GIOVANNI BATTISTA DEMELAS

Il prete apostolo del turismo in Sardegna

Presentazione di Guido Rombi

Per alcuni decenni i miei studi si sono imbevuti di storia della Chiesa in Sardegna nella prima metà del Novecento. Tuttavia non conoscevo mons. Giovanni Battista Demelas o De Melas (la prima variante lessicale è quella prevalente e in questo testo questa sarà usata): il “taglio” delle mie ricerche non mi ha portato a notarlo prima. Le informazioni e soprattutto i documenti ricevuti dai suoi familiari evidenziano una singolare figura di prete. Non tanto perché uomo e prete studioso e scrittore, ché in tal senso sarebbe in buona compagnia nel contesto del clero italiano e anche sardo dell’800 e del ‘900, quanto per la sua peculiare vocazione culturale: quella di inserirsi così profondamente dentro l’alveo della divulgazione a fini turistici, che ha avuto anche per la Sardegna indiscusso promotore nell’800 e nel ‘900 il Touring Club Italiano, legame evidenziato da due (ma potrebbero anche essere di più) menzioni di complimenti sulla famosa rivista dell’Associazione «Le Vie d’Italia».

La sua biografia religiosa è tipica di quei preti il cui ruolo la gerarchia ecclesiastica (il vescovo della sua diocesi innanzitutto) riconosceva essere infine quello di fare cultura, a vantaggio della società sarda e italiana, e allo stesso tempo della Chiesa, che mostrava così di poter occupare coi suoi migliori sacerdoti spazi culturali che a lungo, anche al suo interno, si ritenevano appannaggio solo della cultura cosiddetta laica. Non è detto che tutto sia sempre filato liscio nel farsi e snodarsi di questo percorso. Sarebbe interessante capire e conoscere gli sviluppi e gli snodi della vocazione culturale-turistica di mons. Demelas, non solo in rapporto ai vescovi della diocesi di Ozieri, ma anche al clero (curia, capitolo) e laicato cattolico locale. Non è improbabile che in certi momenti, e soprattutto all’inizio, un prete così “moderno”, possa aver avuto delle difficoltà, più nei rapporti col secondo ambito che col primo. Per esempio è molto interessante quanto ha scritto in un post su Facebook Lorenzo Camillo – impegnato da anni a salvaguardare l’eredità culturale del sacerdote, parente prossimo di sua moglie Mabi Satta – della «burrascosa relazione con la curia di Ozieri, che voleva censurare ogni suo scritto che intendeva pubblicare nei giornali non cattolici»; utile sarebbe circoscrivere anche quando e per quanto tempo).

Quattro i vescovi che accompagnarono la vita di Demelas: mons. Filippo Bacciu (30 novembre 1896 – 14 marzo 1914), di cui era parente, sotto il quale maturò la vocazione e si fece sacerdote a 26 anni (nel 1910), e al quale, in seguito, avrebbe dedicato negli anni della maturità un libro: L’operaio evangelico : mons. Filippo Bacciu, vescovo di Ozieri; Francesco Maria Franco (10 marzo 1919 – 18 settembre 1933 nominato vescovo di Crema), che lo volle come suo segretario particolare e sotto il quale cominciò le prime pubblicazioni; Igino Maria Serci (2 febbraio 1934 – 30 maggio 1938); e soprattutto Francesco Cogoni (3 marzo 1939 – 25 aprile 1975), sotto il quale si dispiegò il grosso della sua produzione intellettuale.

Non credo di sbagliare a ipotizzare che, il suo ruolo e carisma di studioso-scrittore-divulgatore sia stato semmai compreso e “favorito” e “protetto” da questi “suoi” presuli. Non è un caso che tranne un breve periodo in cui fu giovane parroco di Osidda, egli non ebbe particolari incarichi assorbenti di cura d’anime, come si suol dire (fu cappellano all’ospedale, al più in alcuni momenti vice-parroco). Di grande interesse, in questo senso, il suo incarico di segretario personale – aveva 35 anni – del vescovo astigiano Franco nei quattordici anni del suo episcopato (era di soli sette anni più grande di Melas, e sarebbe poi stato vescovo di Crema dal 1933 al 1950). Spesso i vescovi sceglievano come propri segretari figure di valenza culturale, a cui affidavano incarichi pastorali secondari anche a favorire il loro impegno intellettuale. E il “riconoscimento” di questo carisma gli fu confermato anche dai successivi vescovi.

Quel che colpisce, scrutandone il curriculum, è comunque la relativamente tarda età in cui egli comincia la sua “carriera” di autore di monografie editate: essa data infatti al 1934, Demelas ha cinquant’anni, ma da allora diventa un fiume inarrestabile: pubblica venti libri in trent’anni (fino al 1964), senza contare poi un notevolissimo numero di articoli nei giornali, ancora da censire compiutamente. Osservando la sua bibliografia si nota peraltro che la prima fase pubblicistica – quella sotto il vescovo Serci (1934-1938) –, fu di carattere religioso-pastorale (fa eccezione il libro dedicato nel 1937 al suo paese Buddusò. Terra di eroi (siamo negli anni patriottici del consenso fascista collegato alla Campagna di Etiopia). E non diversamente fu negli anni Quaranta sotto Cogoni: salvo il libro di carattere storico-artistico sulla Diocesi di Bisarcio, gli altri tre sono dedicati a figure di religiosi: L’uomo della burrasca: Monsignor frà Salvatore Saba da Ozieri fulgida gemma della Sardegna, 1943; L’araldo di monte Rasu: fra Giovanni Parenti, 1944; Rosa Mistica (Suor Pinna, madre Badessa Cappuccina) pubblicato tra il 1943 e il 1945. Si osservino attentamente i titoli e le date: siamo negli anni più tragici della seconda guerra mondiale, e i libri risentono di quel riflusso nell’interiorità e nella spiritualità tipico del periodo.

