SANTA TERESA GALLURA e dintorni

di Pasquale Cugia

1892

Santa Teresa Gallura (Longon-Sardo)

Distante complessivamente 57 km da Tempio, è un paese moderno, situato a est della piccola catena granitica del Monte Bandiera. Ha strade diritte e parallele, che si intersecano ad angolo retto, e una graziosa piazza.

La parrocchia, di discreta importanza, si deve in gran parte all’Imperatrice d’Austria, figlia di Vittorio Emanuele I e di Maria Teresa; sotto il patrocinio di quest’ultima fu eretto il paese, anche se l’opera fu poi completata dal parroco Balata. Vi sono diversi bei fabbricati e due mulini a vapore, che forniscono farina anche a Tempio.

Da Santa Teresa parte il cavo telegrafico che collega la Sardegna alla Corsica e quindi al continente; fu il primo ad essere posato, con l’intento di stabilire un collegamento anche con l’Africa. Nel paese vi è un discreto commercio di cabotaggio.

Il terreno è in parte granitico e in parte sabbioso, o meglio ricoperto da strati di gres marino quaternario; nei pressi dell’abitato diventa un deposito calcareo lacustre o di acqua dolce, ed è per questo che a Santa Teresa si produce calce.

La Torre

Il nucleo originario di questa popolazione fu la torre oggi chiamata di Santa Teresa, ma un tempo detta di Longon-Sardo. Essa è situata sulla punta di un promontorio che domina il canale o stretto delle Bocche di Bonifacio, quasi di fronte alla città corsa omonima, distante circa 9 miglia marine e visibile a occhio nudo; con un buon cannocchiale si distinguono perfino le persone, se uomini o donne, preti, militari, ecc.

La torre difendeva un tempo il porto che si trova a levante; oggi è occupata dalle guardie di finanza.

Origine della popolazione

Verso il 1803, forse in seguito ai fatti che verranno ricordati più avanti, Carlo Felice, allora viceré, autorizzò la costruzione di alcune case presso la torre di Longon-Sardo.
Il marchese di Villamarina e il cavaliere Pietro Cabras-Misorro, proprietari di vasti terreni nella zona, ne concessero gratuitamente una parte ai nuovi coloni, scelti tra i pastori dei dintorni.

Nel 1808 la popolazione era già sufficientemente cresciuta, tanto che il re Vittorio Emanuele I, approvandone l’erezione a comune, gli diede il nome della moglie, Maria Teresa d’Austria. Il principale promotore della fondazione del nuovo paese fu però un certo Magnon, ufficiale savoiardo, nominato comandante di Santa Teresa; egli, tuttavia, alcuni anni dopo, pur essendo molto stimato, fu ucciso da un pastore che si riteneva leso nei propri diritti di proprietà.

Costui non aveva ancora rinunciato agli istinti sanguinari della sua razza; e, purtroppo, gli stessi istinti continuarono a manifestarsi ancora per molti anni, come si è visto ad Aggius, da dove provenivano gli abitanti di Santa Teresa.

Porto

Il porto di Longon-Sardo è ritenuto da La Marmora l’antico Portus Tibulis, sebbene egli ammetta che la città sorgesse presso Capo della Testa; il nome attuale sembra risalire all’epoca romana, poiché nell’Itinerario di Antonino si parla della stazione di Longones come località di questi luoghi.

Castello

Le cronache medievali parlano di un castello a Longon-Sardo; e in effetti ancora oggi ne appaiono le rovine all’estremità del porto. La costruzione è attribuita a Eleonora d’Arborea, come sarebbe risultato da un’iscrizione oggi perduta. È certo però che se ne fa menzione in occasione della pace del 1388, quando Eleonora lo cedette al re d’Aragona.

Gli Aragonesi lo fortificarono nel 1389 e nel 1391 vi attirarono nuovi abitanti, nel tentativo di ripopolarlo. La guarnigione aragonese fu rinforzata nel 1392; tuttavia l’anno seguente fu assediata dalle truppe di Arborea, ma nel 1394 Ruggero di Moncada liberò il castello. Per breve tempo, però, poiché nel 1395 fu nuovamente assediato, anche se i regi riuscirono a farvi penetrare rinforzi.

Cassiano Doria, signore di Castelgenovese, se ne impadronì il 4 agosto 1410 e fece demolire la torre di Santa Maria.

