per l’imbottigliamento di sali, sotto forma di albanelle. La stessa Germania ei ha dato il disco di sughero (1/10 di spessore del tappo ordinario), che incastrato in una capsula metallica sostituisce & turacciolo, specialmente per acque minerali, birra vini leggeri, di immediato consumo.

Comunque il consumo del tappo è sempre enorme, e la produzione duplicata, triplicata della materia prima, non ne potrà deprezzare il valore, anche perchè questa viene oggi usata per l’industria della carta-sughero che, in chirurgia, già sostituisce la glutaperga laminata, ed ha larghissimo uso specialmente in America, Inghilterra, Germania, per foderare cappelli, per sotto-ascelle, biglietti da visita, calendari, carte miniate ed impresse.

Il sughero ridotto in tavolette di tre o cinque mm., dà i frontali per cappelli, le solette delle scarpe, i rivestimenti di caschi, con infinità di applicazioni per tamponi. cuscinetti isolanti nell’industria meccanica, In sostituzione della gomma.

Nella fine meccanica di precisione, ottica, le parti di appoggio dei diversi congegni hanno il rivestimento di sughero.

Dalla sommaria elencazione, circa le molteplici applicazioni del sughero nelle più svariate industrie, salta spontanea una domanda: L’Italia nostra, che ha la fortuna di possedere abbondantemente la materia prima, possiede qualcuna di queste industrie altamente rimunerative?

La risposta è, purtroppo, negativa.

Sotto il Borbone, nel Regno di Napoli, vigeva una legge che regolava il sistema di demaschiatura del sughero e in tenuta dei boschi.

In Italia, oggi, non esiste nessuna legislazione in proposito.

La coltura del bosco Sughero, e la sua sistematica distruzione sono lasciate al libito del proprietario; nelle stesse tenute demaniali, (e queste sono vastissime in Sardegna), la coltura dei giovani boschi è empirica, semplice, come normalmente si pratica da singoli proprietari.

Non si è ancora potuto ottenere un rimboschimento delle zone demaniali; non si conoscono seri provvedimenti per incoraggiare, migliorare la vegetazione della preziosa essenza, il vero dattero della Sardegna, che da pane all’uomo, legna, mangime ottimo al bestiame, bonifica la terra, la redime, l’arricchisce.

Mentre all’Estero si intensificano tutte quelle attività di studio intorno alla quercus suber, per mezzo di scuole e di stazioni sperimentali, in Italia non si è mai intrapreso lo studio nè si è mai sperimentato quale ne sia il metodo razionale di coltura e di allevamento, per diffondere le buone norme per l’incremento e lo sviluppo di questa essenza come pure mancano provvide leggi perchè il patrimonio sugherifero moltiplichi le nostre ricchezze.

E la mancanza della scuola industriale per i sugheri (che all’Estero esiste da un cinquantennio), ha fatto si che di tutte le svariate Industrie sugherifere, una solo abbia potuto attecchire in Italia, quella del tappo, perchè la più semplice.

Ma anche questa, non affiancata dalle industrie sussidiarie dei cascami, per quanto perfezionata, moltiplicata in botteghe di ottimi artigiani, ed in Stabilimenti dagli Impianti veramente perfetti, non ha potuto battere la concorrenza estera, perchè manca il segreto dello sfruttamento completo della scorza sughero.

Per cui tutte le spese che in Germania e Spagna vengono ripartite fra industria principale (turacciolo) e le secondarie dei cascami (che sono le più rimunerative), da noi gravano esclusivamente sulla prima, costituendo una condizione di inferiorità per la concorrenza sui mercati anche nostrani.

Si pensi che di un quintale di sughero, da noi si impiegano solo kg. 35 per tappo, e 65 kg. di cascami si bruciano o si vendono ai Tedeschi, Spagnoli, Americani, al prezzo irrisorio di 10 o 15 lire al quintale.

Questi 35 kg. di sughero lavorato, che danno in media 10.000 turaccioli di varie dimensioni e qualità, con costo medio di lavorazione di L. 12 per mille, devono fare le spese e dare i guadagni all’industria (!?). All’estero, invece, grazie agli sfruttamenti dei cascami nelle svariate applicazioni, quel che da noi si brucia o si vende (che costituisce il 65% della scorza sughero), acquista un valore cento volte superiore facendo realizzare utili cespiti, che permettono di svendere o di vendere al puro costo il tappo, migliorandone ancora la qualità e finitura.

