TEMPIO PAUSANIA

di Pasquale Cugia

1892

TEMPIO. Questo centro principale della Gallura è oggi capoluogo di circondario. Fu elevato al rango di città nel 1836 insieme a Nuoro e Ozieri; oltre a essere sede del Sottoprefetto, ospita il vescovo e il Tribunale.
Sorge nei pressi dell’antica Gemellas, da cui deriva la denominazione di Part Geminis attribuita alla regione.

Situata a 576 metri sul livello del mare, ai piedi del pittoresco Monte Limbara, su una sorta di altopiano ondulato, bagnata da acque fresche e limpide e circondata da una vegetazione rigogliosa, la posizione di questa piccola città è davvero deliziosa.

Le case, tutte costruite in granito locale, quasi interamente di colore grigio, hanno un aspetto severo e austero, tanto da sembrare fortezze; ve ne sono tuttavia alcune graziose, soprattutto tra quelle edificate in tempi più recenti.

Possiede inoltre alcune piazze di discreto pregio.

Cattedrale – Palazzo Vescovile

La cattedrale offre ben poco di veramente notevole, ma non è priva di qualche pregio; la facciata presenta due stili differenti, separati da un pilastro o lesena che corre per tutta l’altezza.
Anche qualche altra chiesa della città non manca di un certo valore.

Il palazzo vescovile non presenta particolari meriti artistici.

Il prelato porta il titolo di vescovo di Ampurias e Civita, corrispondenti alle attuali Castelsardo e Terranova; le due diocesi furono riunite nel 1506 con bolla di papa Giulio II.

Regio Ginnasio

Ha sede nei locali degli antichi Padri Scolopi; solo da un paio d’anni è diventato regio, essendo stato in precedenza comunale.

Teatro

Costruito nel 1838, dispone di due ordini di palchi; è discretamente bello e abbastanza spazioso. È molto frequentato; spesso vi recitano dilettanti, poiché i Tempiesi mostrano inclinazione per i trattenimenti artistici.

Vi sono inoltre un buon gabinetto di lettura e una società musicale.

Penitenziario

Al termine della bella passeggiata cittadina si trova questo moderno stabilimento, costruito secondo le più recenti esigenze del settore; comprende vasti cameroni, infermerie e altri ambienti. Può ospitare circa 200 detenuti.

Dalla spianata e dalla passeggiata che vi conducono si gode una magnifica veduta del gruppo montuoso della Spina di Aggius.

Fontane

Per la loro posizione particolarmente amena meritano menzione le due fontane denominate Pastini e Nova; l’acqua che ne sgorga è saluberrima e molto abbondante.

È particolarmente piacevole una passeggiata serale verso queste fontane: si vedono le belle donne tempiesi portare con grazia sulla testa il vaso di sughero per rifornirsi d’acqua.

Cimitero

È ornato da vari monumenti ed epigrafi; tra queste, lo Spano ne riporta una dedicata a un certo Soru dalla sorella.

Abitanti – Uomini illustri

A buon diritto gli abitanti della Gallura sono considerati tra i più intelligenti della Sardegna; tra i pastori si incontrano molti improvvisatori, dotati di fantasia, ricchezza di idee e purezza di lingua.
Poeti dialettali rinomati sono Gavino e Bernardino Pes: il primo nel genere amoroso e patetico, il secondo in quello satirico e severo.

Molti uomini illustri sono nati in questa città; di questo secolo ricordiamo:
– Giacomo Pes di Villamarina, valoroso guerriero e uomo di Stato;

– Giovanni Maria Dettori, celebre professore di teologia a Torino, dove morì, e maestro di Gioberti;

– Nicolò Ferracciù, personalità politica di grande rilievo, ancora vivente, ormai decano della Camera dei deputati italiani sia per età sia per carica, tempra adamantina che riflette il carattere del suo paese natale.

Dialetto

Il dialetto tempiese si avvicina molto all’italiano e presenta influssi corsi, da cui sembra derivi l’origine della popolazione.

Infatti in questa zona, o meglio nelle zone più impervie del vicino Limbara, abitavano gli antichi Balari, il cui nome, secondo alcuni, significherebbe “fuggiaschi”; forse erano uno dei popoli più antichi dell’isola, rifugiatisi qui durante le successive invasioni di nuove genti.