La produzione editoriale – che alla fine contrassegnerà Giovanni Battista Demelas come “prete del turismo” – si dispiega compiutamente negli anni Cinquanta, e a partire esattamente dal 1950 (ha ormai sessantasei anni), con dodici libri, principalmente dedicati alla scoperta e valorizzazione delle località del Monte Acuto e di quelle confinanti; unica eccezione l’ultima, quella su San Leonardo di Siete Fuentes a Santu Lussurgiu (località scelta non a caso: già dagli anni Cinquanta presso il rifugio La Madonnina – a soli 6 Km da San Leonardo di Siete Fuentes – grazie all’indefessa attività culturale di don Enea Selis e poi don Giuseppe Budroni, sacerdoti di spicco della diocesi di Sassari, andavano svolgendosi molte delle principali attività culturali della Chiesa sarda). Il riferimento alla diocesi di Sassari è occasione anche per dire dello strettissimo rapporto di Demelas con la Chiesa turritana, che si impose nel dopoguerra sotto la guida dell’arcivescovo Arcangelo Mazzotti e del suo segretario e assistente della Fuci Enea Selis, entrambi provenienti dall’Università Cattolica di Milano come indiscusso faro del cattolicesimo culturale e politico in Sardegna. (Si vedano in particolare i libri del sottoscritto curatore di Gallura Tour e autore di questa presentazione, Chiesa e società a Sassari. L’episcopato di Arcangelo Mazzotti, 1931-1961, Milano, Vita e Pensiero, 2000; e Don Enea Selis. Un protagonista sardo del Novecento, Sassari, Carlo Delfino, 2002). Un rapporto – quello con la fervida Chiesa sassarese di quegli anni – evidenziato anche dal fatto che le piccole monografie di Demelas degli anni Cinquanta e Sessanta furono pubblicate tutte dalla Tipografia Moderna, che era la tipografia della diocesi, e dalle tante menzioni ricevute sul settimanale diocesano «Libertà» già nel 1941 e 1944 (sopra riportate), oltre che dalla prefazione di mons. Damiano Filia, membro di spicco del clero sassarese e illustre storico della Chiesa in Sardegna, al suo volume Bisarcio e la sua diocesi nella storia e nell’arte (datata Sassari 30 gennaio 1941).

Scrutando a fondo la fattura bibliografica delle sue opere, si noterà che la più corposa e di maggior formato fu Bisarcio e la sua Diocesi nella storia e nell’arte Ozieri, pubblicata a Ozieri dalla Tipografia Camoglio nel 1941: 255 pagine + 11 carte di tavole, per 22 cm di altezza.

I libri di Demelas nella storiografia – Come si colloca e che utilizzo fare oggi dell’ampia produzione pubblicistica di Demelas?

Propenso per la saggistica a privilegiare buoni studi fondati su riconosciute competenze, sono stato a lungo indeciso se proporre su Gallura Tour gli studi di Demelas. Intanto perché non in condizione di valutare storiograficamente la bontà dei suoi lavori, troppo distanti dalle mie competenze di storico dell’età contemporanea. E poi perché la lettura di certe parti sulla storia antica e medievale, così densa di trabocchetti, come è quella della Sardegna, mi faceva comunque sospettare che ci potessero essere qua e là delle licenze “divulgative” dell’autore fuori dai canoni storiografici. A prescindere dai complimenti per lettera spicca il suo rapporto di amicizia con il poeta e studioso delle tradizioni popolari Giuseppe Calvia di Mores e dalle non poche segnalazioni e recensioni positive o benevole che Demelas seppe conquistarsi sui giornali (ieri come oggi possono tributarsi per un mix di cordialità-simpatia umana e incompetenza e superficialità allo stesso tempo), mi era evidente che la sua formazione di studioso, sebbene nutrita di immensa passione, era però stata coltivata peraltro in anni in cui l’archeologia accademica sarda era ancora agli inizi da autodidatta, ovvero  senza una scuola specifica e maestri riconosciuti, e senza confronti, con tutti i rischi che ciò comportava.

Timori questi che hanno trovato conferme nei commenti di alcuni studiosi qualificati. Il primo è quello dello storico della chiesa in Sardegna Damiano Filia, da Demelas scelto come prefatore di Bisarcio e la sua diocesi nella storia e nell’arte – 1941; con grande finezza di penna avverte il lettore che nelle pagine vi sono anche «osservazioni personali ingegnose, quà e là qualche punto di vista ardito, seppure illuminato di sorriso».

Concetti critici ripresi e approfonditi e soprattutto esposti in modo tranchant sulla stessa opera sei anni dopo, nel 1947, e senza alcun riguardo per il ruolo dell’autore, dal giovane archeologo Mario Varsi di Castelsardo (poi prematuramente scomparso) nella importante rivista «Studi Sardi», dell’Università di Cagliari:

«È una raccolta, tipograficamente poco curata, di scritti apparsi in vari giornali isolani e in tempi diversi, come è detto nella breve prefazione del Filia. L’autore, che passa in rassegna i monumenti dell’arte e la storia Diocesi di Bisarcio, ha il torto d’aver voluto toccare, senza possedere i necessari elementi di informazione, i problemi, sempre irti di difficoltà, della preistoria sarda. E così, sulla traccia di una bibliografia piuttosto sorpassata, ripete le solite trite cose sulle colonie di naviganti venuti nell’isola (Sardo, Aristeo, Norace, Iolao, Troiani, Libii, Cartaginesi e Romani), confonde i dolmens con le tombe dei giganti, di cui ignora l’etimologia, fa una distinzione superflua fra «domus de janas» e «furrighesos» che chiama impropriamente caverne trogloditiche; assegna al neolitico puro la grotta di S. Michele d’Ozieri ma non esclude che possa essere stata abitata dall’uomo paleolitico; ripete sui nuraghi le opinioni correnti infarcendole di strane amenità. Insomma nulla di nuovo, salvo alcune fotografie non prive d’interesse e un elenco di Nuraghi».

Veramente una sonora stroncatura. Era il 1947 e in quel momento Demelas era Ispettore onorario per i Monumenti e Scavi di Ozieri, Alà, Anela, Berchidda, Berchiddeddu, Bultei, Monti, Nule, Oschiri, Pattada e Tula.

Seguì un terzo rilievo critico, questa volta di Giovanni Lilliu, sempre su «Studi sardi», nel vol. 9 del 1950, p. 435, riguardante un articolo su Buddusò, pubblicato il 7 ott. 1948 su «La Nuova Sardegna», definito «scritterello divulgativo, fantastico per qualche parte».

Le critiche degli studiosi non disarmarono affatto la passione di don Demelas, semmai servirono a stimolarlo a migliorare la sua competenza archeologica e a renderlo più accorto nella trattazione storica. Come si è detto sopra, non era che agli inizi della sua “carriera” di scrittore. Si faccia caso alle date, siamo nel 1950: dopo le critiche sopra riportate, non si sono rinvenute altre note critiche sulla produzione successiva, che è poi quella preponderante; sarebbero invece seguite a premiarla varie menzioni davvero lusinghiere come quelle de «La Nuova Sardegna» di cui era ormai firma fissa per aggiornamenti di scoperte e rilievi, e della prestigiosa rivista del Touring Club Italiano «Le Vie d’Italia».