Nel 1413 il porto di Longon-Sardo è compreso tra quelli dell’isola ai quali il re concesse la facoltà di esportare merci; ciò proverebbe che fosse in mano regia, se non si volesse interpretare l’atto come una semplice affermazione di sovranità, peraltro contestata.

Nel 1419 era nuovamente in possesso dei Doria, poiché fu loro sottratto nel 1420 dalle truppe regie, insieme a Terranova.

Nel 1422 fu assediato, saccheggiato e distrutto da una flotta genovese comandata da Francesco Spinola, che portò a Genova non solo il ricco bottino, ma anche una parte degli abitanti. Il re ordinò allora la demolizione del castello, che ebbe effettivamente luogo nello stesso anno.

Le rovine e il porto furono donati nel 1493 dal re a Pietro Massa-Carroz d’Arborea, e da quel momento il luogo cadde nella desolazione.

Il porto, del tutto trascurato, fu gradualmente invaso dalla sabbia, tanto che le navi di una certa stazza non possono più accedervi né svolgervi attività commerciali; è utilizzabile solo da imbarcazioni minori.

Sanna Corda – Cilocco

La torre di Longon-Sardo fu occupata temporaneamente nel 1802 dai seguaci di Angioi, desiderosi di una riscossa per i fatti del 1796. Gli emigrati sardi riuscirono a intessere trattative con diversi pastori; così una parte di essi, partendo dalla Corsica, sbarcò sulle coste della Gallura, forse alla Crucitta, nei primi giorni di maggio, guidata da Francesco Cilocco, il vincitore di Sassari nel 1795.

Egli, dichiarandosi inviato di Angioi, mostrava lettere – ritenute poi false – del Primo Console francese, promettendo imminenti sbarchi di truppe repubblicane; in tal modo ottenne l’appoggio di numerosi contrabbandieri e malviventi locali, guidati dal bandito Pietro Mamia. Il centro delle operazioni era Aggius, così vicino a Tempio, dove Giacomo Villamarina era comandante della provincia.

Il tentativo fallì, forse per opera dello stesso Mamia, e Cilocco tornò in Corsica. Nei primi giorni di giugno, però, rientrò in Sardegna insieme al parroco di Toralba, Francesco Sanna Corda, e ad altri, sbarcando a Porto Longon-Sardo.

Sanna si proclamava Commissario generale di Angioi per la Repubblica, con segretario generale un certo Fouché, corso. Pubblicava proclami incendiari e una lettera di Angioi, nella quale questi affermava di trovarsi a Livorno, pronto a salpare con 2000 uomini, cannoni e materiale bellico, non appena fosse indicato il luogo di sbarco e predisposti i viveri.

Sanna occupò le torri dell’Isola Rossa e di Vignola, inviò lettere minatorie all’arcivescovo di Sassari e al vescovo di Tempio, e intimò la resa ai comandanti di marina Porcile e Millelire. Il 18 giugno si impadronì della nave corriera, facendo prigionieri il capitano, i marinai e i passeggeri, sequestrò i dispacci e occupò anche la torre di Longon-Sardo, dove la bandiera francese fu issata tra applausi e acclamazioni, salutata da colpi di artiglieria.

Nello stesso giorno, tuttavia, fu attaccato dalle truppe regie di mare e di terra. Sanna resistette con indomito coraggio e audace temerarietà, pari all’amicizia che lo legava ad Angioi e all’amore che nutriva per la libertà. Combatteva a cavallo e, colpito dalle pallottole nemiche, cadde e morì poco dopo presso la torre stessa. Diversi compagni furono catturati e giustiziati poco dopo in Gallura o a Sassari; Fouché e altri due Corsi furono invece consegnati al governo francese.

Più sventurato ancora, Cilocco riuscì inizialmente a salvarsi e per qualche tempo vagò per le montagne della Gallura, ospite ora di un pastore ora di un altro; ma uno di essi, un certo Mazzoneddu, lo tradì in cambio del condono della pena capitale a cui lui e altri quattordici compagni erano stati condannati, e della taglia posta sul capo di Cilocco.

Catturato il 31 luglio, fu condotto in catene prima a Tempio e poi a Sassari. In questa città, per maggiore umiliazione, fu fatto sfilare seminudo per le vie principali, a cavallo di un asino, mentre il carnefice lo frustava con violenza, tanto che il suo corpo era lacero e sanguinante. I feudatari, e tra essi con particolare accanimento il duca dell’Asinara, incitavano il carnefice, mostrando così una vendetta ignobile contro chi aveva dato loro non pochi pensieri negli anni precedenti.

