GUIDA BRADSHAW’S – SARDEGNA

Edizioni 1872  –   1894 / 1898

 

NOTA.

Il testo delle edizioni 1894/1898 è aggiornato al 1892.

Le edizioni del 1872 ca. e del 1894/1898 sono pressoché identiche.

Le informazioni storiche più significative dell’edizione del 1872 non presenti nella versione di venti anni dopo sono state comunque recuperate e poste tra parentesi quadre.

L’edizione che in questa versione viene indicata all’incirca del 1872, corregge l’informazione collegata al documento su Google, dove si dice 1865. Ma ciò non è esatto perché nel testo ci sono invece informazioni fino al 1872.

Avvertenza. I nomi dei luoghi sono stati adeguati al presente.

 l miglior punto di partenza per l’isola è Genova. I piroscafi della Navigazione Generale Italiana partono settimanalmente da lì e da Livorno, e toccano Porto Torres, Terranova, Cagliari, ecc.; anche da Civitavecchia, Napoli, Palermo e Tunisi. Tempo da Livorno a Cagliari, 30 ore; da Palermo a Cagliari, 22 ore; Napoli-Cagliari, 27 ore. (Si veda la Guida continentale di Bradshaw.)

Per il viaggiatore la Sardegna non è paragonabile alla Corsica, né per i paesaggi né per gli alloggi, e difficilmente per il clima.

Le strade sono, di regola, sicure, salvo quando alcune circostanze locali danno luogo a fenomeni di brigantaggio.

I viaggiatori devono essere pronti a sopportare tutto; ed essere “forti contro i parassiti, il cibo mediocre e l’intempérie”. (Forester’s Rambles).

[I viaggiatori in Sardegna devono essere preparati ad affrontare la vita dura, e devono essere “armati contro i briganti” (che non sono molto temibili), i parassiti, il cibo mediocre e l’intemperie” (Forester’s Rambles).]

Questa “intempérie”, che ha dato all’isola una cattiva fama dall’epoca classica in poi, è la malaria generata dall’eccessiva vegetazione e dal caldo della pianura, tra giugno e novembre, quando gli abitanti si spostano sulle colline per evitarla.

Per il resto dell’anno, cioè l’inverno e la primavera, che è il periodo adatto per gli stranieri, il clima è salubre e delizioso; ma i visitatori devono guardarsi dal gran caldo e dalla rugiada, specialmente quando il vigore del corpo è indebolito dalla fatica.

Tutti cavalcano in Sardegna, su cavalli o buoi.

Il miglior cavallo sardo è un vivace barbaresco, addestrato ad un passo chiamato portante, tra un ambio e un trotto, che procede ad una velocità di 4-5 miglia all’ora. I cavalli più comuni sono piccoli, ma robusti e adatti ai carichi. I loro proprietari, che fungono da viandanti, o guide, sono civili, ma indipendenti e abili nel contrattare.

Si possono avere alcuni veicoli leggeri. Nell’isola non ci sono più di cinquanta o sessanta carrozze.

La gente di campagna è sporca, ignorante e mezzo selvaggia, ma ospitale; il loro dialetto è incomprensibile agli estranei.

Caccia alla beccaccia e alla selvaggina a Ozieri e Cagliari; cinghiali e cervi vicino ad Alà, in collina; pesca eccellente; curiosi resti antiquari.

L’unica strada buona è la Strada Reale, da Porto Torres a Sassari e Cagliari, attraverso l’isola, che è pianeggiante e lastricata, e percorsa quotidianamente da diligenze. Le distanze sono calcolate in chilometri, 8 chilometri sono pari a 5 miglia inglesi.

Questa strada, lunga circa 140 miglia, fu iniziata nel 1824 e ci vollero sette anni per completarla. La metà degli uomini impiegati furono uccisi dalla febbre [malarica]. Corrisponde all’antica strada romana che attraversava l’isola e al senso della ferrovia; e il telegrafo che lo segue è collegato ai cavi a ciascuna estremità. Se si abbandona questa strada, bisognerebbe certamente prendere una guida.

Per una descrizione dettagliata dei prodotti, caratteristiche naturali, ecc., vedere le pagine successive [pp. 294 e 295 della guida in ed. stampata in inglese].

Ferrovia aperta attraverso l’Isola, da Porto Torres a Oristano e Cagliari; con diramazioni per Terranova e Iglesias. LE STAZIONI SONO:

PORTO TORRES TO – in miglia

San Giovanni 8

San Giorgio 9

Sant’Orsola 10

Sassari 12

Caniga 15

Tissi – Usini 17

Scala di Giocca 21

Campomela 23

Ploaghe 29

Ardara 35

Chilivani 41

[Branch to Golfo degli Aranci,

via Oschiri 14

Monti 30,

Enas 34,

Terranova 44,

Golfo d’Aranci, 57.]

