TRA CORSICA E SARDEGNA

[Santa Teresa Gallura – Bonifacio – La Maddalena]

di

Renato Albanese

foto dell’Autore

in

LE VIE D’ITALIA

Rivista mensile del TOURING CLUB ITALIANO →

Organo Ufficiale dell’ente nazionale per le industrie turistiche

n. 6 – Giugno 1957

(pp. 736 – 744)

Renato Albanese

La Maddalena, maggio

[Da Santa Teresa Gallura a Bonifacio]

Viaggiavo per mare e quindi ero costretto a interessarmi di tempeste, venti, correnti e simili cose. Avevo imparato a conoscere la direzione precisa donde soffiano il levante e il ponente, il libeccio e la tramontana: cognizioni utili specialmente per coloro che devono attraversare le Bocche di Bonifacio. Gli abitanti delle rive opposte sanno tutto dei venti, anche se non sono marinai o pescatori; persino i bambini conoscono a memoria la rosa dei venti. Non è una leggenda, ma verità, quella che si tramanda, che i venti e le correnti del Tirreno nascono fra Punta Falcone (Sardegna) e Capo Pertusato (Corsica).

Un fatto è certo: il mare nelle Bocche di Bonifacio è quasi sempre agitato, difficilissimo trovarlo in bonaccia. I piloti dei velieri, come i capitani dei grossi piroscafi che vi transitano devono tenere sott’occhio il Portolano, guida del mare, e attenersi alle precise istruzioni riguardanti gli “allineamenti” con le “piramidi” (bianche colonne che funzionano da punti di riferimento), se non vogliono cacciare la prua in una secca o, peggio ancora, contro le irte scogliere. Di notte, a conforto dei naviganti, le Bocche sono punteggiate di fari e fanali che occhieggiano da ogni parte e ciascun faro o fanale ha un suo colore. Ad esempio il faro di Capo Pertosato ha luce gialla, il faro di Lavezzi, rossa, il faro di Razzoli, bianca,

Capitai alle Bocche in un periodo di grande maltempo. Il “postalino” (così viene chiamato il piccolo piroscafo “Limbara” che fa servizio giornaliero fra Palau, La Maddalena, Santa Teresa Gallura e Bonifacio) non tutti i giorni tentava la traversata, e stava ad attendere nel tranquillo porto della Maddalena che il mare si placasse.

Una mattina, il ponente che ormai soffiava e urlava da tre giorni, parve calmarsi. Arrivò sulla terrazza dell’albergo, che dominava le Bocche, il comandante del “Madre Jolanda”, un veliero carico di legname forzatamente ancorato in rada. Il capitano, un ponzese bruno e guardingo, era armato di binocolo. Lo seguiva fedelmente il nostromo. I due, passandosi ogni tanto il binocolo, lo puntavano lontano, verso le secche di Lavezzi dove la foschia pareva meno densa e discutevano animatamente fra loro. Chiedemmo al ponzese se quel giorno avremmo avuto un po’ di calma, se il vento avesse cessato di urlare a quella maniera. Penso di sì, rispose, almeno per oggi. Dubito, però, che il mare domani rimarrà tranquillo, la tempesta è ancora in sviluppo. Lui aveva fretta di portare sano e salvo il suo carico di legname a Porto Torres.

I suoi pronostici non furono vani: infatti, verso le undici e mezzo vedemmo spuntare da dietro Punta Falcone la bianca sagoma del “Limbara” che procedeva a fatica fra due baffi di schiuma verso l’imboccatura della rada. Il piroscafino ci salutò con il suo allegro segnale di sirena.

Ci avviammo al porto (il porto di Santa Teresa è così nascosto dentro terra, fra colline rocciose, che non si vedono nemmeno gli alberi delle navi agli ormeggi) là, si trovavano ben pochi viaggiatori, gente del posto che si recava a Bonifacio per ragioni più che altro familiari. Giacché fra i galluresi e i corsi corrono spesso rapporti di parentela.

