DOVE REGNA IL SARDO

CON ILLUSTRAZIONI DA FOTOGRAFIE A COLORI NATURALI

del Colonnello LUIGI PELLERANO (1)  –  (2) 

THE NATIONAL GEOGRAPHIC MAGAZINE

Vol. XLIX, No. 4 – aprile, 1926

Traduzione di Gallura Tour

Nella maggior parte delle altre parti d’Europa i bei costumi di un tempo sono completamente scomparsi, ma in Sardegna, se si visitano i luoghi giusti al momento giusto, si possono ancora trovare bellissimi ricordi dei tempi in cui lo sfarzo del Medioevo si esprimeva anche nell’abbigliamento quotidiano della gente comune.

In quest’isola del Mediterraneo esistono tante varianti di costume quanti sono i villaggi, perché ogni piccola comunità ha una sua caratteristica. In una località può essere utilizzata esclusivamente una certa combinazione di colori, mentre in un’altra il taglio del grembiule o la disposizione del copricapo possono essere la caratteristica distintiva.

Queste differenze negli stili dei villaggi si riscontravano un tempo in tutta Europa e possono essere ricondotte alla lontananza e al relativo isolamento dei luoghi in epoca medievale. Sul continente sono state eliminate dal contatto, ma in Sardegna i mezzi di trasporto efficienti e facili sono di sviluppo più recente e alcune delle sue solitudini montane non hanno ancora sentito tutta la forza di questa influenza uniformante.

UN POPOLO SOBRIO E AMANTE DEI COLORI

Sebbene i Sardi siano un popolo essenzialmente sobrio e non particolarmente incline all’ostentazione, i loro costumi sono un tripudio di blu, scarlatto, arancione, verde e di tutte le sfumature intermedie. Spesso sono impreziositi da ricami, pizzi e broccati d’oro e bottoni d’oro e d’argento. Molti dei più raffinati sono stati tramandati di generazione in generazione e possiedono, oltre al loro non trascurabile valore intrinseco, il significato sentimentale di cimeli.

Pur variando così tanto nei colori e nello stile, ci sono alcune caratteristiche comuni a quasi tutti i costumi dell’isola. L’abbigliamento della donna sarda consiste in una pesante gonna di seta o lana, una cintura bianca, un corpetto o corsetto colorato, un grembiule e una sorta di fazzoletto per coprire la testa.

La gonna è talvolta di una tonalità sobria, ma può essere di colore scarlatto, blu, arancione o viola [vedi Fig. I]. Sopra di essa viene indossato il grembiule, che è quasi sempre di un colore brillante e varia notevolmente in dimensioni e forma a seconda della località.

[Fig. I] – LA VARIETÀ DEI COSTUMI RIFLETTE LE DIVERSE INFLUENZE CHE HANNO COLORATO LA VITA SARDINARIA – Autocromia di Luigi Pellerano
La madre e la figlia, a sinistra, indossano l’abito relativamente sobrio della regione mineraria meridionale, mentre la brillante gonna a trecce e gli elaborati ricami indossati dalla giovane donna a destra la fanno risalire a Osilo, un villaggio del nord che vanta i costumi più belli della Sardegna.

Le donne di Aritzo, che indossano uno dei costumi più ricchi e originali dell’isola, indossano un grembiule a forma di lingua di colore scarlatto, bordato di blu brillante. Altri abitanti del villaggio indossano lunghi grembiuli scuri molto ricamati in colori vivaci [vedi Fig. II], mentre altri ancora ne portano uno a ventaglio con il centro rosso rubino e un ampio bordo bianco guarnito con figure di colore blu e oro.

La cintura bianca è indossata sotto il corpetto, mentre il fazzoletto, a volte bianco, ma in genere di colore acceso, copre la testa e talvolta le spalle, ed è unito sotto il mento con una spilla fantasia. [Vedi Fig. I, II]. 

[Fig. II] – LEI ABITA NEGLI ALTIPIANI DI NUORO – Autocromia di Luigi Pellerano
In questa parte dell’isola, conosciuta come la Svizzera della Sardegna, le donne hanno mantenuto inalterate le vecchie mode, ma nella maggior parte delle altre contrade i costumi contadini che si tramandano da generazioni come cimeli di famiglia stanno rapidamente scomparendo.

L’origine esatta di questo fazzoletto o copricapo è sconosciuta, ma risale all’antichità, dato che il capo di una statuetta della dea Vesta nel Museo Etrusco di Gori, in Italia, è drappeggiato in uno stile molto simile a quello popolare tra le donne della Sardegna di oggi.