Mores 45

Torralba 55

Giave 58

Bonorva 63

Campeda 73

Macomer 78

Birori 85

Borore 87

Abbasanta 93

Paulilatino 97

Bauladu 104

Solarussa 110

Simaxis 112

Oristano 116

Marrubiu 128

Uras 132

Pabillonis 138

San Gavino 143

Sanluri 147

Samassi 151

Serramanna 155

Villasor 168

Decimomannu 164

[Branch to Iglesias,

via Uta, 2,

Siliqua 8,

Musei 14,

Iglesias 24]

Assemini 167

Elmas 170

Cagliari 175

[Edizione 1872. La diligenza, partendo da Sassari, la percorre in circa 30 ore. Corrisponde all’antica strada romana che attraversava l’Isola; e il telegrafo che lo segue è collegato ai cavi a ciascuna estremità.

Della progettata Ferrovia che segue la stessa direzione, la metà è aperta da Oristano a Cagliari (48 miglia), con le seguenti stazioni [il numero indica le miglia]:

Marrubiu 18

Uras 26

Pabillonis 36

San Gavino 44

Sanluri 50

Samassi 57

Serramanna 64

Villasor 69

Decimomannu 73

Assemini 81

Elmas 86

Cagliari 94

ROUTE 44.

Porto Torres to Cagliari

The distances are as follows:- Miles

Sassari 10

Codrongianus 12

Torralba 8

Bonorva 9

Macomer 8

Paulilatino 16

Oristano 20

PERCORSO PORTO TORRES-CAGLIARI

PORTO TORRES (Stazione), all’estremità settentrionale della Strada Reale, uno della mezza dozzina di porti della Sardegna. Popolazione 2.142 abitanti (inclusa l’Isola dell’Asinara).

Piroscafi per Genova, Ajaccio, ecc. (Si veda la Guida continentale di Bradshaw.)

Questo è un posto malsano nella stagione calda. Sorge presso l’antica Turris Libysonis, alla foce del fiume Turritano, e fu rovinato dai Genovesi, per gelosia dei Pisani, nel 1166; quando i suoi abitanti si ritirarono nell’entroterra e fondarono Porto Torrese [corregge Sassari], che ora funge da porto.

Si trova in fondo alla bella baia dell’Asinara. Una grande torre quadrata, costruita nel 1549, difende il porto.

L’abitato è una lunga via, nella quale sorge la Cattedrale di S. Gavino, fondata nell’XI secolo. Contiene alcuni pilastri provenienti dalle rovine della città romana, che si trovano nelle vicinanze; con due sarcofagi marmorei degni di nota.

Bovini, olio e vino sono le principali esportazioni.

Il Golfo dell’Asinara misura 15 miglia per 20 [24 x 32 km]; delimitata a ovest dall’isola dell’Asinara, al largo di Capo Falcone. Quest’isola è l’antica Herculis Insula, una lunga cresta montuosa che si innalza per 1.500 piedi di altezza, presso il Monte Scomunica.

Contiene pochi abitanti e alcune rovine. Ad ovest di Porto Torres ci sono i Monti della Nurra, che, presso il Monte Argentaro, sono alti 2.010 piedi; e ad est c’è Castelsardo, un luogo fortificato (popolazione: 1.944 abitanti), notevole per le sue scogliere laviche, alte da 300 a 400 piedi [90 – 120 metri]. Da Porto Torres in treno fino a

SASSARI (Stazione), la seconda città, è il luogo più vivace dell’isola, in una ricca pianura. Vi ha sede un arcivescovo. Popolazione: 37.000 abitanti.

Locanda: Albergo d’Italia.

Vice-console inglese residente.

Ha un buon commercio di olive, fichi, tabacco, vino, frutta, ecc., attraverso i porti di Porto Torres e Alghero. Fondata dagli abitanti del luogo precedente, nel 1166, divenne una repubblica sotto la protezione di Genova, definendola “mater et magistra, sed non domina”.

È circondata da passeggiate, ed ha una cittadella, una Municipalità, una via principale, chiamata Turritani, una grande Cattedrale del XVII secolo, e venti chiese.

[Edizione 1872: È cinta da mura con torrette e merli, ha una cittadella, una strada principale, chiamata Turritani, una grande cattedrale del XVII secolo e 20 chiese. Nota Gallura Tour: Le torri sono state in realtà demolite nel periodo intercorso tra le due edizioni].

Nel Duomo e nella Chiesa di Santa Trinità si trovano quadri del XV e XVI secolo.

Statua di Azuni, in Piazza.

Nel 1840 qui c’erano 700 membri del clero.

[Ed. 1872: S. Pietro è un grande e ricco convento].

Museo, con una buona collezione di terrecotte, ecc.

L’Università, presso il Collegio dei Gesuiti, fu fondata, nel 1634, da Filippo IV.; e contiene un museo con alcune antichità.

Fuori porta Marcello è la bella Fontana del Rosello, di marmo bianco; l’acqua che sgorga da otto leoni e altre quattro figure che rappresentano le stagioni.

Nei pressi della città la strada attraversa un fiume su un vero e proprio ponte romano, poggiante su diversi archi con massicci piloni.