Non solo, le citazioni ancora oggi ricorrenti delle sue opere testimoniano comunque dell’interesse e dell’utilità dei suoi contributi, nonostante certe “fantasticherie” e gli eventuali errori. Scrivendo infatti su «Google libri» le parole “Demelas – De Melas” + i titoli dei libri altre parole chiave, è interessante notare che le sue agili monografie librini perlopiù di 50-80 pagine, e di piccolo formato (si vedano sopra le immagini) pensati per dare alla storia locale dimensione divulgativa e turistica (ché questo era il primario obiettivo dell’autore), pur con alcune “criticità” nei contenuti, e quantunque di fattura tipografica non eccelsa (ci sono vari refusi ed errori lessicali, probabilmente di battitura), hanno costituito e continuano ancora oggi ad essere riferimento bibliografico e di confronto non solo per opere come le Guide turistiche sulla Sardegna (per esempio quella del Touring Club Italiano del 1984), ma anche per libri di studiosi con le cosiddette credenziali (tra gli altri, Carlino Sole, Francesco Amadu, Tonino Cabizzosu, Giovanni Deriu, Giovanni Strinna, Giuseppe Zichi, Michele Tamponi, Marco Milanese).

Segni questi di cui non potevo non tenere conto nel decidermi infine positivamente a riproporre pur con i dovuti avvertimenti le pubblicazioni di Demelas.

E poi come non provare simpatia umana e culturale per un prete che si fece alfiere o meglio dire, nel suo caso, predicatore appassionato e instancabile del turismo in Sardegna in anni in cui ancora era a venire? E’ evidente che la vera scuola in tal senso di Demelas fu quella del Touring Club Italiano con la sua rivista «Le vie d’Italia» (di cui questo portale fin dagli inizi va riproponendo ogni anno una quota di importanti pezzi: si veda QUI). E insieme, e inevitabilmente, non si può non vedere un forte ascendente esercitato su di lui dalla figura del famoso canonico Giovanni Spano (1803-1878), uno dei padri della archeologia e della linguistica sarda (e anche nel suo caso la passione e autoformazione culturale e divulgativa faceva a volte premio sul rigore scientifico – si veda QUI). Quel che Spano fu nell’Ottocento a livello regionale Demelas cercò di esserlo, in piccolo, per uno spicchio importante e trascurato di Sardegna, la regione sub-geografica del Monte Acuto, sperando di essere un esempio per la valorizzazione turistica delle altre. 

Si scrutino attentamente le immagini di Giovanni Battista Demelas, di questo prete con la sua ingombrante veste talare nera (non in abiti borghesi come oggi perlopiù si usa) ai piedi dei suoi amati nuraghi e a fianco della sua automobile, la famosa “Balilla”: restituiscono bene l’idea di un prete che incarna anche “simbolicamente” due periodi l’800 e il ‘900, che venivano a incontrarsi e coesistere tra gli anni Trenta e gli anni Sessanta in maniera inedita soprattutto per l’ambiente ecclesiale. (La macchina “Balilla” e il nuraghe: già di per sé potenti simboli di due mondi così lontani, magnificamente si incontrano nei viaggi e nella curiosità intellettuale di questo prete).

Insomma, da quanto s’è detto ora apparirà chiaro come Giovanni Battista Demelas mi abbia conquistato di pari passo col dipanarsi della mia analisi storica su di lui: una figura di prete e di intellettuale oltremodo interessante e intrigante, con un “carisma” così unico di prete-apostolo del turismo in Sardegna (mi sembra davvero centrata questa definizione che ho coniato) tra gli anni Trenta e gli anni Sessanta, non poteva non meritare una propria vetrina su Gallura Tour. E quanto ai limiti di cui si è avvertito delle sue monografie e articoli, essi inquadrati e spiegati nella cornice descritta non inficiano la validità complessiva degli stessi, se chi li userà lo farà con consapevolezza, così come dimostrano le ricorrenti citazioni anche in opere recenti.

Termino infine con un’ultima riflessione: ho scoperto don Giovanni Battista Demelas noto a Buddusò e nella diocesi di Ozieri come “Babbai” Demelas tramite l’amico Lorenzo Camillo. Mi consegnò i libretti, mi mostrò alcuni vecchi documenti e mi disse che era un parente prossimo di sua moglie Mabi: come detto sopra, era il fratello della nonna materna. Ed il legame familiare spiega il perché (altrimenti incomprensibile) di una pubblicazione –  l’unica fuori della Sardegna, a Frascati, presso la Tipografia Tuscolana: proprio a Frascati nel 1943 abitavano i genitori di Enzo e Mabi Satta.

Ecco, pensare che i loro due nipoti hanno vissuto da protagonisti la “costruzione” della Costa Smeralda negli anni di Karim Aga Khan (si veda QUI su Gallura Tour), appare un ben singolare e simpatico passaggio di testimone.

Cliccare sui riquadri e i titoli

Escursioni archeologiche sull’altipiano di Buddusò

Monumenti preistorici della Sardegna

Ozieri, Tipografia Michele Camoglio, 1950

Santa Reparata a Buddusò

Perla nascosta ai piedi di un dirutto nuraghe

Sassari, Tip. Arcivesovile, 1954

Berchiddeddu e la sua Necropoli

Escursioni Turistiche in Sardegna

Sassari, Tip. Moderna, 1955

Ardara

(Archeologia – Arte – Artisti – Folklore e storia)

Escursioni Turistiche in Sardegna

Sassari, Tip. Moderna, 1956

Oschiri

(Anticaglie – Scoperte – Folklore e Storia)

Escursioni Turistiche in Sardegna

Sassari, Tip. Moderna, 1958-59

Gita al bacino di Buddusò

(Scrutando i segreti dell’altipiano)

Escursioni Turistiche in Sardegna

Sassari, Tip. Moderna, 1959

Alà dei Sardi

(Anticaglie Scoperte = Folklore e Storia)

Escursioni Turistiche in Sardegna

Sassari, Tip. Moderna, 1962

 

San Leonardo di Siete Fuentes

(Santu Lussurgiu)

Escursioni Turistiche in Sardegna

Sassari, Tip. Moderna, 1964

Giovanni Battista Demelas - Buddusò
Giovanni Battista Demelas, Buddusò
Giovanni Battista Demelas - Buddusò
Macchina da scrivere di Giovanni Battista Demelas

Bibliografia di Giovanni Battista De Melas

ordinata cronologicamente

Il Calasanzio e la sua opera in Sardegna
Sassari : Tip. Arcivescovile, 1934 (110 p. ; 18 cm)

Sul colle dei Cappuccini di Ozieri
Ozieri : Tip. Dessena & Solinas, 1936 (42 p., 4 carte di tav., ill., 17 cm)

Buddusò, terra di eroi
Ozieri : Tip. Dessena e Solinas, 1937 (44 p. ; 16 cm)

La vita di padre Luca Cubeddu
Ozieri : tip. Moderna Dessena e Solinas, 1938 (59 p. ; 17 cm)

Bisarcio e la sua Diocesi nella storia e nell’arte
Ozieri : Tip. Camoglio, 1941 (255 p., 11 c. di tav. e ill. ; 22 cm)

L’uomo della burrasca : Monsignor frà Salvatore Saba da Ozieri fulgida gemma della Sardegna
Frascati : Tip. Tuscolana, 1943 (numero di pagine non indicato chiaramente)

