1869 – PETIZIONE DEL COMITATO DI TEMPIO ALLA COMMISSIONE PARLAMENTARE D’INCHIESTA DEPRETIS

IN

Le inchieste parlamentari della Sardegna dell’Ottocento

1. L’inchiesta Depretis

a cura di Francesco Manconi

Cagliari, Della Torre, 1984, pp. 159-168

Onorevoli Signori, la Sardegna tutta concepì liete speranze all’annunzio che la Rappresentanza Nazionale vi aveva affidato il mandato di studiare le condizioni morali, finanziarie ed economiche dell’Isola, visitandola personalmente, e vedendo coi vostri occhi i mali che la contristano, per indi proporne i rimedii. Ad un tale annunzio esultò la Gallura, la quale, come fu sempre l’angolo meno curato, e ricordato, così merita vieppiù la vostra attenzione, il vostro appoggio, perché più gravi sono le privazioni che la immiserirono e non le permisero finora progresso alcuno. Da altre Città sorelle avrete appreso quali siano i bisogni comuni a tutta l’Isola. Il Comitato costituitosi in questa Città nelle persone dei sottoscritti si permette di farvi una rapida rassegna dei mali che soffre questo circondario, con ferma fiducia, che saprete proporre e propugnare in seno alla Camera legislativa quei rimedii, che coi vostri studi giudicherete adatti a far rialzare, migliorare, e progredire anche la sarda provincia, che vantasi pur essa d’essere italiana.

COLONIZZAZIONE. La Gallura, la cui superficie forma quasi la quarta parte dell’Isola, ha soli nove Comuni, Conta una popolazione che oscilla fra i ventiquattro ai venticinque mila abitanti. Dal punto di San Teodoro in cui confina al Sud-Est col circondario di Nuoro, fino alla valle di Coghinas in cui al Nord-Ovest contermina con quello di Sassari, si percorre una linea di 140 e più chilometri, lungo la quale si trovino solamente, come quattro oasi in un deserto, i Comuni di Terranova Pausania, Calangianus, Tempio, Aggius.

Quale e quanta cultura possa darsi a cosi vasta superficie da si ristretto numero di braccia è facile lo immaginarlo, onde ne segue, che essendo l’industria agricola l’unica sorgente di danaro, l’esiguità della medesima, nell’attuale sistema di imposte, minaccia fallimento e miseria. E dunque un bisogno vitale l’aumentare il numero dei coltivatori, e ciò si potrebbe ottenere con promuoversi dal Governo colonie agricole invitate coi mezzi proposti e dirette colle regole tracciate dal Barone di Morogues, con quelle altre modificazioni, e facilitazioni che la sapienza dei poteri dello Stato saprebbe introdurvi. Adoprando tali mezzi è probabile, se non certo, che la considerevole emigrazione italiana la quale si dirigge ora verso la lontana America, si diriggerebbe invece alla vicina Sardegna.

Per occorrere a tal bisogno non può farsi solido assegnamento sulla già preconizzata società colonizzatrice. Dato che raggiunga totalmente il suo scopo, che non accresca il numero dei disinganni subiti dai Sardi in altre speculazioni intraprese nell’Isola da industriali compagnie, è sempre convincente il pensiero espresso dal sullodato Barone, che cioè l’instituzione delle colonie non dee attendersi da società intese a subiti guadagni, bensì dal Governo cui deve premere di moltiplicare il numero di proprietarj, di diminuire l’indigenza, e di accrescere la pubblica prosperità.

RIUNIONI DI PASTORI IN COMUNI. Ostacolo non lieve al compimento d’un tal voto non si dissimula essere il vistoso numero di pastori, e di oziosi che usurpano un tal nome, i quali vivono isolati in meschini tugurii, appellati «stazzi» dispersi nelle vaste campagne, il cui numero supera quello degli aggregati nei comuni.

Colle transazioni conchiuse tra essi ed il Demanio nel 1858 sono divenuti proprietarj di più della metà dell’agro gallurese. Insufficienti essi a coltivarlo, ed indolenti anche nel dissodamento di tenue frazione, lo tengono improduttivo, se si eccettuano poche mal curate orzaline, ed il magro profitto di ristretti armenti vaganti. Troppo gelosi dei loro appezzamenti, trascendono anche al delitto per difenderne i confini non rattenuti da affezioni sociali, né da ricevuta istruzione ed educazione.