E la ragione della nostra inferiorità, della miserevole vita che trascina qui l’industria unica del tappo, si deve proprio a questo incompleto sfruttamento del sughero in confronto coll’estero, dove è invece completamente sfruttato, con margini di guadagno sorprendenti per gli industriali ed i lavoratori.

Le statistiche riferentesi alle importazioni ed esportazioni dei sugheri grezzi e lavorati ce ne danno la conferma.

Abbiamo stralciato dal Calendario Forestale Italiano 1922 i dati del settennio precedente alla guerra, non potendo dare importanza a quelli del periodo bellico, ed immediatamente susseguenti, perchè varie cause non rispecchiano un normale scambio di merci, dati i divieti, le proibizioni, lo sfacelo delle industrie e la trasformazione di queste.

Questa statistica ci dà la conferma più chiara dell’enorme danno che l’Italia risente del suo incompleto assetto industriale in materia di sugheri. Difatti, complessivamente si ha che dal 1909 al 1015 vennero introdotti in Italia quintali 69 mila di sugheri grezzi e 39 mila quintali di sugheri lavorati, mentre ne furono esportati 243.000 q.li di grezzi e solo 5.700 q.li lavorati. Se si considera che un quintale di sughero lavorato risponde a tre quintali di grezzo, si avrà un’importazione totale di circa 186.000 q.li, di fronte ad una esportazione di q.li 260.000. Ciò dimostra in modo assoluto, tagliando corto a tutte le conclusioni superficiali di statisti improvvisati, che l’Italia ha una produzione di materia prima superiore in quantità al fabbisogno locale.

Piuttosto l’incompleta nostra lavorazione del tappo, che non ha i sufficienti calibri grossi richiesti dall’imbottigliazione locale, e ciò perchè manca una legge coercitiva in merito agli scorzamenti dei sugheri, e costringe a chiedere all’estero questi tipi, mentre noi non esportiamo in egual proporzione sugheri lavorati in compensazione.

Difatti, i sugheri lavorati in tappi e quadretti (calibri alti) importati rappresentano nel settennio q.li 39.000, e quelli esportati (calibro basso sopraffino) q.li 5700, che per sè soli danno una perdita reale di sola lavorazione considerata a L. 110 al quintale, di 4.000.000 circa di lire. Che se poi si considera che 260.000 qli di sughero grezzo esportato, lavorati localmente in tappi, ed agglomerati, apportano una spesa di sola mano d’opera di almeno L. 200 al quintale, pari a milioni 52, ognuno può comprendere come, allo stato attuale, il completo sfruttamento dei sugheri, nelle sue svariate applicazioni, si impone assolutamente nell’interesse economico dell’intera Nazione.

In Germania sono diecine e diecine di stabilimenti Industriali che si occupano quasi esclusivamente della costruzione di macchine per la lavorazione del sughero e derivati. Una buona scuola, colle sue esperienze, saprebbe incoraggiare ed indirizzare anche questa importante industria, che in Italia manca quasi totalmente.

L’impianto di una Scuola pertanto è necessario, e questa Scuola, in base alle leggi 30 giugno 1907. n. 414; 14 luglio 1922, n. 854; D. L. T. 10 maggio 1017, n. 856, ed 8 dicembre 1918, n 2001, deve sorgere in Tempio, che è la località più adatta, che oggi rappresenta il centro sugherifero più importante d’Italia, e per qualità il centro sugherifero del mondo.

IMMAGINI TRATTE DAL LIBRO

IL PESO DEL SUGHERO

Storia e memorie dell’industria sugheriera in Sardegna (1830-2000)

di SANDRO RUJU →

Sassari, Libreria Dessì Editrice, 2003

coll. Sandro Ruju
coll. Sandro Ruju
coll. Sandro Ruju
coll. Sandro Ruju
coll. Sandro Ruju
coll. Sandro Ruju
coll. Sandro Ruju
coll. Sandro Ruju
coll. Sandro Ruju
coll. Sandro Ruju
coll. Sandro Ruju
coll. Sandro Ruju
coll. Sandro Ruju
coll. Sandro Ruju
coll. Sandro Ruju

Dall’Annuario Generale della Sardegna

1925

coll. Sandro Ruju
Annuario generale della Sardegna - 1925
coll. Sandro Ruju
coll. Sandro Ruju
Annuario generale della Sardegna - 1925
coll. Sandro Ruju
coll. Sandro Ruju
Ditta Forteleoni - Luras
Ditte Sughero Luras - 1925