L’araldo di monte Rasu : fra Giovanni Parenti
Ozieri : Tip. Camoglio, 1944 (80 p. ; 24 cm)

Rosa Mistica (Suor Pinna, madre Badessa Cappuccina)
[Pubblicazione sicuramente attestata, eppure non presente in nessun catalogo bibliotecario, probabilmente pubblicata tra il 1943 e il 1945]

Escursioni archeologiche sull’altipiano di Buddusò : monumenti preistorici della Sardegna →
Ozieri : tip. Michele Camoglio, 1950 (90 p. + 1 di bibliografia; 20 cm)

L’operaio evangelico : mons. Filippo Bacciu, vescovo di Ozieri
Ozieri : Scuola Tipografica Vescovile ‘Logudoro’, dopo il 1951 (103 p. , [1] c. di tav. : ill ritr. ; 20 cm)

Perla nascosta ai piedi di un dirutto nuraghe : (Santa Reparata a Budduso) →
Sassari : Tip. Arcivescovile, 1954 (84 p. ; 17 cm)

Escursioni turistiche in Sardegna : Berchiddeddu e la sua necropoli →
Sassari : tipografia Moderna, 1955 (53 p. ; 17 cm)

Escursioni turistiche in Sardegna : Ardara : archeologia, arte, artisti, folklore e storia 
Sassari : Tip. Moderna, 1956 (175 p. : ill. ; 20 cm)

Escursioni turistiche in Sardegna: Oschiri : Anticaglie, scoperte, folklore e storia 
Sassari : Tip. moderna, 1958-1959 (101 p. ; 20 cm)

Escursioni turistiche in Sardegna : gita al bacino di Buddusò scrutando i segreti dell’altipiano →
Sassari : Tip. moderna, 1959 (47 p. ; 17 cm)

Escursioni turistiche in Sardegna : Bitti
Sassari : Tip. moderna, 1961 (61 p. ; 20 cm)

Escursioni turistiche in Sardegna : Orune
Sassari : Tip. moderna, 1962 (69 p. ; 21 cm)

Escursioni turistiche in Sardegna : Alà dei Sardi : anticaglie, scoperte, folclore e storia →
Sassari : Tip. moderna, 1962 (63 p. ; 19 cm)

Escursioni archeologiche in Sardegna : monumenti di un’epoca ultra millenaria: Buddusò
Sassari : Tip. moderna di G. Sanna, 1963 (71 p. ; 20 cm)

Escursioni archeologiche in Sardegna : San Leonardo di Siete Fuentes (Santu Lussurgiu) 
Sassari : Tip. moderna, 1964 (71 p. ; 20 cm)

Giovanni Battista Demelas - Libri pubblicati
Giovanni Battista Demelas - Libri pubblicati

CORRISPONDENZE E RECENSIONI

Umilissimo servo Mons. Giuseppe Nogara
Segretario Generale del Comitato Centrale Anno Santo MCMXXV
Roma, ottobre 1926:
«Ecc. Rev.ma Mons. Franco-Vescovo di Ozieri,
Ho l’onore di trasmettere a V. E. Rev.ma il diploma di benemerenza con croce di argento rilasciato da questo Comitato Centrale al Rev. Demelas che in codesta Diocesi ha cooperato con parole e scritti, al buon esito delle manifestazioni giubilari dell’Anno Santo MCMXXV. Esso fu conferito in base alle proposte fatte dalla Giunta Centrale dell’Azione Cattolica Italiana. Prego la squisita gentilezza di V. E. a voler procurare che detto diploma con relativa medaglia, venga consegnato al Rev. Demelas, al quale sarà grato averlo per un tramite così onorifico. Ringrazio…»

Il Podestà Avv. Francesco Chessa
Ozieri, 18-10-XI [1933]:
«Sac. G. B. Demelas Cappellano, Ospedale Civile. Ozieri,
Adempio al gradito incarico, comunicatomi da S.E. il Prefetto, di rendermi interprete verso V. S. Rev.ma, del ringraziamento del Capo del Governo Benito Mussolini, per l’atto di omaggio che Ella gli ha voluto fare coll’offrirgli una sua geniale composizione sul moto latino: «Niteo, nobilis sum». (Leggi: Benito Mussolini):
Con osservanza».

Prof. Giuseppe Calvia:
Mores, 12-XII-1938, XVII
«Mio Carissimo Amico,
Leggo periodicamente i vostri splendidi ed eruditi articoli sulle nostre gloriose memorie logudoresi; li leggo con diletto e con fervorosa passione, ve ne ringrazio infinitamente e vi auguro vita lunga e felice per continuarli. Colla speranza di vederli presto riuniti in volumi vi rendo il mio plauso sincero e vi desidero ogni fortuna».

L’Avvenire d’Italia – Roma – n. 223 – 1940:
«Don Giov. Batt. Demelas, cappellano dell’ospedale civile di Ozieri, è stato, con recentissima disposizione, nominato Cavaliere della Corona d’Italia. La bella distinzione viene a riconoscere e premiare tutta la molteplice attività svolta da Don Demelas, con tanta dedizione di se stesso e con tanto disinteresse, nelle varie mansioni che, volta a volta, gli sono state affidate. È stato da prima in cura d’anime, e poi per vari anni segretario e cancelliere vescovile.
Da 14 anni attende con tanta generosità e giocondità di spirito a sollevare le amarezze dei degenti nell’Ospedale e nel Ricovero di mendicità di Ozieri. Cappellano delle società giovanili ha lavorato a creare nell’animo della balda gioventù, l’amore alla Religione ed alla Patria: le due sante idealità che, fuse insieme, debbono ispirare tutte le attività delle novelle generazioni.
Don Demelas è anche un apprezzato studioso di storia e di arte sacra. I suoi libri lo rivelano scrittore attento, minuzioso e sincero».

Prof. Giuseppe Calvia (Lachesinu)
Mores 26-9-1940 – XVIII:
Al provetto pubblicista Don G. B. Demelas:
Ca su Re ti hat distintu, anima digna,
E t’hat dadu s’isprone ‘e cavaglieri,
Non ‘solu sind allegrat Ottieri;
Ma totta cantu est manna sa Sardigna!
E deo ti auguro attera insigna
Pius alta e unu mezus ministeriu,
Oe ti asat che fizu Uddusò
E deo, amigu, un’abbrazzu ti dò.

Mons. Damiano Filia
Dalla Prefazione al volume su Bisarcio e la sua diocesi nella storia e nell’arte – Sassari, 30 gennaio 1941:
«Ai risultati d’indagini compiuti da altri su questioni sollevate nei campi più diversi, ai frutti di attente letture il Demelas, che non è alle prime prove della sua passione per la storia locale, contrappone talvolta impressioni nuove di cose viste, osservazioni personali ingegnose, quà e là qualche punto di vista ardito, seppure illuminato di sorriso…».