A circa 3 miglia di distanza c’è un nuraghe, un edificio in pietra grezza, a forma di tronco di cono. Ha una piccola porta nella parte inferiore, che conduce ad una camera, alta 25 piedi e 15 piedi di diametro [7,5 x 4,5 metri], con tre celle al suo interno. Molti di loro sono visibili vicino alla strada. Assomigliano ai talayots, o tumuli dei giganti di Minorca; e si suppone siano di origine prefenicia, destinati a rifugi in caso di attacco. Si trovano in tutta l’isola.

C’è una breve linea a scartamento ridotto.

ALGHERO, uno dei porti dell’isola, a 14 miglia [ca. 23 km] da Sassari, sotto il Monte Leone. Popolazione: 9.806 abitanti.

Fu fondata, nel 1355, dai re Aragonesi; e le persone, che sono di origine spagnola, parlano un dialetto catalano.

Ha una buona cattedrale e tredici chiese.

Arance, olive, mais, ecc. Vengono coltivati ed esportati, insieme a vino rosso e bianco e corallo.

A circa 10 miglia a ovest, vicino a Capo Caccia, si trova l’Antro di Nettuno, o Grotta di Nettuno, notevole per le sue stalattiti. Le scogliere di Capo Caccia sono alte 500 piedi.

Da Sassari la ferrovia procede quasi in direzione della Strada Reale fino alle stazioni di Caniga e Tissi – Usini, fino a

[Ed. 1872: Da Sassari corre quotidianamente una diligenza per Cagliari, lungo la Strada Reale]

Scala di Giocca (Stazione), o Scala del Gigante, così chiamata da una strada a zigzag sulle colline, tra scogliere alte 600 piedi. Quindi a

Campomela (Stazione), in pianura;

e Ploaghe (Stazione), popolazione 2.870 abitanti, su un picco vulcanico.

A circa otto miglia a sud-ovest di questo si trova Codrongianus (popolazione: 1.064 abitanti), su una pianura vulcanica, vicino a una sorgente minerale.

Da Ploaghe c’è una strada per Torralba (1.120 abitanti). [Nella ed. 1872 segue: Qui la strada fa una deviazione per Ozieri e Olbia].

Seguiamo la ferrovia fino a Ardara (Stazione), sul poggio vulcanico della pianura, ridotto ormai a poche casupole (abitanti 277) dalla malaria; ma anticamente capoluogo della provincia del Logudoro.

Fondata nel XI secolo, presenta una bella Chiesa e resti di antiche torri e mura diroccate.

Chilivani (Stazione), da dove parte la diramazione per Ozieri, Terranova e Golfo Aranci. [Nota. Chilivani non figura nella edizione 1872: l’importante scalo ferroviario non era ancora stato realizzato].

OZIERI (Stazione), su un’altura, dove la pianura in cui sorge si restringe verso le colline.

Popolazione: 7.183 abitanti.

Questa è una città pulita, con fontane in piazza, una grande cattedrale dall’aspetto pesante e nove chiese, una delle quali, Nostra Senora di Monserrato, si trova su una collina.

Dal Convento dei Cappuccini si gode una bella prospettiva del Campidano circostante.

Tiro al cecchino.

Di qui per strada fino a Mores (2.219 abitanti), su un colle, presso il confine della piana di Ozieri, con la cima rotonda del Monte Santo, a sinistra, alta 2.000 piedi.

Terranova (Stazione), a 41 miglia da Ozieri, sulla costa orientale (2.005 abitanti), è un luogo miserabile e malsano, all’estremità di un bel porto o golfo.

Da Terranova la linea viene completata fino a Golfo Aranci (13 miglia più avanti) dove fanno scalo i piroscafi.

La ferrovia verso Oristano passa per Giave (Stazione) e Bonorva (Stazione), abitanti 4.883; lasciando la Strada Reale ad ovest, fino ad avvicinarsi a quest’ultima nei pressi di Macomer e Paulilatino.

Macomer (Stazione), popolazione: 2.210 abitanti .

Tra questo e Paulilatino (Stat) sono da vedere molti dei nuraghi o antiche torri di cui si è già parlato.

Una linea passa per Macomer da Bosa, sulla costa occidentale, fino a Nuoro.

Bosa (Stazione) è un povero porticciolo sulla costa occidentale, per la spedizione del legname di quercia delle catene del Marglione e del Goceano, di cui ce n’è in grande abbondanza; eppure si dice che la Sardegna compri legname navale dai francesi. Ogni albero di sughero produce circa 301b. di corteccia in media.

A sud si trovano Tresnuraghes (1.519 abitanti); e il paese di Cuglieri (4.199 abitanti), in un cratere, presso il Monte Articu o Ferru, alto 2.716 piedi.

Il ferro si trova qui.

Nuoro (Stazione), 6.300 abitanti, diligenza ad Orosei sulla costa orientale, è un luogo povero, su un altopiano.

Era l’antica capitale degli altipiani della Barbagia, la cui popolazione è molto indipendente e dedita alla vendetta, o legge della vendetta privata.

Il Monte Oliena, in questo quartiere, è alto 4.390 piedi [1338 metri], e la catena del Gennargentu a sud raggiunge l’altezza di 6.300 piedi [1920 metri] nella vetta culminante dell’isola.