I costumi di alcuni contadini sono così impressionanti che l’uscita dalla chiesa la domenica e nei giorni di festa è stata paragonata a una scena alla corte di qualche principe delle Mille e una notte. I rossi, i blu e i viola fiammeggianti sono spesso decorati con pizzi e broccati d’oro, e quando i fedeli scendono i gradini della chiesa con i loro rosari d’argento e di madreperla in mano, la ricchezza dei loro costumi, la bellezza dei loro volti e lo sfondo delle strane case a balconi si combinano per produrre un’atmosfera veramente medievale. Le vedove sono le ultime tra le donne, vestite di solito tutte di nero.

Il rosso o lo scarlatto è di solito il colore della giovinezza e, insieme al blu acceso, viene utilizzato in quasi tutte le varianti del costume. Ci sono altri colori che hanno un significato speciale se indossati in determinati modi, come ad esempio a Desulo un bordo viola che appare su un grembiule significa che chi lo indossa ha perso i genitori. In alcune comunità, se una donna rimane vedova deve rinunciare per sempre all’uso dello scarlatto, anche se si risposa.

[Fig. III] – UNA BELLA SASSARESE – Autocromia di Luigi Pellerano
Lei risiede tra gli uliveti dalle foglie grigie e i vasti vigneti della provincia settentrionale di Sassari, e parla un dialetto toscano, ricordando il fatto che nel Medioevo la sua città era una colonia pisana.

IL LUTTO DELLA VEDOVA DI SOLITO DURA PER TUTTA LA VITA

L’abito della vedova non è lo stesso in tutta l’isola. Mentre nella maggior parte dei luoghi deve indossare l’abito nero del lutto per tutta la vita e sopportare un’esistenza cupa come il colore dei suoi indumenti, in alcuni villaggi viene indossato solo un fazzoletto nero, e può continuare a gratificare il suo amore per i colori vivaci nel resto del suo costume.

[Fig. IV] – LA VEDOVA AVVOLGE IL VISO DI NERO –  Autocromia di Luigi Pellerano
La contadina nuorese, però, non permette che il lutto tolga colore e ornamento al suo costume. Il doppio bottone al collo è una caratteristica comune a molte contrade dell’Isola (vedi anche Fig. II e VI-B).

Anche gli uomini della Sardegna hanno un interessante patrimonio di costumi che, pur variando a seconda delle località come le donne, presentano variazioni meno marcate. In generale, l’uomo indossa pantaloni bianchi larghi, lunghi fino al ginocchio o più lunghi, a campana, e gambali di tela ruvida o ghette alte.

Sopra la camicia bianca si indossa un gilet dai colori vivaci, a volte chiuso fino al collo, a volte tagliato, e sopra di esso un piccolo tight.

Intorno alla vita maschile si avvolge spesso una fascia turca, che anticamente serviva per portare un pugnale, ma che oggi non nasconde nulla di più letale di una pipa.

Il sardo confina i capelli sotto un piccolo zucchetto nero, sopra il quale indossa un normale berretto sardo, una stretta sacca di stoffa che ricorda molto da vicino la vecchia calza americana, che, oltre a coprire il capo, funge da borsa per il pranzo e da valigia di giorno e da cuscino di notte. [Vedi Fig. V, VI, VII].

[Fig. V]. IL CORTEGGIAMENTO NEL CAMPIDANO – Autocromia di Luigi Pellerano
Nei villaggi della grande pianura sarda (Campidano), che si estende per cinquanta miglia dalla cittadella di Cagliari a Oristano, questi brillanti e costosi costumi contadini si vedono raramente al giorno d’oggi. La griglia splendidamente realizzata sopra il pozzo è una reliquia dell’epoca in cui la Spagna dominava questo centro insulare del Mediterraneo occidentale

(si veda “The Island of Sardinia and Its People” nel National Geographic Magazine del gennaio 1923).

[Fig. VI] – UN SERVO SALUTA DUE SIGNORI DI OLIENA – Autocromia di Luigi Pellerano
I ricchi agricoltori, quando viaggiano lungo i sentieri di montagna, portano ancora con sé i fucili, sebbene il banditismo delle strade aperte sia diventato una semplice tradizione. L’uomo a piedi porta il pranzo in punta della berretta, o berretto lungo.

[Fig. VII] – LO SPLENDORE SARTORIALE DISTINGUE IL SARDO DELL’INTERNO – Autocromia di Luigi Pellerano
Questi contadini di montagna considerano questi indumenti di lana dai colori vivaci, adatti solo per i campi; la domenica indossano il loro meglio e vanno a trovare i vicini. Questo tipo di aratro in legno fatto a mano viene utilizzato solo nelle zone montane, dove il manto erboso è poco profondo.