«L’Avvenire» – Roma – n. 116 – 1941:
«Appassionato cultore di storia sarda e buon intenditore di vita sacra e profana il Demelas ci ha dato con le sue geniali pubblicazioni, quello che è il risultato di ricerche molto accurate, e che ci fanno rivivere avvenimenti legati ad un glorioso passato, e ci riconducono ad ammirare quelli che di questo passato sono i monumenti che ancora rimangono, onusti di storia e di gloria.
Ci congratuliamo fraternamente con Don Demelas che conferma con le sue interessanti pubblicazioni, la sua passione per la nostra storia e la nostra arte isolana».

«Libertà» – Sassari – n. 18 – 1941:
«Il Demelas, paziente raccoglitore di notizie sarde, ha pubblicato testé, un nuovo volume dal titolo: Bisarcio e la sua diocesi nella storia e nell’arte.
Il nuovo lavoro del Demelas, edito in elegante e bel formato di oltre 250 pagine, è diviso in ben 50 capitoli, dei quali molti importanti, che riguardano per il loro contenuto storico e folcloristico, non solo la Diocesi di Ozieri (Bisarcio) ma il Logudoro e la Sardegna tutta.
Il volume che è dedicato al grande mutilato di guerra Carlo Delcroix ed ha l’ambita e autorevole presentazione di Mons. Damiano Filia, per il suo utile contenuto non dovrebbe mancare in nessuna famiglia sarda».

«L’Osservatore Romano»n. 242 – 1942:
– Da un articolo di 3 colonne in terza pagina arricchito di tre illustrazioni tolte dal libro Bisarcio, si legge fra l’altro, alla fine della seconda colonna:
«Così Bisarcio (Ozieri), per merito di Demelas passa alla storia delle leggende e dei racconti, imponendosi sulle borgate anonime, sui centri trascurati, mostrando aperta l’anima semplice e forte del popolo sardo, pronto al sentimento del bene».

P. Samuele Cultrera, Cappuccino
Direttore de «Il Massaia» – Roma, via Sicilia 159,
– Dalla prefazione de L’uomo della burrasca, il 1 maggio 1943:
«La Sardegna, tanto ricca d’illustri soggetti, come feconda di generosi ardimenti, ha trovato nel Sac. Demelas un appassionato cultore e un intelligente divulgatore delle sue glorie più pure.
Per quanto il suo versatile ingegno e le facili attitudini lo abbiano fatto adibire in molteplici offici che vanno dalla cura d’anime al cappellano di ospedali civili e militari, dal Segretario e Cancelliere vescovile all’Assistente e Fondatore di associazioni religiose al predicatore ricercato – tuttavia sembra che l’attività sua più proficua e felice sia stata quella degli studi, in particolare storici, da assicurarne ai posteri il nome, soprattutto col bel volume: Bisarcio e la sua diocesi nella storia e nell’arte, frutto di pazienti ricerche e di un discernimento non comune. Del resto riviste e giornali sardi – talora anche nella penisola – ospitano volentieri i suoi articoli di storia ecclesiastica e di arte sacra.
Ora tra la moltitudine di coloro che hanno onorato la sua nobile terra e la diocesi di Ozieri in particolare, ha voluto egli illustrare una delle figure più espressive e di primo piano, quella del cappuccino P. Salvatore da Ozieri, divenuto gradatamente Maestro dei Novizi, Segretario Generale dell’Ordine, consultore di Propaganda Fide. Definitore e quindi Generale dell’Ordine, per essere poi promosso Arcivescovo titolare di Cartagine e infine Delegato Pontificio nelle Indie Orientali, dove chiuse i suoi giorni.
… Ma il Demelas indaga opportunamente e mette in vista i lati più salienti e le attitudini migliori del suo eroe, né lascia all’occasione d’inquadrare con utili considerazioni ascetiche i molteplici uffici ch’esercito e dall’insieme dei quali emerge la statura imponente di lui».

Il Direttore della R. Biblioteca Universitaria di Sassari Prof. Cappai
Sassari, 23-1-1943
«Rev.mo Sac. Demelas,
….Vi sarò molto grato se vi compiacerete spedirmi un esemplare del libro Bisarcio e la sua diocesi da collocare insieme con gli altri Vostri pregevoli lavori già posseduti».

La Fionda – Sassari – Supplem. al n. 68 – 1943 dell’Isola – Uno sguardo panoramico sull’opera Bisarcio di Giov. Batt. Demelas:
«Il lavoro risulta ben connesso, e sorretto da una conoscenza profonda della storia della Sardegna. Vi si leggono visioni paesistiche piene d’incanto. L’opera conserva sempre il suo carattere di buona guida per il turista che ama visitare luoghi legati al ricordo di antichi fatti, ed è informata dalla conoscenza di un profondo studioso in materia che denota una seria preparazione dell’autore».

«Libertà» – Sassari – n. 11 – 1944:
«Coi tipi della Tipografia Arcivescovile di Sassari il Rev. D. Giov. Batt. Demelas, ha pubblicato un nuovo lavoro: Il Calassanzio e la sua opera in Sardegna.
Le molteplici occupazioni (Segretario e Cancelliere Vescovile, cappellano e cassiere dell’Ospedale Civile e del Ricovero di Mendicità, Presidente della Compagnia dei Luigini e della Banda del Circolo Don Bosco, insegnante ed economo del seminario, predicatore attivo e ricercato, ecc. non distolgono D. Demelas dai suoi studi e dalle sue pazienti ricerche e così, anche questa volta ha saputo presentarci questo lavoro interessante e ricco di contenuto, specialmente di notizie isolane, che riguardano non solo l’attività del benemerito Ordine calasanziano in Sardegna, ma la documentata evoluzione scolastica, dovuta giustamente ai Presuli e al Clero Sardo. Il libro contiene pure un elenco di scolopi sardi distintisi per profondità di studi ed un elenco di Superiori della provincia di Sardegna. All’amico Demelas i nostri ivi rallegramenti per questa nuova pubblicazione, con l’augurio che presto possa presentarci altri utili lavori a contenuto sardo».

Dell’Ecc.za Vostra Ill.ma e Rev.ma
Devotissimo in G.C.
Padre Dionigi da Gangi
V. Segretario Generale dei Cappuccini
Roma – giugno 1945
«Sua ECC. Mons. Biagio Budelacci Ep. Niss. Vescovo di Frascati, prima di concedere l’Imprimatur per la pubblicazione del libro L’Uomo della burrasca, credette opportuno inviare le bozze alla Curia Generalizia dell’Ordine dei Cappuccini per un attento esame.
La Rev.ma Curia, accompagnò la restituzione delle bozze con la seguente lettera:
Eccellenza Revma,
Il Rev mo Padre Generale ha fatto leggere le bozze del lavoro del Sac. Demelas su Mons. Fra Salvatore Saba da Ozieri, del nostro Ordine, da un religioso competente negli studi storici. Questi non solo non ha trovato nulla che potesse come che sia sconsigliare o ritardare l’approvazione di una tale biografia, ma l’ha trovata anzi ben corredata di tutte quelle utili notizie che mettono in una bella cornice la figura del grande Cappuccino Sardo, e quindi degna di pubblicazione. Nel darle questa comunicazione mi è grato, Ecc. Rev.ma, porgerLe i miei più devoti ossequi e chinandomi riverente al bacio del S. Anello.