[Ed. 1872: – Gli aranceti di Milis sopra menzionati sono a poche miglia di distanza.

– Viceconsole britannico, Esq. G. Cordo]

La Strada Reale da Macomer passa nei pressi di S. Lussurgiu (4.566 abitanti), in un cratere, nella piana di Lettu di S. Antoni, di 9 miglia per 12, ricoperta di boschi.

Paulilatino (Stazione) – Popolazione: 2.905 abitanti.

A ovest c’è Milis (popolazione: 1.723 abitanti), notevole per i suoi bei boschetti di aranci. Non si può avere alcuna idea della loro ricchezza e bellezza osservando gli alberi nani dalle chiome arrotondate che si vedono nella maggior parte degli aranceti. Qui, come in Sud Africa, devono il loro rigoglio all’abbondante irrigazione. Alcuni alberi a Milis sono alti da 35 a 40 piedi [10 – 12 metri] e si dice che ce ne siano 300.000 in piena crescita.

La produzione annua è valutata dai cinquanta ai sessanta milioni di frutti, i quali, essendo molto rinomati per la loro qualità, vengono trasportati a Sassari e a Cagliari e in tutte le parti dell’isola, i prezzi variano dal coperchio a 4,00 per dozzina, secondo alle circostanze”. (Forrester).

Sorge su una pianura vulcanica.

ORISTANO (Stazione), 6.220 abitanti, sulla ferrovia per Cagliari. Sede arcivescovile e vecchia città per metà spagnola e malsana. Da qui il proverbio “A Oristano che ghe va In Oristano ghe resta”. Sorge nei pressi della foce del Tirso e del Golfo di Oristano.

La sua cattedrale ha un campanile a otto lati, sormontato da una cupola a forma di pera di piastrelle colorate.

Produce buon vino bianco e rosso e lino.

Si vedono la palma e il cactus.

Ci sono molte antichità interessanti nel quartiere.

Il piroscafo postale tocca qui.

Da Oristano a Cagliari la strada e la ferrovia attraversano il campidano più ampio dell’isola, lungo 50 miglia.

Uras (Stazione), sotto la vetta vulcanica del Monte Arci. Popolazione: 2.053 abitanti.

Ad ovest, a 12 miglia, in fondo al Golfo di Oristano, si trova il Monte Arcuentu, composto da cumuli di basalto. La sua sommità, Trebia Ladu, alta 2.316 piedi, è un picco di basalto, così chiamato da tribina, o tripode.

Ad Ales (1.128 abitanti), a nord-est, si trova una giara di Gesturi, o pianura vulcanica, disseminata di pezzi di trachite ossidiana. & C.

Sanluri (Stazione), con alcune antiche chiese e un castello, e case costruite con mattoni essiccati al sole.

Samassi (Stazione), popolazione: 2.300 abitanti, sul fiume Samassi, che scende a

Villasor (Stazione). Vicino a questo c’è MONASTIR (popolazione, 1.246), in piedi su un doppio cratere, estinto da tempo e ora ben boscoso. Il ponte è di roccia rossa.

Decimomannu (Stazione) Qui si stacca un ramo di 19 miglia verso la costa occidentale, oltre

Siliqua (Stazione), abitanti 1.945, e Iglesias (Stazione), abitanti 5.450, nel distretto del Sulcis, dove si parla meglio il sardo.

La Strada Reale e la ferrovia terminano entrambe a

CAGLIARI (Stazione)

La capitale dell’isola, sul versante meridionale; situata in una bella baia, di 24 miglia per 12 miglia, con un buon ancoraggio. La sua Darsena, o porto, ammette grandi navi lungo la banchina. Popolazione, 39.000, con periferia.

Alberghi. Concordia, con l’omonimo Caffè; Progresso.

Consoli britannici e americani residenti.

Tra le curiosità ecco i guanti realizzati con la barba del pinnus marina.

Bella mostra di frutta, ecc., al mercato, nel sobborgo di Stampace.

A Cagliari si producono Malvasia e Moscato.

Fa molto freddo prima dell’alba e dopo il tramonto, e sarebbe un’invalidità.

Era l’antica Calaris, fondata dai Fenici; ed è costituito da una città Alta e una Città Bassa. La Città Alta, o parte più antica, su una collina alta 400 piedi, è chiamata Castello o Casteddu, e contiene gli edifici principali, la cittadella, ecc. Fu murata dai Pisani; e tre massicce Torri sormontano i vecchi bastioni, chiamate torri dell’Elefante, del Leone e dell’Aquila, con altrettante porte ad arco, che conducono, tramite gradini e ripidi vicoli, giù per il pendio della collina fino ai sobborghi della Città Bassa sottostante, vale a dire: – Marina, o il porto, Stampace, o Corso, Teatro, e Villanova.

Cagliari fu residenza del Re di Sardegna, dal 1798 al 1814, quando fu espulso dal continente dai francesi. Ha cinquantadue chiese.

La Cattedrale fu edificata dai Pisani, ricavando le pietre di una basilica fondata da Costantino, completata nel 1312, ma successivamente rimodernata. Ha tre navate, con marmi, quadri, tombe, ecc., e una cripta contenente reliquie.