Altro vitale bisogno dunque di questo Circondario è il riunire in comuni quei pastori, determinandoli ed allettandoli colle concessioni e franchiggie che il Governo giudicherà sufficienti e possibili.

Tali comuni possono eriggersi nei siti ove esistono già le parrochie rurali, nomate di San Teodoro», «San Pasquale», «Santa Maria d’Arzaghena», «San Francesco di l’Aglientu», e la «Trinità d’Agultu», cui si potrebbero aggiungere i punti di Telti, ove si biforca la strada da Ozieri per Terranova e Tempio, e l’altro di Santa Giusta che divide lo spazio da Terranova a San Teodoro. Già molti di essi pastori desideravano di aggregarsi, ed in specie quei di «San Pasquale» ne aveano fatto apposita domanda, che finora non ottenne provvedimento. Frattanto però una colonia agricola potrebbesi tosto stabilire nel vasto territorio demaniale appellato di «Silvas de intro», in quella parte, che assegnata prima alla riottosa società delle mal’augurate Ferrovie sarde, venne poi occupata dal Governo. Su quel suolo si elevano folte selve nelle quali abbonda il sughero di utilissima coltivazione. Vi si trovano fertili campi, perenni ed ottime acque, salubre ne è il clima. Manca solamente la mano dell’uomo per far produrre a quella terra i frutti che natura ha promesso a chi li sa eccittare col sudore della fronte.

SICUREZZA NELLE CAMPAGNE. Ma a cotesti provvedimenti deve precedere la sicurezza delle campagne. Nessuna garanzia tiene al presente la proprietà fondiaria. Le devastazioni, e gli incendii si possono commettere senza timore che agenti di forza pubblica sorprendano i devastatori ed incendiarii. I frutti della terra li raccoglie il proprietario sol quando il ladro è discreto. L’Arma dei Carabinieri, la sola e più atta a prevenire quei danni, non può, nello stato attuale, servire all’uopo, perché il ristrettissimo numero degli individui, distribuiti nelle poche stazioni stabilite in questo Circondario, (tenendosene scoperte molte di quelle indicate nei quadri annessi al regolamento) a fronte d’incessanti fatiche e della più lodevole operosità ed abnegazione, appena possono accudire all’esecuzione di qualche mandato di cattura, a scortare incessantemente i commissarii alle esazioni, ed alla traduzione di ditenuti.

Le compagnie barracellari, regolate colle disposizioni dell’Editto 17 Settembre 1836, disimpegnavano quel servizio. Non si omette di dire, che molte di esse diedero pessimi risultati, ora lordandosi coi disordini, che erano incaricate di prevenire, ora cavillando e brigando per esimersi dalle dovute indennità; ma è altrettanto vero che molte altre si resero benemerite ed utili. I vizj non erano inerenti all’instituzione, ma alle individualità.

Emanò la legge delli 22 Maggio 1853, la quale in molti Comuni non poté avere esecuzione perché divenne impossibile la formazione di esse compagnie. Spettando ai Consigli comu nali la scelta degli individui che le devono comporre, facendosi tal cerna fra tutti quelli che vanno volontariamente ad inscriversi, destasi lotta di amor proprio tra i prescelti ed i rifiutati; quindi ire personali, vendette, danni nelle proprietà garantite dalla compagnia per farli riverberare sulla medesima. Dal bene che veniva promesso con quella legge scaturi un male più grave. Ne avvenne finalmente che il timore d’esser fra i rifiutati fece astener tutti dall’andare ad inscriversi.

E poiché la garanzia delle proprietà è una sacra promessa del Governo, perciò è indispensabile che o venga aumentato il numero dei Carabinieri, e dato ad essi precipuo incarico di disimpegnare quel ramo di servizio, o rivedendo, e migliorando la legge sulle barraccellerie, si faccia in modo di trovare in esse la sicurezza delle campagne.