Il P. Direttore del Seminario Regionale della Sardegna
Cuglieri 1- 3 -1946
Rev.mo D. Demelas,
Ricevo il suo bel libro in gentile omaggio alla Direzione della Congregazione Mariana. La ringrazio di cuore a nome di tutti i Congregati del prezioso dono. Mi congratulo sinceramente della Sua operosità illuminata: mi auguro di saperne trarre per il nostro apostolato e per illustrazione del culto mariano in Sardegna, adeguato frutto; mentre Lei ha già tutto il merito di averlo occasionato, anzi predisposto….

P. Marinangeli Bonaventura O. F.M.C. – Scrittore francescano Direttore della Rivista «S. Francesco» e della Biblioteca Comunale di Assisi.
Assisi 10-3-1946
Rev.mo Don Demelas,
Con la S.V.R., L’Araldo di Monte Rasu, ha trovato il suo moderno e degnissimo biografo. Con grande amore, con adeguata coltura, veramente mirabile, e competenza vi siete messo passo passo dietro le orme del Beato Parenti scandagliando sagacemente e descrivendo la vita, in una ricostruzione solida e smagliante di tutto l’ambiente storico in cui si mosse ed operò, inquadrato in piena cornice dei suoi tempi.

Fonni 30-8-47 – Padre Alfonso Casu
«Carissimo Don Demelas,
Ho letto L’Araldo di Monte Rasu, molto bello ed importantissimo per la storia francescana sarda…»

«Il Quotidiano» – Roma n. 219 – 1947
«Giov. Batt. Demelas nella recente pubblicazione del suo libro: L’Araldo di Monterasu (Fra Giovanni Parenti) ci narra le gloriose gesta del Parenti che pur essendo laureato in diritto, abbracciò la Regola di S. Francesco, del quale per le sue preclare virtù, divenne presto il suo prediletto.
Il Demelas è anzitutto un sacerdote, la nota personale è nel sacerdote che affiora a ogni pagina, a ogni riga. Fede inconcussa e salda fiducia nelle verità e nei valori spirituali. Don Demelas, oggi, uno dei più appassionati cultori di studi sardi quanto sia vero questo nostro asserto valgano a testimoniarlo le sue numerose pubblicazioni in materia. Amantissimo della sua fiera e nobile isola, di cui coglie con animo di figlio, con spirito di sacerdote e con inspirazione e spontaneità di poesia, fremiti, palpiti e sospiri, che quantunque tradotti in prosa, sono sostanzialmente poesia, dà forma, colore e vita a pagine meravigliose di quadri e di vita isolana: nuraghi, dolmens, conventi raccolti, reggie sfarzose, castelli isolati, villaggi, regoli e villici. Tutto il libro poi, c pervaso da un certo odore di francescano, da un afflato di freschezza e semplicità che ricrea lo spirito».

Miscellanea Francescana: Rivista trimestrale di scienze, lettere ed Arti (Vol. 47. Luglio-dicembre 1947. Fascicolo III-IV, pag. 622):
«Demelas sac. Giov. Batt. nell’Araldo di Monte Rasu: Fra Giovanni Parenti (Ord. Min.) sviluppando gli scarsi dati che si hanno sulla vita del B. Giov. Parenti (I° Ministro Generale dell’Ordine Francescano, (1227-1332), ne ha tessuto in dodici capitoli questa biografia nella quale si dà particolare risalto all’attività apostolica svolta dal Beato in Sardegna, dove recatosi dalla vicina Corsica propagò largamente l’Ordine Serafico.
Interessante a pag. 9 e 14, l’indicazione della patria del B. Parenti che l’A, sulla scorta di vari storici, ritiene sia Civita Castellana, in base alla testimonianza di una bolla di Gregorio IX.
Riusciranno gradite, nel libro del Demelas, le pagine in cui l’A., appassionato cultore delle patrie memorie, ricorda e rianima ricordi e tradizione dell’Isola illustre e generosa.
La fatica del volenteroso Autore va sinceramente encomiata».

Mario Varsi – «Studi sardi» 1947- Volumi 7-8 – pagina 273.
G. B. DEMELAS, Bisarcio e la sua Diocesi nella Storia e nell’Arte, Tipografia Camoglio, Ozieri, 1941.
«È una raccolta, tipograficamente poco curata, di scritti apparsi in vari giornali isolani e in tempi diversi, come è detto nella breve prefazione del Filia. L’autore, che passa in rassegna i monumenti dell’arte e la storia Diocesi di Bisarcio, ha il torto d’aver voluto toccare, senza possedere i necessari elementi di informazione, i problemi, sempre irti di difficoltà, della preistoria sarda. E così, sulla traccia di una bibliografia piuttosto sorpassata, ripete le solite trite cose sulle colonie di naviganti venuti nell’isola (Sardo, Aristeo, Norace, Iolao, Troiani, Libii, Cartaginesi e Romani), confonde i dolmens con le tombe dei giganti, di cui ignora l’etimologia, fa una distinzione superflua fra «domus de janas» e «furrighesos» che chiama impropriamente caverne trogloditiche; assegna al neolitico puro la grotta di S. Michele d’Ozieri ma non esclude che possa essere stata abitata dall’uomo paleolitico; ripete sui nuraghi le opinioni correnti infarcendole di strane amenità. Insomma nulla di nuovo, salvo alcune fotografie non prive d’interesse e un elenco di Nuraghi».

U.C.A.I. Unione Cattolica Artisti Italiana (Sez. Romana)
Pittrice Anna Barbaro
Via Euclide Turba, N.5 Roma
Roma 2-4-1949:
«Rev.mo Padre,
Spero che vorrà scusarmi il ritardo con il quale esprimo il mio ringraziamento più sincero per il bello e interessante libro su Bisarcio.
Il libro è tutto bello; soltanto la dedica non risponde a verità perché non sono né giovane, né grande pittrice: sono soltanto un’anima che ama Dio attraverso il creato e fa del suo meglio per riprodurlo».