Alla Chiesa di Sant’Agostino è annesso un Oratorio, da lui costruito quando qui risiedette per un breve periodo. Alla sua morte, ad Ippona, in Africa, le sue ossa furono traslate qui, nel 505, e poi trasferite a Pavia, dal re Luitprando, nel 722.

La Chiesa dei Gesuiti è ricca di marmi, ecc.; il suo Collegio è stato soppresso.

Presso il Convento dei Cappuccini si trovano i resti dell’Anfiteatro Romano, lungo circa 290 piedi, con tracce di opere idrauliche.

Altri edifici sono la Reale Udienza, o Alta Corte di Giustizia; le fabbriche governative di sale, tabacco e polveri; e l’Università. In quest’ultimo è il Museo Reale, contenente molti oggetti di rilievo.

Tra questi ci sono pietre miliari e sarcofagi romani.

Monete romane: una è unica, vale a dire una moneta d’argento coniata da [Marco] Azio Balbo, nonno di Augusto, quando era prefetto della Sardegna, nell’anno a.C. 80. Circa cento monete cartaginesi, contrassegnate da una testa di Cerere e da un cavallo, o palma; e alcune monete saracene. Vasi egiziani, romani e altri antichi in terracotta.

Antichità fenicie, tra cui un blocco di arenaria e un’iscrizione proveniente da Nora, la prima città edificata nell’isola; si dice che registri l’arrivo di “Sardus Pater”, da Tarsis in Libia.

Una rara collezione di 180 idoli sardi, ovvero bronzi di divinità fenicie, grotteschi e brutti, alti da 4 a 17 pollici. Si avverte qualche dubbio sull’autenticità di questi. [NOTA. Questa annotazione non figura nell’ed. 1872].

Esemplari di minerali e uccelli dell’isola; tra questi ultimi i fenicotteri e i pellicani della laguna salata di Scaffa, vicino a Cagliari. Frequentano questo specchio d’acqua nell’autunno dell’anno.

Buona caccia alla selvaggina nello Stagno, sul versante ovest. Vi confluiscono il fiume Uta e altri corsi d’acqua.

A Dorgali, vicino a Cagliari [sic!], c’è una grotta stalattitica, con un’immensa sala, sostenuta da 16 alti pilastri, e ricoperta dalle più notevoli incrostazioni stalattitiche, e sei camere più piccole. Sono stati ritrovati lo scheletro pietrificato di un grande cervo e l’impronta di un piede umano.

[Nella ed. 1872 segue: Da Cagliari il telegrafo prosegue con un cavo fino a Bona, in Africa, e con un altro fino a Malta, 375 miglia; da lì a Corfù, 420 miglia].

Piroscafi per Livorno, Genova, toccando ogni due o tre settimane a Terranova o Tortolì. (Si veda la Guida continentale di Bradshaw.)

Da Cagliari a Sorgono, via Isili e Aritzo, con la ferrovia a scartamento ridotto, per i Monti del Gennargentu.

Da Aritzo si possono fare piacevoli escursioni, ed è presente una carrozzabile da Sorgono a Nuoro.

Da Cagliari c’è un percorso verso la costa occidentale, oltre Siliqua (Stazione) e Domusnovas (popolazione, 1.666), a Iglesias (Stazione), che si raggiungono comodamente con la diramazione della ferrovia da Decimomannu (come sopra).

Vicino a Domusnovas c’è il tunnel naturale di San Giovanni, lungo 800 metri, che porta alle Miniere e alle colline.

A sud-ovest si trova il Monte d’Oru, così chiamato per l’oro che vi si trova.

A sud di Iglesias si trovano le isole di S. Antioco e S. Pietro, nel Golfo di Palmas, da 20 a 25 miglia.

Da Cagliari sono circa 25 miglia lungo il lato orientale del golfo, oltre Quartu (6.209 abitanti), fino a Capo Carbonaro, all’estremità dei Monti Sette Fratelli, alti 2.310 piedi.

Qui, come in molte altre parti remote, i costumi sono notevoli.

Da Cagliari lungo il lato occidentale del golfo ci sono 30 miglia fino a Capo Spartivento, l’estremità meridionale dell’isola, segnata da una costa ferrata, alta 1.000 piedi, fino al Nuraghe, o Torre del Gigante, sulla cima.

Alle spalle si trova il gruppo del Monte Linas, dai 3.000 ai 4.000 piedi sul livello del mare.

La strada passa Pula (abitanti, 1.486), nei pressi di Nura, o Nora, il più antico insediamento dell’isola, tra ulivi e frutteti.

Da Capo Spartivento ci sono 15 miglia fino alle ardite scogliere di Capo Teulada, alte 900 piedi, e al Golfo di Palmas, all’angolo sud-ovest.

Qui si trovano le Isole di S. Pietro e S. Antioco, entrambe di roccia trachitica, con scogliere scoscese. La piccola vetta dell’isola di Toro è alta 600 piedi.

La strada prosegue attorno al golfo fino a Iglesias.