BOSCHI E SELVE. Secolari e folte selve di sughero e leccio arricchivano i siti montuosi di questa plaga settentrionale dell’Isola ed offrivano un considerevole prodotto annuo ingrassandovi porci di altre regioni. Su di esse però si fissarono le vedute di avidi speculatori i quali spopolarono prima la maggior parte dei sughereti per estrarne l’alburno, indi ridussero in carbone e potassa i boschi cedui, finalmente più di tre quarti degli alberi di leccio. I proprietarii di sì ricco patrimonio, nella maggior parte pastori, allucinati da un pugno di monete, e dicasi pure, pressati dal pagamento delle imposte, permisero che la scure di quelli strozzini distruggesse nel giro di qualche lustro il secolare lavorio della natura. Basti dire che dal 1853 fino al presente, ora tre, ora cinque, ed anche sette società impiegano ogni anno per molti mesi cento e più uomini per ciascuna in quell’opera di vandalica distruzione. Gli alberati monti di Gallura sono oggi calve e sterili lande disadatte a qualunque altro genere di produzione. Per salvare i pochi residui, e render meno funesti gli effetti nelle condizioni atmosferiche, e nel corso delle acque, in cui si sperimenta già notevole diminuzione, è necessaria la tute la del Governo, il quale dee affrettarsi a sanzionare in proposito provvide leggi, che coartando anche i diritti di privata proprietà nell’interesse complessivo di tutta l’Isola, pongano termine a cotanto rovinosa devastazione, e freno all’egoismo dei compratori e venditori di quelle piante.

AMMINISTRAZIONE DELLA GIUSTIZIA. NECESSITÀ DI MANTENERE IL TRIBUNALE. Spento il mostro feudale, e la di lui giurisdizione con l’Editto delli 21 Maggio 1836 susseguì l’altro delli 27 Luglio 1838, col quale venivano eretti in Sardegna i Tribunali collegiati. Uno ne fu concesso anche a Tempio. Ma nel circoscrivere il territorio, invece di osservare un’equa scala di distanze dal capo luogo di ciascuno di essi, pare siasi temuto di turbar le ceneri del caduto colosso col confondere i confini degli antichi feudi, perché nella maggior parte furono essi mantenuti integri, anche in onta alla commodità dei giudicabili. Così l’antico feudo d’Anglona fu compreso tutto nella circoscrizione del Tribunale di Sassari, forse perché il capoluogo Nulvi è a quella Città più vicino. Ma vi si comprendono i Comuni di Sedini, Bulzi, Perfugas, Laerru, che sono a Tempio viciniori.

Lo stesso avvenne col feudo di Monte acuto, nel quale si comprendono i villaggi di Tula, Oschiri, Berchidda, Monti, Pattada, Buddusò, Bantine, e la città d’Ozieri, che trovansi parimenti a minor distanza da Tempio, come dai ragguagli che si tracciano qui sotto, desunti dall’approvato itinerario generale.

Conseguenze di sì sconcia circoscrizione furono, e sono maggiori spese, più gravi incommodi agli amministrati abitanti in quei Comuni.

Danno alle finanze dello Stato per più costosa indennità da accordarsi ai testimonj in giudizi correzionali. Sovrabbondanza d’affari nel Tribunale di Sassari, ed indispensabile ritardo nel corso dei medesimi, a fronte anche di assidua operosità del numeroso personale colà riunito; ed all’opposto tenuità di lavoro in questo Tribunale, sebbene il personale del medesimo sia stato ridotto al puro necessario. Finalmente il pericolo di soppressione che sempre sovrasta a questo Collegio giudiziario, ove per criterio di sua esistenza si attendano solamente le cifre degli affari definiti.

Ma voi, onorevoli Signori, non permetterete che questa infelice terra, culla d’un egregio vostro Collega, e di altre celebrità che la illustrarono, venga colpita anche dalla sventura di perdere quell’unico mezzo di miglioramento morale che le venne concesso. A suo tempo lo difenderete ove ne sia minacciata la soppressione.

Interrogate i Galluresi tutti, e vi risponderanno unanimi, che la presenza d’un Tribunale collegiato, come valse a diminuire i reati, a reprimere gli eccessi della forza privata, a promuovere la pubblica moralità, così si è resa un bisogno assoluto, insuperabile, supremo.

Ben conoscete quel dettato di Bentham: «Bisogna moltiplicare i Tribunali in ragione delle distanze locali per risparmiare alle parti il tempo e le spese d’un viaggio ad un Tribunale lontano». Voi che state visitando la Gallura potrete riferire quanto tempo dovrebbero perdere e quante spese dovrebbero incontrare i Galluresi se per difendere i loro diritti, e far vendicare dalla legge le patite offese, fossero costretti andare in Sassari, unico capoluogo possibile cui si dovrebbe annettere questo territorio, a quale maggior dispendio dovrebbero sottostare le finanze dello Stato per i dritti d’indennità ai testimonj: quale sia la viabilità in queste campagne.