Giovanni Lilliu, «Studi sardi» vol. 9, 1950, p. 435. 
Buddusò – Scoperte e scavi in Sardegna durante gli anni 1948-49. 
«Nel n. del 7 ott. 1948 del quotidiano «La Nuova Sardegna», p. 3, è contenuto uno scritterello divulgativo, fantastico per qualche parte, del Dott. G. B. Demelas, Ispettore Onorario alle Antichità del Circondario di Ozieri in cui si descrivono il nuraghe Ruju che sta alle falde dei concontrafforti del M. Lerno, e, nei suoi pressi, un villaggio ed un pozzo di epoca nuragica. […]

Deoclecio Redig de Campos
Segretario della Pontificia Accademia Romana di Archeologia
Roma 30. VII – 1955:
«Presento i miei più vivi ossequi al Rev. Don G. B. Demelas e lo ringrazio della cortese offerta del Suo lavoro sulla Necropoli di Berchiddeddu che ho letto con vivo interesse. Tutti i suoi libri si fanno strada da sé per lo stile e per la ricchezza del loro contenuto. Accolgo con compiacenza e gratitudine quest’altro frutto della Sua penna che è stato incorporato alla Biblioteca della Pontificia Accademia Romana di Archeologia».

L’Osservatore Romano – Città del Vaticano – n. 38 1955:
«D. Demelas, ha aggiunto ai suoi numerosi libri una nuova pubblicazione: Perla nascosta ai piedi di un diruto nuraghe. Fra le visioni panoramiche molto bene evocate, descritte a colori vivissimi con pennellate da maestro ed elevazioni edificanti di spiritualità, si parla qui del suggestivo santuario di Santa Reparata, a Buddusò, in Sardegna».

«La Nuova Sardegna» – Sassari n. 230 -1957:
«La Sardegna ha avuto molti sacerdoti appassionati di Archeologia. A questa schiera di archeologi appartiene anche Giov. Batt. Demelas, un sacerdote di Buddusò che da lunghi anni svolge un’appassionante e intelligente attività di pubblicista, dedicata ad illustrare ignorati e poco noti monumenti archeologici della sua terra, od anche a celebrare di questa terra gli itinerari più suggestivi, i paesaggi più belli, le tradizioni, gli uomini di merito.
Sono ormai quasi trent’anni che G. B. Demelas scrive sui giornali dell’isola e del continente, dando conto ai lettori delle sue ricerche, dei suoi ritrovamenti, in articoli scritti con bel garbo, nei quali l’aridità della descrizione di vecchi ruderi è ravvivata da ingegnose ipotesi, da interessanti riferimenti culturali. Al vasto e suggestivo territorio del suo paese, di Buddusò cioè, il Demelas ha naturalmente riservato il meglio della sua passione di archeologo.
Il libro s’intitola Monumenti preistorici della Sardegna e per sottotitolo reca: Escursioni archeologiche sull’Altipiano di Buddusò. Sono pagine che recano il loro onesto e buon contributo alla conoscenza della civiltà nuragica sarda».

«Le Vie d’Italia – Rivista mensile del Touring Italiano» – Milano – Giugno 1958:
«Il volume su Ardara, di G. B. Demelas, che fa parte della Collana Escursioni Turistiche in Sardegna, è una attenta e documentata presentazione del paese di Ardara, ridente località, della provincia di Sassari. Il clima mite, le verdeggianti culture, gli interessanti monumenti che ne attestano l’antica origine, fanno di Ardara un’allettante meta per i turisti che visitano la Sardegna».

«Le Vie d’Italia – Rivista mensile del Touring Italiano» – Milano – Giugno 1959:
«G. B. Demelas ha pubblicato un nuovo libro: Escursioni Turistiche in Sardegna. Oschiri. Attraverso una serie di descrizioni condotte su un tono moderatamente letterario, l’A. fornisce un insieme di interessanti e accurate notizie sulla vita, il folclore, le attività, i monumenti, le curiosità, gli itinerari turistici del comune di Oschiri, nella zona interna della provincia di Sassari e dei suoi dintorni. Il volume può considerarsi un utile contributo alla valorizzazione turistica di quell’angolo della Sardegna.
Giov. Batt. Demelas, apprezzato predicatore e quaresimalista entro e fuori diocesi (Ozieri); scrittore di fama isolana, tanto che con i suoi scritti archeologici, storici e turistici ha, da par suo, valorizzato le bellezze artistiche e naturali e quelle folcloristiche della Sardegna. Valente collaboratore di terza pagina di quotidiani, ha speso e spende la sua vita sempre per il bene comune».

Dott. Francesco Amadu Cancelliere Vescovile
Ozieri 9-9-59:
«Caro D. Demelas,
Tempo fa è giunta a Sua Eccellenza Mons. Cogoni, Vescovo di Ozieri, una lettera nientemeno che dall’isola di Cuba, con la quale un frate cappuccino chiedeva una copia della Sua interessante pubblicazione L’Uomo della Burrasca Mons. Fra Salvatore Saba da Ozieri. Tale pubblicazione servirebbe al cappuccino in parola per completare la biografia di un certo fra Giacinto Maria Martinez, che fu segretario di Mons. Saba e divenne poi Vescovo di La Habana. Con molti ossequi e saluti».

Raimondo Bonu, Scrittori Sardi nati nel secolo XIX. G. Gallizzi, Sassari 1961, vol. II, p. 915
Giov. Batt. Demelas è autore di vari scritti, stesi in forma facile e piana.
Per circa trent’anni richiamò cose e persone della sua plaga, dando particolare contributo alla illustrazione del paese natio e rilievo al valore della sua gente e all’antichità delle sue memorie.

[SENZA DATA]

Dott. Comm. Avvocato Giovanni Fumu [fu Presidente della Commissione Reale dell’Amministrazione Provinciale di Sassari dal 1926 al 1929; dal riferimento agli «itinerari turistici» si presume che il biglietto risalga agli anni ’40].
«Caro Giov. Batt.,
Con la pubblicazione dei tuoi itinerari turistici in Sardegna, ti hai acquistato un merito, tutt’altro che trascurabile, che concorre ad arricchire il prestigio e la dignità di scrittore preparato e brillante da cui i tuoi ammiratori attendiamo al più presto nuove presenze e nuove conferme».

G.H. Micalleff – 17 Bir -il Giun Street: Rabat (Malta):
«Ho letto d’un fiato anche quest’ultimo Suo lavoro.
I suoi libri fanno bene come fa bene al cuore una parola nobile di un’anima amica. Essi costituiscono, oltre che libri di cultura, destinati a vasta divulgazione, anche un vero vademecum per i turisti che affluivano in Sardegna».

Conte Giorgio Stara Tedde, Via dei Serpenti Roma:
«Complimenti e rallegramenti.
I suoi libri gettano un fascio di luce sulle fitte tenebre della preistoria isolana. I sardi faranno ad essi, meritevolmente, la più larga accoglienza perché scritti, da maestro, con l’interesse di ricercare e ricostruire la vita degli antichi avi».

Prof. Sebastiano Pola:
«Ho letto con molto piacere anche il volume «Bitti» che fa parte della collana Escursioni turistiche in Sardegna >. E’ uno studio notevole e molto accurato, diviso in capitoli densi di pensiero, di rassegne storico-folcloristiche e di sagaci osservazioni, che commentano bene i fatti narrati….».