PERCORSO LA MADDALENA A SASSARI

LA MADDALENA, l’antica Ilva, 11 miglia di circonferenza, è la maggiore delle isole, nelle Bocche di Bonifacio.

La cittadina sul lato sud dell’isola fu fondata da profughi dalla Corsica nel 1767 e si estende su una collina, tra siepi di fichi d’india. Ha un buon porto, acque profonde alle banchine e un commercio crescente con Livorno e Marsiglia. Alcuni residenti inglesi si sono stabiliti qui.

A est si trova l’Isola di Garibaldi.

Popolazione, 1.712.

Albergo: Santa’s.

[Ed. 1872: Vice-Console inglese, G. Gambarella, Esq.].

Piroscafo, settimanale, da Livorno.

La Chiesa di Santa Maria Maddalena è di granito e marmo e possiede una reliquia di Nelson nei suoi candelabri e crocifisso d’argento, recante un’iscrizione e le sue armi: “Nelson e Bronte”. Furono presentati da lui alla città quando fece del porto il suo appuntamento, mentre osservava la flotta francese a Tolone, nel 1804-5. Disse alla gente di pregare la Madonna perché uscissero i francesi e avrebbe dato loro il valore di una fregata per costruire una nuova chiesa. L’ancoraggio di Mezzo Schifo qui fu chiamato da Nelson “Agincourt Sound”. La sua opinione era che il porto fosse il più bello del mondo: facile entrare e uscire con tutti i venti e, per la posizione, valeva cinquanta Malta.

Anche il nome di Napoleone è legato a questo luogo. Fu mandato qui da Paoli, nel febbraio 1793, secondo in comando di una piccola forza di artiglieria, per catturarlo; ma fu costretto a ritirarsi con la perdita di 200 uomini e della sua artiglieria. Sparò contro la chiesa con proiettili che non scoppiarono perché, per l’astuzia degli appaltatori, erano pieni di sabbia invece che di polvere. Uno di questi è montato qui come memoriale.

Le donne indossano abiti di seta nera e un mantello di mussola sulle spalle. Usano ancora i mulini a mano per macinare il mais.

Ad est della Maddalena si trova Caprera, la patria di Garibaldi; una massa aspra, così chiamata dalle capre selvatiche che qui abbondano. Apparteneva a uno sportivo inglese prima che arrivasse a lui, e contiene la sua piccola e semplice casa, con una piccola fattoria di 20 acri sul lato ovest, il resto è roccia brulla. La sua barca è stato un regalo di alcuni amici inglesi.

La collina di Tejalone è alta da 750 a 880 piedi.

A sud di Caprera si trova il Golfo di Arzachena, che ha all’estremità orientale un ancoraggio, il cui ingresso è chiamato Capo d’Orso, da un pezzo di granito che ricorda un orso sulle zampe posteriori.

Vicino ad esso, su un colle boscoso, si trova la Chiesa di Santa Maria di Arzachena.

All’estremità opposta o occidentale dell’ancoraggio si trova Punta Longo Sardo, o Longone [Santa Teresa Gallura], all’estremità nord dell’Isola di Sardegna, su una costa frastagliata. Qui, e a Capo Santa Reparata, ci sono cave di pregiato granito rosso, un tempo lavorato dai romani per la pietra per il Pantheon; e dai Pisani, per il loro Duomo e Battistero.

Lo stretto, o Bocche di Bonifacio, che è largo da 6 a 8 miglia, fino alla sponda opposta della Corsica (vedi Bradshaw’s Hand – Book to France), era chiamato Taphros (una trincea) dai Greci, ed è soggetto a forti raffiche di vento. Qui vengono acquistati coralli e tonni.

Da La Maddalena alla foce del Liscia sulla terraferma, circa 2 miglia, si fanno in barca.

Da qui a Sassari (supponendo di non utilizzare la ferrovia da Tempio a Monti e da lì a Chilivani), si può viaggiare a cavallo, le distanze sono all’incirca le seguenti:

– A Tempio, 25 miglia;

cima del Limbara, 12 miglia;

Nulvi, 12 miglia;

Osilo, 12 miglia;

Sassari, 8 miglia;

totale, circa 70 miglia.

La pista si snoda attraverso un’ampia pianura, delimitata da colline, nella provincia di Gallura, che è una serie di colline e valli, senza coltivazioni e senza abitanti, tranne alcuni stazzi, o fattorie, i pochi paesi essendo sulla costa . È ricoperto da un lussureggiante arbusto, chiamato macchia, come in Corsica, composto di mirti, alto circa 30 piedi; con cisto, erica, corbezzolo e altre piante.

Il Borgo di Luogosanto, in collina, a circa metà strada verso Tempio, è nei pressi di Monte Santo, luogo di pellegrinaggio, con un convento diruto, fondato nel XIII secolo, dove sono esposte le reliquie di S. Nicola e S. Trano.

In questo quartiere c’è la foresta dei Cinque Denti, ricoperta da milioni di alberi e arbusti, come querce, lecci, sugheri, corbezzoli, ecc., così fitti che il sole non vi penetra mai; è una grande località di fuorisciti, o fuorilegge, che sono civili e ospitali con gli stranieri. Il percorso sale poi a

TEMPIO, capoluogo della Gallura, attraverso le gole orientali dei Monti Limbara, che si innalzano a 3.990 piedi presso Punta Balistreri. Popolazione, 9.547.