Talvolta portano persino lo stesso cognome: ad esempio vi sono Nicolai in Gallura (il sindaco di Santa Teresa è un Nicolai) e vi sono Nicolai a Bonifacio. I galluresi sposano volentieri le côrse a viceversa. Una volta le due coste, separate dal breve braccio di mare, erano legate da comuni interessi e traffici: tanto da una parte come dall’altra si praticava il contrabbando di stoffe, di tabacco, di caffe, di coloniali. Ma adesso la ragione di esistere di un tale traffico è caduta per l’inflazione di questi generi. Ho sentito dire che si pratica ancora, ma non su larga scala, il contrabbando di cartucce da caccia. I corsi sono gran tiratori!

Quelli che prima facevano i contrabbandieri di professione si sono messi a fare gli ortolani, coltivano i piselli, le rape, i cetrioli. Santa Teresa Gallura, bel paesino, lindo, costruito a strade diritte e parallele, secondo lo stile piemontese (sorse per volere di un principe sabaudo) [sic!! correggiamo: per volere del re di Sardegna Vittorio Emanuele I] è oggi il centro più importante per la pesca delle aragoste.

Per recarsi in Corsica basta una semplice “carta di frontiera”, che viene rilasciata dall’ufficio di polizia confinaria; essa da facoltà, a chi ne è in possesso, di soggiornare nella vicina isola per alcuni giorni. Adesso però le autorità di P.S. vanno alquanto caute nel rilasciare questi permessi, si chiedono prima le informazioni degli interessati alla questura della località da cui essi provengono. Queste misure sono state prese in seguito a certi episodi accaduti recentemente.

Tempo addietro, ad esempio, una donna rientrava a Santa Teresa Gallura dopo un anno di assenza: se n’era partita con un permesso di otto giorni. Mi hanno riferito che diversi giovani, approfittando di questa facilitazione, hanno espatriato per andare ad arruolarsi nella Legione Straniera. Ad Aiaccio funzionerebbe, con questo scopo, un apposito Bureau des Etrangères. Si sono verificati sconfinamenti di pregiudicati. Pastori e contadini sardi vengono molto richiesti in Corsica per la custodia delle greggi e i lavori agricoli stagionali. Questi pastori e questi contadini i corsi li chiamano i lucchisò (da lucchesi, toscani, antichi abitatori della Corsica ai tempi della dominazione pisana e ancora molto numerosi nell’isola e dediti soprattutto all’agricoltura). I corsi non sono agricoltori, cedono ben volentieri il pesante compito di lavorare la terra alla mano d’opera italiana. I lucchisò non resistono alla tentazione di promessi lauti guadagni e quindi cercano di passare in Corsica in una maniera o nell’altra.

Cartina Arcipelago La Maddalena
Bocche di Bonifacio

La stretta imboccatura che conduce al porto di Bonifacio è circondata da alte e cupe scogliere

Bonifacio

Bonifacio: siesta davanti al “Bar du Quai”

[La Maddalena]

Quindi di nuovo a bordo. Si torna a Santa Teresa Gallura, altra breve sosta, si doppiano Punta Falcone e lo scoglio dei due Vescovi (da queste parti le rocce presentano strane forme umane). Per dodici miglia costeggiamo le violacee montagne della Sardegna, le sue spiagge deserte e irsute. Lembi di rocce spuntano sulle creste bianche delle onde: sembrano vele pietrificate. Ecco Punta Sardegna, la boa di Paganetto, Isola Spargi, Secca di Teggi, Villa Webber [corregge Velber] (dove fu rinchiuso Mussolini), Isola Santo Stefano e, di fronte, la Maddalena. L’isola “madre” dell’arcipelago sta al centro di questo gregge di scogli che pascolano nei bassifondi di corallo.

L’arcipelago della Maddalena, con le isole di Razzoli, Santa Maria, Budelli, Spargiotto, Spargi, Santo Stefano, Caprera fu sino alla fine dell’ultima guerra un’importante base navale. Certi nomi di località, come Punta Rossa, Guardia del Turco, Opera Garibaldi testimoniano ancora ai nostri giorni della sua potenza. Là, sorgevano batterie di grosso calibro, bocche da fuoco da 381, 150, 120: l’arcipelago era vigilato da più di cento cannoni. Se andate in giro per le isole, vi accadrà di vedere resti di antiche fortezze, piazzuole abbandonate, lunghe e buie feritoie dietro le quali stanno alloggi in caverna, depositi sotterranei per munizioni e carburanti.