Venga accresciuto il territorio del Circondario aggiungendovi le Preture d’Oschiri e Pattada, e l’altra da formarsi in Martis coi comuni di Laerru, Perfugas, Bulzi, e Sedini, e sarà meglio utilizzata l’opera del personale di questo Tribunale, meglio distribuiti gli affari, gli abitanti in detti Comuni otterranno più pronta giustizia con spese minori, la Gallura conserverà il più valido fattore di suo morale miglioramento.

OPERE PUBBLICHE. Se le altre parti dell’Isola ottennero a spilluzzico una magra quota legittima di opere pubbliche, la Gallura però è rimasta finora perfettamente diseredata, a fronte degli innumerevoli reclami che la derelitta non ommise di fare in ogni tempo e circostanza; di talché, priva affatto di facili comunicazioni, non le riesce di dare sviluppo ed incremento al suo commercio, ed avere con esso risorse bastevoli a mettere i Cittadini in grado di pagare le enormi imposte da cui sono gravati.

La costruzione delle strade nazionali decretata per legge: ecco uno dei precipui bisogni della Gallura: ecco altra delle condizioni essenziali del suo rifiorimento. Non si chiedono favori, si reclama un atto di giustizia. Si eseguisca prontamente ed efficacemente la legge 27 Luglio 1862: ogni ulteriore ritardo condurrebbe al perfetto fallimento.

Si concedeva alla Sardegna nel 1852 una rete di strade, ma neppure una maglia ne poté ottenere questo Circondario. Dopo lustri fu decretata la strada nazionale da Sassari per Tempio a Terranova. Alla medesima volle darsi un tracciato che la rendeva utile ad una sola fortunata popolazione, inutile ai Comuni dell’Anglona, dai quali s’importa in Gallura il principale elemento di vita, il pane. Dopo studii, e centrostudii, gare, e gelosie municipali, pratiche, e corrispondenze interminabili, si ottenne, è vero, il tracciato richiesto dai veri interessi del paese, ma con grave dispendio delle popolazioni da esso toccate, e vieppiù di Tempio, che sotto il velame di offerta volontaria pagò e paga egregie somme per avere una strada qualificata nazionale. Si diede principio alla costruzione di detta strada, ma tuttora, dopo tanti anni, non è portata a termine. I tronchi costrutti da Perfugas a Tempio fino a Terranova non presentano condizioni di facile e sicura viabilità, perché la larghezza del piano stradale è di soli sei metri, ed in certi punti anche meno, quando la legge la vuole di metri sette da ciglio a ciglio. In molte tratte mancano muraglioni, e parapetti, sì che la sicurezza dei transitanti e dei veicoli è di continuo minacciata, e compromessa.

Delle linee che doveano solcare il territorio di questo circondario, non una se ne vede in proggetto di costruzione. E rimangono così un puro desiderio i tronchi di strada da Tempio le per Santa Teresa e Palau, e la più importante, la più vitale per Gallura, quella denominata di Curadori. Giova a proposito rammentare che colla citata legge del luglio 1862 fu approvata la costruzione d’una strada nazionale da Castel Sardo all’incontro della linea fra Ozieri e Terranova Pausania.

Non essendo stato precisato alcun punto intermedio, fu così lasciata al Ministero facoltà di adottare quel tracciato che meglio avesse corrisposto ai generali interessi.

Da pochi comuni però, che, animati da gretto egoismo, voleano trarre esclusivo vantaggio da cotesta strada, si tento di richiamare l’attenzione del Governo sulla linea, che partendo da Castel Sardo, toccasse i Villaggi di Martis, Perfugas, Chiaramonti, e Ploaghe per far capo ad Ozieri. Ma è indiscutibile che il concetto della decretazione di detta strada fu quello di dover una linea centrale traversar l’intiera isola nella sua longitudine.

Per ottenersi questo benefico risultato si presentò più economico il tracciato lungo la linea che partendo da Castel Sardo a Perfugas si congiungerebbe fino a Tempio colla strada già costrutta, e da Tempio poi traversando le pendici del Limbara, nella regione detta «Curadori», facesse capo ad Oschiri, che è intersecato dalla linea fra Ozieri e Terranova.