Costumi

Belli sono i costumi popolari, soprattutto quelli femminili, caratterizzati da una severa ma elegante semplicità.
È opportuno ricordare la scena della separazione o cardatura della lana, praticata in campagna e chiamata graminatorgiu, alla quale partecipano le donne con canti patetici e originali; questa usanza fu descritta dal La Marmora.

Ugualmente degni di nota sono gli attitu, cioè i lamenti funebri per il defunto, eseguiti da donne apposite: le prefiche dell’epoca romana, in sostanza; uso che forse sopravvive ancora in qualche remoto paese della Sardegna.

Territorio – Prodotti

Il vastissimo territorio agricolo di Tempio, pari a 903 km², così come quello, pur molto esteso, dei pochi comuni che compongono il circondario, può essere diviso in due zone: quella più o meno ampia adiacente al centro abitato e quella più distante.

Nella prima, ben coltivata, si produce molto vino, ortaggi e frutta; nella seconda si alleva abbondante bestiame di ogni genere, ma soprattutto maiali.

Una coltivazione particolarmente estesa, alla quale da circa quarant’anni i Tempiesi si sono dedicati con grande successo, è quella del sughero, che risulta estremamente redditizia; se ne fa una larga esportazione, dopo averlo preparato in apposite tavole che, legate insieme, vengono imbarcate a Terranova.

È davvero bello osservare le piante che lo producono (Quercus suber), curate con attenzione, con il tronco di colore arancione quando sono private dell’alburno; questo si rigenera gradualmente e scurisce all’esterno, preparando così nuovo prodotto per gli anni successivi.

Si trae profitto anche dal rusco, cioè dal tannino che si estrae dalla seconda corteccia degli alberi resi inutilizzabili; questi, tuttavia, vengono sostituiti con intelligenza.

Se gli acquirenti dei boschi in altre zone avessero dedicato alla selvicoltura la stessa cura dei Galluresi, invece di abbattere completamente le foreste come fecero, i proprietari ne avrebbero ricavato maggior guadagno e la Sardegna sarebbe oggi immune dalle numerose inondazioni e frane che si verificano in modo davvero straordinario.

Tra i prodotti, non ultimo posto occupano la cera e il miele; quest’ultimo è spesso amaro, specialmente ad Aggius. A questo proposito valgono le stesse ragioni e gli stessi usi indicati per Monti.

Industrie

A Tempio esistono varie industrie. Un tempo vi si fabbricavano eccellenti schioppi a pietra, con diversi lavori di cesellatura in ferro o in argento, nonché armi bianche; l’introduzione dei fucili a percussione fece però scomparire completamente questa attività.

Si producono invece in grande quantità turaccioli di sughero, dei quali vi è ampia esportazione verso Marsiglia e la Spagna.

Buoni sono i mattoni, e rinomati i salami e le soppressate, che vengono largamente commercializzati nell’isola e in parte anche esportati oltre mare.

Monte Limbara

Il Monte Limbara, ai cui piedi sorge la città di Tempio, è un’imponente massa granitica dalle cime varie e bizzarre, quasi tutte piramidali, che formano una catena orientata da ovest a est.

Le cime più elevate sono:

– Punta Balistreri, 1319 metri sul livello del mare;

– Giugantinu, 1310 metri;

– La Bandiera, di minore altitudine.

Il La Marmora collocò il segnale trigonometrico sul Giugantinu, per la sua posizione che lo rende più visibile tutt’intorno.

Da lì, verso nord-est, si scorgono tutta la Gallura e la Corsica meridionale; a sud gran parte della Sardegna centrale; a ovest l’Anglona, la Nurra e l’Asinara.

Non è invece visibile la costa d’Italia, come qualcuno ha sostenuto; l’illustre generale, che si occupò della questione nei suoi lavori geodetici, afferma di essere riuscito a scorgere appena l’isola di Montecristo.

Egli vi appoggiò sette bei triangoli che formano una rosa abbastanza regolare, anche se non quanto quella del Monte Rasu; i lati hanno per vertici i seguenti punti:

Monte Rasu – Nostra Signora di Bonaria di Osilo – La Scomunica (Asinara) – Torre della Testa (Caprera) – Capo Figari – Telajoni – Monte Alvo di Siniscola.

Il lato più lungo, quello con l’Asinara, supera i 75.000 metri.