Qui vengono prodotte le migliori armi dell’isola.

È il quartier generale militare del distretto e la sede vescovile, su un’altura della pianura dei Gemelli, a 2.000 piedi sopra il mare, e quindi salubre.

Ha delle strade strette e sporche, con grandi case in granito contrassegnate da balconi in legno; diversi antichi palazzi su cui si affacciano gli stemmi marmorei dei loro antichi proprietari; una cattedrale e tredici chiese, un grande convento soppresso e un riformatorio fuori città.

La Cattedrale, dedicata a San Pietro, è di stile misto, con un buon altare, coro e stalli.

In città c’è un casino fornito di giornali e libri.

Gli uomini sono pastori, cavallanti (guardiani di cavalli), viandanti (gaides), ecc., e commerciano formaggio, prosciutto, frutta e altri prodotti. Sono anche appassionati cacciatori o sportivi di caccia al cinghiale (maiali selvatici), al cervo selvatico e alla capra.

I maiali vengono a nutrirsi degli asfodeli, che hanno un fiore simile a una dalia.

Qui è usanza che le donne portino la sopra-gonna di seta rigata rivoltata sopra la testa. Dal paese si gode una bella vista panoramica sulle montagne, punteggiate da gruppi di pini, sughere. e il leccio.

Lasciando Tempio il percorso sale attraverso la pianura fino alla sommità del passo del Limbara, con una lunga ma facile salita. La vista dalla vetta abbraccia la Corsica, distante 80 miglia in un senso, e il Campidano, al centro dell’isola, nell’altro senso.

A nord-ovest, a valle del fiume Coghinas, si trovano alcune sorgenti termali, nei pressi di Castel Doria, che sorge su un picco roccioso.

Il percorso passa per Nulvi (popolazione: 2.804 abitanti) e Osilo (popolazione: 4.738 abitanti) a Sassari, nella Route 47.

La SARDEGNA, o SARDEGNA, chiamata dai Greci Ichnusa o “a forma di piede”, è l’isola più grande del Mediterraneo, essendo poco più grande della Sicilia, lunga circa 165 miglia e larga da 70 a 80 miglia. Si trova a 8 miglia a sud della Corsica, attraverso le Bocche di Bonifacio; 120-130 miglia dall’Italia e dall’Africa; 200 miglia dalla Francia; 300 miglia dalla Spagna.

Ha una costa di circa 500 miglia, ed è quasi ovunque scoscesa e collinosa, soprattutto sul lato orientale, con ampie pianure al centro dell’isola, segnate da tracce vulcaniche. Circa due terzi della sua superficie sono terreni non bonificati o pascoli. È divisa in due province, tre arcivescovadi e otto vescovadi.

Province – Popolazione al 1871.

  1. Cagliari, nel Sud (contenente i circondari di Cagliari, Iglesias, Lanusei, Oristano.): popolazione 393.208 abitanti.
  2. Sassari, al Nord (Sassari, Alghero, Nuoro, Ozieri, Tempio), popolazione: 243.252 abitanti.

Totale popolazione: 636.460 abitanti.

Nel 1862 la popolazione era di 588.064 abitanti. Nel 1889 è salita a 785.588 ab.

I fiumi sono il Tirso (antica Thyrsas), il più lungo; con gli Ula [Tirso], Coghinas, Turritano, & c.

Porti. Cagliari, Alghero, Porto Torres, Maddalena, Terranova, Tortolì, & c.

Prodotti. Grano buono; sebbene non sia così abbondante come nei tempi antichi, quando la Sardegna era un granaio di Roma.

Per lo sport ci sono maiali selvatici, cervi, pernici, nudi e quaglie; con il muflone, o pecora selvatica, come in Corsica.

Fichi d’india (cactus) nelle siepi; arance, limoni e altra frutta; quercia, quercia, palme; la maggior parte delle foreste sono state abbattute per ricavarne il carbone. Le querce corrono da 20 a 25 piedi intorno, con 10 pollici di corteccia.

Tonno, piccole sardine e coralli; ma la pesca dà solo un profitto moderato.

Tabacco, sale e neve sono monopoli reali.

Anticamente si ricavava un’erba velenosa, di cui la vittima moriva con un ghigno sul volto; da qui la frase “sorriso sardonico”.

Era ricco di metalli, come piombo, rame, ferro; l’ultimo rinvenuto a Monte Ferru, e ancora oggi in notevole abbondanza in alcuni punti. A Monte d’Oru è stato ritrovato dell’oro; mercurio, vicino a Oristano; carbone antracite, sul versante sud dei Monti del Gennargentu. Alcune miniere di zinco, piombo, antimonio e sale sono ancora sfruttate; ma sono quasi esausti. Altri minerali sono il porfido, il basalto, l’alabastro, il marmo, il diaspro, la sardonica o la pietra sardina (così chiamata da quest’isola) e l’agata.