Il Principe Francesco Massimo Lancellotti, Presidente dell’Ente Provinciale per il Turismo Roma:
«Rev. Don Demelas, Desidero esprimerLe il mio compiacimento per le Sue splendide e interessanti pubblicazioni che costituiscono indubbiamente un contributo alla valorizzazione delle attrattive storiche e turistiche della Sardegna».

Il Giornale d’Italia:
«…… Perciò ogni più mio elogio vada alla fatica e alla opera del Demelas che ha saputo perfettamente fotografare e presentare le bellezze della Sardegna, che dovrebbero richiamare l’attenzione non solo degli studiosi, ma anche dei turisti e dei semplici curiosi».
Galleria di paesaggi e personaggi che diletta e incuriosisce, e che termina con una fine rassegna dei costumi del luogo, informando destramente il lettore. Questa pubblicazione merita in vero consenso di lettori, specie di quelli che amano vedere nella tradizione popolare e nella fede schietta oltre al fatto, l’indistruttibile filo che guida ogni determinazione individuale verso la fonte unica che tutte le cose ha generato Dio».

«Il Gazzettino Sardo T. V.» – Cagliari:
«…. Giovanni Batt. Demelas, un sacerdote di Buddusò che da lunghi anni svolge un’appassionata e intelligente attività di pubblicista, dedicata ad illustrare ignorati e poco noti monumenti archeologici della sua terra (Sardegna)».

Giovanni Battista Demelas, coll. Famiglia Mabi ed Enzo Satta
Giovanni Battista Demelas Giovanni Battista Demelas, coll. Domenico Melia (Facebook)
Giovanni Battista Demelas Giovanni Battista Demelas Giovanni Battista Demelas, coll. Domenico Melia (Facebook)
Giovanni Battista Demelas Giovanni Battista Demelas, coll. Famiglia Mabi e Enzo Satta

BIOGRAFIA

(Notizie fornite dai familiari)

1884, 14 luglio nasce a Buddusò, provincia di Sassari, diocesi di Ozieri
1898 Termina le scuole elementari a Ozieri.
1903 Studi Ginnasiali.
1906 Studi Filosofici.
1900 Studi Teologici a Sassari.
1910, 10 agosto Consacrato sacerdote.

Fu araldo e banditore di Azione Cattolica.
Fondò la Società Giovanile dei Luigini [forse a Ozieri?].
Fu attuario della Compagnia Barracellari per 6 anni.
Segretario nel Consorzio Stradale di Ozieri, Pattada, Buddusò e Alà dei Sardi per 6 anni.
Promotore del Comitato per il riattamento ed ampliamento della chiesa rurale di S. Liberata a Buddusò.

Prestò servizio come Aiutante di Sanità nel Plotone Autonomo dipendente del Comando di Cagliari.
Fu per un anno a Golfo Aranci dove, oltre all’assistenza spirituale ai soldati di truppe di passaggio, ebbe l’incarico di parroco.
Direttore del Posto di Ristoro per i militari ammalati e quaresimaista nella parrocchia di S. Terranova (Olbia).
Dal Ministero della Guerra ebbe due medaglie di bronzo ed una commemorativa.

1916-1918 Venne chiamato per un triennio al servizio militare dal Distretto di Sassari.

1919-1922 Parroco ad Osidda.
1923-1933 Segretario e Cancelliere di Mons. Francesco Maria Franco, vescovo di Ozieri.
1923-1924 Professore ed Economo nel Seminario Tridentino di Ozieri.
1923-1926 Nominato Priore della chiesa del Rosario.
1924-1926 Nella Cattedrale fu il fondatore della nuova Società dei Luigini con oltre 200 iscritti.
1925 Direttore di un Pellegrinaggio a Roma.
1926 —  Croce di Benemerenza da S.S.Pio XI.
1927-1946 Per 20 anni Cappellano nell’ospedale Civile e nel Ricovero di Mendicità di Ozieri.
1927-1928 Cassiere dell’Ospedale Civile Ozieri.

1927-1928 Presidente e strenuo difensore della Banda del Circolo “Don Bosco”.
1928-1931 Per 4 anni Economo dell’Ospedale Civile e del Ricovero di Mendicità.
1935-1943 Cappellano della GIL (Gioventù Italiana del Littorio) e conferenziere culturale – religioso rinomato nei raduni e messe di campo ecc. ad avanguardisti, ufficiali, ecc.
1935 Nella chiesa dell’Ospedale le sue solenni nozze d’argento.
1936 Complimentato con lettera autografa di Benito Mussolini per un articolo pubblicato nel “Giornale d’Italia” dal titolo “Niteo, nobilis sum”, parole che frapposte formano il nome Benito Mussolini.
1940 Nominato Cavaliere della Corona d’Italia.
1940-1945 Viceparroco a Buddusò.
1943-1944 Tenente Cappellano della Croce Rossa Italiana nell’ospedale attendato N° 68.
1944 Di nuovo cappellano dell’Ospedale Civile e del Ricovero di Mendicità di Ozieri.
1946-1950 Ispettore onorario per i Monumenti e Scavi di Ozieri, Alà, Anela, Berchidda, Berchiddeddu, Bultei, Monti, Nule, Oschiri, Pattada e Tula.

Muore a Buddusò il 3 novembre 1968.

Prozio (fratello della nonna materna) dell’architetto Enzo Satta e della sorella Mabi, nomi noti della storia della Costa Smeralda, i documenti di Demelas sono stati ora catalogati e conservati nella loro casa di famiglia a Buddusò, assieme a vari cimeli storici, tra cui il berretto di Giuseppe Garibaldi regalatogli dal nipote con cui aveva una grande amicizia. Il marito di Mabi, Lorenzo Camillo, nel suo sito internet, scrive che in un primo momento gli eredi donarono il patrimonio culturale interamente alla parrocchia locale, insieme a un contributo finanziario, per la creazione di un museo in suo onore. Anni dopo, non essendosi fatto nulla, revocarono la donazione e ne fecero una nuova al Comune, anche in questo caso senza successo, e anzi peggio, poiché la collezione si dissolse misteriosamente. Fortuosamente è andata salva un’anfora nuragica in bronzo, conservata presso il Museo Sanna di Sassari, dove era in prestito temporaneo. [Si veda QUI, sul sito di Lorenzo Camillo].

E’ volontà della Famiglia Satta preservare la memoria del loro emerito congiunto e consegnare la relativa documentazione che possa interessare ai rispettivi comuni citati, che comprende anche poesie inedite di famosi poeti sardi.

Riguardo gli abbondanti antichi atti notarili e sentenze dei tribunali conservati da Demelas, risalendo perfino al 1700, saranno consegnati alla Conservatoria di Stato a Sassari.

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