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Curatoria di Gemini

di Vittorio Angius – a cura di Guido Rombi

NOTA DEL CURATORE. La Gallura superiore, come la definiva Vittorio Angius (ma che oggi chiamiamo Alta Gallura), nel medioevo era divisa in dipartimenti, cosiddette curatorie, a sua volta comprendenti villaggi e porzioni di territorio i cui toponimi medievali (con piccole modifiche linguistiche) e la cui area geografica sono ben riconoscibili nella odierna mappatura giurisdizionale e toponomastica della regione.

I dipartimenti in questione erano otto e si chiamavano Fundimonti, Unàle, Montangia, Canahìli, Balaiana, Gèmini, Taras, Orfili.

Bibliografia essenziale di riferimento: Dionigi Panedda, Il Giudicato di Gallura, Curatorie e centri abitati, Sassari, Dessì, 1978; Fabio Pinna, Archeologia del Territorio. La Gallura tra tarda antichità e medioevo, Cagliari, Scuola sarda editrice, 2008.

Caratteri geografici e geomorfologici. In questo dipartimento sorgono i monti più ragguardevoli della Gallura: il Limbara, il Balascia, San Giorgio, Monte Spina, la Trai, l’Ultana, e altri minori.

Quindi è notevole l’altipiano che dal Limbara si estende fino a Pulchiana, di cui si è già detto.

Fiumi. Il Gemini è abbondantissimo di acque; e come abbiamo indicato l’origine del Taras, del Carana, e dell’Olbio, ora indicheremo i fiumi che si gettano nel Termo.

A poca distanza dalla origine dell’Olbio (Padrongiano), a sud del Nieddone, nasce il rio di Narvàra: esso scorre verso San Salvatore, per poi girare a ponente e versarsi nel rio dell’Elema, dopo essersi accresciuto lungo il percorso dell’acqua che vien giù dal Limbara a circa un miglio da Punta Bandera, e poi di un ruscello che scorre dallo stesso monte a Berchidda.

Nel suddetto Elema, e poi nel Termo (Coghinas) vanno questi altri piccoli fiumi: quello che muove non lontano da Punta Balistreri, lasciando a sinistra Berchidda e a destra il castello di Montacuto, poi l’Ampulla per la valle di Curadori, quindi il Franzoni che cresce dal Baldo, il Poddìna dai monti d’Aggius e da San Giorgio di Tempio, e il Ficaruia nato nella valle tra il monte di Bortigiadas e la Trài.

Villaggi e popolazioni. La Curatoria Gemini, regione mediterranea, era distinta in due parti, l’alta e la bassa.

Il Gemini superiore comprendeva le seguenti ville:

  • Agios (Aggius), che pagava di feudo lire 17
  • Villa Templi (Tempio) ” 15
  • Villa Latinaco ” 8
  • Guortiglassa (Bortigiadas) ” 32

Nel Gemini inferiore erano:

  • Villa Nughes (Nuchis) ” 15
  • Villa Laùras (Luras) ” 10
  • Villa Campo di vigne “ 12
  • Calanyanus (Calangianus) ” 3

Tempio, che siede nella estrema falda boreale del Limbara; Luras e Calangianus nella parte di greco-levante sul confine del pianoro; Nuchis nella stessa direzione, e quasi a mezza distanza; Aggius al ponente nell’altro confine del pianoro; Guortiglassa, che ora dicono Bortigiata (Bortigiadas), fuori di questo quasi al ponente-libeccio. Da Tempio ai paesi più lontani non sono più di cinque miglia.

Non è certo quale dei due villaggi distrutti, Latinaco e Campo delle vigne, fosse sul colle presso la chiesa della Trinità a un’ora da Tempio. Non è rimasta alcuna memoria sul periodo e la causa del loro spopolamento.

Propenderei che il castello di Monte Acuto appartenesse in principio alla Gallura, giacché suo limite naturale doveva essere il fiume; me lo lascia supporre la vicinanza dei castelli di Castra e di Ardara dalla parte del Logudoro e pure la prossimità del castello Cuco, che credo appartenesse allo stesso giudicato.

E posto che il Termo col suo confluente l’Elema fosse confine della Gallura, sarebbero appartenuti al Gemini anche i villaggi ai piedi del Limbara, uno presso San Giorgio di Pranuzzas alla sponda del fiume verso Tula, l’altra in San Leonardo presso il monte del Castello, e poi anche Berchidda e i villaggi di cui si vedono le rovine presso la chiesa di San Bacchisio, dove si seppelliscono i defunti della cussorgia di Balascia, e nella regione che dicono Pirètu.

Restano Narvara e Monti… Questi per avventura appartenevano a un altro dipartimento, del quale si ignora anche il nome.