Introduzione

di Vittorio Angius – a cura di Guido Rombi

Se vai tra i monti di Arzachena e nelle grotte naturali delle rocce granitiche, vedrai non poche famiglie povere che vivono del latte delle greggi e arrostiscono a volte gli agnelli e i capretti, altre volte gli animali cacciati; e vedrai quei disagi che immaginavamo tollerati dagli uomini quando erano ignari dei mezzi utili a migliorarne le condizioni di vita. Le caverne che furono il ricovero dei primi coloni di questa terra servono ancora da abitazione a molti pastori.

Non in migliori condizioni sono quelli che vivono dentro capanne coniche. E ti parrà vedere le stanze provvisorie dei patriarchi ambulanti e ti meraviglierai della loro durezza.

Entra in quella rozza dimora di una sola camera, dal cui tetto esce il fumo come una nebbiolina, che si dilegua poco dopo. Come è nero l’interno per la incrostata fuliggine! Non vedrai altri mobili che gli utensili per la lavorazione del latte, alcuni rozzissimi tavolini, qualche tagliere, due o tre bassi panchetti di ferula, un cassone, e le pietre della macina.

Il tronco fumeggia in mezzo al suolo sotto il graticcio del formaggio, la donna cuoce sotto la cenere calda la focaccia azzima, la figlia canta lavorando sopra una grossolana macchina di tessitura, la vecchia giace sulle pelli raccogliendo il calore nei piedi, il servo munge le vacche, il piccolo vagisce sopra un sughero, il pastore siede sopra una rupe che domina il pascolo delle capre: vezzeggia i suoi mastini e tiene con l’altra mano il fucile se scorgesse il cinghiale. Il vecchio suo padre sta presso il margine del fiumicello intento a cogliere qualcuno di quei pescetti che ci guizzano.

Spostati ora in quell’altro bel territorio ricco di fertili pascoli. Tra quegli ulivastri e lecci troverai una casa migliore divisa in più camere; vedrai alcune cose più comode, un letto, alcune sedie, e panche, le persone meglio vestite, e un’arte più saggia nelle attività pastorali. L’agricoltura non è sconosciuta e dentro quei campicelli cresce rigoglioso il seminato, e qualche albero con molti fiori fa promessa di frutta. Una nuova scena ti si presenta. Una casa meno rozza divisa in varie stanze per riposare, per conservare gli alimenti e per i lavori; ancora maggiori comodi: utensili meglio formati, vitto più vario, pane di farine setacciate e cotto al forno, e molte provviste. Entra a riposarvi e non ti sentirai molto disagiato.

Dai luoghi pastorali passa ora nei villaggi e vedrai una società più avanzata e civile.

E infine finalmente in città, a Tempio, dove vedrai condizioni molto migliori e che non si potevano immaginare in una terra che solo di recente fu onorata dei privilegi di municipio: case di bell’aspetto e ben fornite, contrade pulite, selciate o lastricate, il vestire nelle alte classi così come nelle città più importanti, il vitto abbondante e buono, molta gentilezza nei modi, tante persone illuminate dotte di più lingue e insignite degli onori accademici, diffuso amore per gli spettacoli e principalmente per gli attori; non pochi esperti di musica, il numero dei quali crebbe di molto dopo che un giovane straniero di molti lumi e di cor magnanimo prese a insegnar loro la musica [spostato alla voce Tempio, un importante brano comprensivo di Nota che è qui nel testo originale].

Son persuaso che quindi con velocemente si progredirà si progredirà e fra non molto si vedranno quelle istituzioni che onorano le società più colte.

Così, dopo alcuni giorni di viaggio per questa terra un saggio osservatore può davvero affermare di aver viaggiato per i diversi periodi della condizione umana…

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