Molti abitanti dei villaggi indossano anche il ragas, una particolare sorta di gonnellino corto non dissimile da un kilt scozzese [Fig. VIII-A], o un paio di pantaloni corti e a palloncino che si estendono solo fino a metà coscia [Fig. VII].

I pastori di villaggi come Fonni (dalla parola fenicia phanna, che significa “vista elevata”) indossano la mastruca, una giacca di pelle di pecora senza maniche. Pistola, pipa e bandoliera sono portati come compagni inseparabili.

[Fig. VIII, A] – IL VERDE DÀ LA NOTA DI COLORE AI COSTUMI DI GALA DI OLIENA – Autocromia di Luigi Pellerano
Solo nei giorni festivi e nelle domeniche gli uomini di Oliena indossano questo allegro abbigliamento.

[Fig. VIII, B] – IL VERDE DÀ LA NOTA DI COLORE AI COSTUMI DI GALA DI OLIENA – Autocromia di Luigi Pellerano
Molte delle donne sarde hanno una serenità espressiva che avrebbe deliziato gli antichi maestri in cerca di modelli per le Madonne.

I pastori di villaggi come Fonni (dalla parola fenicia phanna, che significa “vista elevata”) indossano la mastruca, una giacca di pelle di pecora senza maniche. Pistola, pipa e bandoliera sono portati come compagni inseparabili.

I Sardi sono un popolo coraggioso, resistente e amante della libertà, la cui storia è stata una lunga e continua lotta per l’esistenza contro i popoli stranieri che hanno ripetutamente assalito le loro coste. Questa dura esperienza è servita ad accentuare e sviluppare le loro qualità autoctone, e i soldati sardi che hanno combattuto per l’Italia nella guerra mondiale hanno ben dimostrato il loro coraggio e la capacità della loro razza di sopportare privazioni e difficoltà.

Pur avendo mantenuto la propria individualità di fronte a grandi oppressioni, questo popolo non poteva non risentire dell’influenza e dell’impronta delle tante razze che hanno occupato la sua isola negli ultimi 25 secoli. Le influenze italiane, spagnole e saracene si ritrovano tutte nei loro costumi.

Probabilmente già nel 500 a.C. si ha notizia della presenza di coloni fenici in Sardegna, e Cartagine mantenne la sua sovranità sull’isola fino al 238 a.C., quando l’orgogliosa padrona del Nord Africa dovette inchinarsi alla superiore potenza di Roma e il suo possedimento insulare fu dichiarato provincia romana.

I SARDI NON SI SOTTOMISERO MAI AI CESARI

Ma Roma non riuscì mai a sottomettere i Sardi, perché i montanari della Barbagia dimostrarono fin da subito lo stesso spirito di indipendenza che da allora è una delle loro caratteristiche principali. Contro le legioni dei Cesari si scatenò un’incessante guerriglia. Molti indigeni furono massacrati e molti altri furono ridotti in schiavitù e inviati a Roma, ma non furono mai completamente sottomessi. Anzi, erano così refrattari alla servitù che i loro padroni romani erano felici di liberarsene e l’espressione “Sardi in vendita” divenne un sinonimo.

Dopo l’espropriazione da parte dei Romani, l’isola fu invasa a turno da Vandali, Saraceni, Pisani, Genovesi e poi dagli eserciti di Aragona, Austria e Savoia, finché, nell’ultima parte del secolo scorso, il territorio divenne parte integrante del Regno d’Italia.

Lo sviluppo delle risorse naturali porterà ai Sardi prosperità materiale, ma allo stesso tempo segnerà l’inizio della fine di quella pittoresca lontananza che li ha contraddistinti.

I bellissimi costumi che hanno contraddistinto l’isola sono qui riprodotti come una preziosa testimonianza storica attraverso il mezzo di tavole a colori naturali, realizzate con rara percezione artistica dal Col. Luigi Pellerano. Non potranno resistere ancora a lungo all’avanzata degli stili moderni, ma presto si uniranno alle loro controparti in altre terre come colorati ricordi del passato, da vedere solo nei musei.

IL MODO IN CUI VENGONO TESSUTE LE LANE SARDE – Fotografia di Charles Will Wright
Le donne dell’isola mediterranea sono operose e scrupolose. Le loro greggi forniscono la lana necessaria per il filato con cui sono tessuti molti dei costumi mostrati nelle tavole a colori da I a VIII.

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