La mattina dell’11 agosto, quasi moribondo, fu portato al patibolo dove subì il supplizio finale; ma, scrive il Martini, il martire morì da forte. In quei tempi si videro in Sardegna uomini di tale tempra che, meglio guidati dalla ragione e dalla sorte, avrebbero potuto, come altrove accadde, diventare non colpevoli, ma eroi.

Capo Falcone – Punta della Marmorata

A nord di questo porto si incontra Capo Falcone, il punto più settentrionale della Sardegna propriamente detta, anticamente chiamato Capo della Notte; la sua latitudine è di 41° 15′ 12″.
Più a est si trova l’altro capo detto Punta della Marmorata, presso il quale sorge un isolotto omonimo dove, come alla Testa, si vedono tracce di cave di granito di epoca romana.

Porto Putzu (Porto Pozzo)

La costa piega ora verso sud-est con numerose insenature, scogli e isolotti prospicienti, tra i quali si segnalano il Paganello e il Colombo. Si giunge quindi al bello e allungato porto naturale detto Porto Putzu, sicuro rifugio per qualunque imbarcazione contro le tempeste; a est è fiancheggiato dalla penisola detta delle Vacche, con la torre omonima all’estremità; non lontano si vede la chiesa di San Pasquale.
In questi dintorni si troverebbe della serpentina; così si esprime a tal proposito il benemerito La Marmora nelle sue ultime annotazioni:

«Avevamo classificato come appartenenti alla natura dioritica certi filoni che il sig. Fournet ha ritenuto serpentina, osservati tra Orani e Silanus. Sarebbe il primo esempio di serpentina in Sardegna; crediamo quindi che una parte dei filoni di roccia dioritica nella parte orientale e montuosa dell’isola debba essere considerata come rappresentante di rocce serpentine della Corsica.
Questi filoni dioritici si trovano poco numerosi attraverso il terreno cristallino o granitico delle province di Nuoro, Ozieri e Gallura. Il monte della Spina, tra Aggius e Tempio, sembra formato da una massa dioritica. Nel canale di Corsica e all’estremità settentrionale della Sardegna, a Capo Falcone, si trovano frammenti incassati nel granito. Una simile rappresentanza abbiamo osservato tra Porto Putzu e la foce del fiume Liscia

Porto di Liscia

Con la penisola delle Vacche a ovest e quella detta dei Cavalli, insieme alla vicina isoletta, si forma un altro bel ancoraggio denominato Porto di Liscia, anch’esso sicuro e più ampio rifugio per le imbarcazioni in pericolo.

Esposto a nord, riceve nel fondo il fiume omonimo che bagna una bella regione della Gallura; non lontano dalle sue rive si trovano le chiese di San Giovanni, di San Michele di Canaile e altre, presso diversi stazzi.

Porto Pullo (Pollo)

A est dei Cavalli, dove, se non erro, dovrebbe essere costruito un faro, si trova infine Porto Pullo, difeso sulla destra dal promontorio di Stropello. È di accesso piuttosto difficile, soprattutto per le grandi imbarcazioni, a causa di alcuni isolotti e bassifondi che lo circondano.

I Percorsi dei Viaggiatori - Santa Teresa e Capo Testa
I Percorsi dei Viaggiatori - Santa Teresa e Capo Testa

Su Santa Teresa Gallura si vedano altri importanti scritti QUI      

e nei libri digitalizzati sulla storia e le tradizioni della Gallura indicati nella HOME

1828 – Smyth         

1845 – Burdett         

1849 – Tyndale (Santa Teresa Gallura)         

1849 – Tyndale (Le Bocche di Bonifacio)         

1858 – Forester (Le Bocche di Bonifacio e Capo Testa)        

1860 – La Marmora (Santa Teresa Gallura)         

1860 – La Marmora (Capo Testa)         

1860 – La Marmora (tra Santa Teresa Gallura e La Maddalena)         

1892 – Pasquale Cugia (Capo Testa)   

1892 – Pasquale Cugia (Santa Teresa)     

1901 / 1912 – Bérard e Boissonnas: navigando tra Santa Teresa Gallura e Palau        

1918 – Bertarelli     

1930-1931 – Goldring        

1933 – Seewald (Santa Teresa Gallura – Palau)          

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