La Maddalena assurse a piazzaforte e base navale in seguito al trattato della Triplice Alleanza, nel 1882, in funzione antifrancese, per la vicinanza della Corsica, che a sua volta s’era fortificata. In seguito fu sede di Ammiragliato, di alti comandi, di depositi marittimi, di forti contingenti di truppe. Riparò nelle sue defilabili insenature grandi corazzate. Con la emanazione del Dictat nel 1945 ogni sua efficienza cadde: fu smantellata. Questo fatto non lasciò indifferenti gli abitanti che dalle organizzazioni militari e dalla presenza della Marina da guerra avevano tratto i motivi del loro benessere. Essi lavoravano nell’arsenale: anche oggi infatti vi trovano occupazione più di 800 operai. Il Comando Marina provvedeva persino all’assistenza sanitaria (lo fa tuttora), inviando i suoi medici a visitare gli ammalati nelle isole (oggi ha costruito alla Maddalena un grande ospedale in cui vengono ricoverati anche i civili).

Quindi dopo lo smantellamento la popolazione risentì logicamente di una grave crisi, attenuata soltanto in questi ultimi anni con la ripresa del turismo che però non ha ancora dato quei frutti che questi incantevoli luoghi meriterebbero. Ai nativi lo sviluppo turistico delle isole non dispiace affatto, anzi lo incoraggiano in tutti i modi, però essi si dimostrano sempre molto attaccati al Comando Marina per i benefici che hanno goduto in passato, benefici, ripetiamo, di cui godono tuttora, e quindi prestano orecchio volentieri alle voci, del resto non infondate, che ora circolano, secondo cui la Maddalena ritornerebbe ad assumere per conto delle forze armate della NATO la sua importante funzione di base navale e di rifornimento. Questa non è una avance della popolazione: c’è una formale promessa del Ministero della Difesa che ha assicurato lo sviluppo della Maddalena.

Per avere conferma o meno di queste notizie che io raccolsi in un primo momento dall’uomo della strada, chiesi ed ottenni un’intervista dal Comandante Marina e del Gruppo Scuole CEMM (Corpo Equipaggi Marina Militare), Capitano di Vascello Francesco Albrisio. Il Comandante Albrisio è un uomo gioviale, di aspetto giovanile, porta sul petto i segni di numerose decorazioni al valore. Egli, in un certo senso confermò quanto avevo sentito dire, anche perché, affermò lui, non aggiungeva nulla di nuovo a quanto in precedenza aveva dichiarato lo stesso Ministero della Difesa. Disse: «Alla Maddalena, data la sua particolare posizione geografica, è certamente riservato un futuro di potenziamento. Al Ministero Difesa è allo studio un piano di riorganizzazione delle fortificazioni che naturalmente saranno costruite secondo le esigenze della guerra moderna».

In merito non volle aggiungere altro. Tenne invece ad illustrarmi ampiamente la funzione delle Scuole CEMM, che hanno sede alla Maddalena e accolgono 600 allievi. Modernamente attrezzate, sotto la guida di esperti ufficiali istruttori, esse preparano i futuri meccanici, motoristi e carpentieri della nostra Marina militare. In sostanza sono delle scuole professionali per l’addestramento dei “qualificati”, i quali, seguendo corsi superiori, potranno acquisire il grado di sottufficiale e anche di ufficiale (fino a capitano) della cosiddetta bassa forza. Si preannuncia un ampliamento dei corsi; gli allievi dovrebbero raggiungere la cifra di 900, secondo le previsioni dello stesso Ministero della Difesa.