Dall’Annuario Generale della Sardegna

1926

Maciocco Salvatore - 1926
Annuario generale della Sardegna - 1925
Ditta P. Sanna - 1926
coll. Sandro Ruju
Annuario generale della Sardegna - 1925
coll. Sandro Ruju
coll. Sandro Ruju
Ditta Forteleoni - Luras
Ditte Sughero Luras - 1925
Ditte Sughero Luras - 1925
Ditte Sughero Luras - 1925
Ditte Sughero Luras - 1925
Ditte Sughero Luras - 1925
Ditte Sughero Luras - 1925
Ditte Sughero Luras - 1925
Ditte Sughero Luras - 1925
Ditte Sughero Luras - 1925

SELEZIONE DI VIDEO SUL SUGHERO E LA SUA LAVORAZIONE

Archivio Luce Cinecittà – 16/09/1936 – La produzione di sughero nella regione della Gallura in Sardegna

Descrizione sequenze: veduta di un paese della Gallura; veduta di un sughereto; bovini al pascolo in un sughereto; numerosi contadini lavorano intorno ai tronchi dei sugheri; la corteccia dei tronchi di sughero viene staccata dai contadini; fasi della scorzatura degli alberi di sughero; le scorze di sughero ammassate in terra; carovana di carri di scorze di sughero trainati da buoi; una montagna di scorze di sughero; un uomo con la pipa in bocca controlla una scorza; degli uomini tagliano le scorze di sughero in strisce; in un laboratorio degli uomini lavorano attorno ad un tavolo basso, tagliando in piccolo blocchi il sughero; interno di un laboratorio con numerose donne al lavoro in piedi attorno a dei tavoli dove tagliano in cubetti il sughero; un macchinario in funzione; una donna mentre lavora al macchinario che taglia in cubetti il sughero; delle donne sedute attorno a delle botti vuote preparano i tappi di sughero; esterno con delle donne che arrivano trasportando su una tavola i tappi di sugheri davanti a mucchi di scorze; una donna alza con le mani gli scarti della lavorazione del sughero.

Archivio Luce Cinecittà – La settimana Incom del 23/09/1955
Descrizione sequenze: un uomo e un bambino staccano la corteccia del sughero, la accatastano da una parte ai margini del bosco; mucchi di cortecce di sughero; un tecnico in un laboratorio; un libro aperto, una bilancia; taglialegna ritagliano cortecce; la corteccia passa attraverso una sega circolare; il materiale in blocchi; la corteccia viene bollita ; la corteccia accartocciata su se stessa; la corteccia gettata nella macchina granulatrice, nella macinatrice; lunghi cilindri di sughero tagliati, dalla macchina escono le guarnizioni; i tappi prodotti da una macchina; una bottiglia viene stappata, lo spumante versato nei bicchieri.

Archivio Luce Cinecittà – 6/12/1962
IL BOSCO DEI TURACCIOLI. L’industria sarda del sughero nella Gallura e nord Sardegna

1963

Gian Carlo Deligios – L’arte della lavorazione del sughero in Sardegna – 8 lug 2012
“Quando stappi una bottiglia di vino ti sei mai chiesto se quel tappo ha una storia da raccontare?”

Mureddu Sugheri – 16 giu 2013

WineSurfTube – L’arte della lavorazione del sughero in Sardegna – 8 set 2016
Primo di quattro filmati sulla nascita del tappo di sughero. In questo vedremo quando e come si toglie il sughero dalla quercia (decortica) e come si raccoglie il sughero.

WineSurfTube – L’arte della lavorazione del sughero in Sardegna – 18 set 2016
In questa terza tappa vedremo cosa succede al sughero una volta arrivato in azienda. Come viene stoccato e soprattutto come viene lavorato, cioè bollito, selezionato, tagliato etc. prima di divenire…

WineSurfTube – L’arte della lavorazione del sughero in Sardegna – 27 set 2016
In questa ultima puntata vedrete nascere dal sughero grezzo il tappo monopezzo, il signor tappo. Poi parleremo della fine che fa “quello che avanza”, dei metodi di imballo, etc

Molinas Group –

La produzione dei tappi di sughero
17 set 2017 | Canale 5

Puntata di Melaverde del 17.09.2017. Guarda la puntata completa su: http://www.video.mediaset.it/video/me..

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