Il Consiglio Superiore di Ponti e Strade emise già il suo parere favorevole a questo tracciato: ogni difficoltà fu eliminata; fu imposto silenzio alle egoistiche pretese di altri comuni: null’altro rimanea che dar mano all’opera. Ma scorrono i lustri, e quella legge è lettera morta, sia per la strada di «Curadori», che per l’altra da Tempio a Santa Teresa e Palau, per le quali la Sardegna conseguirebbe una strada centrale, l’unica da cui possa sperarsi l’incremento del commercio di questo Circondario, e della vicina Corsica coll’Isola intiera, che metterebbe la Gallura in diretta comunicazione colla parte centrale e meridionale dell’Isola ed avrebbe pur anche un facile accesso alla ferrovia, la quale è d’uopo che si costruisca, se si vuole usare, come è giusto, colla Sardegna, un trattamento uguale alle altre provincie del Regno.

Si compia dunque al più presto quella rete stradale decretata per legge: si facciano alle linee già costrutte le necessarie riparazioni, fra le quali si richiede la ricostruzione in granito del ponte di ferro sul Coghinas, perocché lasciandolo come attualmente si trova, oltre d’essere dubbio che possa resistere al passaggio di grossi pesi, se un guasto avvenisse, lo che è probabilissimo, bisognerebbe far venire dall’estero ordigni ed artefici per ripararlo, rimanendo interrotta, chi sa per quanto tempo, ogni comunicazione.

PORTO DI TERRANOVA PAUSANIA. Altra opera che riguarda in massimo grado gli interessi non solo di questo Circondario, ma altresì della Sardegna tutta e dello Stato è l’apertura del porto di Terranova Pausania, la di cui importanza fu espressamente riconosciuta, e reiteratamente dichiarata dal Governo.

Gli studii intorno al medesimo fatti da eminenti personaggi, hanno posto in rilievo la necessità che senza indugii sia aperto al commercio.

Il porto di Terranova è il più vicino al Continente: esso, in faccia a Roma, capitale dell’Italia, è destinato ad un grande avvenire.

Però, malgrado la sua incontestata importanza, nessun’opera solida si è finora intrapresa per far risorgere il porto di Pausania, ma rimane sempre porto di Terranova. Ultimamente è stata data in appalto l’escavazione di alcuni metri cubi di sabbia dall’imboccatura, onde aprire il varco a cavafanghi a vapore. Ma tanto a rilento si procede in questa operazione, che si prevede andranno sprecate le spese, perché se con celerità massima non si compiono i lavori intrapresi e con tutta premura non si spediscono i cavafanghi, le sabbie si accumuleranno nuovamente nello stesso sito, ed il porto rimarrà sempre inaccessibile all’approdo dei legni. Il commercio rimarrà, come è ora, paralizzato; al danno del circondario, e dell’Isola, si aggiunge altresì una perdita per lo Stato, il quale colla pronta apertura del porto farebbe considerevoli economic, specialmente pel trasporto della valigia postale.

Il porto di Terranova Pausania reso al suo antico splendore. E questo il desiderio più ardente, il voto più fervido di tutti i Sardi. Per esso rifiorirà il commercio, e rifluirà in particolar modo sulla Gallura quella vita che or le manca, perché isolata e priva di quei mezzi che arricchiscono le popolazioni, e le fanno percorrere la gloriosa via dell’incivilimento. Ed il Governo, assecondando questi legittimi desiderj, mentre compie ad un atto di giustizia, si assicura la gratitudine, e la riconoscenza della Sardegna.

Raffaele Garzia – Presidente [presidente del Tribunale di Tempio]
Giuseppe Bisson – Vicepresidente
Luigi Solinas Serra – Procuratore del Re
Avv. Battista Grillo – Giudice
Avv. Salvatore Manca
Dottore Ignazio Manca
Dottore Giò Michele Sanna
Cav.re Antonio Maria Leoni
Domenico Cabella
Antonio X Murino
Canonico Tommaso Muzzetto – Vicario Generale Capitolare
Sacerdote Pietro Paolo Spano
Sacerdote Antonio Pintus
Lorenzo Casabianca
Gerolamo Tamponi
Cav.re Gerolamo Bartolomei – Colonnello in ritiro
Paolino Cav.re Sebastiano – Tenente Colonnello in ritiro
Gaetano Loffredo
Filippo Altea
Giovanni Spano Serra
Cav.re Gavino Pes
Giovanni Careddu
Giovanni Defilippi
Antonio Lissia
Don Gesuino Massida
Tomaso Spano Marini
Sacerdote Stefano Satta
Avv. Tommaso Giua
Simone Lissia

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