Il suo granito rosso, in prossimità delle Bocche di Bonifacio, è stato utilizzato nelle costruzioni di Roma e Pisa.

La sua geologia è simile a quella della Corsica.

Un’alta cresta corre lungo il lato orientale dell’isola, principalmente di carattere granitico. Comprende:

1°. Il gruppo del Limbara, a nord dell’isola, di granito, alto 3.990 piedi a Punta Balistreri.

2°. Al centro la Barbagia, o Monti del Gennargentu; 6.000 piedi,

3°. Questi terminano nei Sette Fratelli, presso Capo Carbonara, di granito, alti 2.310 piedi.

A nord-ovest si trovano i Monti della Nurra, granitici e calcarei; 2.000 piedi di altezza sul Monte Argentaro e 1.500 piedi sull’Isola Asinara.

Lungo la costa occidentale si trovano il Monte Ferru, 2.736 piedi; e Mont’Arcuentu, 2.316 piedi, quest’ultimo composto da strati di basalto.

A sud-ovest, presso Capo Spartivento, si trovano il Monte Linas e il Monte Severa, alti da 3.000 a 4.000 piedi; granito e calcare.

Tra le creste su entrambi i lati ci sono ampie pianure, disseminate di letti di lava e crateri estinti; nelle cui vicinanze si trovano ancora ceneri rosse. Si vedono letti di lava a Castelsardo, Codrongianus, Ales, Milis, Monastir, ecc.; e masse di trachite, basalto e altre rocce ignee sono sparse qua e là. Su antichi crateri sorgono Lussurgiu, Cuglieri, Ploaghe ed altre località. A Nurri, nel sud-ovest, ci sono due colline, chiamate Pizze Ogheddu e Pizze Ogumanu, [pizz’e Ogheddu e pizz’e Ogu Mannu, cioè “cime del piccolo” e “del grande occhio”, già citate in W.H. Smith, Relazione sull’isola di Sardegna, 1828], entrambe di origine vulcanica; da cui la lava è fluita sul calcare delle pianure della Giara e di Serri, che stanno a 1.600 piedi sopra il mare, e sono coperte di querce, sugheri e altro legname, e offrono buon pascolo.

Le ampie pianure dell’interno, attraversate dalla strada maestra, sono lunghe da 50 a 60 miglia. Una grande è il Campidano; una più piccola si chiama campo.

Su questi pascoli si alleva il bestiame e si coltiva il grano; ma le case sono rare, perché i pastori vivono in villaggi ai margini. Ovunque prevale una fitta boscaglia, o macchia (chiamata makis in Corsica), di mirti, cisto, lentisco, erica, ecc. Qua e là si trovano gruppi di nuraghi o tumuli, simili a coni tronchi, alti da 80 a 60 piedi, rotondi da 100 a 300 piedi, contenenti due camere, una sopra l’altra, come descritto in SASSARI.

Alcune tracce del culto di Moloch, divinità fenicia, si riscontrano nell’usanza di far passare i bambini nel fuoco. Nell’isola si trovano molte pietre monolitiche, a forma di mattarello, alte da 6 a 18 piedi, e chiamate perda (pietra) fitta e perda lunga. Quest’ultima è una pietra grande, con due piccole. Di solito non si trovano più di tre pietre insieme. Questi corrispondono ai menhir trovati nella maggior parte del vecchio mondo.

I resti di un vasto dolmen e sepolcri, chiamati “Sepolture de los Gigantes”, o Tombe dei Giganti (che significa eroi), vicino a Borore e Macomer, sono costituiti da pietre non cementate messe insieme, che racchiudono uno spazio cavo, da 15 a 30 piedi, lungo, largo da 3 a 6 piedi e circa la stessa profondità, con una grande pietra piatta come copertura. Si trovano tutte a nord-ovest e sud-est, e all’angolo sud-est c’è una grande lapide, a forma di solida finestra gotica, alta da 10 a 15 piedi, con un foro quadrato sul fondo. Due file di pietre corrono da ciascun lato di questa lapide.

Pula, già Nora, sul Golfo di Cagliari, è l’insediamento più antico. Sembra che la Sardegna sia stata colonizzata da Fenici e Cartaginesi. Chi fossero gli aborigeni è dubbio. Passò sotto i Romani, a.C. 175, alla fine della seconda guerra punica; ed ebbe ben quarantadue città, essendo sempre ricco di miniere (si dice 400) e di legname.

Era, infatti, il grande paese minerario dei romani, e si dice che abbia avuto un tempo fino a cinque milioni di abitanti, il che sembra incredibile. Si vedono ancora aratri romani e ruote da carro fatte di solidi blocchi di legno.

La Sardegna fu conquistata dai Pisani, nel 1025, che la sottrassero ai Saraceni. Passò alla Spagna nel 1481; e infine, fu presa in cambio della Sicilia, da Vittorio Amedeo, duca di Savoia, che assunse quindi il titolo di Re di Sardegna, titolo accresciuto in seguito di Re d’Italia. Come ci si potrebbe aspettare da quanto detto, la lingua dell’isola è un misto di latino, italiano e spagnolo, con un pizzico di arabo.

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