Vale la pena compiere l’ascensione di questa montagna, che del resto non è faticosa e dista da Tempio appena 8 km.

Stazzi – Cussorgie

L’ampio territorio di Tempio e dell’intera Gallura conta numerose abitazioni sparse, alcune delle quali formano piccoli casali o aggregati: sono gli stazzi e le cussorgie. Quest’ultimo termine è più appropriato per indicare la zona di territorio appartenente o assegnata a ciascun casale.

Si calcola che siano circa 200, con una popolazione complessiva di 2.000-3.000 abitanti; le cussorgie rappresentano dunque il germe di futuri comuni e borgate, che sarebbe auspicabile venissero costituiti non appena la popolazione raggiungesse un numero più rilevante.

Sotto il ministero del conte Bogino, gli stazzi furono divisi in parrocchie; negli ultimi tempi i parroci furono obbligati a risiedere sul posto e a occuparsi delle scuole elementari che vi furono istituite.

Numerose sono le chiese presenti in queste regioni e, di conseguenza, numerose le feste che vi si celebrano, generalmente nel mese di maggio o in autunno.

Non molto tempo fa, molti abitanti degli stazzi, soprattutto le donne, non conoscevano nemmeno il capoluogo del comune; a malapena si spingevano fino a qualche chiesa o stazzo dei dintorni. La costruzione di alcune strade ha però contribuito a ridurre questo stato di isolamento.

Fino a circa quarant’anni fa, queste popolazioni erano segregate e quasi patriarcali; i loro prodotti provenivano dal bestiame e dalle api.

Gli uomini svolgevano esclusivamente il mestiere di pastori o di cacciatori, mentre le donne si occupavano di tutte le incombenze domestiche. In seguito, soprattutto a causa della diminuzione dello smercio del formaggio, si sono dedicati anche all’agricoltura.

Si semina infatti una buona quantità di frumento e orzo nelle belle pianure costiere e negli stazzi più importanti; si coltiva inoltre con successo la patata e si cura l’allevamento dei sugheri.
Il progresso agricolo, che è auspicabile si sviluppi sempre più in ogni direzione, ha contribuito in modo significativo a risultati apprezzabili.

In questi luoghi belli e severi, un tempo quasi del tutto abbandonati, dove gli abitanti, spinti da passioni violente e sfrenate, si lasciavano coinvolgere in inimicizie che duravano molti anni e spesso attraversavano più generazioni, e dove le tragiche scene di sangue erano frequenti, oggi i costumi sono profondamente cambiati e le passioni si sono attenuate.

Dal 1850 in poi furono celebrate molte paci; si può quindi affermare che siano venute meno le cause che rendevano instabile la sicurezza pubblica.

Ospitalità

Occorre però precisare che il pericolo non esisteva affatto per il viaggiatore estraneo al luogo o che non avesse dato motivo di offesa; al contrario, egli veniva accolto con ogni manifestazione di gioia.

Era allora bello vedere le donne adornarsi con i loro abiti migliori per onorare il forestiero, e gli uomini prepararsi alla caccia o, quantomeno, abbattere un porcellino o un capretto per offrirgli il pasto.

Se mancava il pane, come accadeva spesso, la massaia provvedeva immediatamente preparando il cocco, ottenuto con farina impastata sul momento e cotta nella brace o nella cenere.

Non mancava mai la squisita giuncata, alla quale, nella stagione opportuna, si aggiungeva il miele: si era così davvero ai tempi del butyrum et mel comedet delle Sacre Scritture.

In una parola, nella ospitale Sardegna, i più ospitali sono i Galluresi delle campagne.

Fauna

In Gallura è presente la martora, che gode di una certa considerazione commerciale.
Vi esiste anche la tana di muro, detta boccamele nel dialetto meridionale. Questo mustelide rappresenta una forma intermedia tra l’ermellino e la donnola; sebbene presenti vari punti di contatto con quest’ultima, possiede anche caratteri distintivi tali da renderla, quanto meno, una varietà separata.

Secondo alcuni autori, come Cetti e Mimaut, si tratterebbe della ictis, originaria della Grecia, ritenuta scomparsa e che lo stesso Cetti avrebbe ritrovato.

Essa è comune a tutte le regioni della Sardegna.

Condividi Articolo su:
error: IL CONTENUTO DI QUESTO SITO È PROTETTO!