Negli ambienti di Comando Marina si tiene soprattutto a far presente che il possibile potenziamento della base navale non pregiudicherà lo sviluppo turistico della Maddalena. Infatti sono previsti lavori per la costruzione di una diga-ponte, lunga 500 metri, che dovrà collegare l’isola “madre” all’Isola di Santo Stefano; per questi lavori sono stati stanziati 400 milioni. In tal modo le tre maggiori isole dell’arcipelago La Maddalena, Santo Stefano, Caprera, risulteranno collegate fra di loro (a Caprera ci si va ora dalla Maddalena attraverso il ponte-diga detto della Moneta. É una vecchia opera militare). Sono previsti inoltre la costruzione di una strada litoranea alla Maddalena e il potenziamento dei servizi automobilistici per Caprera. La situazione alberghiera è discreta; un albergo nuovo, abbastanza bene attrezzato e con impianti moderni, è sorto proprio sul mare, dove attracca il “Limbara”, per la iniziativa di un privato, l’ing. Franco Tamburrini. Poi esiste un albergo dell’ESIT (Ente Sardo Industrie Turistiche). Complessivamente la Maddalena offre una disponibilità di cento posti letto, oltre ad altri due cento nelle case private.

Recentemente il Comando Marina ha ceduto al comune della Maddalena, perchè a sua volta la cedeste al Club Mediterraneo, un’ampia zona demaniale dell’isola di Caprera, comprendente la bellissima pineta Garibaldi e l’isolotto degli Italiani. Le due località sorgono non distante dalla casa di Donna Clelia Garibaldi che io andai a visitare una mattina in cui ero salito alla fortezza che porta il nome dell’Eroe. Proprio in quei giorni Donna Clelia aveva festeggiato il suo novantesimo compleanno.

Se ne stava seduta in tinello, alle spalle un quadro del suo grande genitore e i ricordi della giovinezza. L’assistevano la nipote Clelia e il colonnello di marina Alberto Arrighi, di Livorno, che è addetto alla casa. Appena Donna Clelia udì il mio nome saltò su a dire: «Albanese? Ma era amico di papà». Mi sentii molto lusingato che un mio omonimo fosse stato amico dell’Eroe. Donna Clelia intendeva riferirsi al prof. Albanese, amico di famiglia, siciliano di origine, di cui ella accenna nel suo libro scritto nel ’48, Mio padre, alla pagina 157. «A novant’anni, aggiunse Donna Clelia con quel suo modo di parlare deciso, ho ricominciato a studiare l’esperanto».

Ora Donna Clelia trascorre i suoi giorni quasi sempre seduta, non esce nemmeno per le consuete passeggiate nel giardino, che Garibaldi negli ultimi anni coltivò con tanta passione.

La Maddalena
Lungomare La Maddalena

Il lungomare della Maddalena offre una bella passeggiata in vista di Caprera e dell’isola di S. Stefano

Concerto allievi La Maddalena 1957

Le Scuole C. E. M. М. preparano, sotto la guida di esperti ufficiali istruttori, i futuri meccanici, motoristi, carpentieri, della Marina Militare

Scuole C.E.M.M. La Maddalena

Le Scuole C. E. M. М. preparano, sotto la guida di esperti ufficiali istruttori, i futuri meccanici, motoristi, carpentieri, della Marina Militare

Fortezza a La Maddalena
Caprera - Casa di Garibaldi

Casa Garibaldi, a Caprera, spicca bianca tra il verde. Vi abita Donna Clelia, la figlia dell’eroe

Caprera - Tomba di Garibaldi

La tomba di Garibaldi, un semplice sarcofago di granito, che sorge nel recinto della casa

© Tutti i diritti sono riservati

Condividi Articolo su:
error: IL CONTENUTO DI QUESTO SITO È PROTETTO!
Panoramica

Questo sito web utilizza i cookies per consentirci di offrire la migliore esperienza utente possibile. Le informazioni sui cookies sono memorizzate nel tuo browser ed hanno la funzione di riconoscerti quando ritorni sul nostro sito web, aiutandoci a capire quali sezioni del sito web trovi più utili e interessanti.

L'utente può abilitare o disabilitare i cookies modificando le impostazioni presenti in questo modulo.